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Sintesi Manuale di sociologia della devianza
Tipologia: Sintesi del corso
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E’ importante ribadire l’importanza di assumere una prospettiva che non abbia al centro la psicologia dei protagonisti, bensì le complesse analisi offerte dalle teorie sociologiche. Cohen rifiuta la teoria della delinquenza come attributo di alcune personalità o che insistono sull’ambito familiare nella fase di crescita, non in modo assoluto, ma limitatamente al tipo di delinquenza giovanile e della classe operaia. E’ indispensabile invece far riferimento agli aspetti culturali della società e alle dinamiche relazionali. Un secondo importante elemento è che Cohen sottolinea la differenza tra delinquenza giovanile (bande o gang giovanili) e quella degli adulti (organizzazioni criminali o a delinquere). Differenza che risiede nella dimensione espressiva dell’agire: nell’adulto la componente razionale appare preminente, nei giovani è invece accompagnata da espressioni di sentimenti: gusto di rubare, provocazione, coraggio. La devianza dei giovani è connotata dalla dimensione di gruppo. Si parla di bande ‘fluide’, non c’è un modello assoluto di banda, vi è fluidità nella formazione, scioglimento, composizione, dinamiche di adesione, permeabilità dei confini di appartenenza, ruoli non definiti, comportamenti, stimoli, durata nel tempo. La versatilità è caratteristica peculiare della delinquenza giovanile. Cohen studia giovani che appartengono alla classe operaia tradizionale nei contesti urbani. La classe operaia negli ultimi anni ha perso la sua omogeneità e questo suo soggetto di studio sembra non essere attuale. Si pone dunque la domanda se il contesto di marginalità e precarietà in cui crescono molte delle attuali generazioni di giovani possa essere paragonato a quello delle gang giovanili nella società americana. Sebbene il contesto odierno sia differente, molti giovani formano gruppi simili a quelli descritti da Cohen. In questi contesti, le difficoltà di realizzazione sociale e lavorativa, in relazione agli obiettivi culturali dominanti, creano dinamiche simili a quelle della classe operaia del passato. Le bande giovanili risiedono in aree marginali e periferiche, questi sono luoghi di svolgimento di attività che violano le norme e rifugi sicuri in cui si torna dopo le escursioni. Persiste nelle aggregazioni la componente maschile e la posizione di subalternità della donna. Ci sono delle novità: la delinquenza femminile è delinquenza sessuale specializzata in relazioni eterosessuali illecite, si diffondono gruppi misti in cui sono presenti i due generi, vi sono anche esperienze di emancipazioni e autonomia dai maschi. La presenza delle donne è motivata da senso di rivalsa e vendetta contro violenza in casa o famiglia o mezzo per trovare risorse economiche. Cohen privilegia la dimensione contestuale (analisi del contesto, condizioni) e relazionale. Lui guarda al livello micro (relazioni interpersonali e individuali). COhen definisce la delinquenza come un comportamento appreso nel contesto dei gruppi di riferimento e appartenenza. Il suo limite è non criticare il piano macro (scenario strutturale e culturale in cui si avverte peso globalizzazione, economia, orientamento culturale dominante) che è fondamentale per collocare l’agire individuale e collettivo.
della società. L’impulso alla delinquenza è innato e derivata dall’insuccesso dell’educazione familiare, il delinquente non riesce a bilanciare l’Es. Secondo tipo di teoria psicogenetica concepisce la delinquenza come sintomo di un problema di adattamento o modo per farne fronte. Il delinquente presenta problemi psicologici come frustrazione e angoscia che esprime tramite la delinquenza. Entrambe riconoscono l’importanza dell’ambiente sociale del giovane, ma danno all’ambiente uno scarso peso. (Prima teoria: si è criminali della nascita e non si può cambiare. Seconda teoria: delinquenza come modalità di adattamento, altri giovani hanno escogitato altre soluzioni) La delinquenza non è osservabile solo come risultato di un fattore psicogenetico. Nella maggioranza dei casi, fattori psicogenetici e subculturali (trasmissione culturale) confluiscono in un singolo processo causale. Ogni subcultura esige una spiegazione per proprio conto, ha una propria nicchia caratteristica nella struttura sociale generale.
Nelle scienze sociali è fondamentale che per la produzione di spiegazioni soddisfacenti il teorico tenga presente l’intero, non singole parti o caratteristiche. L’espressione ‘crimine giovanile’ ha una connotazione infelice e sviante: suggerisce che vi siano due tipi di criminali, giovani e adulti, ma un solo tipo di crimine. Suggerisce che il crimine abbia gli stessi significati e motivi per giovani e adulti, ma quest’ultimi differiscono poiché i giovani sono più inesperti e meritevoli di considerazione speciale data la loro età. Questa visione è sbagliata. Guardiamo ora alle caratteristiche della subcultura delinquente: La subcultura delinquente è gratuita (non utilitaristica), maligna e distruttiva: Gratuita: Alcune spiegazioni sostengono che l’atto di rubare sia mezzo per un fine, si tratti di un agire razionale, non gratuito, che si muove entro un criterio dell’utile. Per i ragazzi in realtà l’atto di rubare no n è necessariamente motivato da considerazioni razionali ispirato a un criterio dell’utile :
Lo spirito della cultura del delinquente è inoltre versatile , vi sono varie attività anti-sociali. Nessuna gang esaurisce l’intera gamma delle possibilità e neppure si specializza come fanno molte gang di adulti. Altra caratteristica è l’ edonismo immediato. (edonismo= ogni comportamento e costume di vita che risulti volto al raggiungimento del piacere fisico e immediato) Le gang detestano lo svago organizzato e sorvegliato che li sottomette al controllo di regolamenti impersonali. Hanno poca attenzione verso costi e benefici futuri e traggono piacere da atti delinquenti. E’ sbagliato pensare però che l’edonismo immediato sia caratteristica solo dei gruppi delinquenti, solo una piccola frazione dello ‘spasso’ è delinquenza specifica e intrinseca. Un’altra caratteristica è l’accento posto sull’ autonomia del gruppo , o l’intolleranza di ogni restrizione al di là delle pressioni informali che si esercitano all’interno del gruppo stesso. La relazioni all’interno del gruppo si impongono violentemente con una spiccata solidarietà. Le relazioni con altri gruppi si caratterizzano per indifferenza, ostilità e ribellione. Vi è resistenza nei tentativi avanzati dalla famiglia, scuola di regolare le loro attività nel gruppo. L’autonomia non è quindi del singolo, ma della gang la quale costituisce un centro ben distinto che esige lealtà e solidarietà.
2. Tentativo di spiegazione Cohen analizza alcune teorie sulla delinquenza giovanile, criticando i limiti nel descrivere la subcultura delinquente. 1. Teoria della disorganizzazione sociale: Secondo Shaw e McKay (1936), la delinquenza prospera nelle aree urbane degradate e instabili, dove manca un’organizzazione sociale capace di controllare comportamenti devianti. Tuttavia, studi recenti dimostrano che anche gli slum presentano reti sociali e un senso di comunità, benché non sempre orientati al controllo della delinquenza. La teoria, inoltre, non spiega l’origine dei comportamenti devianti. 2. Teoria del conflitto culturale: In contesti etnicamente e culturalmente eterogenei, i giovani affrontano codici normativi contrastanti, che creano confusione e indeboliscono il rispetto per l’ordine legale. Tuttavia, il consenso generale sull’“ingiustizia” di certi atti criminali rende discutibile l’idea che i conflitti culturali siano l’unica causa della devianza. 3. Teoria dei mezzi illeciti: Merton e altri propongono che la cultura americana, con il suo ideale di mobilità sociale e successo materiale, crei frustrazione nelle classi svantaggiate, spingendole al crimine per raggiungere le mete desiderate. Sebbene plausibile per il crimine economico, questa teoria non spiega il carattere gratuito, distruttivo e non finalizzato della subcultura delinquente. Conclusione: La subcultura delinquente non è solo il risultato dell’assenza di norme o di bisogni insoddisfatti, ma un sistema di valori autonomo, con una morale anticonformista che richiede un’analisi specifica
Il quadro di riferimento È l’insieme di credenze, valori e preconcetti che definiscono il modo in cui interpretiamo il mondo. Ciò che appare come un ostacolo o un’opportunità dipende da questo filtro personale. Soluzioni efficaci ai problemi spesso richiedono un cambiamento nel quadro di riferimento, come il rivedere obiettivi o priorità morali. La situazione è l’ambiente fisico e sociale che delimita ciò che possiamo fare. Le risorse, le limitazioni e le aspettative sociali influenzano i nostri problemi e le possibilità di soluzione. Un secondo fattore da tenere a mente per la costruzione della teoria generale delle subculture è che i problemi umani non si distribuiscono alla cieca nei diversi ruoli del sistema sociale. Ogni età. sesso, categoria razziale ed etnica, occupazione e strato economico possiede problemi specifici e un quadro di riferimento diverso attraverso cui agisce. I problemi di donne e uomini, per esempio, sono differenti. Le risposte ai problemi possono essere diverse: perseverare, cambiare approccio, rinunciare o accettare l’insuccesso. Le scelte non sono casuali, ma influenzate dalla struttura sociale e dall’interazione con l’ambiente circostante. La società influenza quindi non solo la creazione dei problemi, ma anche la selezione delle soluzioni.
2. Pressioni verso la conformità Si ricercano soluzioni che risolvano i problemi senza crearne di nuovi. La soluzione per essere interamente accettabile, deve essere accettabile per coloro dai quali dipendiamo per cooperazione e accettazione. Il nostro dipendere da un determinato ambiente sociale ci invita a scegliere le nostre soluzioni dall’insieme di quelle già conosciute e risultate congeniali al prossimo. La compatibilità della nostra condotta e del quadro di riferimento si erge a criterio di status sociale e segno di appartenenza: ognuno di noi desidera essere un membro di alcuni gruppi e ruoli con una buona posizione. A questi ruoli corrispondono certi tipi di azione e convinzioni che vengono adottati e incorporati nel nostro quadro di riferimento. Il consenso non è ricompensato solo dall’accettazione, riconoscimento e rispetto, è il criterio della validità del quadro di riferimento che motiva e giustifica la nostra condotta. Se i nostri problemi non ammettono soluzioni in forme accettabili da altri gruppi ed esercitano su di noi una pressione abbastanza forte probabilmente l’individuo cercherà un gruppo di una subcultura diversa con un quadro di riferimento più congeniale. 3. come nascono soluzioni subculturali Cohen affronta il tema del cambiamento culturale, evidenziando il paradosso tra la tendenza degli individui a conformarsi ai modelli esistenti e la necessità di innovazione per adattarsi a nuove circostanze. Ogni innovazione culturale emerge da un processo complesso di interazione tra agenti che condividono problemi simili, ma non può essere attribuita a un singolo individuo. Il cambiamento avviene gradualmente attraverso segnali ambigui e reciproci che permettono agli individui di sondare il terreno senza esporsi troppo, favorendo l’elaborazione congiunta di nuove soluzioni. Un esempio concreto è il fenomeno della “psiconevrosi di massa” descritto da Strecker durante la Prima Guerra Mondiale: sintomi immaginari di asfissia collettiva tra soldati rappresentano una risposta culturale condivisa per evadere da una situazione insostenibile. In tali contesti, la cultura si trasforma per rispondere
a bisogni condivisi, sviluppando nuovi “standard di gruppo” che sostituiscono quelli precedenti. Kurt Lewin sottolinea che il cambiamento individuale è facilitato all’interno di un gruppo, poiché lo standard collettivo riduce la resistenza personale al cambiamento. Questo processo porta alla creazione di subculture, definite da norme e valori condivisi da un gruppo ristretto di individui con bisogni simili. Tali subculture si formano, si modificano e persistono finché continuano a soddisfare i bisogni dei loro membri, contribuendo alla continua trasformazione della cultura più ampia.
4. soluzioni subculturali a problemi di status A noi interessa una variante di questo processo culturale. I problemi di collocazione sociale riguardano il raggiungimento di una condizione di rispetto agli occhi dei propri compagni. La nostra capacità di raggiungere tale collocazione dipende dai criteri di considerazione sociale applicati dai nostri compagni, cioè da norme, standard con cui si valutano la gente. Questi criteri sono un aspetto dei quadri culturali di riferimento, se a noi questi criteri mancano, incorriamo in un problema di adattamento. Una soluzione a tale problema è fissare nuove norme, criteri di considerazione sociale che definiscono meritorie le caratteristiche da essi possedute di fatto. Se tale innovazione risolve il problema della collocazione sociale, è necessario che questi criteri vengano condivisi dagli altri. Questi criteri rappresenterebbero così nuovi valori subculturali. 5. alcuni aspetti concomitanti Cohen analizza le dinamiche delle subculture, evidenziando come la loro sopravvivenza dipenda dalla solidarietà interna tra i membri e dall’incremento delle interazioni tra di essi. La subcultura offre agli individui validazione sociale e sostegno reciproco, soprattutto in risposta all’ostilità del mondo esterno, che porta a un rafforzamento del separatismo e della dipendenza dal gruppo. Questa chiusura spesso spinge il gruppo a creare soluzioni autonome per sopperire alla mancanza di risorse esterne, ma comporta anche la perdita di considerazione sociale al di fuori del gruppo. Per gestire tale perdita, i membri svalutano il giudizio degli estranei e trasformano la non conformità agli standard esterni in un valore positivo all’interno del gruppo. Un fenomeno legato a questo processo è la provocazione protettiva, descritta da Fritz Redl. Consiste nell’agire in modo da suscitare ostilità negli altri, così da giustificare moralmente il distacco dai loro standard e rafforzare la coesione interna del gruppo, eliminando sentimenti di ambivalenza verso l’esterno. Conclusione Il testo confronta due modelli esplicativi delle innovazioni subculturali: il modello psicogenetico e quello della trasmissione culturale. Il primo sostiene che le innovazioni
Nella nostra società invece più di una combinazione di criteri non ascritti per la valutazione differenziale dei giovani, e questi criteri hanno un peso diverso in diverse porzioni sociali. Per quanto concerni i criteri adottati per valutare i giovani, molti appartenenti alla classe operaia hanno la stessa mentalità della classe media ed è probabile che la maggior parte degli statunitensi di classe operaia, in qualche misura, subisca il fascino del complesso di norme della classe media. Quindi, sebbene siano indicate come norme della "classe media", in realtà esse sono manifestazioni del sistema di valore predominante negli Stati Uniti e con esse devono fare i conti anche giovani di classe operaia. Tali norme sono, in effetti, una versione attenuata di quell'etica protestante (Weber). Questa etica della classe media prescrive l'obbligo di impegnarsi attraverso una attività razionale, ascetica, autodisciplinata e indipendente per raggiungere risultati cospicui nelle faccende di questo mondo. Queste norme insistono sul rispetto della proprietà individuale che è segno del successo e prestigio personale. Le classi sociali come ambienti culturali Quando parliamo di differenze culturali fra società di classe media e di classe operaia, non intendiamo implicare che esistano due classi nettamente demarcate e in sé omogenee nelle rispettive culture. I valori della classe media sono assimilabili anche da giovani della classe operaia. Le classi sociali come campi di addestramento Giovani di classi diverse non differiscono solo riguardo ai modelli culturali disponibili nel loro ambiente. Probabilmente, sono diverse anche le richieste e le esigenze altrui, diversi i mezzi per appagarle, il grado in cui ambiente e attività del giovane sono deliberatamente strutturati dagli adulti, la natura delle ricompense come delle punizioni e le azioni che le dettano. La socializzazione della classe media, in confronto alla socializzazione della classe operaia, è cosciente, razionale, deliberata ed esigente. È probabile che l'ambiente fisico e quello sociale del bambino, così come il calcolo preventivo del suo tempo siano congegnati deliberatamente tra gli appartenenti alla classe media, al fine di affrettare la sua socializzazione allo stile di vita della stessa. Gli adulti lo circondano di libri e di giocattoli appositamente scelti per il loro valore "educativo" Esercitano una sorveglianza stretta sulle sue amicizie e attività. In confronto, la socializzazione all'interno della classe operaia, soprattutto negli strati decisamente più bassi, è molto più libera. Le attività del bambino hanno più probabilità di essere regolate dalle sue inclinazioni. La questione importante è come le frustrazioni del bambino di classe operaia non siano nella stessa misura il risultato di una pressione sistematica per padroneggiare certe capacità specifiche Le conseguenti differenze nella personalità I risultati di questa socializzazione differenziale sono all'incirca proprio quelli che ci potrebbe aspetterebbe: le personalità dei bambini delle diverse classi sono approssimativamente la versione più giovane di quella dei loro genitori. Il senso generale di queste ricerche è che nei costumi e nella morale, nelle capacità sia sociali sia intellettuali, nel lavoro, nella scuola e nel
gioco, il bambino della classe media ha più probabilità di conformarsi alle norme della classe di appartenenza. I problemi della classe operaia Nella precedente trattazione sulle classi sociali abbiamo gettato le fondamenta per una migliore comprensione dei problemi di adattamento che, a nostro avviso, svolgono un ruolo di vitale importanza nella genesi della subcultura delinquente. In primo luogo e nel modo più ovvio, il bambino della classe operaia condivide la posizione di classe dei suoi genitori. Nella corsa per lo status sociale ciò significherà partire con un handicap iniziale. Inoltre, ad una posizione sociale di rilievo corrisponde tendenzialmente altrettanto potere e proprietà. Comunque, le oltraggiose distinzioni di status sociale tra i giovani sono, in fine dei conti, un risultato di differenze individuali nel conformarsi a una serie di norme di condotta, così come una semplice funzione della posizione sociale dei genitori. La scuola è una delle situazioni in cui giovani di tutti i livelli sociali confluiscono e competono per uno status in base alla stessa serie di criteri della classe media e in cui i giovani della classe operaia hanno più probabilità di risultare in difetto. Per riassumere, è possibile affermare che un ragazzo della classe ope-raia, specialmente quando la sua formazione e i suoi valori sono quelli descritti in precedenza come di classe operaia, ha maggiori probabilità rispetto ai suoi pari di classe media di trovarsi al fondo della scala dello status sociale ogni qual volta entra in un mondo dominato dalla classe media, sia esso un mondo di adulti o di giovani. Nella misura in cui stimi la considerazione e le condizioni sociali della classe media, vuoi perché apprezza la buona opinione che certi individui di questa classe hanno di lui o perché lui stesso in qualche proporzione ha interiorizzato i principi standard della classe media, questo ragazzo affronta un problema di adattamento ed è impegnato nella ricerca di una "soluzione".
La subcultura delinquente è un modo di affrontare i problemi di adattamento descritti in precedenza. Questi problemi sono soprattutto problemi di status. La subcultura delinquente si occupa di questi problemi fornendo criteri di status sociale che questi giovani possono soddisfare. Un'altra considerazione che modifica il grado di privazione sperimentato in una data posizione sociale è la "fonte dello status". La posizione sociale di un individuo, dopo tutto, è quella che occupa agli occhi di qualcun'altro. Quindi non si tratta di una proprietà dell'individuo fissata una volta per tutte, ma di una posizione che varia a seconda del punto di vista di chi produce il giudizio. Posso essere rispettato da qualcuno e disprezzato da altri. La domanda importante per noi è: in quale misura i ragazzi che sono tipicamente "di classe media" o "di strada"", nei loro comportamenti evidenti, valutano se stessi, se mai lo fanno, secondo i principi "di classe media"? Per quanto strettamente conforme a una serie di norme, il nostro comportamento manifesto, infatti, non costituisce necessariamente un'obiezione all'esistenza o all'efficacia di altre norme alternative e conflittuali. Il fallimento del nostro comportamento nel conformarsi alle nostre stesse aspettative è un fatto elementare e molto comune che porta, però, all'insorgere di sensi di colpa tremendamente importanti, ad
E le differenze tra i due sessi? Consegue che i problemi di adattamento di uomini e donne, ragazzi e ragane, scaturiscono da circostanze diverse e spingono a soluzioni diverse. La subcultura delinquente da noi descritta appare particolarmente appropriata ai problemi del giovane di sesso maschile. Il modello rispettabile della classe media sia la risposta delinquente in certo modo sono tipicamente maschili. Sebbene differiscano senza dubbio in modo drammatico, hanno qualcosa in comune. In entrambe le culture, l'individuo misura la propria virilità attraverso il confronto delle proprie prestazioni con quelle di altri del suo sesso, si tratti di rubare o di fare a botte, di gare atletiche, di lavoro o di attività intellettuali. La risposta delinquente ha almeno una virtù: conferma in modo incontestabile agli occhi di tutti coloro che vi sono coinvolti, l'essenziale mascolinità del soggetto. La virilità trova espressione anche nella cultura rispettabile, ma solo in fattezze disciplinate e attenuate come in certi sport organizzati, nella fantasia, in giochi di messa in scena ovvero per trasposizione sostitutiva come nel cinema, nella televisione e nella letteratura leggera. Il posto della ragazza nella società, l'ammirazione, il rispetto e la proprietà che la donna richiede, dipendono in grado molto maggiore dai tipi di relazioni che ella istituisce con membri del sesso opposto. Questo risalta forse con più drammatica chiarezza nell'età adulta. La collocazione di classe sociale, abbiamo osservato, è una posizione di considerazione sociale condivisa dai membri della famiglia; e questa posizione è a sua volta determinata fondamentalmente dal lignaggio, dalle sostanze, da qualità personali e soprattutto dall'occupazione conseguita e svolta dal marito e dal padre. Da tutte queste considerazioni deriviamo due conclusioni principali:
casistica della subcultura delinquente, non è adeguato ai problemi di adattamento e alle esigenze sociali del ruolo femminile; secondo, che la delinquenza sessuale è un tipo di risposta significativa ai problemi più caratteristici, più centrali e più legati all'io del ruolo femminile: l'istituzione di relazioni soddisfacenti col sesso opposto. La subcultura delinquente e l’individuo delinquente Noi abbiamo cercato di mostrare che una subcultura deve la sua essenza al fatto di offrire una soluzione a certi problemi di adattamento condivisi da una comunità di individui. Non ne segue, però, che ogni individuo che vi partecipa abbia in questi problemi l'unica fonte sufficiente di motivazione. Ma può anche succedere che la motivazione a partecipare sia complicata da considerazioni d'altro genere. Noi abbiamo cercato di mostrare che il contenuto della subcultura delinquente risponde in via diretta a certi problemi di adattamento che abbiamo descritto molto estesamente. La subcultura può rispondere anche ad altri problemi. La questione importante è riconoscere il principio generale che quasi tutto ciò che si fa non risponde a uno solo, ma a parecchi interessi della personalità. La personalità umana è un sistema complesso con molti ruoli, molte attività, molte aspirazioni, e quindi con molti problemi. Tutti questi aspetti della personalità sono interdipendenti. Tali problemi sorgono in tutti i livelli sociali e per entrambi i sessi, ma solo per il sesso maschile, nel settore della classe operaia, trovano nel modo più tipico la subcultura delinquente, piuttosto che qualche altra via d'uscita. La ragione di ciò si è vista ora ed è questa. Nel settore maschile della classe operaia esiste un nocciolo comune di motivazione, più precisamente di scontento nel riguardo sociale, di cui la subcultura delinquente è una soluzione appropriata. Sopra e al di là di questo nocciolo comune esistono altri problemi, distribuiti ciascuno a suo modo, nel sistema sociale. Noi abbiamo fatto osservare a più riprese la frequente tendenza della letteratura psichiatrica sulla delinquenza giovanile a trattare la delinquenza come una semplice funzione dei problemi di adattamento individuale. Il sostegno e la legittimazione culturali di determinate soluzioni nel complesso sono stati o trascurati oppure trattati come forze relativamente prive di importanza, ovvero ausiliarie o di effetto contrario alle pressioni provenienti dall'interno dell'individuo. La ricerca socio-psicologica contemporanea, d'altra parte, ha accumulato un numero importante di conferme del fatto che l'agente umano va in cerca proprio di un sostegno e di una legittimazione del genere. La nostra teoria è un tentativo di trovare una spiegazione della delinquenza che sia compatibile con questa conoscenza nuova. (Il libro si chiede come e perche le alternative devianti vengano scelte rispetto le altre, la delinquenza deriva dall’associazione con altri, la partecipazione a subculture delinquenti rende più probabile l’adozione dello stile di vita deviante) La delinquenza della classe media Il testo analizza il fenomeno della delinquenza giovanile considerando le differenze tra classe operaia e classe media, sottolineando la necessità di una teoria compatibile con entrambe le realtà. Viene evidenziato come la delinquenza subculturale, tipica della classe operaia, potrebbe presentarsi anche nella classe media, ma con cause e dinamiche diverse. Si distingue tra il ruolo delle condizioni socio-culturali, che non sempre coincidono con il livello
La delinquenza è vista come il risultato di una catena di circostanze sociali e culturali. Per affrontarla, occorrerebbe capire quali elementi del sistema sociale siano modificabili e con quali mezzi. Si propone, ad esempio, di migliorare le opportunità di competizione per i giovani delle classi operaie o di adattare le norme della classe media. Tuttavia, ogni cambiamento comporta costi e conseguenze, e richiede un equilibrio tra valori sociali e obiettivi pratici. La formulazione di soluzioni implica scelte complesse e responsabili, che non possono basarsi solo su considerazioni tecniche ma devono tenere conto dei valori e degli interessi in gioco. Gli autori non forniscono risposte definitive, ma auspicano un ripensamento costruttivo delle strategie di controllo della delinquenza, riconoscendo che il percorso è incerto e ancora da definire. Conclusione Questo libro si concentra sull’analisi delle dinamiche di gruppo nella delinquenza giovanile, spesso trascurate dalla letteratura tradizionale, che tende a focalizzarsi sulle motivazioni individuali. La delinquenza non è vista come il risultato di impulsi personali isolati, ma come un fenomeno collettivo, radicato in una subcultura condivisa da gruppi di ragazzi. Il libro indaga come queste subculture emergano, perché abbiano certi contenuti specifici e perché si sviluppino in particolari segmenti della popolazione. Gli autori propongono una teoria compatibile con la struttura sociale statunitense, consapevoli che ricerche future potrebbero modificarla. L’obiettivo principale è stimolare il pensiero e la ricerca, favorendo una comprensione più chiara e completa della delinquenza giovanile e promuovendo una ricostruzione teorica che ne approfondisca le cause e le dinamiche.
Si deve agli studi di Albert Cohen, la creazione delle condizioni perché l'interesse per la delinquenza giovanile, e per le gang in particolare, si tramutasse in una vera e propria teoria esplicativa. Cohen cercò di mediare nel suo libro le teorie più influenti nella storia della criminologia: quella delle associazioni differenziali (Sutherland) e quella dell'anomia (Merton). Egli ha discusso e analizzato il concetto di subcultura deviante, fornendo una spiegazione su come quel tipo di subcultura si forma e mantiene. Cohen rintraccia le origini della subcultura delinquente in un problema condiviso: l'ambivalenza di fronte alla quale i ragazzi della classe lavoratrice si vengono a trovare rispetto ai valori della propria classe e a quelli della classe media. La tesi di fondo di Cohen è che esistano delle condizioni particolari che possono portare all'adozione di condotte devianti, soprattutto da parte di giovani maschi. In breve, queste condizioni significano "problemi di status", con i quali debbono confrontarsi in particolare i ragazzi della classe operaia, che non riescono a sviluppare senso di adeguatezza in relazione ai valori dominanti della classe media. Sostanzialmente, esistono tre modi per risolvere tale ambivalenza:
comportamento con altri si può giungere all'acquisizione di quello status negato nella cultura della classe media; ed è questo che «porta a concludere che la subcultura delinquenziale è una cultura di gang La formazione reattiva come soluzione all’ambivalenza A questo punto, però, è necessario che vengano a crearsi degli espedienti in grado di controllare la pressione derivante dalla presenza dei valori convenzionali, senza con ciò annullarli completamente. L’espediente è la formazione reattiva. Quando l’opposizione ai valori dominanti s'incarna in una soluzione collettiva si viene a creare una nuova forma culturale: una subcultura delinquente. Ciò che caratterizza l'orientamento generale di quel comportamento deviante è il presentarsi con «sei caratteri antitetici: 1) non utilitaristico (gratuito); 2) maligno; 3) negativistico (distruttivo); 4) versatile; 5) immediatamente edonistico; 6) autonomo. Questa subcultura tende a presentarsi come la soluzione "sempre a portata di mano" per i ragazzi delle classi inferiori. Ma la subcultura delinquente non è realmente diversa da norme e valori ispirati alla cultura dominante, né tantomeno si pone in confitto a essi; dimostra piuttosto una "polarità negativa". Accettando gli standards della classe media, "capovolgendoli" però nel suo comportamento, il tipo delinquente del "ragazzo di strada" può costruire per se stesso una subcultura e conseguire uno status che egli sia in grado di affrontare. Origine, natura delle relazioni e caratteristiche della subcultura La teoria di Cohen è stata oggetto di critiche. Un primo rilievo critico riguarda la contraddizione esistente nella descrizione della relazione tra i ragazzi della classe operaia e della classe media. Infatti, da una parte Cohen afferma che i ragazzi della classe operaia hanno una buona opinione delle persone appartenenti alla classe media, mentre dall'altra afferma che a quegli stessi ragazzi non interessa la loro opinione su di essi. A tal proposito, è problematica anche l'introduzione del tema della formazione-reattiva, come se si trattasse dell'unica possibilità praticabile per i ragazzi della classe operaia o, almeno, dell'unica disponibile a seguito dell'esperienza negativa nella ricerca di status con i caratteri della classe media. Una seconda criticità rilevata riguarda i concetti di "non utilitaristico", "maligno" e "distruttivo", utilizzati per descrivere il comportamento deviante dei membri della gang. Tali concetti risultano essere categorie interpretative descrittive e giudizi non indipendenti dalla spiegazione della subcultura delinquente proposta da Cohen. Esiste, poi, un problema relativo anche alla verificabilità della teoria. Essa sembra essere una costruzione "storica" utilizzata per spiegare l'emergere di una subcultura esistente e la sua concentrazione in settori specifici della società. L'assenza di una metodologia di ricerca e il riferimento a dati e campioni specifici, oltre a indebolire i richiami a caratteristiche e sequenze, rende sfumati i contorni stessi della teoria, impedendo con ciò di testarla internamente o in altre condizioni.
Il testo esplora il significato e l’importanza di rileggere il classico Ragazzi delinquenti di Albert Cohen, riflettendo sul suo impatto sulla teoria sociologica e criminologica, e sul dibattito accademico intorno alle subculture giovanili. La rilevanza del libro risiede nella sua capacità di collegare dimensioni macro-strutturali e micro-comportamentali del crimine, analizzando le subculture come risposte collettive a esclusioni sociali e opportunità bloccate. Perciò, l'intento di questo contributo è, in primis , ricostruire il dibattito accademico attorno alle subculture delinquenti, dagli studi più vicini temporalmente e concettualmente all'opera di Cohen fino alle sue evoluzioni post-moderne/ contemporanee; in secondo luogo approfondire le declinazioni tematiche del lavoro sulla devianza giovanile, con un focus sulle subculture delle droghe e sulle gang di strada (come già anticipato nella prefazione di Franco Prina); in terzo luogo analizzare le maggiori critiche mosse al lavoro di Cohen e alla tradizione teorica da lui inaugurata; infine , provare a intrecciare i fili di queste riflessioni, cercando di comprendere perché è importante rileggere, oggi, Ragazzi delinquenti
1. Viene tracciata l’evoluzione delle teorie subculturali, iniziando dall’influenza di Cohen su autori come Walter Miller, Cloward e Ohlin, che hanno indagato la relazione tra posizione sociale e adesione a codici alternativi, fino alla critica delle teorie della reazione sociale e dell’etichettamento. Questi ultimi hanno enfatizzato come il controllo sociale e i valori convenzionali influenzino i comportamenti devianti, superando l’idea di una contrapposizione netta tra cultura dominante e subculture. Il testo evidenzia anche il contributo della scuola di Birmingham, che ha rielaborato il concetto di subcultura attraverso l’uso di categorie come egemonia, semiologia e bricolage. In questa prospettiva, le subculture giovanili sono interpretate come pratiche di resistenza simbolica alla cultura dominante, perdendo i loro connotati patologici e assumendo un significato politico ed espressivo. La critica postmoderna e post-subculturale ha ridimensionato il ruolo delle subculture, considerando il contesto contemporaneo come fluido e frammentato, dove identità e pratiche giovanili non sono più radicate in appartenenze sociali rigide ma si basano su affinità estetiche e stili di vita individualizzati. 2. Il testo analizza l’evoluzione delle teorie sulle subculture e post-subculture giovanili, con particolare attenzione al consumo di sostanze stupefacenti e al ruolo delle gang di strada. Ecco i punti principali: 1. Teorie post-subculturali: Studiosi come Redhead e Muggleton sostengono che le subculture non sono più rigidamente legate a classe, genere o etnia, ma si presentano come “significanti fluttuanti” basati su affinità di spirito e stili edonistici. Il consumo di droghe viene spesso rappresentato come un’espressione simbolica o di piacere individuale, in una logica post-moderna che enfatizza frammentazione e fluidità.