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Riassunto del libro remendiis utriusque fortune
Tipologia: Appunti
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Negli anni 50, Petrarca vive prevalentemente a Milano, presso i Visconti qui conclude in breve tempo il grande trattato morale latino De Remendiis utriusque fortunae, dedicato ad Azzo da Correggio. Si tratta di una guida che conduce alla retta via, in cui si insegna a far fronte alla buona ( nel primo libro ) o alla cattiva sorte (nel secondo libro). Nel primo libro la Ragione dialoga con la Gioia e la Speranza; nel secondo con il Dolore e il Timore. L’opera può essere definita un manuale pratico di etica e un summa della morale classico-cristiana: anche qui, Petrarca propone il contributo dell’eredità del passato e gli exempla degli antichi. Lo scopo dell’opera è trovare una cura ai turbamenti e alle scissioni dell’animo, riflettendo sulla natura mutevole dell’uomo, il quale viaggia perennemente fra desideri e inclinazioni cangianti, poiché non solo gli uomini sono diversi fra loro, ma in ognuno di noi le aspirazioni cambiano nel corso del tempo: ‘volo nolo, nolo volo’. Petrarca recupera la topica metafora della filosofia come medicina dell’anima e dei turbamenti della mente: solo attraverso un processo di analisi e di introspezione interiore è possibile individuare gli errores della mente da estirpare e somministrare il remedium più efficace. Sancisce così il potere terapeutico della parola e il ruolo dell’intellettuale, il quale si rivela utile all’umanità presente e futura. Il De remendiis fu uno dei testi più diffusi e letti nel periodo rinascimentale, e divenne un manuale di insegnamenti di comportamenti e di morale. TUTTO E’ IN PERENNE LOTTA: PREFACTIO al Libro II Petrarca richiama il pensiero di Eraclito secondo il quale ‘”Tutte le cose che avvengono sono il risultato di una lotta”; non solo la vita degli uomini è in perenne lotta, ma ancora più forte è la lotta interiore poiché si svolge contro il soggetto stesso. Il nostro animo combatte assiduamente una lotta tra sentimenti contrastanti, sbattendosi ora qui ora là, senza riuscire a trovare pace e unità, ma lentamente si dilania sempre di più. La vita viene paragonata ad una navigatio, un fluttuare ed ondeggiare della mente tra le diverse voluntas, ovvero contrastanti e infinite emozioni: volere e non volere, amare e odiare, lusingare e minacciare, non sapere e apprendere… Dopo aver appurato che la mens è scissa tra le diverse parti (fragmenta), l’obbiettivo è ricondurre l’io all’unità, assembrarlo e riconciliare ciò che è in contrasto. Suddividere le varie contingenze dell’esistenza tra casi di bona o mala fortuna, consente di studiare al meglio i meccanismi della natura umana: cita una frase di Girolamo,<<Non esiste né il fato, né la fortuna>>, La fortuna infatti non ha un valore in sé autonomo, ma è frutto dell'opinione dell'uomo che dalla sua prospettiva limitata cerca di dare un senso al mondo circostante. La fortuna è un nome vano, scelto dal popolo e che si è affermato nel parlar comune e attraverso queste categorie che si sono imposte nell’immaginario comune e che Petrarca utilizza, cerca di offrire remendia utili. I RIMEDI ALLE PASSIONI: ratio e voluntas (II) Petrarca propone come rimedio per estirpare le passioni terrene e riportare l’io all’unità, il ricorso alla ratio e voluntas. Petrarca, come fecero già Agostino e Seneca, avverte la necessità di fare i conti con il limiti della natura umana: nel Secretum, Agostino insegna a Francesco, che i vizi sono un’azione volontaria dell’uomo e per liberarsi da questi e raggiungere il perfezionamento interiore, deve fortificare la sua volontà e riuscire a dominare le passioni attraverso la ragione. Troviamo qui la Ragione dialogare con il Dolore che si strugge per i contrasti del suo animo. La Ragione allora, lo invita a desiderare una sola cosa per mettere al bando questi contrasti: l’animo diviso in più parti in perenne lotta, guarirà solo quando le riporterà ad una unità, facendo confluire le diverse tensioni in una sola volontà. E’ necessario dunque trovare un equilibrio. L’animo è combattuto proprio perché non riesce a scegliere, ma solo quando sceglierà il bene e non il male, allora la battaglia cesserà. La seconda via conduce ai vizi, i quali continueranno a combattere tra di loro; la prima via invece conduce alla virtù tra le quali regna la concordia. La Ragione ricorda come i filosofi divisero l'animo in tre parti: la prima collocata nella testa, ed è la parte che guida l'uomo verso Dio, dove risiede la volontà onesta; un'altra parte è collocata nel petto, dove si agitano le ire e gli istinti, e un'altra sotto il
diaframma dove ribollono le concupiscenze. Propone allora di cogliere l’insegnamento di Menenio Agrippa, che persuase la plebe ad accettare la sottomissione ai patrizi; allo stesso modo, l’uomo deve riuscire a sottomettere le passioni alla ragione e spingere le parti meno nobili dell’animo ad ubbidire a quelle superiori. Il De remenidiis darà un notevole contributo all’Umanesimo: la natura umana presenta dei limiti, in quanto l'uomo è dominato dagli istinti e dalle passioni terrene, ma attraverso la ragione e la ferma volontà, deve riuscire a riscattarsi e raggiungere la meta del logos divino. L’uomo possiede in sé tutti i mezzi e le forze per intraprendere questo cammino di introspezione e per potere raggiungere la tanto ambita meta.