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descrizione delle vicende di Ariosto
Tipologia: Dispense
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Fu Cesare Pavese a fare il nome dell’Ariosto rela7vamente al romanzo d’esordio dello scri8ore sanremese, ossia Il sen0ero dei nidi di ragno : «C’è qui dentro un sapore ariostesco. Ma l’Ariosto dei nostri tempi si chiama Stevenson, Kipling, Dickens, Nievo e si traveste volen7eri da ragazzo». Un altro 7foso dell’Ariosto fu Filippo Tommaso MarineD, il quale del poeta di Ferrara non può che decantare il proto-‐futurismo, tra lucidità e delirio. Scrive infaD: «Nel suo grande poema epico, l’Ariosto insegna l’arte-‐vita; da vero comba8ente, con arte-‐vita, scrisse un magnifico poema senza piano prestabilito». Al secondo punto dell’elenco marineDano troviamo: «L’ Orlando furioso insegna la velocità. InfaD insegna a vivere a tu8a velocità, correre, correre, correre [...]». Al terzo viene annoverata la «aggressività eroica» e la «decisione guerriera», e a seguire la passione spor7va, la donna come eccitante di dinamismo e di eroismo, il senso trasformista della vita, la grandiosità, l’instancabilità̀, l’oDmismo assoluto e fede nel prodigio favorevole, l’opulenza, la sintesi, la giocondità goliardica beffatrice, la simultaneità e per finire, la mondialità̀ e il senso aviatorio.
L’umorismo dell’Ariosto secondo Achille Campanile: «Comincio subito a sballarle grosse – a8acca l’autore di Agosto, moglie mia non 0 conosco – di discorsi sull’ Orlando furioso io ne potrei fare più di mille. Ne potrei fare uno molto importante sui cavalli, uno sulle spade, uno sugli elmi, uno su Carlo Magno: La figura di Carlo Magno nel Furioso ». Sen7te sen7te: «Già, anche nella storia, Carlo Magno risulta un po’ ridicole8o. Basterebbe il fa8o d’essere figlio di Pipino. Andiamo, come si fa a esser figlio di Pipino? Non si ha il diri8o di essere figlio di Pipino, di avere un padre che si chiami Pipino; e io non capisco come Carlo Magno non abbia fa8o cambiar nome a suo padre. Pensate un po’ a Carlo Magno ragazzo dei giorni nostri, che va a scuola; a Carle8o Magno, o a Carlomagne8o. Quante volte si sen7rebbe dire dai suoi compagni: sta zi8o che tu sei figlio di Pipino! [...] E, come non bastasse Pipino, il vecchio diabolico si piglia anche un soprannome. Non Pipino il Coraggioso, Pipino il Forte, o Pipino l’invincibile, o il Tremendo. Ma Pipino il Breve.
Alfredo Panzini, l’autore della Lanterna di Diogene , scriverà La bella storia di Orlando innamorato e poi furioso nel 1933 per celebrare il mito boiardesco, a scapito di quello ariostesco, con l’animo di chi crede di dover riparare un’ingius7zia. A venirne fuori è una vera e propria apologia, come a dire: senza il Boiardo, l’Ariosto non sarebbe stato nemmeno concepibile. Tra i detra8ori del poeta ferrarese, va annoverato pure Pier Paolo Pasolini, il quale, in un pezzo su Perdicca di Leo Pestelli, ha scri8o: Parva sed apta mihi. Questa è l’epigrafe che vale per tre quar della le8eratura italiana, sopra8u8o del Novecento. La frase, come tuD sanno, è stata inventata dall’Ariosto, che l’ha fa8a scrivere in una lapide sulla facciata della propria case8a di Ferrara. Egli poteva applicare questa affermazione di modes7a anche al suo s0lus : Parvus sed aptus mihi. Solo che con questo s7le piccolo ha scri8o un poema smisurato: e l’o8ava raso-‐terra, piano piano, per accumulazione, diventa monumentale. Ferrara non basta a contenerla. Dunque l’Ariosto è un piccolo-‐borghese illimitato, senza confine verso il futuro [...].