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riassunti corso didattica generale tfa
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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La didattica ha come oggetto il processo di insegnamento- apprendimento, creando le condizioni favorevoli all’apprendimento. Il termine didattica fa riferimento sia all’atto dell’insegnare da parte del docente, sia all’atto dell’apprendere da parte dell’allievo. Essa viene intesa come scienza e arte. La didattica generale, intesa come scienza, è una disciplina che si occupa del rapporto tra insegnamento e apprendimento, esamina le variabili che intervengono nell’insegnamento e quindi nell’apprendimento, studia le azioni del docente che risultano più idonee a facilitare l’apprendimento degli alunni. La didattica è arte perché le idee didattiche sono affidate alla singolarità delle persone che le assumono e i metodi di insegnamento richiedono di essere interpretati da un soggetto concreto, quindi dobbiamo sempre ricordarci che abbiamo davanti delle persone e che da parte loro abbiamo bisogno di un feedback.
La didattica si configura come un sapere che riguarda le modalità di apprendimento-insegnamento in differenti luoghi, interessando destinatari di diversa età e formazione. Bisogna dunque attivare dei processi didattici coerenti con il contesto che si ha davanti. Possiamo individuare tre tipi di contesti: educativi formali, educativi non formali, ed educativi informali. I contesti educativi formali sono rappresentati dal sistema scolastico che va dalla scuola primaria all’università e si conclude con l’acquisizione di un diploma o di una qualifica riconosciuta. I contesti educativi non formali sono rappresentati da ogni attività educativa organizzata al di fuori del sistema scolastico, come ad esempio il luogo di lavoro; è rivolta ad una ben precisa categoria di utenti e si pone determinati obiettivi nel campo dell’apprendimento, ma non prevede l’acquisizione di un titolo di studio. I contesti educativi informali sono rappresentati da tutti quei processi per mezzo dei quali l’individuo apprende incosapevolmente; tale evento permette di acquisire valori, abilità e conoscenze che potranno rivelarsi utili nelle scelte di vita future. Le variabili importanti di questo aspetto dell’educazione sono la famiglia, il contesto sociale e i mass media.
La persona è un essere attivo che si interroga, osserva, modifica e si lascia modificare dall’ambiente in cui vive; è un essere che è principio delle proprie azioni ed è aperto alle relazioni. La persona è intesa come principio consistente di attività e possiede coscienza e libertà; si distingue per il suo modo di realizzare l’aspirazione alla felicità, per il suo carattere relazionale e per la sua autonomia. Le connotazioni peculiari della persona sono tre: singolarità, autonomia e apertura. La singolarità significa che ogni uomo è unico e irripetibile e non si riferisce solo alla sua essenza ma anche alle parti integranti che lo rendono in un determinato modo. L’autonomia è intesa non solo come libertà di scelta ma come la possibilità di compiere azioni nel mondo in accordo con le proprie capacità personali. L’apertura è il modo che l’uomo ha di relazionarsi con gli altri, è l’incontro autentico che consente ad ognuno di vivere la propria identità.
Il concetto di inclusione chiama in causa quello di “speciale normalità” che fu definito da Ianes, secondo il quale la normalità è intesa come il bisogno di essere uguale agli altri e la specialità intesa come accoglimento dei bisogni speciali propri di ciascun ragazzo, specie se disabile. Questi due tipi di bisogni si influenzano a vicenda e l’una si trasforma nell’altra modificandola e arricchendola. Il bisogno di normalità dunque si afferma come uguaglianza di valore, di avere pari opportunità e il diritto ad avere compensazioni e aiuti se qualcosa ostacola la realizzazione del proprio potenziale. Ciò si realizza mediante un processo d' inclusione che pone al centro del processo educativo la persona, affinché possa raggiungere il successo scolastico e sociale attraverso scelte progettuali in grado di valorizzare le differenze e sviluppare il senso di appartenenza alla comunità, con la costruzione di relazioni significative. Quindi “la scuola diventa inclusiva, rispettosa e rispondente ai bisogni di tutti e di ciascuno”.
L’obiettivo della didattica inclusiva è quello di far raggiungere a tutti gli alunni il maggior grado possibile di apprendimento e partecipazione sociale valorizzando, le differenze presenti nel gruppo classe. Ad oggi si individuano 7 dimensioni dell’azione didattica, su cui è possibile agire per incrementare i livelli di inclusione in classe e migliorare le condizioni di apprendimento di tutti gli alunni.
Il processo di integrazione scolastica risale già agli anni novanta con la legge 104/92 in cui viene definita la disabilità attraverso un approccio medico. L'integrazione scolastica ha come obiettivo quello di promuovere la piena partecipazione all'istruzione e garantire le pari opportunità educative a tutti gli studenti allo scopo di realizzare le potenzialità dell'alunno disabile per renderlo quanto più simile agli altri. Quest'idea crea il presupposto dell'esclusione, poiché la normalità come modello da raggiungere significa negare le differenze per rendere tutti uniformi ed omogenei. L'inclusione è un processo in cui nonostante le diversità di ogni alunno, tende a valorizzare e a fornire le pari opportunità a tutti. Esso pone al centro del processo educativo la persona affinché possa raggiungere il successo scolastico e sociale attraverso scelte progettuali in grado di valorizzare le differenze e sviluppare il senso di appartenenza alla comunità attraverso la costruzione di relazioni significative. Mentre l'integrazione si riferisce soltanto all'ambito educativo, guarda al singolo, interviene prima sul soggetto e poi sul contesto assumendo un approccio compensatorio; l'inclusione si riferisce alla globalità delle sfere educativa sociale e politica, guarda a tutti gli alunni e alle loro potenzialità e interviene prima sul contesto poi sul soggetto. A tal proposito oggi la scuola mira a realizzare un processo di inclusione piuttosto che di integrazione. PROCESSI COGNITIVI I processi cognitivi sono fondamentali per l'apprendimento che viene considerato un processo attraverso il quale le conoscenze sono acquisite, elaborate o modificate attraverso lo studio, l'addestramento e l'esperienza. I processi cognitivi comprendono quegli atti o processi attraversi i quali le persone conoscono il mondo esterno nelle varie fasi della propria vita e nei differenti momenti di interazione con gli altri. Sono alla base del funzionamento della mente umana. Essi sono: attenzione, memoria, linguaggio, decodifica, codifica, scrittura, lettura e calcolo. Le funzioni esecutive sono una serie di processi cognitivi necessari per risolvere correttamente problemi, pianificare, utilizzare strategie flessibili, mantenere informazioni nella memoria di lavoro, porre attenzione, controllare e filtrare dati rilevanti. I processi cognitivi consentono lo sviluppo di abilità psicologiche, comportamentali e operative necessarie per attivare il processo di apprendimento, quindi bisogna valorizzare i diversi stili di apprendimento. Il compito educativo dell'insegnante consiste nell'aiutare ogni alunno a trovare il giusto equilibrio fra le proprie abilità intellettuali e il proprio stile di apprendimento. PROCESSI METACOGNITIVI Con il termine metacognizione si indica una dimensione mentale che va oltre la cognizione e che significa letteralmente “riflessione sui processi mentali” o più semplicemente “pensare sul pensiero”. Gli aspetti fondamentali della metacognizione sono due: le conoscenze metacognitive e i processi metacognitivi. Per
quanto riguarda la conoscenza metacognitiva consiste nell'individuare le conoscenze che il soggetto sviluppa rispetto ai propri processi cognitivi e al loro funzionamento. Mentre i processi metacognitivi sono: la pianificazione delle fasi del compito; previsione del risultato di un'attività cognitiva specifica, procedura ossia coordinazione e controllo delle strategie; controllo dei risultati ottenuti cioè valutazione dei risultati; transfer e generalizzazione in altri contesti. L'aspetto basilare della metacognizione è quindi la consapevolezza, attraverso una maggiore conoscenza di noi stessi, dei nostri punti di forza e di debolezza, delle strategie che utilizziamo per affrontare i vari problemi. L'approccio metacognitivo consente all'insegnante di non separare gli interventi di recupero o sostegno individualizzato dalla didattica normale rivolta all'intera classe, si fonda su un comune riferimento metodologico e utilizza tecniche di insegnamento reciproco, apprendimento cooperativo e tutoring. La metacognizione migliora il livello generale di apprendimento e richiede una didattica metacognitiva in cui l'insegnante non deve solo “insegnare come fare a” ma la sua azione deve mirare alla formazione di abilità mentali superiori di autoregolazione. L’APPRENDIMENTO COLLABORATIVO L'apprendimento cooperativo promuove: Comportamenti prosociali; Fiducia e rispetto reciproco; Responsabilità individuale e di gruppo. Il COOPERATIVE LEARNING nasce intorno agli anni ’80 grazie ad uno studio dei fratelli Johson e in Italia con Camoglio. L'apprendimento cooperativo è un metodo di insegnamento apprendimento basato sul principio per cui ciascun componente del gruppo, con le sue caratteristiche peculiari e speciali, può contribuire all'apprendimento di tutti e può diventare risorsa. L’idea principale del CL è: IL GRUPPO è UN INSIEME DI RISORSE. Il CL si basa sul costruttivismo, i principi sono: