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Riassunti del libro "Storia Economia" di Ennio De Simone
Tipologia: Sintesi del corso
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Negli ultimi secoli lo sviluppo economico ha interessato aree del pianeta piuttosto che altre, e comunque paesi si sono sviluppati in modo diverso da altri; per capire il perchè dobbiamo addentrarci in una materia chiamata appunto storia economica. La storia economica si occupa prevalentemente di produzione, che si ottiene combinando assieme fattori di produzione ( cioè i fattori naturali, il lavoro ed il capitale), la distribuzione, cioè la ripartizione in modo più o meno equo dei ricavi della produzione tra coloro che hanno prodotto, e il consumo, cioè l’utilizzo dei beni e servizi che si sono prodotti. Oltre alla storia economica anche altre due discipline studiano queste tre variabili, cioè l’economia politica, e la politica economica; queste due discipline si distinguono per il fatto che la prima studia l’economia ed il suo andamento per estrarre leggi sul suo funzionamento che servono alla pubblica amministrazione ed agli stati, l’altra invece ( la politica economica) studia il modo in cui i governi operano sull’economia per raggiungere scopi prefissati. Perciò l’economista è proiettato verso il futuro mentre lo storico verso il passato, e soprattutto lo storico non deve mai partire da tesi preconcette; inoltre è importantissimo ricordare che anche la storia economica ha come protagonista l’uomo, perciò deve tener conto della sua natura e della sua doppia indole razionale-irrazionale che lo rende non consono ad essere imbrigliato in leggi matematiche. Il sistema feudale Nel Settecento il sistema Feudale, così come si era a costituire nella vasta area del centro Europa, era ormai in una profonda crisi. Ricordiamo che il suddetto sistema era costituito in una classe gerarchica e si basava su una serie di rapporti personali e patrimoniali tra il sovrano ed i suoi vassalli; i vassalli giuravano fedeltà ed aiuto militare e consiliare al signore in cambio di protezione e dell’assegnazione di un feudo, cioè un appezzamento di terreno. Posteriormente i feudi divennero ereditari, e ricordiamo si dividevano in riserva dominica che il signore faceva coltivare ai suoi servi, i mansi che erano date in gestione ai contadini liberi, e le terre comuni che venivano sfruttate dagli abitanti del luogo. Il feudatario offriva protezione ai contadini ed in cambio loro dovevano pagare un censo che veniva costituito prima in natura e poi in denaro, e si doveva rendere disponibile o per andare in guerra con il feudatario o comunque per lavori artigianali gratutite. Dal punto di vista sociale il mondo feudale era diviso in tre classi: oratores (clero), bellatores (nobiltà) e laboratores (contadini e artigiani). Il sistema Feudale cadde con la formazione degli Stati Nazionali anche se molti elementi strutturali trapassarono nella successiva tappa storica. La società di ancien règime Il termine ancien règime entro in auge durante la Rivoluzione Francese quando si voleva indicare l’ordine antico che appunto si voleva eliminare. Questo periodo deriva molto dalla società feudale per la divisione in classe ma differisce anche in molte cose, infatti le classi erano al vertice la nobiltà ed il clero, alla base i contadini e gli artigiani, ed al centro si spostava la larga fetta della borghesia commerciale che si era sviluppata grazie a molte azioni commerciali diverse rispetto alla zona di appartenenza; nelle nazioni commerciali come la Francia, l’Olanda e l’Inghilterra era prettamente mercantile, in Prussia invece prettamente burocratica. La prima rivoluzione industriale Possiamo dire in sostanza che dalla metà del settecento fino ad i giorni nostri il mondo, o specificatamente precise aree determinate hanno vissuto tre diverse rivoluzioni industriali che per oggetto hanno sempre avuto lo sviluppo tecnologico, ma che si differenziano per i modi e la forma delle rivoluzioni stesse.
La prima rivoluzione industriale va all’incirca dalla metà del Settecento alla metà dell’Ottocento e interesso soprattutto l’Inghilterra seguita da Stati Uniti e Francia. Riguardò in primo luogo l’industria tessile e siderurgica e le invenzioni più importanti furono la caldaia a vapore. La popolazione crebbe a ritmi costanti e ciò fece aumentare la necessità di beni e quindi la domanda, la produttività dell’agricoltura quindi crebbe grazie a nuovi metodi di coltura; si costruirono le prime linee ferroviarie e quindi si implementarono i trasporti. Le macchine funzionavano a stretto contatto con l’uomo e le imprese si mantennero di modeste dimensioni, per questo fui una rivoluzione a bassa costo, poichè per aprire un’impresa non si necessitava di una grande dose di capitale. La seconda rivoluzione industriale La seconda rivoluzione industriale si sviluppò intensamente fra la seconda metà dell’Ottocento fino alla prima Guerra Mondiale, e proseguì fino a meta secolo XX. Essa riguardò paesi come la Germania e gli Stati Uniti, ma anche paesi come il Giappone. Le principali attività produttive si strutturarono su settori moderni come l’elettricità, la chimica, il petrolio, il motore a scoppio, la radio. La popolazione mondiale aumentò del 60% e quella Europea raddoppiò. Questa seconda rivoluzione industriale colpì principalmente il settore secondario, con la creazione di grandi macchinari che aumentarono la produttività nel settore primario diminuendo l’occupazione, si sviluppò la catena di montaggio e le grandi industrie ( Fordismo), fu necessario innalzare l’istruzione degli addetti e per le condizioni di alienazione dei lavoratori si diede vita alle grandi organizzazioni sindacali. L’industrializzazione diventò più costosa, perciò si svilupparono finanziatori come la borsa e soprattutto le banche. La terza rivoluzione industriale La terza rivoluzione industriale va dalla fine della seconda guerra mondiale fino ai giorni nostri e interessò i paesi che si erano già industrializzati e si sviluppò in settori come il nucleare, la chimica avanzata, l’informatica e l’elettronica. Soprattuto l’informatica fa capire come quest’ultima rivoluzione diede vita ad un radicale cambiamento nelle organizzazioni della vita, perciò colpì prevalente il settore terziario. Il settore primario grazie alla macchine avanzate ha bisogno di pochissimi addetti, i trasporti sono avanzatissimi e il commercio Internazionale quindi ingigantito. Si assiste a quella che si chiama economia globale, e tutto ciò ha fatto notare le grandi differenze tra paesi ricchi e paesi poveri, od in via di sviluppo. Il mondo nel frattempo ha assistito allo scontro tra due sistemi economici contrapposti, quello capitalista liberale Americano, e quello Socialista Russo, caduto poi con la caduta politica dell’Unione Sovietica. Una rivoluzione Europea Come abbiamo visto le rivoluzioni nacquero in Europa e si svilupparono in maggior modo proprio in quest’area. Molte sono le motivazione per cui proprio quest’area fu la culla dell’avanzamento economico, come il clima e la disponibilità di risorse naturali, o lo sviluppo della tecnologia, fattori però che erano presenti anche in altri paesi come Cina, paesi Islamici o India. Per diverse ragioni però queste altre nazioni non riuscirono a progredire come l’Europa. La Cina era un impero con una vastissima popolazione, per cui il governo e a sua onnipotente burocrazia cercavano di tenere sotto controllo la popolazione, e lo sviluppo tecnologico individuale non era visto di buon occhio, perciò le persone per il pressante controllo non erano libere ed incentivate ad un avanzamento. I paesi Islamici invece aspiravano ad uno Stato teocratico dove appunto il grande attaccamento alla religione rendeva le nuove invenzione delle eresie. L’India invece non fu stimolata per l’introduzione di macchine forse proprio dalla grande disponibilità di forza lavoro a basso prezzo.
Crisi e cicli economici Uno dei fattori principali del mondo economico sono le crisi, principalmente le crisi prima del periodo moderno sono crisi di sottoproduzione, mentre nel mondo moderno si assiste a crisi di sovrapproduzione. Le crisi di sovrapproduzione, erano dovute al fatto che lo sviluppo portava ad una crescita della domanda e dell’offerta, solo che non si poteva prevedere quanto la domanda aumentasse, e per questo alcune volte si produceva troppo e quindi si causavano sovrapproduzioni. Comunque osservando il comportamento economico vediamo che nella storia si alternano diverse fasi di crescita, decrescita, crisi, e tramite il comportamento di questi fattori abbiamo potuto notare che tutto si riassume in cicli. I cicli che andiamo a sottolineare sono principalmente tre e sono quelli che afferma Schumpeter: quello breve o di Kitchin, quello medio di Juglar e quello lungo di Kontradieff. Quello medio di Juglar durava 8-10 anni, egli identificò le crisi come il punto d’inversione di tendenza fra espansione e depressione, e in un ciclo si alternavano una fase di espansione ad una di depressione. Poi Kitchin studiò le statistiche dei tassi d’interesse e dei prezzi e mise in evidenza l’esistenza di un ciclo breve di tre o quattro anni. Poco dopo Kontradieff individuò onde lunghe nell’attività economica di durata di circa 50 anni basandosi prima sui prezzi e poi sulla variazione della produzione. Per cui in un ciclo di Kontradieff ci sono più cicli di Juglar, ed in un ciclo di Juglar ci sono più cicli di Kitchin; ovviamente ci sono tanti altri cicli ma questi suddetti sono quelli più importanti.
Popolazione ed economia La prima rivoluzione industriale, come si è già detto non si sarebbe potuta verificare se non fosse stata accompagnata da diversi fattori di incremento, che chiamiamo ‘‘premesse’’ della rivoluzione industriale. In particolare lo studio della popolazione è un importante fattore dello sviluppo economico, poichè influenza la domanda complessiva dato che la struttura della popolazione influenza la domanda di beni e servizi, insieme ad altri fattori importanti come il reddito. L’offerta è a sua volta condizionata dal numero della popolazione, che rappresenta la forza lavoro; ovviamente anche qua ci sono altri fattori come la composizione della popolazione per fasci di età. La dinamica della popolazione nel mondo preindustriale La popolazione Europea aveva conosciuto nell’arco di oltre duemila anni dal 400 a.C. fino al XV secolo delle crescite e delle decrescite dovute soprattuto a pesti e basse condizioni igieniche, culturali e di alimentazione; dopo di che nel XVIII secolo la popolazione comincia ad aumentare e raggiunge dei ritmi sostenibili grazie al miglioramento delle condizioni igieniche, delle migliori condizioni alimentari, che fecero si che si diminuisse la alta mortalità infantile che caratterizzava la fase primitiva o naturale. La rivoluzione demografica Il regime demografico naturale o primitivo con i suo alti tassi di natalità e di mortalità venne a poco a poco sostituito dal regime moderno. Il passaggio iniziò dappertutto con la diminuzione del tasso di mortalità, in particolare quella infantile e nel secolo compreso fra metà Settecento e metà Ottocento la popolazione aumentò da 800 milioni a quasi 1, miliardi. Questo preoccupò molto e si crearono teorie come quella di Malthus, che diceva che se la popolazione fosse aumentata continuamente si sarebbero finite le risorse limitate di cui il paese disponeva.
Le cause della rivoluzione demografica Le cause che determinano la crescita della popolazione sono molteplici; la riduzione del tasso di mortalità fu certamente influenzata da miglioramenti nell’alimentazione e nelle condizioni igieniche generali ed individuali, le difese immunitarie quindi aumentarono. Ci fu anche un sostenuto sviluppo nel settore della medicina, insieme alla riduzione della mortalità infantile coadiuvata da un’alto tasso di natalità che rimase alto per diverso tempo; inoltre la famiglia allargata si impone come nuovo tipo di famiglia che alimenta quindi il sostentamento della popolazione.
L’agricoltura di ancien règime Con il passaggio da uomo cacciatore a coltivatore si realizzò quella che chiamiamo prima rivoluzione agricola, che permise all’uomo di procurarsi più quantità di cibo. Però la quantità procurata rimase la stessa fino verso la metà del settecento, nonostante la maggiorparte della popolazione di ogni paese fosse impiegata in tale settore. A mano a mano poi con il 1900 e poi con il 2000 si passò per quella che possiamo chiamare legge dei tre settori, che comporta l’impiego della popolazione prima da primario a secondario a terziario, e poi da secondario a terziario solamente. Prima dell’industrializzazione comunque l’agricoltura era l’attività economica predominante a causa della sua scarsa produttività, e ciò era dovuto alla scarsa fertilità dei terreni dovuti alla policoltura, dovuta essa stessa alla scarsa commercializzazione e quindi all’evidente limite di non poter scambiare prodotti con altri. La rivoluzione agraria: le tecniche La crescita della popolazione comportò, com’è comprensibile un aumento della domanda di cibo, con un conseguente rialzo dei cibi; da questo partì un adattamento e si inventarono delle tecniche che resero i terreni più produttivi, come i cicli di coltivazione che consistevano nel tenere periodicamente a riposo una parte del terreno prima coltivato, e nella concimazione La rivoluzione agraria: il regime della proprietà fondiaria Maggiore sviluppo sicuramente si ebbe con il passaggio in Inghilterra da coltivazioni di tipo feudale, e quindi comuni, a tipi più moderne e private; più precisamente le open fields, cioè le terre comuni affidate a diverse famiglie per le coltivazioni, e le common lands, cioè le terre in comproprietà di tutta la comunità vennero recintate e assegnate definitivamente tramite recinzioni, e da qui il nome di queste terre chiamate enclosures. Dalla privatizzazione delle terre il passo fu breve per coloro che quindi presero come obiettivo quelle di averne molte, come i proprietari terrieri, e colo che invece le coltivavano di professione attraverso vere e proprie cooperative di agricoltori come i fittavoli. Rivoluzione agraria e rivoluzione industriale Fra rivoluzione agraria ed industriale intercorrono molte congruenze fondamentali, infatti la rivoluzione agraria contribuì per 4 fattori determinanti a quella industriale:
Inghilterra arrivarono prodotti che in patria non si potevano produrre, ed i prodotti nazionali furono incrementati ed esportati nelle colonie e nei paesi di tutto il mondo.
L’organizzazione della produzione industriale Fino al Settecento l’attività industriale non ebbe un ruolo fondamentale, che era giocato invece dall’attività agricola; essa si limitava infatti alla produzione dei beni di consumo delle famiglie, e non era abbastanza ampliata per la produzione da esportazione e commercio. Principalmente si distinguevano tre tipi di industrie:
Nell’ambito del tessile la branchia più produttiva tramite il meccanismo del grappolo di invenzioni che si innesta in questi casi, fu l’industria del cotone che si affacciò su un mercato nuovo ma già aperto, basandosi su alto tasso di lavoro e sull’esportazione. Dall’altra parte sempre tramite il grappolo di invenzioni l’industria che trasse più beneficio fu quella del ferro, basata su grande presenza di capitale, ma che utilizzava materie prime Inglesi ed era organizzata già in forme capitalistiche e si sviluppò soprattutto con la richiesta di ferrovie e cantieri navali nel 1800. Oltre all’industria del cotone e del ferro si svilupparono in modo significativo anche altre imprese come la manifattura di stoviglie di porcellana e l’industria chimica. La dimensione regionale dell’industrializzazione Quando parliamo di industrializzazione non dobbiamo pensare che l’intero paese, geograficamente parlando, progredì allo stesso modo; ma il processo naturale porta al fatto che un paese progredisce in modo diverso ed in scala regionale. Il decollo industriale su diversi settori crea dei squilibri tra le regioni che lo subiscono e le altre che rimangono stagnanti; dopo un pò di tempo anche le regioni adiacenti a quelle sviluppate però subiscono l’industrializzazione. Parlando dell’Inghilterra possiamo dire che essa fu abbastanza fortunata, poichè prpgredì in diversi campi, perciò il progresso interesso diverse regioni contemporaneamente non creando dei grandi squilibri.
I mezzi di pagamento e la funzione delle banche La rivoluzione industriale presentò non pochi problemi che bisognò risolvere e il cui superamento fu esso stesso un ulteriore stimolo allo sviluppo. Tra i problemi abbiamo quello dei mezzi di pagamento, del finanziamento all’industrializzazione, delle condizioni degli operai e degli sbocchi commerciali per la produzione manifatturiera Britannica. A metà settecento le monete in circolazioni erano principalmente moneta merce, cioè si basavano su di un valore intrinseco della moneta; i sistemi più usati erano principalmente quello aureo (gold standard), quello argenteo ( silver standard), o una combinazione dei due. Il metallo scelto da un paese aveva potere liberatorio, poteva essere usato per pagare qualunque merce senza essere rifiutato, e libero conio, cioè se possedevo una quantità definita di quel metallo potevo farmelo convertire dalla zecca in monete di quantità corrispondente. Quasi tutti i paesi avevano un sistema argenteo, poichè era quello più usato in Asia, e l’influenza del commercio con i paesi dell’est lo definiva; solo l’Inghilterra aveva una predilizione per quello aureo. Con l’aumento della popolazione in Inghilterra si crearono le prime monete cartacee, che però non avevano potere liberatorio ma solo una sorta di potere fiduciario, e presupponevano il fatto che esse sarebbero state cambiate con monete metalliche; da qui le banche furono costrette a tenere un fondo di riserva per cambiare queste monete. I problemi del finanziamento e del credito La prima rivoluzione industriale non fu molto costosa, per cui aprire una piccola impresa non richiedeva una quantità eccessiva di denaro; per questo chiunque volesse intraprendere un’attività spesso ricorreva all’autofinanziamento, o all’aiuto di amici o parenti. Se non c’era bisogno di capitale fisso però si richiedevano risorse per l’acquisizione delle materie prime o per il pagamento dei salari; per questo le banche emettevano delle
1815, e poi si introdusse nel 1828 la scala mobile, cioè un sistema che prevedeva dei dazi alti sull’importazione del grano quando il prezzo interno del prodotto era basso, e dazi bassi quando fosse salito; così facendo si voleva mantenere il prezzo costante. A questi provvedimenti però protestavano sia gli industriali che dicevano che il loro commercio in Europa andava male, perchè non potevano scambiare i loro prodotti con il grano; e gli operai, che imputavano il basso potere d’acquisto dei loro salari proprio all’alto livello dei prezzi del grano. Le leggi erano difese solo dai proprietari terrieri, ma questo non bastò quando si creò la lega anti Corn Laws, che riusci a far abolire sia le Corn Laws che gli atti di navigazione dando il via libera al libero scambio. Il tutto fu supportato dalle teorie dell’autoregolazione di Smith, insieme all’idea di commercio internazionale che favoriva tutti i paesi consentendo di scambiare in regime di libero scambio i prodotti sul quale il paese si era specializzato, ottenendo vantaggi ( Ricardo e teoria dei costi comparati). Say inoltre, non prevedendo l’accumulazione poi prevista da Keynes, formulò la teoria degli sbocchi, con il quale diceva che ogni prodotto scambiato, dava lo sbocco ad un altro perchè girava l’economia. Si deve però notare che l’economia Inglese scelse il libero scambio solo nel momento in cui il protezionismo non fu più adatto al momento, nonostante avesse fatto diventare l’Inghilterra un potenza come quella che era fino a quel momento.
First comer e second comers Secondo una visione comune i paesi industrializzati per primi, mostrano agli altri la strada e l’immagine del loro futuro. Infatti succede proprio così, l’Inghilterra ha vissuto un costante, lento e graduale sviluppo, il che gli ha permesso di non avere concorrenti sul piano industriale, dato che ha raggiunto un livello alto per prima; allo stesso tempo però ha dovuto intercorrere nei problemi sconosciuti da prima volta, ogni volta superandoli senza avere punti di riferimento od esempi. Gli altri paesi che hanno seguito la sua industrializzazione hanno potuto imitare l’Inghilterra, ma da un punto di vista negativo si sono trovati ad una industrializzazione frettolosa, per colmare il gap con la capofila Inghilterra appunto. Inoltre i second comers dovevano colmare i fattori prerequisiti della Gran Bretagna con fattori sostituti, come le banche e la presenza dello Stato nell’economia. Fattori favorevoli e sfavorevoli allo sviluppo economico Francese L’industrializzazione Francese fu molto meno evidente di quella Inglese, questo perchè fu molto più lenta, e malgrado questo a lungo termine portò risultati altrettanto ottimi a quelli Inglesi. Lo sviluppo Francese fu diverso poichè rimase una forte presenza dell’agricoltura, la maggior parte delle industrie e imprese erano piccole e medie, e esisteva una forte presenza dello Stato nell’economia. Secondo alcuni studiosi la Francia possedeva i prerequisiti per svilupparsi come la Gran Bretagna nel XVIII secolo, ma il secolo terminò con una Gran Bretagna sviluppata ed una Francia ancora arretrata. Perchè? Principalmente i fattori negativi allo sviluppo Francese furono molteplici:
erano principalmente dei lavoratori a domicilio e anche l’industria siderurgica, che poi diventerà importantissima, era arretrata. L’emancipazione dei servi e l’Unione doganale Gli Stati tedeschi necessitavano di profonde riforme, soprattutto riguardanti l’emancipazione dei servi, ed un’unione doganale. L’emancipazione dei servi fu risolta con due editti del 1807 e 1811 con i quali appunto si abolì il sistema feudale e si agì per ripartire le terre fra i contadini. L’altro problema, era evidentemente il frazionamento del mercato con i numerosissimi dazi interni, che rendeva il commercio difficile, e rendeva preferibili i prodotti a basso costo di Francia ed Inghilterra. Il primo passo nel 1818 fu fatto dalla Prussia che abolì le barriere interne e creò un’unico dazio sul confine; nel 1828 si costituirono tre leghe, una al nord con al Prussia, una al centro con l’Austria, e una al sud con Baviera e Wuettemberg; a poco a poco la lega del sud si unì a quella del nord, mentre quella capitanata dall’Austria, per i contrasti con la Prussia non aderì, si unirono e formarono lo Zollverein che agevolò gli scambi tra le diverse parti della Germania. Inoltre furono create solo due monete, a sud il fiorino ed al nord il tallero per facilitare gli scambi; e la Banca di Prussia era la più importante banca di emissione. Il miglioramento dei mezzi di trasporto amplificò l’effetto dello Zollverein, ed entro il 1850 la Germania aveva una rete di strade ferrate più estesa d’Europa. Gli ostacoli allo sviluppo economico dell’Italia L’evoluzione dell’economia Italiana è simile a quella Tedesca, solo che in Italia si presentano fattori più svantaggiosi; l’Italia dopo il Rinascimento che l’aveva fatta diventare un territorio molto ricco, era andata in decadenza, con una ripresa nel 1700, e dopodichè solo decadenza fino anche a dopo l’unione politica del 1861. Gli ostacoli che impedirono lo sviluppo economico, oltre alla divisione politica ed economica erano la lenta crescita della popolazione; la morfologia della penisola che aveva poche zone fertile, poche risorse minerarie ed impediva con le montagne la costruzione di un vasto sistema di trasporti. Inoltre c’era a causa di scarsa ricchezza poca disponibilità di capitali e assenza di un mercato nazionale. Le riforme settecentesche e Napoleoniche Anche in Italia comunque le cose stavano cominciando a cambiare, durante il settecento e definitivamente durante il periodo Napoleonico l’Italia abolì quello che era rimasto del sistema feudale, si abolirono le corporazioni negli Stati più importanti, e vennero introdotti il codice civile e il codice di commercio; vennero ordinati il sistema di pesi e misure, introdotto il sistema decimale ed ordinata la finanza pubblica creando il moderno sistema del debito pubblico abolendo il sistema dei tributi. Dopo il congresso di Vienna l’Italia contava 7 Stati, tra Piemonte, Granducato di Toscana, Stato Pontificio, Regno delle Due Sicilie, ducati di Modena e Parma, e Regno Lombardo- Veneto controllato dall’Austria. Agricoltura e industria prima dell’unità L’agricoltura della penisola era piuttosto arretrata, e le uniche colture funzionanti, come quella del riso, erano situate nella Pianura padana e nelle altre zone coltivabili e pianeggianti. Inoltre se gli investimenti a favore dell’agricoltura erano incentivati da grandi capitalisti al nord, nel Regno delle Due Sicilie si sfruttavano i contadini con il contratto di mezzadria, e le poche iniziative altrove erano da piccoli investitori anch’essi contadini.
L’industria era ancora più arretrata dell’agricoltura, e continuava ad essere svolta da artigiani e da lavoranti a domicilio. L’Italia comunque assunse in Europa un ruolo marginale, ponendosi come esportatore di prodotti alimentari e prodotti grezzi, ma importatore di manufatti e tessuti. Trasporti e banche Le poche industrie di nuova formazione inoltre non riuscivano a trovare sbocchi commerciali a causa del sistema di trasporti inefficiente e la mancanza di rapporti commerciali e di un mercato unico tra stati Italiani. Si tentò di emulare lo Zollverein tra Piemonte, Stato Pontificio e Granducato di Toscana, ma il progetto crollò con la prima guerra di indipendenza nel 1848. Le costruzioni ferroviarie si limitarono ognuna nei confini dei singoli stati, perciò non aiutavano un trasporto di merci tra stati e di più lunga distanza. Il credito era limitato alle città dove esistevano alcune banche, mentre nelle campagne imperava l’usura; le banche più importanti erano il Banco delle Due Sicilie, la Banca Nazionale Sarda e la Banca Nazionale Toscana, che cominciarono ad essere istituti di emissione. Inoltre si crearono numerose Casse di Risparmio che accettavano piccoli risparmi dai ceti meno abbienti per poi reinvestirli in titoli pubblici.
I dati della crescita La seconda rivoluzione industriale si concentrò sostanzialmente nel periodo compreso fra metà Ottocento e Prima Guerra Mondiale, ma proseguì anche fino alla fine del secondo conflitto mondiale. Ora parliamo del periodo che va dal 1850 alla prima guerra mondiale, in cui si alternano 2 fasi di crescita ed una di decrescita, per uno sviluppo complessivo molto cospicuo. L’economia della maggiorparte dei paesi del mondo era nel 1850 ancora in prevalenza agricola, e le aree arretrate prevalevano di gran lunga su quelle sviluppate; ma con la seconda rivoluzione industriale si registrò uno sviluppo economico senza precedenti che interessò i paesi più progrediti e ebbe effetti su molte parti del pianeta. La crescita economica risulta evidente, aumentarono le produzione di prodotti alimentari, di allevamento, delle fonti di energie, si svilupparono molto le ferrovie che coprirono soprattutto l’Europa e gli Stati Uniti. L’economia europea e quella Americana cambiarono in profondità; l’industria divenne il settore più importante e la borghesia assunse il ruolo di classe trainante. L’espansione di metà secolo Una prima fase di espansione (fase a del ciclo di Kondratieff) si ha dal 1848 al 1873 e fu contraddistinti da un aumento dei prezzi costanti, che fece quindi adattare i salari, che fecero in conseguenza aumentare il consumo e quindi la produzione, che incentiva quindi l’occupazione. Nel periodo in esame c’è un rapido sviluppo di tutti i settori, dall’agricoltura ai mezzi di trasporto, compresa industria e commercio, e molti furono i fattori che determinarono la crescita tra cui:
Il principale svantaggio dei paesi di provenienza era che se ne andava una parte giovane della forza lavoro, che era cresciuta ed istruita con i soldi dello Stato di provenienza; i vantaggi però erano notevoli, come la riduzione dell’offerta di lavoro, che significava aumento dei salari e migliori condizioni di vita per chi rimaneva in patria e flusso di soldi stranieri in patria, che potevano venir utilizzati per molteplici scopi ed investimenti. I paesi di destinazione dal canto loro avevano il vantaggio che gli immigrati costituivano una ricchezza ed una forza lavoro che non avevano dovuto sostentare fino ad allora per la crescita e l’istruzione, inoltre essi possedevano capacità e intraprendenza; il principale problema era costituito dalla difficoltà di integrazione per la diversità di usi e costumi, che spesso generava dei conflitti tra comunità migranti soprattutto.
Lo sviluppo dei trasporti: ferrovie e automobili La rivoluzione dei trasporti, avviata nel periodo precedente, proseguì e si intensificò portando grandi frutti. SI intensificarono i trasporti e quindi il commercio, con un impulso quindi alla maggiore produzione; la mobilità delle persone e delle merci a sua volta incentivò lo sviluppo stesso dei mezzi di trasporto. La rete stradale non fece molti progressi, malgrado tutto però fu intensificata e migliorata, in particolar modo nei paesi che erano rimasti indietro come Germania, Italia e Russia; fu solo con lo sviluppo degli autoveicoli, nella prima metà del XX secolo che la rete stradale subì un profondo sviluppo. Fra la metà dell’Ottocento e la prima Guerra Mondiale i risultati maggiori furono raggiunti con le ferrovie e la navigazione a vapore. La rete ferroviaria passo da 35000 a 1 milione di chilometri, nonostante si dovessero affrontare problemi tecnici rilevanti come la perforazione delle montagne o l’attraversamento dei fiumi; e problemi economici pesanti come il finanziamento che non rientrava subito ma solo dopo il tempo necessario ad avviare l’attività; per cui si costituirono grandi società per azioni dato che le banche private non riuscivano più a sostenere i finanziamenti. L’automobile annunziava una nuova epoca, con l’avvento del motore a scoppio essa diventò conosciuta con le competizioni, ma prima della guerra mondiale era diffusa solo in America dove grazie a Ford i prezzi erano accessibili a tutti; dopo la Grande Guerra essa diventò il mezzo di trasporto predominante ed incentivò anche il rifacimento delle strade, con la creazione delle autostrade adibite al solo passaggio degli autoveicoli. Lo sviluppo dei trasporti: navi e aerei lo sviluppo della navigazione si ebbe grazie all’introduzione dei battelli a vapore e soprattutto alla costruzione delle grandi navi di ferro che per la loro maggior stazza potevano montare grandi motori, e stabilire delle rotte sicure e non interrotte o deviate dalla mancanza di vento dei battelli a vela fino ad allora usati. Fra le flotte mercantili primeggiò fino al XX secolo quella Britannica, e l’apertura dei canali di Suez e di Panama aveva rivoluzionato i tempi dei trasporti; inoltre si crearono le navi specializzate al trasporto di merci particolari. Nei primi del XX secolo l’aviazione venne poco usata, e solo dopo la Grande Guerra venne sviluppata per il trasporto ed il commercio. Gli effetti della rivoluzione dei trasporti furono rilevanti sullo sviluppo economico e riguardarono tutti i settori; infatti le merci ora potevano raggiungere tutti le parti del mondo e questo fece sì che le nazioni potessero specializzarsi nella produzione a loro più adatta
Fra le reti di credito ebbero un ruolo importante le società anonime costituite sottoforma di spa, che erano in grado di raccogliere depositi enormi grazie alla grande filiale di cui disponevano, ed elargire prestiti a chiunque ne avesse bisogno; esse però si svilupparono solo dopo l’abolizione delle leggi che ne vietavano o limitavano la costituzione. Il gold standard Un altro elemento molto importante fu quello che i paesi sviluppati passarono, seguendo la Gran Bretagna, sotto il gold standard. Questo quindi favorì un tasso di cambio fisso tra i commerci delle maggiori nazioni, basato sulla quantità pura di oro di ogni moneta nazionale. Per cui favoriva ed assicurava i commerci, poichè le monete non erano soggette a svalutazione data la loro base su un materiale fisso e fisico, e quindi incentivò molto il commercio e gli investimenti internazionali. Inoltre la sterlina per la sua stabilità stava diventando una sorta di moneta Internazionale, anche per i servizi finanziari che la piazza di Londra era in grado di garantire.
Le innovazioni in agricoltura Nonostante la popolazione Europea aumentasse a dismisura, non si causarono carestie di cibo, questo vuol dire che anche l’attività agricola subì dei sviluppi di produttività e rendita. L’aumento della produttività fu determinato soprattutto dall’introduzione della macchine agricole, soprattutto dopo l’introduzione del motore a scoppio e quindi l’utilizzo dei trattori e della motorizzazione agricola; in tal modo la produttività crebbe molto e molti contadini si trovarono senza lavoro. Le macchine agricole però avevano bisogno di due condizioni essenziali, la presenza della grande proprietà e la monocoltura di grandi spazi; infatti solo grandi proprietari potevano investire molti soldi per l’acquisto dei macchinari e soprattutto le macchin erano utilizzate dove non c’erano differenziazioni di prodotto. La diffusione dell’uso dei concimi e dei fertilizzanti, imputabili allo sviluppo dell’industria chimica fu poi un impulso alla redditività della terra. L’agricoltura mondiale e l’Europa Lo sviluppo dell’agricoltura oltre che dalle macchine e dai concimi fu dato dall’estensione dei territori agricoli. Questa estensione avvenne principalmente in due modi:
Una nuova fonte di energia: il petrolio Le fonti di energia di ampliarono ed il petrolio fu quello che trovò maggiori risvolti, soprattutto dopo l’introduzione del motore a scoppio e l’affiancamento dell’automobile industriale. L’estrazione del petrolio avveniva principalmente negli USA, dato che l’Europa ne era sprovvista; altri giacimenti erano presenti in SudAmerica ed in Russia. Comunque il monopolio del petrolio era detenuto da sette società Americane, le sette sorelle, che fino ai tempo moderni hanno detenuto il commercio del petrolio a tutto il mondo, sfruttando anche i giacimenti in Medio Oriente. Vecchie e nuove industrie Mentre le industrie della prima rivoluzione continuavano il loro sviluppo sostenuto, nella seconda rivoluzione industriale altre industrie presero il sopravvento. Le vecchie industrie, come quella tessile e quella siderurgica, trovarono importanti sbocchi per la maggiore produttività; inoltre si crearono nuove industrie come quella matallurgica per la lavorazione di diversi metalli su ramo industriale, soprattutto l’industria automobilistica per il grande impulso dell’automobile e le industrie di macchinari come le macchine fotografiche, quelle tipografiche e la macchina per scrivere. Chimica ed elettricità Le industrie chimiche furono sicuramente tra quelle più innovative e che subirono maggiore sviluppo durante la seconda rivoluzione industriale; si trattavano di industrie che richiedevano un grande investimento iniziale e che introdussero importanti innovazioni. Il loro punto forte è che lavoravano per una grande quantità di prodotti, come medicinali, fertilizzanti, coloranti...etc. Un nuovo comparto fu l’industria della gomma, soprattutto con l’invenzione del pneumatico. Ma l’industria più innovativa fu quella elettrica, soprattutto dopo l’invenzione della conversione dell’energia meccanica in elettrica e il metodo di trasporto dell’energia elettrica appunto; l’elettricità era una forma di energia pulita, silenziosa e facile da trasportare e l’elettrificazione della vita fu un’importante innovazione. Inoltre all’elettrificazione va annoverata anche la nascita dell’industria cinematografica. Il commercio interno L’incremento della produzione e l’evoluzione del sistema dei trasporti, incentivò il commercio. Prima di tutto il commercio interno, che prima si sviluppava solo nelle fiere, adesso si ingrandiva con la creazione di negozi, e della figura del commesso viaggiatore; nelle grandi città si crearono i grandi magazzini e negli Stati Uniti si crearono addirittura le prime forme moderne di pubblicità commerciale. Il commercio internazionale e gli investimenti esteri Un’importanza molto maggiore rispetto al commercio interno fu ricoperta dal commercio internazionale, che aumento di circa 5 volte dal 1850 al 1914. La crescita riguardò ovviamente i paesi industrializzati e sviluppati. La rete di scambi commerciali si basava sul fatto che l’Europa doveva importare i generi alimentari, infatti in Europa arrivavano i generi alimentari prodotti in USA, Canada, Argentina, paesi tropicali...etc. Con questi generi alimentari venivano scambiati i manufatti ed i prodotti industriali Europei. Inoltre il commercio dell’Europa avveniva anche con scambi di manufatti tra le varie nazioni Europee industrializzate.