Docsity
Docsity

Prepara i tuoi esami
Prepara i tuoi esami

Studia grazie alle numerose risorse presenti su Docsity


Ottieni i punti per scaricare
Ottieni i punti per scaricare

Guadagna punti aiutando altri studenti oppure acquistali con un piano Premium


Guide e consigli
Guide e consigli


Riassunto Storia dell’economia De simone, Dispense di Storia Economica

Ennio De Simone - Storia economica (Dalla rivoluzione industriale alla rivoluzione informatica) Quinta edizione ed. FrancoAngeli

Tipologia: Dispense

2016/2017

Caricato il 02/05/2017

alerocca97
alerocca97 🇮🇹

2

(1)

1 documento

1 / 59

Toggle sidebar

Questa pagina non è visibile nell’anteprima

Non perderti parti importanti!

bg1
Storia Economica
1.1 Premessa: la storia economica
2 obiettivi: Il primo è quello di descrivere le trasformazioni economiche dalla seconda metà del
Settecento, per capire le problematiche attuali. Il secondo è quello di aiutare gli studenti a
comprendere concetti e problemi storici ed economici. L’oggetto della storia economica (disciplina
che si sviluppa tra il 1930 e il 1970, disciplina della storia dei fatti e delle vicende economiche a
livello individuale, aziendale e collettivo) è la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e
servizi. La Produzione è la combinazione di fattori naturali, lavoro e capitale ( più la capacità
imprenditoriale di combinare altri fattori; valore output>valore input); La Distribuzione è la
ripartizione dei beni e servizi prodotti fra coloro che li hanno prodotti (sempre più difficile perchè è
aumentato il numero di lavoratori); il Consumo è l’utilizzazione che si fa dei beni e servizi prodotti.
Beni durevoli: utilizzabili più volte; Beni strumentali: servono per produrre altri beni e servizi. Beni
consumati dall’uso singolo. Questi tre fattori sono oggetto dell’economia politica (studia l’attività
economica per comprendere il comportamento ed eventualmente formulare leggi) e della politica
economica (studia il modo in cui i governi cercano di modificare la composizione e il consumo
della ricchezza prodotta). La storia economica studia invece come sono stati risolti nelle varie
epoche i problemi di produzione, distribuzione e consumo. L’economista deve studiare il presente
alla luce del passato per fini futuri, quindi è orientato al futuro basandosi su cose già avvenute in
passato. Lo storico invece non guarda al futuro e deve evitare formulazioni generiche e ipotizzare
leggi valide per ogni tempo. Ricerca storica: analisi delle fonti, correte valutazione e
interpretazione.Inoltre bisogna ricordare che tutto è mosso dalle azioni razionali o meno dell’uomo.
1.2 Il Sistema Feudale
Nel Settecento il sistema feudale era in profonda decadenza. Si basava su rapporti personali e
patrimoniali tra sovrano e vassallo, e tra vassalli e contadini. I vassalli promettevano fedeltà al
sovrano e prestavano “auxilium et consilium” (aiuto militare e finanziario e consiglio). Il signore
garantiva protezione al vassallo e lo manteneva, dandogli un feudo, estensione di terra di cui non
diventavano proprietari. I feudi divennero ereditari e frazionabili e assegnabili ad altri vassalli, che
possedevano anche terre proprie (allodii). Il feudo era diviso in:
-Riserva dominica: coltivata dai servi per il signore;
-Mansi: poderi dati in concessione ai contadini per mantenersi;
-Terre comuni: terre non coltivate riservate ad attività degli abitanti del luogo(pascolo..);
Il feudatario garantiva la difesa e gestiva la manutenzione degli strumenti del feudo. I contadini
invece pagavano un censo per l’uso della tera affidata, mettevano a disposizione uomini armati.
Mondo feudale: oratores (coloro che pregavano [clero]), bellatores (coloro che combattevano
[nobiltà]), laboratores (coloro che lavoravano [contadini]). Queste categorie erano immutabili
perché si pensava fossero state istituite da Dio per garantire l’assetto della società. Via via questo
sistema si è andato a sfaldare e trasformare, in particolare in Inghilterra dove non si affermò mai
del tutto.
1.3 La società di ancien regime
Il termine ancien regime entrò in uso al tempo della Rivoluzione francese del 1789 per indicare
l’organizzazione della Francia Prerivoluzionaria. La società era divisa in classi: al vertice c’era la
nobiltà e il clero ( la nobiltà godeva di grande prestigio sociale ed esercitava un grande ruolo
politico. Il clero era importantissimo ed i nobili occupavano alte cariche ecclesiastiche.), al centro
c’era la borghesia che prendeva forme diverse a seconda dei paesi in cui si sviluppava. Era
generalmente di origine mercantile nelle prospere nazioni commerciali d’Europa; in basso c’erano i
contadini che costituivano la maggioranza della popolazione. Erano ancora soggetti a vincoli
feudali, in particolare quelli dei paesi orientali ancora di più.
1.4 La rivoluzione industriale
Si sviluppa nella metà del Settecento come una trasformazione economica e sociale che dura fino
ai giorni nostri. Tali trasformazioni riguardano la popolazione, l’agricoltura, il commercio, i trasporti
e le comunicazioni. Si divide in 3 fasi:
1
pf3
pf4
pf5
pf8
pf9
pfa
pfd
pfe
pff
pf12
pf13
pf14
pf15
pf16
pf17
pf18
pf19
pf1a
pf1b
pf1c
pf1d
pf1e
pf1f
pf20
pf21
pf22
pf23
pf24
pf25
pf26
pf27
pf28
pf29
pf2a
pf2b
pf2c
pf2d
pf2e
pf2f
pf30
pf31
pf32
pf33
pf34
pf35
pf36
pf37
pf38
pf39
pf3a
pf3b

Anteprima parziale del testo

Scarica Riassunto Storia dell’economia De simone e più Dispense in PDF di Storia Economica solo su Docsity!

Storia Economica

1.1 Premessa: la storia economica 2 obiettivi: Il primo è quello di descrivere le trasformazioni economiche dalla seconda metà del Settecento, per capire le problematiche attuali. Il secondo è quello di aiutare gli studenti a comprendere concetti e problemi storici ed economici. L’ oggetto della storia economica (disciplina che si sviluppa tra il 1930 e il 1970, disciplina della storia dei fatti e delle vicende economiche a livello individuale, aziendale e collettivo) è la produzione , la distribuzione e il consumo di beni e servizi. La Produzione è la combinazione di fattori naturali, lavoro e capitale ( più la capacità imprenditoriale di combinare altri fattori; valore output>valore input); La Distribuzione è la ripartizione dei beni e servizi prodotti fra coloro che li hanno prodotti (sempre più difficile perchè è aumentato il numero di lavoratori); il Consumo è l’utilizzazione che si fa dei beni e servizi prodotti. Beni durevoli: utilizzabili più volte; Beni strumentali: servono per produrre altri beni e servizi. Beni consumati dall’uso singolo. Questi tre fattori sono oggetto dell’ economia politica (studia l’attività economica per comprendere il comportamento ed eventualmente formulare leggi) e della politica economica (studia il modo in cui i governi cercano di modificare la composizione e il consumo della ricchezza prodotta). La storia economica studia invece come sono stati risolti nelle varie epoche i problemi di produzione, distribuzione e consumo. L’ economista deve studiare il presente alla luce del passato per fini futuri, quindi è orientato al futuro basandosi su cose già avvenute in passato. Lo storico invece non guarda al futuro e deve evitare formulazioni generiche e ipotizzare leggi valide per ogni tempo. Ricerca storica : analisi delle fonti, correte valutazione e interpretazione.Inoltre bisogna ricordare che tutto è mosso dalle azioni razionali o meno dell’uomo. 1.2 Il Sistema Feudale Nel Settecento il sistema feudale era in profonda decadenza. Si basava su rapporti personali e patrimoniali tra sovrano e vassallo , e tra vassalli e contadini. I vassalli promettevano fedeltà al sovrano e prestavano “ auxilium et consilium ” (aiuto militare e finanziario e consiglio). Il signore garantiva protezione al vassallo e lo manteneva, dandogli un feudo , estensione di terra di cui non diventavano proprietari. I feudi divennero ereditari e frazionabili e assegnabili ad altri vassalli, che possedevano anche terre proprie (allodii). Il feudo era diviso in:

- Riserva dominica : coltivata dai servi per il signore;

- Mansi : poderi dati in concessione ai contadini per mantenersi;

- Terre comuni : terre non coltivate riservate ad attività degli abitanti del luogo(pascolo..);

Il feudatario garantiva la difesa e gestiva la manutenzione degli strumenti del feudo. I contadini invece pagavano un censo per l’uso della tera affidata, mettevano a disposizione uomini armati. Mondo feudale: oratores (coloro che pregavano [clero]), bellatores (coloro che combattevano [nobiltà]), laboratores (coloro che lavoravano [contadini]). Queste categorie erano immutabili perché si pensava fossero state istituite da Dio per garantire l’assetto della società. Via via questo sistema si è andato a sfaldare e trasformare, in particolare in Inghilterra dove non si affermò mai del tutto. 1.3 La società di ancien regime Il termine ancien regime entrò in uso al tempo della Rivoluzione francese del 1789 per indicare l’organizzazione della Francia Prerivoluzionaria. La società era divisa in classi: al vertice c’era la nobiltà e il clero ( la nobiltà godeva di grande prestigio sociale ed esercitava un grande ruolo politico. Il clero era importantissimo ed i nobili occupavano alte cariche ecclesiastiche.), al centro c’era la borghesia che prendeva forme diverse a seconda dei paesi in cui si sviluppava. Era generalmente di origine mercantile nelle prospere nazioni commerciali d’Europa; in basso c’erano i contadini che costituivano la maggioranza della popolazione. Erano ancora soggetti a vincoli feudali, in particolare quelli dei paesi orientali ancora di più. 1.4 La rivoluzione industriale Si sviluppa nella metà del Settecento come una trasformazione economica e sociale che dura fino ai giorni nostri. Tali trasformazioni riguardano la popolazione, l’agricoltura, il commercio, i trasporti e le comunicazioni. Si divide in 3 fasi:

  1. La Prima Rivoluzione Industriale : dalla metà del Settecento alla metà dell’Ottocento e interessa l’Inghilterra, Francia e Stati Uniti e riguarda innovazioni tecnologiche come la caldaia a vapore, industria tessile e siderurgica;
  2. La Seconda Rivoluzione industriale : dalla seconda metà dell’Ottocento e la Prima Guerra mondiale e interessò Stati uniti, Germania, Russia, Italia e Giappone e riguardò la chimica, l’elettricità, la meccanica, l’acciaio, il petrolio e il motore a scoppio;
  3. La Terza Rivoluzione industriale : dopo la Seconda Guerra mondiale e riguardò i paesi già industrializzati e riguardò l’energia nucleare, la chimica avanzata, elettronica, informata e causò trasformazioni molto profonde. Alla fine del XX secolo i paesi sviluppati grazie alla globalizzazione si avvicinarono, mentre gli altri rimasero indietro.Gli studiosi osservarono che fu una Rivoluzione Europea perché solo in Europa si trovò un terreno così fertile per questo processo grazie alla frammentazione politica europea che aumentò la competizione, grazie alla visione del mondo egli europei e la fiducia riposta nei mezzi umani. inoltre contribuì la Riforma protestante che fornì una giustificazione all’arricchimento e al successo come benevolenza divina. grazie alla Rivoluzione francese si affermarono gli ideali dell’uguaglianza degli individui. Inoltre rese piede più che in altri posti la ricerca scientifica basata sulla sperimentazione e l’osservazione.

2. Lo sviluppo economico 2.1 Crescita, sviluppo e progresso

  • Crescita economica : aumento del valore complessivo di beni e servizi prodotti da una popolazione in un arco di tempo definito ( un anno). E’ reversibile (è più facile tornare alla situazione precedente).
  • Sviluppo economico : concetto più ampio in cui si intende una crescita elevata e prolungata accompagnata da trasformazioni strutturali ad ampio raggio. E’ molto difficile tornare alla situazione precedente. Crescita e sviluppo sono concetti neutri , cioè prescindono da giudizi etici nella loro misurazione.
  • Progresso : è attribuito un significato positivo, è legato alla moderna visione del mondo e nella fiducia nelle capacità dell’uomo. Ogni passaggio da una fase storica all’altra rappresenta un progresso perché la condizione dell’uomo migliora. 2.2 La misurazione della crescita La crescita di un paese si misura con:
  1. PIL (Prodotto Interno Lordo): valore monetario dei beni e dei servizi prodotti da tutti i residenti e stranieri nel territorio nazionale durante un anno, al lordo degli ammortamenti ( cioè compreso il valore dei beni consumati nel processo produttivo);
  2. PNL (Prodotto Nazionale Lordo): valore monetario dei beni e servizi prodotti dai soli residenti nel territorio nazionale e all’estero, al loro degli ammortamenti; Il problema del PIL è che tiene conto anche dei costi della produzione. Il calcolo del PIL serve per stabilire confronti internazionali e comparare i livelli di crescita. Il PIL va rapportata al numero di abitanti di una nazione ecco perché si parla di PIL pro capite (PIL/numero abitanti) che rappresenta il valore della produzione che ciascun cittadino ha contribuito a produrre. Un altro problema per il confronto è il valore della moneta dei paesi che si confrontano; si utilizza il metodo PPA (Parità di poter d’acquisto) secondo cui si eguagliano merci per 1000 euro e 1300 dollari, intuendo che il valore dell’euro è 1 e quello del dollaro è 1,30. 2.3 I modelli di sviluppo Gli economisti e gli storici tentano di tracciare dei modelli generali di sviluppo, tra cui il più importante è la teoria degli stadi di Rostow (1960), in particolare per il concetto di “ decollo ”:
  3. Società tradizionale : società preindustriale, alla base c’è l’agricoltura, non c’è accumulazione e la popolazione stenta a crescere;
  4. Società di transizione : fase di cambiamento in cui si produce abbastanza per iniziare il principio di accumulazione, ovvero accumulare risorse dalla produzione per aumentare la capacità produttiva futura;
  5. Società del decollo o take off : stadio più importante in cui la società ha un grandissimo sviluppo tale da contrastare le resistenze allo sviluppo stesso. La produzione e la produttività

preindustriale si era instaurato il cosiddetto regime demografico primitivo caratterizzato da un tasso di natalità altissimo (40 per mille) e un tasso di mortalità altrettanto alto (30 per mille). La vita media (25 anni) era molto bassa poiché la mortalità era molto accentuata in età infantile. Viene definito primitivo perché il livello di vita era legato molto alla quantità di mezzi di sussistenza , che verificato un aumento di popolazione dovevano aumentare ma molte volte questo aumento non era supportato dalle capacità produttive, generando la diffusione di malattie di ogni tipo, scarse condizioni igieniche, misere condizioni di lavoro e di vita. Inoltre il livello di analfabetismo era molto alto dato il basso livello tecnologico dei mezzi di produzione utilizzati. La cultura, anche verso i figli, era insegnata in modo diverso a seconda dei paesi. 3.3 La rivoluzione demografica Al regime demografico naturale seguì il regime demografico moderno , caratterizzato da un allungamento della vita media fino a 80 anni, diminuzione del caso di mortalità e di natalità. La popolazione mondiale aumentò esponenzialmente tra la metà del Settecento e la metà dell’Ottocento arrivando a toccare quasi 1,3 miliardi. Il problema era in relazione alle disponibilità alimentari (“Saggio sulla produzione” di Malthus ), sento cui la crescita della popolazione rispondesse a una progressione geometric a (1,2,4,8,16..) mentre la crescita delle disponibilità alimentari rispondesse a una progressione aritmetica (1,2,3,4..) quindi molto più lenta. Malthus quindi sosteneva il cosiddetto “ moral restraint ” (“ritardo volonatario”) del matrimonio e la pratica della castità per limitare le nascite. 3.4 Le cause della rivoluzione demografica Cause riduzione tasso mortalità :

  1. Alimentazione : più regolare e abbondante grazie alla possibilità di trasporto delle merci tramite strade, canali. Le carestie quindi is fecero meno frequenti.
  2. Condizioni igieniche : migliorarono sia quelle pubbliche che quelle private, migliorò l’igiene personale, abiti in cotone che si potevano lavare, utilizzo del sapone;
  3. Progressi della medicina : medici iniziarono una lotta contro la morte, malattia ed epidemie.
  4. Riduzione tasso mortalità infantile : grazie al miglioramento delle condizioni igienico sanitarie si contribuì ad abbassare il livello di moralità infantile, andando ad allungare la vita media. Queste cause hanno avuto peso diverso a seconda del periodo, ad esempio nella prima rivoluzione industriale gah avuto maggior peso l’alimentazione, mentre nella seconda la modifica delle condizioni igienico-sanitarie. Il tasso di natalità rimase elevato per lungo periodo, ma poi inizia a decrescere a causa di modifiche dei comportamenti individuali e di coppia a causa di mutamenti delle condizioni economiche e dell’organizzazione del lavoro. Cambiò anche l’organizzazione della famiglia che divenne allargata e cambiò a causa di un nuovo urbanesimo , in particolare la città di Londra che aumentò esponenzialmente la popolazione in questi anni.

4. Le premesse della rivoluzione inglese (L’agricoltura) 4.1 L’agricoltura di ancien regime L’uomo per millenni si nutriva dei prodotti della caccia ( nomade ) ma con la prima rivoluzione agricola divenne sedentario scoprendo la coltivazione della terra e allevamento di animali, ma il livello di accumulazione delle risorse era difficile perché la produzione era scarsa. Inizialmente la prevalenza era del settore primario che durò fino al secolo XIX; Successivamente prese piede il settore secondario che poi fu sorpassato dal settore terziario (servizi). Anche la popolazione addetta ai vari settori si è spostata nel tempo andando confluire verso il settore terziario. Questa trasformazione è nota come teoria dei tre settori elaborata da Clark. Questo perché l’agricoltura garantiva una scarsa produttività a causa dei pochi ed elementari strumenti agricoli quali l’aratro semplice, l’aratro a ruote e gli animali da tiro. Due caratteristiche dell’agricoltura ancien regime:

  1. Policoltura : ogni contadino/regione coltivava il necessario, evitando così gli spostamenti e gli scambi;
  2. Commercializzazione : solo i grandi proprietari terrieri potevano immettere della merce sul mercato perché disponevano di una quantità elevata di produzione.

4.2 la rivoluzione agraria: le tecniche La crescita della popolazione comporta un aumento della domanda die beni di prima necessità quindi era necessario incrementare il livello di produzione ( Rivoluzione agraria ). L’Europa però non aveva molte terre per incrementare a produzione, così bisognava ottimizzare e ripristinare la fertilità del suolo in due modi:

  1. Lasciare le terre a riposo : il periodo di riposo è detto “ maggese ”. Si effettuata la rotazione biennale ( un anno si coltivava e uno di maggese) o triennale (due anni si coltiva e uno di maggese); Questo metodo però portava a uno spreco di terre in questo periodo in cui era necessario incrementare la produzione. quindi si passò alle:
  2. Concimazioni : si aumentava la fertilità del suolo tramite l’utilizzo del letame preso dalle stalle. La produzione dei cereali era già aumentata per il rifornimento delle città e aveva dato origine a un commercio di esportazione. Il problema della rotazione è che lasciava comunque libero e inutilizzato suolo utile per l produzione, quindi si passò al “ sistema di Norfolk ” che consisteva nell’eliminazione del maggese e l’inserimento della coltivazione di piante foraggere (piante leguminose e da foraggio) che erano utili per fertilizzare il suolo e alimentare gli animali delle stalle per avere concime. 4.3 La rivoluzione agraria: il regime della proprietà fondiaria In Inghilterra e in molti altri paesi la coltivazione delle terre avveniva in modo comunitario con il cosiddetto sistema dei tre campi : le terre non recintate erano divise in tre parti di cui due coltivate e una tenuta a maggese. Ogni parte era divisa in strisce assegnate alle famiglie con il compito di coltivarle. Bisognava fissare il tipo di coltivazione e il periodo di raccolta per esercitare i propri diritti sule terre. Le terre gravate dai diritti degli abitati in Inghilterra erano numerose e si dividevano in: 1)” open fields ”: (terre aperte non recintate) coltivate con il sistema delle tre terre; 2)” common lands ”: (terre comuni) non coltivate ma lasciate all’uso collettivo. Per apportare migliorie o innovazioni serviva l’autorizzazione del titolare dei diritti sul terreno. Nasce così il movimento delle “enclosures”( recinzioni ) che dovevano portare a una privatizzazione delle terre tra coloro che ne avevano diritto così da poter cotonare come meglio credevano. A metà Ottocento in Inghilterra non vi erano più terre aperte e libere. La pratica delle recinzioni poteva avvenire o con un accordo privato o con un atto del Parlamento. Le spese per le recinzioni erano elevate così i proprietari di piccole strisce preferivano vendere i propri diritti in cambio di denaro. Questo fenomeno provocò il consolidamento della grande proprietà terriera che affittavano strisce di terreno. I piccoli contadini che persero i diritti poterono trovare lavoro in questi terreni e per la pratica delle recinzioni. 4.4 Rivoluzione agraria e rivoluzione industriale I due fenomeni si sono influenzati a vicenda e in particolare la rivoluzione industriale non sarebbe avvenuta se non ci fosse stata quella agraria che ha contribuito in 4 modi:
  3. Sostenne una popolazione in aumento : grazie allo sviluppo agricolo le persone si dedicavano anche ad altro perché avevano il mantenimento nonostante un aumento stratosferico della popolazione da sfamare;
  4. Creò potere d’acquisto da destinare ai prodotti dell’industria britannica : i profitti dell’agricoltura servirono ad acquistare mezzi dal mondo dell’industria;
  5. Consentì lo spostamento di popolazioni delle zone industriali : molti contadini andarono lavorare in fabbrica e abbandonarono la terra;
  6. Partecipò alla formazione del capitale necessario al funzionamento dell’industrializzazione : molti proprietari terrieri utilizzarono i guadagni per finanziare le prime industrie.

5.4 Il commercio internazionale In Inghilterra il mercato interno crebbe grazie all’aumento del reddito pro capite e quindi dall’incremento dei consumi. L avere evoluzione fu il mercato internazionale ad accelerare la rivoluzione industriale. L’Inghilterra aveva creato un commercio di esportazione di lana non indifferente. Ma la vera economia era il commercio di riesportazione , cioè l’acquisto di merci estere provenienti d paesi tropicali e rivenduti sul mercato Europeo. Londra divenne il fulcro di questo commercio e dei rapporti internazionali. Era presente anche il più grande mercato finanziario dell’epoca. Le esportazioni verso l’Europa diminuirono lasciando il posto a quelle verso il Nord America. Le esportazioni e lo sviluppo di questo tipo di rapporti internazionali favorirono la rivoluzione industriale, perché i profitti ottenuti venivano reinvestiti generando crescita.

6. Industrie traenti e innovazioni in Gran Bretagna 6.1 L’organizzazione della produzione industriale Dal Settecento in poi l’attività industriale prese il posto dell’attività agricola e consisteva nella trasformazione di materie prime in prodotti e beni di consumo. C’erano tre tipi di attività:

  1. Artigianato : il maestro artigiano lavorava nella sua bottega e più artigiani che esercitano lo stesso mestiere erano organizzati in corporazioni il cui scopo principale era quello di organizzare l’attività lavorativa per limitare e regolare la concorrenza, garantire qualità del prodotto e agevolazioni ( funzione di mutuo soccorso ). Piano piano divennero sempre più selettive e ristrette. Si conservò comunque il mestiere del libero artigiano autonomo.
  2. Industria a domicilio : un mercante imprenditore forniva materie prime e talvolta macchinari per la produzione ai lavoratori e periodicamente ritirava il prodotto finito che immetteva sul mercato. Si sviluppò sopratutto nelle campagne sviluppando piccole industrie in campagna chiamate protoindustria.
  3. Industria capitalistica : forma più moderna, presentava un imprenditore che investita capitale concentrando la produzione in un unico luogo (fabbrica). Nasce sia per iniziativa statale che per iniziativa di imprenditori privati. Sono imprese capitalistiche perché investivano capitale, lavoravano tutti insieme per arrivare al massimo profitto. Le tre forme di produzione industriali non sono scollegate e non seguono un ordine cronologico. Infine vi era la produzione domestica alla quale attendevano i membri delle famiglie che non immettevano la produzione sul mercato ma la usavano per soddisfare i bisogni della famiglia stessa. 6.2 Le forme giuridiche dell’impresa Le imprese di dividevano in ditta individuale composta da un solo imprenditore e proprietario o in società costituite da un apporto di capitale conferito da più persone.
  4. Società in nome collettivo : presentavano il nome del fondatore o di uno dei soci; i soci hanno responsabilità solidale ( rispondono anche dei debiti degli altri soci) e illimitata ( rispondono con tutto il loro capitale e non solo la loro quota della società).
  5. Società in accomandita : prevedevano due tipi di soci: accomandatari ( con responsabilità illimitata e solidale delle obbligazioni della società) e accomandanti ( con responsabilità limitata ai fondi investiti).
  6. Società anonime : non presentavano il nome del fondatore o dei soci. Il socio conferiva una parte di capitale (azioni) e aveva diritto a una quota di utili (dividendi) e hanno responsabilità limitata alla quota di capitale investito. Nel Settecento erano poche queste società ( in particolare banche, assicurazioni e società di commercio) che causarono grandi bolle speculative , ecco perché ben presto furono imposte leggi e restrizioni per la costituzione e lo sviluppo di questo tipo di imprese. 6.3 Macchine a vapore e innovazioni Le industrie traenti o guida erano quelle del cotone e del ferro. Un’innovazione importante fu quella relativa all’introduzione della forza del vapore che fu utilizzate e perfezionata da James Watt e Boulton che nel 1769 brevettarono una macchina a vapore modificando il semplice movimento lineare del pistone in rotatorio, adattandola così a vari usi. Watt partì da studi scientifici all’università per realizzarla. Fu sviluppato un sistema di brevetti che garantiva all’inventore l’utilizzo esclusivo della sua invenzione. Un ruolo fondamentale inoltre era ricoperto dalla

tecnologia che permise di attuare innovazioni (l’invenzione viene applicata al processo produttivo). Le invenzioni invece sono una noti brevettata. 6.4 L’industria del cotone L’industria tessile era composta da tre fasi: filatura, tessitura e tintura. Le tradizionali lavorazioni erano di lana, lino, canapa e seta. Si sviluppò la nuova industria del cotone , più moderna e introdotta nel Lancashire in concorrenza con il calicò, di importazione orientale, poco costoso, leggero e colorato; poi fu vietata dal Parlamento l’importazione tramite il Calicò Act. La filatura del cotone richiedeva molta manodopera e non riusciva a stare dietro alla domanda, quindi si impose un perfezionamento dei filatoi. Nel 1733 fu brevettata la “ navetta volante ” che tramite una guida con delle rotelle permetteva di migliorare la filatura. Nel 1764 si brevettò la “ spinning jenny ” che consisteva in una ruota che muoveva una batteria di fusi d una sola persona; costava poco ed era utile per l’industria a domicilio. Furono sviluppate anche la “ water frame ” (filatoio idraulico) e la “ mule jenny ”. Nel 1785 fu brevetto nel campo della tessitura il telaio meccanico mosso a vapore che prese piede più avanti per paura degli operai di perdere il lavoro. Nell’industria dl cotone va ricordata la sgranatrice meccanica che permetteva di separare i semi dalla fibra di cotone. L’industria cotoniera divenne la più importante d’Inghilterra:

  1. era un industria nuova , non era soggetta a vincoli cooperativi e gli imprenditori potevano investire senza problemi;
  2. le macchine adoperate si prestavano all’ industria a domicilio ;
  3. era un industria ad alto tasso di manodopera quindi si impiegava parecchio loro a basso costo;
  4. aveva già un mercato;
  5. fu orientata all’ esportazione fin da subito;
  6. fu caratterizzata da una grande concertazione geografica ; 6.5 L’industria del ferro Dalla fusione dei minerali ferrosi con il carbone in altoforni (ad alte temperature) si otteneva la ghisa e tramite altri processi il ferro e l’acciaio. Nel Settecento si usava il carbone di legna, quindi le industrie venivano costruite vicino ai boschi, anche se l’Inghilterra era un paese poco boscoso e ciò portò alla protezione dei boschi da parte del governo per altri scopi. Così si utilizzò il carbon fossile che però dava una ghisa di minor qualità. L’innovazione arrivò da Abraham Darby che riuscì ad estrarre il coke e brevettò il puddellaggio che consisteva nel muovere la ghisa con lunghe aste per far liberare carbonio e ottenere ferro e acciaio. Un personaggio molto importante fu Wilkinson che fu il più importante investitore nell’industria del ferro in Inghilterra. L’industria siderurgica era:
  7. Capital intensive , aveva bisogno di molti investimenti di capitale;:
  8. era organizzata in forme capitalistiche , con molti operai e un datore di lavoro;
  9. utilizzava materie prime inglesi senza bisogno di importazione;
  10. produceva beni intermedi o strumentali. Altre attività furono quelle della produzione di porcellana, l’industria chimica che utilizzava prodotto per l’attività produttiva, il catrame minerale e il gas illuminate per le strade delle città. 6.6 La dimensione regionale dell’industrializzazione Lo sviluppo industriale non seguì un andamento statale e unitario ma era carattere regionale perché c’erano regioni più sviluppate e altre meno ( dualismo ). Il Lancshare per il cotone, lo Yorkshire per la lana, lo Staffordshire per le stoviglie, la Cornovaglia per stagno e rame. Il Sud per l’attività agricola e il Nord era meno sviluppato.

7.4 Le associazioni operaie e le Trade Unions I lavoratori salariati si associarono in unioni di mestiere per proteggere i privilegi di cui godevano e ostacolare l’ingresso altrui nella categoria; chiedevano l’obbligo dell’apprendistato che era stato rimosso e reintrodotto dal Parlamento. Queste unioni praticavano il mutuo soccorso , cioè offrivano sostegno in cassoni malattia, disoccupazione, vecchiaia. I lavoratori generici invece non avevano costituito associazioni ma si riuscivano in protesta ( Movimento Luddista: distruzione macchinari). Nel 1800 furono emanate le Combination Acts che impedivano qualunque associazione di lavoratori o datori di lavoro. Ciò non impedì nuovi tumulti, in quanto i lavoratori non avevano bisogno di un associazione ma di riunioni occasionali per opporsi. Nel 1814 furono definitivamente abolite le leggi sull’apprendistato, revocati i Combination Acts e furono legalizzate le organizzazioni di lavoratori. Nacquero le Trade Unions , ovvero i moderni sindacati britannici che conservarono il carattere di unione di lavoratori specializzati. Le leggi del 1825 limitano queste unioni al solo scopo di rivendicare il salario e le ore di lavoro. 7.5 Il problema degli sbocchi e il trionfo del libero scambio Dal 1793 l’Inghilterra entrò in un lungo periodo di guerra con la Francia che ostacolò il commercio estero ma favorì le attività interne come quella agricola, del cotone e quella metallurgica per sostenere le esigenze belliche. Con la fine del conflitto (1815) però si assistette alla fine del ciclo di Kondratieff e quindi a una riduzione dei prezzi e dei profitti. L’Inghilterra e risentì notevolmente; molte fabbriche metallurgiche dovettero chiudere. L’economia britannica continuò a crescere con il commercio estero; dovette affrontare il problema di dare una sbocco alla produzione e la prima scelta fu quella di decidere tra industrializzazione o attività agricola. In Inghilterra vi erano le Corn Laws , cioè leggi che regolamentavano l’importazione e l’esportazione del grano e i redditi dei produttori agricoli. Con il crollo dei prezzi si decise di introdurre il divieto d’importazione del grano se il prezzo della farina fosse sceso sotto un certo livello; successivamente si adottò al cosiddetta scala mobile , cioè un sistema di imposizione dei dazi in relazione all’andamento dei prezzi (- prezzo+dazi). Le Corn Laws erano difese dei proprietari terrieri supporti dal Parlamento ma erano avversate dagli industriali e operai. Gli industriali le ritenevano colpevoli degli alti salati, non potendo abbassare i prezzo del grano; si lamentavano della politica protezionistica che rendeva difficile l’esportazione dei manufatti verso gli altri paesi che non potevano pagare con prodotti agricoli in quanto l’ingresso era bloccato in Inghilterra. Gli operai contestavano il basso potere d’acquisto dei salari e l’alto livello dei prezzi del grano. A Manchester si creò la Lega contro le leggi sul grano. Nel 1846 furono abolite le Corn Laws lasciando libertà nell’importazione dei cereali. Furono revocati anche gli Atti di navigazione e trionfò cosi il libero scambio e l’industrializzazione. 7.6 Libero cambio e sistema capitalistico

  • Adam Smith : (“La ricchezza delle nazioni”) esalta il libero mercato guidato da una “ mano invisibile ” capace di autoregolamentare il mercato senza intervento dello Stato. Gli individui perseguendo i propri interessi contribuiscono al benessere collettivo e alla ricchezza di una nazione. Bisognava accrescere la produttività dei lavoratori tramite la divisione del lavoro a tutti i livelli. (nelle fabbriche, tra fabbriche e a livello internazionale)
  • David Ricardo : (teorema dei “ costi comparati ”) esalta la convenienza della divisione internazionale dl lavoro e del commercio internazionale.Se ci sono due aziende che devono produrre due beni, sarà sicuramente conveniente che ognuna si specializza su un solo bene e non su entrambi, per poi scambiare i prodotti.
  • Jean-Baptiste Say : (“ legge degli sbocchi ”) secondo tale teoria è l’offerta che crea la domanda; chi vende una merce utilizza il ricavato per acquistare altra merce, avendo sempre uno sbocco, non potendo avere crisi di sovrapproduzione. L’Inghilterra però adottò la politica liberoscambista soltanto dopo esser diventata una potenza senza rivali grazie al protezionismo e al mercantilismo. il sistema capitalistico inglese fu contestato da Carl Marx che vedeva un impoverimento della classe operaia, caduta del saggio di profitto e crisi di sovrapproduzione. La classe operaia era sfruttata e il salario rimaneva minimo per sostenere la famiglia e sopravvivere. L’introduzione del macchine avrebbe creato una massa di disoccupati, tenendo bassi i salari. La crisi di sovrapproduzione avrebbe creato rivolte e l’instaurazione di un regime socialista-collettivistico , con i mezzi di produzioni appartenenti ala collettività.

8. I secondi (Francia e Stati Uniti) 8.1 First comer e second comers L’Inghilterra era il paese ormai il paese da imitare. Lo sviluppo inglese era stato spontaneo , lento e graduale ; lo Stato intervenne poco ma non fu assente; lo sviluppo graduale aveva comportato un assorbimento da parte della popolazione dello sviluppo molto efficiente. La Gran Bretagna era il “ first comer ” ossia il paese decollato per primo che godeva quindi di assenza di concorrenza e produzione a bassi costi. Lo svantaggio era che essendo il primo paese conobbe insuccessi e fallimenti. I paesi ritardati invece ( second comers ) decollarono più tardi ma avevano dalla loro parte i cosiddetti vantaggi dell’arretratezza, cioè l possibilità di utilizzare innovazioni e tecnologie già sperimentate. Los vantaggio era che dovevano fare un grande sforzo ( catching up ) per raggiungere i paesi più sviluppati. Agli inizi del Settecento il paese più ricco d’Europa erano in realtà i Paesi Bassi con il PIL pro capite più alto, grazie alla trasformazioni di terreni in fertili poderi, grande tradizione nel ramo tessile, navale, della Borsa, banche e assicurazioni. Questo paese però non conobbe una florida espansione demografica e ciò portò al sorpasso di potenze che l’Inghilterra e la Francia. 8.2 Fattori favorevoli e sfavorevoli allo viluppo economico francese Il modello di industrializzazione Francese fu meno evidente di quello inglese ma comunque abbastanza efficiente. Si basava sull’agricoltura, sulla presenza di piccole e medio imprese e da una maggiore presenza dello Stato. La Francia aveva quasi il triplo della popolazione dell’Inghilterra, ma mentre per la quest’ultima il secolo si conclude con la Riv. Industriale, per la Francia si concluse con la Riv. Francese. -Fattori sfavorevoli allo sviluppo:

  1. Un lungo periodo di guerra : Rivoluzione francese e Francia napoleonica combatterono le potenze coalizzate contro di essa. Subì diverse insurrezioni politiche e un costo umano e materiale elevato.
  2. Modesta crescita demografica : la popolazione cresceva poco e diventava sempre più vecchia;La popolazione era tenta nelle campagne e c’erano pochi flussi di emigrazione e cioè non influiva positivamente sullo sviluppo;
  3. Insufficienza di risorse naturali : scarseggiavano carboni e minerali di ferro. Fu costretta quindi all’importazione di parecchie materie prime; -Fattori favorevoli allo viluppo:
  4. Rivoluzione Francese : se da un lato è vista come un fattore sfavorevole dall’altro spazzò via rapidamente l’ancien regime affermando la piena proprietà individuale delle terre. Furono soppressi i dazi interni, fu introdotto il sistema metrico decimale e fu permessa la libera circolazione di merci, uomini e capitali. La Rivoluzione ebbe il compito di chiudere definitamente con il passato in tempo relativamente breve.
  5. L’insegnamento e la ricerca : La Rivoluzione ebbe mach eia compito di riformare l’insegnamento puntando sulla matematica e sulla scienza.
  6. L’opera dei sansimoniani : assegnavano una funzione trainante a scienziati e industriali e inneggiavano al progresso scientifico ritenuto capace di portare alla felicità. 8.3 Le attività produttive in Francia La Francia era la patria della fisiocrazia , cioè quella scuola di pensiero che predicava le virtù dell’agricoltura. I fisiocrati infatti ritenevano chela ricchezza di un paese si fondasse sull’agricoltura. La Rivoluzione Francese contribuì al consolidamento della piccola proprietà contadina, i contadini divennero proprietari delle terre che coltivavano. La prevalenza della piccola proprietà però ostacolò lo sviluppo essendo i contadini legati al conservatorismo e all’individualità e non ai miglioramenti agricoli e allo sviluppo. L’ industria era caratterizzata da piccole imprese come quella siderurgica, tessile. Era molto più arretrate di quelle inglesi e perciò si servivano di misure tecnologiche dalla Gran Bretagna. Inventarono però il meccanismo Jacquard cioè un dispositivo adattato al telaio capace di ricamare disegni sulle stoffe.( Industrie del lusso) Le riforme favorirono l’attività industriale. La Rivoluzione abolì le corporazioni e concesse piene libertà al mercato del lavoro. Fu approvata la legge Le Chapelier che vietava l’associazione di lavoratori e di imprenditori. Il Codice Civile e quello Napoleonico regolarono con chiarezza i rapporti tra individui e attività economica. Si basavano sull’uguaglianza ma non quella tra lavoratore e datore di lavoro.

PARTE SECONDA (La seconda rivoluzione industriale 1850-1950)

9. Le fasi della crescita (1850-1914) 9.1 I dati della crescita La Seconda Rivoluzione industriale si sviluppò fra metà Ottocento e la Prima guerra mondiale, ma proseguì anche dopo di essa. L’economia dei paesi nell’Ottocento era ancora basata sull’agricoltura che riusciva soltanto a mantenere chi coltivava. Le aree arretrate prevalevano su delle sviluppate. la crescita rallentò per le due guerre e la Grande Depressione degli anni Trenta. La produzione di generi alimentari crebbe in maniera molto superiore dell’incremento della popolazione. Aumentò la disponibilità di fonti di energia, specialmente del petrolio. Aumentò l’estensione delle reti ferroviarie in Europa e negli Stati Uniti. L’industria divenne il settore più importante e la borghesia assunse il ruolo di classe dominante. Fino al 1914 ci furono due fasi di crescita e una di depressione quindi nel complesso fu un periodo di sviluppo. 9.2 L’espansione di metà secolo Dal 1848 al 1873 ci fu una prima fase di espansione (fase “a” del ciclo di Kondratieff) caratterizzata dall’incremento dei prezzi, salari e profitti. Questo aumento fu moderato e regolare ecco perché portò a uno sviluppo; permise ai consumatori di incrementare i consumi e aver utili più elevati e poter ridurre i rischi di fallimento. Lo sviluppo è dovuto a:

  1. L’affermazione del libero scambio : fu applicato da quasi tutti i paesi europei sulla scia dell’Inghilterra che aveva applicato tariffe doganali che colpivano solo alcuni prodotti. I governi europei applicava i cosiddetti trattati commerciali che fissavano i dazi applicati alle merci che si scambiavano. Contenevano la clausola della nazione più favorita che imponeva di trovare soluzioni utili a entrambi i paesi e in relazione ad altri paesi.
  2. Sviluppo mezzi di trasporto : si sviluppò il trasporto ferroviario e la navigazione marittima, riducendo così i costi di trasporto. Aumento sviluppo commercio internazionale.
  3. Maggiore disponibilità d’oro : furto scoperti giacimenti d’oro in California e Australia. Fu utilizzato in p arte per la moneta circolante e in parte come riserva per garantire l’emissione di moneta cartacea. 9.3 La depressione Nel 1873 iniziò una fase di depressione (“Grande Depressione” / Fase b di Kondratieff) caratterizzata da una diminuzione dei prezzi, salari e profitti. Era dovuta a:
  4. Aumento dell’offerta : dei prodotti agricoli e industriali. Aumento delle quantità sul mercato a prezzi sempre più bassi. La produzione agricola aumenta anche grazie alla messa a coltura di nuovi terreni;
  5. Riduzione costi di trasporto : portò alla crisi agraria europea. Con tecnologie più veloci ed efficienti gli Stati Uniti ne trassero grosso vantaggio a differenza dei paesi europei che si trovano invasi da l grano americano e russo causando una riduzione dei redditi degli agricoltori;
  6. Diminuzione della produzione dell’oro : il progressivo esaurimento delle miniere in California e Australia causò una diminuzione di produzione dell’oro. Ci fu quindi una diminuzione id moneta circolante che non risultò sufficiente alle necessità di accrescimento di produzione. Questa depressione economica però si inseriva in un trend positivo dell’economia. Le imprese tentarono di ridurre i costi di produzione sfruttando le innovazioni e accrescendo le dimensioni, sfruttando le economie di scala. I governi decisero di tornare al protezionismo per difendere la produzione nazionale. Questo non impedì gli scambi e lo sviluppo anzi tra le due guerre il protezionismo portò ad un notevole sviluppo. Inoltre ci fu una ripresa del colonialismo da parte dell’Europa, utilizzando le colonie come mercato di sbocco per la loro produzione e per ospitare la popolazione esuberante della madrepatria. 9.4 La Belle époque Da 1896 iniziò un nuovo periodo di espansione che durò fino alla Prima guerra mondiale caratterizzata da una crescita dei prezzi, salari e profitti. Si sviluppò il settore dei metalli e del petrolio, dell’elettricità e dei mezzi di trasporto. Si venne costituendo una forma di economia mondiale anche assicurò libertà di movimento di merci e capitali. Ottimismo nella scienza e nella

tecnica. Furono scoperti nuovi giacimenti d’oro in Canada e Alaska. Ci furono più mezzi di pagamento necessari per sostenere lo sviluppo.

10. Le condizioni della crescita (La popolazione) 10.1 Le dinamiche della popolazione Uno dei fattori di crescita economica fu l’ incremento demografico che portò ad un aumento del 40% della popolazione mondiale tra ill 1850 e il 1914. Il peso demografico dell’Europa era elevatissimo. Fu determinato da una riduzione del tasso di mortalità dovuto a un miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie, progresso della medicina e sviluppo dell’industria farmaceutica, maggior disponibilità di generi alimentari. Ciò portò ovviamente anche alla diminuzione del tasso di mortalità. Anche il tasso di natalità si abbassò grazie al controllo delle nascite con metodi primitivi; era costoso mantenere un figlio. La vita media si allungò fino a 60 anni per gli uomini e 65 per le donne. L’incremento demografico causò una sovrappopolazione delle campagne europee anche perché l’agricoltura richiedeva meno manodopera; molti dovettero emigrare e cercare lavoro altrove. La popolazione divenne più istruita e il numero di analfabeti diminuì grazie anche all’azione dello Stato. Si puntò allo sviluppo del cosiddetto capitale umano , per incrementare le capacità professionali per consentire di elevare la qualità e la produttività del lavoro. 10.2 L’urbanesimo L’esodo dalle campagne comporta l’accentuazione del fenomeno dell’ urbanesimo. Londra e Parigi superarono il milione di abitanti. La struttura e la funzione delle città si modificarono. Il centro delle attività si spostò nel quartiere d’affari. La vecchia città vedeva palazzi abitati da commercianti e artigiani al pianterreno, borghesi agiati ai primi piani e agli ultimi i piccoli impiegati. La nuova città vedeva invece il quartiere borghese che si trovava al centro della città e il quartiere degli operai in periferia. L’urbanizzazione comportò illuminazione delle strade prima con il gas e poi con la luce elettrica, tram a elettricità e la costruzione delle prime metropolitane. 10.3 I grandi flussi migratori L’ emigrazione fu l’altra conseguenza dell’esodo dalle campagne. Agirono sull’emigrante motivi di espulsione che lo inducevano a lasciare il proprio paese come le cattive condizioni economiche; il viaggio costava poco e ciò incoraggiava a emigrare, molto spesso erano i governi a esortare l’emigrazione per popolare le colonie. I motivi di attrazione erano la possibilità di trovare un lavoro e migliorare il proprio stato nel paese di destinazione. Le principali destinazioni erano gli Stati Uniti e l’America del Sud. I paesi di provenienza furono diversi. Si sviluppò anche un fenomeno di migrazione interna europea da est a ovest e da sud a nord. La Francia fu un paese ad altissimo tasso di emigrazione. Il fenomeno diminuì a partire dalla prima guerra mondiale anche grazie alla regolamentazione di afflusso degli stranieri come il sistema delle quote americano in base al quale si stabilì una quarta fissa di possibili emigranti. Una novità fu l’apparizione di nuove figure di migrazione quali profughi costretti ad abbandonare le loro terre per sfuggire agli eventi bellici o alle persecuzioni. 10.4 Gli effetti dell’emigrazione Questi grandi spostamenti causarono effetti positivi e negativi. Nei paesi di partenza lo svantaggio era il vuoto demografico lasciato dagli emigrati. I vantaggi erano il miglioramento ella condizioni di vita per l’aumento di alari dovuto alla diminuzione dell’offerta di braccia per i lavori; inoltre un altro vantaggio erano le riserve che gli emigrati facevano arrivare in patria tramite valuta straniera, soldi che essendo depositati in banca potevano essere reinvestiti. L’effetto positivo per i paesi di destinazione era l’afflusso di risorse per la nazione che li accoglieva, iniziando subito a lavorare e avendo buona iniziativa e capacità di adattamento. Inoltre trattandosi principalmente di giovani innalzavano il tasso di natalità eia benessere del paese. Lo svantaggio era che c’era difficoltà di integrazione a causa di lingue, culture e religioni diverse.

somme venivano investiti in cose sicure, come titoli di Stato. Nacquero anche le Casse di risparmio postale , con risparmio raccolto negli uffici postali;

  1. Istituti di credito fondiario : lo scopo era concedere mutui a lunga durata rimborsabili a rate secondo un piano di ammortamento con garanzia ipotecaria su immobili. Si approvvigionavano di fondi tramite emissioni di obbligazioni chiamate “ cartelle fondiarie ”.
  2. Banche cooperative : si dividevano in banche popolari (nei centri più importanti) e casse rurali (nei piccoli centri) e concedevano prestiti ai soci che erano per lo più artigiani. contadini, impiegati.
  3. Banche commerciali o di deposito : costituite sotto forma di società anonime disponevano di una rete di sportelli, accoglievano depositi dal grande pubblico e investivano in attività economiche di grandi e piccole imprese. Al vertice di questi sistemi bancari vi erano gli istituti di emissione che cominciano ad agire come “prestatori di ultima istanza”. Concedevano prestiti alle banche andandosi a posizione al di sopra di tutti tanto da prendere il nome di banche centrali. Vi era un tasso ufficiale di sconto fissato dagli istituti di emissione per i prestiti e i tassi fatti dalle banche minori dovevano seguire l’andamento di questo prestito a monte. I biglietti emessi dalle banche avevano corso legale e ciò ridusse la circolazione di moneta metallica. Il sistema di pagamento prevalente era la moneta bancaria costituita da biglietti di banca e depositi a vista. 11.5 I modelli bancari Durante la seconda rivoluzione industriale l’industrializzazione divenne più costosa. Erano necessari ingenti quantità di capitali forniti dal finanziamento industriale e dalla Borsa che procurò finanziamenti tramite collocazione sul mercato di azioni o obbligazioni. In Europa si svilupparono due tipi di modelli bancari:
  4. Modello anglosassone : (“ Banca pura ”) raccoglieva depositi a vista e concedeva prestiti a breve termine alle imprese. Per i finanziamenti a lungo termine c’erano le merchant banks.
  5. Modello continentale o tedesco ; (“ Banca mista ”) raccoglievano depositi a vista e concedevano prestiti a breve, medio e lungo periodo soddisfacendo ogni richiesta. Così aumentava il rischio perché ci si impegnava a medio-lungo termine e si rischiava di non avere liquidità per un eventuale rimborso ai soci. Ma operando in un periodo di sviluppo riuscirono a fare grandi profitti, ma col tempo la situazione peggiorò. Le banche finanziavano le imprese acquisendo le azioni. Quindi si instauravano stretti rapporti con le imprese, partecipando in quanto azionisti ai consigli di amministrazione. Il modello tedesco si mostrò adatto ai paesi più arretrati che dovevano recuperare lo svantaggio con quali più sviluppati. La Francia adottò un sistema simile a quello britannico con “banche di deposito” per il breve termine e “banche d’affari” per investimenti industriali. 11.6 Il gold standard Un altro elemento importante fu l’adesione di quasi tuti i paesi al gold standard. Molti paesi avevano ancora o tutto il sistema d’argento o argento e oro. Avere il bimetallismo comportava che entrambe le monete devono avere lo stesso valore, mai con la coperta di nuove miniere d’argento in Nevada, il valore dell’argento diminuì e l’utilizzo dell’oro diminuì, diventato l’argento la moneta cattiva che mette da parte la moneta buona cioè l’oro ( Legge di Gresham ). Con l’adesione al gold standard si realizzò un sistema di cambi fissi fra monete, legato all’oro. Le banconote venivano cambiate in oro, ma ci doveva essere un tasso di cambio fisso per consentire di calcolare la convenienza del cambio ai commercianti. La sterlina rimase e si consolidò come la moneta internazionale.

12. Le attività produttive 12.1 Le innovazioni in agricoltura Nonostante l’aumento della popolazione, le carestie in Europa occidentale scomparvero; ciò significa che ci fu un aumento della produttività agricola che supporto l’aumento demografico. Questo sviluppo agricolo fu dato da:

  1. Utilizzazione delle macchine agricole : inizialmente erano trainate da animali o forza del vapore; successivamente fu utilizzato il motore a scoppio sui trattori che ridusse i tempi e rese più efficiente la produzione. Le macchine agricole si potevamo usare se c’erano grandi

estensioni di terreno pianeggianti e monocoltura e in presenza di grandi proprietari terrieri che avevano capitali per acquistare le macchine. Oppure tanti piccoli agricoltori si riunivano e acquistava macchinari. Furono utilizzate molto nelle zone cerealicole.

  1. La diffusione dei concimi : grazie all’utilizzo di concimi e fertilizzanti si ridiede fertilità alle terre. Non solo fertilizzanti naturali (letame) ma anche chimici come: guano, nitrato di sodio, antiparassitari. 12.2 L’agricoltura mondiale e l’Europa Lo sviluppo dell’agricoltura fu favorito anche dall’estensione dello spazio agricolo grazie all’abbattimento di boschi e opere di bonifica. L’agricoltura si sviluppava la dove l’industria si affermava, fu conseguenza dello sviluppo industriale. Le zone temperate (Stati Uniti, Canada, Argentina e Australia) svilupparono un’a gricoltura estensiva , basata su una bassa qualità del raccolto ma un’elevata quantità. Nelle zone tropicali (Antille, Brasile, Indonesia) erano diffuse le piantagioni coltivate a basso costo. La produzione era destinata all’esportazione in Europa. Si trattava di cacao, tè. banane, caffè. Fu molto importante l’esportazione di gomma dal Brasile (caucciu), ricavata da un albero selvatico. Successivamente fu esportato clandestinamente questo albero dagli inglesi che lo piantarono e misero sul mercato. 12.3 Lo sviluppo della tecnologia e della ricerca L’industria e il settore terziario stavano diventando i settori più importanti; erano caratterizzati dal progresso dei sistemi di produzione e de una crescente concentrazione che portò alla creazione di grandi imprese. Nella seconda metà dell’Ottocento si concentrano tantissime invenzioni grazie ad una cosiddetta rivoluzione tecnologica grazie al legge tra scienza, tecnica e industria. La necessità di affrontare e risolvere nuovi problemi posti dal processo produttivo obbligò a una collaborazione fra ricerca “pura” e applicazione tecnica. L’invenzione diventa frutto di un lavoro comune fra diversi individui. La ricerca scientifica prese piede nelle aziende grazie a strette collaborazioni tra università e aziende. 12.4 Una nuova fonte di energia: il petrolio Le fonti di energia si ampliarono e accanto al carbone si sviluppò il petrolio. L’estrazione del carbone aumentò e alla fine della seconda guerra mondiale il carbone costituiva il 50% delle fonti di energia totali. L’estrazione del petrolio cominciò negli Stati Uniti nel 1859. All’inizio era utilizzato per l’illuminazione domestica e la lubrificazione delle macchine. Successivamente si utilizzò per il motore a scoppio e per la produzione di elettricità. Nel 1913 gli Stati Uniti detenevano il 60% della produzione mondiale. L’Europa era ricca di carbone ma povera di petrolio; numerosi altri paesi come il Venezuela e del Medio Oriente si affacciarono sul mercato del petrolio. L’interesse per la disponibilità di petrolio portò alla costituzione di un cartello internazionale (accordo) fra le maggiori produttrici con il nome di “ sette sorelle”. il primo accordo ci fu nel 1928 fra tre società: (Standard Oil of New Jersey) statunitense, (Royal Dutch Shell) olandese, (British Petroleum) inglese. In seguito si aggiunsero altre quattro società americane. 12.5 Vecchie e nuove industrie Fra le industrie più antiche vi erano quelle tessili : si passò dalla lavorazione a mano a quella meccanica e si realizzano incrementi di produzione. A partire da fine Ottocento l’importanza del settore tessile venne ridimensionato poiché i paesi europei dovevano importare le materie prime da altri paesi che impararono a produrre in questo settore e non compravano più dai paesi europei. A metà Ottocento l’ industria siderurgica dette affrontare il problema di come riuscire a produrre acciaio a buon mercato. L’acciaio si otteneva dal sistema del puddellaggio che essendo costoso portava a produrre quantità minime. Nel 1856 si brevettò un nuovo sistema che permetteva di ricavare l’acciaio direttamente dalla ghisa fusa utilizzando il convertitore Bessemer che venne perfezionato nel 1878. Ci troviamo nel periodo del ferro e dell’ acciaio con la costruzione della Tour Eiffel a Parigi. Fra le industrie più importanti della seconda rivoluzione ricordiamo: l’ industria metallurgica che iniziò la lavorazione su larga scala dei metalli, la scoperta dell’alluminio che inizialmente era considerato un materiale pregiatissimo e successivamente iniziò ad esser prodotto industrialmente in Francia e quindi perse valore. Divenne comunque il materiale per eccellenza

13. La grande impresa 13.1 La formazione della grande impresa Fino alle fine del XIX secolo le grandi imprese erano solo quello che producevano beni strumentali e intermedi poiché sfruttavano le economie di scala nella produzione, commercializzazione e ricerca tecnica. Conto sviluppo dell’industrializzazione i vantaggi divennero sempre più numerosi e si sviluppa molte grandi imprese ( corporation) che disponevano di un capitale elevato, un gran numero di lavoratori e costituivano un centro di accumulazione di conoscenze scientifiche e tecniche. La forma giuridica era quello di società anonime o per azioni. La grande impresa si costituì con l’incorporazione e fusione di piccole aziende. La concentrazione orizzontale aveva lo scopo di riunire imprese operanti nello stesso settore, invece quella verticale di riunire imprese che producessero uno stesso prodotto. L’affermazione di un’economia mondiale portò alla formazione di imprese multinazionali che operavano in diversi paesi con società autonome (filiali) mantenendo la direzione nel paese d’origine. Per realizzare interessi comuni si costituirono i cartelli e il trust: i cartelli erano accordi tra imprese che decidevano quanto produrre e il prezzo di vendita e si svilupparono in Germania. Il trust invece è una concentrazione industriale attuata negli Stati Uniti costituita da una società (Holding) che possiede tante altre aziende tramite una quota di azioni (pacchetto di controllo) non necessariamente pari a più del 50%; furono fondate per avere la stessa direzione strategica. Le imprese nascevano come imprese familiari , ma con l’espansione della dimensione dell’impresa si arrivò a una completa separazione fra proprietario manager. I proprietari affidavano la guida dell’impresa a un manager limitando i suoi poteri tramite il CdA. I manager venivano preparati nelle prime scuole superiori di commercio e Business School. Si sviluppò la “ Sindrome di Buddenbrook ” secondo cui la famiglia del fondatore dell’impresa dopo la seconda generazione non era più interessata all’impresa di famiglia e tendeva a cambiare. 13.2 Taylorismo e Fordismo Frederick Taylor sviluppò nel 1911 una visone scientifica di organizzazione del lavoro dividendo il lavoro in operazioni semplici e cronometrando il tempo della singola operazione per ottimizzare la produzione. Furono fissati tempi standard di ogni operazione e gli operai furono incentivati da un compenso in denaro (cottimo) per ciascun peso prodotto. Sviluppò la catena di montaggio , ovvero un nastro con dei pezzi con cui ogni operaio doveva svolgere la propria operazione ( standard e ripetuta e limitata nel tempo) senza bloccare o rallentare la catena di produzione. Gli operai specializzati persero prestigio e potere contrattuale essendo le operazioni semplici ed eseguiti da chiunque. I ritmi di lavoro ebbero una forte accelerazione. L’industria che sfruttò di più la catena di montaggio fu quella automobilistica con il Fordismo che portò avanti una politica di alti salari per permettere anche agli operai di accedere all’acquisto dell’automobile che era vista come un bene di lusso e per pochi. Dagli Stati uniti questo modello si sviluppò anche in altri paesi industrializzati. Queste nuove tecniche portarono alla monotonia di lavoro, disturbi psichici per i lavoratori e liquidazione della professionalità operaia. 13.3 Le piccole e medie imprese e la cooperazione Nonostante lo sviluppo della grande impresa, le piccole e medie rivestivano una ruolo importante. Queste si dimostravano più “umane” nei confronti dei lavoratori, ma gli interessi della classe operaia erano meglio salvaguardati e difesi dalle grandi imprese a carattere sindacale. Si svilupparono anche nuove forme di imprese: le imprese corporative , costituite da persone che si associavano per gestire l’attività economica, non erano a scopo di lucro ma rispondeva a finalità etiche e sociali. Ne esistevano di tre tipi:

  1. Cooperative di consumo : sorsero in Inghilterra e si diffusero con lo scopo di acquistare beni di consumo e rivenderli all’ingrosso ai soci a prezzi convenienti.
  2. Cooperative di produzione : sorsero in Francia e riunirono gruppi di lavoratori per svolgere attività di produzione. Si distinsero le cooperative agricole maggiormente sviluppate negli Stati Uniti.
  3. Cooperative di credito : sorsero in Germania per raccogliere risparmi ed esercitare credito ai soci. (casse rurali e banche popolari) Alcune imprese cooperative si svilupparono e diventarono grandi imprese.

14. I paesi industrializzati ( Gran Bretagna e Francia) 14.1 I diversi ritmi dello sviluppo L’ andamento dello sviluppo economico fu molto diverso da paese a paese. Analizzando i tassi percentuali di crescita del PIL pro capite fra i 1820 e il 1950 si può vedere come i paesi più arretrarti tentarono di avvicinarsi alla Gran Bretagna. Nel 1820 i paesi meno lontani erano Stati Uniti e Francia, Germania e Italia si trovavano poco più indietro, mentre Russia e Giappone erano più arretrati. Nel 1870 solo Stati Uniti e Germania si erano avvicinati alla Gran Bretagna, mentre gli altri videro incrementare il loro svantaggio per l’accelerazione dello sviluppo inglese. Dopo il 1870 fu la Gran Bretagna a rallentare mentre altri paesi crescevano molto più rapidamente. Alla vigilia della Prima Guerra mondiale infatti gli Stati Uniti avevano superato il paese leader, mentre Francia e Germania vi si erano avvicinati, Russia e Giappone avevano accorciato le distanze ma si dimostrarono più indietro di quanto non lo fossero prima. Entro il 1950 nessun paese oltre gli Stati Uniti riuscì a raggiungere la Gran Bretagna, anzi la Germania perse terreno e Italia e Giappone restarono stazionari. Tutti erano però distanti dagli Stati Uniti che si dimostrano il paese da imitare. 14.2 Il declino relativo della Gran Bretagna Nella seconda metà dell’Ottocento la Gran Bretagna visse uno dei periodi più prosperi della sua storia che coincide con il regno della regina Vittoria che però si concluse con un rallentamento della crescita (“ Declino Relativo ”); i paesi meno sviluppati presentavano un maggiore dinamismo che portarono al raggiungimento o al superamento della Gran Bretagna che però mantenne basi solide. Un elemento di forza fu la popolazione che continuò a crescere nonostante l’emigrazione; l’ industria conservava un posto importantissimo tanto che nel 1870 era ancora la prima nazione manifatturiera nel mondo, anche se alla vigilia della prima guerra mondiale fu superata da Stati Uniti e Germania con lo sviluppo del vapore ancora poco utilizzato e del carbone. Alla Gran Bretagna rimase però il primato nel commercio estero dato che il paese dava grande importanza all’importazione di generi alimentari e materie prime e all’esortazione di manufatti. Il paese mostrava un disavanzo nella bilancia commerciale ma un avanzo in quella dei pagamenti. L’ agricoltura conobbe un periodo di crisi a causa della scelta liberoscambista, sopratutto quando i prezzi crollarono a causa dell’arrivo di prodotti a buon mercato da pesi lontani. 14.3 Le cause del declino Il declino dell’economia britannica ebbe molte cause:

  1. Lo svantaggio del first comer : L’Inghilterra fu il promo paese a industrializzarsi, dunque aveva un apparato industriale obsoleto, non più al passo con la nuova realtà. Non erano interessati ai miglioramenti tecnologici a causa di una sorta di inerzia degli imprenditori che non si interessavano neanche di rinnovare le oro imprese o introdurre forme manageriali. Continuarono a trovare mercato nelle colonie dove le esigenze non richiedevano un elevato tasso di modernità;
  2. La dipendenza dall’estero : gli inglesi erano costretti ad importare parecchie derrate alimentari, dunque dipendevano molto dall’importazione e quindi da altri paesi esteri;
  3. Il sistema d’istruzione : il sistema scolastico era inadeguato di fronte alle esigenze dello sviluppo industriale. L’istruzione era riservata agli aristocratici e aveva un’impronta classica e non improntata alle scienze della produzione.
  4. Il ruolo dello Stato : in Gran Bretagna il ruolo dello Stato era impiantato sul principio liberale secondo cui lo Stato non doveva intervenire nell’economia. il declino relativo continuò anche dopo la seconda guerra mondiale e la Gran Bretagna non raggiunse più i livelli del 1870. 14.4 La Francia dal Secondo Impero alla Belle Epoque Fra la metà dell’Ottocento e la Grande Guerra l’economia francese continuò una lenta ma costante crescita. L’i ndustria conobbe una lenta evoluzione data la presenza di tante medio-piccole imprese familiari che però erano molto diversificate e avevano una struttura produttiva flessibile che permetteva di fronteggiare eventuali crisi. Grandi agglomerati industriali erano solo a Parigi e Lione. I Francesi erano grandi risparmiatori , in particolare i borghesi e la nobiltà che tendeva al risparmio e alla mentalità del rentier , ovvero vivere di rendita. La popolazione era anziana e si tendeva a risparmiare e avere pochi ma sicuri interessi rispetto a investire e rischiari per avere