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Una panoramica approfondita della cultura fiorentina durante il rinascimento, analizzando il ruolo del mecenatismo, le diverse correnti dell'umanesimo e le principali figure letterarie del periodo, come lorenzo il magnifico e poliziano. esplora le opere letterarie, i temi principali e il contesto storico-politico che ha contribuito alla fioritura culturale di firenze, evidenziando il passaggio dal latino al volgare e l'evoluzione della poesia. Inoltre una descrizione dettagliata delle diverse forme di umanesimo e del loro impatto sulla società fiorentina.
Tipologia: Sintesi del corso
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Orizzonte sociale e culturale del mondo signorile
Se nel Medioevo manca la prospettiva storica, il senso della distanza storica, una visione concettuale della
realtà, che viene vista tutta appiccicata, unita al
presente, e non si conosce la differenza tra passato e
presente;
(la divina commedia è infatti un’opera che parla di
come un uomo e l'umanità intera si può salvare!)
nell'umanesimo non è più così→ viene introdotto un senso della prospettiva (scienza che nasce proprio nel
'400), ed è la necessità di rappresentare ogni cosa nella
dimensione che realmente оссuра, la differenza tra
medioevo e umanesimo quindi sta nella prospettiva
storica.
E cambiano anche molte altre cose:
● dopo la crisi sociale ed economica del 1380, succede un periodo di ricostruzione, specialmente nella nostra penisola, (Francia e Inghilterra sono devastate dalla guerra dei cent’anni) sempre più mercanti investono ampliando i propri possedimenti terrieri → così i forti guadagni della campagna vengono spesi dalle famiglie importanti delle città per mostrare la loro magnificenza, facendo realizzare opere architettoniche e artistiche. Nel mentre accresce il divario tra città e campagna, una sede
del potere e della cultura, e l’altra luogo dello sfruttamento & con l’arricchimento dei mercanti si forma una nuova aristocrazia. ● E, dopo le lotte sociali, si afferma un nuovo assetto sociale: le SIGNORIE, che in Italia sono diverse tra loro, ma hanno dei tratti comuni: il potere è nelle mani di un uomo, il signore; il cui compito era quello di garantire la pace, frenando i conflitti tra le varie fazioni e famiglie comunali e rendono ereditari i loro poteri. E’ in questo clima che prende piede il Rinascimento.
(Questi processi di sviluppo della società, che vanno dal 1380 al 1494, portano l’Italia ad espandersi e acquisire prestigio culturale in tutta Europa).
Con il termine Rinascimento si indica un insieme di fenomeni che si sviluppano nel secolo XV e il termine fa riferimento al rinascere dell’uomo, del suo impegno sociale e culturale e della sua aspirazione a scegliere il proprio destino. E una novità importante è un nuovo interesse per la natura, un ottimismo che esalta l’uomo come signore della natura stessa. Ma i confini temporali del Rinascimento non sono facilmente definibili, secondo alcuni inizia con Petrarca e Boccaccio, secondo altri dopo la crisi del 1380. E si sono fatte molte sovrapposizioni con il concetto di Umanesimo e Rinascimento, perché il sentimento di rinascita era nato grazie agli studi degli umanisti, al culto dell’antichità, e grazie a un interesse per i testi antichi scomparsi e dal
cose non sono sufficienti senza la cultura, perciò viene
messa in atto una politica di MECENATISMO (i signori ospitavano nelle loro corti, artisti, letterati e
garantivano loro la possibilità di dedicarsi alla loro
attività artistica senza preoccuparsi di procurarsi il
necessario per mantenersi).
Così ben presto, Firenze, Milano, Mantova, Urbino,
Ferrara diventarono importanti centri non solo politici ma anche culturali, dove trovarono
ospitalità i maggiori intellettuali italiani dell’epoca.
Così il ruolo dell'intellettuale cambia molto: ora è un uomo di corte, ha compiti diplomatici con le altre signorie, viene assunto come consulente o per intrattenere rapporti tramite lettere; e di conseguenza essi conquistano una nuova dignità, non sono più soltanto degli artigiani ma sono degli uomini di cultura & hanno tutto il tempo per dedicarsi allo studio e alla creazione artistica, possono godere della magnificenza dei signori che gli offrono tutto quello di cui hanno bisogno, senza preoccuparsi più di provvedere al loro sostentamento. E la cultura si mette al servizio della politica, è uno strumento di consenso popolare, quello che dà il vero potere e che fa primeggiare→ le signorie sono regimi autoritari che con iniziative culturali riescono ad acquisire consensi.
Ciò che garantisce il successo e il prestigio di una signoria è se la propria corte è un centro culturale di
grande importanza o meno, e per questo i Medici aprono le porte alle figure più importanti della letteratura di questo momento. Questa è la linea di comportamento sostenuta dal primo dei medici, che sarà continuata poi da Lorenzo de' Medici, che regnerà 20 anni (muore nel 1662), anni in cui si adoperò per il loro arricchimento culturale, ma si rendeva conto di agire in un contesto politico complesso, in un clima di ostilità con le altre famiglie. Allora attua e impone una politica che tenta di stabilire un equilibrio tra le varie signorie, così durante questi 20 anni l'italia visse un periodo di relativa pace, c'erano piccole discordie, ma non si arrivava alla grande conflittualità del passato, in cui tutte quelle risorse ed energie si perdevano per farsi la guerra, e non per dedicarsi alla fioritura e promozione della cultura→ è per questo che a Firenze nella cultura si ha una grande fioritura e l'Italia vive un periodo di grande sviluppo culturale! Alcune personalità importanti sono Luigi Pulci, autore comico,il filosofo Marsilio Ficino, c'è Poliziano (scrittore aulico), Lorenzo Valla, Guarino Veronese. (inoltre sia per lo strumento linguistico, il latino, sia perché gli umanisti operavano a stretto contatto con le classi dirigenti, la cultura umanistica era elitaria) I centri culturali: Firenze, che mantiene un primato indiscusso Venezia Padova, Vicenza, Verona Milano dei Visconti e poi degli Sforza
sperimenta molto nella lingua (a eccezione di Alberti, che traduce dei modelli metrici classici in volgare). Il Decameron continua ad imporsi come opera in volgare più diffusa, ma che nessuno osa imitare, gli scrittori si ispirano, ma scrivendo opere meno ambiziose→ tra tutti spicca Franco Sacchetti: lavorò a un’opera narrativa “Trecentonovelle”, una raccolta di 300 novelle, narrazioni brevi, non legate da una cornice, in cui mette in primo piano la beffa, attraverso personaggi borghesi o popolari. E a Firenze si diffondono 2 generi: le spicciolate, novelle sciolte che circolavano anonime; e le facezie (= brevi novelle comiche basate su un’unica circostanza paradossale). Nella poesia comica spicca l’esperienza poetica più interessante della prima fase del secolo XV→ i sonetti di Domenico di Giovanni detto il Burchiello , fiorentino che aveva una sua bottega in cui faceva parrucchiere e a volte anche dentista; e in cui riuniva un circolo culturale-politico legato ai gruppi antimedicei & la sua esperienza è caratterizzata dal non-sense =non ha un senso in particolare→ i suoi testi non si costruiscono su temi precisi, ma con l’accavallarsi di parole di diverse origini creando nessi insoliti. Realizza il procedimento del nonsense scoprendo l’irrazionalità implicita nel linguaggio comune, e il suo tipo di scrittura è una polemica sottintesa verso gli umanisti e la loro scrittura lucida e razionale, alla quale contrappone l’assurdità del linguaggio e la distorsione
della realtà. E’ un tipo di poesia che coglie lo spirito della cultura umanistica e lo contesta, creando una poesia alternativa a quella umanistica e classicistica; e che risponde e corrisponde in modo antitetico al nucleo centrale della cultura classicistica. Un sonetto è
“Nominativi fritti, e mappamondi”
NOMINATIVI FRITTI, E MAPPAMONDI, E L’ARCA DI NOÈ FRA DUE COLONNE CANTAVAN TUTTI CHIRIELEISONNE PER L’INFLUENZA DE’ TAGLIER MAL TONDI.
LA LUNA MI DICEA: CHE NON RISPONDI? E IO RISPOSI; IO TEMO DI GIANSONNE, PERÒ CH’I’ ODO, CHE ’L DIAQUILONNE È BUONA COSA A FARE I CAPEI BIONDI.
PER QUESTO LE TESTUGGINI, E I TARTUFI M’HANNO POSTO L’ASSEDIO ALLE CALCAGNE, DICENDO, NOI VOGLIAM, CHE TU TI STUFI.
E QUESTO FANNO TUTTE LE CASTAGNE, PE I CALDI D’OGGI SON SÍ GRASSI I GUFI, CH’OGNUN NON VUOL MOSTRAR LE SUE MAGAGNE.
E VIDI LE LASAGNE ANDARE A PRATO A VEDERE IL SUDARIO, E CIASCUNA PORTAVA L’INVENTARIO.
Parafrasi:
Il termine umanista in senso stretto indica ogni uomo di cultura che nel ‘400 si dedica a un attività letteraria in latino facendo riferimento ai classici latini→ e nell’attività letteraria ha molta importanza la perfezione formale, e la ricerca di armonia e equilibrio. E c’è un superamento della letteratura medievale→ gli umanisti rifiutano il pensiero del medioevo, vogliono studiare non più il cosmo e le essenze metafisiche, ma indagano l’uomo, la sua parola e comportamento: questo perché si pone al centro l’uomo. (I rapporti tra umanisti e signori è complesso→ gli umanisti hanno bisogno di raggiungere prestigio sociale e assicurarsi l’appoggio dei signori, e per questo li esalta; ma può capitare che non è soddisfatto delle ricompense ricevute e cercare appoggio da altri potenti). Inoltre i caratteri generali dell’umanesimo non sono gli stessi in tutte le zone d’Italia: Umanesimo repubblicano→ a Venezia e Firenze, mira a collegare letteratura e impegno civile; (la cultura umanistica si inizia a sviluppare a Firenze, dove si elabora un mito di Firenze come erede dello splendore dell’antica repubblica romana) Umanesimo cortigiano→ diffuso in quasi tutti gli altri centri, vede la letteratura come sostegno del potere signorile; Umanesimo laico e mondano→ la vita terrena; Umanesimo cristiano→ approfondisce l’esperienza religiosa risalendo ai valori del Cristianesimo; Umanesimo filologico→ mira a ricostruire i testi antichi;
Umanesimo filosofico→ elabora una nuova visione del mondo partendo da un nuovo rapporto con la filosofia antica. Assume grande importanza l’educazione, che elabora una pedagogia basata sul valore formativo della lettura dei classici→ l’educazione letteraria deve fornire agli individui una dignità e coscienza di sé. Questa visione dell’educazione è proposta da grandi umanisti come Guarino Veronese e Vittorino da Feltre. E la gestione della cultura e educazione era in mano alle corti principesche, grazie al lavoro degli umanisti al servizio dei signori→ al di fuori delle corti hanno un ruolo fondamentale le cancellerie della Repubblica di Firenze e la corte papale. → La curia romana era un polo di attrazione per molti intellettuali, per i suoi stretti rapporti con Firenze e con tutta l’Europa. Promotore della cultura fu papa Nicolò V, fondatore della Biblioteca Vaticana, e un intellettuale di spicco qui fu Silvio Piccolomini. Inoltre altra caratteristica dell’umanesimo è che si appoggia su istituzioni libere e non più chiuse e rigide come nel Medioevo, perché gli umanisti cercano luoghi d’incontro, perché amano discutere della loro cultura in riunioni di gruppo→ e talvolta questi gruppi si presentano come accademie (anticipando un’istituzione che si svilupperà nei secoli successivi); e nascono anche le biblioteche laiche. Le biblioteche laiche nascono come conseguenza alla principale attività degli umanisti, la filologia, ovvero la ricerca di testi perduti o dimenticati, per riportare in vita lo spirito degli antichi.
La storiografia si sviluppa sotto lo stimolo di risalire alle origini della civiltà contemporanea, di ritrovare le antiche radici, e un modello classico è Tito Livio.
Legato a Firenze fu lo scrittore Poggio Bracciolini→ che si presenta come spregiudicato umanista laico che riscopre i testi fondamentali della cultura latina. Mentre Lorenzo Valla→ diede un importante contributo alla filologia umanistica, integrando gli interessi per la retorica, diritto, morale, religione, storia (ad esempio in un suo dialogo rivaluta la morale epicurea fondata sul piacere, contro quella stoica, basata sulla virtù, e concilia l’insegnamento cristiano con l’aspirazione dell’uomo alla felicità). Leon Battista Alberti→ confronta la propria ricca cultura classica con i diversi campi del sapere, e riconosce alle arti il valore di compiuta espressione dell’uomo; e afferma la dignità del volgare per la lingua scritta (inaugurando l’umanesimo volgare). Noti sono i suoi “Quattro libri della famiglia”, dialoghi in volgare tra i membri della famiglia Alberti, che prendono spunto dalle loro sventure politiche per affrontare il tema della conduzione della vita familiare. La famiglia qui appare come l'unico saldo valore, in mezzo all’incertezza della vita. Dal punto di vista linguistico questi dialoghi sono il primo tentativo di creare una lingua volgare collegata sia al latino umanistico sia alla prosa mercantile.
La letteratura della Firenze medicea
I livelli di bellezza che nella letteratura aveva raggiunto il latino avevano raggiunto il massimo della perfezione, ma questo ora non bastava più ora si vuole creare qualcosa di migliore a ciò che era stato fatto in passato→ il perfetto moderno doveva ispirarsi all’antico, ma doveva anche esprimere qualcosa di più grande, un spirito nuovo, le idee nuove che circolavano nella società del tempo, doveva essere qualcosa di attuale, che rifletteva la contemporaneità, ma in modo assoluto, tanto da imporsi come modelli nuovi E ora il volgare era una lingua che aveva raggiunto alti livelli espressivi, con il lavoro fatto dagli stilnovisti, ma aveva ancora margine di perfezionamento, mancava ancora di una grammatica vera e propria; ma c’è una ocnsapevolezza che il volgare può e dev’esere la lingua attraverso la quale la nuova letteratura, e la nuova cultura e società si devono esprimere→ e su questa linea di valorizzazione del volgare si pone Lorenzo de’ Medici, perché la letteratura deve poter essere di tutti, non è solo per i letterati, ma ora si inizia a vedere come un potente strumento per accrescere il prestigio della signoria. Perciò Lorenzo stimola la diffusione di una letteratura popolare, che diventi parte del patrimonio collettivo, per fare aumentare i consensi per la signoria e farla sentire vicina ai bisogni e alle esigenze del popolo. (per letteratura popolare non si intende quella che nasce nel e con il popolo, ma ci riferiamo a testi che sono scritti da uomini che appartengono a classi sociali e
sfilata di personaggi rappresentanti il corteo di Bacco), scritta nella forma metrica della ballata e con la celebre ripresa “Quanta bella giovinezza / che si fugge tuttavia” → qui la voce del poeta si fa voce collettiva, l’inquietudine per il consumarsi della giovinezza esprime il timore di una società per il minaccioso scorrere del tempo; quindi la poesia è un invito a godere del presente.
Il suo obiettivo era garantire pace e equilibrio a Firenze e far diventare Firenze un punto di riferimento per un equilibrio tra tutti gli Stati italiani; perciò tutta la sua attività intellettuale è collegata a questo suo progetto→ ed è grazie a lui che durante questi anni a Firenze si assiste ad un'importante fioritura culturale, in quanto i soldi che non venivano usati per le guerre erano investiti nell’arte e nella cultura. Infatti il confronto tra le signorie, si sposta dal livello espansionistico, bellico, a livello culturale; e di conseguenza le signorie facevano a gara per contendersi i migliori intellettuali del tempo. (Un esempio è il fatto che Poliziano si sposta dalla signoria di Firenze a quella dei Gonzaga)
Dal punto di vista culturale nella firenze medicea: si sviluppa un interesse anche per gli studi greci, e a un nuovo tipo di filosofia, che si rifà al pensiero di Platone & al tempo stesso Lorenzo sostiene la tradizione municipale/ comunale, prestando attenzione alle forme letterarie volgari più legate alla tradizione comunale a
Firenze→ così si assiste a una ripresa della letteratura volgare fiorentina (nella seconda metà del ‘400).
Il successo dei medici però poi portò ad una congiura, dei Pazzi, famiglia che voleva sostituirli, uccidendo Lorenzo, che si salva mentre rimane ucciso il fratello, Giuliano. I Pazzi erano convinti che una volta iniziata questa ribellione contro i Medici, il popolo li avrebbe seguiti, ma non fu così, e i Medici instaurarono un governo ancora più autoritario, Lorenzo reagì con una repressione e rafforzando il potere della sua famiglia. Questo evento segnò una svolta politica e nella vita culturale a Firenze, perché un importante intellettuale che operava presso i Medici, Poliziano, non condividendo la nuova politica autoritaria di Lorenzo, si trasferisce a Mantova, altra sede signorile, dove a governare c’erano i Gonzaga→ e Lorenzo capisce subito la strategia di Poliziano, che non era andato in una corte qualsiasi, ma in una corte che aveva una potenza politica importante, e che era la vera antagonista di Firenze; e comprende che la sua scelta era per esprimere il suo dissenso in merito alla politica di Lorenzo. E questo dispiace molto a Lorenzo, anche perché indebolisce il prestigio della sua signoria. Quindi il trasferimento di Poliziano sposta gli equilibri culturali e politici di quell'epoca, e Lorenzo si impegna per farlo tornare a firenze, e ci riesce, e a Poliziano viene dato un compito diverso, non era né precettore né
sono stereotipati, ma invece le vicende non seguono un unico percorso, ma si susseguono in modo casuale. E lo spettacolo del mondo consiste nel ripetersi di movimenti meccanici, in un caos vorticoso & nel poema domina la sproporzione, l’eccesso, i comportamenti fuori misura (non a caso il gigante Morgante è il personaggio caratteristico dell’opera). Il linguaggio che usa Pulci è quello popolare toscano, ricco di termini inconsueti e strani e lo trasforma in un qualcosa di colto; creando così una poesia in cui tutto può essere visto a rovescio e il mondo appare governato dalla sproporzione.
molto vasta: scrive sia lirica aulica, lirica di ispirazione petrarchesca e una poesia comico-burlesca, che segue lo stile di Pulci, di cui un esempio è la celebre “Nencia da Barberino”, poemetto in ottave (l’ottava è un metro tipicamente popolare, quindi già dal metro si intuisce il genere del componimento) sul modello della satira del villano. Poi scrive anche: due poemetti comici, Simposio e Uccellagione di starne; Orazioni, e il poemetto Altercazione, in cui si sente l’influsso della filosofia di Ficino; lavora a un “Comento sopra alcuni dei suoi sonetti”, in cui ricollegandosi alla Vita Nuova e al Convivio, spiega i complessi significati morali di alcune Rime;
mentre in altri scritti appaiono stretti i contatti con il classicismo volgare di Poliziano (fatto di immagini immagini di natura equilibrata e che descrive il paesaggio toscano come un qualcosa di mitico e ideale) → fino a che verso fine ‘400 il classicismo volgare domina l’esperienza letteraria di Lorenzo.
LORENZO DE’ MEDICI, “ Nencia da Barberino” 1 ARDO D’AMORE ET CONVIEMMI CANTARE PER UNA DAMA CHE MI STRUGGE IL CORE, C’OGN’OTTA CH’I’ LA SENTO RICORDARE EL COR MI BRILLA ET PAR CHE GLI ESCA FORE. ELLA NON TRUOVA DI BELLEZZE PARE, COGLI OCCHI GITTA FIACCOLE D’AMORE; IO SONO STATO IN CIPTÀ ET CASTELLA ET MAI NON VIDI GNUNA TANTO BELLA. Brucio d'amore e devo cantare per una donna che mi strugge il cuore, poiché ogni volta che sento parlare di lei il cuore mi palpita e sembra uscire fuori dal petto. Nessuna donna è pari a lei in bellezza, lei getta fiaccole d'amore dagli occhi; io sono stato in città e castelli e non ne ho mai vista un'altra bella quanto lei. 2 IO SONO STATO A EMPOLI AL MERCATO, A PRATO, A MONTICELLI, A SAN CASCIANO, A COLLE, A POGGIBONZI, A SAN DONATO, ET QUINDAMONTE INSINO A DECOMANO; FEGHINE, CASTELFRANCO HO RICERCATO, SAN PIERO, E ’L BORGO, MANGONA ET GAGLIANO: PIÚ BEL MERCATO CHE NEL MONDO SIA È BARBERINO, DOV’È LA NENCIA MIA.