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Indicatori: Concetti e Modelli per Misurare Variabili Latenti, Sintesi del corso di Economia

Il concetto di indicatori come osservatori di variabili latenti non direttamente misurabili. Esplora diversi modelli per definire la relazione tra variabili latente e indicatore, come il modello riflessivo e il modello fattoriale. Discussione sui metodi di analisi qualitative e quantitative, come l'analisi fattoriale esplorativa e confermativa, e l'importanza di considerare la consistenza analisi delle variabili e la temporale. Il documento conclude con una discussione sui tipi di indicatori e la loro utilità in un sistema di indicatori.

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

Caricato il 13/01/2024

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MAGGINO 17-10-22
INDICATORI DI WELFARE
(di tipo quantitativo)
Lo sviluppo degli indicatori è normativo, è una critica, una “cosa” oggettiva.
METODOLOGIA: come si interpreta? Perché si parla di indicatori?
Esistono 3 processi fondamentali di misurazione
1) FONDAMENTALE, senza altre misure o definizioni es. lunghezza.
2) DERIVATO o DI DERIVAZIONE la misura deriva da altre misure fondamentali es.
velocità o densità.
3) PER DEFINIZIONE (ovvero GLI INDICATORI) per misurare dobbiamo definire perché
può essere visto in diversi modi, non possiamo misurare direttamente ed è qui che abbiamo
bisogno di indicatori (osservatori).
INDICATORE INDICATOR, deriva dal latino index= qualunque cosa che è in grado di
indicare, (ES. TASSO DI DISOCCUPAZIONE) diamo una direzione a quell’indicatore. Bisogna
diversificare il termine INDICE che non indica e INDICATORI.
CONCETTO rappresenta l’elemento che mette in relazione il concetto con la realtà che permette
una direzione da seguire.
Non è una statistica, ma una misura organicamente collegata ad un modello concettuale, è
importante avere una definizione o un modello di definizione. (Un indice può diventare un
INDICATORE), quando sono modificati affinché rappresentino la realtà in modo da interpretarla e
consentire narrazioni significative. Non sono la realtà ma ne consentono la rappresentazione.
RISCHIO presenza di informazioni statistiche, indici che nessuno sa come rappresentare, questa
natura normativa è inevitabile perché il processo di sviluppo ha una componente soggettiva definita
dall’esperto.
COSTRUZIONE INDICATORI seguono due scuole di pensiero,
1 deve essere in base alla disponibilità dei dati
2 deve essere guidata dalla definizione dei concetti (*)
The distinction can be developed into other resulting definitions:
– objective indicator, based upon explicit criteria, shared by external observers
– subjective indicator, based upon subjective evaluations and implicit criteria
which can vary from individual to individual.
Distinzione indicatori soggettivi VS oggettivi.
OGGETTIVI
si basano su dei criteri espliciti condivisi da osservatori esterni.
SOGGETTIVI
si basano su valutazioni soggettive e su criteri impliciti che variano in base agli
individui.
DEFINIZIONE METODO DI MISURAZIONE
Non c’è principio di soggettività ma strutturano e rilevano l’aspetto oggettivo.
COME SI PROCEDE NELLA DEFINIZIONE? Dobbiamo applicare un disegno gerarchico, che
comprende vari passaggi quali: 1 DEFINIRE IL MODELLO CONCETTUALE; 2 DEFINIRE
LE VARIABILI; 3 DEFINIRE EVENTUALI DIMENSIONI; 4 DEFINIRE GLI
INDICATORI (di base).
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Scarica Indicatori: Concetti e Modelli per Misurare Variabili Latenti e più Sintesi del corso in PDF di Economia solo su Docsity!

MAGGINO 17-10-

INDICATORI DI WELFARE

(di tipo quantitativo)

Lo sviluppo degli indicatori è normativo, è una critica, una “cosa” oggettiva.

METODOLOGIA: come si interpreta? Perché si parla di indicatori?

Esistono 3 processi fondamentali di misurazione

  1. FONDAMENTALE, senza altre misure o definizioni es. lunghezza.

  2. DERIVATO o DI DERIVAZIONE la misura deriva da altre misure fondamentali es.

velocità o densità.

  1. PER DEFINIZIONE (ovvero GLI INDICATORI) per misurare dobbiamo definire perché

può essere visto in diversi modi, non possiamo misurare direttamente ed è qui che abbiamo

bisogno di indicatori (osservatori).

INDICATORE INDICATOR, deriva dal latino index= qualunque cosa che è in grado di

indicare, (ES. TASSO DI DISOCCUPAZIONE) diamo una direzione a quell’indicatore. Bisogna

diversificare il termine INDICE che non indica e INDICATORI.

CONCETTO rappresenta l’elemento che mette in relazione il concetto con la realtà che permette

una direzione da seguire.

Non è una statistica, ma una misura organicamente collegata ad un modello concettuale, è

importante avere una definizione o un modello di definizione. (Un indice può diventare un

INDICATORE), quando sono modificati affinché rappresentino la realtà in modo da interpretarla e

consentire narrazioni significative. Non sono la realtà ma ne consentono la rappresentazione.

RISCHIO presenza di informazioni statistiche, indici che nessuno sa come rappresentare, questa

natura normativa è inevitabile perché il processo di sviluppo ha una componente soggettiva definita

dall’esperto.

COSTRUZIONE INDICATORI seguono due scuole di pensiero,

1 deve essere in base alla disponibilità dei dati

2 deve essere guidata dalla definizione dei concetti (*)

The distinction can be developed into other resulting definitions:

- objective indicator, based upon explicit criteria, shared by external observers - subjective indicator, based upon subjective evaluations and implicit criteria

which can vary from individual to individual.

Distinzione indicatori soggettivi VS oggettivi.

OGGETTIVIsi basano su dei criteri espliciti condivisi da osservatori esterni.

SOGGETTIVIsi basano su valutazioni soggettive e su criteri impliciti che variano in base agli

individui.

DEFINIZIONE METODO DI MISURAZIONE

Non c’è principio di soggettività ma strutturano e rilevano l’aspetto oggettivo.

COME SI PROCEDE NELLA DEFINIZIONE? Dobbiamo applicare un disegno gerarchico, che

comprende vari passaggi quali: 1 DEFINIRE IL MODELLO CONCETTUALE; 2 DEFINIRE

LE VARIABILI; 3 DEFINIRE EVENTUALI DIMENSIONI; 4 DEFINIRE GLI

INDICATORI (di base).

1 DEFINIRE IL MODELLO CONCETTUALE

Domanda: qual è il fenomeno che vogliamo individuare? Vedere la complessità, definire limiti

temporali e spaziali (es. disegno di ricerca).

2 DEFINIRE LE VARIABILI

Domanda: quali sono gli aspetti del fenomeno che vogliamo studiare? Variabili concettuali, non

osservabili, ogni variabile rappresenta uno degli aspetti all’interno del modello concettuale.

3 DEFINIRE EVENTUALI DIMENSIONI

Domanda: quali sono i fattori che definiscono ciascuna variabile concettuale?

Es. tipi di intelligenza

Ogni dimensione rappresenta ogni fattore che definiscono la variabile corrispondente.

4 DEFINIRE GLI INDICATORI (di base)

Domanda: in quale modo, in ciascuna delle dimensioni di una variabile concettuale, deve essere

misurata? Perché si deve diminuire l’errore di misurazione scomponendo la definizione e

intensificando la rilevazione.

FONTI UFFICIALI= dati prodotti da organizzazione e istituti pubblici, procedure condivise a

livello internazionale, affidabili spesso prodotti da fonti non aggiornate quindi vanno prima

verificate.

PER ESPRIMERE M. RIFLESSIVO E FORMATIVO ABBIAMO IL M. FATTORIALE

Questo vale anche nel caso in cui la variabile latente sia multifattoriale, in questo caso,

scomponendo la varianza comune in dimensioni, alcuni indicatori saranno più correlati a una

variabile e alcuni ad un'altra -> ce lo dice l'analisi fattoriale.

2)Modello formativo : NON MODELLO FATTORIALE, PER TEMI ECONOMICO-

SOCIALE (es: voglio misurato lo status socioeconomico, lo misuro attraverso il

reddito, il titolo di studio, l'abitazione, professione -> se prendo questa lista e tolgo un

indicatore, la variabile latente cambia) -> gli indicatori definiscono la variabile latente, a

seconda di quelli che selezioniamo. (Gli indicatori causano la variabile latente, che è l'opposto

del modello riflessivo). Elemento fondamentale: non c’è intercambiabilità tra gli indicatori, perché

assunzione di base di questo modello è che sussista la correlazione tra tutti gli indicatori presenti nel

modello, la correlazione può analizzare solo due variabili per volta.

Per quanto riguarda l'errore, esso va ad influenzare la variabile latente.

Gli indicatori non devono essere molto correlati, se due indicatori sono altamente correlati

significa che stanno misurando due volte la stessa variabile. Se gli indicatori sono molto

correlati tra loro non va bene, bisogna eliminare quelli correlati perché stanno misurando due

volte la stessa cosa (quella parte pesa di +)> questo è perché in questo modello sono gli indicatori a

causare la variabile latente. (Quindi in questo modello è importante che gli indicatori siano tutti

diversi tra loro). Se togliamo l’indicatore modifichiamo la variabile latente nella definizione, non

sono intercambiabili. L’errore è uno ed è sulla latente.

MAGGINO 24 OTT

*POTENZIALE CRIMINALE PRINCIPIO DI PRECAUZIONE 30LODE PER ME

FROM BASIC INDICATORS TO SYSTEMS OF INDICATORS

(passerotto)

Non hanno un modello di riferimento concettuale, the proper and accurate application of the

hierarchical design leads to the consist- tent definition of a complex structure which does not

represent a pure and simple collection of indicators. In this complex structure, each indicator

measures and represents a distinct constituent of the defined phenomenon. Gli indicatori

dovrebbero essere usati come sensori connessi tra di loro concettualmente sist. Indicatori. ( Se il

monitoraggio viene fatto per prendere decisioni).

L’applicazione del disegno gerarchico consiste nel complesso delle strutture che non rappresentano

una semplice collezione di indicatori. In questo complesso, ogni indicatore misura e rappresenta un

costituente distinto di un dato fenomeno.

For its characteristics, such complex structure can be defined as a system. A group of indicators

without functions and interconnections represents what techni- cally is called set of indicators.

Per ogni carattere, questo complesso di strutture può essere definito come sistema. Un gruppo di

indicatori senza funzioni connesse tra loro rappresentano quello che tecnicamente è chiamato un

SET di indicatori.

I sistemi complessi non sono prevedibili, se seguiamo il modello gerarchico arriviamo ad un

sistema degli indicatori, un insieme di indicatori dove ogni indicatore ha un significato e sappiamo

anche ogni relazione concettuale, il sistema di indicatore è una struttura complessa. Un sistema è

adattivo NON rigido. Il sistema deve essere verificato se ci vogliono nuovi indicatori etc.

Esempio: benessere, è soggettivo, ci sono vare dimensioni positive e negative, dimensione

emotiva, dimensione + razionale ovvero la soddisfazione, questa dimensione la devo declinare in

tanti domini (per la casa, famiglia etc.), individuati i domini individuo la domanda, ricaviamo

quindi un quadro complessivo. 

  1. Assesment.

Un sistema di indicatori è definito anche dalla sua architettura , caratterizzata da 3 questioni:

  1. Temporale : quante volte viene osservato, con quale cadenza temporale, questo dipende

dalla dinamica dei fenomeni <<the same phenomenon on the same reality is observed over

time (years, months, etc.). This view requires an organization in term of cadence (rate) and

continuity through which indicators are collected and updated; indicators will not

necessarily have the same rate but will be updated with reference to the permanence of the

measured phenomenon; moreover, the dynamics should consider also the optimal duration

to understand resource diminution as well as impacts of changes.>>. QUANDO

  1. Territoriale: capire se voglio su tutto il territorio nazionale o distribuito territorialmente

<< the same phenomenon in the same moment is observed and analyzed across different

territorial areas (regions, provinces, etc.). the main issue is identifying the frame adequate

to the phenomenon (the best area aimed at understanding air pollution may require a

different area size from the one aimed at understanding crime); in other situation, the size is

established at administrative level (e.g., regions or countries) on which the decisional

system (policy) is sized

>>. DOVE

  1. Gruppi sociali : su chi farla, sul campione, deve contenere certi gruppi sociali. <<the same

phenomenon in the same moment is observed in different groups (e.g., different generations,

income levels). This view requires an organization in terms of sample of observed

individuals. >>. CHI

Tutto questo per rendere il sistema confrontabile, la confrontabilità che comincia dal modello

concettuale, dagli strumenti e dal livello di osservazione, avviene sui concetti e sulle misure

sintetiche.

CRITERI – BENCHMARKS -

<<benchmarking helps in understanding where each case is in relation to a particular

standard>>. Porre dei riferimenti per poter capire e interpretare il risultato, sono dei valori,

possono assumere varie forme:

- reference point (or critical value),16 representing quantitative information established thanks to

scientific research or to desired norms; informazioni quantitative, valore.

- signpost arrow , indicating the comparison with reference to previous perfor- mance (betterment

or worsening); dare una direzione sempre in crescita o discesa, non siamo un valore ma una

direzione PIL

- best practice , representing a model to be followed; modello di comportamento

MANAGING INDICATORS: INSTRUCTION FOR USE

Managing indicators needs their quality to be considered and introduces at the same time a

challenge (given by the complexity), a need (represented by the relativization) and a risk (given by

the over-reductionism).

Lavorare con gli indicatori comporta:

SfidaCOMPLEXITY: complessità perché abbiamo un lavoro dove dobbiamo descrivere la

realtà che è multidimensionale, natura del fenomeno, livello di osservazione, le dinamiche della

realtà (trend, tendenze), relazioni complesse, contiene strutture di valore, basati su ideali o

esperienza soggettive, diverse prospettive di osservazioni, obiettivi, quale punto di osservazione.

Obiettivo: autentica rappresentazione della realtà NON complessa.

NecessitàA Need: Making Relative , di rendere tutto relativo, anche concettualmente,

dobbiamo essere coerenti ed adeguati <<Making relative represents a crucial need in

dealing with indicators and concerns issues which are at the same time

conceptual and technical.>>.

RischioA Risk: Reductionism, riduzionismo ovvero sintetizzare troppo, è inevitabile,

pericoloso se portato agli estremi, parte anche nel momento in cui andiamo ad individuare, gli

indicatori sono dei sensori della real <<On the other hand, it is dangerous to concentrate on just a

few elements and statistically infer the sufficiency of the reduced observation from them>>. O

abbiamo troppi di indicatori quindi un’esigenza di ridurli.

Si sintetizza quando abbiamo fenomeni complessi, facile lettura, tirar fuori dato, la cui base ha

diversi parametri, sub indicatori che formano un indicatore principale.

Fenomeno da sintetizzare aspetti fondamentali

  1. METODOLOGIA DI SINTESI : processi e metodi di sintetizzazione (es. media), applicare

quella più idonea e corretta al caso di analisi, capire la natura del fenomeno.

  1. SVILUPPO IPOTESI DI RICERCA : domande che noi poniamo alla base del nostro

studio e se sono convalidate o meno  ESTERNABILITÀ DEI MODELLI. Parto da ciò

che è già noto e aggiungo ciò che attualmente non è ancora reso noto. L’esternabilità varia

nel tempo, luogo e influenzata dal contesto socioculturale.

In statistica ci sono due tipi di errori:

  1. ALPHA 1 specie, + importante, rigetto e rifiuto, do per nulla un’ipotesi vera
  2. BETA 2 specie, - importante, accettare un’ipotesi falsa.

Quando si fa un campione, si incorre in errori

Scelta parametri

Significatività statistica : quando una variabile è ritenuta statisticamente significativa?

quando il margine di errore va dal 10% in giù.  **P-VALUE *, **, *, quanto la variabile

impatta sul fenomeno studiato.

 margine errore inferiore al 10% P-VALUE * (affidabile al 90%)

 margine errore inferiore al 5% P-VALUE ** (affidabile al 95%)

margine errore inferiore al 1% P-VALUE *** (affidabile al 99%)

MAGGIORE È L’ERRORE, PIÙ È PROBABILE SBAGLIARE

NON AVREMO MAI MODELLI CON VARIABILI TUTTE SIGNIFICATIVE, MA

SARANNO SOLO UTILI ALL’ANALISI COMPLETA CHE RAFFORZERANNO LE

NOSTRE IPOTESI.

Consistenza analisi delle variabili : validità dello studio partendo dalla significatività di

parametri e indicatori che analizziamo.

Valore unico, mentendo distinti gli elementi o mettendo tutto insieme

L’errore è dato da un elevata Varianza, ovvero lo spostamento delle singole osservazioni

rispetto alla media, una varianza alta comporta un errore alto gestione della varianza come?

  1. Quando posso aumento la numerosità campione, la varianza scende
    1. Aumentare parametri utilizzati

MAGGINO/MARGARET 8 NOV

14 novembre Antonicelli

VARIABILI LATENTI, MODELLO FATTORIALE.

Variabile caratteristica sul campione d’analisi, quantitativa o qualitativa

La variabile latente non è oggettivamente rilevabile e che racchiude un fenomeno, il fenomeno va

sintetizzato.

Analisi fattoriale 1 ESPLORATIVA; 2 CONFERMATIVA:

differenza tra le 2: la confermativa analizza un fenomeno già dato, prende gli stessi parametri,

vengono portati nel nostro contesto e vede se è confermata o no, quando non accade si ha;

l’ esplorativa , testa nuove variabili e parametri per analizzare lo stesso fenomeno, ma doppio check

per vedere quale modello bisogna utilizzare.

  1. ESPLORATIVA : scopo ridurre un insieme di variabili osservate, e sintetizzarle ad un

livello inferiore di variabili non osservate o latenti, trasformare variabili osservate in una

struttura semplice che deve avere tutte le caratteristiche iniziali

*Disegno: quando ho un fenomeno utilizzo le analisi bivariate o multivariata. Y è la variabile

dipendente o oggetto di analisi.

ß con 0

ß con 1 x con i  variabile indipendente, repressore è il parametro che spiega il fenomeno Y

Le X sono le determinanti del fenomeno Y

ß coeff angolare, l’impatto che la x ha sulla y

ε 

Almeno 5 elementi: 1 fenomeno osservabile, 2 variabile x 3 Il suo impatto con ß

4 intercetta ed 5 errore

MODELLO RIFLESSIVO: variabili tra loro correlate, posso cambiare le variabili, l’errore va sulle

singole variabili, come si definisce la funzione relativa alla variabile x con 1? coefficiente A x F1+

U(errore)

DIFFERENZE TRA MODELLO ESPLORARIVO(AFE) E

CONFERMATIVA (AFC)

Esplorativa: AFE , serve per cercare variabili latenti all’interno delle variabili osservate, non

abbiamo ipotesi di ricerca definite a priori, non sappiamo fattori che influiscono sulle variabili

osservate, tutto da costruire

Confermativa: AFC , fenomeno noto e si hanno idee molto chiare, conosciamo i domini e si sa su

quali fattori influenzano le variabili; quindi, ci limitiamo alla verifica nel nostro contesto e arco

temporale se certe relazioni precedentemente analizzate si verificano e confermano.

Non è detto che ci possa essere una ESCLUSIVITÀ dell’approccio di una variabile rispetto al

fattore, tutte le x rilevate con pesi diversi fanno parte di entrambi i fattori, ma quali sono le variabili

del fattore 1 o 2? Il peso delle variabili che hanno nella definizione subentrano i coefficienti. Un

COVARIANZA, CORRELAZIONE natura legame, diretto(x e y si muovono nello stesso verso)

o inverso( aumenta una diminuisce l’altra) covarianza negativa correlazione lineare inversa,

covarianza positiva correlazione lineare diretta.

CORRELAZIONE standardizza, è COVARIANZA

STANDARDIZZATA

RETTANGOLO andranno sempre e soltanto le variabili osservate

ELISSE o OVALE variabile latente

SEGMENTO indica una relazione generica

FRECCIA determina influenza o spiegazione del fenomeno

DOPPIA FRECCIA o SEGMENTO CON DUE PUNTE influenza reciproca, tipo correlazione o

covarianza

INTENSITÀ correlazione da -1 a 1, quando è elevato l’andamento delle variabili è in

concomitanza, maggiore è il livello di correlazione, maggiore sarà la CONCOMITANZA tra le

due variabili, hanno aspetti in comune definiti con  quanto una variabile riesce a spiegarmi

dell’altra, varianza spiegata, quanto x riesce a spiegare le y.

Terza variabile che mi influenza x e y, elemento sottostante da analizzare e si genera

Z X

Y

MATRICE TEDRATA  le x vengono definite TEDRATE e rappresentano un’elevata

correlazione tra le variabili.

Alla base del modello fattoriale c’è il MODELLO DI REGRESSIONE (funz. Regressione lineare)

MODELLO FATTORIALE

X1= ß1F1+ð

La X assume ruolo di variabile dipendente; F1 è il fattore latente che assume ruolo variabile

indipendente, ß1 è il coefficiente angolare, ð1 errore.

APPROCCI 

 ACP Approccio Competenze Fattoriali(no)

 AFE Analisi fattoriale esplorativa

 AFC Analisi fattoriale confermativa

ANALISI FATTORIALE generale serve per trasformare le x e semplificarle in strutture

semplici ovvero variabile latente ovvero che deve conservare le caratteristiche originali

RIDURRE e SENTITIZZARE insieme variabili osservate ad un insieme inferiore di variabili

non osservate o latenti.

 AFE per cercare variabili latenti all’interno di variabili osservate, ma non ho ipotesi di

ricerca, mancano le ipotesi a priori

 AFC fenomeno noto e si hanno idee molto chiare, conosciamo i domini e si sa su quali

fattori influenzano le variabili; quindi, ci limitiamo alla verifica nel nostro contesto e arco

temporale se certe relazioni precedentemente analizzate si verificano e confermano.

IMPLICAZIONI 

  1. Ogni fattore spiega tutte le variabili osservate, non si hanno variabili singoli NON spiegate.
  2. Una variabile latente deve almeno spiegare un fattore unico.
  3. Latenti diverse possono influire su più elementi unici afferenti a variabili diverse.