Scarica Riassunto Blakemore. e più Appunti in PDF di Psicologia dell'Adolescenza solo su Docsity!
INVENTARE SE STESSI (Blakemore)
Cosa succede nel cervello degli adolescenti
In questo libro la Blakemore ci riporta esempi di vita, anche personale. Ci aiuta a pensare in modo critico ma con la consapevolezza di ancorare ciò che affermiamo a fatti scientifici. È importante, quindi, studiare le ricerche che l’autrice riporta. CONCETTI CHIAVE DEI DIVERSI CAPITOLI: CAP. 1: L’adolescenza non è un’aberrazione, ma un periodo importante dello sviluppo, in cui alcuni cambiamenti del cervello si riflettono nelle cose che facciamo, influenzando come diventeremo da adulti. CAP. 2: Il senso di Sé emerge molto precocemente, ma è durante l’adolescenza che diventa particolarmente importante per noi (come gli altri ci vedono, il giudizio che abbiamo di noi stessi, la riflessione sulle intenzioni che guidano le nostre scelte. CAP. 3: L’importanza dei coetanei non si realizza solo come tempo trascorso con loro rispetto al tempo con adulti o in famiglia, ma come pressione delle loro opinioni sui comportamenti: preoccupazione di essere esclusi. CAP. 4: Breve descrizione dell’anatomia del cervello; inquadramento storico dell’evoluzione degli studi sul cervello. CAP. 5: La risonanza magnetica funzionale ha confermato e ampliato le scoperte effettuate con le analisi dei cervelli post-mortem, ma è importante relativizzare la possibilità di mettere in relazione di causa-effetto attività cerebrale e processi mentali. CAP. 6: Anche se la MRI non ci consente di vedere il dettaglio di singole cellule neuronali e sinapsi, consente di fare luce su come e quando avvengono le modificazioni in varie regioni del cervello. Parlando di plasticità cerebrale, si considera come la corteccia prefrontale sia una delle regioni cerebrali soggetta ai cambiamenti più consistenti e prolungati. CAP. 7: Diversi aspetti della cognizione sociale cambiano in adolescenza, anche in relazione ai mutamenti cerebrali e si assiste a possibili cali in alcune prestazioni a cavallo tra fanciullezza e adolescenza. CAP. 8: Le aree del cervello che si attivano quando decifriamo lo stato mentale degli altri sono ancora in fase di maturazione nella tarda infanzia e in adolescenza CAP. 9: La propensione al rischio evidenziata in adolescenza cambia in base a differenze interindividuali, culturali e contestuali. Spesso viene attuato per paura di incorrere nell’esclusione sociale, per paura del giudizio altrui. Ultimi capitoli collegati alla pratica (clinica o educativa) CAP. 10: Conoscere lo sviluppo cerebrale nei disturbi mentali è molto importante per capire come e perché emerge la malattia, ossia comprendere il processo più che descrivere lo stato finale. CAP. 11: L’educazione può cambiare molti aspetti del cervello e quindi le neuroscienze sono fondamentali per l’educazione. Tuttavia, occorre essere cauti nel trarre conclusioni in base a studi non sufficientemente replicati. Come nella psicologia dell’educazione sia importante adottare metodologie scientifiche, supportate da parametri di validità e attendibilità. Mette in guardia da trarre conclusione da studi che non sono mai stati replicati. CAP. 12: Lo stereotipo sugli adolescenti considerati irragionevoli, inaffidabili e distruttivi non considera le scoperte sul cervello e trascura alcune caratteristiche straordinarie di questa età.
CAPITOLO 1: L’ADOLESCENZA NON È UN’ABERRAZIONE Comportamenti degli adolescenti diversi da quelli adulti possono essere spiegati e hanno una funzione. Stanley Hall fu il primo psicologo ad occuparsi di questo periodo dello sviluppo e ne delineò il punto di partenza verso i 12-13 anni e la fine verso i 22-25 anni. Molti ricercatori, ad oggi, definiscono l’adolescenza come un intervallo compreso tra il momento in cui si verificano i cambiamenti biologici della pubertà e quello in cui un individuo acquisisce un ruolo stabile, indipendente nella società. → poco coerente perché si limita a definisce l’inizio in termini biologici e la fine in termini sociali. Perché l’adolescenza è importante e distinto in tutte le culture : a. Comportamenti “tipici” (propensione al rischio, tendenza ad omologarsi con i compagni, etc.) sono osservati in diverse culture. ➔ Steinberg et al. (2017): studio transculturale sulla ricerca di emozioni e sull’autoregolazione. ❖ Risultati: incremento dai 10 anni, calo dai 20 in avanti; autoregolazione aumenta stabilmente dai 10 fino oltre i 20 anni, dopo si stabilizza. b. Esistono comportamenti tipicamente adolescenziali in specie non umane ➔ Steinberg et al. (2014): studio sull’assunzione di alcol nei topi. Lo fanno di più se sono in presenza di altri topi con cui condividono la gabbia (molto di più nei topi adolescenti piuttosto che adulti) ➔ Esempio sul vombato adolescente (ha attaccato una donna perché in adolescenza odiano tutti) c. Nel corso della storia gli adolescenti sono stati rappresentati attraverso stereotipi molto simili a quelli odierni. Ad esempio, in citazioni di Socrate, Shakespeare, Rousseau, Aristotele. Oggi si cerca di capire che cosa spinge i giovani a comportarsi in modo «tipicamente» adolescenziale. Lo sviluppo cerebrale , insieme ai cambiamenti ormonali e all’ ambiente sociale , influenzano la persona che diventeremo e come ci affacceremo all’età adulta. Comprendere lo sviluppo del cervello degli adolescenti non ha importanza solo come ricerca di base, ma ha importanti ricadute applicative in campo sociale, psicologico e dell’educazione. Non si deve demonizzare l’adolescenza perché è il periodo in cui le vie neurali sono più malleabili e c’è grande spazio per la passione e la creatività che incanalano gli adolescenti verso una vita adulta piena e feconda. Inoltre, lo studio del cervello può aiutarci a comprendere perché in molti casi i sintomi di malattie mentali come la schizofrenia insorgono alla fine della tarda adolescenza. Problema della vulnerabilità in adolescenza: studi sull’epoca di insorgenza di diversi disturbi, tra cui disturbi dell’umore, schizofrenici, legati all’abuso di sostanze. →Tali studi aiutano a capire perché in alcuni individui a partire dall’adolescenza «qualcosa va storto».
- Il cervello ha un sistema di etichettatura delle sensazioni autoprodotte, grazie al quale può distinguerle da quelle sensazioni che provengono dall’esterno. Si è così capito che in persone affette da schizofrenia non funzionano correttamente i meccanismi usati per compiere una distinzione tra ciò che il mondo fa e ciò che noi facciamo a noi stessi. In questo periodo hanno allucinazioni visive/uditive.
- Il cervello è un sistema molto delicato: se manca l’equilibrio, il sistema intero vacilla.
- La schizofrenia è una condizione legata allo sviluppo MA che inizia molto più tardi rispetto ad altri disturbi della crescita (vedi autismo, ADHD). Altro tema importante è l’influenza dell’esperienza sullo sviluppo cerebrale in diverse culture e in diverse condizioni ambientali. Importante non trascurare gli aspetti ambientali. PER CONCLUDERE: «Il lavoro dell’adolescenza – il mettere alla prova i limiti, la voglia di fare esperienze nuove ed eccitanti – può essere determinante per gettare le basi per lo sviluppo di tratti fondamentali del carattere che consentiranno di vivere, da adulti, un’esistenza ricca di senso e di spirito di avventura» (Siegel, 2014, pag.14). Sono ancora molte le cose che non si conoscono in modo certo ma:
I partecipanti dovevano indicare quale delle due immagini era più brillante e, inoltre, veniva chiesto di condividere quanto fossero certi della loro decisione. Risultati:
- Partecipanti nella tarda adolescenza avevano risultati migliori rispetto ai giovani all’inizio dell’adolescenza riguardo la consapevolezza di aver indicato, o meno, la figura corretta.
- La capacità introspettiva aumenta con l’età, livellandosi poi nell’età adulta. Studi sullo sviluppo sulla capacità decisionale in situazioni particolari (Blakemore et al., 2007): sullo sviluppo della Causalità intenzionale (12-18 e 22-37) Esempi:
- Siamo in ritardo per un appuntamento di lavoro: come ci dobbiamo comportare?
- Siamo al cinema e non vediamo bene lo schermo: come ci comportiamo? RISULTATI:
- Gli adolescenti attivano la corteccia prefrontale mediale più di quanto non facciano gli adulti, che usano di più la giunzione temporo-parietale.
- Dimostra che nel passaggio dall’adolescenza all’età adulta si verifica un cambiamento nel modello di attività cerebrale associata con il disagio. Che cosa significa? Legata a sistemi di controllo, a sistemi psichici superiori, all’attenzione. Giunzione temporo- parietale importante per la memoria. Perché una persona adulta fa più riferimento all’esperienza passata, mentre l’adolescente si attiva non conoscendo cosa ha davanti. Attenzione → è solo un’ipotesi. Per concludere:
- In molti casi un senso di Sé profondo e complesso, soprattutto per quanto riguarda gli aspetti sociali, emerge in adolescenza.
- Nello sviluppo di questo aspetto del Sé (sociale) hanno particolare rilevanza le relazioni con i pari.
- Non esiste una corrispondenza a uno a uno tra regioni del cervello e specifici processi psicologici.
- Diversi sistemi neurali interagiscono per produrre l’insieme complesso dei comportamenti, delle percezioni, delle attitudini e dei tratti caratteriali che formano il Sé. CAPITOLO 3: L’IMPORTANZA DEI COETANEI Centralità dei rapporti di amicizia e dell’ accettazione da parte dei pari. L’importanza dei coetanei non si realizza solo come tempo trascorso con loro rispetto al tempo con adulti o in famiglia, ma come pressione delle loro opinioni sui comportamenti: preoccupazione di essere esclusi. L’amicizia: ◼ L’essere accettato dal gruppo dei pari è fondamentale in adolescenza e l’amicizia riveste un’importanza maggiore che in altre fasi della vita Superare i luoghi comuni: Anche se non tutti i giovani sono propensi a correre rischi, i comportamenti pericolosi hanno il loro apice nell’adolescenza. Molti studi si sono concentrati sul capire quali sono le circostanze in cui la propensione al rischio è maggiore. Gli esperimenti di Steinberg e collaboratori con il videogioco Stoplight task mostrano che:
- Quando erano da soli, i partecipanti adulti, giovani adulti e adolescenti correvano rischi in egual misura
- Quanto intervenivano anche degli amici, gli adolescenti rischiavano tre volte di più di quando erano da soli, i giovani adulti rischiavano il doppio, mentre negli adulti la presenza di amici non influenzava la propensione al rischio.
Anche nella vita reale gli incidenti alla guida sono più frequenti tra i 16 e i 25 anni e aumentano in questa fascia d’età … quando è presente un passeggero. Nota bene : l’influenza dello stare con gli altri e della pressione sociale non è un fenomeno soltanto adolescenziale ma gli adolescenti sono particolarmente suscettibili all’influenza sociale: il bisogno di essere accettati dai coetanei svolge un ruolo importante nel prendere decisioni. L’INFLUENZA DEI COETANEI Il tempo passato con i coetanei Ricerche degli anni ‘90 del secolo scorso mostravano come il tempo trascorso con gli amici in adolescenza diventava maggiore di quello con i genitori TUTTAVIA ➔ Differenze di genere → le ragazze passavano più tempo da sole rispetto ai maschi ➔ Differenze in base alla coorte → Recentemente più possibilità di passare tempo insieme anche virtualmente → Tende ad aumentare nel corso della tarda adolescenza ➔ Differenze in base all’appartenenza culturale → studi condotti in altri paesi (Cina, Giappone) davano risultati in parte diversi → tempo passato con i coetanei più diluito. La “pressione” dei coetanei
- In adolescenza le opinioni dei coetanei diventano più importanti di quelle dei familiari
- Le opinioni dei coetanei influenzano la percezione del proprio valore
- Essere rifiutati dal gruppo dei pari influenza negativamente l’autostima
- Effetti dell’esclusione sociale : calo dell’umore e aumento dell’ansia Esperimento con il Cyberball : ➔ Obiettivo : riprodurre all’interno di un laboratorio il dolore prodotto dal rifiuto sociale, per sperimentarne gli effetti sui processi decisionali ➔ Sviluppo : Nella fase iniziale il giocatore reale e i due partecipanti virtuali si passano la palla tra loro, ma ad un certo punto le cose cambiano. I due giocatori virtuali iniziano a passare la palla esclusivamente fra loro, escludendo il giocatore reale ➔ Risultati : La mancata ricezione della palla ha causato un aumentato dolore, sentimenti di frustrazione, ansia e nervosismo più marcato negli adolescenti rispetto agli adulti. Esperimenti sui ratti
- Nei ratti adolescenti isolati socialmente aumentano i comportamenti connessi a stati depressivi.
- Si riscontrano inoltre modificazioni strutturali a livello cerebrale, soprattutto nella corteccia prefrontale.
- Da adulti tendevano a essere più ansiosi, meno interattivi e a presentare anomalie nel comportamento sessuale. N.B: Le conseguenze dell’instabilità e dell’isolamento sociale negli adolescenti possono essere severe e lo stress sociale subito in adolescenza ha ripercussioni sui comportamenti e sul benessere in età adulta: fare del proprio meglio per essere accettati dai coetanei può costituire quindi un vantaggio in termini evolutivi. Superare gli stereotipi
- La propensione al rischio nei giovani sarebbe legata al fatto che non comprendono a fondo il rischio che corrono
- I giovani rischiano perché si sentono invincibili N.B: Modello del dondolo del processo decisionale Molti fattori sociali influenzano la nostra propensione ad assumere rischi. ➔ Es. riflettiamo su: a) Pro e contro nell’usare il telefono guidando b) Pro e contro nell’accelerare alla guida se siamo attesi a cena Quando prendiamo una decisone ne soppesiamo sempre i pro e i contro.
CAP. 4 : GLI STUDI SUL CERVELLO: INQUADRAMENTO STORICO Inquadramento storico dell’evoluzione degli studi sul cervello Per secoli gli scienziati hanno cercato di comprendere come si sviluppino il pensiero e il cervello degli esseri umani. Breve descrizione della corteccia:
- La corteccia è formata da 4 lobi, separati dai cosiddetti sulci
- Ogni lobo contiene molte regioni, ognuna delle quali coinvolta in tanti diversi comportamenti
- Parti diverse del cervello sono in comunicazione costante le une con le altre Breve descrizione della parte centrale del cervello
- Amigdala coinvolta nell’elaborazione delle emozioni
- Ippocampo in cui si raccolgono i ricordi
- Gangli basali che controllano il movimento Quali conseguenze di danni a queste parti del cervello?
- Se l’amigdala non funziona bene per noi è difficile riconoscere le emozioni sui volti delle persone.
- Senza l’ippocampo è impossibile sviluppare nuovi ricordi e archiviarli. Chi ha un danno a questa regione il mondo si rinnova completamente da un minuto all’altro.
- Se i gangli basali non funzionano risulta difficile compiere azioni coordinate, controllare movimenti fini e apprendere nuove sequenze di gesti. Breve descrizione del cervelletto
- Il cervelletto è la parte del SNC con maggiore densità di cellule : consente il controllo dei movimenti fini, dell’equilibrio e della postura
- Senza questa struttura è difficile mantenere l’equilibrio, coordinare movimenti fini … Materia grigia e materia bianca a. Materia grigia: vasi sanguigni, corpi cellulari, dendriti, sinapsi, assoni privi di mielina, cellule gliali b. Materia bianca: assoni coperti da mielina. Trasportano info dalle regioni subocorticali, dove vengono elaborate emozioni, memoria, movimenti, fino alla corteccia prefrontale (si trova nella parte anteriore del cervello ed è quella che ci “rende umani” → luogo dove vengono prese decisioni ) N.B: ➢ Gli assoni mielinizzati costituiscono i collegamenti tra le diverse regioni subcorticali e tra queste e la corteccia. ➢ Particolare importanza rivestono le connessioni con la corteccia prefrontale Il lavoro pionieristico di Huttenlocher (1931-2013) Fondatore della prima clinica pediatrica degli Stati Uniti, il suo scopo era quello di comprendere come il cervello dei bambini con disturbi dello sviluppo, in particolare con sclerosi tuberosa o che soffrivano di crisi epilettiche, differisse da quello dei bambini con sviluppo tipico. Si concentrò sullo studio meticoloso del numero delle sinapsi e sull’analisi del loro sviluppo in varie regioni del cervello per confrontare sviluppo tipico e atipico. Il metodo utilizzato all’epoca consisteva nell’esaminare al microscopio sottilissime sezioni di tessuto cerebrale prelevate dal cervello di cadaveri. In particolare, l’interesse era rivolto a come si sviluppano le cellule nella corteccia prefrontale e le differenze con lo sviluppo delle aree corticali adibite a elaborare gli stimoli sensoriali. Tale confronto perché ci sono tipi di elaborazione diverse. Elaborazione primaria e secondaria. Velocità diverse tra corteccia prefrontale e sensoriale perché i processi di ordine superiore maturano in tempi più lunghi. Tali ipotesi sono possibili grazie a studi già esistenti. A partire da caso di Gage , diversi studi del XX secolo evidenziano il legame tra lesioni al lobo frontale e riduzione dell’autocontrollo e cambiamenti di personalità. Si ipotizzò che tale parte della corteccia fosse fondamentale per l’emergere del senso di Sé e per le capacità cognitive di ordine elevato (es. capacità di elaborazione). Sinaptogenesi: all’inizio dello sviluppo cerebrale (ancor prima della nascita) le ramificazioni ( dendriti ) che si estendono a partire dal corpo cellulare di ogni neurone incominciano a moltiplicarsi , insieme alle sinapsi unite a ciascuno dei
neuroni. Tale fenomeno prosegue per mesi o anni, ma la durata esatta dipende dalla regione del cervello e cambia nelle diverse specie animali. Sfoltimento sinaptico (pruning) : la sovrabbondanza di connessioni è un processo generalizzato dello sviluppo. Le sinapsi usate in un determinato ambiente vengono conservate e rafforzate, le altre vengono eliminate. Un processo che viene messo in relazione con lo sfoltimento sinaptico è la perdita della capacità di distinguere determinati suoni in una lingua. Un esempio: il riconoscimento dei suoni linguistici
- Dopo il primo anno di vita (periodo sensibile) perdiamo la capacità di distinguere suoni della lingua molto simili tra loro.
- Tuttavia, l’attività cerebrale dimostra che il cervello conserva la capacità di riconoscere differenze sottili tra i suoni, anche se non le possiamo udire (Karmiloff-Smith).
- Anche negli adulti è presente tale potenziale distinzione, ma manca la capacità di trattare queste differenze come significative.
- Nell’apprendimento tardivo di suoni nuovi è cruciale l’interazione sociale. (Kuhl → bb di 9 mesi sono in grado di apprendere nuovi suoni appartenenti a lingue che in precedenza non avevano udito, ma SOLO se vengono prodotti da una persona reale che interagisce con i bambini), Alcune differenze individuata da Huttenlocher Conseguenze di queste dimostrazioni:
- Alcune parti del cervello continuano a svilupparsi nel corso dell’infanzia e dell’adolescenza
- L’ambiente in cui l’adolescente vive può svolgere un ruolo importante nel modellare alcune parti del suo cervello, in particolare la corteccia prefrontale → quindi: cultura, educazione, abitazione, vita sociale, passatempi, alimentazione, esercizio fisico contribuiscono a dare forma al cervello dell’adolescente. Limiti del lavoro di Huttenlocher a) Risultati basati sullo studio limitato di cervelli b) A livello longitudinale intervalli non coperti per ampie fasce d’età c) Molti dati mancanti che si potevano solo inferire da quelli a disposizione Quali alternative all’epoca rispetto agli studi post-mortem sul cervello? Importanza degli studi su pazienti VIVI con lesioni cerebrali.
- Famoso è il caso di Henry Gustav Molaison (HM) e della rimozione dell’ippocampo per curare l’epilessia. ➔ Ha dimostrato che l’ippocampo aveva un ruolo fondamentale nel trasferire le esperienze dalla memoria a breve termine a quella a lungo termine. Mentre la memoria procedurale rimane intatta anche senza ippocampo. Conclusioni: difficile capire tutte le capacità che vengono influenzata da una regione cerebrale perché ci sono molti fattori da considerare. → necessario poter confrontare cervelli con lesioni con cervelli sani → possibile grazie all’MRI (scansione cerebrale). Permette di studiare il cervello VIVO e ATTIVO in individui sani di tutte le età. Ha trasformato la neuroscienza moderna.
CRITICITA’ MRI
a. Sensibilità a minimi movimenti (possibili cattive interpretazioni) b. Non dà informazioni sul numero di sinapsi c. Difficile collegamento con la vita quotidiana d. Metodo costoso e. Non si può applicare in presenza di oggetti metallici f. Non si applica a bambini piccoli g. Condizioni soggettive di disagio Capacità introspettiva Studi sugli adulti (Fleming et al., 2010) mostrano che negli adulti la capacità introspettiva è associata alla dimensione (quantità di materia grigia) della corteccia prefrontale rostrolaterale destra: le persone con più materia grigia in quest’area non hanno migliori prestazioni in compiti cognitivi, ma tendono a valutare con maggiore accuratezza le loro prestazioni. Rapporto tra capacità introspettiva e corteccia prefrontale NOTA BENE:
- Non è corretto affermare che un volume maggiore di materia grigia in quest’area determina una maggiore capacità introspettiva, in quanto non è possibile stabilire quale sia la causa e quale sia l’effetto.
- Però si sa che la consuetudine a svolgere un dato compito determina cambiamenti nella struttura del cervello (studi di Maguire e collaboratori: autisti di taxi di Londra →differenza dimensione ippocampo con chi non è tassista o con chi lo è da meno tempo) È possibile che la corteccia prefrontale rostrolaterale possa aumentare di dimensione quando si esercita la capacità di introspezione, che migliora nel corso dell’adolescenza! Il senso di Sé ◼ La corteccia prefrontale dorsomediale si attiva pensando a peculiarità e aspetti descrittivi del proprio carattere (esperimento di brain imaging condotto da Ochsner et al., 2002→ dmPFC si attivava quando i volontari, leggendo alcuni aggettivi, pensavano a se stessi piuttosto che a qualcuno di intimo o ancora a un conoscente.) ◼ Risulta quindi una regione cruciale per il senso di Sé anche se non bisogna dimenticare che ogni regione assolve più funzioni. ◼ Ricerche sullo sviluppo del Sé (Pfeifer et al., 2007) hanno mostrato attivazioni diverse nei bambini e negli adulti: nei bambini la dmPFC si attivava di più pensando a sé rispetto a un personaggio immaginario. Negli adulti si attivava di più la corteccia temporale laterale. → adulti e bb potrebbero usare un approccio mentale diverso quando giudicano le peculiarità del loro carattere. In sintesi ➔ Gli studi con MRI hanno confermato l’intuizione di Huttenlocher che in molte parti del cervello umano lo sviluppo continui oltre l’età infantile. ➔ A differenza delle analisi post-mortem, la MRI non consente di riconoscere e contare singole cellule e sinapsi, ma consente di studiare cambiamenti nella materia bianca e nella materia grigia. CAPITOLO 6: IL CERVELLO SEMPRE PLASTICO La MRI consente di fare luce su come e quando avvengono le modificazioni in varie regioni del cervello nel corso dello sviluppo. Studi longitudinali (sono gli studi più affidabili e ricchi di informazioni) Studi longitudinali effettuati con la MRI hanno consentito di raccogliere un’enorme quantità di dati sul cervello in evoluzione.
- Giedd et al. (1999, National Institute of Mental Health), in uno studio durato 20 anni, esaminò ogni 2 anni scansioni di individui tra i 4 e gli 88 anni.
- Tamnes e Mill (2016) hanno esaminato i dati di 391 partecipanti tra gli 8 e i 30 anni provenienti da 4 paesi diversi.
RISULTATI
Materia grigia e materia bianca
- Nel corso dell’infanzia il volume della materia grigia aumenta raggiungendo l’apice alla fine di questo periodo, per poi ridursi in adolescenza
- Tale riduzione è più marcata nella corteccia prefrontale, in quella parietale e temporale Ciò che è sorprendente nel nostro cervello non è tanto il numero di neuroni, quanto il numero e il funzionamento delle connessioni (sinapsi: potrebbero essere un milione di miliardi). La trasmissione delle informazioni
- Gli impulsi elettrici ( potenziale d’azione) che si spostano da un neurone all’altro costituiscono il linguaggio del cervello in quanto consentono ai neuroni di comunicare tra loro.
- Ma che cosa garantisce che gli impulsi, e quindi le informazioni, vengano trasmessi con la rapidità resa necessaria dalla complessità dell’agire umano? ➔ L’inspessimento degli assoni e l’aggiunta di mielina promuovono la capacità del cervello di trasmettere informazioni. ➔ La mielinizzazione è un processo graduale: dal secondo trimestre della vita fetale fino alla prima età adulta. ➔ La mielina riflette la luce, di conseguenza appare bianca nelle sezioni più fresche del cervello. Con la risonanza magnetica: a. Si rilevano le differenze tra materia grigia e materia bianca (massa di assoni interni al cervello) grazie al riconoscimento dell’acqua e dei grassi presenti nei tessuti. b. Si può misurare la crescita del cervello: A 6 anni il cervello è 4 volte maggiore rispetto alla nascita ed è il 90% rispetto al cervello adulto: tale aumento non è dovuto alla formazione di nuovi neuroni Quando il cervello diventa adulto? ➔ I cambiamenti del cervello nel corso dello sviluppo riguardano da un lato l’aumento delle dimensioni del cervello, soprattutto nei primi anni; ma il cambiamento più consistente è rappresentato dall’a umento del volume della materia bianca in varie regioni del cervello (crescita che si stabilizza tra i 30 e i 40 anni) ➔ Il volume della materia grigia raggiunge il suo apice nella tarda infanzia, comincia a diminuire durante l’adolescenza e si stabilizza all’inizio dell’età adulta, tra i 25 e i 30 anni. Questo fenomeno non è negativo, non è connesso alla «morte» dei neuroni», ma rappresenta un processo di maturazione del cervello in termini di cambiamenti nel numero di sinapsi e dendriti. ➔ N.B: quali sinapsi rimangono e quali vengono eliminate dipende, almeno in parte, dall’ esperienza ambientale → le sinapsi non usate vengono eliminate nel processo di sfoltimento sinaptico.
Tuttavia
- È cruciale continuare a fornire tale supporto durante tutta l’adolescenza e pensare che alcuni interventi educativi danno i risultati migliori in questa fascia di età PER CONCLUDERE ◼ Il cervello dell’adolescente è ancora predisposto per il cambiamento ◼ Anche l’adulto mantiene la capacità di adattarsi all’ambiente grazie alla plasticità experience-dependent (esempi dei tassisti di Londra, dei musicisti, giocolieri ecc., ma i cambiamenti nelle aree cerebrali possono avvenire anche in seguito a esperienze più brevi e sono reversibili) Che cosa occorre dunque prevedere a livello di intervento?
- Interventi di lunga durata
- Interventi calibrati alla fascia d’età
- Sfruttare risorse ambientali considerandone i limiti
- Considerare le predisposizioni individuali
- Interventi che siano motivanti, gratificanti e volti a potenziare l’autostima
- Interventi per potenziare capacità di apprendimento a livello metacognitivo
- Anche nelle abilità matematiche capacità di organizzare il tempo in relazione ai compiti
- Potenziamento memoria di lavoro
- Utilizzo di strumenti compensativi con studenti con Dsa
- Rispettare i tempi della persona
- Orientamento dell’operatore ottimista, deve valorizzare gli aspetti positivi
- Non bisogna focalizzarsi su interventi NON funzionali CAPITOLO 7: MENTE SOCIALE, CERVELLO SOCIALE Diversi aspetti della cognizione sociale cambiano in adolescenza, anche in relazione ai mutamenti cerebrali e si assiste a possibili cali in alcune prestazioni a cavallo tra fanciullezza e adolescenza. Natura sociale dell’essere umano a) Mente sociale: Processi cognitivi che si attivano nelle situazioni di interazione sociale b) Cervello sociale: Rete di regioni cerebrali alla base dei processi mentali (processi percettivi e lettura di emozioni e di stati mentali)
- Alcune regioni del cervello sociale sono coinvolte in processi di base, quella percezione di voci, volti ecc. e controllo dei movimenti
- Altre in processi, coinvolti con la socialità, complessi come la comprensione delle emozioni e degli stati mentali
- In molte situazioni è coinvolta un’elaborazione a più livelli Di norma mettiamo in atto in modo istintivo processi cognitivi ed emotivi per comprendere le intenzioni altrui e per predire i loro comportamenti. Che cosa comportano i casi di «cecità mentale»? ◼ La comprensione intuitiva dell’esistenza di una mente negli altri individui sarebbe assente o ridotta nelle persone autistiche → non comprendono che gli altri possono avere intenzioni e stati mentali diversi Che cosa sappiamo sulla teoria della mente?
- Fin dalla nascita è presente una rudimentale consapevolezza delle altre persone, che si manifesta per esempio nel riconoscimento dei volti e delle voci
- La teoria della mente, intesa come capacità di comprendere i pensieri delle altre persone, si sviluppa gradualmente e tra i 3 e i 5 anni culmina con la comprensione della falsa credenza
- La maggior parte di noi applica la teoria della mente in modo automatico, “non ne può fare a meno”.
- La comprensione intuitiva dell’esistenza di una mente nelle altre persone sarebbe assente o ridotta nelle persone con autismo
Looking test: (test che dimostrano come i bambini sin da neonati distinguono oggetti e sono più attratti da oggetti nuovi) → Impiegato in molti studi sulla percezione e la cognizione nei bambini. Consente di osservare nei bambini molto piccoli una capacità cognitiva che non si basa sull’interazione verbale. Riconoscimento dei volti (Johnson e Morton, 1995)
- Si manifesta come preferenza per immagini di volti ben strutturati e per il volto della madre
- Il riconoscimento nelle prime settimane di vita dipende da strutture subcorticali ( collicolo superiore )
- A partire dai 2 - 3 mesi coinvolgimento delle regioni corticali ( lobo temporale e occipitale ) Nei primissimi giorni di vita distinzione tra voci maschili e femminili, tra la propria e altre lingue, riconoscimento della voce della madre →Anche grazie alla precoce esposizione ai suoni all’interno dell’utero (Webb et al., 2015) La percezione sociale in adolescenza Diversi esperimenti hanno dimostrato che lo sviluppo nella capacità di riconoscere i volti presenta una curva a U , con un calo intorno agli 11- 12 anni. Ad esempio, la capacità di ricordare volti non familiari precedentemente osservati migliora tra gli 8 e i 10 anni, si stabilizza momentaneamente, inizia a peggiorare intorno ai 12 anni per poi aumentare di nuovo gradualmente fino ai 16 anni; fenomeno connesso non solo all’età ma allo stadio della pubertà (esperimenti di Carey e Diamond). Un secondo studio dimostra come tale capacità dipenda anche da quale stadio della pubertà si trovano le partecipanti → ragazze a metà della pubertà avevano prestazioni meno buone rispetto a quelle appena entrate in questo stadio. Allo stesso modo all’inizio della pubertà si registra un declino nelle prestazioni in prove di match to sample (abbinamento tra volti e parole che indicano emozione: Mc Givern et al., 2002) → 11 - 12enni 15% più lenti rispetto ai membri del gruppo più giovani; dai 13-14 anni la prestazione migliora; apice 16 anni. !! È possibile che i cambiamenti ormonali inducano modificazioni nei circuiti cerebrali o che la presenza di sinapsi in eccesso tipica di questa fase determini un calo temporaneo delle prestazioni mentre il cervello si sta riorganizzando !! D’altra parte, l’arricchimento delle esperienze sociali che avviene in adolescenza potrebbe a sua volta contribuire allo sfoltimento sinaptico connesso alla specializzazione di alcune funzioni e orientato a conservare le connessioni utili ai compiti sociali e a eliminare quelle superflue (ipotesi da verificare) Cali nelle prestazioni presenti tra gli 11 e i 14 anni anche in alcuni ragionamenti e compiti percettivi. ➔ Es: ragionamento relazionale non verbale → Shapes task (osservare oggetti con caratteristiche diverse) di Dumontheil et al., 2010; e nell’educational dip (voti peggiori a 12-14 anni) osservato nella prima adolescenza ➔ Corrispondenza con sviluppo non lineare della corteccia prefrontale rostrolaterale e della corteccia parietale ➔ Possibili connessioni con il modello di ridescrizione rappresentazionale di Karmiloff-Smith? Sviluppo della mentalizzazione
- A 9 mesi riconoscimento delle emozioni altrui
- A 18 mesi comincia capacità empatica di mettersi nei panni degli altri (Gopnik, 2014: messi vicini biscotti e broccoli e prima di quell’età davano all’insegnante biscotti (preferiti dai bb) anche se vedevano che non li apprezzava, dai 18 mesi invece le davano ciò che vedevano le piacesse)
- A 2 anni “psicologia del desiderio ”: espressioni verbali e comprensione desideri altrui “voglio un biscotto”
- A 3 anni “psicologia delle credenze ”: termini riferiti a processi cognitivi “ penso che il biscotto sia nel barattolo”
- A 4 - 5 anni comprensione della falsa credenza “mia sorella pensa che i biscotti siano nel barattolo ma io so che non ci sono. MA: Esperimenti di:
- Renée Baillargeon e Onishi (movimento degli occhi dei bb quando interagivano con il ricercatore)
- Atsushi et al. (monitorato gli sguardi dei bb di 18 mesi → prevedono in anticipo comportamento ricerc.)
- Tomasello et al. (→ i bb aprivano la porta dell’armadio per aiutare i ricercatori a mettere dentro i libri →capite quindi le intenzioni del ricercatore) ➔ Evidenziano comparsa più precoce della falsa credenza ( 15 - 18 mesi)
Risultati:
- Studio di Fett et al., 2014 – Perspective taking : ◼ Gli adolescenti (13-18 anni) con maggiore capacità di assumere il punto di vista altrui (misurata con il Director task) sono inizialmente più fiduciosi nei confronti dell’altro e denotano un calo di fiducia maggiore a fronte di un comportamento iniquo.
- Studio di Güroğlu et al., 2014 – divisione di denaro in cui cambiava l’identità del partner ◼ Adolescenti tra i 9 e i 12 anni mostrano stessi livelli di generosità a prescindere da quanto conoscono l’interlocutore, mentre i più grandi (15-18) sempre più differenziano il comportamento prosociale in base al loro rapporto con l’altro giocatore. ➔ Quindi non si assiste a un semplice aumento di comportamenti prosociali, ma a una accresciuta capacità di discriminare quali livelli di fiducia e reciprocità adottare in base alle caratteristiche dell’altro. ➔ Verso la fine dell’adolescenza incominciamo ad attribuire un peso maggiore all’ identità delle altre persone, forse perché la self-identity e il modo in cui gli altri ci vedono diventa sempre più importante per noi via via che ci riconosciamo come membri di un gruppo di coetanei. Conclusioni:
- Gli studi esaminati in questo capitolo hanno offerto suggerimenti interessanti su come si sviluppa la mente sociale dopo l’infanzia e durante l’adolescenza fino all’età adulta. CAPITOLO 8: COMPRENDERE LE ALTRE PERSONE Le aree del cervello che si attivano quando decifriamo lo stato mentale degli altri sono ancora in fase di maturazione nella tarda infanzia e in adolescenza. Come cambia l’attività cerebrale quando siamo impegnati in processi di mentalizzazione? Esperimento di Fletcher, Frith et al., 1995 con adulti, utilizzando la PET Quando i partecipanti leggono storie sociali che richiedono mentalizzazione si attivano maggiormente:
- La corteccia prefrontale dorsomediale (dmPFC)
- La giunzione temporo-parietale (TPJ)
- La parte posteriore del solco temporale superiore (pSTS)
- La corteccia temporale anteriore (ATC) Studi successivi (es. Gallangher et al., 2000) condotti con fMRI impiegando diversi stimoli (vignette, filmati, storielle, semplici frasi) mostrano in ogni caso l’attivazione di queste quattro aree, evidenziando quindi un alto grado di generalizzazione delle prime scoperte. Questo fatto appare sorprendente e rispecchia la complessità dell’attività di mentalizzazione. Che cosa avviene in queste 4 aree nel corso dello sviluppo? (Mills e Blakemore, 2011 in collab. Con Giedd) Analizzate scansioni cerebrali di 288 individui (7-30 anni), ognuno sottoposta da due a sette scansioni massimo effettuate a max 2 anni di distanza. Esaminate in totale 857 scansioni. RISULTATI → cambiamento strutturale della rete neurale della mentalizzazione:
- Il volume della materia grigia aumenta a partire dai 7 anni e raggiunge il picco alla fine dell’infanzia (10anni)
- Si riduce gradualmente durante l’adolescenza fino ai 20 anni
- Si stabilizza all’inizio dell’età adulta Come cambia il funzionamento di questa rete neurale nel corso dello sviluppo? ◼ Studi della capacità di comprendere la differenza tra frasi/vignette sincere e ironiche (Dapretto; Wang et al.,
- evidenziano la presenza di tale capacità già in bambini di 9 anni.
TUTTAVIA: Nei ragazzi tra i 9 e i 14 anni si attiva maggiormente la corteccia prefrontale dorsomediale, negli adulti invece sono più attive le regioni del cervello sociale poste nella parte posteriore del cervello, analogamente a quanto riscontrato negli studi sull’elaborazione del senso di sé (corteccia temporale). Le regioni sociali coinvolte sono le stesse ma cambia il modello di attività nell’ambito della rete complessiva. Esperimento di Burnett et al. (2009) sulle emozioni sociali (come senso di colpa e l’imbarazzo→ sociali perché prevedono la comprensione della mente degli altri) Studio con donne tra 22-32 anni e adolescenti tra 10-18 anni che dovevano leggere la descrizione di situazioni in grado di evocare emozioni sociali e fondamentali.
- La rete del cervello sociale si attiva di più leggendo frasi che si riferiscono a emozioni sociali piuttosto che a emozioni fondamentali (gioia, timore, disgusto o rabbia)
- Nel gruppo delle adolescenti si attivava di più la corteccia prefrontale dorsolaterale, nelle adulte la corteccia temporale anteriore sinistra Possibili spiegazioni a) Connessione tra cambiamenti strutturali e funzionali
- Al diminuire della materia grigia corrisponderebbe una minor attivazione della dmPFC b) Differenti strategie cognitive degli adolescenti rispetto all’adulto
- Gli adolescenti in queste situazioni si immedesimerebbero maggiormente nella situazione, attivando aree coinvolte nella consapevolezza di sé e degli altri; gli adulti farebbero maggiormente riferimento a copioni sociali (costituiti da serie di azioni e di esiti comuni a una situazione particolare così da sapere cosa aspettarci quando ci ritroveremo un’altra volta in quella situa) immagazzinati e penserebbero alle situazioni sociali in modo più automatico. DI CONSEGUENZA: ➔ I compiti sociali interferiscono con altre prove svolte contemporaneamente in misura maggiore negli adolescenti rispetto agli adulti (Mills et al., 2015) → esperimento che valutava la capacità di svolgere simultaneamente una prova di cognizione sociale e un compito che richiedeva il ricorso alla WM → tenere conto di info non sociale mentre svolgevano il Director Task (valutate differenze tra adolescenti e adulti) → difficile per tutti ma adulti più multitasking. IN SINTESI:
- Il cervello sociale nel corso dell’adolescenza si sviluppa sia in termini strutturali sia in termini funzionali : aumenta il volume della materia grigia fino agli inizi dell’adolescenza e inizia a diminuire con tempi diversi nelle 4 regioni; l’attività neurale durante i processi di mentalizzazione si sposta dalle regioni frontali, anteriori, a quelle posteriori del cervello sociale. Per comprendere le altre persone non sono sufficienti le abilità di mentalizzazione, ma sono implicati altri processi sociali, per esempio il riconoscimento dei volti. Studi sulla percezione dei volti in adolescenza 1
- Ruolo della circonvoluzione fusiforme (area fusiforme facciale) nell’elaborazione dei volti (cfr. fenomeno della prosopagnosia (Oliver Sacks) – cecità ai volti), ma anche nel riconoscimento di qualcosa di cui la persona è esperta.
- Anche altre aree della corteccia coinvolte in tale abilità (ad es. la circonvoluzione occipitale e il solco temporale superiore)
- Molte regioni deputate al riconoscimento dei volti continuano a svilupparsi in adolescenza e durante l’età adulta: con l’età si attivano sempre più selettivamente l’area fusiforme e il solco temporale superiore guardando video di volti rispetto a luoghi e a oggetti (Scherf et al., 2007) Studi sulla percezione dei volti in adolescenza 2 Esperimento di Kadosh et al., 2013 con partecipanti tra i 7 e i 37 anni: riconoscere identità, emozioni e direzione dello sguardo nell’elaborazione di volti.
➔ Sono necessari nuovi studi che sottopongano i partecipanti a scansioni cerebrali mentre effettuano valutazioni
sulla propensione al rischio e sull’impulsività per sapere se la teoria dei sistemi duali spiega, almeno in alcuni casi, la propensione al rischio Altre considerazioni
- Volontari che avevano partecipato allo studio longitudinale hanno risposto a domande che cercavano di ricostruire la loro propensione al rischio in adolescenza, ma non si è trovata nessuna connessione tra i loro ricordi e lo sviluppo cerebrale
- Nei casi in cui lo sviluppo del sistema limbico ha preceduto quello della corteccia prefrontale quali sono le conseguenze? Che cosa succede quando sono adulti? → anche qui ancora non si hanno risposte Quello che si sa oggi Le regioni del sistema limbico sono ipersensibili negli adolescenti (molto più attive quanto corrono rischi o si innesca il meccanismo di gratificazione rispetto agli adulti) A. Un primo studio con la “ ruota della fortuna ” (Ernst et al., 2005) mostra che, quando gli adolescenti vincono al gioco una somma di denaro, grande o piccola che sia, l’attività del loro nucleo accombente è più intensa rispetto agli adulti. B. Studi che utilizzano la fMRI mentre i partecipanti (bambini, adolescenti e adulti) scelgono di assumere un rischio maggiore, connesso a una maggiore ricompensa, mostrano un picco di attività nelle regioni correlate alla gratificazione negli adolescenti: in questa fascia d’età si riscontra un’ipersensibilità delle regioni sede del meccanismo di gratificazione (che consegue all’assunzione di un comportamento avventato). Es. studio di Crone et al. (risposte cerebrali di bb, adolscenti, adulti quando partecipavano a un gioco amichevole sulle scommesse: alto o basso rischio) Studi recenti che utilizzano le scommesse
◼ Risposte alla gratificazione diverse degli adolescenti rispetto a bambini e adulti, anche a livello neurale.
◼ Le regioni correlate al meccanismo della ricompensa (nucleo accombente e corteccia prefrontale ventromediale)
mostrano un picco di attività nella media e tarda adolescenza, mentre le regioni prefrontali associate all’autocontrollo si sviluppano più lentamente e si attivano meno quando si sceglie di correre rischi elevati.
TUTTAVIA
- Riscontrare che in adolescenza sono più attive regioni connesse alla gratificazione e alla ricompensa non significa dimostrare che effettivamente gli adolescenti provino emozioni più intense
- Inoltre, alcuni studi, anche se in minoranza, non riscontrano tali differenze tra adolescenti e adulti In sintesi
➔ L’ipersensibilità delle regioni del cervello associate alla ricompensa e lo sviluppo più lento delle regioni
prefrontali deputate all’autocontrollo offrono sostegno alla teoria dei sistemi duali nello studio dell’adolescente.
➔ Tuttavia, non è detto che l’influenza delle gratificazioni legate alla ricompensa sia la stessa in tutti i contesti.
Lo studio dei contesti “emotivamente caldi” Lo studio (go/no go emozionale) di Somerville et al. (2011) con partecipanti tra i 6 e i 29 :
- I volontari osservano alcuni volti differenti, di cui la maggior parte con espressioni felici. Ma sullo schermo ogni tanto appare qualche viso con espressione neutra.
- Dovevano premere un pulsante quando appariva il volto con l’espressione felice e non premere nulla quando era neutro. Successivamente il compito era invertito. RISULTATI
- Con l’età aumenta la capacità di inibire la risposta automatica a uno stimolo neutro.
- In parallelo aumenta l’attività della corteccia prefrontale.
- Gli adolescenti (più dei bambini e degli adulti) hanno difficoltà a inibire la risposta impulsiva quando lo stimolo no go è connotato emozionalmente in modo positivo.
- Inoltre, si è registrato un picco di attività nello striato ventrale (coinvolto nella gratificazione) negli adolescenti.
Conclusione
- Gli adolescenti sono più sensibili rispetto alle altre fasce di età quando gli stimoli sono gratificanti (ad es. volti con espressione felice) rispetto a stimoli neutri.
- Questo potrebbe aumentare la propensione al rischio quando ad esso è connessa una gratificazione, a causa della difficoltà a inibire l’impulso, anche quando si cerca di farlo. Decisioni e ragionamento controfattuale
- La capacità di riflettere in modo controfattuale in seguito a decisioni prese, pentendosi o provando conforto in base agli esiti, continua a svilupparsi durante l’adolescenza. Tale fenomeno potrebbe aumentare la propensione al rischio (Baird del Vassar et al.).
- A fronte della possibilità di scegliere tra una scommessa con ricompensa maggiore ma più probabilità di perdere e una di segno opposto (partecipanti tra 9 e 35 anni), nella media adolescenza è massima la propensione a prendere decisioni azzardate compiendo la scelta più rischiosa (Burnett et al., 2010).
- A fronte dell’esito delle scommesse gli adolescenti tra i 12 e i 15 anni dichiarano di provare emozioni controfattuali più intense (maggiore sollievo e in misura minore rammarico) rispetto ai bambini tra i 9 e gli 11 anni. → relazione tra intensità del sentimento (sollievo o rammarico) e la propensione al rischio Esperimenti con le carte da gioco
➔ Nello Iowa Gambling task si prevede che i partecipanti possano scegliere tra mazzi più redditizi ma più rischiosi
e mazzi che comportano guadagni minori ma più stabili
➔ Studio con partecipanti tra 10 e 30 anni (Cauffman et al. 2010): gli adolescenti e i giovani adulti (14-21),
diversamente da bambini e adulti, tendono a privilegiare le carte del mazzo più rischioso e a mantenere questa scelta, anche se perdono.
Conclusioni:
- Gli adolescenti, più dei bambini e degli adulti, sono portati a prendere decisioni azzardate nei contesti «caldi»
- Per contro, nelle situazioni fredde non necessariamente aumenta la propensione al rischio.
- Gli adolescenti, quindi, non sono sempre avventati. RESISTERE ALLE TENTAZIONI Delay Discounting Task Scegliere tra una ricompensa piccola e immediata e una ricompensa grande ma differita RISULTATI
- Differenze interindividuali notevoli nella tendenza ad agire di impulso
- La tendenza a scegliere la ricompensa immediata diminuisce tra la tarda infanzia e la prima età adulta
- Tale cambiamento comportamentale è associato a un incremento di attività della corteccia prefrontale ventromediale e riduzione dell’attività dello striato ventrale.
Marshmallow test (Walter Mischel) → lasciare un bambino di 4 anni solo davanti a un marshmallow (test sul
differimento della gratificazione) RISULTATI
- Differenze interindividuali notevoli nella capacità di rimandare la gratificazione
- Per resistere di più sono importanti la capacità individuale di spostare il centro d’attenzione e la presenza di un contesto rassicurante e prevedibile
- I bambini che resistevano di più, una volta adolescenti erano valutati dai loro genitori più competenti socialmente e più inclini alla concentrazione e all’autocontrollo.
- Inoltre, migliori risultati a scuola e in prove go/no go Diversi studi, longitudinali di lunga durata (Casey et al., 2011; Moffit e Caspi, 2011) mostrano che: a) l’autocontrollo è una caratteristica individuale relativamente stabile b) I volontari che avevano resistito alla tentazione al Marshmallow test riuscivano meglio nei compiti go-no go con stimoli attraenti (volti felici)