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Il miracolo della crescita: Tassi di crescita economica e produttività media del lavoro - , Sintesi del corso di Macroeconomia

La crescita economica di diversi paesi, tra cui italia e stati uniti, e il ruolo dell'interesse composto e della produttività media del lavoro nella crescita economica. Anche della relazione tra l'istruzione e la crescita economica e la necessità di investimenti in ricerca e sviluppo per promuoverla.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 21/10/2019

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Lezione 5 Capitolo 21
Crescita, produttività e tenore di vita
21.1 Lo straordinario miglioramento degli standard di vita: il record
I progressi nel settore della sanità o dei trasporti spiegano solo alcuni degli ingenti cambiamenti del
benessere materiale della popolazione che si sono avuti durante gli ultimi due secoli in particolare
nei paesi industrializzati. Per studiare i fattori alla base del tenore di vita di una nazione in maniera
sistematica necessario dotare un parametro aspecifico.
Il PIL reale indica il volume fisico di beni e servizi prodotti all'interno di un paese in un periodo
specifico. Di conseguenza il PIL reale pro capite misura la quantità di beni e servizi disponibili al
cittadino di un paese in un preciso momento. Pur non essendo certo un indicatore perfetto del
benessere economico, questo parametro è positivamente correlato a numerose variabili pertinenti,
come la speranza di vita, le condizioni di salute dei bambini e il livello di analfabetismo. In mancanza
di un'alternativa migliore, gli economisti hanno adottato il PIL reale pro capite quale misura
fondamentale del tenore di vita della fase di sviluppo economico di una nazione.
Il miracolo della crescita
Questa tabella mostra che nel 1870 in Italia il reddito pro capite medio era pari a 2248 per oggi
cittadino, mentre ai giorni nostri 26 051, quindi è cresciuto moltissimo.
Nel 1870 il paese più ricco era l’Australia e quello più povero il Giappone. Ma con il passare del
tempo da 5626 è passata a 24708 (si è quintuplicato) e il Giappone da 963 a 24772, quindi ancora
più forte. Anche per gli Stati Uniti si può osservare la stessa tendenza: nel 1870 non era il paese più
ricco, ma nel 2000 si.
I tassi di crescita medi annui (1870-2000) di questi paesi sono stati:
Australia: 1,1%
Giappone: 4,4%
Stati Uniti: 1,9%
In media i paesi che sono partiti da valori più bassi sono quelli che sono cresciti di più. Si verifica un
fenomeno di convergenza, quindi una crescita dei vari paesi verso un unico livello.
21.2 Perché piccole differenze nei tassi di crescita contano
L’interesse composto è il pagamento dell’interesse non solo sul deposito (e quindi sulla somma
iniziale), ma sull’intero ammontare degli interessi accumulati in precedenza. Il calcolo degli interessi
composti non vuol dire avere il 2% di interessi ogni anno, ma il 2% sulla somma che si accumula.
L’interesse semplice invece è il 2% ogni anno, quindi prevede il pagamento dell’interesse solo sul
deposito di partenza.
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Lezione 5 – Capitolo 21

Crescita, produttività e tenore di vita

21.1 Lo straordinario miglioramento degli standard di vita: il record

I progressi nel settore della sanità o dei trasporti spiegano solo alcuni degli ingenti cambiamenti del benessere materiale della popolazione che si sono avuti durante gli ultimi due secoli in particolare nei paesi industrializzati. Per studiare i fattori alla base del tenore di vita di una nazione in maniera sistematica necessario dotare un parametro aspecifico. Il PIL reale indica il volume fisico di beni e servizi prodotti all'interno di un paese in un periodo specifico. Di conseguenza il PIL reale pro capite misura la quantità di beni e servizi disponibili al cittadino di un paese in un preciso momento. Pur non essendo certo un indicatore perfetto del benessere economico, questo parametro è positivamente correlato a numerose variabili pertinenti, come la speranza di vita, le condizioni di salute dei bambini e il livello di analfabetismo. In mancanza di un'alternativa migliore, gli economisti hanno adottato il PIL reale pro capite quale misura fondamentale del tenore di vita della fase di sviluppo economico di una nazione. Il miracolo della crescita Questa tabella mostra che nel 1870 in Italia il reddito pro capite medio era pari a 2248 per oggi cittadino, mentre ai giorni nostri 26 051, quindi è cresciuto moltissimo. Nel 1870 il paese più ricco era l’Australia e quello più povero il Giappone. Ma con il passare del tempo da 5626 è passata a 24708 (si è quintuplicato) e il Giappone da 963 a 24772, quindi ancora più forte. Anche per gli Stati Uniti si può osservare la stessa tendenza: nel 1870 non era il paese più ricco, ma nel 2000 si. I tassi di crescita medi annui (1870-2000) di questi paesi sono stati:

  • Australia: 1,1%
  • Giappone: 4,4%
  • Stati Uniti: 1,9% In media i paesi che sono partiti da valori più bassi sono quelli che sono cresciti di più. Si verifica un fenomeno di convergenza, quindi una crescita dei vari paesi verso un unico livello.

21.2 Perché piccole differenze nei tassi di crescita contano

L’ interesse composto è il pagamento dell’interesse non solo sul deposito (e quindi sulla somma iniziale), ma sull’intero ammontare degli interessi accumulati in precedenza. Il calcolo degli interessi composti non vuol dire avere il 2% di interessi ogni anno, ma il 2% sulla somma che si accumula. L’interesse semplice invece è il 2% ogni anno, quindi prevede il pagamento dell’interesse solo sul deposito di partenza.

Se l’1% sembra poco…

  • Depositate 100 euro per 50 anni al 2%: 100 x (1 + 0,02)50 = 269,2 euro
  • Depositate 100 euro per 50 anni al 3%: 100 x (1 + 0,03)50 = 438,4 euro, ovvero il 63% in più! Stiamo parlando di TENORE DI VITA. Il potere dell’interesse composto consiste nel fatto che, anche in presenza di tassi di interesse bassi, il valore di una somma modesta cui venga applicato un interesse composto nell’arco di un periodo di tempo sufficientemente lungo piò crescere in misura significativa. Quindi, il “potere” dell’interesse composto è alla base del miracolo della crescita (Italia negli anni 50-60, Corea del Sud negli anni 70-80, India e, soprattutto, Cina oggi). I tassi di crescita economica sono simili ai tassi di interesse composti. Come il valore di un deposito bancario aumenta ogni anno in misura pari al tasso di interesse applicato, così l'economia di un paese si espande di anno in anno in base al tasso di crescita economica che la caratterizza. L'analogia induce a ritenere, da un lato, che un tasso di crescita del prodotto pro capite anche abbastanza modesto, come l'uno o il due per cento l'anno, determinerà un miglioramento straordinarie del tenore di vita nel lungo periodo; Dall'altro, che differenza anche piuttosto ridotte in i tasti di crescita alla fine comporteranno standard di vita molto diversi nei paesi interessati.

21.3 Perché le nazioni diventano ricche: il ruolo della produttività media del lavoro

Le determinanti della crescita Da cosa dipende il tasso d crescita economica di un paese? Per capirlo si può esprimere il PIL reale pro capite così: 𝑌/𝑃𝑂𝑃 = 𝑌 𝑁

×

𝑁 (𝑛𝑢𝑚𝑒𝑟𝑜 𝑜𝑐𝑐𝑢𝑝𝑎𝑡𝑖) (𝑃𝑂𝑃 (𝑝𝑜𝑝𝑜𝑙𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑒) = produttività media del lavoro x quota della popolazione occupata. La formula esprime che la quantità di beni e servizi che una persona può consumare (cioè la produzione reale pro capite) dipende da:

  • Produttività media del lavoro (Y/N), ovvero quanto ciascun lavoratore è in grado di produrre.
  • Tasso di occupazione (N/POP), ovvero quanti individui (in percentuale rispetto alla popolazione totale) sono occupati. Essendo un prodotto, o cresce una delle due variabili o crescono entrambi. Se una cresce e l’altra cala il prodotto è negativo. La contabilità della crescita: Stati Uniti, Italia, Germania (1981-2014)

unità di capitale non farà crescere di molto il volume del prodotto o la produttività. In primo luogo un incremento del capitale fisico disponibile alla forza lavoro tende a far aumentare il prodotto o la produttività: più adeguata è l’attrezzatura dei lavoratori più essi saranno produttivi. In secondo luogo L’espansione dello stock di capitale non consente di innalzare il livello della produzione in misura illimitata. 21.4.1 Il capitale umano (2) Il capitale umano si riferisce alle doti naturali, all’istruzione, all’addestramento e alle capacitò dei lavoratori. Coloro che hanno maggior capitale umano sono più produttivi. Il capitale umano si basa su una logica analoga a quella del capitale fisico (rappresentato da macchinari e fabbricati), nel senso che la sua acquisizione richiede innanzitutto l’investimento di tempo, energie e denaro. Un anno aggiuntivo di istruzione medio stimola la crescita economica nel lungo periodo di circa 0, punti base. Se ad es. l’Italia riuscisse ad innalzare di 3 anni gli anni medi di istruzione della popolazione, il tasso medio annuo di crescita del PIL potenziale passerebbe dal valore attuale di 1,3%-1,5% ad un più europeo e moderno 2,3%-2,7%. In letteratura, molteplici gli studi che riportano una relazione positiva tra tasso annuale medio di crescita del PIL pro capite e anni medi di istruzione della popolazione (regressioni su dati aggregati, distinti tra paesi industrializzati ed in via di sviluppo). Grazie al calcolo dell’elasticità dell’Italia (a fronte dell’aumento dell’1% degli anni media di istruzione di quanto aumenterebbe il tasso di crescita del PIL) si è ottenuto il valore di incremento medio del PIL aumentando un anno medio di istruzione pari al 26%. Questo valore applicando al PIL potenziale e immaginando un innalzamento di 3 anni (in media) l’istruzione della popolazione si ottiene un incremento della crescita del PIL potenziale pari all’80%. Recentemente, Hanuskek e Wöβmann (2007) hanno impiegato i dati sugli anni di istruzione raccolti da Cohen e Soto (2001) insieme ai dati sul PIL reale pro capite per il periodo 1960-2000 dimostrando che un anno aggiuntivo di istruzione stimola la crescita economica nel lungo periodo di 0,58 punti percentuali. Al fine di aggiornare l’evidenza empirica fornita da Hanuskek e Wöβmann (2007), sono stati impiegati i dati sul PIL reale pro capite (a prezzi costanti - valori concatenati - anno base 2000) per il periodo 1960-2004 insieme ad una versione aggiornata dei dati OECD sugli anni di istruzione. La differenza rispetto all’effetto stimato da Hanuskek e Wöβmann (2007) è da attribuirsi non solo all’impiego di dati aggiornati ma anche alla differenza nel campione usato nell’analisi (75 paesi vs. 92 paesi). Controllando per la qualità dell’istruzione, la variabile “anni di istruzione” perde di significatività

statistica nel determinare la crescita economica. La proxy per la qualità dell’istruzione impiegata nell’analisi consiste in una media ponderata di diversi test internazionali sulle performance degli studenti in matematica e scienze (elaborazioni Soto (2008) su dati Hanushek e Kimko (2000)). Qualità dell’istruzione e PIL Il grafico mostra la relazione positiva esistente fra gli anni di istruzione corretti per la qualità (impiegando i punteggi medi dell’indagine PISA 2000) ed il PIL reale pro capite. Controllando per la qualità dell’istruzione , la variabile “anni di istruzione” perde di significatività statistica nel determinare la crescita economica. È plausibile ipotizzare che una scarsa dotazione di abilità cognitive (cognitive skills) in alcuni campi del sapere determini una frattura tra poveri e non poveri di competenze. 21.4.4 Il progresso tecnologico (3) Il progresso tecnologico è uno sviluppo nella tecnologia che, date le risorse, permette di aumentare la produzione. Le nuove tecnologie rappresentano il fattore più importante alla base dei miglioramenti della produttività e della crescita economica. Gli stabilimenti produttivi hanno la possibilità di acquistare le materie prime necessarie nei mercati in cui i prezzi sono più conveniente e l’offerta più consistente, concentrarsi sui beni che riescono a produrre nel modo più efficiente e venderli a chi è disposto a pagare prezzi più alti. La crescita economica non deriva in modo automatico dalle grandi scoperte; per poter utilizzare al meglio il nuovo patrimonio di conoscenze, un’economia deve essere provvista di una classe imprenditoriale capace di sfruttare commercialmente i risultati delle ricerche. 21.4.5 L’imprenditorialità ed il management (4) La produttività dipende anche dai soggetti che contribuiscono alle decisioni su che cosa produrre e in che modo effettuare la produzione, ovvero gli imprenditori e i manager. Gli imprenditori introducono nuovi prodotti, servizi, processi tecnologici e metodi di produzione e ciò è essenziale affinché un’economia sia dinamica e prospera. 21.4.6 Il contesto politico e giuridico (5) Per aumentare la produttività media del lavoro è necessario un contesto politico e giuridico adatto a incentivare gli individui a seguire un comportamento economicamente produttivo, ovvero a impregnarsi nel lavoro, risparmiare e investire in modo prudente, acquisire informazioni e competenze utili. Per svolgere una leale attività economica un governo dovrebbe:

Una tesi vede nel rallentamento della produttività ho fatto non reale, ma il risultato di una misurazione imprecisa della crescita della produttività. Un' altra spiegazione è nota come ipotesi dell'impoverimento tecnologico e sostiene che gli alti livelli di produttività negli anni 50 e 60 rispecchino un periodo di recupero dopo due eventi come la depressione e la seconda guerra mondiale. Benché negli ultimi anni il tasso di crescita della produttività in genere sia stato basso, recentemente si sono manifestati segnali di una possibile ripresa. 21.6 I costi della crescita economica È opportuno che la società si ponga sempre l’obiettivo di raggiungere il maggior tasso di crescita economica possibile? La risposta è negativa perché pur accettando per ora l'idea che un aumento del prodotto pro capite sia sempre un fatto auspicabile incrementare il tasso di crescita economica di un Paese di fatto impone una serie di costi alla collettività. Il più immediato fra questi e il costo legato alla creazione di nuovo capitale. La scarsità non riguarda tanto l'offerta del lavoro: si tratta di un costo economico reale. Se un paese molto povero o attraverso un periodo di crisi economica, forse i cittadini preferiranno continuare a consumare abbastanza, mantenendo il risparmio gli investimenti su livelli bassi. In una società relativamente benestante è probabile invece che le persone siano più disponibili a fare sacrifici per giungere a tassi di crescita economica migliori in futuro. La scelta dipende quindi non solo da aspetti soggettivi, come ad esempio le preferenze temporali, ma anche da elementi oggettivi quali la disponibilità relativa corrente delle risorse le condizioni economiche del momento. Tra gli altri costi della crescita vanno ricordati quelli riferiti all'attività di ricerca e sviluppo necessarie per migliorare la tecnologia, nonché i costi legati all'acquisizione di competenze e formazione professionale degli individui.

21.7 Promuovere la crescita economica

Se una società decide di provare a innalzare il proprio tasso di crescita economica quali misure è opportuno che vengano adottate a questo scopo dai responsabili politici? 21.7.1 le politiche che mirano a incrementare il capitale umano Poiché i lavoratori sono più produttivi si è qualificati, per cercare di incrementare il capitale umano quasi tutti gli stati nel mondo adottano programmi a favore dell'istruzione. 21.7.2 le politiche che promuovono il risparmio e l’investimento La produttività media del lavoro aumenta quando i lavoratori possono utilizzare uno stock di capitale consistente e moderno. Per stimolare la crescita di nuovo capitale i governi possono incoraggiare il settore privato a raggiungere i tassi elevati di risparmio e investimento. Lo Stato può contribuire direttamente alla formazione del capitale attraverso gli investimenti, ovvero la creazione di capitale di proprietà pubblica. 21.7.3 Le politiche che sostengono ricerca e sviluppo Il miglioramento della produttività e reso possibile dal progresso tecnologico che a sua volta richiede investimenti in ricerca e sviluppo. In molti settori le imprese private e godono di incentivi adeguati per le attività di ricerca e sviluppo. Tuttavia alcuni tipi di conoscenze, in particolare le conoscenze scientifiche di base, possono produrre benefici economici che sfuggono al controllo di una singola

impresa privata. Elementare la crescita economica, mettendo a disposizione del settore privato i risultati di tali attività di ricerca. 21.7.4 La cornice politica e giuridica Benché la crescita economica sia legata alle attività del settore privato, lo Stato svolge un ruolo nella creazione del contesto all'interno del quale gli operatori privati possono agire in modo produttivo. Le politiche che incidono sulla cornice giuridica e politica di un paese sono esempi di politiche macroeconomiche strutturali. 21.7.5 I paesi poverissimi: un caso speciale? Tra i paesi più ricchi e quelli più poveri del mondo sussistono disparità per quanto riguarda il tenore di vita. Fare in modo che le nazioni povere intraprendere un percorso di crescita economica rappresenta dunque l'obiettivo urgente. I fattori e le politiche che promuovono la crescita nei paesi più ricchi sono efficaci in buona misura anche in quelli più poveri. Tuttavia moltissimi paesi poveri hanno la necessità di migliorare il contesto giuridico e politico su cui poggiano le loro economie. Affinché i fondi inviati all'estero possono essere sfruttate al massimo, i paesi ricchi dovrebbero aiutare quelle povere a raggiungere la stabilità politica e intraprendere le necessarie riforme alla struttura della loro economia. 21.7.6 Sviluppo e domanda aggregata Non è sufficiente produrre quantità crescenti di beni e servizi per avere crescita economica. È anche necessario vendere ciò che si ha prodotto. La spesa dei vari utenti si concretizza in quattro voci: consumi, investimenti, acquisti pubblici ed esportazioni. Le prime tre sono la domanda interna, mentre le esportazioni rappresentano la domanda estera. A seconda della diversa dinamica e composizione della domanda interna ed estera possiamo dire che la crescita e trainata dai consumi dagli investimenti o dalle esportazioni. Pertanto promuovere la crescita significa far sì che vi siano nuovi mercati di sbocco.

21.8 Vi sono limiti alla crescita?

1) Un primo problema insito nella “tesi dei limiti alla crescita” e dato dallo stesso concetto di crescita economica. Chi evidenzia i limiti alla crescita post dell'ambiente parte dal presupposto implicito che crescita economica significa è sempre aumento della quantità di beni e servizi presenti. La crescita del PIL reale però non assume necessariamente queste forme, in quanto può anche essere il frutto della diffusione di prodotti nuovi e qualità migliore. Risulta dunque chiaro che la crescita economica non è sinonimo di maggiore disponibilità di prodotti già noti, ma può tradursi nell'introduzione di beni e servizi nuovi, migliori. 2) Un secondo problema della tesi dei limiti alla crescita e la mancata considerazione del fatto che, quando la ricchezza e la produttività aumentano, la società ha una maggiore capacità di prendere provvedimenti per la salvaguardia dell'ambiente. I paesi più inquinati nel mondo non sono quelli più ricchi bensì quelli che si trovano in una fase non molto avanzata del processo di industrializzazione. Una crescita economica continua per ridurre anziché incrementare il livello di inquinamento di un paese 3) Un terzo problema consiste nel fatto che la tesi sulla crescita economica ignora il potere con cui il mercato e altri meccanismi sociali riescono a gestire il fenomeno della scarsità. Se una risorsa