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Riassunto del libro Infocrazia, Sintesi del corso di Sociologia Della Conoscenza

Riassunto del libro "Infocrazia" per l'esame di Formazione nella società della conoscenza

Tipologia: Sintesi del corso

2023/2024

In vendita dal 07/10/2024

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Infocrazia
Ilregime dell’informazioneèunaformadidominiodovel’informazioneelasuadiffusione,
tramitealgoritmieIntelligenzaArtificiale,influenzanoiprocessisociali,economiciepolitici.A
differenzadelregime disciplinare,chesfruttaicorpieleenergie,ilregimedell’informazione
sfruttadatieinformazioni.
Punti chiave:
1. Accesso alle informazioni:Ilpoterenonderivadalpossessodeimezzidiproduzione,ma
dall’accessoalleinformazioni,usatepersorveglianzaecontrollo.
2. Capitalismo dell’informazione:Evolutoincapitalismodellasorveglianza,degradagliesseri
umania“bestiedadatieconsumo”.
3. Regime disciplinare:Tipicodelcapitalismoindustriale,addestragliesseriumania
diventaremacchinedalavoro.
4. Tecniche obsolete:Nelregimedell’informazione,tecnichedisciplinaricomel’isolamentoe
laregolamentazionerigidadellavorodiventanoobsolete.
5. Sorveglianza tramite dati:Lasorveglianzaavvieneattraversolaraccoltadidati,non
tramitel’isolamentofisico.
6. Psicopolitica:Ilregimedell’informazionesiconcentrasullapsiche,nonsulcorpo,usandola
psicopoliticaperilcontrollo.
7. Visibilità:Nelregimedell’informazione,lepersonesiespongonovolontariamentealla
visibilità,credendosilibere,mentrenelregimedisciplinarelavisibilitàèimpostaNelregime
dell’informazione,latrasparenzaèfondamentale.Tuttodeveesserevisibileeaccessibile
comeinformazione.Questoregimerendeleinformazionilibere,magliesseriumani
diventanoprigionieridelleinformazionicheproduconoecondividono.(EsempioApple
Store:UncubodivetrotrasparenteaNewYork,simbolodilibertàecomunicazione.Ka’ba:
UncuboneroallaMecca,simbolodimisteroeinaccessibilità.
8. Dominio dell’informazioneilregimedell’informazionesinascondenellaquotidianità,
usandodispositivicomesmartphoneesmarthomepersorvegliarecontinuamente.La
sorveglianzaèmascheratadacomoditàeconvenienza
9. Potere smart vs. Potere disciplinarePotere disciplinare:Usaobblighiedivieti.Potere
smart:Usastimolipositivieguidalavolontàinmodosottile.
Influencer e controllo psicopolitico GliinfluencersuYouTubeeInstagrampromuovonolibertà,
creativitàeautenticità,mainrealtàguidanoilconsumoeilcomportamentodellepersone.I
followerpartecipanocomediscepoli,consumandoiprodottipromossidagliinfluencer.
Paradosso della libertà Nelregimedell’informazione,lalibertàpercepitaèinrealtàuncontrollo
totale.Lepersonecredonodiesserelibere,masonocostantementemonitorateeguidatenelloro
comportamento.
Dataismo e totalitarismo ilregimedell’informazioneaspiraaunsaperetotaleattraversoidati,
sostituendolenarrazioniideologicheconcalcolialgoritmici.Tuttavia,nonriesceaeliminare
completamentel’incertezzaelacontingenza.Sibasasolosuidati,senzaimmaginareunarealtà
oltreciòcheèdato.Èuntotalitarismosenzaideologia,cheisolagliindividuielitrasformain
“sciamidigitali”guidatidagliinfluencer
Totalitarismo:Creaunarealtà“piùautentica”dietroquellapercepitadaisensi,richiedendoun
“sestosenso”.Formaunamassaobbedienteguidatadauncapoeanimatadaun’ideologia.
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Scarica Riassunto del libro Infocrazia e più Sintesi del corso in PDF di Sociologia Della Conoscenza solo su Docsity!

Infocrazia

Il regime dell’informazione è una forma di dominio dove l’informazione e la sua diffusione, tramite algoritmi e Intelligenza Artificiale, influenzano i processi sociali, economici e politici. A differenza del regime disciplinare , che sfrutta i corpi e le energie, il regime dell’informazione sfrutta dati e informazioni. Punti chiave:

  1. Accesso alle informazioni : Il potere non deriva dal possesso dei mezzi di produzione, ma dall’accesso alle informazioni, usate per sorveglianza e controllo.
  2. Capitalismo dell’informazione : Evoluto in capitalismo della sorveglianza, degrada gli esseri umani a “bestie da dati e consumo”.
  3. Regime disciplinare : Tipico del capitalismo industriale, addestra gli esseri umani a diventare macchine da lavoro.
  4. Tecniche obsolete : Nel regime dell’informazione, tecniche disciplinari come l’isolamento e la regolamentazione rigida del lavoro diventano obsolete.
  5. Sorveglianza tramite dati : La sorveglianza avviene attraverso la raccolta di dati, non tramite l’isolamento fisico.
  6. Psicopolitica : Il regime dell’informazione si concentra sulla psiche, non sul corpo, usando la psicopolitica per il controllo.
  7. Visibilità : Nel regime dell’informazione, le persone si espongono volontariamente alla visibilità, credendosi libere, mentre nel regime disciplinare la visibilità è imposta Nel regime dell’informazione , la trasparenza è fondamentale. Tutto deve essere visibile e accessibile come informazione. Questo regime rende le informazioni libere, ma gli esseri umani diventano prigionieri delle informazioni che producono e condividono. (Esempio Apple Store : Un cubo di vetro trasparente a New York, simbolo di libertà e comunicazione. Ka’ba : Un cubo nero alla Mecca, simbolo di mistero e inaccessibilità.
  8. Dominio dell’informazione il regime dell’informazione si nasconde nella quotidianità, usando dispositivi come smartphone e smart home per sorvegliare continuamente. La sorveglianza è mascherata da comodità e convenienza
  9. Potere smart vs. Potere disciplinare Potere disciplinare : Usa obblighi e divieti. Potere smart : Usa stimoli positivi e guida la volontà in modo sottile. Influencer e controllo psicopolitico Gli influencer su YouTube e Instagram promuovono libertà, creatività e autenticità, ma in realtà guidano il consumo e il comportamento delle persone. I follower partecipano come discepoli, consumando i prodotti promossi dagli influencer. Paradosso della libertà Nel regime dell’informazione, la libertà percepita è in realtà un controllo totale. Le persone credono di essere libere, ma sono costantemente monitorate e guidate nel loro comportamento. Dataismo e totalitarismo il regime dell’informazione aspira a un sapere totale attraverso i dati, sostituendo le narrazioni ideologiche con calcoli algoritmici. Tuttavia, non riesce a eliminare completamente l’incertezza e la contingenza. Si basa solo sui dati, senza immaginare una realtà oltre ciò che è dato. È un totalitarismo senza ideologia, che isola gli individui e li trasforma in “sciami digitali” guidati dagli influencer Totalitarismo : Crea una realtà “più autentica” dietro quella percepita dai sensi, richiedendo un “sesto senso”. Forma una massa obbediente guidata da un capo e animata da un’ideologia.

Media e Identità : Media elettronici : Creano “l’uomo della folla”, un individuo senza identità, connesso globalmente. Media digitali : Creano profili comportamentali individuali, ponendo fine all’epoca dell’uomo della folla. Inconscio Digitale : Walter Benjamin : Parla di “inconscio ottico” rivelato dalla cinepresa. Regime dell’informazione : Usa Big Data e Intelligenza Artificiale per rivelare un “inconscio digitale”, influenzando il comportamento a livello inconscio. Sovranità e Informazione Carl Schmitt : Sovranità definita come controllo delle onde spaziali dopo la Seconda Guerra Mondiale. Rivoluzione digitale : Sovranità ora definita come controllo delle informazioni in rete. La digitalizzazione sta cambiando radicalmente la nostra percezione e il nostro rapporto con il mondo. Siamo sommersi da un’enorme quantità di informazioni, che influenzano anche la politica, causando distorsioni nel processo democratico. La democrazia si sta trasformando in “infocrazia”, dove l’informazione domina. In passato, il libro era fondamentale per la democrazia, promuovendo un discorso pubblico razionale. Oggi, i mass media elettronici hanno sostituito il libro, ma tendono a distruggere il discorso razionale, creando una “mediocrazia”. Questo porta a una politica basata più sull’intrattenimento che sui contenuti, riducendo la capacità di giudizio delle persone. La politica diventa uno spettacolo mediatico, dove conta più la performance che gli argomenti. La televisione frammenta il discorso e anche i media a stampa si adattano a questo stile. La radio, influenzata dall’industria musicale, perde la sua capacità di mediare un linguaggio complesso. In sintesi, la digitalizzazione e i mass media stanno trasformando la democrazia in un sistema dominato dall’informazione e dall’intrattenimento, minando la razionalità e la sostanza del discorso politico. Nella “ telecrazia ”, lo schermo di sorveglianza del Grande Fratello è sostituito dal televisore. Le persone non sono controllate, ma intrattenute e rese dipendenti. Non c’è bisogno di una Polizia del Pensiero o di un Ministero della Verità, perché il dominio avviene tramite intrattenimento e piacere, non dolore e tortura. Huxley, in “Il mondo nuovo”, immaginava una società dove le persone sono controllate dai piaceri, non dalle punizioni come in “1984” di Orwell. Oggi, il televisore è sostituito dal touchscreen dello smartphone. Le persone non sono più spettatori passivi, ma produttori e consumatori attivi di informazioni. Questa dipendenza dalla comunicazione crea una nuova forma di sottomissione. Habermas, nel suo libro del 1962, parlava solo dei mass media elettronici. Oggi, i media digitali hanno cambiato radicalmente la sfera pubblica. La diffusione virale delle informazioni frammenta la sfera pubblica, trasformandola in uno spazio privato. La nostra attenzione si sposta su temi meno rilevanti per la società. Per capire meglio l’infocrazia e la crisi democratica, è necessaria una fenomenologia dell’informazione. Le informazioni, con la loro instabilità temporale, frammentano la percezione e agitano il sistema cognitivo. La società dell’informazione, con la sua rapidità, non è salutare per la democrazia, che richiede tempo per la riflessione e la razionalità. La comunicazione affettiva, più veloce della razionalità, favorisce le fake news rispetto ai fatti

Il discorso richiede la distinzione tra opinione e identità. Senza questa capacità, le persone si attaccano alle loro opinioni per proteggere la loro identità, rendendo difficile il dialogo. La crisi della democrazia è quindi una crisi dell’ascolto. Eli Pariser sostiene che la personalizzazione algoritmica della Rete crea “bolle dei filtri” che limitano le informazioni a ciò che ci piace, danneggiando la democrazia. Questo restringe il nostro orizzonte esperienziale e riduce la rilevanza dello spazio pubblico. La crisi della democrazia non è solo tecnica, ma anche sociale. La società diventa più narcisistica e meno empatica, rendendoci sordi alla voce dell’altro. La personalizzazione della Rete è solo una parte del problema; l’incapacità di ascoltare è il vero problema. Habermas parla del “mondo della vita” come un consenso culturale che stabilizza la comunicazione. Senza questo sfondo comune, la comunicazione diventa difficile e frammentata. Un mondo della vita intatto esiste solo in una società omogenea con valori e tradizioni condivisi. La globalizzazione e la digitalizzazione frammentano questo mondo, complicando la comunicazione orientata alla comprensione. La tribalizzazione della Rete è una risposta a questa frammentazione, creando spazi identitari forti, soprattutto a destra. Le tribù digitali usano le informazioni per rafforzare la loro identità, ignorando fatti che contraddicono le loro convinzioni. Questo rende impossibile il dialogo e l’intesa. Nell’agire comunicativo, ogni partecipante avanza una pretesa di validità che può essere accettata o contestata. Le tribù digitali, però, considerano le loro opinioni sacre e non discorsive, rifiutando la razionalità comunicativa. La comunicazione diventa meno discorsiva e più polarizzata, con la società che si divide in identità inconciliabili. La democrazia, che è una comunità di ascoltatori, è minacciata dalla mancanza di ascolto reciproco. La comunicazione digitale senza comunità distrugge la politica dell’ascolto, portando alla fine dell’agire comunicativo. I dataisti credono che la teoria dell’agire comunicativo di Habermas sia diventata obsoleta a causa della complessità e della quantità di informazioni nella società moderna. Secondo loro, la comunicazione tra le persone è paralizzata e la sfera pubblica, come descritta da Arendt e Habermas, non esiste più. Habermas stesso è perplesso su come la sfera pubblica possa essere sostituita nel mondo digitale. I dataisti propongono che i Big Data e l’ Intelligenza Artificiale (IA) possano prendere il posto del discorso pubblico, rendendo la teoria dell’agire comunicativo superflua. Invece di argomenti, si usano dati e algoritmi per includere la popolazione. La razionalità digitale è quindi una forma di razionalità che funziona senza comunicazione o discorso, contrapposta alla razionalità comunicativa che si basa sull’apprendimento e la correzione degli errori attraverso il dialogo. L’IA, invece, calcola e ottimizza continuamente gli algoritmi, sostituendo l’apprendimento discorsivo con il Machine Learning. dataisti vedono il discorso umano come un metodo lento e inefficiente per elaborare informazioni. Credono che la digitalizzazione e la proliferazione dei dati rendano obsoleta la comunicazione tradizionale, poiché l’intelletto umano non può gestire la grande quantità di informazioni disponibili. Secondo i dataisti, Big Data e Intelligenza Artificiale (IA) offrono una visione completa e precisa della società, permettendo di ottimizzare i processi sociali per il bene comune. Alex Pentland del

MIT sostiene che, grazie ai dati, possiamo comprendere e risolvere i problemi sociali con una precisione mai vista prima. La teoria dataista contrappone alla teoria habermasiana dell’agire comunicativo una teoria behaviorista dell’informazione , che non richiede discorso. In questa visione, il data mining e l’IA trovano soluzioni ottimali per i problemi sociali, superando le capacità limitate degli esseri umani. I dataisti credono che la razionalità digitale, basata su dati e algoritmi, sia superiore alla razionalità comunicativa. Promettono un mondo senza guerre, crisi finanziarie e con una gestione efficace delle pandemie, grazie alla capacità di tracciare e bloccare rapidamente le malattie infettive. Infine, i dataisti immaginano una società senza politica tradizionale, dove i conflitti di interesse e di classe sono ridotti al minimo. In questa società, la democrazia partitica cede il posto a una infocrazia gestita da esperti e informatici, che prendono decisioni basate sui dati, ottimizzando il sistema sociale per la felicità di tutti. Rousseau, entusiasta del metodo statistico del XVIII secolo, sviluppò una razionalità aritmetica che si oppone alla razionalità comunicativa. Egli concepiva la volontà generale come una grandezza numerico-matematica, determinata senza comunicazione tra i cittadini. Secondo Rousseau, la volontà generale emerge come somma delle differenze tra le volontà individuali, escludendo la comunicazione che potrebbe distorcerla. Nel suo libro “Il contratto sociale”, Rousseau afferma che la volontà generale deve essere accertata senza comunicazione, poiché i discorsi e le associazioni politiche possono alterare la vera volontà del popolo. Egli riteneva che più dati differenziati si hanno, più genuina è la volontà generale. Rousseau può essere visto come un precursore del dataismo, una filosofia che utilizza i Big Data per calcolare la volontà generale. La razionalità comunicativa si basa sull’autonomia e la libertà individuale, mentre i dataisti credono che il comportamento umano possa essere previsto e guidato attraverso l’analisi dei dati, rendendo obsoleta l’idea di un individuo autonomo. Alex Pentland ha ampliato il concetto di data mining fino al “reality-mining”, dove gli esseri umani sono dotati di strumenti che misurano dettagliatamente il loro comportamento, generando enormi quantità di dati. Questo processo, attraverso sensori digitali, rende la società interamente calcolabile e governabile. I dataisti vedono la società come un organismo funzionale, dove l’efficienza nello scambio di informazioni tra le unità è fondamentale. Questo approccio sostituisce la politica e il governo con pianificazione e controllo, eliminando la necessità di discorsi pubblici. Shoshana Zuboff critica fortemente questa visione, sostenendo che essa minaccia la democrazia e la sovranità individuale. Secondo i dataisti, l’idea di un individuo autonomo è superata, e l’essere umano si riduce a una serie di dati in un oceano infinito di informazioni. Oggi stiamo vivendo una nuova forma di nichilismo, non legata alla perdita di valori religiosi o tradizionali, ma alla perdita di fiducia nella verità stessa. Questo fenomeno è tipico del XXI secolo e della società dell’informazione, dove le fake news e la disinformazione sono diffuse. L’informazione è spesso scollegata dalla realtà, creando un mondo in cui le verità fattuali non sono più riconosciute.

La democrazia richiede verità e discorsi sinceri (parresia). Senza verità, la democrazia si trasforma in infocrazia, dove le informazioni prevalgono sulla verità. La parresia è essenziale per la democrazia perché crea comunità e stabilità sociale. Senza di essa, la democrazia è in pericolo. Oggi, la libertà di espressione spesso degenera in affermazioni senza fondamento, mettendo a rischio l’unità della società. La verità ha una durata e stabilità che le informazioni non hanno. La filosofia dovrebbe confrontarsi con la verità e il presente per avere un futuro. La parola “dynasteia” si riferisce all’esercizio del potere nella città. In una democrazia, questo potere non è cieco e deve essere esercitato con parresia, cioè con franchezza e verità. Quando il potere si distacca dalla parresia, la democrazia è in pericolo. Un esempio è Donald Trump, che usa il potere senza legami con la verità, sfruttando le fake news. Oggi, la parresia è degenerata in una libertà di dire qualsiasi cosa, anche senza basi nei fatti, mettendo a rischio l’unità della società. Platone criticava questa forma di parresia, sostenendo che porta a uno stato di anarchia. Contrapponeva la parresia buona e coraggiosa, come quella di Socrate, che diceva la verità anche a rischio della vita. Foucault vedeva la filosofia come un giornalismo radicale, obbligato a dire la verità e a confrontarsi con il presente. La filosofia odierna, però, si è allontanata dalla verità e dal presente, perdendo così il suo futuro. Platone, nell’allegoria della caverna, descrive un prigioniero che vede la verità e cerca di liberare gli altri, ma viene respinto. Oggi, siamo intrappolati in una “caverna digitale” di informazioni che offusca la verità. La verità ha una durata e stabilità che le informazioni fugaci non hanno. Hannah Arendt sottolineava l’importanza esistenziale della verità, che ci dà stabilità, mentre l’ordine digitale ci lascia nella fugacità dell’informazione.