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Riassunto integrale del testo di Dewey
Tipologia: Sintesi del corso
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I vari modi in cui gli uomini effettivamente pensano possono essere indicati e descritti nelle loro caratteristiche generali. Comprendendo quali sono i migliori modi di pensare, si può, se si vuole, cambiare i propri modi personali fino a renderli più efficienti. Il miglior modo di pensare è il pensiero riflessivo: consiste nel ripiegarsi mentalmente sul soggetto e nel rivolgere a esso una seria e continuata considerazione. Il primo tipo di pensiero è quello che non segue alcun ordine; se la corrente delle suggestioni é controllata semplicemente dalla loro coerenza emotiva, dal loro gradevole disporsi in un singolo quadro o in una singola storia abbiamo il secondo tipo. La natura del problema fissa il fine del pensiero e il fine controlla il processo del pensiero. L'origine del pensiero sta sempre in una qualche perplessità, confusione o dubbio. Vi é qualcosa che lo determina e lo evoca. Data una difficoltà ciò che ne segue è il suggerimento di una qualche via d'uscita ( piano o progetto, la considerazione di qualche soluzione del problema). I dati non possono fornire la soluzione, solo suggerirla, ma da dove nascono le suggestioni? Dall’esperienza passata e dall'avere a disposizione un bagaglio di conoscenza rilevante. Si può non essere sufficientemente critici nei riguardi delle idee che vengono in mente : una persona può arrivare di colpo a una conclusione o scegliere la prima risposta che le viene in mente. Si é in grado di pensare riflessivamente solo quando si è disposti a prolungare lo stato di sospensione e ad assumersi il fastidio della ricerca. Per molte persone la sospensione del giudizio, come la ricerca intellettuale, rappresentano una cosa spiacevole, esse pensano che una condizione di dubbio debba essere considerata come una prova di inferiorità mentale. Questo momento, in cui l'esame e la prova affiorano nell'indagine, segna la differenza tra il pensiero riflessivo e un cattivo modo di pensare. In primo luogo il pensiero ci emancipa da un'attività meramente impulsiva e abitudinaria, esso consente una direzione previdente delle nostre attività e la formazione dei piani d'azione in conformità con i fini in vista, ci mette in grado di agire in maniera deliberata e intenzionale. Il pensiero ci permette di conoscere ciò che facciamo quando operiamo, esso trasforma l'azione meramente appetitiva, cieca e impulsiva in azione intelligente. È in virtù del pensiero che la natura parla un linguaggio che può essere interpretato. Per un essere che pensa, le cose sono registrazioni del loro passato ( per esempio i fossili parlano della precedente storia della terra). Solo se le cose che ci circondano hanno significato per noi, solo se ci indicano quali conseguenze si possono trarre dall’ usarle in un modo o in un'altro, è possibile una cosa come il controllo intenzionale e deliberato di esse. Grazie al pensiero l'uomo sviluppa e ordina segni artificiali che lo mettono in condizione di prevedere le conseguenze e i modi di garantirsene e di evitarle. Ciò distingue l'uomo civilizzato dal selvaggio. Il pensiero conferisce a eventi e oggetti fisici una condizione e un valore molto differenti da quelli che essi posseggono per l'essere vivente privo di riflessioni. Queste parole sono meri scarabocchi per chi non sa scorgervi dei segni linguistici, per coloro per cui rappresentano segni di altre cose, le collezioni di segni grafici sta per qualche idea o oggetto. Le cose che hanno significato per noi sono cariche del significato posseduto solo perché in passato cose assenti ci sono state suggerite da cose presenti e perché questi suggerimenti sono stati confermati nelle esperienze successive. Un oggetto è una cosa avente un significato definito. Il grande vantaggio che proviene dall'esercitare la facoltà del pensiero é che non vi sono limiti alla possibilità di portare negli oggetti e negli eventi della vita significati originalmente acquisiti mediante un'analisi del pensiero e quindi neppure limiti alla continua crescita di significato della vita umana. Un bambino può scoprire oggi nelle cose significati che rimasero nascosti a Tolomeo e Copernico, grazie ai risultati delle indagini riflessive che si sono verificate nel frattempo. Il pensiero può svilupparsi in modi positivamente errati e condurre a false e dannose credenze. Un cattivo sviluppo è un problema maggiore di un mancato sviluppo. Locke sottolinea l'importanza che il pensiero ha per la vita: ”Le idee e le immagini sono gli invisibili poteri che costantemente governano la mente degli uomini e a questi essi pagano una pronta sottomissione”. Il potere del pensiero ci libera dalla servile sottomissione all'istinto, all'appetito e alla routine ma esso porta con sé anche l'occasione e la possibilità degli errori. Ci schiude la possibilità di insuccesso in cui gli animali limitati agli istinti, non
possono cadere. Solo una regolamentazione sistematica delle condizioni in cui vengono effettuate le osservazioni e una severa disciplina dell’abitudine mentale di accogliere le suggestioni possono farci decidere con sicurezza se un determinato tipo di credenza è errato e un'altro ben fondato. Per vincere le credenze in prodigi di varia natura fu necessaria una lunga disciplina nei metodi della scienza esatta. Vari tentativi di classificare le principali fonti di errore nel conseguire la credenza: Bacone enumerò quattro classi di esse sotto il titolo di idola (immagini), forme spettrali che illudono la mente conducendola su strade sbagliate. Idola o fantasmi della tribù (persistenti metodi erronei radicati nella natura umana in generale), del mercato (credenze provenienti dalle relazioni sociali e dal linguaggio), della spelonca (credenze dovute a cause specifiche di un individuo in particolare), del teatro (credenze che hanno origine nella moda o nella corrente generale di un’epoca). Due intrinseche due estrinseche: delle intrinseche una è comune a tutti gli uomini in generale, mentre l'altra risiede nel temperamento e nelle abitudini mentali specifici di un dato individuo. Di quelle estrinseche , una procede da condizioni sociali generali mentre l'altra procede da correnti di opinioni sociali relative a un dato luogo e a un dato momento. Anche Locke mostra i differenti modi in quel pensiero può pervenire all'errore: la prima categoria è quella di coloro che raramente ragionano e agiscono sull’esempio degli altri; la seconda specie è quella di coloro che mettono la passione al posto della ragione e si fanno governare da essa; alla terza categoria appartengono coloro che prontamente seguono la ragione, ma per mancanza di quello che possono chiamare discernimento, non hanno una piena visione di tutto ciò che ha riferimento al problema (essi conversano con una sola specie di uomini, leggono una sola specie di libri e apprendono solo certi tipi di nozioni). La stessa idea Locke la pone in maniera differente: per alcuni ciò che è incompatibile con i loro principi non sarà neppure ammesso come possibile; l’intelletto di alcuni uomini è modellato su una credenza stabilita e non vedono o credono a nulla al di fuori di essa; alcune persone seguono solo i loro desideri e le loro passioni; alcuni uomini credono in ciò che credono giusto gli altri. Bisogna coltivare quelle attitudine più propizie all'impiego dei migliori metodi di indagine e di prova. La sola conoscenza dei metodi è insufficiente, vi deve essere il desiderio, la volontà di impiegarli. Ma d'altra parte neppure la sola disposizione basta. Le attitudini che sono necessarie coltivare sono:
sostituto dell'azione diretta. Nel caso in cui affiorasse solo una suggestione dovremmo accettarla subito, ma se ve ne sono due o più esse entrano in collisione, mantengono la condizione di incertezza e provocano un'ulteriore indagine.
grande vantaggio del possedere l'abito mentale della riflessione è che l'insuccesso non è mai un mero insuccesso: esso è istruttivo. Queste cinque fasi non si succedono in un ordine prestabilito. Uno dei grandi valori del pensiero sta nel fatto che esso non ricorre direttamente all'azione diretta, la quale è irreparabile e, una volta avvenuta, non può più essere revocata. Una persona riflessiva regola i suoi atti esterni nel modo più sperimentale possibile e bada a fare molta attenzione tanto agli insegnamenti che essi gli offrono per quel che riguarda la sua condotta, quanto alle loro conseguenze non intellettuali. Le conseguenze vengono così a costituire per lei un problema inducendola esaminare più a fondo le cause da cui probabilmente dipendono. Il pensiero riflessivo comporta uno sguardo nel futuro, una previsione, un'anticipazione. Come materia di fatto ogni suggestione intellettuale o idea anticipa in qualche modo una possibile esperienza futura mentre la soluzione finale dà una sistemazione orientata in modo definitivo verso il futuro. Essa è contemporaneamente una registrazione del fatto compiuto e l'indicazione di un metodo futuro di operazione. In modo ugualmente importante, la riflessione comporta un riferimento al passato. Le suggestioni dipendono dalle esperienze passate. Per un problema attuale la mente ritorna all'esperienza precedente paragonandola punto per punto al caso presente per vedere in che cosa essi si somigliano o differiscono. L'esame del passato può essere il fattore principale o decisivo del pensiero. La capacità di organizzare il proprio sapere consiste nella capacità di riesaminare i fatti e idee precedenti e nel riferirli gli uni alle altre su una nuova base, quella cioè della conclusione raggiunta. Le cose acquistano significato quando sono usate come mezzi per condurre a delle conseguenze oppure come indicazioni delle conseguenze per le quali dobbiamo ancora scoprire i mezzi. La relazione mezzi- conseguenze è il centro e il cuore di ogni atto di intendimento. Pensiamo a qualcosa di desiderabile o di necessario e dobbiamo allora cercare materiali e metodi per portarla a compimento. Tutte le volte che dobbiamo risolvere un problema del genere le cose entrano in una relazione di mezzo e conseguenze e acquistano un significato aggiuntivo. Troppo frequente l'arbitraria assunzione che la materia di studio sia capita quando è stata ben collocata nella memoria e può quindi essere prodotta a richiesta: niente é realmente conosciuto se non in quanto è stato effettivamente compreso. I concetti sono significati che sono generali perché applicabili a una grande varietà di casi differenti e che rimangono costanti, uniformi o identici a se stessi in ciò a cui si riferiscono e che sono tipizzati, riconosciuti termini di riferimento, da cui trarre le conclusioni. I ragazzi non possono naturalmente acquisire o impiegare gli stessi concetti che sono adoperati dagli individui più maturi, ma in ogni stadio dello sviluppo ogni lezione deve condurre a una concettualizzazione più o meno grande di impressioni o di idee. In mancanza di questo processo di intellettualizzazione o concettualizzazione, non vi è nessun profitto. Necessario come scopo dell'educazione è la concettualizzazione di impressioni o idee (chiamato anche deposito intellettuale). L’ intellettualizzazione delle esperienze consiste nella formazione di idee che siano definite e generali. La capacità di trarre un'idea da ciò che si è sperimentato è sinonimo di educazione. Dal momento in cui le cose diventano segni e acquistano la capacità rappresentativa di stare al posto di altre, il gioco si trasforma in un'attività che include un fattore mentale. Quando i bambini maneggiano gli oggetti essi non vivono con le cose del mondo fisico, ma nel vasto mondo dei significati, naturali e sociali, evocati da queste cose. Quando i bambini giocano, subordinano ciò che è fisicamente presente a ciò che é idealmente significato. In tal modo viene definito e costruito un mondo di significati e una ricca provvista di concetti. I significati divengono in questo modo familiari, organizzati, raggruppati e connessi. Nei giochi dei bambini non mancano mai l'adattamento e il riferimento reciproco delle varie cose
della fanciullezza hanno sempre messo in risalto l'attenta e l'intensa applicazione dei bambini alle cose almeno tanto quanto la loro noncuranza del domani. Si dice comunemente che l'arte abbia avuto origine dal gioco; è proprio dell'arte l'ideale di un armonioso equilibrio tra la serietà mentale e la disposizione al gioco; equilibrio tra tecnica, mezzi e ispirazione. Viene detto che l'insegnante è un'artista, questa legittima pretesa è misurata dalla sua abilità a promuovere un'attitudine artistica in tutti coloro che studiano con lui; bisogna vedere se alla fine lo stimolo così dato all'incremento e all'arricchimento degli scopi ha per risultato la sua trasformazione in una capacità. La condotta della lezione: