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Nel documento viene descritta l'evoluzione della catechesi nella Chiesa Cattolica a partire dalla fine del XIX secolo, con particolare riferimento ai movimenti e iniziative che hanno caratterizzato questo processo. Vengono trattati temi come la ricchezza di realizzazioni postconciliari, l'importanza dell'evangelizzazione, la relazione tra parola di Dio e culture, e la natura ecclesiale della catechesi. Il testo illustra inoltre il ruolo dei vescovi e della Chiesa universale nella promozione e coordinamento dell'attività catechetica.
Tipologia: Sintesi del corso
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Si pone al servizio della crescita della fede di persone e gruppi concreti, attraverso un cammino di integrazione del messaggio cristiano. Essa interessa dunque l’attualizzazione e la comunicazione della parola di Dio.
La catechetica o scienza catechetica è la disciplina che si occupa della catechesi, o meglio, è la riflessione sistematica e scientifica sulla catechesi. Essa è una disciplina recente, in quanto si è sviluppata intorno al 1774 quando, per disposizione dell’imperatrice Maria Teresa d’Austria e secondo il progetto di un abate benedettino, è stata introdotta come disciplina in tutte le scuole di teologia dell’impero austro-ungarico. In realtà però la catechetica come disciplina inizierà a svilupparsi in modo definitivo soltanto verso la fine del XIX secolo ed un evento di particolare importanza a riguardo è stato il Concilio Vaticano II. Nello stesso periodo essa ricevette l’influsso delle scienze pedagogiche e psicologiche, sicché in alcuni paesi, come ad esempio in Germania, si preferisce chiamarla “pedagogia religiosa”; essa, infatti, risponde alle caratteristiche di una vera disciplina pedagogica. Il carattere pedagogico della ricerca catechetica parte da un duplice aspetto della catechesi: in quanto processo educativo di maturazione nella fede, e in quanto attività che si inserisce necessariamente nel dinamismo globale della crescita e della maturazione della persona. Alcuni autori fanno una distinzione tra: CATECHETICA FONDAMENTALE: si intende lo studio delle condizioni e dei presupposti di base dell’azione catechetica. CATECHETICA MATERIALE: ha come oggetto i contenuti della comunicazione catechetica. CATECHETICA FORMALE: si occupa degli aspetti metodologici e pedagogici della trasmissione o mediazione catechetica. Altri autori invece fanno una distinzione tra: CATECHETICA FONDAMENTALE O GENERALE. CATECHETICA SPECIALE O DIFFERENZIALE: si occupa dei diversi destinatari della catechetica secondo l’età o la condizione. La catechetica è inoltre una disciplina che si sviluppa sul filo di diverse tensioni dialettiche : TENSIONE TRA FEDELTÀ A DIO E FEDELTÀ ALL’UOMO. TENSIONE TRA PEDAGOGIA DIVINA E PEDAGOGIA UMANA. TENSIONE TRA MATURITÀ CRISTIANA E MATURITÀ UMANA. TENSIONE TRA CONTENUTO E METODO. TENSIONE TRA LE DIMENSIONI TEOLOGICA E PEDAGOGICA. TENSIONE TRA CARATTERE SCIENTIFICO E SAPENZIALE. TENSIONE TRA TEORIA E PRASSI, TRA RIFLESSIONE E AZIONE., TRA LIVELLO EMPIRICO E SCIENTIFICO. Distinzione tra TEOLOGIA e CATECHES I: Risponde alla necessità di dare fondazione, sistemazione e approfondimento scientifico al vissuto della fede e della prassi ecclesiale. Essa è dunque soprattutto studio e riflessione sulla parola di Dio.
Il Concilio Vaticano II è l’evento ecclesiale più importante del XX secolo e il suo impatto in ambito catechistico è stato determinante, nonostante abbia detto molto poco sul tema della catechesi. Esso segna la fine di una lunga stagione catechetica e invita a ricondurre la catechesi alla fonte primaria della parola di Dio e a ripensarla in funzione dell’educazione della fede come atteggiamento esistenziale e globale della persona. Il periodo postconciliare, almeno fino agli anni ’80, è stato un tempo di enorme fecondità e di ricerca in campo catechetico. In Italia questo periodo è stato caratterizzato dal lancio di un progetto catechistico ricco e articolato che aveva al centro la pubblicazione del documento di base e dei catechismi della Conferenza Episcopale per la vita cristiana. La catechesi ecclesiale mostra oggi segni evidenti di una grave crisi: CRISI E FALLIMENTO DI INIZIAZIONE CRISTIANA E SOCIALIZZAZIONE RELIGIOSA : ovvero il fallimento del processo di iniziazione cristiana, tanto in ambito familiare, quanto scolastico; una crisi del processo di socializzazione religiosa. CRISI DELLA PASTORALE SACRAMENTALE: battesimi, matrimoni, funerali e anniversari hanno perso, in alcuni casi, il loro carattere di “sacramenti della fede”. PRECARIETÀ DELLA CATECHESI NEGLI ADULTI: ancora oggi la catechesi, nella maggior parte delle nostre comunità, è una catechesi infantile. SEPARAZIONE TRA FEDE E CULTURA E CRISI DELLINGUAGGIO CATECHISTICO: è ancora un problema non risolto quello della capacità di presentare il messaggio cristiano in forma intellegibile e significativa per i nostri contemporanei. INSUFFICIENTE FORMAZIONE DEI CATECHISTI, DEGLI AGENTI PASTORALI E DEI SACERDOTI. Perché Tutto questo? Perché il sistema catechistico funziona così male? Tutto questo sicuramente è da attribuire ad una crisi molto più in generale che riguarda la religione, forse anche per colpa della cultura e del mondo di oggi con la globalizzazione, la comunicazione mediale, lo sviluppo scientifico e tecnologico e i profondi cambiamenti nella famiglia. Tutto questo fa sì che oggi, in Europa, si possa parlare di una crisi del cristianesimo, anche se, considerato il diffondersi di nuovi movimenti religiosi, più che parlare di crisi, si dovrebbe parlare di trasformazione del fatto religioso. È come se oggi la religione cristiana, considerata un tempo un valore fondamentale, ha perso il suo valore agli occhi di molti, diventando un semplice “prodotto tra molti altri” e per questo si parla di: RIFIUTO ESPLICITO INDIFFERENZA RELIGIOSA Nelle forme della negazione atea o Chi semplicemente prescinde del della irreligiosità dichiarata problema religioso. Inoltre oggi si parla anche di PLURALISMO RELIGIOSO: ovvero, ci sono più scelte possibili di tipo religioso e ognuno, liberamente, può scegliere quella che più preferisce.
e della koinonia meritano un posto di primato poiché esprimono direttamente i valori fondamentali del progetto di Dio, ovvero l’amore e la comunione. Il segno della liturgia invece sembra essere quello che li “abbraccia” tutti, in quanto la liturgia è essa stessa fonte di tutto l’insieme dell’esperienza ecclesiale, vissuta nella sua integrità di servizio, comunione, annuncio e celebrazione. Il PROCESSO EVANGELIZZATORE della Chiesa è strutturato in tappe o “momenti essenziali” (terzo livello): AZIONE MISSIONARIA: è il primo passo nel processo di evangelizzazione e si rivolge ai non credenti o a quanti vivono nell’indifferenza religiosa. Prende diverse forme: presenza, servizio, dialogo, testimonianza. AZIONE CATECUMENALE: comprende tutte le attività (accoglienza, riti e sacramenti di iniziazione) dirette a coloro che vogliono diventare o ri-diventare cristiani. AZIONE PASTORALE: è l’ambito tradizionale dell’agire della comunità ecclesiale: culto, celebrazioni, sacramenti, catechesi, ecc. Oltre queste tre azioni, merita un’attenzione particolare anche la presenza e l’azione della Chiesa nel mondo anche al di fuori del suo “recinto interno”, ovvero la promozione umana, l’azione sociale e politica, l’azione educativa e culturale, la promozione della pace e l’impegno ecologico. Un altro elemento importante riguarda l’aspetto istituzionale dell’agire ecclesiale (quarto livello), ovvero tutte quelle esigenze di agenti, strutture, organizzazioni che sono necessarie o convenienti perché la Chiesa possa svolgere la sua missione. Ne fanno parte le attività e i problemi riguardanti persone e strutture coinvolte nell’agire della Chiesa, per esempio: la formazione degli operatori pastorali, l’assetto delle curie, le procedure per la scelta dei pastori, ecc. Se guardiamo alla realtà pastorale delle nostre Chiese di antica tradizione cristiana, è possibile individuare i tratti tipici di uno stile pastorale che può essere chiamato “tradizionale” o “di cristianità”: esso riconosce un primato assoluto al momento liturgico-devozionale, nel tentativo di stimolare la pratica religiosa dei fedeli; si tratta di far sì che tutti diventino dei “buoni cristiani”. Attorno a questo orientamento di fondo, si muovono le altre funzioni pastorali: LA MARTYRIA : o ministero della parola che viene esercitato quasi esclusivamente come catechesi infantile o come predicazione ai fedeli. LA KOINONIA : appare secondaria rispetto alle strutture organizzative della parrocchia che, il più delle volte, si presenta come un’agenzia di servizi religiosi. LA DIACONIA : esercitata sotto forma di carità individuale, di beneficienza e di assistenza. La pastorale “tradizionale”, inoltre, ignora la logica del processo di evangelizzazione, pertanto la stessa ha senso soltanto nelle regioni lontane e tra popoli pagani; di conseguenza: L’azione missionaria ad “extra” è inesistente L’azione catecumenale è anch’essa assente dal momento che non ci sono candidati adulti al battesimo. L’azione pastorale “ad intra” si concentra sulla vita e la pratica della comunità rimasta fedele, ignorando quella parte di comunità che non lo è.
La presenza e azione nel mondo: una visione spiritualizzante e dualistica del compito della comunità cristiana impedisce a questa di incidere in modo significativo sul sociale e sul politico e di contribuire alla trasformazione della società. In riferimento al livello dei condizionamenti istituzionale, questo stile operativo appare fortemente clericale, praticamente concentrato nelle mani del clero (vescovi, sacerdoti, religiosi), o esteso ad alcuni laici in forma esclusivamente esecutiva. La crisi delle vocazioni e la conseguente mancanza di sacerdoti viene vissuta come la più grave minaccia al mantenimento dell’azione pastorale. In questa visione pastorale la Chiesa si sente al centro della società, unica detentrice di verità e salvezza, per questo pensa di dover compiere la propria missione potenziando se stessa, aumentando il numero degli adepti e i suoi spazi di potere e di influenza. Dall’altro lato essa si pone con un atteggiamento di diffidenza e condanna verso i non cattolici e con un atteggiamento di opposizione e di difesa di fronte al mondo e alla cultura moderna. Sulla base di quanto detto, questa forma di pastorale “tradizionale” sembra non poter avere futuro, in quanto è incapace di rispondere alle richieste della nostra epoca. Essa va dunque ripensata e trasformata in una pastorale di rinnovamento e di evangelizzazione. Le scelte pastorali che oggi sembrano più urgenti sono: Il superamento del ripiegamento ecclesiocentrico : la Chiesa non può più preoccuparsi solo di se stessa, ma deve assumere un orientamento missionario in cui il mondo d’oggi, con tutte le sue problematiche, deve costituire il centro dell’interessamento. Questo si può ottenere con: L’allargamento della sollecitudine delle Chiese per la salvezza di tutti gli uomini. L’assunzione di un criterio evangelico per valutare la situazione culturale, sociale ed economica in tutto il Regno. Un atteggiamento aperto al dialogo e alla collaborazione con le realtà secolari Il riesame delle proprie istituzioni confessionali (scuole, università, sindacati, partiti, ecc.). Una maggiore promozione della causa ecumenica. Oggi ciò che si deve privilegiare è la DIACONIA ECCLESIALE, per questo si è particolarmente sensibili all’urgenza dell’evangelizzazione a partire dai poveri, riconosciuti come i soggetti privilegiati della presenza ecclesiale; e nella promozione e liberazione integrale di tutti. Si punta, inoltre, ad una Chiesa-comunione che superi il clericalismo, l’infantilismo e ogni altra forma di discriminazione. Oggi è emersa anche l’urgenza dell’inculturazione come processo di incarnazione della fede cristiana nel contesto delle diverse culture. Si punta anche all’accettazione del pluralismo culturale e religioso, per porsi in un atteggiamento di dialogo costruttivo con tutti. È importante, dunque, promuovere un’azione missionaria “ad extra”, valorizzare l’azione catecumenale e “ripensare” all’azione pastorale “ad intra”, che dovrebbe porre la centro dell’attenzione il traguardo della maturazione della fede e della testimonianza di fede. Si impone, dunque, per la Chiesa uno sforzo coraggioso di revisione e di ritorno all’essenziale. CAPITOLO III
NEL NUOVO TESTAMENTO il verbo “evangelizzare” viene inteso in un duplice significato: alle volte indica l’annuncio pubblico e solenne della salvezza di Dio offerta a tutti gli uomini in Gesù Cristo morto e risorto; altre volte indica tutta l’attività della Chiesa che con la parola annuncia e rende operante la salvezza. NEL CONCILIO VATICANO II il termine “evangelizzazione” passa da un significato più ristretto come annuncio del Vangelo ai non credenti in vista della conversione; ad uno più ampio che la identifica con tutto l’insieme dell’attività profetica della Chiesa. NEL POSTCONCILIO il termine “evangelizzazione” si riferisce a tutta l’attività missionaria della Chiesa in qualunque forma essa venga esercitata. Si può quindi concludere che oggi l’evangelizzazione può essere definita come l’annuncio e la testimonianza resi al Vangelo da parte della Chiesa, attraverso tutto quello che essa dice, fa ed è. L’evangelizzazione racchiude perciò tutto l’agire ecclesiale, in quanto finalizzato ad annunciare e testimoniare il Vangelo del Regno. La catechesi nel ministero della parola: la catechesi fa parte di ministero della parola, detto anche diaconia della parola o servizio della parola. Secondo una prima classificazione è possibile distinguere tre forme principali del servizio della parola:
Il Direttorio Catechistico Generale del 1971 la definisce quell’azione ecclesiale che conduce le comunità e i singoli cristiani alla maturità della fede. Il nuovo Direttorio Generale per la catechesi parla della catechesi in termini di periodo in cui si struttura la conversione a Gesù Cristo. La Chiesa attuale individua l’identità della catechesi attorno a tre poli essenziali:
La catechesi è comunicazione di certezze, ma anche ricerca aperta: oggi la catechesi deve anche avere il senso del provvisorio, della comune ricerca della verità, l’umiltà di accettare il problematico senza ignorare gli elementi sicuri e definitivi del messaggio cristiano. La catechesi è anche testimonianza e cammino fatto in comunità: va superato il modello della catechesi a senso unico, come semplice trasmissione di contenuti dal catechista ai chatechizzandi. In ogni attività catechistica si tratta in realtà di mettersi in cammino tutti insieme. La catechesi deve essere differenziata: non tutto deve avere la stessa importanza e lo stesso grado di certezza. La catechesi deve essere aperta al dialogo e al confronto. La catechesi è approfondimento continuo, “educazione permanente” della fede. La catechesi non è soltanto assimilazione, ma anche creatività: non si tratta soltanto di recepire passivamente un insegnamento autorevole, ma di porsi in un atteggiamento attivo di ricerca. Altri due dimensioni essenziali della parola di Dio sono:
1. Il rapporto tra parola di Dio e culture: si è iniziato a prendere in considerazione il problema di tale rapporto a partire dal Sinodo del 1974 sull’evangelizzazione e del 1977 sulla catechesi e si è posto sotto il nome di “inculturazione” o “acculturazione” della fede. Tale rapporto può essere sintetizzato in una serie di principi: Principio dell’autonomia dalle culture: la fede cristiana non si identifica non nessuna cultura e può “incarnarsi” in tutte le culture. Principio di incarnazione nelle culture: il messaggio cristiano si incarna nelle culture fin dalla sua origine e non è concepibile slegato da qualsiasi mediazione culturale. Principio di assunzione del positivo delle culture: il Vangelo non ha una funzione antagonista di fronte alle culture ma, incarnandosi in esse, ne assume i valori, le impregna e le trasforma. Principio della denuncia profetica: la fede svolge nei confronti delle culture una funzione critica di denuncia e di purificazione. Essa infatti denuncia e corregge la presenza del peccato nelle culture. Principio del circolo ermeneutico: le culture sono anche uno strumento necessario per l’interpretazione e riespressione della parola. Il dialogo tra Vangelo e cultura non deve essere a senso unico: anche la fede ha qualcosa da ricevere dalle culture. È un fatto storico che nel corso dei secoli la fede cristiana si è legata di fatto ad una cultura: quella occidentale nella sua forma medievale e della controriforma, che non è più né attuale, né universale. Da qui ne risulta una doppia estraneità tra fede e cultura e per superarla sembrano indispensabili alcune condizioni: la realizzazione di una ecclesiologia di comunione che stimoli nella Chiesa la partecipazione, la creatività e la comunicazione; la riscoperta e la valorizzazione delle Chiese locali in quanto incarnazione della Chiesa universale nelle diverse zone culturali; un atteggiamento di grande rispetto davanti alle diverse culture, nella convinzione che lo Spirito Santo è già presente in esse; la promozione sincera del dialogo con le culture contemporanee. È anche attraverso la catechesi che la fede deve incarnarsi nelle culture e per fare ciò si deve ricercare un linguaggio adatto alla comunicazione della fede, in quanto troppe volte la catechesi si è preoccupata più della precisione dottrinale e teologica, che di una corretta comunicazione della fede; la valorizzazione dei catechisti locali (è sempre importante avere catechisti che ben conoscono
la cultura in cui operano); l’elaborazione e l’utilizzo di sussidi e strumenti locali e l’incontro con la cultura e la religiosità del popolo, ci vuole cioè molta attenzione nei confronti della situazione culturale della gente semplice (ad es. culture indigene) e in special modo al fenomeno della religiosità popolare.
2. Il rapporto tra parola di Dio ed esperienza: l’esperienza religiosa è molto importante in quanto luogo dove la parola di Dio raggiunge la coscienza degli uomini. I principali elementi costitutivi dell’esperienza sono: Realtà o situazioni vissute; Realtà vissuta con intensità e globalità: la realtà oggetto di esperienza deve essere vissuta con una certa intensità; Realtà riflessa e interpretata: soltanto attraverso la riflessione e lo sforzo interpretativo la realtà sperimentata acquista significato e così il vissuto diventa esperienza. Realtà espressa e oggettiva: è il momento espressivo in cui il vissuto viene raccontato Realtà trasformante: più l’esperienza è profonda, più si traduce in cambiamento delle persone. L’esperienza religiosa è soprattutto un modo più profondo di vivere la realtà e, alla base dell’esperienza religiosa, si trova la vita stessa. L’esperienza religiosa, inoltre, viene espressa attraverso le oggettivazioni o espressioni del religioso (riti, credenze, racconti, simboli) e queste possono essere intese in profondità solo se viste in rapporto con le esperienze da cui nascono. Che cos’è che specifica l’esperienza religiosa cristiana? C’è esperienza cristiana nell’ascolto della parola di Dio, quando una persona o un gruppo approfondisce ed esprime il proprio vissuto accogliendo le esperienze di Cristo e della Chiesa come fonte di senso. Si attua così un processo di identificazione dinamica tra il proprio itinerario esperienziale e le esperienze fondante ed ecclesiale. Senza esperienza religiosa non è pensabile un processo di comunicazione della parola di Dio, ovvero non c’è comunicazione religiosa. Sulla base di questo è possibile individuare dei modelli inadeguati di catechesi:
Cosa significa il dinamismo della fede, ovvero fare concretamente un cammino di fede? Secondo il Nuovo Testamento il dinamismo della fede parte dalla conversione al Vangelo e si sviluppa in un movimento di adesione e “sequela” di Cristo. Dopo la conversione, la vita di fede si sviluppa in un dinamismo di crescita e di maturazione sia delle persone che delle comunità. È possibile analizzare il dinamismo della fede attraverso due diverse categorie:
La parola fa nascere la Chiesa: essa è soprattutto convocazione, assemblea, comunità di coloro che ascoltano e ubbidiscono alla parola. La parola edifica e fa crescere la Chiesa: la crescita della Chiesa è sempre un crescere e moltiplicarsi della parola. La parola rinnova, purifica, giudica la Chiesa: è la funzione profetica e giudicatrice della parola di Dio che si esercita anche nei confronti della Chiesa. Esiste dunque un rapporto di dipendenza della Chiesa dalla parola di Dio e, a sua volta, la Chiesa ha un ruolo attivo essenziale per l’attualizzazione e la trasmissione della parola di Dio nel mondo. In sintesi dunque tutta la Chiesa è parola. Nella Chiesa c’è il “ministero della parola” voluto da Cristo, la Chiesa è cosciente di ciò e del fatto che in esso la parola di Dio in Cristo si fa presente e operante. La parola è stata affidata alla Chiesa nella sua totalità. In quanto servizio della parola di Dio per l’educazione della comunità, la catechesi appare necessariamente segnata dai tratti di ecclesialità della parola e della fede; esiste dunque un legame stretto tra Chiesa e catechesi. La Chiesa fa la catechesi – la Chiesa come soggetto della catechesi: non è concepibile un esercizio della funzione catechetica che non si riferisca alla Chiesa come al suo soggetto indiscutibile. La catechesi fa la Chiesa – la Chiesa come obiettivo della catechesi : l’attività catechetica non punta soltanto alla crescita nella fede delle singole persone, il suo compito ha anche un orizzonte ecclesiale, infatti, la catechesi costruisce la Chiesa da diversi punti di vista: perché è un luogo di educazione e di esperienza di Chiesa, perché rappresenta un fattore di rinnovamento della Chiesa e anche perché deve porsi al servizio di un progetto convincente di Chiesa. La catechesi è dunque: educazione al senso della Chiesa: deve cioè educare all’appartenenza e all’identificazione affettiva ed effettiva con la Chiesa; esperienza di Chiesa: non soltanto si fa nella Chiesa e parla della Chiesa, ma costituisce in essa un’esperienza di Chiesa; un fattore di rinnovamento della Chiesa: la catechesi è uno stimolo alla continua purificazione e riforma della Chiesa; deve promuovere un progetto convincente di Chiesa. La svolta ecclesiologica del Vaticano II: il Concilio Vaticano II ha segnato un momento decisivo nel rinnovamento dell’ecclesiologia, segnando il passaggio da una concezione istituzionale e giuridica della Chiesa a una ecclesiologia di comunione e di servizio al mondo. In età preconciliare (anche se ancora in vigore in molte parti), nel contesto ecclesiologico si parlava di un modello chiamato “piramidale”, “gerarcologico”, ma anche “preconciliare” e “socio- giuridico”. Secondo questo modello, la Chiesa si presenta come “societas perfecta” con coscienza fortemente ecclesiocentrica. La Chiesa appare qui divisa in due settori ben distinti e disuguali che vede da una parte la gerarchia quale elemento attivo e responsabile, e dall’altra parte il popolo quale recettore passivo. Per ciò che concerne la trasmissione della parola domina lo schema verticale che vede al vertice Cristo Fondatore e poi a seguire Papa, Vescovi, sacerdoti e infine il popolo cristiano. Dunque da Cristo, la parola viene consegnata per via gerarchica ai pastori della Chiesa e da lori arriva al popolo. Il ruolo dei laici dunque viene fortemente sottovalutato, essi sono considerati oggetto dell’insegnamento dei pastori.
SITUAZIONE ATTUALE: Koinonia ecclesiale in chiave ISTITUZIONALE E FUNZIONALE (società) PROSPETTIVE DI RINNOVAMENTO: Koinonia ecclesiale in chiave COMUNITARIA E EVANGELIZZATRICE (comunità – annuncio e testimonianza) STRUTTURE COMUNITARIE VALORI DI COMUNIONE
L’impiego dei laici è sussidiario: generalmente per supplire la mancanza di sacerdoti. La catechesi svolge normalmente un ruolo conservatore in ordine a perpetuare l’assetto tradizionale. In un CONTESTO ECCLESIOLOGICO RINNOVATO la catechesi invece costituisce soprattutto un servizio articolato della parola di Dio per la crescita della fede, assunto corresponsabilmente da tutta la comunità ecclesiale e differenziato secondo la diversità dei ministeri e carismi. La catechesi diventa quindi un servizio univoco e differenziato, esercitato in forme diverse e originali secondo la molteplicità dei ministeri e dei carismi: catechesi dei pastori, dei religiosi, dei genitori, dei catechisti laici … e ogni forma ha la sua peculiarità. In questa prospettiva ecclesiologica, la catechesi non può essere al servizio dello “status quo”, cioè della conservazione della Chiesa così com’è e della prassi pastorale tradizionale; ma essa deve svolgere un progetto nuovo di Chiesa e uno stile pastorale in chiave di evangelizzazione. Una nuova catechesi dunque in una Chiesa rinnovata. I luoghi ecclesiali della catechesi: sono molti i luoghi dove si realizza l’esperienza ecclesiale e tutti sono, in qualche modo, luogo di catechesi. Da un punto di vista ecclesiologico il primato spetta alla Chiesa particolare o diocesi, la quale ha compiti e responsabilità primari in ordine alla catechesi: essa garantisce l’autenticità del servizio della parola di Dio affidata ai vescovi e ha un compito centrale di organizzazione, coordinamento e stimolo dell’attività catechistica. La parrocchia è il luogo per eccellenza della catechesi, essa ha il compito di provvedere alla realizzazione concreta dell’attività catechistica. Ci sono però anche altri luoghi che condividono il compito della catechesi, tra questi: Movimenti, associazioni e istituti religiosi: essi possono garantire servizi catechistici validi specialmente nella forma di catechesi specializzata. Chiese “continentali” o “regionali”, conferenze episcopali, uffici catechistici nazionali: importanti per la promozione del dialogo culturale e per prestazioni e servizi difficilmente attuabili a livelli inferiori. Chiesa universale: la Chiesa romana che deve essere al servizio della promozione qualitativa della catechesi e stimolare l’originalità e la creatività delle Chiese particolari. I soggetti della catechesi ecclesiale : La comunità cristiana: è il soggetto primo e principale della catechesi, è essa il “catechista per eccellenza”. I ministri ordinati (vescovi, presbiteri e diaconi): che svolgono un ruolo speciale di presidenza, guida, coordinamento e discernimento. I vescovi, nella loro qualità di maestri della fede, sono i primissimi responsabili della catechesi, e hanno soprattutto il compito di coordinare e potenziare nelle loro Chiese lo svolgimento ordinato dell’attività catechetica. I presbiteri si occupano di promuovere la competenza catechetica di tutti, facendo crescere la comunità nel ministero della fede. Curano, inoltre, la formazione dei catechisti. I catechisti: si occupano di iniziazione sacramentale, cicli di formazione, guida di gruppi o comunità, sia come catechisti parrocchiali, che come animatori e guide nelle Chiese giovani. I genitori: quali primi maestri della fede all’interno di quella “Chiesa domestica” che è la famiglia. I religiosi: essi devono svolgere la loro missione evangelizzatrice e incarnare la Chiesa testimoniando con la vita e la parola il primato della trascendenza e la dimensione escatologica della fede cristiana. Figure carismatiche, profeti, teologi, maestri spirituali: che hanno un ruolo importante di approfondimento, di sollecitazione e di provocazione. Il loro ruolo è un segno eloquente della presenza dello Spirito nella Chiesa.