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Riassunto realizzato dalla lettura di "Oltraggi della memoria. Generazioni, nostalgie e violenza politica nella sinistra in Turchia" di Lorenzo D'Orsi. Per esame di Antropologia sociale o Antropologia culturale.
Tipologia: Appunti
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Gezi Park, nel maggio 2013, segna una svolta: per la prima volta dopo molti anni la Turchia assiste a un’insurrezione di massa, spontanea e inaspettata, di carattere eterogeneo legata solamente dal nemico comune. La paura di sfidare lo stato che regnava da decenni fu sfidata provocando un ricordo indelebile. Tuttavia, questo evento ha avuto rilevanza marginale poiché, escluse poche eccezioni, è stato un movimento sostanzialmente laico poi respinto nelle successive tornate elettorali da un popolo ancora fortemente religioso. Capitolo 1 Kemal, nel 1923, proclama la Repubblica turca, dopo aver guida la guerra d’indipendenza dal governo inglese/americano instaurato dopo la caduta dell’Impero Ottomano. È un governo autoritario, nazionalista e kemalista (la nuova ideologia di stato). Inizia un processo di secolarizzazione che non si fermerà fino al 2002 e che spingerà la Turchia verso la modernità occidentale e un’identità propria militarizzata e autoritaria, lontana sia delle democrazie europee che dalla religiosità dei contadini anatolici. Lo stato sormontava la religione e la figura più sacra diviene quella di Ataturk. Nondimeno, la religione islamica sunnita divenne una questione identitaria e chi non gli apparteneva era considerato un nemico interno. Dopo la fine della WWII gli Alleati costrinsero la Turchia a concedere la creazione di più partiti che crearono una divisione: lo Stato (con valori kemalisti, atemporale e supportato dall’esercito e dalla burocrazia) e il Governo (formato dai voti elettorali). Il governo democratico e religioso che si impose nel 1950 fu spodestato nel 1960 da un golpe e giustiziati i suoi maggiori esponenti. Il crescente dissenso manifestato dai movimenti studenteschi sfociò in una grande repressione nel 1971 dove furono uccisi anche i principali leader rivoluzionari. Lo scontro tra i gruppi estremisti di destra e di sinistra si estesa in ogni campo, ma in maniera impari poiché i primi erano favoriti dall’aiuto del governo e dei militari. I gruppi di sinistra erano indeboliti anche dalla frammentazione interna. Il 1977 è stato lo spartiacque per i movimenti di sinistra segnandone ìl declino nei successivi tre anni. Il Primo Maggio di quell’anno fu attuata un’enorme repressione che il governo ha poi insabbiato. Nei successivi tre anni si contano quasi venti omicidi politici al giorno; fino al 12 settembre 1980. Il terzo golpe militare avvenne quel giorno e instaurò un governo
militare teso a reprimere definitivamente i rivoluzionari di sinistra. Tali colpi di stato (’60,’71,’80) vanno letti come riaffermazione dello Stato atemporale e kemalista, attraverso il supporto militare, alle fluttuazioni elettorali dei governi. Dopo il 1980 la Turchia è diventata una società borghese-consumista, dove la religione è stata reintegrata in chiave identitaria e anticomunista. I giovani nati dopo il 1980 sono stati definiti figli del 12 settembre, per la loro apoliticità. Negli anni Novante, in Turchia, più che la contrapposizione destra- sinistra, era forte la contrapposizione secolarizzati-religiosi, i primi detti turchi bianchi i secondi turchi neri. Nel 2002 il partito AKP di Erdogan vince le elezioni e si riavvicina alla religione islamica. Con il referendum del 2010 Erdogan prende possesso anche dell’ultimo baluardo kemalista: l’esercito, dando inizio, dopo una prima facciata pluralista, a una deriva autoritaria e riportando la Turchia dall’Europa in Medioriente. La protesta scoppiata da Gezi Park è figlia di questa situazione. A oggi Erdogan ha imposto un modello autocratico improntato sui valori dell’Islam più conservatore. Capitolo 2 Nei movimenti e nei militanti vicini alla sinistra il 12 settembre 1980 è rimasto impresso in maniera forte, mentre per la maggior parte della popolazione è inserito in un contesto di guerriglie che riguarda ormai il passato. Attraverso un’esaltazione dei martiri la sinistra tiene ancora vivo il ricordo delle sue vittime, su cui crea un’iconografia e vanta – ogni gruppo per sé -di possedere la memoria storica più veritiera. Tuttavia, la Turchia si costruisce specialmente su ciò che si è scelto di obliare, di dimenticare. È quello che fece Kemal, creando un’identità che scordasse il passato multietnico e multireligioso. Il genocidio armeno del 1915, lo scambio di popolazione con la Grecia nel 1923, il massacro dei curdi nel 1938, la repressione ebraica del ’40 e quella dei militanti di sinistra del ’80 e le sparizioni di attivisti curdi nel ’90 sono tutte cose sparite dai libri di scuola. Tanto da definire la Turchia archetipo di amnesia sociale. Lo stesso con Erdogan, al termine del kemalismo. Pur riportando alla luce alcune cose ne ha escluse altre – sempre per logiche politiche. Mantenendo una narrazione fatta sull’omogeneità etnico-religiosa. Per il Primo Maggio, dal 1977, Piazza Taksim non è accessibile. Ogni anno i militanti di sinistra provano a entrare e vengono respinti dall’esercito. Per loro il non poter commemorare quella repressione significa che è ancora in atto.
alla cultura del vittimismo in cui ogni gruppo ha il doloro più grande degli altri. La storia non è nuova in Turchia, ma in questo caso il popolo si è rivoltato è ogni anno il 19 gennaio c’è una marcia in suo onore. È, quindi, interessante notare come il suo ricordo riesca a unire mentre il museo del 12 settembre, no. Questo può spiegarlo la definizione di James Jasper di oltraggio morale: la reazione a eventi particolarmente scioccanti che frantumano le nostre aspettative verso il mondo – provocando un’indignazione che ci spinge all’azione. Anche chi non lo seguiva si sente coinvolto e tutti ricordano cosa faceva quando appresero la notizia. Come in una flashbulb memory. Uno dei motivi per cui l’evento ha colpito una moltitudine estesa di persone è perché si è configurato come evento che rivela e fornisce senso alla realtà, chiarezza. Molti hanno avuto chiaro, in quel momento, il volto dello stato. Il fatto che fosse successo a Istambul e il fatto che lui fosse una persona come loro, non un grande giornalista – quindi il cittadino buono contro lo stato violento e cattivo. Nonostante la marcia del 19 non assuma connotati politicamente schierati, non può essere definita apolitica poiché resta quella contrapposizione. Dopo Gezi Park la manifestazione ha assorbito quell’evento e ne è diventata la continuità. Capitolo 6 La famiglia è il primo luogo dove si interiorizzava la coscienza del “noi” politico– in modi talmente viscerali da produrre ricordi vicari: ricordi che non sono dell’individuo ma esperiti come personali. Per le seconde generazioni l’essere nati a catastrofe già avvenuta ( settembre), fa, sì avere una maggiore consapevolezza della violenza dello stato, ma allo stesso modo genera un forte senso di impotenza. Rifiutano un sistema nel quale non credono ma lo reputano invincibile. Per questo è radicata in loro, tramandata dai genitori, una forte cultura del silenzio e del nascondimento. Le seconde generazione, figlie di quei rivoluzionari, si sentono addosso il compito di essere testimoni dei testimoni. Di raccontare le sofferenze dei padri. Di rendere pubblico qualcosa che vivono come privato ma sentono appartenere a tutti. Le seconde generazioni vivono, sì, il trauma dei genitori del 12 settembre, ma senza la frammentarietà che le prime vivevano. Si sentono tutti accomunati da uno stesso dolore e Gezi Park è stato il simbolo anche di un legame tra gruppi che non sentono più quelle forti divisioni dei padri.