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riassunto discorsivo introduzione, Sintesi del corso di Pedagogia

-spiegazione dell'introduzione di contesti educativi -gruppo, antigruppo, deviazioni

Tipologia: Sintesi del corso

2022/2023

Caricato il 03/06/2024

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INTRODUZIONE CONTESTI EDUCATIVI
pp. 15-92
all’interno dei setting* educativi è fondamentale il concetto di gruppo e in questo si configura la teoria di
campo di Kurt Lewin: il campo è visto come una totalità di fattori coesistenti considerati come
interdipendenti tra loro; il gruppo è quindi come qualcosa di diverso e in più della somma dei suoi membri,
una totalità dinamica che condivide scopi comuni e che instaura relazioni con i propri membri e i membri di
altri gruppi. L’irrompere di situazioni di tensione o di bisogno o l’emergenza di spinte interiori o esterne
possono attivare processi in grado di determinare la strutturazione di un nuovo spazio vitale (=famiglia,
scuola…).
La gestione del conflitto con un approccio sistemico e multifunzionale è di vitale importanza all’interno
dell’esistenza e sopravvivenza dei gruppi perché permette di intercettare e saper risolvere le dinamiche
degli anti-gruppo: fenomeni che portano al blocco del gruppo ma che, se gestiti, possono sbloccare e
mettere in circolo nuove energie creative.
Un’errata conduzione di un gruppo può dar luogo a due tipi di deviazione:
- fusionale leadership lassista che dà luogo a un’affettività morbosa e fine a se stessa in cui gli individui
fanno parte di gruppi intesi come aggregati spontanei e senza struttura in cui non avviene formazione di
alcun tipo
- economicistica leadership autoritaria che dà luogo a uno scarso empowerment dell’individuo, che non
impara nulla di nuovo rispetto a quanto sa già fare.
* setting: struttura organizzata degli spazi, dei tempi, delle regole, delle relazioni tra fornitori e fruitori di
una funzione convenuta come socialmente utile e aderente ai parametri di continuità e regolarità.
Il setting si differenzia dal SET: ossatura procedurale che garantisce l’azione (spazi, tempi, regole, relazioni).
Esso si inserisce all’interno del SETTING: teoria interpretativa con cui vengono letti i fatti. Esso è il risultato
di un processo di co-costruzione di un campo fisico e mentale, da parte di utenti ed educatori, in cui è
fondamentale il dualismo tra:
- istituente equipe degli educatori insieme alla voce dei fruitori del servizio
- istituito prassi corrente percepita come norma, sebbene sia solo una normativa.
Nella progettazione pedagogica è necessario tenere a mente diversi tipi di fattori, tra cui:
- sociali di macro, micro e mesosistema rispettivamente politiche attuabili in ambito assistenziale, socio-
sanitario e/o lavorativo; adattamento dei setting come strumenti pedagogici e didattici volti ai processi di
socializzazione degli utenti; lettura dell’individuo come frutto di un’intesa formativa congiunta e
condizionata da contesti fisici, sociali e culturali)
- culturali
- psicologici, condizionati da stereotipi e pregiudizi
Presi in adeguata considerazione tutti questi fattori si sviluppa l’azione trasformatrice dell’educazione,
intesa come rafforzamento del processo identitario ed evoluzioni dell’immagine reale (competenze
padroneggiate da ciascun membro e che servono a creare una base dalla quale partire per creare degli
obiettivi collettivamente condivisi), sociale (rappresentazioni sociali costruite all’interno dei gruppi di
appartenenza, mediante stereotipi e pregiudizi che influenzano sia la struttura ufficiale del gruppo, sia la
struttura psicologica) e ideale (abilità di coping, resilienza e autopercezione la cui dialettica può dar luogo a
effetti produttivi o controproducenti rispetto al modo di percepire i propri risultati). Riguardo l’immagine
ideale sono state sviluppate tre importanti teorie: (pp.55-56)
1) teoria delle attribuzioni causali i risultati ottenuti sono frutto dell’intenzionalità del soggetto e della
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INTRODUZIONE CONTESTI EDUCATIVI

pp. 15- all’interno dei setting* educativi è fondamentale il concetto di gruppo e in questo si configura la teoria di campo di Kurt Lewin: il campo è visto come una totalità di fattori coesistenti considerati come interdipendenti tra loro; il gruppo è quindi come qualcosa di diverso e in più della somma dei suoi membri, una totalità dinamica che condivide scopi comuni e che instaura relazioni con i propri membri e i membri di altri gruppi. L’irrompere di situazioni di tensione o di bisogno o l’emergenza di spinte interiori o esterne possono attivare processi in grado di determinare la strutturazione di un nuovo spazio vitale (=famiglia, scuola…). La gestione del conflitto con un approccio sistemico e multifunzionale è di vitale importanza all’interno dell’esistenza e sopravvivenza dei gruppi perché permette di intercettare e saper risolvere le dinamiche degli anti-gruppo : fenomeni che portano al blocco del gruppo ma che, se gestiti, possono sbloccare e mettere in circolo nuove energie creative. Un’errata conduzione di un gruppo può dar luogo a due tipi di deviazione :

  • fusionale  leadership lassista che dà luogo a un’affettività morbosa e fine a se stessa in cui gli individui fanno parte di gruppi intesi come aggregati spontanei e senza struttura in cui non avviene formazione di alcun tipo
  • economicistica  leadership autoritaria che dà luogo a uno scarso empowerment dell’individuo, che non impara nulla di nuovo rispetto a quanto sa già fare.
  • setting: struttura organizzata degli spazi, dei tempi, delle regole, delle relazioni tra fornitori e fruitori di una funzione convenuta come socialmente utile e aderente ai parametri di continuità e regolarità. Il setting si differenzia dal SET: ossatura procedurale che garantisce l’azione (spazi, tempi, regole, relazioni). Esso si inserisce all’interno del SETTING: teoria interpretativa con cui vengono letti i fatti. Esso è il risultato di un processo di co-costruzione di un campo fisico e mentale, da parte di utenti ed educatori, in cui è fondamentale il dualismo tra:
  • istituente  equipe degli educatori insieme alla voce dei fruitori del servizio
  • istituito  prassi corrente percepita come norma, sebbene sia solo una normativa. Nella progettazione pedagogica è necessario tenere a mente diversi tipi di fattori, tra cui:
  • sociali di macro, micro e mesosistema  rispettivamente politiche attuabili in ambito assistenziale, socio- sanitario e/o lavorativo; adattamento dei setting come strumenti pedagogici e didattici volti ai processi di socializzazione degli utenti; lettura dell’individuo come frutto di un’intesa formativa congiunta e condizionata da contesti fisici, sociali e culturali)
  • culturali
  • psicologici, condizionati da stereotipi e pregiudizi Presi in adeguata considerazione tutti questi fattori si sviluppa l’azione trasformatrice dell’educazione, intesa come rafforzamento del processo identitario ed evoluzioni dell’immagine reale (competenze padroneggiate da ciascun membro e che servono a creare una base dalla quale partire per creare degli obiettivi collettivamente condivisi), sociale (rappresentazioni sociali costruite all’interno dei gruppi di appartenenza, mediante stereotipi e pregiudizi che influenzano sia la struttura ufficiale del gruppo, sia la struttura psicologica) e ideale (abilità di coping, resilienza e autopercezione la cui dialettica può dar luogo a effetti produttivi o controproducenti rispetto al modo di percepire i propri risultati). Riguardo l’immagine ideale sono state sviluppate tre importanti teorie: (pp.55-56)
  1. teoria delle attribuzioni causali  i risultati ottenuti sono frutto dell’intenzionalità del soggetto e della

concomitanza del locus, della stabilità nel tempo e della controllabilità da parte del soggetto.

  1. teoria delle aspettative e dei risultati  l’aspettativa dei soggetti rispetto ai piani di studio/lavoro messi in atto giocano un ruolo fondamentale nella riuscita del piano individualizzato. In questo senso l’educatore è tenuto a far notare all’educando la causalità tra le aspettative e il cambiamento della sua condizione.
  2. teoria degli obiettivi  questi predispongono a un impegno costante, in loro assenza non si aumentano gli sforzi