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Educazione e Lavoro Sociale: Approcci, Gruppi e Interventi - Prof. Zizioli, Sbobinature di Pedagogia

Riassunto di Contesti educativi per il sociale, esame di Pedagogia professionale

Tipologia: Sbobinature

2017/2018

Caricato il 29/04/2022

Ludovica.Lolletti
Ludovica.Lolletti 🇮🇹

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Contesti educativi per il sociale
PROGETTUALITÀ, RESPONSABILITÀ E CURA EDUCATIVA
1) L’EDUCAZIONE TRA EMERGENZA ED UTOPIA (di F. Frabboni)
Sullo stesso tandem: Conoscenza e Formazione.
Il ventunesimo secolo deve investire su CONOSCENZA e FORMAZIONE o si rischia di
rendere incurabili analfabetismo (nega istruzione ai bambini a sud dell’equatore) e
neoanalfabetismo (gran numero di giovani pede gli alfabeti qualche anno dopo l’uscita da
scuola, colpisce l’emisfero a nord dell’equatore).
Conoscenza = ● capitale socio-economico, la produttività di un Paese dipende dal diritto dei
giovani a ingresso e successo scolastico;
● capitale umano, concorre alla costruzione di una persona equipaggiata di valori civili e
morali;
● genera intelligenze multiple, è in grado di produrre teste ben fatte.
Traguardi del XXI secolo:
- democratizzazione istituzionale ➝ diritto di tutto a accesso e successo scolastico;
- modernizzazione culturale ➝ diritto di tutti alla qualità e alla conservazione della
conoscenza per la vita.
Formazione che può essere:
- scolastica, destinata a infanzia e adolescenza;
- extrascolastica, destinata a bambini e ragazzi nelle famiglie, nel tempo libero…;
- universitaria, destinata a garantire ai giovani scienza, cultura e bagaglio
professionale;
- formazione permanente, assicura la manutenzione di una testa ben fatta alle età
adulte e senili.
La formazione vuole perseguire due ideali educativi:
- la promessa a ingresso e successo scolastico e la conservazione del capitale di
conoscenza accumulato nel tempo (stelle democratiche);
- il diritto di tutti a un’elevata qualità dell’istruzione (stelle culturali).
Solo una testa ben fatta può mettere il singolo fruitore nelle condizioni di
personalizzare i consumi di massa ➝ occorre rifornire le persone, prigioniere
dell’odierna galassia mediatica, di dispositivi di selettività cognitiva, necessari
per l’intervallo critico tra prodotti e consumi.
Al centro sta La Persona. Il soggetto/persona non è fondato né da esperienza
soggettiva (individuale, né da esperienza oggettiva (socio culturale), né
dall'integrazione delle due ➝ ma è equipaggiato di soli atti di scelta che garantiscono
la libertà e che cercano un vero sistema di valori.
La Pedagogia tiene conto di due ineludibili idee dell’educazione:
1. idea di cultura, libera sia di esplorare, sia di sfidare la conoscenza e la scienza;
2. idea di valore, tutt’uno con un itinerario della vita personale.
A partire da queste due idee dell’educazione, l’educazione è il terreno naturale in cui cresce
la persona-valore.
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Contesti educativi per il sociale

PROGETTUALITÀ, RESPONSABILITÀ E CURA EDUCATIVA

1) L’EDUCAZIONE TRA EMERGENZA ED UTOPIA (di F. Frabboni) Sullo stesso tandem: Conoscenza e Formazione. Il ventunesimo secolo deve investire su CONOSCENZA e FORMAZIONE o si rischia di rendere incurabili analfabetismo (nega istruzione ai bambini a sud dell’equatore) e neoanalfabetismo (gran numero di giovani pede gli alfabeti qualche anno dopo l’uscita da scuola, colpisce l’emisfero a nord dell’equatore). Conoscenza = ● capitale socio-economico, la produttività di un Paese dipende dal diritto dei giovani a ingresso e successo scolastico; ● capitale umano, concorre alla costruzione di una persona equipaggiata di valori civili e morali; ● genera intelligenze multiple, è in grado di produrre teste ben fatte. Traguardi del XXI secolo:

  • democratizzazione istituzionale ➝ diritto di tutto a accesso e successo scolastico;
  • modernizzazione culturale ➝ diritto di tutti alla qualità e alla conservazione della conoscenza per la vita. Formazione che può essere:
    • scolastica, destinata a infanzia e adolescenza;
    • extrascolastica, destinata a bambini e ragazzi nelle famiglie, nel tempo libero…;
    • universitaria, destinata a garantire ai giovani scienza, cultura e bagaglio professionale;
    • formazione permanente, assicura la manutenzione di una testa ben fatta alle età adulte e senili. La formazione vuole perseguire due ideali educativi:
  • la promessa a ingresso e successo scolastico e la conservazione del capitale di conoscenza accumulato nel tempo (stelle democratiche);
  • il diritto di tutti a un’elevata qualità dell’istruzione (stelle culturali). Solo una testa ben fatta può mettere il singolo fruitore nelle condizioni di personalizzare i consumi di massa ➝ occorre rifornire le persone, prigioniere dell’odierna galassia mediatica, di dispositivi di selettività cognitiva, necessari per l’intervallo critico tra prodotti e consumi. Al centro sta La Persona. Il soggetto/persona non è fondato né da esperienza soggettiva (individuale, né da esperienza oggettiva (socio culturale), né dall'integrazione delle due ➝ ma è equipaggiato di soli atti di scelta che garantiscono la libertà e che cercano un vero sistema di valori. La Pedagogia tiene conto di due ineludibili idee dell’educazione :
  1. idea di cultura , libera sia di esplorare, sia di sfidare la conoscenza e la scienza;
  2. idea di valore , tutt’uno con un itinerario della vita personale. A partire da queste due idee dell’educazione, l’educazione è il terreno naturale in cui cresce la persona-valore.

La pedagogia europea ritiene che ci sia la “scomparsa” delle prime età della vita ➝ duplice violenza patita dall’infanzia e dall’adolescenza perché ● da una parte le prime età sono gettate nella foresta degli adulti (precoce colonizzazione nella società dei grandi); ● dall’altra le prime età vengono gettate tra le onde del mare dei consumi (il destino è l’uniformazione nella cultura di mercato) ➝ si tende a imprigionare infanzia e adolescenza. La Pedagogia pone le età della vita di fronte a singolarità e solitudine/interiorità dell’individuo, che stanno per essere cancellate dal neoliberismo economico. Occorre quindi un’avventura educativa che impugni la fiaccola del coraggio esistenziale. Diamo cielo alla Pedagogia (europea ➝ multiculturale) Le teorie dell’educazione si configurano come orizzonti “ideali”, aperti al possibile e orientati verso il futuro. Queste teorie pongono al centro della propria riflessione la persona , però soltanto quella che abita in occidente, cioè una persona bianca-maschio-ricca-sazia ; mai le teorie dell’educazione hanno posto al centro la persona dell’altra metà del pianeta, nera-femmina-povera-disperata (questo perché la Pedagogia è nata nel nord del pianeta). Quindi la Pedagogia deve avventurarsi verso confini lontani, dove possa incontrare teorie dell’educazione molto più larghe ➝ una Pedagogia multiculturale, non più soltanto occidentale, ma anche orientale e meridionale, e che abbia come suo orizzonte quello di una Paideia in grado di perseguire una coscienza individuale e collettiva, in grado di decifrare la dialettica idealità-realtà. 2) PROFESSIONI EDUCATIVE PER IL SOCIALE: PROGETTUALITÀ E SETTING EDUCATIVO (di L. Dozza) La progettualità educativa Un sistema di interventi e servizi sociali va pensato non come sistemi collocati l’uno nell’altro, ma l’uno per-con l’altro. Es. in un carcere è possibile vedere contrapposti intervento rieducativo e intervento punitivo; in un SerDP possono coesistere senza integrarsi un approccio medico-assistenziale e uno educativo-terapeutico. Le professioni per il sociale lavorano sull’interfaccia che si frappone tra l’individuo e i suoi gruppi passati, presenti e futuri. Gli educatori sono il tramite per la persona con gli altri e con se stessa. Approcci teorico-metodologici inerenti al “gruppo” :

  1. Teoria di “campo”, sistemica e dinamica di Lewin ➝ Lewin dimostra come il comportamento di una persona sia sempre in funzione del rapporto che ha con i propri gruppi di riferimento (famiglia, scuola, sport…); introduce così il concetto di “campo” ➝ secondo la teoria di campo , il “gruppo” è qualcosa di più della semplice somma dei suoi membri. Il “gruppo” è un sistema dinamico in continua evoluzione; un insieme la cui essenza sta nel riconoscere uno scopo comune. L'ipotesi è che la realtà, cioè il campo in cui si colloca il soggetto, sia articolato in regioni tra loro contigue ➝ l’insieme di queste regioni è lo spazio vitale individuale. L’irrompere di situazioni di tensione può attivare processi in grado di
  • assetto organizzativo (luogo dei fatti concreti, la stanza in cui avvengono gli appuntamenti che deve essere sempre la stessa, il contratto economico, la neutralità cioè l’astensione dal giudizio morale). Setting ➝ risultato di progettualità e esperienza , ma anche il risultato di un processo di co- costruzione di un campo fisico e mentale che viene via via costruito insieme. Nel gruppo ognuno “porta il suo”, co-evolve con gli altri, educatori compresi.
  1. Pedagogia istituzionale ➝ Secondo la Pedagogia Istituzionale, le relazioni dovrebbero essere scandite dalla dialettica tra istituto e istituente :
  • istituto = ciò che è stabilito dalla normativa, che pur non essendo una norma viene percepita come tale;
  • istituente = équipe di educatori con i fruitori del servizio. Questo gruppo deve essere in grado di darsi delle istituzioni interne = assemblea settimanale, ruoli, compiti ➝ regole discusse e concordate dal gruppo istituente. 4) Contributo di metodo della psicoanalisi. Le professioni per il sociale come “leva” della relazione educativa Le situazioni a rischio psico-sociale richiedono risposte sempre più diversificate, che comportano la competenza di educatore professionale, pedagogista, assistente sociale, medico, psicologo, insegnante… ➝ professioni impegnate nel lavoro per-con l’uomo, per il benessere individuale. La relazione/comunicazione educativa = cercare un’intesa che porta alla reciproca attenzione, empatia, condivisione, ascolto, comprensione, scambio intersoggettivo attivo e non giudicante. Una relazione dovrebbe basarsi su:
  • etica del rispetto (dislocare il proprio punto di vista e incontrarne un altro);
  • etica del prendersi cura (investimento affettivo e gestione del transfert);
  • stile autorevole, ascolto attivo, garanzia della riservatezza (che danno sicurezza e fiducia);
  • progettualità condivisa e orientamento al futuro (rende il soggetto attivo e responsabile del proprio percorso). Chi si occupa degli educatori? Supervisione per osservare-osservarsi e per pensare l’esperienza La supervisione può diventare un posto sicuro in cui poter parlare di difficoltà e problemi nella gestione del servizio, senza doverli negare. Dal punto di vista didattico, si analizza se l’operato è stato coerente con gli obiettivi; dal punto di vista di analisi della relazione, la supervisione in un setting gruppale deve fare i conti con il crearsi di fenomeni antigruppo, determinati dalle emozioni di angoscia di esporsi agli altri e essere giudicati. 3) LA RELAZIONE EDUCATIVA: VARIABILI ESTERNE E INTERNE (di L. Cerrocchi) La formazione individuale e collettiva: teoria e prassi della modificabilità umana.

Nella formazione umana, individuale e collettiva è importante formare (dare forma), per poi formarsi (in modo autonomo) e trasformarsi (a fronte dei cambiamenti dati dagli eventi della vita). Un’educazione, che sia prevenzione e recupero, deve ricostruire le esperienze delle età e nei luoghi di vita. Però bisogna svincolare i luoghi di vita da una funzione autoritaria e repressiva per far sì che assolvano una funzione di liberazione e emancipazione. Conoscenza e progettazione pedagogica: tra fattori sociali, culturali e psicologici. La conoscenza e la progettazione pedagogica fanno riferimento a 3 fattori:

  1. fattori sociali di macrosistema (analisi di interventi legislativi di tipo socio-sanitario, assistenziale, educativo), di mesosistema (individuo=esito di impresa formativa) e di microsistema (analisi dei setting pedagogici e didattici); 2. fattori culturali , miti e riti che segnano i contesti; 3. fattori psicologici , in particolare le rappresentazioni sociali e le dinamiche degli affetti. Variabili che segnano la relazione educativa La relazione educativa (duale o gruppale) è segnata da diverse variabili:
  • variabili esterne di macrosistema, o nella determinazione tra macrosistema, mesosistema e microsistema;
  • variabili interne, nell’interazione tra differenti gruppi e figure professionali, soggetti e fattori organizzativi scelti da chi educa. Il potenziale della cura educativa sta nel modo in cui si verifica l’interazione tra queste variabili. L'individuo da quando nasce a quando muore:
  • svolge la sua vita in gruppi diversi che si trasformano;
  • appartiene a più gruppi nello stesso periodo ;
  • tiene dentro di sé il proprio gruppo interno, costituito da persone incontrate anche in fasi diverse e da persone che non fanno più parte della sua vita. Un contesto per il sociale che ha le dinamiche di un gruppo va considerato sotto il punto di vista dei membri e della figura educativa (che deve rilevare e rispondere contemporaneamente ai bisogni dei singoli e del gruppo). La relazione educativa si segna della reciprocità tra immagine sociale, ideale e reale: ● immagine reale → caratteristiche, conoscenze e abilità padroneggiate da ognuno e tutti i membri; ● immagine ideale → caratteristiche, conoscenze e abilità secondo l’autopercezione dei membri (come mi penso), con ricadute sul senso di autoefficacia (come mi sento), e sull’agentività (cosa faccio):
  • “teoria delle attribuzioni causali / prospettiva attribuzionale del successo” → secondo questa teoria i risultati ottenuti sono considerati dal soggetto prodotti dell’agire intenzionale riconoscendo la presenza di 3 dimensioni:
  1. locus di attribuzione causale , percepito come esterno o interno al soggetto (es. sono stato bocciato perché il docente mi perseguita / perché non ho studiato come avrei dovuto);
  2. stabilità nel tempo (es. continuerò ad essere bocciato / sarò promosso);
  3. controllabilità da parte del soggetto (es. non studio più tanto è inutile / cambierò il mio metodo di studio e studierò di più).
  • “teoria delle aspettative e dei risultati” → qui sono assunti come aspetti importanti la
  • la comunicazione è caratterizzata da feedback, cioè la conferma da parte dell’interlocutore;
  • la comunicazione può essere numerica e analogica;
  • la comunicazione può essere simmetrica e complementare (tra pari o in disparità di potere). Una relazione educativa professionale deve liberarsi da rischio di spontaneismo, così da farsi metodo di lavoro. Questo richiede avere a riferimento lo scopo e le finalità del contesto, per attribuire bisogni individuali e collettivi, tanto da ri-pensare sempre le possibilità di inserimento/accoglienza, permanenza (ruoli, regole, tempi, spazi interni e esterni), e congedo. Il lavoro pedagogico tra formazione e ricerca, coordinamento e progett-azione Il lavoro dell’educatore e del pedagogista richiede una formazione che consente di avere una visione tale da penetrare nella dinamica storica, sociale e culturale. Per un buon lavoro educativo è importante:
  • saper coniugare lo studio teorico con il quadro della normativa;
  • analizzare bisogni, modelli e buone pratiche;
  • mappatura regionale delle realtà di settore e incontri con realtà nazionali;
  • supervisione scientifica, di servizio e formativa in equipe;
  • formazione del personale; ripensare la presenza del volontariato (evitando che rischi di coincidere con lavoro non ufficiale e che non interferisca con il mandato educativo). L’educazione come processo e pratica meta e di Educazione degli Adulti Educatore e Pedagogista = professioni educative per il sociale. Entrambe danno importanza all’Educazione degli Adulti come una condizione centrale nel corso della vita. Cioè entrambe le figure devono:
  • educare gli educatori;
  • analizzare chi e come educa colui che educa per professione. La comunità pedagogica ha sempre lavorato per formare una figura capace di trattare la complessità in situazioni caratterizzate da ricorsività tra teoria e prassi → questo lavoro si è tradotto nell’Emendamento alla Legge di Bilancio “Disciplina delle professioni di educatore professionale socio-pedagogico, socio-sanitario e pedagogista" (legge 205 del 2018). **PROFESSIONI EDUCATIVE PER IL SOCIALE
  1. IL PEDAGOGISTA (V. Iori)** La professione pedagogica deve ancora chiarire la sua posizione. Dal 900 c’è un dibattito sulla scientificità della ricerca pedagogica (era considerata solo una diramazione della filosofia). Dewey pone l’attenzione su un elemento centrale della scienza pedagogica → la ricerca empirica (fondata su pratica e esperienza); così la pedagogia tiene in connessione teoria e pratica → ha duplice fisionomia tra dimensione teorica e dimensione pratica (“scienza empirica dell’educazione”). La

pratica senza teoria è priva di fondamento; la teoria senza una verifica pratica è vuota di senso → quindi il pedagogista deve agire tra teoria e prassi. L’identità del pedagogista è difficile da definire, nonostante le indicazioni europee, educatore e pedagogista vivono da anni una situazione di incertezza identitaria e professionale. EQF (European Qualifications Framework) = quadro europeo delle competenze, qualifiche e percorsi per l’apprendimento permanente. La formazione del pedagogista è funzionale al raggiungimento delle conoscenze in coerenza con i livelli del QEQ (quadro europeo qualificazioni). Svolge diverse attività pedagogiche: progettazione, programmazione, organizzazione, coordinamento, gestione, monitoraggio, valutazione, consulenza e supervisione qualità pedagogica. Il pedagogista rientra nel 7° livello del Quadro Europeo delle Qualificazioni: è un professionista che svolge funzioni intellettuali, con propria autonomia scientifica e propria responsabilità, attraverso strumenti conoscitivi, in vari contesti, per tutto il corso della vita. Può lavorare in regime di lavoro dipendente, autonomo, parasubordinato, in contesti pubblici o privati. 5) L’EDUCATORE PROFESSIONALE SOCIO-PEDAGOGICO E DEI SERVIZI PER L’INFANZIA (A. D’Antone) L’educazione dell’educatore è una problematica complessa. E. Morin delinea una nuova prospettiva educativa:

  • riforma del pensiero, che si accompagnerebbe a una riforma dell’insegnamento e ad un ripensamento delle pratiche educative;
  • democrazia cognitiva, che pone il problema dell’educazione dell’educatore come attività rivoluzionaria. E’ importante una progettualità orientata verso tutto il corso della vita, e questo tipo di apprendimento produce l’assimilazione di conoscenze specifiche e conduce alla strutturazione di abitudini astratte più generali che ne accompagnano i percorsi formativi. I processi di costruzione della conoscenza avranno una carattere reticolare, così possiamo suddividere la rete conoscitiva in conoscenza:
    • di base , è il sapere che rappresenta il cardine della disciplina;
    • stabile , orientata all’acquisizione di nuovi apprendimenti;
    • significativa , coinvolgimento di soggetti e di gruppi;
    • sistematica , per favorire la ri-strutturazione del soggetto e trasferire le info acquisite in contesti differenti per conoscere la realtà e trasformarla;
    • capitalizzabile , che facilitano l’apprendimento di nuove conoscenze per trasformarle in abilità utilizzabili in contesti differenti. L’educatore agisce nell’ottica della prevenzione, dell’educazione e del recupero. La dimensione in cui può compiere una sintesi tra prassi e teoria è l’équipe. Questa impostazione del lavoro ha 3 elementi:
    1. attraverso la dimensione dell’équipe, l’educatore condivide le proprie capacità ed esperienze sul campo con diverse figure professionali, e può osservare i problemi da angolature diverse;
    2. la progettazione dell’intervento educativo è interconnesso alla supervisione dell’intervento stesso;
  • matrimoniali, di conviventi, allargate, ricomposte. La famiglia coincide con diversi sistemi :
  • sistema adattivo , i membri tendono ad adattarsi alle regole del suo funzionamento;
  • sistema riflessivo , ciò che succede a un membro, ricade sugli altri membri;
  • sistema di ristrutturazione/trasformazione dei sistemi interni e dell’ambiente esterno. La famiglia non è mai uguale a nessun altro sistema e mai uguale nemmeno a se stessa in fasi diverse della sua storia. La famiglia si divide in relazioni: più elementari (genitore-figlio, tra fratelli); più complesse. Le reti sociali che hanno differenti legami generazionali e di genere promuovono la trasmissione e anche la contaminazione. La famiglia reagisce alle situazioni più o meno stressanti che può incontrare nel suo ciclo di vita (malattie, disoccupazione, calamità…) → i vissuti e le reazioni al trauma della famiglia dipendono dalla formazione personale, da cui i soggetti possono aver sviluppato capacità di coping (adattamento attivo all’ambiente), resilienza (resistere agli urti traumatici), agentività (essere agenti attivi nel proprio cambiamento). La famiglia ha funzione di:
  • propulsore , supporta materialmente i suoi membri;
  • agente di controllo , tutela anche a distanza i suoi membri;
  • assenza/famiglia mancante , compromettendo la possibilità di inclusione e integrazione;
  • risorsa , è rete di assistenza materiale per i suoi membri;
  • costo , implica un debito da risarcire. In generale i figli possono essere oggetto di riscatto sociale e personale, facendosi mediatori per la famiglia di status sociale e culturale → le implicazioni possono essere tali da sovvertire posizioni e ruoli nel tessuto familiare. La nascita dei figli coincide con la più forte rivoluzione nella famiglia e rende necessario fra una distinzione tra generatività (potenziale biologico) e genitorialità (può essere ben assolta indipendentemente dal fatto che i genitori siano naturali o non). Una visione sociale del pedagogico, dovrebbe includere tutta la complessità e pluralità del tessuto familiare con tutti i suoi rapporti, non trascurando il potenziale di altre figure che non siano solo quella materna → così si configura come educazione familiare e sostegno alla genitorialità nell’Educazione agli Adulti ( adulti = diverse figure parentali ma anche a valenza pedagogica). LINGUA e LAVORO → principale fattori di integrazione e inclusione → permettono di entrare in contatto con e di co-costruire pensieri e emozioni; LINGUA: se non c’è alfabetizzazione linguistica è difficile l’accesso ai saperi, e padroneggiare la lingua scritta è importante per la partecipazione al progresso; LAVORO: molti sono afflitti da lavoro subalterno e alienante, piuttosto che lavorare in un ambiente che abbia sana qualità del gruppo, che faccia lavoro di gruppo e che dia un giusto riconoscimento professionale.

7) SPAZIO NEUTRO E EDUCATIVA DOMICILIARE (A. D’Antone) Sono tra i 2 principali interventi a sostegno della famiglia e della genitorialità, in cui un educatore socio-pedagogico può spendere la sua professionalità. Educativa domiciliare : intervento mediato dal Servizio Sociale e dal Tribunale per i Minorenni, in un sistema familiare problematico o disfunzionale in cui viva almeno un minore. Obiettivi dell’Educativa domiciliare:

  • sicurezza del minore e cura educativa per la costruzione di legami nella sua famiglia;
  • sostegno genitoriale rispetto a ruoli, funzioni e responsabilità;
  • valutazione di competenze apprese, di situazioni di vita rilevate e dello sviluppo del progetto. Il progetto si sviluppa dalla presa in carico dell’assistente sociale di riferimento, seguito da dialogo con la famiglia improntato su co-progettazione ; dopo periodo di osservazione c’è la stesura di obiettivi , elaborazione del progetto , e individuazione di strategie. Il lavoro educativo frontale ha 3 momenti:
  1. l’educatore progetta con il minore delle attività educative in setting differenti;
  2. l’educatore lavora con gli adulti di riferimento con colloqui educativi e di counseling;
  3. l’educatore organizza momenti educativi con minori e genitori simultaneamente. Spazio neutro : servizio sempre mediato dal Servizio Sociale; garantisce l’incontro tra minore e un membro del suo sistema familiare dopo eventi critici e conflittuali, cercando di sorreggere lo sviluppo della relazione Gli obiettivi sono:
  • rafforzare nell’adulto le competenze di cura educativa da spendere nei confronti del minore;
  • sostenere il minore con una mediazione tra le sua istanze e quelle dell’adulto. Ha setting e intervento educativo differente rispetto alla Educativa domiciliare, ma una maggiore incidenza dell’Autorità giudiziaria che impone una strutturazione più precisa dei setting. SETTING = contesto di apprendimento e sistema in continua evoluzione, dove l’educatore è parte integrante. Differenza tra setting di Educativa domiciliare e setting di Spazio neutro. L’Educativa domiciliare si sviluppa in una frammentazione di contesti dell’apprendimento dove l’educatore è strettamente connesso; lo Spazio neutro prevede una predisposizione di spazi, tempi, regole che ne scandiscono lo sviluppo. In entrambi i casi manca un’azione esterna che determini le dinamiche interne. Questi due servizi agiscono tra continuità e discontinuità familiari: ● continuità , garantita da cura e sostegno rivolti allo sviluppo delle competenze e alla chiusura del progetto; ● discontinuità , si inserisce nella misura in cui il sistema familiare cede una quota del proprio carattere privato all’intervento sociale. Quindi il setting è una possibilità , più che una effettiva predeterminazione.

Nella realtà esistono molte situazioni familiari in cui i genitori sono solo “parzialmente in grado” di occuparsi dei loro figli, senza che si possa riscontrare un abbandono del minore tale da dar luogo all’adozione → semiabbandono permanente , che può comportare una di queste opzioni:

  • mantenere l’affidamento finché il minore compie 18 anni;
  • trasformare l’affidamento in adozione;
  • usare lo strumento delle adozioni in casi particolari (modello di adozione aperta in cui genitori biologici e genitori adottivi concordano sull’adozione e restano in contatto anche dopo. Educatori/pedagogisti/insegnati che hanno a che fare con bambini in affidamento devono tenere conto che tale condizione è per natura transitoria, e che ha come obiettivo il reinserimento nella famiglia d’origine. La legge (art 28 184/1983) impone ai genitori di informare i figli adottivi di tale condizione → quindi oggi la figura educativa, avendo di fronte bambini consapevoli di essere adottati, deve conoscere gli effetti giuridici che l’adozione produce per poter accompagnare i suoi allievi a capire che un bambino adottato non è un bambino che è stato abbandonato, ma un bambino di cui l’ordinamento giuridico si è preso cura in modo particolare. 9) LA COMUNITÀ EDUCATIVA PER MINORI (L. Cerrocchi) Affido dei minori e strutture educative È interesse della società italiana di intervenire a protezione e tutela del minore quando ne viene meno il diritto di essere educato nella propria famiglia provvedendo ad un affido. Le normative hanno incluso anche la tutela dei minori riferendosi a strutture residenziali che assolvono temporaneamente compiti sostitutivi delle famiglie, ospitando il minore per tempi determinati e assicurandogli mantenimento, educazione e istruzione. Condizioni e situazioni alla base delle disposizioni di affido del minore Il provvedimento di affido di un minore presso una struttura educativa si ha a seguito di condizioni o situazioni diverse, tra le principali:
  • privazione del nucleo familiare (minori orfani adottati, msna);
  • disorganizzazione familiare (una manifesta trascuratezza dei minori pur nella possibile presenza di legami affettivi significativamente validi → si dovrebbe ricorrere all’affido solo dopo aver tentato di rimuovere le cause della disorganizzazione);
  • inadeguatezza educativa (comportamenti degli adulti inadeguati es. violenza fisica, sessuale, verbale, psichica);
  • misure protettive / misure contenitive di recupero (non sono determinate dal comportamento della famiglia). Nei casi di disorganizzazione familiare e inadeguatezza educativa, l’allontanamento e affido in strutture sono inevitabili modalità di intervento. L’affido può essere risolto nella regione di residenza della famiglia in modo da consentire il mantenimento dei rapporti. Tipologie di strutture d’affido dei minori Quattro classi di “presidi residenziali socio-assistenziali per minori”:
  1. Comunità di pronta accoglienza → agisce una risposta immediata e in emergenza alle urgenze, fornendo ospitalità e tutela temporanea (non più di 3 mesi), per massimo 12 minori, con personale esperto e qualificato; servono per evitare l’esposizione dei minori a fattori di rischio e in attesa di individuare soluzioni più adeguate;
  2. Comunità di tipo familiare → (anche casa-famiglia) propone un modello di vita familiare, massimo 6 minori, le funzioni genitoriali vengono assolte dalla coppia che può avere anche dei figli propri;
  3. Comunità educativa * → massimo 12 minori, di età compresa tra i 6 e 18 anni (fasce 6-10 e 11-18), l'azione educativa viene svolta da educatori.
  4. Istituto → riconosciuti come inadeguati in quanto accolgono numeri elevatissimi di minori → 2006 chiusura istituti, a vantaggio delle comunità caratterizzate da organizzazione e rapporti interpersonali analoghi a quelli di una famiglia. In rapporto alle ricadute dei flussi migratori, in alcuni territori sono stati realizzati:
  • Hub per MSNA → struttura residenziale di accoglienza temporanea (massimo 60 giorni), che attua iniziative di protezione per minori privi di tutela, e supporta le autorità competenti nelle operazioni di identificazione e affidamento; - Comunità per MSNA → accoglie adolescenti tra 14 e 18 anni provenienti da servizi di accoglienza temporanea, si avvale di équipe multidisciplinare, fornisce protezione e tutela del minore privo di figure genitoriali di riferimento, segnato dal vissuto migratorio, e dalla separazione dalla propria famiglia; - Alloggi ad alta autonomia → piccoli gruppi di ragazzi prossimi alla maggiore età o giovani adulti, dai 16 ai 21 anni, dello stesso sesso. Si ricorre a questo tipo di realtà per preparare la transizione dalla precedente collocazioni in strutture residenziali al reinserimento sociale. La durata di permanenza varia in base alle possibilità di conseguimento di autonomia del giovane.
  • La Comunità Educativa nella tipologia del Gruppo-Appartamento per minori → è una struttura residenziale che accoglie un piccolo gruppo di minori, con educatori competenti ambo i sessi, con un rapporto numerico di uno ogni due ospiti, con turni elastici diurni e notturni. Chi e come dispone l’affido? Nel Gruppo-Appartamento quando l’inserimento è accettato dalla famiglia d’origine, il giudice tutelare rende esecutivo il provvedimento predisposto dal Servizio sociale; in caso di mancato consenso della famiglia, il Servizio sociale fa riferimento al Tribunale dei Minorenni che potrà disporre l’inserimento in comunità. Il Servizio sociale ha l’obbligo di vigilare sul percorso di affidamento e riferire al Tribunale dei Minorenni l’andamento del progetto del minore. Il TdM, a sua volta, opera verifiche e, se lo ritiene opportuno, ispezioni delle condizioni di affido. La struttura ospitante fornisce aggiornamenti al giudice tutelare.

In questa situazione è emersa quindi la necessità di protrarre la responsabilità della società, garantendo, oltre i 18 anni, forme di tutela educativa e assistenziale con appartamenti in autonomia. Le figure professionali. Tutti questi eventi (progettazione, accoglienza, inserimento, congedo…) vengono gestite da: Responsabile (collabora con rete multidisciplinare e con Servizi sociali), Coordinatore pedagogico ( progetta, monitora, affianca il lavoro dell’équipe), Capo-educatore (sostiene e orienta gli educatori), Educatori professionali socio-pedagogici (con formazione specifica e che sappiano lavorare in team). **SERVIZI EDUCATIVI PER L’INFANZIA E IL CENTRO DI AGGREGAZIONE GIOVANILE

  1. IL NIDO E LE NUOVE TIPOLOGIE (R. D’Ugo) La nascita del Nido** Il Nido nasce nel 1971, epoca di cambiamenti, di valorizzazione del lavoro femminile, di progettazione per i più piccoli al di fuori delle famiglie. I Nidi devono:
  • rispondere alle esigenze delle famiglie;
  • essere gestiti da famiglie e da rappresentanze delle formazioni sociali sul territorio;
  • dotati di personale qualificato;
  • garantire lo sviluppo armonico dei bambini. Sono regolamentati dalle Regioni e gestiti dai Comuni. Il Nido promuove lo sviluppo dei bambini da 0 a 3 anni, ha come finalità promuovere egualmente le competenze di tutti i bambini. Un nido è di qualità se:
  • è accessibile a tutti, valorizzando la diversità socio-culturale con un approccio interculturale;
  • offre formazione per i professionisti (educatori e pedagogisti);
  • promuove momenti di collegialità (progettazione, colloquio con i genitori…);
  • definisce un curricolo * che orienta la progettualità, che abbia finalità pedagogiche e progetti educativi per lo sviluppo delle potenzialità dei bambini;
  • garantisce valutazione della qualità educativa. *Curricolo = percorso formativo che si attua tramite azioni, interazioni didattiche e attività di apprendimento. Per fare questo bisogna integrare cura e educazione:
  • CURA → scandisce i momenti della vita nel nido, sono rituali fissi (accoglienza, cambio, pasto, riposo…);
  • EDUCAZIONE → le attività mirate che l’educatore propone al bambino programmate da curricolo, e dovranno promuovere compiti e fattori di sviluppo: indipendenza delle funzioni del corpo, consapevolezza dell’ambiente, sviluppo sociale e emotivo, gioco concreto e simbolico, linguaggio, sviluppo cognitivo, motricità. Il tempo del nido si muove su due livelli:
  1. tempo istituzionale dato dalle regole di funzionamento ;
  1. tempo dato dall’ organizzazione del lavoro degli adulti. A questi due livelli se ne intersecano altri due:
  2. tempo degli adulti (buon equilibrio tra esigenze del genitore lavoratore e il bisogni di stabilità del bambino delle sue figure di riferimento;
  3. tempo dei bambini (accoglienza, spuntino, cura e igiene, attività e gioco, pranzo, igiene, riposo, merenda, commiato e uscita). Il tempo dell’ inserimento → cambiamento delle abitudini e riorganizzazione della vita familiare; l’educatore deve comprendere le preoccupazioni dei genitori, costruendo un rapporto di fiducia. Gli spazi → soluzioni adatte a organizzare lo spazio educativo: ingresso, ampio salone per momenti comuni, stanza per riposo, zona del pasto… Pedagogista → coordina gli educatori, è ricercatore e sperimentatore delle possibili strategie, attua mediazioni con le famiglie, stringe alleanze educative con operatori delle agenzie del territorio. Educatore → orchestrare cura e educazione allo stesso tempo, tutelare l’integrazione dei bambini, le relazioni con i colleghi e con la famiglia, Strumenti di pedagogista e educatore:
  • Osservazione = osservare è la costante ricerca della realtà, importante per la ricerca pedagogica (definisce problemi e porta a nuove suggestioni);
  • Documentazione = finalità di attuare una ricerca sulla qualità educativa del servizio (ripensamento delle proprio azioni educative e didattiche). Oltre al Nido pubblico troviamo altre alternative: nido d’infanzia convenzionato privato o aziendale; micro nido; centro infanzia / centro gioco;laboratorio per l’infanzia; baby parking. 11) NIDO D’INFANZIA E SERVIZI A INDIRIZZO MONTESSORI (B. Q. Borghi) Maria Montessori → dott.ssa in medicina e scienziata, si è occupata dell’infanzia come metodo scientifico, fondatrice della pedagogia scientifica. Per la Montessori, il bambino ha vita psichica fin dalla nascita → l’adulto deve saper accompagnare lo sviluppo, nel rispetto della vita psichica, del bambino attraverso la cura del corpo e della mente (= significato profondo dell’educazione). La mente si auto-costituisce: l’Io del bambino si forma vedendo, udendo e muovendosi. La mente “assorbente” → la mente del bambino tende ad assorbire inconsciamente i dati del suo ambiente; apprende in modo veloce e senza sforzo perchè è dotata di enorme energia. Le impressioni che riceve dall’ambiente esterno formano la sua mente. L' ambiente → cuore della pedagogia montessoriana; “terzo maestro”, dopo genitori e educatori; deve essere adatto con spazi accoglienti, stanze ampie e luminose, arredi su misura di bambino, materiali di sviluppo accattivanti.

Lo spazio d’équipe è uno spazio riflessivo sul proprio agire educativo, è saper dar voce agli impliciti individuali, condividere elementi di difficoltà rispetto al mandato educativo. **STRUTTURE PER IL DISAGIO PSICOSOCIALE

  1. CARCERE. ORA ISTITUTO DI PREVENZIONE E PENA: QUALE RIEDUCAZIONE? (L. Dozza)** Il carcere è una comunità coatta dove è preclusa la libertà di gestire se stessi su vari piani; restringe e appiattisce il vivere.
  • Spazi → sempre gli stessi, delimitati, comuni, pieni di vuoto e di oggetti che mancano;
  • Tempi → ritmi reiterati, ossessivi (pasto, ora d’aria, socializzazione, ora di visita, incontri con operatori). Solitudine, estraniamento, angoscia per l’ignoto di ciò che avviene oltre il blindato;
  • Regole e relazioni → la cultura del “gruppo” tende a esaltare le differenze etniche e culturali, l’esperienza fatta, l’ambiente criminale frequentato (considerati elementi importanti e di distinzione individuale). Carcere = sistema organizzativo complesso, fa riferimento a un sistema di teorie sulla pena , che devono regolarsi secondo quanto sancito dal sistema legislativo vigente nel Paese.
    • sistema di teorie sulla pena :
      1. prospettiva retribuzionistica → la pena ha funzione di espiazione (se sbagli paghi per ciò che hai fatto);
      2. prospettiva utilitaristica → la pena ha funzione di difesa sociale (ti punisco de ti rieduco);
      3. prospettiva riduzionistica → tende a limitare l’uso del carcere optando per misure alternative.
    • sistema legislativo vigente nel Paese : conciliazione tra prospettiva retribuzionistica, utilitaristica e riduzionistica. Relazione educatore-detenuto è paradossale: ● L’educatore deve conciliare l’antinomia educare vs. punire , ma lui è in carcere per far star meglio un detenuto in un contesto costruito per punire; ● L’educatore deve conciliare l’antinomia autorità vs. libertà , ma lui è in carcere per educare alla libertà però in assenza di libertà. L’educatore dovrà fare chiarezza sul proprio ruolo nei confronti dei detenuti, dovrà cercare un’integrazione costruttiva del proprio ruolo con le altre professionalità, per dare risposte integrate e coerenti. 14) CARCERE-CANTIERE: PERCORSI DI RESPONSABILIZZAZIONE PER DONNE RECLUSE (E. Zizioli) Rischi del carcere : disumanizzazione, perdita delle dignità, negazione dell’identità. Questi generano meccanismi di regressione che inibiscono il soggetto ad autodeterminarsi, condizionando il modo di pensare il futuro e la progettualità. Può moltiplicare le learning disabilities = isolamento, sfiducia, aggressività.

Opportunità del carcere : può anche diventare un “cantiere” dove si deve lavorare per:

  • riscatto della persona, cura educativa del disagio con progettazione di percorsi;
  • messa in rete tra le diverse professionalità con continuo scambio tra dentro e fuori (iniziative di risocializzazione);
  • riappropriazione di senso di appartenenza alla comunità. Detenzione al femminile. Donne in carcere sono dimenticate (più degli uomini) perché costituiscono una minoranza. In Italia Trani, Pozzuoli, Rebibbia, Venezia. Per le donne pesa di più la perdita dell’identità, più che la perdita della libertà (nonostante riescano comunque a sottrarsi alla spersonalizzazione istituzionale, praticando cura dell’aspetto fisico con pochi oggetti ecc…); sentono bisogno di aggregazione, socialità, più degli uomini; nel femminile si annulla la distanza generazionale e si sperimenta una forma di sorellanza. Maternità tra le mura → la relazione madre-figlio è pensata in termini di concessione di tempo per l’accudimento, allestimento di Aree Nido (spazi adatti allo sviluppo psicofisico dei bambini), reale sostegno alla genitorialità. Qui conflitto tra sentimento positivo di essere madre e senso di colpa perché madri “imperfette” → questo rende la carcerazione ancora più dura. Anche le operatrici vittime di “Inferiorizzazione del femminile” mai del tutto superata. Educatrice penitenziaria = funzionaria giuridico-pedagogica; sintesi tra esercizio rigido di norme, e la capacità di umanizzare le norme, per rendere l’esperienza del carcere educativamente costruttiva. Per progettare percorsi per la responsabilizzazione:
  • offerta diversificata di attività educative, ricreative, sportive;
  • corsi scolastici e professionali qualificanti;
  • commissioni formate da detenute per la cogestione e autodeterminazione;
  • luoghi adatti all’affettività e alla sessualità, per non rinunciare ad una educazione sentimentale;
  • concedere misure alternative alla detenzione, soprattutto per le madri.
  • utilizzo di narrazione e autobiografia, per costruzione dell’identità, aprirsi, confrontarsi, rivedere il proprio percorso con nuovi occhi (biblioteche viventi: i libri sono persone che si raccontano per 30 minuti) Elaborare un nuovo modello di femminilità in grado di contrastare la debolezza emotiva, la disistima, per aiutare le donne a sottrarsi da destini di subalternità e marginalità. 15) STRUTTURE INTERMEDIE PER ESECUZIONE PENALE ESTERNA (F. Cavedoni) Strutture intermedie di EPE = nascono insieme alle comunità terapeutiche per poi emanciparsi dalla funzione terapeutico-riabilitativa, a favore di una funzione educativa e di reinserimento sociale. Alternativa all’istituzione totale classica, è un servizio che si rivolge all’autore di reato in contesto alternativo al carcere. Sono caratterizzate da:
  • Occupazione → luogo di transizione tra istituzione totale e società esterna. Il gruppo-appartamento (struttura più funzionale come struttura