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La crescita economica italiana negli anni del miracolo (1950-1963), caratterizzata da un tasso di crescita medio annuo del 5%, e la successiva fase di ristrutturazione industriale a partire dagli anni '70. La gestione politica delle conseguenze sociali dello sviluppo rapido, la necessità di rompere la protezione alle grandi imprese, e la liberalizzazione commerciale che portò alla creazione del mercato comune europeo. Vengono inoltre discusse le implicazioni per il ruolo delle imprese pubbliche, la politica di trasferimento dei maggiori oneri salariali, e la nascita dei distretti industriali.
Tipologia: Sintesi del corso
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fu un successo straordinario mai raggiunto finora (2004) da nessun altro paese. E fu il terzo successo dopo l’egemonia dell’età romana, e dell’età del rinascimento.
lo sviluppo fu particolarmente intenso, in termini di tassi di crescita e di trasformazione morfologica, da società agricola a società industriale. Certamente il piu intenso in Europa.
lo sviluppo fu breve; giunse al culmine nel periodo 1959 – 1963. Poi si interruppe, vi fu recessione seguita da una ripresa. Ma ormai l’accumulazione di capitale perse slancio e dagli anni 70’ iniziò la lunga fase della ristrutturazione del sistema industriale dalle grandi imprese al sistema delle piccole imprese.
Nardozzi anticipa le ragioni del successo e del declino così:
a) nel dopoguerra si crearono le condizioni necessarie a incanalare positivamente tutte le energie imprenditoriali latenti nella nostra società civile e si seppe rompere l’insieme degli interessi economici legati alla rendita, alla protezione dall’esterno (autarchia del periodo fascista e anche della precedente epoca liberale).
b) la gestione politica delle conseguenze sociali dello sviluppo rapidissimo dette nuovo spazio alle forze della conservazione e agli interessi legati alla rendita e le modalità della crescita mutarono carattere tanto da preludere al successivo declino.
2. IL PROBLEMA INDUSTRIALE ITALIANO E LE GRANDI SCELTE DEL DOPOGUERRA (la ricostruzione 1946 – 50)
governato da una mano pubblica o da una classe imprenditoriale consapevole o che ancora non usciva da uno schema mentale che finiva per privilegiare le posizioni di rendita.
5. LA MANUTENZIONE STRAORDINARIA (dopo il 1964 verso il 1969)
profitti per investirli in progetti di crescita di lungo termine a cui i capitalisti privati, per rischio, calcolo, o scarsità di mezzi finanziari, mai sarebbero arrivati. Con l’Ilva e l’ENI diventammo indipendenti dall’estero per la siderurgia e per l’energia da petrolio, i prezzi di questi prodotti scesero a tutto vanataggio delle industrie utilizzatrici, largamente private.
parte si assiste ad una evoluzione della domanda interna e mondiale in alcuni comparti specifici verso la diversificazione e la personalizzazione del prodotto. I settori a favore dei quali questo avviene sono quelli dell’arredo casa, della meccanica strumentale, del sistema moda. Per ragioni storiche, talvolta anche lontane, l’Italia si viene a trovare in una situazione di vantaggio competitivo. Piccole imprese addensate localmente i distretti, al’interno dei quali si svolgono tutte le fasi della filiera e pure si diversifica e si personalizza il prodotto, crescono di numero a partire dagli anni 70’ fino a coprire il 30% dell’occupazione manifatturiera. Il numero di distretti, da nuclei preesistenti o da fenomeni di spin off, cresce del 50% alla fine degli anni 80’. Il successo è evidente nelle esportazioni. Le imprese dei distretti collocano all’estero tra il 50% al 70% del loro fatturato dando un contributo fino al 70% di copertura valutaria al nostro fabbisogno di importazioni petrolifere.
famose economie esterne di distretto sembrano esser state completamente sfruttate. Per la dimensione piccola le imprese non sanno cogliere quei guadagni di produttività agguantabili solo con la grande dimensione.