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Riassunto completo (capitolo per capitolo + casi studio) del manuale “Geografia dell’attrattivià territoriale” di Stefano Valdemarin e Maria Giuseppina Lucia per il corso di Geografia della Comunicazione.
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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La domanda turistica è sempre più sofisticata ed è spesso orientata a soddisfare più esigenze che necessitano una maggiore integrazione delle caratteristiche di un territorio e un coordinamento delle competenze dei vari attori del relativo settore. Il turismo nel sistema territoriale locale A partire dagli anni 90 del XX secolo hanno assunto sempre più importanza i modelli di sviluppo turistico che poggiano su approcci partecipativi e bottom-up. Questi modelli richiedono ai territori di agire come sistemi di reti auto organizzate che combinano opportunità economiche, risorse e attori locali al fine di proporre l'immagine di un territorio a livello nazionale e internazionale. Una corretta strategia per lo sviluppo dell'attrattività turistica del territorio deve quindi tener conto delle caratteristiche dell'offerta e della domanda. L'esame combinato di entrambe le componenti permette di valutare l'attrattività turistica e la capacità di sviluppare un'offerta basata sulle risorse del territorio e in grado di soddisfare la domanda, aumentare la competitività e conservare la carica identitaria del luogo. Per sistema territoriale locale si intende una rete locale di soggetti che si comportano come un soggetto collettivo. Esso è composto dai seguenti ambienti:
dai prezzi dei prodotti turistici offerti. L'accessibilità culturale è legata alla percezione che il turista ha della destinazione.
partire dalla costruzione dell’immagine. Un ruolo chiave è giocato dalle organizzazioni incaricate della promozione del territorio come destinazione turistica e insediativa, le Destination management organizations. Questa è un'organizzazione responsabile per il management e il marketing della destinazione, il cui compito è quello di promuovere e organizzare l’integrazione degli elementi di un territorio che convergono nel dar corpo a un'offerta turistica. Queste organizzazioni sono responsabili della progettazione di soluzioni competitive in grado di conciliare le diverse componenti del sistema di offerta con i bisogni e le aspettative della domanda. Spicca l'elaborazione e la conseguente implementazione di un marchio territoriale, attraverso un processo di destination branding, che rappresenta la strategia maggiormente utilizzata e diffusa al fine d’incrementare la rappresentazione di un luogo. Il marchio presuppone l’elaborazione di un logo o un simbolo che meglio identifichi un luogo geografico. L’attività di branding territoriale consisterà nella capacità di costruire un marchio territoriale riconoscibile che sia in grado di sintetizzare le caratteristiche peculiari di quello specifico spazio geografico. Ancor più difficile è la scelta e l'opportuna rappresentazione grafica del luogo, lo sviluppo di un'immagine a cui affidare la rappresentazione di contenuti che non possono essere dettagliati si rivela complessa e articolata. Il prodotto città è di per sé estremamente complesso per motivi che attengono alla sua eterogeneità, che si esprime tanto nelle componenti del suo sistema d'offerta quanto nella molteplicità degli attori che agiscono al suo interno. Nel contesto territoriale è utile sottolineare come si determinano differenti gradi di interazione e integrazione tra istituzioni centrali e operatori locali e si determinano altrettanti livelli di criticità nel coordinamento dei processi decisionali indispensabili alla gestione del progetto in questione. I territori hanno l'esigenza di assicurare al loro interno la creazione di un efficace network relazionale pubblico privato, in modo da concepire strategie e azioni concrete capaci di generare valore territoriale incrementando il proprio potenziale endogeno. Gli obiettivi e le fasi del processo di gestione del marchio All'implementazione di una strategia di place branding possono essere associati almeno 3 ordini di obiettivi che orientano tipi di azione differenti nel processo stesso di costruzione del marchio e la strategia di comunicazione a esso legata: ➢ Necessità di ottenere un posizionamento sul mercato, di farsi conoscere rendendo maggiormente evidenti le proprie peculiarità ➢ Necessità di conferire allo specifico territorio un'immagine distintiva rispetto ad altre destinazioni concorrenti che presentano un tipo di offerta comparabile, ma maggiormente nota sullo scenario internazionale. Le azioni di costruzione del brand saranno orientate alla identificazione di elementi in grado di garantire un carattere di unicità e differenziazione puntando a lasciare emergere le ragioni implicite che determinano la valorizzazione dell'insieme delle risorse reali che definiscono l'identità di un territorio ➢ La scelta di elaborare un brand può rientrare nell'insieme delle azioni volte al recupero e alla rivitalizzazione di uno spazio urbano e essere legata alla necessità di modificare presso il grande pubblico una percezione negativa generata in fasi storiche precedenti È possibile isolare le diverse fasi di cui si compone il processo di elaborazione e gestione del Place branding:
★ Migliorare la cooperazione internazionale e assicurare la conservazione del patrimonio naturale e culturale ★ Attrarre fondi da parte di eventuali investitori o donatori ★ Sviluppare competenze e pratiche per la protezione gestione dei siti Secondo Pettenati gli ambiti in cui si manifestano maggiormente le ricadute positive della designazione sono cinque: ➔ La notorietà internazionale del sito ➔ L'economia locale ➔ La conservazione del patrimonio ➔ Il capitale sociale locale ➔ La governance locale L'accresciuta notorietà può favorire processi di turistificazione che mettono a rischio lo stesso patrimonio tutelato e alterano irrimediabilmente la struttura sociale ed economica del territorio. Negli ultimi anni il tema della turistificazione delle città è stato oggetto di numerosi studi. L'intensificazione degli usi e dei consumi turistici produce una crescita della rendita urbana e del costo della vita che a sua volta determina l'esclusione e talvolta l'espulsione degli abitanti meno abbienti dalle attività commerciali residenziali destinate alla popolazione locale. L'impoverimento funzionale, sociale e culturale si accompagna nella maggior parte dei casi a una banalizzazione del paesaggio urbano e a una perdita di identità. La portata dei benefici e degli effetti negativi derivanti dall'acquisizione dello status di patrimonio dell'umanità è legata alle condizioni di contesto e alle modalità di territorializzazione delle procedure e regole UNESCO, ovvero alla capacità degli attori locali di riconoscere il valore del bene tutelato e di avviare azioni di messa in valore che producono una nuova territorialità attiva. Analizzare i contesti geografici interessati dall’iscrizione alla WHL Identificare gli effetti derivanti da riconoscimento UNESCO distinguendoli dagli altri fattori che operano sul territorio è un'operazione complessa. Alcuni studi incorrono in indagini comparative o ad analisi temporali sul lungo periodo. I contesti interessati possono essere di per sé attrattivi, indipendentemente dal marchio UNESCO. Per queste ragioni appare fondamentale analizzare in profondità il contesto di riferimento. Per ciascun ambiente indagato è proposto l'utilizzo di un insieme di variabili qualitative e quantitative. L'intento è quello di costruire un ritratto del territorio, una descrizione densa volta a cogliere la specificità del contesto locale al fine di attivare i processi di valorizzazione o patrimonializzazione. Può essere utile procedere all'analisi SWOT, così da evidenziare in modo sintetico le principali determinanti del vantaggio e dello svantaggio competitivo del sistema territoriale indagato o dei diversi sub-ambiti che lo compongono. Leggere il territorio attraverso la matrice SWOT La matrice SWOT è un'analisi di tipo descrittivo nata in ambito manageriale che permette di identificare le principali forze e debolezze all'interno di un determinato contesto. È espressamente richiesta dai regolamenti comunitari per la valutazione di piani e progetti di sviluppo riferiti ad ambiti territoriali di diversa scala. La matrice prende in esame:
Viceversa, il degrado del patrimonio culturale e la presenza diffusa di criminalità costituiscono elementi di debolezza. Caso studio: il grande centro storico UNESCO di Napoli Il centro storico di Napoli è uno dei 58 siti italiani iscritti alla World Heritage List e il primo in ambito nazionale a essere proposto dall’UNESCO come caso emblematico di Paesaggio Storico Urbano. Il centro storico partenopeo: un contesto poroso e frammentato Napoli è una delle città più turistiche d’Italia. Essa è ben collegata sia al resto della penisola che a diversi Paesi esteri grazie a una rete di infrastrutture di trasporto. Il centro storico di Napoli è inserito nella World Heritage List dal 1995. Napoli è riconosciuta come una delle città europea più antiche, caratterizzata da un tessuto urbano che conserva ancora oggi gli elementi della sua lunga storia. Inizialmente l’area tutelata dall’UNESCO comprendeva il nucleo originario di Napoli, riconosciuto come centro storico nel piano regolatore del 1972. La questione della conservazione e dello sviluppo sostenibile del paesaggio storico urbano incontra nel contesto partenopeo maggiori difficoltà di quanto non accada in altre città italiane ed europee per diverse ragioni:
L’effetto pulsar fornisce un’immagine dei processi di trasformazione e rinnovamento che avvengono nelle fasi post GE, e a volte vediamo la città tornare alla situazione economica e culturale che aveva prima del GE. La legacy può essere più importante dell’evento, poiché è fondamentale per mantenere gli effetti del GE nel tempo (si parla sia di eredità materiale che immateriale) Gli effetti della legacy di un GE possono essere negativi o positivi, per esempio, nel turismo si possono avere incrementi, ma anche un afflusso inferiore a quello previsto, o congestioni di traffico. Gli effetti negativi principali possono essere l’aumento delle tasse, indebitamento del settore pubblico e spreco di risorse. Quelli positivi, invece, possono essere incremento di occupazione, riqualificazione urbana e nuove infrastrutture, oltre all’aumento della coesione sociale. Il modello TDR Il GE riterritorializza secondo il ciclo territorializzazione-deterritorializzazione- riterritorializzazione (TDR). Questo ciclo è in costante evoluzione. Applicandolo all’analisi dei GE, la produzione del territorio corrisponde a un processo in cui i soggetti attivano una serie di azioni territorializzanti che riplasmano lo spazio geografico. Questa produzione coinvolge sia il territorio del progetto, che quello di contesto. Al termine del GE il territorio perde la sua spinta territorializzante e viene riassorbito dal territorio di contesto (deterritorializzazione). Questo processo si conclude così, o con la riterritorializzazione se viene spinto un nuovo progetto. Tra gli effetti del TDR ci sono i cambiamenti nelle infrastrutture, trasformazioni urbanistiche, che comportano sia un'attrattiva funzionale (lavorativa, di studio...) che residenziale (zone centrali recuperate grazie alla gentrification). I GE si possono considerare modifying factors, poiché causano un cambiamento nei flussi dei visitatori: la visibilità durante l’evento ha grandi effetti sulle entrate turistiche. Aumentano i flussi pendolari durante l’evento (che può avere effetti positivi sull’aumento della mobilità a lungo termine); e si innescano processi di miglioramento urbano per rendere la città appetibile a livello internazionale, col city branding. A livello turistico, durante il GE si possono analizzare i dati sui turisti totali, sugli arrivi e sulle partenze, quindi procedendo con una valutazione quantitativa delle vendite. Caso Studio: La trasformazione di Genova attraverso i Grandi Eventi Tra il 1992 e il 2004, Genova ha assistito a trasformazioni legate a 3 GE. Nel 1992, L’EXPO specializzata per il cinquecentenario del viaggio di Cristoforo Colombo; nel 2001, il G8; nel 2004, la designazione di Capitale Europea per la cultura. Questi eventi hanno portato alla mutazione dell’immagine della città, in primis l'apertura dell’acquario nel 1992, che è diventato il magnete dell’area del porto antico. Expo 1992: la rigenerazione del waterfront In concomitanza con il cinquecentenario dall’impresa di Colombo, il BIE ha promosso l’EXPO specializzata di Genova, dal titolo Cristoforo Colombo: la Nave e il Mare, che si è svolta dal 15 maggio al 5 agosto. Genova attraversava una crisi economica dagli anni sessanta, e la candidatura per questo GE dava a Genova delle opportunità di ripresa. Si decise di rivalutare l’area del Porto Antico con la ristrutturazione del waterfront, che comprendeva un acquario e un collegamento tra esso e il centro storico. Il lavoro fu affidato a Renzo Piano, noto architetto, che optò per questo lavoro a lungo termine, per rivalorizzare l’area storica della città. Tra le nuove realizzazioni e i recuperi, oltre all’acquario, troviamo l’uso degli ex magazzini del cotone, la ristrutturazione della Porta Siberia, dell’edificio Millo e la creazione del Grande Bigo, che vuole riprodurre il bigo genovese, una gru che aiutava a sollevare le casse da caricare sulle barche; ad esso viene collegato un ascensore panoramico. Infine, venne realizzata la “Nave Blu”, una piattaforma ancora esistente che ospitava il padiglione dell’EXPO. Negli anni successivi, a Genova ci furono altri lavori di riqualifica del territorio, come il restauro di Palazzo Ducale, o la costruzione della prima tratta metropolitana. L’Acquario è diventato uno dei simboli più noti della città, con più di un milione di visitatori annui. Gli effetti dell’EXPO furono sicuramente positivi, ma
nonostante ciò non si verificò un grande incremento a lungo termine degli arrivi turistici. Il G8 del 2001, tra progetti e realizzazioni Il governo propose di ospitare gli incontri del G8 a Genova, fra il 20 e il 22 luglio 2001. Per questo evento ricevette numerosi finanziamenti per l’accoglienza e si voleva approfittare della presenza dei media per promuovere la città. Gli interventi si svilupparono principalmente nel centro, tra Palazzo Ducale, il teatro, le vie principali e il waterfront, dove si realizza la biosfera e un sentiero per raggiungere la Lanterna, simbolo della città, prima irraggiungibile. Purtroppo, le giornate non contribuirono a migliorare l’immagine della città, in seguito alle violenze delle forze dell’ordine, che conseguirono con la morte di Carlo Giuliani e con la condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo all’Italia per Tortura. Capitale Europea della Cultura 2004: obiettivo turismo Nel 2004 Geova fu scelta, insieme a Lille, come Capitale della Cultura: l’evento era dedicato al viaggio. Questo ha permesso di riorganizzare il sistema museale della città e di valorizzare edifici antichi. Gli investimenti pubblici e privati hanno permesso il restauro delle opere pubbliche, per una città che cercava di risollevarsi dalle immagini di violenza del 2001. Molti progetti furono portati a termine, come musei e castelli, gallerie d’arte(...) Questi numerosi progetti hanno permesso di sviluppare nuove opere e riqualificare altri spazi esterni. Valutare l’impatto dei tre Grandi Eventi Gli effetti dei GE di Genova sono valutabili in base ai flussi turistici del periodo 1990-
Possiamo vedere che ultimamente sono aumentate le presenze straniere, e le visite sono sempre più basate sul breve periodo (weekend). La valutazione della legacy genovese si può basare sugli effetti nel breve e nel lungo periodo dopo che i GE hanno completamente rinnovato la città, sia per i cittadini che per i turisti. CAPITOLO 5: INTERPRETARE LA QUALITA’ DELLA VITA COME FATTORE DI ATTRATTIVITÀ Il legame tra qualità della vita e attrattività è sempre più stretto, perché vivere in un ambiente sano e gradevole è tra le scelte residenziali della popolazione. Quindi le istituzioni sono sempre più attente a garantire una buona qualità di vita dei residenti, per mantenere una costante forza d’attrazione. D’altronde, una buona qualità di vita è necessaria per far sì che la popolazione possa essere una risorsa per lo sviluppo. Tuttavia, l’azione della popolazione può anche accelerare il degrado ambientale, che va poi ad generare conseguenze sociali ed economiche. Il governo quindi deve implementare l’approccio alla sostenibilità, che rende la capacità di attrazione superiore, visto che le persone si sentono tutelate. Paradossalmente le realtà più povere possono consumare una quantità di risorse limitate (vita più facile), mentre quelle più ricche devono ridurre l’uso in modo che i consumi siano sostenibili. Le dimensioni della qualità della vita a scala nazionale L’attrattività di un territorio è definita come forza di attrarre residenti, turisti, investimenti e attività economiche e saperle trattenere nel lungo periodo. Un territorio è attrattivo se sa detenere un vantaggio di localizzazione, in termini di accessibilità e disponibilità di risorse. Quando si parla di attrattività demografica, significa che la popolazione sceglie di risiedere per vari motivi, e molti di questi coincidono con gli elementi di qualità di vita (istituzioni,infrastrutture, salute…). Più la qualità è elevata, più i soggetti sono invogliati a risiedere. Nel corso degli ultimi anni si è aperto un dibattito sul concetto di qualità della vita, poiché dal punto di vista teorico non esiste una definizione. La mancanza di questo
uno dei paesi più popolosi e densi d’Europa. L’età media della popolazione è 40.6 anni, inferiore alla maggior parte delle altre UE, e una buona parte della popolazione è nella fascia 25-65. La disoccupazione ha uno dei tassi minori d’Europa, l’80% della popolazione è attiva. Il mercato del lavoro è uno dei più favorevoli per i giovani e per donne, e inoltre i PB sono il paese dove si lavora meno ore a settimana, concedendo così più tempo libero. I principi del bilancio lavoro-vita privata si basano sull’organizzazione flessibile del lavoro, sistema dei congedi e servizi di assistenza all’infanzia. Nei PB il congedo parentale non è trasferibile tra i genitori, in modo da evitare che la donna possa usufruire anche di quello dell’uomo, puntando così ad una diminuzione del divario di genere. Ha uno dei salari minimi più alti d’Europa, che esiste cambia se si ha meno di 21, o più di 21. Nonostante ciò c’è un divario fra le famiglie ricche e povere, anche se nel 2020 la popolazione a rischio povertà è solo del 16.3%. Troviamo un alto livello di salute e ci si concentra anche molto sull’educazione. L’aspettativa di vita è 80/84, omogenea all’UE, ma anche il sistema sanitario a livello ibrido ha contribuito a questo obiettivo. Nei PB è molto alta l’incidenza di neoplasie dell’apparato respiratorio e di malattie dell’apparato respiratorio, con un'incidenza in entrambe del 20% in più rispetto all’Italia. L’analisi del tempo libero si basa sulla quantità di tempo libero, che nei PB è molto alto: infatti, l’88% della popolazione dichiara di fare attività all’aperto. La rete sociale rientra nei canoni della qualità della vita: il 25% della popolazione è impegnata nel volontariato, e la grandezza di questo fenomeno segnala una grande crescita culturale. Anche sentirsi sicuri è necessario per il benessere: la criminalità nei PB è abbastanza contenuta, il tasso di omicidi è >1 per 1.000 abitanti. Nel paese si ha molta fiducia nelle istituzioni, grazie alla trasparenza delle attività governative si registrano tassi bassissimi di frode, e la maggior parte dei cittadini è coinvolto nella vita politica (82% di affluenza alle urne nel 2017). Un’ulteriore condizione è quella ambientale, un contesto sano contribuisce al benessere. Nei PB 7.2 cittadini su 10 sono soddisfatti della qualità ambientale; i valori di PM2.5 e PM10 sono inferiori alla media europea e notevolmente inferiori all’Italia, anche se c’è molto inquinamento acustico, superiore alla media UE. In generale, i residenti soddisfatti della qualità di vita nei PB sono 7.7 su 10, mentre in Italia 7.1 su 10. Le risposte dei Paesi Bassi all’inquinamento atmosferico L’aggressione dell’ambiente necessita un monitoraggio; recentemente, la qualità dell’aria è peggiorata. Secondo il modello DPSIR, l’inquinamento può venire da grandi sorgenti fisse (industrie, centrali…),ma anche mobili (auto, impianti minori…). Gli effetti patologici sull’uomo sono all’apparato respiratorio, e l’incidenza mortale è sempre più alta. I PB hanno una politica ambientale avviata nel 2013, basata sulla valutazione degli impianti sulla salute e sull’ambiente di vita. I PB hanno chiesto all’UE di aumentare l’impegno a limitare il cambiamento climatico seguendo i concetti dell’agenda 2030. Il settore dei trasporti fino al 2018 era dipendente al 93% dal petrolio, ma dal 2015 al 2019 l’acquisto di veicoli elettrici è aumentato fino al 107%, incentivato dallo stato. I PB sono inoltre il paradiso delle bici, con una media di 1.3 bici a residente. Questo paese si serve di molte fonti di energia rinnovabile, che stanno lentamente prendendo il posto del carbon fossile. Inoltre, sono il terzo paese dell’UE per quantità di rifiuti riciclati. CAPITOLO 6: L’ATTRATTIVITÀ TERRITORIALE PER LA POPOLAZIONE ANZIANA Tutti i paesi sviluppati negli ultimi anni sono stati sottoposti ad un processo di invecchiamento, che ha portato all’aumento della popolazione over 65. Al momento la popolazione mondiale in questa fascia è del 9%, ma nel 2050 si stima sarà del 17%. Tuttavia, la maggiorparte sono in buona salute, con un potere di acquisto elevato e propensione a spesa. Inoltre, l’aumento del tempo libero porta ad una maggiore mobilità spaziale, tanto che il 12% dei flussi migratori mondiali è degli over 65.
Gli anziani non sono più considerati un freno all’economia, ma un’opportunità per lo sviluppo economico grazie alla crescente domanda di beni e servizi. La “silver economy” rappresenta il 18% del PIL mondiale, portando molti governi a cercare di intercettare i flussi migratori valorizzando donazioni naturali, culturali e offrendo agevolazioni fiscali. International Retirement Migration: la migrazione come progetto Il fenomeno migratorio dei pensionati è indicato con l’acronimo di IRM. Queste migrazioni iniziarono in GB, Francia e Germania all’inizio del 1900, ma il fenomeno era a livello nazionale; gli spostamenti internazionali spopolano tra gli anni sessanta e settanta, quando milioni di persone, dopo aver passato un breve periodo in un luogo, decisero di stabilircisi a lungo termine. Un esempio furono gli anziani norvegesi e svedesi (snowbirds) che migrarono verso il sud della Spagna o in Portogallo. Il flusso dei pensionati è in aumento costante, e grazie a vari fattori (miglioramento dei mezzi di trasporto, innovazione della medicina…) ora vediamo anche spostamenti di lungo raggio, in particolare gli anziani si spostavano per agevolazioni fiscali e per cercare un minor prezzo della vita. I flussi IRM sono di difficile quantificazione, non esiste ancora una definizione che individua le tipologie di residenza di lungo periodo. Gli studi si basano sulle motivazioni che spingono i soggetti ad abbandonare il paese di provenienza. Alcune analisi prendono in considerazione l’approccio lifestyle (metodologia più usata) e si usa per descrivere quando dei soggetti benestanti decidono di trascorrere la maggiorparte del tempo in un luogo in cui si garantisce un miglior tenore di vita, sulla valutazione di fattori geografici o dell’ambiente sociale. L’approccio transnational , invece, sostiene che gli anziani non si spostano definitivamente dal loro paese, ma tendono a muoversi frequentemente fra varie località, sviluppando lo stile di vita transnazionale. Il migrante transnazionale percepisce come comunità sia quella del paese d’origine che del paese di destinazione. Negli anni si è proposto di sostituire la M di IRM da Migration a Mobility : si ritiene sia un concetto più adeguato per parlare di questa tipologia di migrazione. Un altro importante concetto è quello del geoarbitrage , la pratica che consente di avvantaggiarsi dei minori costi della vita in differenti paesi del mondo. Ad oggi, questo fenomeno si verifica anche nei paesi occidentali, come in Svizzera, PB o Belgio, dove i pensionati non possono mantenere il tenore di vita che avevano mentre lavoravano, e si spostano in paesi che offrono minori costi. I fattori di attrazione dei flussi IRM La scelta della residenza è basato su fattori ambientali, economici e sociali. I fattori push sono l’aspirazione ad allontanarsi dai ritmi frenetici e mantenere il potere d’acquisto. I principali fattori sono: ➢ fattori geografici: si parla delle caratteristiche della geografia fisica, come clima mite, accessibilità, bellezze paesaggistiche; ➢ fattori ambientali: vegetazione, ecosistemi, parchi; ➢ fattori sociali: sicurezza, ospitalità, servizi; ➢ fattori economici: si parla del costo della vita, delle utenze domestiche, dei trasporti urbani, oltre che di quanto sia favorevole un sistema fiscale, della possibilità di avere mutui o di investire. Molti paesi guardano alla residenza degli anziani come opportunità di sviluppo economico. Alcuni paesi cercano di trattenere gli anziani in patria (caso della municipalità finlandese di Ristijarvi che ha costruito una Seniorpolis con servizi specializzati), altri paesi cercano di attirare l’attenzione con agevolazioni fiscali, come i paesi mediterranei, o anche gli EAU e la Malesia, con programmi specializzati per gli anziani. L’Italia nel 2019 ha introdotto la tassazione ridotta per chi si trasferisce nel Meridione in città con meno di 20.000 abitanti, ma solo se ci si abita per più di 183 giorni l’anno. Inoltre ha introdotto il progetto “Case ad 1 euro” (con obbligo di ristrutturazione), per far ripopolare borghi fantasma.
britannici, seguiti da francesi, e poi dagli italiani. L’1% dei pensionati italiani vive in Portogallo, e questo lo dimostra l’INPS, che dal 2015 al 2019 ha erogato le pensioni in Portogallo con un incremento del 324.7%. In Italia, lo status di residente non abituale si raggiunge con due fattori:
campione di confronto e in seguito dalla scelta delle variabili sulla cui base costruire le classifiche e identificare i best performer. A seconda del tipo di entità analizzate, si scelgono le variabili utili a fare il confronto. Nel caso delle IDE, il benchmarking si basa sulle variabili di tipo organizzativo. Per gli aspetti organizzativi, per ogni agenzia occorre ricavare le informazioni relative a:
riferimento; sebbene attive su scale geografiche diverse sono comunque competitor dirette per l’attrazione di IDE. Queste sono state dunque sottoposte a un questionario online e all’analisi delle informazioni presenti nei loro siti e rapporti annuali; per evidenziarne similitudine e differenze in termini di struttura e risorse. I dati sono poi stati aggiornati sulla base del modello precedentemente sviluppato, in modo da permettere una migliore analisi comparativa. Struttura e missioni delle due agenzie Per ADERLY, attiva dal 1974, l’obiettivo principale è di promuovere gli IDE in ingresso nella regione, operando in 3 direzioni: attrazione di IDE e investimenti da altre regioni francesi, assistenza per l’ insediamento e marketing territoriale. Le linee di azione di CEIPiemonte, invece, includono sviluppo locale, contratti regionali di investimento, global marketing, marketing e comunicazione, formazione ale imprese locali e consulenza per l’export. Per quanto riguarda l’ambito geografico, ADERLY opera nella metropoli di Lione; mentre CEIPiemonte si occupa dell’Ente Regione Piemonte, una partizione politica e amministrativa riconosciuta per legge; dunque entrambe entrambe su una scala territoriale vasta. Questo è in linea anche con la diversa natura giuridica delle aziende: ADERLY è un’associazione non profit pubblico-privata che dispone di un Consiglio Direttivo a cui partecipano 23 membri in rappresentanza di circa 60 soci. CEIPiemonte, invece, è una società consortile totalmente pubblica (appartiene alla regione Piemonte) e partecipata dalle Camere di Commercio regionali e la Camera della Valle D’Aosta, il tutto con a capo un Direttore Generale. Entrambe le agenzie dispongono di un’offerta articolata di servizi: