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RIASSUNTO “GEOGRAFIA DELL’ATTRATTIVITÀ TERRITORIALE” - Stefano Valdemarin, Schemi e mappe concettuali di Geografia Della Comunicazione

Riassunto completo (capitolo per capitolo + casi studio) del manuale “Geografia dell’attrattivià territoriale” di Stefano Valdemarin e Maria Giuseppina Lucia per il corso di Geografia della Comunicazione.

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2023/2024

In vendita dal 01/07/2024

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Geografia dell’attrattività territoriale
CAPITOLO 1: ANALIZZARE L’ATTRATTIVITÀ DEL SISTEMA TURISTICO
La domanda turistica è sempre più sofisticata ed è spesso orientata a soddisfare più
esigenze che necessitano una maggiore integrazione delle caratteristiche di un
territorio e un coordinamento delle competenze dei vari attori del relativo settore.
Il turismo nel sistema territoriale locale
A partire dagli anni 90 del XX secolo hanno assunto sempre più importanza i modelli di
sviluppo turistico che poggiano su approcci partecipativi e bottom-up. Questi modelli
richiedono ai territori di agire come sistemi di reti auto organizzate che combinano
opportunità economiche, risorse e attori locali al fine di proporre l'immagine di un
territorio a livello nazionale e internazionale. Una corretta strategia per lo sviluppo
dell'attrattività turistica del territorio deve quindi tener conto delle caratteristiche
dell'offerta e della domanda. L'esame combinato di entrambe le componenti permette
di valutare l'attrattività turistica e la capacità di sviluppare un'offerta basata sulle
risorse del territorio e in grado di soddisfare la domanda, aumentare la competitività e
conservare la carica identitaria del luogo. Per sistema territoriale locale si intende una
rete locale di soggetti che si comportano come un soggetto collettivo. Esso è
composto dai seguenti ambienti:
- Fisico
- Demografico insediativo
- Socioculturale
- Economico produttivo
- Relazionale e progettuale
I primi quattro consentono di misurare la dotazione delle relative caratteristiche,
l'ultimo è finalizzato a comprendere le modalità di organizzazione e di sviluppo
attivate dai soggetti locali e i processi di patrimonializzazione in atto. L'analisi degli
ambienti sopra citati si basa su delle ricerche qualitative, delle analisi documentarie e
bibliografiche, su un calcolo di indici e indicatori, su sopralluoghi e sul lavoro sul
campo. È importante sottolineare che il sistema territoriale locale può essere
analizzato da una moltitudine di punti di vista, sulla base di soggetti su cui l’analisi si
concentra.
Offerta e domanda nel turismo locale: analizzare il sottosistema turistico
È necessario concentrarsi sull'offerta e sulla domanda. La prima è costituita da un
insieme di fattori che vanno dalla presenza di risorse turistiche attrattive e valorizzate
a livello di immagine alla loro fruibilità e accessibilità. La seconda invece si concentra
sui flussi turistici e sulle ragioni che spingono i visitatori a interessarsi a una
determinata area geografica.
Valutare l’offerta turistica di un territorio
Dal punto di vista dell'offerta il sottosistema turistico si compone di diverse dimensioni
e ci si concentra sui seguenti fattori:
1. La presenza di risorse turistiche —> si concentra sulla presenza delle risorse
turistiche che costituiscono i fattori attrattive di un territorio, si possono riassumere
in tre categorie: risorse naturali, risorse culturali e risorse ricreative
2. La fruibilità —> si distingue tra fruibilità primaria, che riguarda le attività tese a
soddisfare i bisogni di base del turista, e fruibilità secondaria, che si riferisce ad
attività e servizi di supporto non rivolti unicamente al turista. L'analisi della
fruibilità permette di verificare in quale delle due categorie il sistema ricettivo si
sta sviluppando. È importante valutare la ricettività per fascia alberghiera, sia la
distribuzione delle camere sia la dotazione dei servizi igienici.
3. L’accessibilità —> rappresenta un aspetto fondamentale anche se non è facile da
cogliere e quantificare. L'accessibilità geografica è la distanza tra l'area di
destinazione e i centri di irradiazione turistica e può essere misurata dal punto di
vista geografico spaziale. L’accessibilità economica dipende dai costi di trasporto
da sostenere per raggiungere la destinazione e dalla capacità di spesa del singolo e
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Geografia dell’attrattività territoriale

CAPITOLO 1: ANALIZZARE L’ATTRATTIVITÀ DEL SISTEMA TURISTICO

La domanda turistica è sempre più sofisticata ed è spesso orientata a soddisfare più esigenze che necessitano una maggiore integrazione delle caratteristiche di un territorio e un coordinamento delle competenze dei vari attori del relativo settore. Il turismo nel sistema territoriale locale A partire dagli anni 90 del XX secolo hanno assunto sempre più importanza i modelli di sviluppo turistico che poggiano su approcci partecipativi e bottom-up. Questi modelli richiedono ai territori di agire come sistemi di reti auto organizzate che combinano opportunità economiche, risorse e attori locali al fine di proporre l'immagine di un territorio a livello nazionale e internazionale. Una corretta strategia per lo sviluppo dell'attrattività turistica del territorio deve quindi tener conto delle caratteristiche dell'offerta e della domanda. L'esame combinato di entrambe le componenti permette di valutare l'attrattività turistica e la capacità di sviluppare un'offerta basata sulle risorse del territorio e in grado di soddisfare la domanda, aumentare la competitività e conservare la carica identitaria del luogo. Per sistema territoriale locale si intende una rete locale di soggetti che si comportano come un soggetto collettivo. Esso è composto dai seguenti ambienti:

  • Fisico
  • Demografico insediativo
  • Socioculturale
  • Economico produttivo
  • Relazionale e progettuale I primi quattro consentono di misurare la dotazione delle relative caratteristiche, l'ultimo è finalizzato a comprendere le modalità di organizzazione e di sviluppo attivate dai soggetti locali e i processi di patrimonializzazione in atto. L'analisi degli ambienti sopra citati si basa su delle ricerche qualitative, delle analisi documentarie e bibliografiche, su un calcolo di indici e indicatori, su sopralluoghi e sul lavoro sul campo. È importante sottolineare che il sistema territoriale locale può essere analizzato da una moltitudine di punti di vista, sulla base di soggetti su cui l’analisi si concentra. Offerta e domanda nel turismo locale: analizzare il sottosistema turistico È necessario concentrarsi sull'offerta e sulla domanda. La prima è costituita da un insieme di fattori che vanno dalla presenza di risorse turistiche attrattive e valorizzate a livello di immagine alla loro fruibilità e accessibilità. La seconda invece si concentra sui flussi turistici e sulle ragioni che spingono i visitatori a interessarsi a una determinata area geografica. Valutare l’offerta turistica di un territorio Dal punto di vista dell'offerta il sottosistema turistico si compone di diverse dimensioni e ci si concentra sui seguenti fattori:
  1. La presenza di risorse turistiche —> si concentra sulla presenza delle risorse turistiche che costituiscono i fattori attrattive di un territorio, si possono riassumere in tre categorie: risorse naturali, risorse culturali e risorse ricreative
  2. La fruibilità —> si distingue tra fruibilità primaria, che riguarda le attività tese a soddisfare i bisogni di base del turista, e fruibilità secondaria, che si riferisce ad attività e servizi di supporto non rivolti unicamente al turista. L'analisi della fruibilità permette di verificare in quale delle due categorie il sistema ricettivo si sta sviluppando. È importante valutare la ricettività per fascia alberghiera, sia la distribuzione delle camere sia la dotazione dei servizi igienici.
  3. L’accessibilità —> rappresenta un aspetto fondamentale anche se non è facile da cogliere e quantificare. L'accessibilità geografica è la distanza tra l'area di destinazione e i centri di irradiazione turistica e può essere misurata dal punto di vista geografico spaziale. L’accessibilità economica dipende dai costi di trasporto da sostenere per raggiungere la destinazione e dalla capacità di spesa del singolo e

dai prezzi dei prodotti turistici offerti. L'accessibilità culturale è legata alla percezione che il turista ha della destinazione.

  1. L'immagine della destinazione turistica —> È noto che i turisti sono fortemente influenzati dall'immagine proiettata da una destinazione anche quando questa non derivava dall'esperienza diretta. Il turismo specialistico può assumere numerosissime forme in base alle tipologie di risorse e dotazioni uniche, ci sono diverse tipologie di turismo specialistico: ● Il turismo del benessere ● Il turismo culturale ● Il turismo d’avventura ● Il turismo religioso e del sacro ● Il turismo gastronomico ● Il turismo sportivo L'analisi dell'insieme dei fattori di attrattività restituisce un quadro degli elementi disponibili per il turista che possono essere confrontati con le caratteristiche della domanda. L’analisi della domanda: i flussi turistici Le caratteristiche della domanda fanno riferimento alle aspettative del turista nei confronti di una determinata destinazione e ai conseguenti flussi di visitatori. Al fine dello studio del movimento turistico si utilizzano in particolare variabili quantitative, impiegate nell'analisi per ricostruire le serie storiche. Tali dati sono raccolti con cadenza regolare da istituti di ricerca, istituzioni e uffici statistici, quali: l’UNWTO, l’Eurostat, l’OECD e l’Istat. l'analisi dei flussi e della loro distribuzione consente di cogliere alcuni aspetti su cui le strategie di sviluppo dovrebbero riflettere: ➔ In quali porzioni del territorio studiato non si abbia una domanda sufficiente ➔ Gli ampliamenti nella distanza media tra i centri di irradiazione e le aree di destinazione ➔ La frammentazione dei periodi di vacanza ➔ La riduzione della componente stanziale del turismo a favore di quella itinerante Lo studio ci consente di comprendere quanto la presenza dei turisti sia importante in termini spaziali e temporali, censendo anche la provenienza dei flussi stessi. Tuttavia, questi strumenti quantitativi devono essere affiancati da altri di tipo qualitativo, è essenziale non solo analizzare i flussi ma comprenderne le ragioni che portano gli individui a spostarsi in determinati luoghi. Caso studio: il turismo nel sistema territoriale Terme e Colli Euganei (Padova) Creata nell’agosto del 2016, comprende 16 comuni contigui in provincia di Padova, dove il turismo ha origini antiche e si è intensificato a partire dalla metà del ventesimo secolo. Negli ultimi decenni i cambiamenti del comportamento turistico hanno determinato la necessità di rinnovare l’offerta turistica creando le condizioni per un'esperienza più sofisticata. Ha determinato un cambiamento anche dell’approccio all’organizzazione del turismo non più solo opera dell’iniziativa del singolo attore. Il territorio dei Colli Euganei: aspetti fisici, demografici e produttivi I Colli Euganei sono un insieme costituito da un centinaio di rilievi di origine vulcanica e sedimentaria, che si elevano dai 100 ai 600 metri sopra il livello del mare. l’80% è Zona di protezione speciale, ossia fa parte di un sito posto sotto il regime di protezione con misure speciali di conservazione dell’habitat ai fini di garantire la sopravvivenza di alcune specie vulnerabili di uccelli. Nella zona si sviluppa la pseudomacchia mediterranea, ricca di specie e caratteristica per la presenza di un prezioso relitto e del Fico d’India nano. Nelle parti più alte ci sono percorsi in sentiero utilizzabili a piedi e in bicicletta. La pianura è stata oggetto di bonifiche e di costruzione di una fitta rete di canali navigabili e di scolo. Il tasso di natalità, però, è sempre inferiore a quello di mortalità. Il territorio collinare è ricco di nuclei abitativi ed edifici di aziende agricole, di agriturismi e di ristoranti. L’agricoltura è molto diffusa, i loro prodotti rappresentano una forte attrattiva per il turismo. Al secondo posto ci sono le attività del settore

partire dalla costruzione dell’immagine. Un ruolo chiave è giocato dalle organizzazioni incaricate della promozione del territorio come destinazione turistica e insediativa, le Destination management organizations. Questa è un'organizzazione responsabile per il management e il marketing della destinazione, il cui compito è quello di promuovere e organizzare l’integrazione degli elementi di un territorio che convergono nel dar corpo a un'offerta turistica. Queste organizzazioni sono responsabili della progettazione di soluzioni competitive in grado di conciliare le diverse componenti del sistema di offerta con i bisogni e le aspettative della domanda. Spicca l'elaborazione e la conseguente implementazione di un marchio territoriale, attraverso un processo di destination branding, che rappresenta la strategia maggiormente utilizzata e diffusa al fine d’incrementare la rappresentazione di un luogo. Il marchio presuppone l’elaborazione di un logo o un simbolo che meglio identifichi un luogo geografico. L’attività di branding territoriale consisterà nella capacità di costruire un marchio territoriale riconoscibile che sia in grado di sintetizzare le caratteristiche peculiari di quello specifico spazio geografico. Ancor più difficile è la scelta e l'opportuna rappresentazione grafica del luogo, lo sviluppo di un'immagine a cui affidare la rappresentazione di contenuti che non possono essere dettagliati si rivela complessa e articolata. Il prodotto città è di per sé estremamente complesso per motivi che attengono alla sua eterogeneità, che si esprime tanto nelle componenti del suo sistema d'offerta quanto nella molteplicità degli attori che agiscono al suo interno. Nel contesto territoriale è utile sottolineare come si determinano differenti gradi di interazione e integrazione tra istituzioni centrali e operatori locali e si determinano altrettanti livelli di criticità nel coordinamento dei processi decisionali indispensabili alla gestione del progetto in questione. I territori hanno l'esigenza di assicurare al loro interno la creazione di un efficace network relazionale pubblico privato, in modo da concepire strategie e azioni concrete capaci di generare valore territoriale incrementando il proprio potenziale endogeno. Gli obiettivi e le fasi del processo di gestione del marchio All'implementazione di una strategia di place branding possono essere associati almeno 3 ordini di obiettivi che orientano tipi di azione differenti nel processo stesso di costruzione del marchio e la strategia di comunicazione a esso legata: ➢ Necessità di ottenere un posizionamento sul mercato, di farsi conoscere rendendo maggiormente evidenti le proprie peculiarità ➢ Necessità di conferire allo specifico territorio un'immagine distintiva rispetto ad altre destinazioni concorrenti che presentano un tipo di offerta comparabile, ma maggiormente nota sullo scenario internazionale. Le azioni di costruzione del brand saranno orientate alla identificazione di elementi in grado di garantire un carattere di unicità e differenziazione puntando a lasciare emergere le ragioni implicite che determinano la valorizzazione dell'insieme delle risorse reali che definiscono l'identità di un territorio ➢ La scelta di elaborare un brand può rientrare nell'insieme delle azioni volte al recupero e alla rivitalizzazione di uno spazio urbano e essere legata alla necessità di modificare presso il grande pubblico una percezione negativa generata in fasi storiche precedenti È possibile isolare le diverse fasi di cui si compone il processo di elaborazione e gestione del Place branding:

  1. Identificazione dei valori della marca —> rappresenta il momento nel quale vengono selezionati gli attributi che costituiranno l'identità del brand e che rappresentano la proposta di valore
  2. Definire l'architettura di marca —> data la natura complessa del prodotto può rendersi necessario elaborare una struttura di marca che garantisca visibilità a tutte le componenti dell’offerta
  3. Scegliere la strategia di posizionamento —> si sostanzia nella selezione di specifici target di mercato e nella scelta di punti di differenza che consentono di conferire alla destinazione una posizione unica e distintiva rispetto ai possibili livelli multi- scalari concorrenti
  1. Pianificare e implementare i programmi a supporto del brand —> comprende la scelta degli strumenti di comunicazione da adottare
  2. Misurare e interpretare la performance di marca —> possibili parametri che possono essere oggetto di misurazione sono la fedeltà alla marca, la qualità percepita, le associazioni di marca, la notorietà di marca e il comportamento sul mercato La comunicazione del marchio territoriale Un potente strumento di sviluppo per raggiungere moltitudini di utenti è rappresentato dalla rete Internet e dei social media, che subiscono continue trasformazioni per adattarsi ai nuovi linguaggi ed estendere sempre più il potenziale di connettività. L'espansione maggiore e il conseguente successo interattivo compete a piattaforme grafiche quali Instagram, caratterizzate dall'utilizzo diretto di immagini a cui affidare i messaggi comunicativi sintetici ma espliciti. L'hashtag rappresenta un simbolo che serve ad aggregare i contenuti per renderli facilmente rintracciabili. La frontiera più presente di tale modello comunicativo tende a evolversi in forma indotta di promozione, centrata sul ruolo svolto da particolari soggetti, impegnati nella veicolazione di immagini di luoghi. I destination influencer vedono l'evoluzione e le stesse possibilità di agevolazione e interazione tra spontaneità della pratica diffusiva di immagini di luoghi e paesaggi e la fidelizzazione indotta da influencer più o meno professionali, questo dimostra l'enorme importanza assunta dalla comunicazione e dalla veste visual della relativa trasmissione. Caso di studio: due city brand a confronto, I Love NY e CUOREDINAPOLI L'Italia sta progressivamente perdendo la propria capacità competitiva. Emerge in maniera sempre più presente l'esigenza di ridurre il gap con le altre destinazioni turistiche per riconquistare il vantaggio perso attraverso l'implementazione di azioni in grado di incidere sulle patologie del sistema e di veicolare un'immagine più attrattiva sui mercati esteri. CUOREDINAPOLI: un brand per rilanciare la città Tra le città italiane che hanno adottato un legame esplicito con il social media una posizione rilevante compete il capoluogo campano. Nel panorama nazionale Napoli si colloca al terzo posto all'interno della classifica delle città maggiormente presenti sui motori di ricerca tra le città giudicate più attrattive per il grande pubblico. Pur in assenza di una specifica politica di promozione la rinomanza del sito ha un'antica e consolidata rilevanza e ancora prima del Settecento si poneva tra le destinazioni di maggior prestigio. Napoli non deve affatto la sua notorietà alla diffusione dei social media. L'originalità dei caratteri distintivi costituiscono fattori assolutamente rilevanti per un'ampia fruizione da parte della comunità nazionale e per l'attrazione di quote significative della domanda internazionale di ospitalità. Appare indispensabile assumere posizioni innovative sul piano della promozione della destinazione, abbandonando la semplice scorciatoia fondata sul convincimento acritico di un'idea di notorietà ineludibile. Il diffuso degrado generato da danni di mal governo ha prodotto una contrazione del flusso turistico e una generalizzata condizione di crisi. Emerge con ancor peggiore urgenza un evidente parallelismo con la realtà ambientale che determinò la spinta propulsiva alla ricostruzione dell'immagine di New York. L'esistenza di un risveglio sul piano dell'adeguamento della comunicazione promozionale ha finito per manifestarsi in varie iniziative, prospettate da gruppi di interesse. Una prima cellula del progetto, denominato CUOREDINAPOLI, nacque nel 2012 a opera degli allievi del corso di nuove tecnologie dell'arte in seno all'Accademia di belle arti di Napoli come progetto artistico che affida alla potenza del simbolo la funzione di coinvolgere il grande pubblico nella prospettiva di ricostruire un senso di appartenenza nei confronti del territorio cittadino. Lo scopo si riprometteva di suggerire una nuova prospettiva, ma nello stesso tempo un possibile punto di arrivo a cui tendere. Hanno pensato a questo simbolo per creare un ponte tra la città e i propri cittadini, innescando una relazione virtuosa che sia in grado di avvicinare gli abitanti al tessuto urbano e di astrarre visitatori e investitori a scala globale. Nel corso degli anni

★ Migliorare la cooperazione internazionale e assicurare la conservazione del patrimonio naturale e culturale ★ Attrarre fondi da parte di eventuali investitori o donatori ★ Sviluppare competenze e pratiche per la protezione gestione dei siti Secondo Pettenati gli ambiti in cui si manifestano maggiormente le ricadute positive della designazione sono cinque: ➔ La notorietà internazionale del sito ➔ L'economia locale ➔ La conservazione del patrimonio ➔ Il capitale sociale locale ➔ La governance locale L'accresciuta notorietà può favorire processi di turistificazione che mettono a rischio lo stesso patrimonio tutelato e alterano irrimediabilmente la struttura sociale ed economica del territorio. Negli ultimi anni il tema della turistificazione delle città è stato oggetto di numerosi studi. L'intensificazione degli usi e dei consumi turistici produce una crescita della rendita urbana e del costo della vita che a sua volta determina l'esclusione e talvolta l'espulsione degli abitanti meno abbienti dalle attività commerciali residenziali destinate alla popolazione locale. L'impoverimento funzionale, sociale e culturale si accompagna nella maggior parte dei casi a una banalizzazione del paesaggio urbano e a una perdita di identità. La portata dei benefici e degli effetti negativi derivanti dall'acquisizione dello status di patrimonio dell'umanità è legata alle condizioni di contesto e alle modalità di territorializzazione delle procedure e regole UNESCO, ovvero alla capacità degli attori locali di riconoscere il valore del bene tutelato e di avviare azioni di messa in valore che producono una nuova territorialità attiva. Analizzare i contesti geografici interessati dall’iscrizione alla WHL Identificare gli effetti derivanti da riconoscimento UNESCO distinguendoli dagli altri fattori che operano sul territorio è un'operazione complessa. Alcuni studi incorrono in indagini comparative o ad analisi temporali sul lungo periodo. I contesti interessati possono essere di per sé attrattivi, indipendentemente dal marchio UNESCO. Per queste ragioni appare fondamentale analizzare in profondità il contesto di riferimento. Per ciascun ambiente indagato è proposto l'utilizzo di un insieme di variabili qualitative e quantitative. L'intento è quello di costruire un ritratto del territorio, una descrizione densa volta a cogliere la specificità del contesto locale al fine di attivare i processi di valorizzazione o patrimonializzazione. Può essere utile procedere all'analisi SWOT, così da evidenziare in modo sintetico le principali determinanti del vantaggio e dello svantaggio competitivo del sistema territoriale indagato o dei diversi sub-ambiti che lo compongono. Leggere il territorio attraverso la matrice SWOT La matrice SWOT è un'analisi di tipo descrittivo nata in ambito manageriale che permette di identificare le principali forze e debolezze all'interno di un determinato contesto. È espressamente richiesta dai regolamenti comunitari per la valutazione di piani e progetti di sviluppo riferiti ad ambiti territoriali di diversa scala. La matrice prende in esame:

  1. I punti di forza e i punti di debolezza proprie del contesto esaminato
  2. Le opportunità e le minacce che possono emergere dal contesto esterno cui sono esposte le specifiche realtà territoriali analizzate Mentre i punti di forza e di debolezza sono modificabili attraverso l'implementazione di adeguate strategie, le opportunità o le minacce, derivando da fattori esogeni che operano a scala internazionale e macroregionale, sfuggono al controllo locale e non sono modificabili. Il contesto indagato deve essere approfonditamente studiato. Il risultato finale sarà una matrice, organizzata in quattro sezioni, che sintetizza tutti i fattori di potenziale successo o di potenziale criticità del contesto indagato. Rappresentano punti di forza la disponibilità di risorse culturali e paesaggistiche di qualità, la dotazione alberghiera di livello medio-alto, la centralità del sito rispetto a importanti snodi infrastrutturali o la presenza di una buona rete di trasporto locale.

Viceversa, il degrado del patrimonio culturale e la presenza diffusa di criminalità costituiscono elementi di debolezza. Caso studio: il grande centro storico UNESCO di Napoli Il centro storico di Napoli è uno dei 58 siti italiani iscritti alla World Heritage List e il primo in ambito nazionale a essere proposto dall’UNESCO come caso emblematico di Paesaggio Storico Urbano. Il centro storico partenopeo: un contesto poroso e frammentato Napoli è una delle città più turistiche d’Italia. Essa è ben collegata sia al resto della penisola che a diversi Paesi esteri grazie a una rete di infrastrutture di trasporto. Il centro storico di Napoli è inserito nella World Heritage List dal 1995. Napoli è riconosciuta come una delle città europea più antiche, caratterizzata da un tessuto urbano che conserva ancora oggi gli elementi della sua lunga storia. Inizialmente l’area tutelata dall’UNESCO comprendeva il nucleo originario di Napoli, riconosciuto come centro storico nel piano regolatore del 1972. La questione della conservazione e dello sviluppo sostenibile del paesaggio storico urbano incontra nel contesto partenopeo maggiori difficoltà di quanto non accada in altre città italiane ed europee per diverse ragioni:

  • Elevata densità demografica ed edilizia che da sempre connota il capoluogo partenopeo e particolare il socialismo storico —> questo rende estremamente complicato intervenire sul territorio, si segnala un'effettiva carenza di luoghi di aggregazione e di strutture sportive per il tempo libero. Tale criticità fa sì che Napoli presenti una situazione contraddittoria perché da una parte spostarsi in superficie risulta difficile a causa di un traffico che colpisce alcune zone, dall'altra la città dispone di una buona rete metropolitana capace di attrarre turisti e permettendo un'esperienza di viaggio singolare
  • Grave ritardo socioeconomico che contraddistingue la città, presenza di ampie periferie esterne ed interne e molti quartieri fanno registrare tassi elevatissimi di disoccupazione Il centro storico UNESCO appare come una grande periferia sociale abitata in prevalenza da ceti del sottoproletariato urbano. Il riconoscimento UNESCO e i suoi impatti sulla città di Napoli Il riconoscimento UNESCO ricevuto dal centro storico partenopeo ha prodotto alcuni indubbi vantaggi. Ha permesso l'afflusso di nuove e preziosissime risorse finanziarie da destinare alla manutenzione di un patrimonio di inestimabile valore. Il marchio UNESCO ha ripulito l'immagine di una città danneggiata dall'emergenza rifiuti, dalla criminalità, dalla mancanza di servizi e dalla scarsa qualità della vita. L'aumentata notorietà internazionale si è tradotta in un incremento dei flussi turistici. I dati relativi ai visitatori dei musei statali confermano la straordinaria crescita della destinazione Napoli e la sua affermazione come meta privilegiata del turismo culturale. Tra le motivazioni di tale ciclo espansivo è possibile annoverare sia fattori esogeni legati alla diffusione di voli low cost, sia a fattori endogeni che hanno accresciuto l'attrattività della destinazione, come il riconoscimento UNESCO. Il turismo crocieristico è in aumento negli ultimi anni ed ha portato a nuovi flussi di visitatori nella capitale. L'intensificazione dei flussi turistici ha trainato l'ampliamento dell'offerta ricettiva e la diffusione degli affitti brevi turistici. La maggior parte gli appartamenti si concentra nell'area dell’UNESCO, questo ha portato a una ricrescita dei valori immobiliari. In pochi anni la città ha subito una notevole trasformazione, evidente nella diminuzione di residenti e nell'aumento di turisti. Il riconoscimento UNESCO ha incrementato la capacità attrattiva dell’aria, sia in termini di flussi turistici che investimenti privati, ma ha accelerato il processo di turistificazione del centro storico partenopeo. Sono diminuiti i residenti ed è peggiorata la qualità dei servizi al cittadino, in compenso è aumentato il traffico e l’inquinamento. La città è inoltre penalizzata da una scarsa capacità di far sistema e di collaborare, che affligge tanto le imprese locali quanto il contesto istituzionale locale. L'incremento dell'emigrazione è dovuto a una vista di

L’effetto pulsar fornisce un’immagine dei processi di trasformazione e rinnovamento che avvengono nelle fasi post GE, e a volte vediamo la città tornare alla situazione economica e culturale che aveva prima del GE. La legacy può essere più importante dell’evento, poiché è fondamentale per mantenere gli effetti del GE nel tempo (si parla sia di eredità materiale che immateriale) Gli effetti della legacy di un GE possono essere negativi o positivi, per esempio, nel turismo si possono avere incrementi, ma anche un afflusso inferiore a quello previsto, o congestioni di traffico. Gli effetti negativi principali possono essere l’aumento delle tasse, indebitamento del settore pubblico e spreco di risorse. Quelli positivi, invece, possono essere incremento di occupazione, riqualificazione urbana e nuove infrastrutture, oltre all’aumento della coesione sociale. Il modello TDR Il GE riterritorializza secondo il ciclo territorializzazione-deterritorializzazione- riterritorializzazione (TDR). Questo ciclo è in costante evoluzione. Applicandolo all’analisi dei GE, la produzione del territorio corrisponde a un processo in cui i soggetti attivano una serie di azioni territorializzanti che riplasmano lo spazio geografico. Questa produzione coinvolge sia il territorio del progetto, che quello di contesto. Al termine del GE il territorio perde la sua spinta territorializzante e viene riassorbito dal territorio di contesto (deterritorializzazione). Questo processo si conclude così, o con la riterritorializzazione se viene spinto un nuovo progetto. Tra gli effetti del TDR ci sono i cambiamenti nelle infrastrutture, trasformazioni urbanistiche, che comportano sia un'attrattiva funzionale (lavorativa, di studio...) che residenziale (zone centrali recuperate grazie alla gentrification). I GE si possono considerare modifying factors, poiché causano un cambiamento nei flussi dei visitatori: la visibilità durante l’evento ha grandi effetti sulle entrate turistiche. Aumentano i flussi pendolari durante l’evento (che può avere effetti positivi sull’aumento della mobilità a lungo termine); e si innescano processi di miglioramento urbano per rendere la città appetibile a livello internazionale, col city branding. A livello turistico, durante il GE si possono analizzare i dati sui turisti totali, sugli arrivi e sulle partenze, quindi procedendo con una valutazione quantitativa delle vendite. Caso Studio: La trasformazione di Genova attraverso i Grandi Eventi Tra il 1992 e il 2004, Genova ha assistito a trasformazioni legate a 3 GE. Nel 1992, L’EXPO specializzata per il cinquecentenario del viaggio di Cristoforo Colombo; nel 2001, il G8; nel 2004, la designazione di Capitale Europea per la cultura. Questi eventi hanno portato alla mutazione dell’immagine della città, in primis l'apertura dell’acquario nel 1992, che è diventato il magnete dell’area del porto antico. Expo 1992: la rigenerazione del waterfront In concomitanza con il cinquecentenario dall’impresa di Colombo, il BIE ha promosso l’EXPO specializzata di Genova, dal titolo Cristoforo Colombo: la Nave e il Mare, che si è svolta dal 15 maggio al 5 agosto. Genova attraversava una crisi economica dagli anni sessanta, e la candidatura per questo GE dava a Genova delle opportunità di ripresa. Si decise di rivalutare l’area del Porto Antico con la ristrutturazione del waterfront, che comprendeva un acquario e un collegamento tra esso e il centro storico. Il lavoro fu affidato a Renzo Piano, noto architetto, che optò per questo lavoro a lungo termine, per rivalorizzare l’area storica della città. Tra le nuove realizzazioni e i recuperi, oltre all’acquario, troviamo l’uso degli ex magazzini del cotone, la ristrutturazione della Porta Siberia, dell’edificio Millo e la creazione del Grande Bigo, che vuole riprodurre il bigo genovese, una gru che aiutava a sollevare le casse da caricare sulle barche; ad esso viene collegato un ascensore panoramico. Infine, venne realizzata la “Nave Blu”, una piattaforma ancora esistente che ospitava il padiglione dell’EXPO. Negli anni successivi, a Genova ci furono altri lavori di riqualifica del territorio, come il restauro di Palazzo Ducale, o la costruzione della prima tratta metropolitana. L’Acquario è diventato uno dei simboli più noti della città, con più di un milione di visitatori annui. Gli effetti dell’EXPO furono sicuramente positivi, ma

nonostante ciò non si verificò un grande incremento a lungo termine degli arrivi turistici. Il G8 del 2001, tra progetti e realizzazioni Il governo propose di ospitare gli incontri del G8 a Genova, fra il 20 e il 22 luglio 2001. Per questo evento ricevette numerosi finanziamenti per l’accoglienza e si voleva approfittare della presenza dei media per promuovere la città. Gli interventi si svilupparono principalmente nel centro, tra Palazzo Ducale, il teatro, le vie principali e il waterfront, dove si realizza la biosfera e un sentiero per raggiungere la Lanterna, simbolo della città, prima irraggiungibile. Purtroppo, le giornate non contribuirono a migliorare l’immagine della città, in seguito alle violenze delle forze dell’ordine, che conseguirono con la morte di Carlo Giuliani e con la condanna da parte della Corte Europea dei diritti dell’uomo all’Italia per Tortura. Capitale Europea della Cultura 2004: obiettivo turismo Nel 2004 Geova fu scelta, insieme a Lille, come Capitale della Cultura: l’evento era dedicato al viaggio. Questo ha permesso di riorganizzare il sistema museale della città e di valorizzare edifici antichi. Gli investimenti pubblici e privati hanno permesso il restauro delle opere pubbliche, per una città che cercava di risollevarsi dalle immagini di violenza del 2001. Molti progetti furono portati a termine, come musei e castelli, gallerie d’arte(...) Questi numerosi progetti hanno permesso di sviluppare nuove opere e riqualificare altri spazi esterni. Valutare l’impatto dei tre Grandi Eventi Gli effetti dei GE di Genova sono valutabili in base ai flussi turistici del periodo 1990-

Possiamo vedere che ultimamente sono aumentate le presenze straniere, e le visite sono sempre più basate sul breve periodo (weekend). La valutazione della legacy genovese si può basare sugli effetti nel breve e nel lungo periodo dopo che i GE hanno completamente rinnovato la città, sia per i cittadini che per i turisti. CAPITOLO 5: INTERPRETARE LA QUALITA’ DELLA VITA COME FATTORE DI ATTRATTIVITÀ Il legame tra qualità della vita e attrattività è sempre più stretto, perché vivere in un ambiente sano e gradevole è tra le scelte residenziali della popolazione. Quindi le istituzioni sono sempre più attente a garantire una buona qualità di vita dei residenti, per mantenere una costante forza d’attrazione. D’altronde, una buona qualità di vita è necessaria per far sì che la popolazione possa essere una risorsa per lo sviluppo. Tuttavia, l’azione della popolazione può anche accelerare il degrado ambientale, che va poi ad generare conseguenze sociali ed economiche. Il governo quindi deve implementare l’approccio alla sostenibilità, che rende la capacità di attrazione superiore, visto che le persone si sentono tutelate. Paradossalmente le realtà più povere possono consumare una quantità di risorse limitate (vita più facile), mentre quelle più ricche devono ridurre l’uso in modo che i consumi siano sostenibili. Le dimensioni della qualità della vita a scala nazionale L’attrattività di un territorio è definita come forza di attrarre residenti, turisti, investimenti e attività economiche e saperle trattenere nel lungo periodo. Un territorio è attrattivo se sa detenere un vantaggio di localizzazione, in termini di accessibilità e disponibilità di risorse. Quando si parla di attrattività demografica, significa che la popolazione sceglie di risiedere per vari motivi, e molti di questi coincidono con gli elementi di qualità di vita (istituzioni,infrastrutture, salute…). Più la qualità è elevata, più i soggetti sono invogliati a risiedere. Nel corso degli ultimi anni si è aperto un dibattito sul concetto di qualità della vita, poiché dal punto di vista teorico non esiste una definizione. La mancanza di questo

uno dei paesi più popolosi e densi d’Europa. L’età media della popolazione è 40.6 anni, inferiore alla maggior parte delle altre UE, e una buona parte della popolazione è nella fascia 25-65. La disoccupazione ha uno dei tassi minori d’Europa, l’80% della popolazione è attiva. Il mercato del lavoro è uno dei più favorevoli per i giovani e per donne, e inoltre i PB sono il paese dove si lavora meno ore a settimana, concedendo così più tempo libero. I principi del bilancio lavoro-vita privata si basano sull’organizzazione flessibile del lavoro, sistema dei congedi e servizi di assistenza all’infanzia. Nei PB il congedo parentale non è trasferibile tra i genitori, in modo da evitare che la donna possa usufruire anche di quello dell’uomo, puntando così ad una diminuzione del divario di genere. Ha uno dei salari minimi più alti d’Europa, che esiste cambia se si ha meno di 21, o più di 21. Nonostante ciò c’è un divario fra le famiglie ricche e povere, anche se nel 2020 la popolazione a rischio povertà è solo del 16.3%. Troviamo un alto livello di salute e ci si concentra anche molto sull’educazione. L’aspettativa di vita è 80/84, omogenea all’UE, ma anche il sistema sanitario a livello ibrido ha contribuito a questo obiettivo. Nei PB è molto alta l’incidenza di neoplasie dell’apparato respiratorio e di malattie dell’apparato respiratorio, con un'incidenza in entrambe del 20% in più rispetto all’Italia. L’analisi del tempo libero si basa sulla quantità di tempo libero, che nei PB è molto alto: infatti, l’88% della popolazione dichiara di fare attività all’aperto. La rete sociale rientra nei canoni della qualità della vita: il 25% della popolazione è impegnata nel volontariato, e la grandezza di questo fenomeno segnala una grande crescita culturale. Anche sentirsi sicuri è necessario per il benessere: la criminalità nei PB è abbastanza contenuta, il tasso di omicidi è >1 per 1.000 abitanti. Nel paese si ha molta fiducia nelle istituzioni, grazie alla trasparenza delle attività governative si registrano tassi bassissimi di frode, e la maggior parte dei cittadini è coinvolto nella vita politica (82% di affluenza alle urne nel 2017). Un’ulteriore condizione è quella ambientale, un contesto sano contribuisce al benessere. Nei PB 7.2 cittadini su 10 sono soddisfatti della qualità ambientale; i valori di PM2.5 e PM10 sono inferiori alla media europea e notevolmente inferiori all’Italia, anche se c’è molto inquinamento acustico, superiore alla media UE. In generale, i residenti soddisfatti della qualità di vita nei PB sono 7.7 su 10, mentre in Italia 7.1 su 10. Le risposte dei Paesi Bassi all’inquinamento atmosferico L’aggressione dell’ambiente necessita un monitoraggio; recentemente, la qualità dell’aria è peggiorata. Secondo il modello DPSIR, l’inquinamento può venire da grandi sorgenti fisse (industrie, centrali…),ma anche mobili (auto, impianti minori…). Gli effetti patologici sull’uomo sono all’apparato respiratorio, e l’incidenza mortale è sempre più alta. I PB hanno una politica ambientale avviata nel 2013, basata sulla valutazione degli impianti sulla salute e sull’ambiente di vita. I PB hanno chiesto all’UE di aumentare l’impegno a limitare il cambiamento climatico seguendo i concetti dell’agenda 2030. Il settore dei trasporti fino al 2018 era dipendente al 93% dal petrolio, ma dal 2015 al 2019 l’acquisto di veicoli elettrici è aumentato fino al 107%, incentivato dallo stato. I PB sono inoltre il paradiso delle bici, con una media di 1.3 bici a residente. Questo paese si serve di molte fonti di energia rinnovabile, che stanno lentamente prendendo il posto del carbon fossile. Inoltre, sono il terzo paese dell’UE per quantità di rifiuti riciclati. CAPITOLO 6: L’ATTRATTIVITÀ TERRITORIALE PER LA POPOLAZIONE ANZIANA Tutti i paesi sviluppati negli ultimi anni sono stati sottoposti ad un processo di invecchiamento, che ha portato all’aumento della popolazione over 65. Al momento la popolazione mondiale in questa fascia è del 9%, ma nel 2050 si stima sarà del 17%. Tuttavia, la maggiorparte sono in buona salute, con un potere di acquisto elevato e propensione a spesa. Inoltre, l’aumento del tempo libero porta ad una maggiore mobilità spaziale, tanto che il 12% dei flussi migratori mondiali è degli over 65.

Gli anziani non sono più considerati un freno all’economia, ma un’opportunità per lo sviluppo economico grazie alla crescente domanda di beni e servizi. La “silver economy” rappresenta il 18% del PIL mondiale, portando molti governi a cercare di intercettare i flussi migratori valorizzando donazioni naturali, culturali e offrendo agevolazioni fiscali. International Retirement Migration: la migrazione come progetto Il fenomeno migratorio dei pensionati è indicato con l’acronimo di IRM. Queste migrazioni iniziarono in GB, Francia e Germania all’inizio del 1900, ma il fenomeno era a livello nazionale; gli spostamenti internazionali spopolano tra gli anni sessanta e settanta, quando milioni di persone, dopo aver passato un breve periodo in un luogo, decisero di stabilircisi a lungo termine. Un esempio furono gli anziani norvegesi e svedesi (snowbirds) che migrarono verso il sud della Spagna o in Portogallo. Il flusso dei pensionati è in aumento costante, e grazie a vari fattori (miglioramento dei mezzi di trasporto, innovazione della medicina…) ora vediamo anche spostamenti di lungo raggio, in particolare gli anziani si spostavano per agevolazioni fiscali e per cercare un minor prezzo della vita. I flussi IRM sono di difficile quantificazione, non esiste ancora una definizione che individua le tipologie di residenza di lungo periodo. Gli studi si basano sulle motivazioni che spingono i soggetti ad abbandonare il paese di provenienza. Alcune analisi prendono in considerazione l’approccio lifestyle (metodologia più usata) e si usa per descrivere quando dei soggetti benestanti decidono di trascorrere la maggiorparte del tempo in un luogo in cui si garantisce un miglior tenore di vita, sulla valutazione di fattori geografici o dell’ambiente sociale. L’approccio transnational , invece, sostiene che gli anziani non si spostano definitivamente dal loro paese, ma tendono a muoversi frequentemente fra varie località, sviluppando lo stile di vita transnazionale. Il migrante transnazionale percepisce come comunità sia quella del paese d’origine che del paese di destinazione. Negli anni si è proposto di sostituire la M di IRM da Migration a Mobility : si ritiene sia un concetto più adeguato per parlare di questa tipologia di migrazione. Un altro importante concetto è quello del geoarbitrage , la pratica che consente di avvantaggiarsi dei minori costi della vita in differenti paesi del mondo. Ad oggi, questo fenomeno si verifica anche nei paesi occidentali, come in Svizzera, PB o Belgio, dove i pensionati non possono mantenere il tenore di vita che avevano mentre lavoravano, e si spostano in paesi che offrono minori costi. I fattori di attrazione dei flussi IRM La scelta della residenza è basato su fattori ambientali, economici e sociali. I fattori push sono l’aspirazione ad allontanarsi dai ritmi frenetici e mantenere il potere d’acquisto. I principali fattori sono: ➢ fattori geografici: si parla delle caratteristiche della geografia fisica, come clima mite, accessibilità, bellezze paesaggistiche; ➢ fattori ambientali: vegetazione, ecosistemi, parchi; ➢ fattori sociali: sicurezza, ospitalità, servizi; ➢ fattori economici: si parla del costo della vita, delle utenze domestiche, dei trasporti urbani, oltre che di quanto sia favorevole un sistema fiscale, della possibilità di avere mutui o di investire. Molti paesi guardano alla residenza degli anziani come opportunità di sviluppo economico. Alcuni paesi cercano di trattenere gli anziani in patria (caso della municipalità finlandese di Ristijarvi che ha costruito una Seniorpolis con servizi specializzati), altri paesi cercano di attirare l’attenzione con agevolazioni fiscali, come i paesi mediterranei, o anche gli EAU e la Malesia, con programmi specializzati per gli anziani. L’Italia nel 2019 ha introdotto la tassazione ridotta per chi si trasferisce nel Meridione in città con meno di 20.000 abitanti, ma solo se ci si abita per più di 183 giorni l’anno. Inoltre ha introdotto il progetto “Case ad 1 euro” (con obbligo di ristrutturazione), per far ripopolare borghi fantasma.

britannici, seguiti da francesi, e poi dagli italiani. L’1% dei pensionati italiani vive in Portogallo, e questo lo dimostra l’INPS, che dal 2015 al 2019 ha erogato le pensioni in Portogallo con un incremento del 324.7%. In Italia, lo status di residente non abituale si raggiunge con due fattori:

  • trascorrere più di 183 giorni in Portogallo, consecutivi o intervallati;
  • persone che hanno trascorso meno di 183 giorni, ma che possiedono un immobile, di proprietà o in affitto. Per fare questa domanda, non si deve aver vissuto in Portogallo per i precedenti 5 anni, ma accolta la richiesta può soggiornarvi fino a 10 anni. (prima del 2020, i beneficiari percepivano la pensione lorda; dal 2020, viene detratto il 10%). Alcuni residenti possono soggiornare tramite la Golden Visa , un permesso che consente a persone e ai suoi familiari di prendere la residenza. Il sistema, lanciato nel 2012, è uno dei più popolari fra gli investitori europei; è nato con l’obiettivo di attrarre capitali internazionali nel paese. CAPITOLO 7: LE AGENZIE PER LA PROMOZIONE ESTERA E LO SVILUPPO LOCALE La capacità di internazionalizzarsi e di sviluppare investimenti esteri è una misura consolidata e molto utilizzata per valutare la competitività di imprese e organizzazioni. Essa si applica ai sistemi territoriali (città,regioni) ma anche imprese multinazionali. Alcuni territori facilitano l’ingresso degli investimenti esteri e sono ritenuti più competitivi. Da qui, nei paesi più sviluppati nascono agenzie indirizzate a favorire l’ingresso nell’economia domestica di investimenti esteri. Queste agenzie possono essere istituite a scale diverse; per esempio, il tipo di interlocuzione e i margini della contrattazione a disposizione di un governo nazionale (ex: ITA, Italian Trade Agency) sono molto diversi da quelli di uno regionale. Vedremo come le agenzie regionali di internazionalizzazione operano per attirare investimenti esteri a sostegno dei sistemi economici locali. Gli investimenti diretti esteri e i vantaggi per lo sviluppo locale Gli investimenti diretti esteri (IDE) identificano movimenti internazionali di capitale, effettuati da un’impresa verso un Paese estero, con l’obiettivo di stabilire interessi di tipo durevole. Gli IDE si realizzano attraverso la creazione di nuove filiali o grazie a fusioni/acquisizioni. Tali operazioni si distinguono in 2 categorie: ● investimenti greenfield , finalizzati alla realizzazione di una nuova attività; gli investimenti esteri di questo tipo contribuiscono alla dinamica economica del territorio, dando posti di lavoro, valore aggiunto al territorio e riqualificare il tessuto urbano; ● investimenti brownfield , finalizzati all’acquisizione di un’attività già presente nell’economia regionale; questi investimenti sono dati da fusioni o acquisizioni, e il territorio ne giova con il mantenimento dell’occupazione e l'ingresso di nuove reti e tecnologie. Altre due tipologie di investimento sono quelle finalizzate a realizzare progetti immobiliari (real estate projects) e gli hub di innovazione. Quest’ultimi non sono spazi produttivi o di servizio tradizionale: rappresentano polarità per la generazione di idee, che portano poi ad opportunità di investimento. Gli IDE in ingresso (inbound) sono quelli generati da sistemi esteri che investono nei sistemi locali; gli outbound invece sono quelli generati da operatori locali che mirano all’apertura internazionale. Altre misure per valutare l’internazionalizzazione economica dei territori sono:
  • la bilancia commerciale : permette di osservare il valore delle importazioni ed esportazioni e il suo saldo è dato dalla differenza fra esse
  • la bilancia tecnologica dei pagamenti : misura i flussi di beni/servizi di tipo tecnologico in entrata e uscita da un sistema territoriale di riferimento
  • il numero di sussidiarie di multinazionali estere: pone l’attenzione sul numero di filiali estere appartenenti alle imprese locali e il numero di sussidiarie estere presenti sul terreno locale
  • la consistenza della produzione internazionale: quantifica l’ammontare delle vendite, valore aggiunto (...) dato dalle multinazionali. A queste misure se ne aggiungono altre, come la quantificazione dei flussi turistici o altri; a seconda del settore analizzato, mutano i fattori localizzativi: in settori industriali a bassa conoscenza, gli IDE prediligono bassi costi di manodopera ecc. Se l’obiettivo è la misurazione del livello di internazionalizzazione di un sistema economico, sappiamo che la teoria economica da più possibilità di successo ai sistemi inseriti attivamente nei flussi mondiali, a prescindere dalla direzione. Se però ci poniamo una prospettiva di sviluppo locale, gli investimenti non hanno un peso eguale. Il paradigma interpretativo dello sviluppo locale nasce negli anni ‘70, e il base ad esso le questioni legate all’internazionalizzazione si indirizzano prevalentemente verso l’analisi del modo in cui i flussi in ingresso interagiscono con gli attori e gli asset già presenti nel sistema territoriale. Questo paradigma è utile a due questioni; la prima riguarda l’adozione dell’approccio scalare all’analisi degli IDE che riconosce come la capacità di attrazione dei sistemi regionali risenta sempre dell’influenza del sistema economico di appartenenza (fattore di disturbo). La seconda riguarda l’adozione di un approccio territoriale agli IDE, tale per cui:
  • la capacità di attrarre investimenti dall’estero non dipende solo dall’azione delle agenzie, ma è l’esito dell’azione contemporanea di più soggetti e delle caratteristiche dei territori;
  • gli investimenti sono influenzati e influenzano i territori con risvolti sia negativi che positivi. Le acquisizioni immobiliari guidate da intenti finanziari e speculativi perdono di rilevanza, mentre ne acquisiscono gli investimenti produttivi. Questi possono attivare nuovi processi e relazioni, che se usati correttamenti portano ad un gioco a somma positiva (win-win). Dall’ingresso di capitali esteri si possono ottenere benefici che travalicano le singole componenti finanziarie e si diffondono sul sistema regionale. Attraverso gli IDE, l’economia regionale può beneficiare di un inserimento nelle reti globali, che è alla base dello sviluppo. Le economie più internazionalizzate sono pronte ad intercettare opportunità di mercato, e in caso di crisi, sono svelte a recuperare le perdite (lo abbiamo visto durante il COVID). Gli IDE non derivano solo da esiti positivi per il sistema locale. L’evoluzione delle agenzie di internazionalizzazione All’incremento dei flussi di IDE, aumenta l’interesse da parte degli enti governativi del territorio. L’istituzione di agenzie pubbliche dedicate alla promozione degli investimenti esteri (IPA) è tra le politiche di valorizzazione più diffusa globalmente. Le IPA vogliono attrarre imprese e organizzazioni. Le IPA nascono dopo la seconda guerra mondiale, ma si sviluppano nel ventunesimo secolo. Inizialmente la missione principale si riduceva a funzioni di promozione nella forma di servizi per la pubblicità e il marketing territoriale(...). La prima trasformazione è stata la proliferazione di agenzie non solo di scala nazionale ma anche di scala sub-nazionale. Tuttavia, questo livello regionale, adottato per esempio in UK, fu gradualmente abbandonato in favore di una ri-centralizzazione. Una seconda trasformazione è data dall’ampliamento qualitativo e quantitativo delle funzioni svolta dall’IPA. Nuove funzioni, affiancate a quelle tradizionali, sono: ● accompagnamento : predisporre una serie di servizi (analisi di mercati, consulenza…) indirizzati a sostenere gli investimenti delle imprese all’estero; ● aftercare : ventaglio di servizi che le agenzie dedicano agli investitori esteri che sono stati attratti nel contesto locale, col fine di assicurarne il mantenimento nel tempo; ● attività di consulenza e suggerimenti di policy : realizzare studi e documenti con indicazioni di intervento a vantaggio sia delle imprese che delle politiche locali ● lobbying : mediare tra interessi in gioco e all’occorrenza esercitare una “pressione” sui decisori pubblici affinché creino condizioni favorevoli agli

campione di confronto e in seguito dalla scelta delle variabili sulla cui base costruire le classifiche e identificare i best performer. A seconda del tipo di entità analizzate, si scelgono le variabili utili a fare il confronto. Nel caso delle IDE, il benchmarking si basa sulle variabili di tipo organizzativo. Per gli aspetti organizzativi, per ogni agenzia occorre ricavare le informazioni relative a:

  • struttura , variabili utili a questo sono quelle che descrivono la forma giuridica dell’agenzia,la sua missione e gli obiettivi;
  • risorse , variabili utili a questo sono relative al numero di addetti, al budget e ai vari finanziamenti;
  • risultati ,variabili utili a questo, sono relative al numero di unità locali estere insediate e all’ammontare dei flussi di finanziamenti attratti (si distingue se è greenfield o brownfield). Le informazioni relative alla struttura permettono di distinguere le agenzie tradizionali da quelle innovative; dall’analisi si può capire se le agenzie di successo si concentrano su pochi obiettivi chiave o se presidiano più attività. Si può anche verificare se si tratta di agenzie pubbliche, miste o private, dall’integrazione delle informazioni sulle risorse si può capire se le agenzie sono ombrello o in rete. Per gli aspetti territoriali, si tratta di raccogliere variabili utili a restituire le peculiarità dei singoli sistemi regionali promossi dalle agenzie. Questo perché le agenzie che contano sui territori attrattivi e internazionalizzati partono avvantaggiate. Inoltre, il fine del benchmarking è l’elaborazione di una strategia di auto-miglioramento, la conoscenza delle condizioni territoriali diventa indispensabile per decidere come intervenire. Una volta raccolte tutte le variabili del benchmarking, si può scegliere se analizzarle singolarmente, o attraverso la costruzione di indici sintetici. Nel primo caso, si distinguono i best performer e i worst performer. Nel secondo caso, le variabili vanno prima normalizzate, poi sommate per ottenere un indice o più di performance (uno per ogni dimensione e uno complessivo e riassuntivo). Caso studio - Due IPA a confronto: CEIPiemonte e ADERLY Nel quadro della competizione economica internazionale, città regioni e stati si trovano a competere sempre di piu per l’attrazione di IDE. L’Unione Europea si presenta con una marcata differenziazione tra i paesi: reclutati recentemente da CEIPiemonte (Centro Estero per l’Internazionalizzazione del Piemonte), è stato richiesto di fare un’indagine comparativa dell’agenzia rispetto alla francese ADERLY (Agence pour le Développement Economique de la Région Lyonnaise), dato che entrambe promuovono due sistemi regionali che si rivolgono a mercati simili ma con risultati differenti. La competitività internazionale delle regioni francesi e italiane Pur essendo paesi confinanti, Francia e Italia presentano risultati diversi in termini di capacità di attrarre investimenti diretti esteri. La Francia ha sull’Italia un indubbio vantaggio strutturale in termini di capacita di attrarre IDE: cio significa che le economie giornali francesi partono avvantaggiate grazie alla maggiore forza della propria economia nazionale. Nonostante il Piemonte e la regione Rhône-Alpes siano simili per posizione geografica, composizione settoriale e mercati di riferimento, si distinguono per dimensione economica e internazionalizzazione. La regione di Lione è piu ricca e piu forte di quella di Torino nell’import-export che non nell’attrazione di IDE. Tuttavia, la regione di Torino presenta valori elevati di IDE soprattutto del tipo brownfield, mentre l’Ente territoriale originariamente responsabile del governo del territorio del Rhône-Alpes è stato soppresso nel 2016 in favore della piu ampia regione Auvergne-Rhône-Alpes. L’analisi di benchmarking europeo per CEIPiemonte Nel 2009 CEIPiemote affidava a SiTI (Istituto Superiore sui Sistemi Territorali per l’Innovazione) e EU-POLIS (laboratorio di ricerca del dipartimento DITER del Politecnico di Torino) l’incarico per uno studio comparativo (benchmarking) attraverso cui confrontare l’agenzia piemontese con altre 10 agenzie di Europa. Queste agenzie erano abbastanza simili tra loro per struttura, interessi e sistema regionale di

riferimento; sebbene attive su scale geografiche diverse sono comunque competitor dirette per l’attrazione di IDE. Queste sono state dunque sottoposte a un questionario online e all’analisi delle informazioni presenti nei loro siti e rapporti annuali; per evidenziarne similitudine e differenze in termini di struttura e risorse. I dati sono poi stati aggiornati sulla base del modello precedentemente sviluppato, in modo da permettere una migliore analisi comparativa. Struttura e missioni delle due agenzie Per ADERLY, attiva dal 1974, l’obiettivo principale è di promuovere gli IDE in ingresso nella regione, operando in 3 direzioni: attrazione di IDE e investimenti da altre regioni francesi, assistenza per l’ insediamento e marketing territoriale. Le linee di azione di CEIPiemonte, invece, includono sviluppo locale, contratti regionali di investimento, global marketing, marketing e comunicazione, formazione ale imprese locali e consulenza per l’export. Per quanto riguarda l’ambito geografico, ADERLY opera nella metropoli di Lione; mentre CEIPiemonte si occupa dell’Ente Regione Piemonte, una partizione politica e amministrativa riconosciuta per legge; dunque entrambe entrambe su una scala territoriale vasta. Questo è in linea anche con la diversa natura giuridica delle aziende: ADERLY è un’associazione non profit pubblico-privata che dispone di un Consiglio Direttivo a cui partecipano 23 membri in rappresentanza di circa 60 soci. CEIPiemonte, invece, è una società consortile totalmente pubblica (appartiene alla regione Piemonte) e partecipata dalle Camere di Commercio regionali e la Camera della Valle D’Aosta, il tutto con a capo un Direttore Generale. Entrambe le agenzie dispongono di un’offerta articolata di servizi:

  • ADERLY: soluzioni immobiliari e di insediamento; opportunità di finanziamento e assistenza fiscale; sviluppo del business I attraverso la fornitura di dati ed indagini di mercato; assistenza legale e fiscale; sviluppo delle risorse umane; assistenza per il reclutamento e la mobilità; servizi di accoglienza/inserimento nella realtà locale (dunque ADERLY non si occupa di investimenti verso l’estero ma solo di attrazione) - CEIPiemonte: servizi analoghi a ADERLY, ma anche marketing territoriale; lead generation; presidio locale; reshoring; attività volte alla formazione e all’accompagnamento delle imprese locali per rafforzare la loro presenza sui mercati esteri. Inoltre, a differenza di ADERLY, CEIPiemonte indica i settori prioritari regionali verso cui concentra le proprie attività Dal punto di vista di marketing territoriale, entrambe le agenzie hanno attività dedicate che nel caso di ADERLY sono condotte da una unitá dedicata (ONLYLYON); mentre per CEIPiemonte si tratta di un progetto gestito per conto della Regione Piemonte Invest in Turin and Piedmont. Risorse delle agenzie Dal punto di vista delle risorse umane ADERLY dichiara, nel 2020, 33 addetti; mentre CEIPiemonte ne dichiara 63. Dal punto di vista delle reti e partnership , ADERLY puó contare su molte collaborazioni con varie organizzazioni, mentre per quanto riguarda le relazioni internazionali ADERLY fa parte dell’ executive board di EURADA, l’associazione europea delle agenzie di sviluppo e collabora con diverse agenzie europee come Berlino e Rotterdam. CEIPiemonte beneficia delle reti e dei contatti in capo alla Regione Piemonte e alle Camere di Commercio regionali, ma non ha partnership formalizzate con il settore privato. Per quanto riguarda le risorse , ADERLY riuscì nel 2020, nonostante il Covid, a chiudere il bilancio in pareggio assicurandosi finanziamenti per 4,4 milioni di euro; che diventano 6,2 se teniamo conto anche di ONLYLYON. Rispetto al 2009, il budget annuale di CEIPiemonte subisce un evidente ridimensionamento: 9,2 milioni di euro secondo il bilancio consuntivo del 30/06/2021. I ricavi sono tutti di origine pubblica e i costi non legati al mantenimento della struttura sono per la metá assorbiti dalla misura dei progetti di filiera. ADERLY conferma dunque la tendenza per cui le agenzie francesi hanno in media dimensioni inferiori,