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Riassunto libro + alcune aggiunte da appunti
Tipologia: Sintesi del corso
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L’INVENZIONE PERFETTA - F. Formiga Introduzione ● Supporti tipografici: Papiro: Supporto vegetale. La pianta di papiro veniva scorticata in maniera verticale per creare delle strisce, che venivano poi accostate una vicino all’altra orizzontalmente e sul retro verticalmente. Il collante faceva sì che queste strisce si incollassero assieme, il foglio veniva poi essiccato e levigato. Chi doveva scrivere sfruttava la direzione della fibra (fibra orizzontale o verticale) per facilitare la direzione della scrittura, quindi veniva scritto su un solo lato. Una volta scritto, il foglio di papiro, non veniva piegato perchè di facile rottura, ma veniva arrotolato su un umbilicus (bastoncino) che terminava con due cornua (protuberanze alle estremità dell'obelisco) utilizzata per riporre il rotolo nello scaffale e per segnalare il contenuto del testo, su delle pinakes (foglietti con titolo/contenuto). Nonostante questo i fogli di papiro si chiamano comunque pagine. La forma del papiro condiziona la scrittura, a causa del verso delle fibre, ma anche la lettura, nell’atto di leggere il lettore srotolava la parte da leggere e man mano arrotolava la parte già letta.→ nasconde la scrittura, la scrittura rimane chiusa Il papiro era riservato alle autorità e alle persone di potere, se doveva essere reso noto alla popolazione il papiro veniva srotolato in pubblico e il popolo vedeva delle immagini riassuntive e rappresentative del papiro originale, questo papiro viene chiamato exultet. Il papiro dava dei problemi di conservazione, venivano conservati arrotolati ed uno sopra l’altro, i rotoli più importanti venivano conservati in teche separate per evitare eventuali danneggiamenti. Era riservato alle scritture sacre e amministrative. La prima pagina del papiro si chiama protocollo, origine del termine “protocollo” utilizzato in archivistica, l’ultima pagina si chiama escatocollo. Pergamena: Supporto animale, prodotta dalla pelle di animali trattata. La produzione di pergamena era molto più economica della produzione di papiro. La parte interna della pelle era più bella, meglio trattata e più funzionale per la scrittura mentre la parte esterna era solitamente più rovinata e difficile da trattare, comunque la pergamena permetteva di scrivere su entrambi i lati del foglio. La pelle, trattata con la calce (=bagno di calce), veniva messa ad asciugare tendendola su un telaio per evitare la formazione di pieghe (=tiratura); una volta asciutta la pelle veniva levigata con la pietra pomice e preparata per la scrittura. Legge di Gregory o legge del vis a vis: regola secondo la quale nei manoscritti, in un fascicolo di pergamena, le pagine baciate presentano entrambe, con un'alternanza regolare, il lato carne contro il lato carne e il lato pelo contro il lato pelo. Il libro comincia ad avere una valenza estetica. Potevo avere un libro più pregiato servendomi di pelli di animali abortiti o che non avevano ancora brucato, così si produceva la carta velina, supporto molto pregiato e raro. La pergamena a volte presentava dei buchi, prodotti dalla troppa tiratura al momento dell’asciugatura o da precedenti ferite dell’animale. La pergamena poteva venire riscritta raschiando il testo precedente e quindi recuperando la pagina vuota. I testi raschiati si chiamano palinsesti ma grazie alla “noce di galla”, acido utilizzato nell’800 e grazie alla lampada di Wood, successivamente, è possibile leggere il testo precedente (testo inferior). La pergamena poteva essere abbellita con miniature o poteva essere immersa in bagni di colore per renderla colorata, generalmente in rosso (=codice purpureo scritto con inchiostro dorato). La pergamena comincia ad essere utilizzata come supporto scrittorio attorno al 200-300 a.C. La pergamena sostituisce il papiro quando acquista la forma “libro” con pagine piegate e fascicoli, più facile da maneggiare. Successivamente, introno al 1100 d.C.la pergamena viene affiancata dall’uso della carta. Diploma : quattro fogli di pergamena, ciascuno piegato in due Quaderno : fogli piegati in 4 e accumulati (8 pagine) Pagina : ciascuno degli otto fogli Codice : più quaderni legati assieme Per scrivere dritto sul foglio veniva preparato il layout di pagina (=specchio di stampa) rigando il foglio a punta secca, tracciando la pelle (=rigatura). L’inchiostro è molto grasso che si ossida molto velocemente e veniva assorbito dalla pelle. Il lettore utilizzava i margini della pagina per annotare informazioni e note.ù
Carta: Quando Gutenberg sviluppa il suo metodo di stampa si conosceva già il metodo di trattamento di pergamena e carta, quindi Gutenberg non doveva preoccuparsene personalmente. Il processo della carta risale al 105 d.C. dalla Cina, precursore dell’arte tipografica. La prima carta era prodotta dagli stracci, quindi era un supporto vegetale (non più animale come la pergamena), in Cina si utilizzava un supporto scrittorio di gelso, supporto anch'esso vegetale. Un cancelliere dell’impero cinese propone all’imperatore di aprire una cartiera, il progetto resta segreto ma per poco tempo e questo nuovo tipo di carta viene diffuso dagli arabi anche in Europa. Nel 4sec. la carta diventa un supporto sia per i testi ufficiali e religiosi che per testi di letteratura e intrattenimento. Nel 751 d.C gli arabi, dopo aver sconfitto i cinesi nella battaglia di Samarcanda, si impossessano della tecnica di produzione della carta di stracci e fondano la prima cartiera araba a Baghdad, città commerciale che aiuterà la diffusione. L’uso del papiro non viene eliminato subito e i due coesistono per un certo periodo, il papiro cesserà di venir utilizzato nel 953 d.C. La Spagna è uno dei centri che sperimentano molto l’utilizzo della carta, dal regno di Aragona partono delle novità e delle nuove tecniche di produzione della carta. La carta arriva in Sicilia (territorio del regno d’Aragona) prima del 1231, anno in cui l’Imperatore Federico II ordina che tutti i documenti ufficiali scritti su carta vengano trascritti su pergamena perchè la carta, essendo di origini vegetali, era troppo fragile ed esposta a microbi e insetti. Per questo motivo il regno d’Aragona sperimenta nuovi metodi di produzione sottoponendo la carta ad un processo di collatura (=cialandratura) di origine animale (1282), collatura che arrivava dalla bollitura delle ossa animali che producevano un grasso poi utilizzato per bagnare i fogli. La nuova carta, con collatura animale, viene chiamata “carta cristiana”, la carta è vista con meno diffidenza e anche perché più economica dei supporti scrittori precedenti e perchè prodotta in aree cristiane, in Italia iniziano a aprire molte cartiere: Amalfi, Napoli, Fabriano, Voltri etc. Sorgono in aree pedemontane dove l’acqua è abbondante (=per funzionamento dei macchinari) e pulita (=produzione di carta), caratteristiche fondamentali per la produzione di carta di qualità. Processo di Produzione della carta: Attorno al 13-14sec. si introduce l’utilizzo di biancheria intima e lenzuola questo porta alla presenza di una grande quantità di vestiti/stracci di lino, canapa e cotone. Questi stracci venivano raccolti dagli stracciaoli o cenciaioli e portati in cartiera dove venivano separati in base al colore e la qualità e strappati in piccoli pezzi e, successivamente messi a macerare in macchine chiamate gualchiere , insieme ad acqua e calce (per disinfettare e sbiancare). Nelle gualchiere operavano dei martelli (magli) mossi dalla forza motrice dell’acqua che battono/pestano la pasta di stracci+acqua+calce. I magli erano 3 ed ognuno aveva una punta diversa con funzione diversa (tagliare, affinare e appiattire). La pasta veniva trasferita in un tino in cui veniva immersa una forma, tipo setaccio, (fili in verticale: filoni fili in orizzontale:vergelle) che tratteneva la crescia di pasta e lasciavano colare l’acqua. L’altezza della cornice della forma determinava la grammatura della carta (=lo spessore della carta). L’operaio che si occupa di questo compito si chiama levatore e formato il foglio nel setaccio deve spostarlo, ancora umido, su un feltro. I fogli venivano poi schiacciati sotto un torchio per uniformarli e asciugarli ulteriormente. Successivamente i fogli venivano stesi e fatti asciugare, i fogli non avevano i bordi definiti e dritti ma presentavano delle “barbe” (bordi del foglio frastagliati), inoltre potevano avere delle macchie date dall’errato miscelamento della pasta sulla forma. I fogli avevano su un lato i segni dei filoni e le vergelle e dall’altro erano lisci, il lato non liscio veniva trattato per uniformarlo all’altro e renderlo più comodo al momento della scrittura. Il foglio veniva lisciato con una sorta di mezza sfera che veniva passata sulla carta per appiattire le filature. In fine per rendere la carta utile alla scrittura bisognava sottoporla al processo di collatura animale, immergendo i fogli nella bollita di ossa animali. Il grasso è veniva ben assorbito dalla stoffa e il foglio veniva ulteriormente lisciato dopo la collatura.
Questo sistema di produzione permetteva la creazione di un numero infinito di caratteri molto resistenti e riutilizzabili. I caratteri venivano conservati in una cassa tipografica (contenitore per i vari caratteri), per semplificare l’allineamento dei caratteri nel compositoio e formare le parole in riga e porle nella forma tipografica. Cassa tipografica forma tipografica Questi strumenti non erano perfetti e venivano maneggiati da persone che potevano commettere errori (organizzazione dei caratteri, inchiostratura, logoramento dei caratteri ecc.) stampa e sul testo che creano varianti. Quindi i libri antichi non hanno una copia uguale all’altra, presentano delle varianti. → necessaria attenzione Il primo carattere creato da Gutenberg fu il gotico (da manoscritti, caratteri tutti uguali, costruiti nello stesso modo e con la stessa altezza che permettono di comporre pagine e righe perfette) e successivamente il romano (no in Germania). I caratteri venivano allineati dal compositore sul compositoio per determinare la lunghezza delle righe e quindi la corretta giustificazione del testo. Le pagine non venivano stampate in sequenza ma a seconda del numero di pieghe che il foglio avrebbe avuto nella formazione dei fascicoli quindi la disposizione della pagina doveva essere pensata anticipatamente anche per suddividere la stampa tra più compositori che lavoravano su diversi torchi. Formati principali: in-folio, in-quarto, in-ottavo, in dodicesimo. L’inchiostro utilizzato per imprimere doveva essere di alta qualità, oleoso, denso e viscoso e doveva asciugarsi rapidamente. ● Il torchio tipografico: Non è una novità introdotta da Gutenberg, lui mette insieme e sviluppa nozioni già note. Il torchio è composto da vite senza fine, strumento che veniva già utilizzata per vino e olio e si poteva smontare. Il primo torchio in legno è conservato al museo della stampa di Lione. Il torchio è la prima vera macchina a 3 figure: compositore (preparava e assemblava i caratteri mobili), tiratore/torcoliere (stesso movimento di vogare) e battitore + correttore di bozze, non strettamente necessario in bottega, il suo lavoro poteva essere svolto in secondo luogo. Il torchio era ancorato al soffitto ed era composto di due parti mobili: la barra , che alza e abbassa la vite, e il carrello , che trasporta la composizione tipografica. La forma tipografica era posta nel carrello e veniva inchiostrata dal battitore con delle mazze ricoperte da uno strato di pelle intriso di inchiostro. Il foglio veniva posizionato su un piano inclinato detto timpano e il piano veniva ripiegato sui caratteri inchiostrati. (lavoro di precisione perchè l’inchiostro poteva sporcare la pagina). Al ripiano inclinato era attaccato un ulteriore telaio chiamato fraschetta , che aveva dei buchi che corrispondevano alle due pagine da stampare. Tutto l'insieme veniva portato sotto il torchio per essere pressato. Alla vite senza fine era attaccato un piano detto platina , che si alzava e abbassava grazie al tiratore. Più l’azienda era ricca più torchi e operai possedeva. Esiste un’edizione della Bibbia del 1631, stampata da stampatori inglesi, che per errore non presenta il “non” davanti al comandamento “non commettere adulterio”, per questo viene chiamata Bibbia dell'adulterio. I due tipografi vennero poi disconosciuti professionalmente. La stampa fronte retro era complessa e poteva venire storta o poco leggibile, questo errore però si poteva risolvere nella forma. La stampa e i margini doveva essere uguale in tutte le pagine, la pagina quindi veniva fissata al timpano, in modo che, quando il tiratore girava il foglio, lo posizionano nella stessa identica posizione. I buchi dei chiodini facevano da guida per i margini che venivano poi rifilati.
La prima immagine di un torchio risale al 1499, nel volume “Dance de la mort” che parla della pericolosità dei mestieri del tempo. L’immagine però presenta molti errori: libri con copertina, tiratore posizionato al contrario. I caratteri mobili e il torchio tipografico rendono il libro un prodotto commerciale, iniziano ad emergere nuovi spazi (botteghe) e nuove figure professionali (sopra citate + stampatore diventa un imprenditore). Con l’avvento della stampa a caratteri mobili il numero di testi immessi sul mercato cresce esponenzialmente e improvvisamente. L’attività di produzione del libro aveva assunto un carattere industriale che richiedeva un lavoro a catena per una produzione simultanea. La società del XV secolo era pronta a ricevere questa novità: crescita della borghesia mercantesca che aveva nuove esigenze; ricerca di innovazioni per diminuire i costi dei manufatti; nascita delle università con aumento di richiesta di libri; con l’umanesimo il libro diventa un oggetto d’uso individuale; nuove letture in volgare; la carta aveva diminuito i costi di produzione. I primi esperimenti di Gutenberg con la stampa con torchio tipografico risalgono al 1438 e nel 1455 stampa il primo testo a caratteri mobili la Bibbia a 42 linee. → inizia l’era degli INCUNABOLI : (cuna=culla) primi libri a stampa dal 1450/55 alla fine del 1500. I primi incunaboli presentavano caratteristiche tipiche manoscritte: grande formato, carattere gotico, iniziali miniate, no frontespizio, no numero pagine, informazioni tipografiche (autore, stampatore, data, titolo) poste nel colophon (=fine del libro). Con il tempo si allontana dal modello manoscritto. Rivoluzione tipografica = nascita della cultura della stampa, grande strumento di comunicazione ● Gutenberg: Gutenberg semplifica l'attività di stampa e lo rende un lavoro praticabile in una bottega. Lavora per un periodi un negozio di specchi dove impara il concetto di specularità (utile per la stampa a caratteri mobili), inoltre è figlio di un orafo (utile per la fusione dei metalli della lega di fusione). Grazie a queste conoscenze inizia a sperimentare e stampa dei fogli di prova chiamati fogli di indulgenza, che venderà alla chiesa per guadagnare denaro ed iniziare l’attività di stampa vera e propria. Gutenberg inizia la sua attività di stampatore e imprenditore a Magonza grazie ai finanziamenti di Fust e Schoffer ai quali rimarrà sempre indebitato. La prima stampa in volume fu, nel 1455, la Bibbia a 42 linee (=su ogni foglio) stampata in due volumi (1: antico testamento 2:nuovo testamento =più di 1280 pagine) con carattere gotico, libro più popolare del tempo. Il nome dello stampatore e la data di stampa non sono presenti nel volume. Gutenberg si basa sul testo latino della Vulgata di San Girolamo. Ad oggi sappiamo che esistono 47 esemplari in stampa e 12 in pergamena ma vennero prodotte 150 copie in carta e 34 in pergamena, prodotte in 3 anni di lavoro. La società di Gutenberg si scioglie e lui inizia a lavorare in proprio, nel 1460 stampa il “Catholicon” che va ricordato perché, assieme alla “Bibbia delle 48” linee ha una nuova dimensione del formato più piccolo. Questi due testi hanno un carattere più piccolo che fa diminuire il numero di pagine e di conseguenza anche il costo d’acquisto. Tra la Bibbia delle 42 e delle 48 linee c’è stato un altro esperimento, la Bibbia delle 36 linee, questo però non permetteva di avere i due testamenti in soli due volumi ma in tre e la produzione sarebbe stata troppo dispendiosa, sia in costo che in tempo. Schoffer si dedica al commercio di libri fino alla sua morte, successivamente il figlio Johannes si dedica alla stampa ed è l’unico che riesce a tener viva la stampa a Magonza. Nel 16esimo secolo circolavano circa 20 milioni di libri a stampa, molti di più di quelli copiati dagli amanuensi nei 1050 anni precedenti.
● Venezia centro cosmopolita per la stampa La diaspora di Magonza porta in Italia, a Venezia, altre due figure: Giovanni e Vindelino da Spira. A venezia la stampa arriva nel 1469, si era però capito che Roma non era la città adatta per lo sviluppo della stampa, c’era bisogno di una città più aperta alla sua diffusione. I due stampatori arrivano a Venezia sapendo di portare un’innovazione, la città di Venezia da loro il monopolio sull’attività con un privilegio. Questo permesso esclusivo limita l’evoluzione della stampa ma Giovanni da Spira muore nel 1470 e il privilegio cade. Venezia capendo l’errore che aveva commesso concedendogli il monopolio inizia consapevolmente a controllare e utilizzare la produzione a stampa, non privilegiando nessun tipografo. Ogni stampatore che voleva stampare un testo doveva comunicarlo così che la città potesse controllare l’attività fiorente. La prima opera stampata da Giovanni da Spira a Venezia è “Epistulae ad familiares” di Cicerone e sarà considerato colui che ha portato l’arte nera nella zona del mediterraneo. Vindelino da Spira nel 1477 stampa “La Divina Commedia”, per la prima volta pubblicata con una parte paratestuale che contiene la vita di Dante scritta da Boccaccio. La stampa a Venezia esplode grazie a Jenson, francese mandato dal re di Francia, a Magonza per imparare l’arte della stampa e rubare “il segreto” di questa attività. Arriva in Italia, con capitale e un nuovo carattere, conoscendo le potenzialità della stampa, con lui anche Ugelheimer, con cui espanderà le potenzialità della stampa. Jenson finge di essere stato lui il pioniere della stampa in Italia ponendo una data falsa su un testo da lui stampato, (MCCCCLXI-1461) la data corretta risale è di 10 anni più avanti, inoltre all’interno dell’opera viene citata un’opera che nel 1461 non era ancora stata pubblicata. Nel 1475 stampa “Officium Beatae Mariae Virginis”, libro in piccolo formato Jenson muore nel 1480 lasciando a catalogo 98 edizioni per 150 titoli. Jenson è ricordato per la sua marca tipografica e i suoi caratteri “Carattere Janson” da cui deriva il Times New Roman, i suoi caratteri rimangono ad un altro tipografo, Torresani che sarà colui che ospiterà Aldo Manuzio a Venezia arrivato per esercitare l’arte della stampa. La stampa a Venezia non avrà ostacoli o concorrenti fino a saturarsi a inizio 1500 (troppa concorrenza in una sola città). La marca tipografica è un’immagine che rappresenta la bottega e il progetto editoriale del tipografo. Avere un simbolo che rappresenta una bottega non è una novità, questo è testimoniato da prodotti venduti nell’alto medioevo che presentavano simboli che identificavano la qualità del prodotto. (marca è presente anche nella carta: la filigrana) Generalmente i simboli provenivano dal mondo animale, vegetale e mitologico e descrivevano la loro attività e rappresentavano le loro origini familiari. La marca di Jenson era un globo terrestre sormontato da una croce. La marca doveva essere protetta e salvaguardata, comunque una marca protetta a Venezia poteva venir usata anche altrove. (no sicuro) Nei primi libri a stampa le marche possono essere assenti oppure poste in fondo al libro (il frontespizio non esiste ancora), così fa Jensen. I caratteri ideati da Jensen sono molto leggibili e chiari e si allontanano dal gotico e umanistico romano. I primi libri a stampa presentano decorazioni invasive che variano da esemplare a esemplare, la decorazione era fatta a mano e veniva scelta dal committente. Era molto costosa e dispendiosa a livello di tempo, per questo si abbandona presto. Inizialmente le decorazioni erano colorate in rosso (Kalendarium del Regiomontano-1476), successivamente si passa alle immagini in bianco e nero, passando alle decorazioni xilografiche accelerando il processo di produzione dei testi. Questo testo viene ricordato perché ha una sorta di frontespizio che annuncia il contenuto del libro. Il compositore è Johannes Müller detto Regiomontano, astrofisico e matematico che mette le sue conoscenze a servizio della stampa e di mecenati, lavora per Mattia Corvino. ● Aldo Manuzio: Aldo Manuzio ha fatto la differenza nella storia del libro e dell’editoria sia dal punto culturale che strutturale. Nasce a Bassiano nel 1450 ca. si reca a Roma per studiare latino e la letteratura ed inizia a lavorare come istitutore nella famiglia di Pico della Mirandola, la quale lo finanzia per trasferirsi poi a Venezia nel 1490, dove il pubblico cambia esigenze e si interessa alla letteratura. A Venezia Manuzio inizia a lavorare nella bottega tipografica di Torresani, erede dei materiali di Jenson, che gli permette di cominciare un progetto di conservazione della classicità dei testi greci. Il primo testo greco che Manuzio stampa sono le opere di Aristotele (1495-1498), il progetto però si ferma per molto tempo perché Manuzio deve far andare avanti la sua bottega e quindi deve assecondare la richiesta del pubblico, che non era quella di imparare il greco. Le interruzioni al suo progetto ricorrono nel corso della sua vita per diverse ragioni: nel 1499 viene a meno l'aiuto economico di Barbarigo (motivi di denaro).
1499 anno di svolta: Nel 1499 stampa “Hipnerotomachia Poliphili”, i due volumi più studiate della storia della stampa ma probabilmente i meno letti, perché la lingua in cui sono scritti non è ne classica e ne volgare è vernacola ed è molto difficile da leggere. Non si capisce perchè Manuzio abbia stampato questo testo che tratta di temi amorosi e lontani dalla sua figura, probabilmente questa è stata un’opera commissionata. Il testo è un romanzo d’amore ambientato in un luogo non ben definito e l’opera non aveva/ha autore certo, oggi si ipotizza che l’autore sia Francesco Colonna, nome procurato da un acrostico (iniziali dei 38 capitoli dell’opera). L’autore, frate veneziano, probabilmente sceglie di nascondere la propria identità per non creare scandalo, in appoggio di questa ipotesi noi conserviamo un esemplare del testo dove viene riportato un sonetto scritto da un certo Matteo Visconti dove viene citato Francesco Colonna come autore. Inoltre nel 1518 Sisto Medici scrive un sonetto in cui racconta che in un monastero veneziano abitava un certo Francesco Colonna capace nella scrittura. Si è anche ipotizzato che Francesco Colonna fosse un principe romano intellettuale che era appassionato di storie d’amore (ipotesi poco probabile). L’opera viene scritta in un periodo (1466-68) in cui gli umanisti romani sono accusati di negare il potere temporale del Papa e voler tornare al paganesimo, quindi per precauzione non è necessario che il nome d’autore sia presente. L’opera presenta 172 xilografie, è quindi ricca di immagini che sono ben organizzate all’interno del testo, inoltre l’opera si discosta dal modello manoscritto. Le immagini sono state commissionate da Grassi, aristocratico veneziano, il cui si pensa sia anche il committente del testo stesso e realizzate con la tecnica del technopaegnion tipografico: rappresentare attraverso la scrittura un immagine. Il testo non fa altro che descrivere l’immagine stessa. → il libro è molto pregiato anche per questo elemento. L'opera non ha comunque avuto successo, molte copie rimasero invendute, probabilmente perchè non comprensibile a livello linguistico anche se comprensibile a livello di scrittura, perché scritto in carattere lapidario, preparato da Grifo, originario dai caratteri romani. Nel 1499 stampa “Il Cornucopiae” opera di Perotti che si può considerare un enciclopedia filosofica e contemporaneamente lessicale del latino (ambito nuovo per M.). Attraverso la filosofia vengono presentati i lemmi della lingua latina. Viene ricordata perché per la prima volta viene segnalato il numero delle pagine, inoltre è presente un indice= sussidio di carattere paratestuale di ausilio all’utilizzo del testo. Novità di Manuzio:
La loro marca tipografica è una fenice che risorge dalle ceneri. Giunta è un’altra famiglia che fece la storia del libro a Venezia. I Giunta arrivano a Venezia da Firenze nel 1477 e iniziano la loro attività editoriale nel 1489 con la pubblicazione dell’ “imitazione di Cristo” e le opere di Ovidio. Successivamente si specializza in opere religiose e portano avanti la loro attività fino al 1620. Diversificano la loro attività commerciale e riescono a far arrivare i loro libri molto lontano anche grazie alla rete d’affari costruita nel tempo → importanza del commercio internazionale Tra il 1573 e il 1574 pubblicano l’opera omnia di Aristotele e nel 1571 ottengono il privilegio di stampa sulla Bibbia. 2 - L’era del consolidamento e il perfezionamento (1550-1700) Il libro a stampa continua a migliorarsi ed evolversi e nel tempo vengono aggiunti elementi paratestuali per accompagnare il testo e comunicare meglio il contenuto con i lettori, elementi come: titolo, nome dell’autore, note tipografiche, elogi a finanziatori, avvisi al lettore, errata corrige e frontespizio. ● Dal colophon al frontespizio: Nei primi incunaboli le informazioni tipografiche e bibliografiche venivano fornite nel colophon (fine del libro) o nell’incipit (titolo o riassunto dell’opera). Il colophon serviva allo stampatore per dichiarare la fine del lavoro, dichiarare la proprietà dell’edizione, l’anno e il luogo di produzione, il nome dello stampatore e di altri collaboratori (illustratori, miniatori). Il frontespizio inizia a svilupparsi nel 1500 quando il libro, diventato prodotto commerciale, ha bisogno di segni per essere distinto. Originariamente il frontespizio aveva una funzione di protezione della prima pagina di un testo poi acquisisce nel tempo una funzione promozionale e informativa. Era un elemento in continuo mutamento:
Tra il ‘400 e il ‘500 la chiesa cattolica è al centro di forti critiche date dall’insoddisfazione generale per le piccole riforme fatte dalla chiesa. Le principali critiche provengono da Martin Lutero e le sue 95 tesi affisse a Wittenberg, contro le indulgenze. Martin Lutero si serve della stampa e grazie a questa riesce a diffondere tramite opuscoli e fogli stampati, le sue idee che provocano una rottura con la Chiesa di Roma e la sua successiva scomunica. → Riforma 1517 La Chiesa di Roma risponde a Lutero con la Controriforma e il Concilio di Trento (1546-1564) per definire la dottrina cattolica. Nel 1542 Pio III con la bolla Licet Ab Initio istituisce la Congregazione degli inquisitori, persone sparse per i regni che controllano l’ortodossia dei testi. (=censura) Gli Inquisitori però si scontrano con l’autorità locale, il Vescovo, quindi i tipografi fanno fatica a lavorare e rischiano di incorrere in sanzioni che limitano la loro attività. Tutto cambia nel 1558 quando il Cardinale Paolo IV stila l’indice dei libri proibiti, l’indice paolino. L’indice viene stilato dagli inquisitori e gli stampatori veneziani non hanno modo di ribellarsi. Dopo la morte di Paolo IV l’indice viene modificato dal Concilio di Trento che dal 1559 ha il compito di redarre un nuovo indice. Alla fine del Concilio, nel 1565, non si è riusciti a completare l’indice che viene terminato dal Papa Pio V che rielabora l’indice tridentino, meno rigido del precedente. (cerca di tornare all’indice paolino). Pio V crea una struttura chiamata congregazione dell’indice, (attiva fino al 1917) che si occupa di definire le competenze dell’inquisitore, dei vescovi. Il 1600 porta in Italia un periodo di decadenza economica, sociale e culturale mentre in Europa la stampa si sviluppa e inizia la concorrenza internazionale per Venezia. I principali concorrenti erano i Pesi Bassi che durante il secolo si stavano avviando per diventare centro della stampa. Gli stampatori più famosi erano i Platin (da 1555, piccoli formati, libri molto curati, nuovi caratteri, stampatori reali di Spagna) e i Elzevier (libri universitari, forte politica commerciale, autori classici in piccolo formato e economici). La supremazia editoriale olandese continua per tutto il 1600 ed è associata ad un’immagine di libertà e novità. ● Il Seicento e l’editoria in Italia: Nel XVII secolo i contenuti dei testi si modernizzano e iniziano a riguardare non solo la religione ma anche la letteratura, l’arte e la scienza in lingua volgare. → lettura di svago e comunicazione Gli stampatori cominciano ad ampliare i loro cataloghi e specializzandosi in vari settori (scienza, letteratura ecc.). Iniziano anche ad affermarsi fiere librarie europee che permettevano la diffusione di titoli ex. Fiera di Francoforte. Nel 1600 si sviluppa anche la produzione, nelle piccole tipografie, dei libri da risma= testi (autore fittizio o anonimo) stampati in maniera fitta, con caratteri usurati e su carta di bassa qualità. Questi riescono ad avere successo grazie al bassissimo costo, alla varietà di contenuti, l’uso della lingua volgare e al piano di distribuzione (mercanti non specializzati). L’aumento dell’alfabetizzazione fa accrescere la richiesta di libri anche da persone meno colte, l’editoria si adegua alla stampa popolare e produce libri poco curati e di bassa qualità per rispondere alla domanda del popolo poco abbiente. ● Venezia del XVII secolo: Nel 1600 Venezia, nonostante la stampa veneziana non fosse più così importante e sviluppata, chiedeva l’indipendenza dalla Repubblica e da qualsiasi autorità. A causa di nascita di altri centri tipografici, crisi di liquidità e peste (carta di stracci difficile da produrre) molti stampatori veneziani dovettero chiudere la loro attività. Solo i Giunta riuscirono a rispondere alla crisi e portare avanti la loro attività di editori e librai fino al 1760 concentrando la loro produzione su testi religiosi (mercato proficuo) e stampa di documenti ufficiali della Repubblica. Altra famiglia di tipografi del ‘600 furono i Pinelli, tipografi ducali con a catalogo anche opere letterarie contemporanee, opere in grego e latino e su richiesta della Crusca, pubblicarono la prima edizione del Vocabolario. Nel loro catalogo erano presenti opere anche di autori proibiti pubblicati sotto falso nome (Machiavelli e Aretino). Alla fine del secolo la produzione veneziana si concentrava su fogli volanti, avvisi, opuscoli (odierni giornali) di veloce produzione e a basso costo. ● Il 1700, non più solo Venezia: Venezia si concentra sulla stampa periodica rivolta ad una fascia di lettori molto varia, il giornale diventa un’esigenza molto comune e viene sfruttato come mezzo di comunicazione da governatori e borghesia. L’espansione della cultura fa nascere anche la produzione libraria rivolta all’istruzione e la formazione laica delle masse.
Il libro non è più legato all’ambito religioso ma comincia ad avere un ruolo più attivo e a essere destinato a un gruppo di persone più ampio, non solo elitario. In Italia però mancano autori, editori e pubblico di massa, per questo gli editori continuano a cercare (scouting) testi da far circolare. CLIO: catalogo dei libri italiani del 1800, catalogo che registra i libri pubblicati dall’Unità. L’editoria è definitivamente moderna ed è il principale mezzo di massa. Cambia il ruolo dell’autore che a causa dell’aumento del pubblico, l’aumento delle tirature e l’aumento dei profitti può iniziare a guadagnare una percentuale sulle vendite. L’editoria in Italia si svilupperà completamente solo dopo la prima guerra mondiale. ● La distribuzione libraria: Anche i canali di diffusione si rinnovano, nasce il nuovo sistema postale e successivamente le messaggerie e le reti ferroviarie per il trasporto di merci. Vengono aperte nuove librerie con insegne e vetrine e viene utilizzata la pubblicità e le recensioni sui giornali. Anche la copertina assume un ruolo più importante e deve attirare l’attenzione del pubblico. L’editore poteva stipulare accordi direttamente con le librerie tramite le associazioni librarie e contratti simili alle sottoscrizioni del 1700 (impegno d’acquisto con sconto sul prezzo). Comunque la diffusione del prodotto librario vede delle difficoltà perchè il libro è ancora considerato bene di lusso, il mercato è disomogeneo e l’informazione sulle novità è limitata. 4 - Privilegi, censura, indice dei libri proibiti e copyright ● Privilegi: Prima forma di tutela chiesta da un tipografo. Era una legge privata che permetteva a un Signore/Regno/Stato di concedere l’esclusiva di stampa ad un tipografo che ne faceva richiesta. Il privilegio aveva come punto di riferimento lo stampatore, quindi chi operava sul libro, non sull’autore. Elimina la concorrenza e la pirateria (contraffazione e ristampa di un’opera). Primo esempio di privilegio: 1471 a Milano, chiesto da uno stampatore (Zarotto) per la stampa di una sua opera. Nel 1469 a Venezia Vidalino da Spira chiede il privilegio sull’attività di stampa che ottiene ma muore poco dopo. Gli stampatori fanno richiesta di privilegio per sicurezza e per riservarsi il testo che in alcuni casi non stampavano subito. → ostacolare la concorrenza / monopolio su un titolo Tramite i privilegi lo stato poteva controllare le pubblicazioni e garantendo l’ortodossia religiosa. I privilegi avevano validità solo nel territorio in cui erano stati concessi e duravano generalmente poco tempo, dopo la scadenza il titolo tornava sul mercato (ogni stato disciplinava la durata). Con il tempo si allungano fino a che Venezia decide di non concedere più privilegi e di lasciar gestire i titoli dagli stampatori stessi. Gli stampatori potevano chiedere anche il privilegio su un carattere: Aldo Manuzio e il corsivo aldino. Chi pubblicava eludendo la legge veniva punito con multe, sequestro e carcere. Pratiche illegali:
ortodossi o non ortodossi). 1549: primo tentativo di indice di libri proibiti, elenco di libri sospetti a cui gli stampatori si ribellano. Maria I Tudor crea in Inghilterra una compagnia che aveva il compito di controllare tutto ciò che veniva pubblicato così da salvaguardare il potere temporale sulle pubblicazioni. (indice dei libri proibiti vedi sopra) ● Dalla censura alla libertà di stampa settecentesca: La censura aveva tre significati diversi:
Attualmente in Italia il diritto d’autore è disciplinato da una legge del 1941, il diritto entra in atto al momento della pubblicazione del testo, prima il manoscritto non è tutelato. L’Italia riconosce i diritti patrimoniali e morali dell’opera e la sua paternità è sempre rivendicabile. ● I diritti digitali: Lo sviluppo de.la tecnologia negli anni ‘90 ha riacceso il dibattito riguardo il copyright perché il digitale ha messo in discussione il concetto di copia. Sono nate le CCPL (Creative Commons Public Licenses) sistema di licenze attraverso le quali l'autore (in quanto detentore originario dei diritti sull'opera) indica ai fruitori dell'opera che questa può essere utilizzata, diffusa e spesso anche modificata liberamente, pur nel rispetto di alcune condizioni essenziali. → copyleft L’autore può avere libertà di gestione dei propri diritti decidendo quali diritti cedere. 2019: modifica del diritto d’autore per includere anche il digitale, così che la fruizione online di testi sia giustamente remunerata a editori e autori. 5 - Il libro e l’universo digitale: (appunti lezione) Libro digitale: Il prodotto è nuovo ed ha poca storia di vita, è difficile definirlo, è un’opera informatica in cui contenuto e contenitore non coincidono più come nel libro cartaceo. Il libro digitale non è il passaggio di un testo scritto su un supporto diverso ma è un nuovo oggetto culturale, oggetto di continue modifiche che tentano di rendere il libro digitale più vicino a quello materiale. Questa però potrebbe non essere la strada giusta, il libro digitale dovrebbe essere distaccato dal libro analogico, considerarlo libro non è più funzionale perchè sta avvenendo un’innovazione di carattere culturale e la tecnologia è il tramite a questa innovazione. → cambio di mentalità nell’approccio dell’editoria ai testi attraverso diverse tecnologie. Rivoluzione dell’editoria:
Il testo digitale non ha più uno spazio fisico e temporale, è volatile. = ebook è un software (scaricabile) ed un hardware (supporto), che danno il vantaggio di poter condividere il contenuto da uno strumento all’altro. Il digitale ha fatto retrocedere il libro alla civiltà del rotolo perchè lascia il lettore senza riferimenti logistici e la lettura perde la sua terza dimensione. Il libro digitale perde la paginazione e quindi anche l’indice.→difficile da indagare Il digitale aiuterà il prodotto libro ad essere più rapidamente, prodotto, promosso e distribuito. E’ destinato ad affiancare il libro cartaceo per aiutarlo a stare al passo con i tempi ma non sostituirà completamente l’analogico e sarà destinato ad una tipologia di testo specifica. Il digitale è una contrapposizione rispetto all’analogico, per essere tale deve avere una struttura numerica (sistema binario)= strumento per usufruire del digitale. Le modifiche al testo digitale (appunti, sottolineature, segnalibri ecc.) sono tutte archiviate e visibili dagli addetti ai lavori. Il libro è talmente significativa che non poteva essere escluso dal mondo dell’informatica e della produzione tecnologico e dalle sue modalità di diffusione. Punti deboli dell’ebook:
Queste piattaforme online però, nell’anno 2020, si sono sviluppate e hanno cominciato ad offrire sia libri cartacei o digitali e contenuti multimediali istruttivi. I lettori digitali nel 2020 sono aumentati. → crescita dell’ebook e delle piattaforme Il cartaceo ha registrato un -13% di vendite contro un aumento del 13% del mondo dell’ebook. Il libro digitale viene pubblicato contemporaneamente con quello cartaceo. Gli editori hanno anche riproposto nuove edizioni di bestseller in formato digitale, ampliando così il loro catalogo digitale. Gli editori sono rimasti nella loro linea pubblicando collane adatte al digitale (ex. microgrammi Adelphi, solo digitale). AbeBooks: piattaforma mondiale per il commercio elettronico di libri. Più di 140 milioni di libri sono offerti da migliaia di librerie indipendenti di 57 paesi attraverso 6 siti internet. Su AbeBooks è possibile acquistare libri antichi, rari e fuori catalogo, ma anche libri nuovi ed usati. BookRepublic: piattaforma riservata alle librerie italiane, dedicate all’acquisto di libri digitali. Bol.it=inMondadori.it : proprietà di mondadori si possono acquistare libri, musica, film e ereader iBook Store: proprietà di Apple, dal 2010 concepita come ebook store online che offre un servizio di lettura via browser. I Love Books: ha scelto di puntare sui libri esauriti e non più disponibili. Coinvolge gli editori affinché rimettano a disposizione parte del loro catalogo e non lavorare più su stock di magazzino, ma produrre on demand la singola copia richiesta dagli utenti. Su questa piattaforma vengono messi disponibili i libri digitalizzati o le copie rimaste. Edigita: piattaforma italiana dedicata esclusivamente alla distribuzione di ebook. Fino a qualche anno fa lavorava solo mettendo a disposizione libri nuovi ma da poco ha cominciato a pubblicare anche vecchi libri. Molti editori si servono di digita, che offre una serie di servizi attorno al libro digitale, come quello di apporre il DRM al libro digitale. Il mercato digitale è stato destinato ad aumentare le vendite del catalogo dell’editore, non tanto le novità. Dall’avvento di Amazon in Italia è stata promulgata una legge, la legge Levi, che limitava lo sconto sui libri al 15%. Il libro non poteva essere venduto a più del 15% di sconto, questo per contrastare Amazon che con la sua forza commerciale aveva fatto preoccupare i venditori fisici. Questa legge poteva essere sorpassata da grandi case editrici che organizzano campagne sconto lunghe un mese, escluso il mese di dicembre, con sconti del 25%. Da Maggio del 2020 la legge è cambiata e il libro non può essere scontato più del 5%. L’Associazione Italiana degli Editori ha considerato questo decreto una penalizzazione ai grandi lettori, mentre l’associazione dei piccoli e medi editori ritengono che questo decreto li abbia salvaguardati. Inoltre ha contribuito a tenere attive molte librerie che avrebbero rischiato di chiudere. In Francia la legge del 5% è in vigore già dal 1981, in Spagna dal 2007 e in Germania non è previsto nessun tipo di sconto e i libri hanno un prezzo fisso stabilito dalla casa editrice imposto a tutti i rivenditori. L'IVA applicata a tutti i prodotti librari (fisici e digitali) è al 4%. Self-publishing: Il sistema del self-publishing è sempre esistito, fin dall’epoca di Aldo Manuzio quando gli autori che non godevano di privilegi da parte di Signori cercavano di auto finanziarsi per pubblicare le proprie opere. I singoli autori si autopubblicano utilizzando i servizi di un publishing provider attraverso la stampa print on demand (stampa su richiesta). Le case editrici mettono a disposizione parte delle loro competenze per lavorare con il self-publishing così da non lasciare l’autore da solo nella pubblicazione e tutto quel che ne consegue. L’autore ha tutti i diritti di sfruttamento commerciale che però deve pagare una quota a chi lo aiuta a gestire il suo self publishing. Simplicissimus Book Maker : piattaforma che si appoggia ad Amazon in cui l’autore può autopubblicarsi. L’autore può decidere autonomamente il prezzo del suo testo alzando molto i suoi margini di guadagno. Queste piattaforme permettono anche di pubblicare semplicemente in formato ebook, come Kindle Direct Publishing che da la possibilità di pubblicare su Kindle il proprio testo. IBooks Authors (2012): da la possibilità di introdurre contenuti grafici che permettono di integrare il testo con immagini e video. Anche Amazon si mette a disposizione per pubblicare testi come editore in stampa on demand. Un autore iniziando con il self publishing può arrivare ad avere un vero editore o viceversa, un autore può iniziare con una casa editrice e poi spostarsi sul self publishing.
Amazon: Nasce nel 1994-95. Il primo acquisto italiano su Amazon avviene 39 mins dopo l’apertura del sito versione italiana nel 2010. Il codice ateco della distribuzione ha permesso ai siti ecommerce di continuare la loro attività anche nei periodi di chiusura dovuti alla quarantena. Amazon ha continuato la distribuzione di libri e per un periodo ha avuto il monopolio della distribuzione dei libri a causa della chiusura della grande distribuzione. Quindi il mondo dell’editoria non ha sofferto tanto quanto si pensava a causa della pandemia. Amazon dal 2019 ha attivato l’attività di grossista alle librerie. Per il mondo dell’editoria Amazon ha un catalogo indefinibile, copre moltissimi editori e valorizza ampi cataloghi (copie invendute che andrebbero al macero). Gli editori che durante la pandemia non hanno potuto ampliare il loro catalogo pubblicando nuovi titoli, grazie ad Amazon hanno visto valorizzato il loro catalogo esistente. Amazon ha la possibilità di proporre velocemente e efficientemente le novità anche con sconti immediati. Il più grande obiettivo di Amazon è quello di fidelizzare il cliente puntando alla affidabilità, a servizi vari (imballaggio accurato, consegna veloce, prezzo conveniente). Amazon però non svolge l’attività di libraio ma di distributore e utilizza ogni acquisto per raccogliere informazioni/dati sui clienti, profilandoli. Amazon non da molte informazioni riguardo i libri che vende (autore, editore ecc) Amazon applica ai suoi prodotti una scontistica indiscriminata mettendo in difficoltà gli altri retail. Progetto Gazzella: sistema di negoziazione con gli editori per avere il libro a prezzo scontato, l’editore così avrà il prodotto in vetrina. → compromesso Se un certo libro è esaurito Amazon può richiedere la versione digitale del testo per stamparla su richiesta (print on demand POD). Amazon ha richiesto ad hachette, gruppo editoriale, che tutti i suoi libri venissero venduti a meno di 10E ma hachette ha rinunciato. Amazon così ha eliminato alcuni titoli del gruppo editoriale, la disputa durata anni, si è risolta con hachette che decide i suoi prezzi e se li abbasserà Amazon si impegnerà a valorizzarli e offrendo visibilità. Amazon offre opportunità agli editori, soprattutto piccoli, ma chiedendo dei benefici (prezzi più bassi) in cambio del suo aiuto nel far raggiungere i prodotti dell’editore a più utenti possibili. Fulfillment by Amazon (FBA): programma che permette agli editori di vendere una sorta di inventario ai centri di distribuzione Amazon. Amazon quindi sa quali titoli sono disponibili e si offre di imballare e spedire il prodotto librario per conto dell’editore. → vantaggi all’editore che da solo non riesce a affrontare l’attività di ecommerce. Gli editori che si affidano ad amazon per la logistica sono sempre di più perchè preferiscono investire più soldi nella cura del loro catalogo e nelle nuove pubblicazioni. Amazon blocca lo sviluppo di siti ecommerce creati direttamente da un editore perché i primi risultati google sono sempre Amazon. Amazon quando riceve un ordine deve evaderlo nel minor tempo possibile soddisfando il cliente nel miglior modo possibile. Per questo può richiedere copie singolarmente o rifornirsi con un tot di copie da tenere nel suo magazzino. Amazon non sottostà alle leggi italiani e decide personalmente prezzi, condizioni ecc. EAN: codice internazionale di riconoscimento del volume utilizzato da Amazon. Amazon chiedendo il file da stampare in Print on demand chiede anche la cessione dei diritti perché stampandolo si sostituisce all’editore. L’editore comunque ci mette la faccia e anche se il volume è stato stampato in print on demand con qualità minore/peggiore il cliente se la prenderà con lui e non con Amazon perchè non sa che è un POD. Con il POD Amazon guadagna grazie alle royalties sulla stampa. Babalibri e e/o hanno recesso i loro contratti con Amazon che non propone più i loro titoli. Amazon viene anche utilizzato solo come Market Place, come intermediario per la compravendita di libri come distributore. (Giunti)