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Una panoramica sulla letteratura italiana del novecento, analizzando l'evoluzione della narrativa, della poesia e della critica letteraria tra le due guerre mondiali e nel periodo post-bellico. esplora le principali correnti letterarie, gli autori più rappresentativi e i contesti storico-culturali che hanno influenzato la produzione letteraria italiana. Un'analisi dettagliata dei cambiamenti stilistici, tematici e ideologici che hanno caratterizzato la letteratura italiana nel corso del secolo scorso, offrendo spunti di riflessione sulla complessa relazione tra letteratura e storia. particolarmente utile per comprendere le trasformazioni sociali e culturali che hanno plasmato la letteratura italiana del novecento, offrendo un quadro completo e approfondito del periodo.
Tipologia: Sintesi del corso
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La rivista "Solaria", con collaboratori come Montale e Gadda, rappresenta un punto di riferimento. Critici come Debenedetti, interessato alla psicanalisi, e Contini, specializzato nella critica delle varianti, hanno contribuito significativamente. Autori come Svevo ("La coscienza di Zeno") e Fenoglio ("Il partigiano Johnny") si distinguono per la loro indipendenza dalle correnti dominanti. Pirandello, con "Sei personaggi in cerca d’autore", opera più volte rivisitata tra il 1921 e il 1925, ha aperto nuove strade grazie ai contatti con registi e movimenti d'avanguardia europei.
Nella lirica, l'uso di un linguaggio aulico o antiaulico, ma ricco di significati simbolici o allegorici, era distintivo. Questo differiva dalla lirica francese (dal simbolismo al surrealismo) e anglosassone (metafisica di Eliot). Tra i lirici novecenteschi spiccano Pascoli (simbolismo-misticheggiante), Montale (metafisica anglosassone) e Ungaretti (avanguardie). Negli anni '20 si rafforza una tendenza anti-novecentesca, detta "dello stile semplice", ostile ai caratteri diffusi nei primi anni del secolo. La riscrittura del Canzoniere di Saba (1921) e autori come Penna, Caproni e Bertolucci ne sono testimonianza. Dalla fine degli anni '50, la riflessione sul linguaggio e sui suoi limiti torna dominante, grazie allo strutturalismo linguistico e psicanalitico e alla demistificazione ideologica della cultura capitalistica. "Gli strumenti umani" di Sereni (1965) esplora il rapporto tra poesia e prosa.
Il cinema neorealista di Visconti, Rossellini e De Sica, il prevalere della poesia popolare su quella colta, e figure come Carmelo Bene, Dario Fo e Martone (cinema e teatro) complicano ulteriormente il panorama letterario.
La letteratura novecentesca può essere suddivisa in cinque periodi principali, identificati come Capitoli da 2 a 6.
Introduzione al Periodo
L'inizio del Novecento è segnato da opere significative. "I canti di Castelvecchio" di Pascoli riflettono nostalgia, vita, morte e natura, con valori simbolici. "Alcyone" di D'Annunzio, ispirato alla mitologia greca, tratta dolore, perdita, trasformazione e redenzione. Le prime raccolte dei poeti crepuscolari emergono nel 1903, rifacendosi a modelli tardo-realistici e simbolisti, con malinconia e consapevolezza della marginalità della poesia. Gozzano, esponente principale, introduce l'ironia, distinguendosi dalle avanguardie.
Avanguardie
Il Dadaismo (1916-1922), con Duchamp e la sua "Fontana", il Cubismo (1907-1920), che rompe la prospettiva rinascimentale, l'Espressionismo (1905-1930 circa), con la deformazione dei codici espressivi, e il Futurismo (1909), che interseca scrittura e grafica (Apollinaire, Marinetti), sono movimenti chiave. Il Futurismo, aggressivo e tecnologico, si lega a movimenti politici, soprattutto in Italia.
Prosa Narrativa
Nonostante la subordinazione della prosa narrativa, essa è trattata da decadentismo (D'Annunzio, "Il fuoco"), verismo (Verga, Capuana) e altre correnti. "Cuore" di De Amicis e "Il fu Mattia Pascal" di Pirandello, che esplora la crisi dell'io, sono esempi significativi.
Teatro
Pirandello raggiunge l'apice nel 1921 con "Sei personaggi in cerca di autore", che riflette sulla vita e le convenzioni sociali. Negli anni '20, "La coscienza di Zeno" di Svevo e una volontà di "ritorno all'ordine" emergono.
Il termine "crepuscolarismo", coniato da Borgese, indica la consapevolezza della marginalità della poesia nella società borghese, accettando la banalità del quotidiano con ironia. I crepuscolari non formano un gruppo coeso, ma presentano varianti regionali. Gozzano, con "Piccolo libro inutile", esprime il dolore legato all'impossibilità di fare poesia. Govoni utilizza il catalogo come forma poetica. Gozzano denuncia la falsità delle teorie superomistiche, evitando l'eros ("L’amica di Nonna Speranza", "Signorina Felicita").
Il Futurismo nasce a Parigi grazie a Marinetti, che pubblica il Manifesto del Futurismo su "Le Figaro" nel 1909 con l'aiuto di Apollinaire. Milano è la
D'Annunzio ("La figlia di Iorio") esplora passionalità e mitologia. Pirandello tratta l'impossibilità della ricerca della verità oggettiva ("L’esclusa", "Il turno") e intreccia analisi psicologica e umorismo ("Il fu Mattia Pascal").
Temi e Opere di Pirandello
La produzione di Pirandello esplora il contrasto tra la vita autentica e la maschera sociale, la dualità persona-personaggio. La comicità, in Pirandello, permette di percepire gli aspetti insoliti della vita senza analizzarli a fondo. Questo concetto sarà sviluppato nel suo saggio del 1908, "L'umorismo". Il relativismo, tipico dell'uomo moderno dopo la rivoluzione copernicana, è un altro tema centrale.
"Il fu Mattia Pascal" è un romanzo sperimentale del primo Novecento, caratterizzato da antirazionalismo e scomposizione del personaggio. Altri romanzi includono "I vecchi e i giovani", una critica allo storicismo assoluto; "Si gira..." e "Quaderni di Serafino Gubbio operatore", che riflettono sul rapporto uomo-macchina e sulla finzione cinematografica. "Uno, nessuno, centomila" (1926) vede il protagonista, Vitangelo Moscarda, cercare di annullarsi nella natura dopo aver accettato la disgregazione della propria identità.
Le "Novelle per un anno" (1894-1922) trattano temi comici, drammatici, surreali e assurdi, come in "La carriola". Altre novelle, come "La rallegrata", sfatano i luoghi comuni. Non mancano ambientazioni siciliane, come in "La giara" e "Ciaula scopre la luna". Le opere teatrali (1910-1920) esplorano la funzione liberatoria dell'umorismo verso le convenzioni sociali, come in "Liolà".
"Sei personaggi in cerca d'autore" (1921) è un'opera teatrale rivoluzionaria che introduce il "giuoco delle parti" e aspetti metateatrali. I sei personaggi sono parte di un'opera incompiuta che necessita di auto-rivelazione. "Enrico IV" (1922) affronta il tema della pazzia, con il protagonista che finge di essere pazzo per vendicarsi.
Negli anni '20 si sviluppa il "pirandellismo", con tematiche legate alla liberazione dell'inconscio e al surrealismo. Tra gli intellettuali specializzati in critica militante troviamo Prezzolini, Serra, De Robertis e Michelstaedter.
Riviste come "Leonardo", "Hermes", "Il regno" e "Lacerba" affrontano temi come le ideologie belliche e gli avanguardismi.
Riletture della Tradizione (1919-1945)
Dopo la Prima guerra mondiale, le avanguardie diminuiscono. In Italia, l'avvento del fascismo (1922) condiziona la produzione letteraria. Bottai, ministro della cultura, cerca di riunire gli intellettuali nella rivista "Primato". Pochi si oppongono apertamente al fascismo, mentre altri aderiscono (D'Annunzio, Pirandello, Ungaretti) o si rifugiano nell'ermetismo. La prosa d'arte viene contrastata dalla narrazione diretta.
Nel periodo tra le due guerre, la lirica viene rivalutata grazie a riviste come "La Ronda" e "Valori plastici". Intellettuali come Cecchi, Bacchelli e Cardarelli cercano un nuovo classicismo. La rivista "900" promuove il confronto con le culture straniere, mentre "Il selvaggio" ha un carattere "strapaesano". Si distinguono gli intellettuali aperti al confronto con modelli stranieri e i sostenitori della "religione delle lettere", che utilizzano una scrittura criptica.
Gli scrittori ermetici si contraddistinguono per metaforicità e astrazione del linguaggio. Tra questi: Carlo Bo, Quasimodo, Gatto, Luzi, Bigongiari, Parronchi e Ungaretti. Altri intellettuali con contatti con gli ermetici sono Sinisgalli, Betocchi e Montale.
La poesia dialettale, avversata dal fascismo, si diffonde in opposizione all'unificazione linguistica. La poesia di Saba si distingue per semplicità e cantabilità, nascondendo conflitti interiori. Entra in contatto con Debenedetti e Montale, avvicinandosi alla psicanalisi e alla cultura europea. Le sezioni "Parole" e "Ultime cose" riflettono il periodo della persecuzione razziale.
La critica include "Ossi di seppia" nel classicismo paradossale. I temi trattati sono la debolezza del soggetto, il "male di vivere", e ambientazioni liguri. La donna-angelo rivela la verità oltre le apparenze. Altri temi includono la trasformazione della natura da parte della civiltà, la difesa della cultura e allusioni al nazifascismo.
Tra le opere più famose di Svevo si annoverano "Una lotta" (1888), che tratta della sconfitta degli eccentrici nella lotta darwiniana per la vita; "Una vita" (1892), scritta dopo la morte del padre; "Una tribù" e "Senilità" (1897-1898), scritte nel periodo in cui si sposò con una cugina di secondo grado, Livia Veneziani, e abbracciò posizioni socialiste. "Senilità" è un'opera di introspezione psicologica che intreccia due coppie di personaggi: i deboli-sognatori (Emilio e Amalia) e i forti-realisti (Angiolina e Stefano). L'uso del discorso indiretto libero rivela i pensieri dei personaggi, spesso inaffidabili, creando una prospettiva falsificante della realtà.
Nonostante le difficoltà lavorative, Gadda sembra avere un colpo di fortuna verso la fine della narrazione, in concomitanza con il conflitto bellico della Seconda Guerra Mondiale, che si conclude con una ipotetica distruzione del mondo a causa di una bomba atomica. Dopo la morte del padre, Gadda si lega alla madre e interrompe gli studi di ingegneria a causa della Prima Guerra Mondiale, a cui partecipa. Pur lavorando come ingegnere, si dedica alla letteratura, scrivendo negli anni '20 opere che definiscono il romanzo moderno ("Racconto italiano ignoto del ‘900", "La meccanica") e affrontano temi filosofici ("Meditazione milanese"). Nel 1921 aderisce al fascismo, esprimendo un desiderio di ordine assoluto, e successivamente ottiene successo con la rivista "Solaria", abbandonando la professione per la scrittura. Tra le opere di questo periodo figurano "Le meraviglie d’Italia" (1939), parti di romanzi pubblicati postumi ("Un fulmine sul 220") e racconti satirici ("L’Adalgisa").
Per Gadda, la trama non è essenziale; il linguaggio è lo strumento per interpretare e descrivere la complessità del mondo, definita "baroccaggine", come mescolanza di lingue e stili. "Quer pasticciaccio brutto de via Merulana" (1946-47, pubblicato nel 1957) trae ispirazione dal soggiorno di Gadda a Firenze e Roma durante la Seconda Guerra Mondiale. Il protagonista è don Gonzalo Pirobutirro, un ingegnere nevrotico che vive con la madre anziana. Il testo è diviso in "tratti" che alternano comicità e dramma, come il dialogo di Gonzalo con un medico sul suo rapporto di amore-odio con la madre. Altre opere includono "Novelle dal Ducato in fiamme" (1953), "L'incendio di via Keplero" (1940), "Giornale di guerra e di prigionia" (1955), "Lingua letteraria e lingua dell'uso" (1942), "Apologia manzoniana" e "Eros e Priapo: da furore a cenere".
Nonostante le restrizioni del regime fascista, il dibattito culturale continuò grazie a figure come Giovanni Gentile, sostenitore del fascismo e autore di una riforma scolastica, Gobetti della rivista "Il Baretti", e Gramsci, marxista imprigionato. Riviste letterarie attive furono "Solaria", "Letteratura" e "900". Oltre a giornali e cinema, si diffusero la radio e le collane di testi popolari. La critica più influente fu quella di Cecchi, Borgese, Croce, Contini, Binni, Praz e Longhi.
Il periodo tra la fine della Seconda Guerra Mondiale e il 1962 è segnato dalla divisione del mondo in blocchi sovietico e statunitense, accentuata dalla Guerra Fredda. Dalla seconda metà degli anni '50 si distingue una divisione tra consumatori interessati alla produzione di massa e una cultura d'élite orientata verso generi sperimentali.
Il neorealismo in poesia cerca di rappresentare la realtà in modo semplice e diretto, affrontando temi come la sofferenza, la povertà e l'impegno sociale. Pavese ("Lavorare stanca", 1936) e Scotellaro ("È fatto giorno", 1954) sono esponenti di questa corrente. Mario Luzi esplora temi autobiografici, esistenziali, politici e religiosi in opere come "Primizie del deserto" (1952), "Onore del vero" (1957) e "Nel magma" (1963). Verso la fine della sua carriera, emerge nei testi il suo ateismo e 'il nulla che domina la realtà', impedendo di trovare una verità. Pasolini propone una visione degli eventi da parte del popolo, con tratti fantastico-fiabeschi in "I scarabocc" (1946). Albino Pierro conferisce alla poesia un tono musicale con "A terra d'u ricorde" (1960). La Linea lombarda, con esponenti come Erba, Orelli, Risi e Cattafi, mira a nuovi tipi di realismo, realtà quotidiane e sentimenti etico- civili. Fortini e Sanguineti, quest'ultimo con il poema "Laborintus" (1956), sono poeti-critici importanti.
La prima risposta all'esigenza di realismo nel dopoguerra si manifesta nel cinema con opere come "Roma città aperta" e "Paisà" di Rossellini, "Sciuscià" di De Sica e "Ossessione" di Visconti. Successivamente, emerge una narrativa che interpreta la realtà italiana attraverso personaggi semplici e il popolo delle campagne.
Moravia, di origine ebraica, nasce a Roma nel 1907 e, a causa della tubercolosi contratta nell'adolescenza, è costretto ad isolarsi per lunghi periodi che però gioveranno la sua scrittura. Negli anni successivi, Moravia sposa la scrittrice Elsa Morante e pubblica 'Agostino', la storia di un'adolescente borghese che, durante una vacanza, ha un primo approccio alla sessualità. Negli anni successivi lo scrittore proporrà testi legati alla storia italiana del dopoguerra, mostrando la sua ideologia comunista e lavorando sul tema del vuoto esistenziale e morale della borghesia: nascerà così 'La noia' (1960), un romanzo che ha come protagonista Dino, un uomo che tenta di combattere la noia in tutti i modi, finendo per allontanarsi da sua madre e invaghirsi di una ragazza, Cecilia, che lo porterà quasi alla morte.
Vittorini non apprezzò queste opere, spingendo Fenoglio a sperimentare nuove strade stilistiche a partire dal 1955. Tentò di scrivere il suo "libro grosso" inizialmente in "Fenglese", un misto di inglese e italiano, per poi riscriverlo in italiano su richiesta del suo nuovo editore Garzanti. L'opera fu pubblicata nel 1959 con il titolo Primavera di bellezza. Successivamente, Fenoglio si dedicò ad altri progetti, tra cui Una questione privata, pubblicata postuma nel 1963. In quest'opera, il protagonista Milton muore a causa della guerra e delle sofferenze amorose.
Elsa Morante, dopo Una questione privata, si dedicò alla poesia, in linea con la corrente anti-novecentesca di Saba, e iniziò a progettare il romanzo L'isola di Arturo (1957). L'ambientazione de L'isola di Arturo richiama Procida durante la Seconda guerra mondiale. A partire dagli anni '60, Morante si interessò sempre più ai problemi socio-economici, impegnandosi politicamente.
La narrativa meridionale si caratterizza per l'intreccio tra letteratura e giornalismo. Tra i suoi esponenti principali si ricordano Soldati, con America Primo amore (1935) e A cena col commendatore (1950); Zavattini e Flaiano, con la loro satira adattata anche a sceneggiature cinematografiche. Flaiano è noto per Un marziano a Roma e Tempo di uccidere, ambientato durante la guerra in Etiopia. Paolo Volponi scrisse Paolo il caldo (1954), un'opera che fonde vitalismo erotico e pulsioni di morte.
Nel teatro del dopoguerra, nella tradizione realistico-regionale, si distingue De Filippo. Altri autori importanti sono Betti, Fabbri, Brancati, Flaiano, Strehler (con le sue messinscene di drammi classici) e Visconti.
Cinecittà a Roma divenne un polo di attrazione per molti scrittori- sceneggiatori, tra cui Rossellini, Vittorio De Sica, Visconti, Antonioni e Fellini. Fellini realizzò La dolce vita, film simbolo degli anni '60 che ritrae il boom economico e l'evoluzione della società italiana. Si diffuse il genere della "commedia all'italiana", con attori come Alberto Sordi, Vittorio Gassman, Marcello Mastroianni, Sophia Loren (interprete de La ciociara) e Totò (con Don Camillo).
Dopo la fine del regime fascista, nacquero nuove riviste "militanti", tra cui Politecnico, fondata da Vittorini, di carattere interdisciplinare, attiva dal 1955 al 1959, con la collaborazione di Fortini, Pasolini, Roversi e Leonetti; Il Verri, fondata a Milano nel 1956 da Anceschi, che promuoveva il rinnovamento della poesia; Tempo presente, attiva tra il 1956 e il 1968, diretta da Chiaromonte e Silone.
Pasolini, per farsi notare dai critici, si iscrisse al partito comunista e divenne insegnante in Friuli. Accusato di abusi su minori, emigrò a Roma con la madre nel 1950. In questo periodo scrisse Ragazzi di vita e strinse amicizia con Moravia ed Elsa Morante, dedicandosi anche al cinema. I suoi ultimi romanzi furono Salò o le 120 giornate di Sodoma (1975) e Petrolio.
Fu ucciso nello stesso anno in circostanze misteriose. Tra le sue opere narrative si ricordano le opere erotiche come Amado mio e Atti impuri (1982). Altri film presentano riferimenti alla mitologia greca in chiave psicanalitica (Porcile, Medea con Maria Callas) o trattano i rapporti tra potere, erotismo e violenza (Il vangelo secondo Matteo, Salò o le 120 giornate di Sodoma). La sua morte lasciò incompiuta Petrolio, che mette in luce i conflitti di classe e le tensioni politiche del tempo. Pasolini partecipò al dibattito politico e culturale del dopoguerra, scrivendo anche per il Corriere della Sera per difendere i dialetti e per mostrare la sua sensibilità verso il mutamento antropologico causato dall'industrializzazione e dai mass media. Nelle sue opere sono presenti temi fiabeschi, realistici e socio- politici, in seguito alla rottura con il partito comunista. Nel suo primo romanzo, Il sentiero dei nidi di ragno (1947), emerge una struttura fiabesca con il protagonista Pin, ambientato durante la guerra.
Calvino inserisce spesso tratti autobiografici e affronta il problema dell'intellettuale e della scrittura, avvicinandosi alla cronaca con scritti satirico-polemici a base surreale (La nuvola di smog del 1958, La formica argentina del 1965). Nel 1956 scrisse Fiabe italiane e nel 1963 La giornata di uno scrutatore, che parla dei portatori di handicap del Cottolengo, rivelando l'interesse dello scrittore verso i lati oscuri della biologia e della psiche. Altre opere importanti sono Le cosmicomiche (1965), in cui utilizza un lessico para-scientifico e opere popolari per ipotizzare interpretazioni del cosmo.
Le Varie Forme dei Nuovi Sperimentalismi
(1963-1979)
Negli anni '60 si assiste a modifiche nel rapporto tra cultura alta e cultura popolare nei paesi occidentali, grazie ai mass media. I cantautori iniziarono a curare i testi parlando d'amore, di rivolte giovanili come quella del '68 o di temi politicamente rilevanti. L'Italia degli anni '60-'70 fu caratterizzata da sperimentazioni poetiche e dal successo della televisione.
Agli inizi degli anni '60 si sviluppò il fenomeno della neoavanguardia, basata sull'eversione linguistica, sul rifiuto della cultura borghese, sull'adesione al marxismo, sull'attenzione alla psicanalisi, all'antropologia, all'etnologia e alla ricerca materialistica sui miti. I nomi principali del periodo sono Barrilli, Eco e Guglielmi, impegnati nella "ricerca culturologica"; i Novissimi, di cui facevano parte Sanguineti, Giuliani e Balestrini.
Sanguineti dimostrò un forte impegno politico. Giuliani privilegiava il surrealismo e il crepuscolarismo. Balestrini utilizzava la tecnica del montaggio-collage di citazioni prese da varie fonti. Sanguineti dimostrò interesse verso il marxismo e la psicanalisi, come si può notare in Laborintus (1956), la storia di una depressione raccontata attraverso un recitativo
modifiche stilistiche, ma resta l'impianto del pastiche, della mescolanza di toni, stili, episodi diversi, tenuti assieme dalla posizione ironica e moralistica. Giorgio Manganelli, affine al Gruppo 63, con Hilarotragoedia e La lettera come menzogna, mira a fondare gli aspetti fittizi e fantastici della scrittura con temi legati alla morte e agli aspetti reconditi della natura umana, indagati in modo grottesco e con uno stile raffinato. Emilio Tadini, rifiutando l'intreccio tardo-realistico, elaborò un linguaggio comico, proponendo testi picareschi, ricchi di risonanze culturali e di una implicita polemica sociale. Luigi Meneghello con Libera nos a Malo (1963) rievoca infanzia e adolescenza vissute in un paesino attraverso forme dialettali, in contrapposizione all'avanzare del capitalismo. Vincenzo Consolo, con il suo linguaggio lussureggiante, conferisce uno stile elevato nel trattare argomenti storici in maniera satirica, ambientati nel Risorgimento (Il sorriso dell'ignoto marinaio del 1976, La mia isola è Las Vegas del 2012). Giovanni Testori, con i suoi romanzi ambientati nelle periferie milanesi (Il ponte della Ghisolfa del 1958), introspezioni riguardanti sentimenti (Gli angeli dello sterminio del 1992) e la deformazione di tragedie classiche (L'Ambleto del 1972). Paolo Volponi si concentra nell'analisi della realtà industriale contemporanea promuovendo iniziative culturali innovative. Arpino e Morselli pubblicarono le loro opere postume (Casa d'altri del 1952 e Contropassato prossimo del 1975, rispettivamente). Satta scrisse Il giorno del giudizio del 1977 e Samonà, ispanista palermitano, è autore di testi psicanalitici come Fratelli (1978), in cui si narrano le vicende di due fratelli, di cui uno malato di mente.
Negli anni '60 iniziarono a farsi sentire numerose voci femminili, per denunciare le discriminazioni e le violenze subite. Tra queste si ricordano la Sapienza, attrice e scrittrice (L'arte della gioia del 1998), e la Ravera, che ha scritto con Lombardo Radice Porci con le ali nel 1976.
La Narrativa, il Teatro e il Cinema
Tra le figure poliedriche di attori, registi e scrittori del periodo spiccano Carmelo Bene e Dario Fo. Carmelo Bene, originario della Puglia, si distingue per il suo stile eccessivo e drammatico, evidente nei suoi drammi e nelle riscritture come 'Nostra signora dei Turchi' (1966) e 'Otello' (1985). Dario Fo, insignito del Premio Nobel nel 1997, nei suoi testi promuove la liberazione degli istinti contro ogni forma di repressione, in particolare quella poliziesca, come si evince in 'Mistero buffo' (1969).
Critica e Dibattito Culturale
Il dibattito culturale degli anni '60 e '70 si articola attorno a due poli. Da un lato, figure come Sciascia, Calvino, Fortini e Rosa sostengono un intento rivoluzionario, alimentato dai movimenti extraparlamentari a partire dal ' e dai cambiamenti sociali in Italia. Dall'altro, si assiste a un rinnovamento dei metodi critici, favorito dalla diffusione delle teorie semiotiche e strutturaliste, con esponenti come Corti e Segre, all'analisi dei comportamenti sociali da parte di Eco e alle opere di ermeneutica di Raimondi.
A partire dagli anni '80, con fenomeni come la globalizzazione e la caduta del muro di Berlino nel 1989, si entra nell'era della postmodernità. Si parla di modernità liquida, concetto legato alla diffusione dei mezzi di comunicazione di massa, che Bauman descrive come un bombardamento quotidiano di informazioni, di cui si riesce a trattenere solo una minima parte. Si assiste allo sviluppo delle scienze cognitive e alla rivisitazione di opere come 'Il nome della rosa' (1980) di Eco, un'opera ottocentesca rielaborata in forma di giallo, che ha riscosso un grande successo di pubblico.
Negli anni '90, la cultura contemporanea è caratterizzata dalla prevalenza della cultura visiva e della fiction, con una frequente intersezione tra aspetti della realtà e della cronaca e elementi di invenzione, un interesse diffuso anche grazie a Tondelli.
Nella poesia italiana degli anni '80 si manifestano tendenze contrastanti. Si abbandonano le tematiche tragiche e neoavanguardiste per dare spazio a contenuti pseudoautobiografici o ideologici. Tra gli autori più importanti del periodo si annoverano il milanese De Angelis, con la raccolta 'Somiglianze' (1976), in cui vengono rappresentate vicende quotidiane che rimandano a un significato ulteriore, e raccolte successive come 'Terra del viso' (1985) e 'Tema dell'addio' (2005). Cucchi si distingue con la raccolta 'Il disperso' (1976), ricca di elementi autobiografici strutturati in uno schema di frammentazione-ricomposizione, e con le successive sperimentazioni di scrittura teatrale ('Jeanne d'Arc e il suo doppio', 2008).
Altre tendenze includono il neoromanticismo, caratterizzato da uno stile elegante, come testimoniato da Conte con 'L'Oceano e il Ragazzo' (1983) e Alda Merini con 'Fiore di poesia' (1998), dove esprime un certo disagio psichico. Si sviluppa anche la 'poesia diffusa', che utilizza forme metriche chiuse e tratta temi come l'amore e la morte, con autori come la Valduga ('Quartine' e 'Requiem', tra gli anni '90 e 2000).
Tra i manieristi si ricordano Magrelli, traduttore di codici tra diversi campi culturali attraverso la scrittura multipla e l'indagine interiore, che collega biologia e corporeità al vissuto ('Disturbi del sistema binario' e 'Geologia di un padre', pubblicati tra il 2006 e il 2013), e Ruffilli, che affronta temi esistenziali e cosmologici partendo da modelli antichi e confrontandoli con le scienze moderne, comprese quelle cognitiviste ('La gioia e il tutto', 2001).
Altri autori, non necessariamente inquadrati nel manierismo, includono Neri, con le sue interpretazioni oniriche di eventi comuni e poesie di propensione aforistica ('Poesie 1960-2005', 2007); Ranchetti, storico della Chiesa autore di opere criptiche con elementi psicanalitici; Scialoja, pittore- poeta che adotta il nonsense e il fiabesco; Fiori, impegnato nella difesa etica come Benedetti; Buffoni, con le sue scritture di denuncia delle violenze contro i diversi; Cepollaro e Voce, membri del Gruppo 93, che si sono riuniti nel 2010 nel filone Poeti degli anni Zero; Bandini, che scrive in dialetto e in latino ('Meridiano di Greenwich', 1998); Rentocchini e Anedda, anch'essi con forme dialettali; e Villalta, che riproduce il dialetto dei giovani mescolato ad altre lingue.