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Il libro illustra le motivazioni della fuga di cervelli italiana. È una ricerca qualitativa sull'emigrazione italiana, illustra e riporta interviste di italiani che vivono a Londra, Parigi, Berlino, New York, Atene. Si parla di identità e integrazione, di migrazioni altamente qualificate, brain drain, mobilità accademica (e non solo), problematiche riguardo la Brexit. "Restare, tornare o ripartire" é la domanda che anima la tesi.
Tipologia: Sintesi del corso
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Caricato il 27/01/2022
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Le nuove emigrazioni tra continuità e cambiamenti
1. Brain drain, mobili o semplicemente emigranti? L'emigrazione all'estero è stato uno dei fenomeni più rilevanti dell'Italia moderna. L'emigrazione come esperienza non si è mai esaurita e anche a seguito della crisi del 2009 è tornata ad essere un fenomeno di "massa". È necessario analizzare meglio il fenomeno di emigrazione, e non solo quello di emigrazione italiana. Tomei (professore di sociologia presso unipi) parla di eterogeneizzazione delle dinamiche migratorie e di una vera e propria complementarietà funzionale di questi flussi in relazione alle dinamiche globali contemporanee: nel caso italiano, l'arrivo dei lavoratori stranieri che vanno ad inserirsi nei settori a più bassi salari e a più alta intensità di lavoro, e la partenza di giovani istruiti alla ricerca di occupazioni di qualità, che rappresentano le due facce della stessa medaglia. Anche la ricerca sociale è tornata ad interessarsi del fatto che siamo di nuovo un paese di emigranti. Emigranti di tutti i tipi, non solo cervelli ma anche braccia, come accadeva più di un secolo fa al tempo delle migrazioni transoceaniche. Questi spostamenti sono dovuti prevalentemente all'assenza di opportunità nel paese di provenienza. L'Italia occupa la nona posizione nella graduatoria mondiale dei paesi di emigrazione. Anche l'opinione pubblica è tornata ad occuparsi di emigrazione; in un articolo dei primi anni 2000, analizzando le posizioni storiche, Sciortino (prof. sociologia uni Trento) individuava due tendenze:
e viene utilizzato per indicare la migrazione di persone altamente qualificate che si trasferiscono e lavorano in un altro. Diverso è il fenomeno della brain circulation, che rimanda ad una circolazione fluida dei lavoratori qualificati. Nel primo caso ci sono paesi che perdono e paesi che guadagnano, mentre nel secondo tutti sembrano trarre vantaggio dalla situazione. Anche in Italia si è parlato di brain drain, che nell'immaginario collettivo incarna la dimensione prevalente della mobilità degli italiani. Non sempre al concetto di fuga di cervelli corrisponde uno status reale di successo e stabilità. Il brain drain non esaurisce il fenomeno di cui stiamo parlando; parlare solo di cervelli in fuga è riduttivo in quanto gli emigrati hanno diversi livelli di istruzione e qualificazione personale, ma anche perchè potrebbe risultare offensivo pensare che un emigrante con licenza elementare o media non abbia un cervello né possegga un qualche talento. Per quanto riguarda gli spostamenti in territorio europeo talvolta si preferisce parlare di "mobilità" (non distingue tra ""poveri"" che arrivano in Italia e italiani che migrano); nonostante la definizione di migrante sia neutra, ha nell'immaginario collettivo un altro significato , che spesso viene utilizzato come un insulto. Così non solo le persone mobili sono diverse dai migranti, ma il processo di mobilità e migrazione si diversificano.
2. Le nuove emigrazioni tra continuità e cambiamenti Tra le migrazioni del passati e quelle di oggi ci sono molte più similitudini di quanto si pensi. Possono essere migranti qualificati o non qualificati, temporanei… ma restano in ogni caso migranti, come gli stranieri che arrivano in Italia oggi o come chi ha lasciato l'Italia oltre un secolo fa. Anche all'idea della grande mobilità europea sostenuta dalle politiche europee, sembra superata a causa di una brusca inversione di tendenza dell'idea stessa di Europa: brexit e anche tante nuove forme di nazionalismo protezionistico e antieuropeista stanno mettendo in discussione il diritto di libera circolazione che sembra resistere solo per le migrazioni qualificate. Il caso del Regno Unito resta sotto questo punto di vista emblematico: la retorica populista dei partiti di centro destra ha giocato facile nell'indicare l'aumento dell'immigrazione come causa del malessere economico sociale di ampie fasce della popolazione britannica. I sentimenti razzisti ed antieuropeisti diffusi tra la working class, colpita dalle trasformazioni economiche, ha avuto un ruolo cruciale nella campagna a favore della Brexit. In passato non sono mancati i tentativi da parte di alcuni paesi di limitare il diritto di circolazione agli stessi cittadini comunitari per non gravare sui propri sistemi di Welfare. Già adesso una quota non trascurabile dei nuovi emigranti italiani si sta dirigendo verso paesi extra europei dove le regole di accesso
4. Regioni di origine, paesi di destinazione Per quanto riguarda le regioni di origine dei migranti possiamo rilevare che se in passato si partiva dalle regioni meridionali, tra il 2012 e il 2017, più della metà delle migrazioni sono costituite da emigranti delle regioni settentrionali. Questo fenomeno lascia ipotizzare che ancora una volta ci troviamo di fronte a schemi già rivisti in altri contesti: da un lato chi vive in condizioni economiche di difficoltà, e che quindi è più impossibilitato a spostarsi all'estero e dall'altro, la crisi economica sembra aver innescato una tendenza all'emigrazione delle persone residenti nelle regioni più vicine non solo geograficamente all'Europa. Analizzando invece l'età di chi parte è evidente che la nuova emigrazione italiana è prevalentemente giovanile; secondo i dati dell'AIRE del 2017 il 37,4% delle nuove iscrizioni riguardano i giovani 18-34 anni, mentre il 25% dei casi riguarda la fascia di età 35-49. Inoltre notiamo un aumento degli anzini e degli adulti: 11% tra i 50 e i 64 anni mentre invece il 7,1% oltre i 64. In linea con la retorica del brain drain, uno degli elementi che distingue la nuova migrazione italiana da quella vecchia è il peso crescente della sua componente istruita. I laureati restano nonostante questo una componente minoritaria dell'emigrazione italiana, anzi nella fascia di età 25-34 anni la propensione ad emigrare aumenta proprio tra le persone che si trovano nelle condizioni di istruzione opposte, mentre tra i giovanissimi aumenta la propensione ad emigrare dei laureati. L'emigrazione italiana è molto articolata. Inoltre, le nuove migrazioni interessano anche i "nuovi italiani", ovvero i figli degli immigrati stranieri arrivati in Italia che ad un certo punto decidono di spostarsi nuovamente. Le mete predilette degli italiani negli anni rimangono sostanzialmente le stesse, dopo il boom della Gran Bretagna, la Germania è tornata la meta più popolare. I paesi extraeuropei ricevono un minor numero di migranti italiani ma presentano esperienze particolarmente significative, come nel caso di Montreal o di New York. Nei paesi più lontani i nuovi arrivati tendono di più ad entrare in contatto con la comunità italiana stabilitasi in loco già anni prima, anche se poi raramente vi si integrano. 5. Alla ricerca delle cause Per provare a spiegare i motivi dei nuovi processi emigratori non possiamo non prendere in considerazione alcune dinamiche economiche e del mercato del lavoro. Un dato è quello della disoccupazione. In alcuni paesi come Germania e Regno Unito, il tasso di disoccupazione è molto basso a differenza di paesi quali Italia, Spagna e Grecia, la disoccupazione è di almeno 5 punti percentuali superiore.
Per quanto riguarda i giovani, i dati eurostat 2018 mostrano che l'Italia registra un tasso di occupazione tra i più bassi d'Europa nella fascia 25-34 anni. Questi pochi dati riescono a darci una prima spiegazione circa l'aumento dei flussi migratori dall'Italia. Concetto di drivers di Pugliese: non si deve ricercare il motivo delle nuove migrazioni solo nelle dinamiche push/pull ma si predilige il concetto di dirvers, che prevede l'esistenza di una pluralità di fattori da tenere in considerazione che cambiano in base alle situazioni. In ogni caso le migrazioni, anche quelle recenti, sembrano essere innescate dagli squilibri e dalle differenze di opportunità tra i diversi paesi e dal tentativo di realizzare le aspirazioni personali e professionali: fattori oggettivi si intrecciano con fattori soggettivi determinando diverse spinte propulsive , diversi progetti migratori e diverse tipologie di nuovi migranti italiani. Le ricerche empiriche mettono in evidenza una pluralità di motivazioni alla base delle scelta di partire: La ricerca di un lavoro è l'asse centrale della scelta di partire. Altri si concentrano su motivazioni private e altri ancora su motivazioni materialistiche. Sulle nuove emigrazioni italiane, Elena Caneva ha individuato 3 tipologie di migranti:
7. Note conclusive I dieci anni appena trascorsi sono risultati particolarmente difficili per il nostro Paese. Queste difficoltà risultano ancora più amplificate analizzando ciò che è avvenuto in altri paesi, l'Italia sembra particolarmente colpito dalla sua incapacità di reazione e di rilancio. In questo quadro di sfondo, l'Italia è tornata ad essere un paese di emigranti. Grazie alle ricerche presentate in questo volume svolte soprattutto secondo il metodo dell'intervista qualitativa, abbiamo adesso alcune conferme alle molte ipotesi. In particolare siamo in grado di ribadire almeno 4 caratteristiche principali:
Gabriele Tomei - TALENTI IN FUGA E STRANIERI IN ARRIVO Quali complementarietà dietro l'eterogeneizzazione dei flussi migratori?
1. Introduzione Una tra le più recenti tendenze migratorie della popolazione italiana residente è costituita dall'emigrazione di un numero crescente di giovani studiosi altamente qualificati. Questo nuovo fenomeno ha realizzato un singolare contrappunto rispetto ad altri due cambiamenti:
Slovenia 0, Grecia -0, Finlandia -0, L'Italia si sta rapidamente trasformando da una delle economie più industrializzate del mondo ad una delle più eccellenti perdenti della competizione globale. Nel corso degli anni, l'Italia ha perduto la competitività industriale che aveva raggiunto nel dopoguerra; per questo gruppi pubblici e privati hanno progressivamente disinvestito nel settore di ricerca e sviluppo. Per questi motivi l'Italia ha registrato un livello medio di investimento in ricerca e sviluppo nel periodo 2007-2017 pari al 1.27% del proprio PIL. Parallelamente, le imprese operanti nei settori industriali a bassa intensità di tecnologia ed ad alta intensità di lavoro hanno cercato di rimanere competitive riducendo il costo del lavoro, comprimendo i salari. L'effetto combinato di queste tendenze sono alla base dell'aumento delle emigrazioni qualificate dei giovani che dal nostro paese muovono verso i nuovi attrattori mondiali di forza lavoro altamente specializzata. 2.2 Segmentazioni, eterogeneità, complementarietà Gli effetti di questi processi di sradicamento e di mobilitazione umana non sono ne generalizzati ne omogenei. Piuttosto sono selettivi e orientano la mobilità delle persone in base alla distribuzione delle possibilità concrete, alla posizione relativa che gli individui e i gruppi mantengono nel sistema globalizzato di stratificazione sociale. Il principale stimolo nella selezione e stratificazione dei migranti è costituito dalle prospettive di collocamento occupazionale all'interno di un qualche spazio del mercato del lavoro internazionale. Tuttavia il funzionamento dei dispositivi amministrativi nazionali e dei modelli di integrazione nel mercato del lavoro rendono evidente come i processi di inclusione non possano avvenire in un regime di "libera" competizione ma solo all'interno di regimi di segmentazione e confinamento. Riferendosi alla definizione politica e linguistica dello status del migrante, Cohen ha rivelato gli effetti segreganti del riconoscimento legale degli immigrati che al momento del loro arrivo sono differenziati con:
consenso dei soggetti viventi. I corpi vivi diventano il capo dove le logiche sistemiche e l'agency personale si scontrano. L'approccio biopolitico fornisce una lente che svela un rapporto di interdipendenza tra la soggettività dei migranti e le dinamiche strutturali dei sistemi socio-economico e politico- istituzionale: secondo questo approccio la decisione di migrare è da comprendere come adesione ad un sistema che promuove la migrazione quale componente di valore della soggettività auto- imprenditrice. È al livello della formazione e legittimazione di questa soggettività che vanno ricondotti i processi sociali alla base dell'eterogeneizzazione complementare. 3.2. I meccanismi dell'agency attiva I dispositivi biopolitici operano selezionando alcune delle dimensioni strategiche della soggettività, anche di quella migrante. Nella prospettiva di analisi inaugurata da Foucault, il potere opera attraverso la costruzione di rappresentazioni proposte come veritiere, che in quanto tali richiedono ai soggetti adesione e fedeltà. Ma come si costituisce il senso interiore? Un utile punto di partenza è offerto dal dibattito sulla natura dell'agency attiva, che la definisce quale il prodotto dell'attualizzazione dell'esperienza personale del tempo. I modi specifici in cui le persone ricordano e danno un senso agli eventi passati, i significati attribuiti alle memorie personali, ai possibili futuri immaginati costituiscono 3 meccanismi fondamentali attraverso i quali si forma l'agency attiva dei soggetti. Nel caso delle pratiche migratorie, i tre meccanismi identificati da Emirbayer e MIsche svolgono un ruolo strategico nell'orientamento cognitivo ed emotivo. Essi sono:
formative, relazionali ed esperienziali, che saranno il suo personale valore aggiunto. Conseguentemente secondo questi studi le migrazioni di soggetti altamente qualificati sarebbero il risultato di scelte autonome, razionali e ottimizzanti degli individui che si muovono verso luoghi in cui il proprio capitale umano possa essere maggiormente valorizzato;
cognitivo il lavoro dei soggetti altamente qualificati non appare più essere un eccezione nella complessità con cui oggi si struttura il mercato del lavoro globale: precarietà, svalutazione materiale e gerarchizzazione intersezionale intervengono anche nelle biografie dei "knowledge workers", e costringono chi vuole concentrarsi nello studio dei processi migratori che li vede coinvolti a problematizzare e ad aggiornare le letture sociologiche in questo ambito.
gerarchizzanti per governare un mercato del lavoro europeo e transnazionale, che rende i soggetti sempre più precari e vulnerabili.
nuove possibilità di breve termine e ridefinita a partire dalle possibilità contestuali che di volta in volta si presentano. In questo senso la mobilità riflessiva potrebbe essere un processo che potrebbe durare anche tutta la vita. Un ultimo tema che i soggetti intervistati mettono in evidenza con ua forza critica è la definizione pubblica dei processi di mobilità in analisi che in Italia vengono rappresentati con l'idea della fuga dei cervelli. Molte delle interviste mettono in luce come il mercato della ricerca europeo come il mercato della ricerca europeo sia fortemente competitivo e che non è per niente scontato riuscire ad ottenere una posizione in un paese estero. La definizione di fuga di cervelli è contestata anche dal punto di vista lessicale e semantico, Diversi soggetti criticano sia l'idea della "fuga" contrapponendo loro il valore della scelta personale, sia l'idea dei "cervelli" sottolineando come la loro soggettività definita a partire dalla loro specificità professionale. I ricercatori intervistati enfatizzano il carattere riflessivo con cui i soggetti pensano ai propri spostamenti: se da un lato la "scelta" di un processo di decisione razionale, l'idea di pensare a queste soggettività non solo come cervelli, ma anche come "anime e corpi" mette in discussione l'idea che le traiettorie lavorative e biografiche di un soggetto possono essere determinate unicamente da quella definizione di capitale umano che le teorie neoliberali hanno strutturato parallelamente all'evolversi del capitalismo cognitivo.