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Esame sociologia del professore berti, Appunti di Sociologia

Esame sociologia del professore berti, del primo manuale di sociologia

Tipologia: Appunti

2020/2021

Caricato il 01/05/2021

giuliacasale
giuliacasale 🇮🇹

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CHE COS’E LA SOCIOLOGIA?
La sociologia è lo studio sistematico del rapporto fra individui e società.
L’approccio sociologico può essere ritenuto una prospettiva, un modo di
osservare il mondo.
Assumere una prospettiva sociologica significa riconoscere e comprendere i
collegamenti fra gli individui e i più vasti contesti sociali nei quali essi vivono.
Il nucleo della prospettiva sociologica risiede proprio nella comprensione di
questi collegamenti.
Nel 1959 il sociologoco americano C.Wright milld fornì quella che è la più nota
descrizione della prospettiva sociologica da esso definita immaginazione
sociologica.
Secondo Mills l’immaginazione sociologica ci consente di afferrare biografia e
storia e il loro mutuo rapporto nell’ambito della società.
In altre parole, la nostra condizione di individui (biografia) dipende in parte
da forze più ampie all’interno della società (storia).
Mills e altri sociologi non ritengono che le persone siano semplicemente
soggetti passivi.
La prospettiva sociologica rivela che esiste un’interazione fra le condizioni
sociali che plasmano la nostra vita e le azioni che compiamo in quanto
individui.
Non abbiamo la possibilità di scegliere le condizioni in cui viviamo, le
opportunità che abbiamo età ma possiamo decidere come rispondere a queste
circostanze sia come persone sia come collettività.
Mills era un accanito sostenitore dell’azione collettiva per rafforzare la
democrazia e aiutare a cambiare le condizioni difficili che le persone devono
affrontare nella società.
Per comprendere come la sociologia si è divulgata dobbiamo fare un accenno
storico partendo con l’ascesa della modernità.
Nel 700 la società Europe entrò in un nuovo periodo storico, la modernità
caratterizzato dalla crescita della democrazia e della libertà personale da una
dipendenza dalla ragione e dalla scienza.
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CHE COS’E LA SOCIOLOGIA?

La sociologia è lo studio sistematico del rapporto fra individui e società. L’approccio sociologico può essere ritenuto una prospettiva, un modo di osservare il mondo. Assumere una prospettiva sociologica significa riconoscere e comprendere i collegamenti fra gli individui e i più vasti contesti sociali nei quali essi vivono. Il nucleo della prospettiva sociologica risiede proprio nella comprensione di questi collegamenti. Nel 1959 il sociologoco americano C.Wright milld fornì quella che è la più nota descrizione della prospettiva sociologica da esso definita immaginazione sociologica. Secondo Mills l’immaginazione sociologica ci consente di afferrare biografia e storia e il loro mutuo rapporto nell’ambito della società. In altre parole, la nostra condizione di individui (biografia) dipende in parte da forze più ampie all’interno della società (storia). Mills e altri sociologi non ritengono che le persone siano semplicemente soggetti passivi. La prospettiva sociologica rivela che esiste un’interazione fra le condizioni sociali che plasmano la nostra vita e le azioni che compiamo in quanto individui. Non abbiamo la possibilità di scegliere le condizioni in cui viviamo, le opportunità che abbiamo età ma possiamo decidere come rispondere a queste circostanze sia come persone sia come collettività. Mills era un accanito sostenitore dell’azione collettiva per rafforzare la democrazia e aiutare a cambiare le condizioni difficili che le persone devono affrontare nella società. Per comprendere come la sociologia si è divulgata dobbiamo fare un accenno storico partendo con l’ascesa della modernità. Nel 700 la società Europe entrò in un nuovo periodo storico, la modernità caratterizzato dalla crescita della democrazia e della libertà personale da una dipendenza dalla ragione e dalla scienza.

La vita intellettuale era dominata da spiegazioni religiose del mondo naturale e di quello sociale. L’ascesa della modernità si contraddistinse per alcuni cambiamenti rivoluzionari in ambito culturale, politico e economico Il passaggio dall’economia rurale e agricola all’economia industriale urbana, trasformò l’ordine sociale europeo Da un punto di vista culturale, invece, abbiamo il passaggio dal periodo medievale, ove la religione era all’apice di ogni aspetto umanistico, al periodo illuminista, ove la religione ha visto un declino notevole, poiché la scienza prende sempre più forza. L’illuminismo può essere descritto come un movimento intellettuale del 18 secolo che univa alla fede nella libertà di individui e al rispetto per i diritti dei singoli la logica delle scienze naturali. I filosofi di tali periodo affermavano che ogni aspetto culturale, religioso doveva essere studiato attraverso il metodo scientifico. Il filosofo più importante fu Immanuel Kant, il quale affermò che ogni individuo dovesse avere il coraggio di conoscere. Il periodo illuminista ha introdotto le basi per un tipo di politica democratica prendendo i valori della rivoluzione francese: tolleranza, uguaglianza e fratellanza. A livello economico, vi si presenta uno scenario rivoluzionato con la rivoluzione industriale ove vi è una trasformazione da società rurali a società urbane industriali. Tale processo segnò l’inizio dell’industrializzazione, l’utilizzo di grandi macchinari per la produzione in serie di beni di consumo. Con l’industrializzazione abbiamo l’introduzione del salario, i lavoratori vendevano la propria manodopera in cambio di un salario e utilizzavano poi i guadagni per acquistare cibo. Ne derivò quindi la nascita del lavoro salario e del consumismo, un sistema di vita che dipende dall’acquisito e dall’utilizzo di beni e servizi messi in commercio. Tali sviluppi alimentarono la rapida espansione del capitalismo, un sistema economico in cui i macchinari per la produzione sono di proprietà privata, i lavoratori ricevono un salario e i commercianti mediano lo scambio di beni e servizi.

Spencer credeva nella sopravvivenza del più forte prima ancora che Darwin realizzasse la sua teoria, per questo oggi tale teoria viene detta darwinismo sociale. I padri fondatori della sociologia, però, furono marx, Durkheim e weber Karl marx 1818-1883 tedesco di nascita fu scrittore e attivista politico egli trascorse gran parte della vita a fuggire alla repressione politica A causa dei suoi scritti, marx venne espulso della Francia per ben 2 volte w dal Belgio. La sua Opera principale fu il capitale ove troviamo l’analisi della storia e delle dinamiche del capitalismo. Marx riconobbe l’estrema produttività del capitalismo industriale e lo ritenne in grado di eliminare per sempre fame e povertà. Il capitalismo industriale però veniva utilizzato per ammassare enormi fortune nelle mani di pochi, lasciando gli operai a lavorare in condizioni pericolose e in povertà. Marx cercò di spiegare come e perché tanto benessere e produttività potessero coesistere con una povertà e una misera tanto diffuse A parere di marx, la risposta andava cercata nel rapporto fra i capitalisti e gli operai che lavoravano per guadagnare un salario. Le dinamiche del capitalismo secondo marx incoraggiavano gli imprenditori a pagare i salari più bassi possibile in quanto i minori costi del lavoro comportavano profitti più elevati Secondo tale filosofo il conflitto tra imprenditori e lavoratori era una caratteristica inevitabile del capitalismo ; esso portava in sé i semi della propria distruzione. Marx teorizzò che lo sfruttamento dei lavoratori sarebbe giunto a estremi tali da portare i salariati a insorgere, rovesciando il sistema capitalista. Essi avrebbero quindi adottato in sua vece il socialismo, un sistema economico in cui le proprietà dei più importanti mezzi di produzione è pubblica e il governo dirige le forze produttive industriali per il bene comune. Scopo del socialismo sarebbe stata una società priva delle disuguaglianze estreme che caratterizzavano il capitalismo Egli mostrò in modo accurato che la ricerca di lavoro a basso costo avrebbe portato all’espansione del capitalismo in tutto il mondo e previde

correttamente l’espansione del movimento operaio che richiedeva la fine di un capitalismo privo di regole. Oltre all’analisi specifica del capitalismo, l’opera di marx sottolineò l’importanza del potere, marx affermava che il potere economico poteva essere utilizzato per influenzare altri aspetti della vita sociale, compresi i governi e le istituzioni culturali come le scuole e i mezzi di informazione L’opera di marx mise in luce l’interazione fra struttura e azione, un concetto basilare della prospettiva sociologica. I problemi presi in esame da marx sono importanti ancora oggi. Le domande sulla natura e la direzione dell’economica sonno fra le più significative tra quelle di cui si occupano i sociologi Anche Emilie Durkheim si preoccupò di comprendere i cambiamenti sociali del mondo moderno, ma la vita di Durkheim non avrebbe potuto essere più divisa da quella di marx. Probabilmente Durkheim è la persona cui spetta il maggior merito dell’introduzione della sociologia come disciplina accademica, egli occupò la prima cattedra di sociologia, scrisse un libro le regole del metodo scientifico volto a stabilire un metodo sistematico di analisi e interpretazione della realtà sociale, fondò un prestigioso periodico accademico- l’annèe sociologique dedicato a questa nuova disciplina. Durkheim si preoccupò in modo particolare del problema della solidarietà sociale ovvero l’insieme dei legami collettivi che uniscono le persone Essa osservò che le società agricole tradizionali erano spesso comunità molto unite condividono i legami sociali da una generazione all’altra perché le persone avevano lo stesso tipo di lavoro, una religione comune e seguivano usi e costumi simili. Queste esperienze analoghe davano adito a una solidarietà meccanica, una coesione sociale basata sull’esperienza condivisa e sull’identità comune. L’economia più complessa richiedeva una crescente divisione del lavoro, sistema in cui le persone si specializzavano in compiti diversi, ciascuno dei quali richiede abilità specifiche Una domanda esistenziale era com’è possibile mantenere la solidarietà sociale alla luce della crescente complessità e diversità? La risposta di Durkheim fu la solidarietà organica, una nuova forma di coesione sociale tipica delle società industriali dell’era moderna, basata sull’interdipendenza.

Il suicidio atomico deriva spesso da un improvviso e importante cambiamento sociale, che priva l’individuo di chiare indicazioni su come adattarsi a esso Mentre il suicido fatalista è un eccesso di norme sociali. Durkheimer affermò che crimine e punizione sono concetti che riguardano essenzialmente la solidarietà Per essa i crimini sono atti che offendono la coscienza collettiva, insieme dei valori condivisi di una società. In mancanza della costrizione morale della coscienza collettiva, le persone sprofonderebbero nello stato caotico dell’anomia, assenza di norme sociali indebolimento degli standard morali e quindi di una guida morale. Come durkheimer anche lo studioso tedesco marx weber cercò di dare un significato al passaggio dalla società tradizionale a quella moderna Intorno a 35 anni, weber ebbe un crollo nervoso che lo rese inabile per quasi sette anni, quando fu in grado di tornare a dedicarsi a tempo pieno alla scrittura pubblicò il suo libro più famoso, l’etica protestante e lo spirito del capitalismo. Ne l’etica protestante, weber affermava che la cultura aveva aiutato a promuovere il primo sviluppo del capitalismo nell’Europa settentrionale Per tradizione la chiesa cattolica aveva incoraggiato il rifiuto delle questioni secolari e della ricchezza promettendo la vita eterna a chi le era fedele e partecipava ai riti ecclesiastici come il battesimo e la comunione. Marx si era concentrato sul ruolo dell’economia e su come essa influenzi altri aspetti sociali inclusa la cultura, con l’etica protestante e lo spirito del capitalismo, weber mostra che anche le tendenze culturali possono influenzare lo sviluppo economico. Come ben illustra tre manuale, weber cercava di intendere l’azione sociale osservandola dal punto di vista dell’attore, un approccio noto in Germania come verstehen ovvero comprendente, capire come mai una persona si comporta in un certo modo aiuta a decifrare il contesto culturale nel quali si svolge la sua azione. Inoltre, weber contribuì alla teoria sociologica anche attraverso le sue tesi sul passaggio dalla centralità dell’azione sociale tradizionale a quella razionale rispetto allo scopo

Una delle sue affermazioni teoriche fondamentali fu che nelle società premoderne era la tradizione-credenze e costumi- ad avere un’influenza primaria sulle azioni delle persone. Weber affermò che la razionalizzazione della società, ossia il processo storico a lungo termine, attraverso il quale la razionalità ha sostituiti la tradizione come base organizzativa della vita economica e sociale, era il motore del cambiamento sociale della sua epoca. L’influenza della razionalizzazione sociale andava al di là delle azioni umane, arrivando a comprendere le più vaste istituzioni sociali. Weber riteneva che la razionalizzazione potesse essere utile per la società, in quanto incideva sulla stabilizzazione delle procedure, sulla formazione dei funzionari e sull’efficienza Tuttavia, sempre secondo il sociologo tedesco, nel momento in cui la razionalizzazione avesse permeato tutti gli aspetti della vita, avrebbe creato società fredde e impersonali. In definitiva, weber temeva che nella società moderna gli essere umani potessero impegnarsi in azioni significative soltanto all’interno delle grandi organizzazioni, dove venivano loro assegnati compiti ristretti e ben definiti sacrificando gli obbiettivi personali a quelli interpersonali dell’insieme. L’analisi di weber può essere applicato a un gran numero di problemi sociali odierni, la razionalizzazione continua a pervadere la nostra vita in vari modi.

CHE COS’E UNA TEORIA?

Una teoria sociale è l’insieme di principi e affermazioni che spiegano il rapporto fra fenomeni e sociali, inoltre attraverso tali spiegazioni le teorie ci indicano il tipo di domande che dovremmo porci nel corso delle ricerche future. Le caratteristiche principali di una teoria sono: -una teoria non è soltanto un’intuizione o un’opinione personale. -le teorie evolvono- a volte alcune vengono abbandonate- lasciando sopravvivere solo le idee più utili -spesso le teorie multifattoriali forniscono un quadro più completo rispetto a qualsiasi teoria monofattoriale

Un importante contributo a tale teoria si ebbe con Robert merton il quale distinse fra funzioni manifeste e funzioni latente. Le funzioni manifeste sono una conseguenze riconosciuta e voluta dei fenomeni sociali Le funzioni latenti invece sono la conseguenza in gran parte non riconosciuta e non voluta dei fenomeni sociali Merton inoltre ci rivela che alcuni fenomeni possono essere disfunzionali in quanto inibiscono o disturbano il funzionamento di un sistema nel suo insieme. La struttura di tale teoria è incentrata sulla visione di una società come un sistema stabile, costituito da strutture interconnesse tra loro. Le persone agiscono entro determinati limiti culturali, cosicché il cambiamento è tipicamente graduale e temporaneo, riportando le società a un nuovo equilibrio stabile. Il potere, invece, viene definito come la capacità di un sistema sociale di raggiungere i propri obiettivi collettivi. Nella società le disuguaglianze fra gruppi hanno la funzione positiva di motivare le persone più qualificate a ricoprire le posizioni più importanti La cultura rappresenta i valori del consenso e le norme di una società nella quale gli individui sono socializzati. Poi vi è la teoria del conflitto, ossia teorie sociali incentrate sui conflitti, sul potere e sulle disuguaglianze che mettono in particolare luce la competizione per le risorse scarse. La cultura in tale contesto è detenuta dalle parti in conflitto che si avvalgono della cultura per promuovere i propri interessi Chi detiene il potere perpetua il proprio privilegio, facendo in modo che le persone socializzino rispettando le norme e i valori dominanti. Chi è privo di potere può sviluppare controculture che sfidano la visione del mondo La struttura di questi’ultima è l’ordine sociale mantenuto dai gruppi dominanti, essenzialmente mediante la coercizione e l minaccia dell’uso della forza. L’azione collettiva che sfida l’ordine esistente è spesso causa di cambiamenti sociali.

Il potere, invece, è concentrato nelle mani di un gruppo dominante che lo utilizza per sfruttare o opprimere gli altri. La disuguaglianza è il risultato della lotta fra i gruppi per impadronirsi delle risorse scarse. Vi è anche l’interazionismo simbolico ossia teoria sociale che si concentra su come le persone utilizzano i simboli condivisi e costruiscono la società come risultato delle proprie interazioni quotidiane La struttura sociale viene prodotta attraverso ripetute azioni individuali che creano un modello. La struttura è intrinsecamente instabile e modificabile in quanto deve essere continuamente riprodotta attraverso l’azione individuale. Le radici del potere affondano nei rapporti sociali fra le persone. La disuguaglianza deriva dalle azioni dei singoli, quindi può essere mitigata o eliminata La cultura invece è utilizzata attraverso all’uso di simboli, le persone creano una cultura basata sulla propria interpretazione della realtà sociale Tramandano poi queste idee e questi valori nel processo di socializzazione. Tale teorie sono fortemente associate alle dimensioni soggettive della vita sociale, essa viene spiegata partendo dal fatto che l’interazione fra gli individui su cui si basa il mondo sociale avviene mediante simboli culturali, come le parole o il linguaggio Infine vi sono le teorie femministe e di genere le quali sono incentrate sulle disuguaglianze sociali e basate sulle differenze sessuali e sui processi di costruzione del maschile e del femminile all’interno della società Tali teorie sono unite tra loro da alcuni concetti chiave, che costituiscono il nucleo della prospettiva sociologica, ovvero cultura, struttura e potere Analizziamo questi tre principali aspetti chiave: La cultura è l’insieme di valori, credenze, conoscenze, norme, linguaggi, comportamenti e oggetti materiali condivisi da un popolo e trasmessi socialmente da una generazione all’altra. La struttura, invece, sono i modelli comportamentali ricorrenti nella vita sociale

Invece, la personalità autoritaria nacque alla fine della seconda guerra mondiale su commissione dell’America jewish Committee, preoccupato del diffondersi delle idee fasciste e dell’antisemitismo anche negli stati uniti. Affidata alla direzione di Theodor adorno uno dei principali esponenti dell’immigrazione intellettuale tedesca degli stati uniti, tale ricerca annovera tra i suoi risultati più importanti il riscontro dello stretto legame tra l’autoritarismo sociale e lo sviluppo di atteggiamenti favorevoli al fascismo e al razzismo Entrambe queste ricerche appartengono al campo della sociologia, poiché si propongono di chiarire come funziona il mondo sociale e le azioni delle persone al suo interno. Un aspetto interessante della ricerca sociale è che vi sono modi diversi di impostare e realizzare una ricerca sociale Vi sono delle fasi di ricerca, passaggi che un ricercatore deve compiere per studiare un fenomeno sociale, che caratterizzano una ricerca sociologica: -scelta del problema di ricerca -elaborazione del disegno di ricerca, ossia il modo in cui affronterò il problema che mi sono posto

- raccolta dei dati

-codifica e analisi dei dati -interpretazione dei risultati. Il processo della ricerca sociale presenta una parte più teoretica che possiamo definire epistemologico-metodologica, su cui si basano in ultima analisi le scelte del ricercatore e una maggiormente tecnologica relativa cioè al modo concreto in cui si fa ricerca sociale Il processo della ricerca, dunque, può essere considerato un ciclo perché ha inizio quando uno studioso sceglie di indagare su uno specifico problema conoscitivo di particolare interesse per un dato momento storico, le interpretazione elaborate alla fine della ricerca, poi, possono porre nuovi problemi conoscitivi che saranno oggetto di nuovi studi. I principali approcci metodologici in sociologia sono principalmente due: -L’asse positivismo-neopositivismo cui spesso avviene affiancato anche il post-positivismo

- e l’approccio ermeneutico

Nel primo caso, i due termini rappresentano un percorso di evoluzione storica, dal positivismo ottocentesco ai giorni nostri, la cui unità è data dalla centralità dell’ideale della scienza moderna Tale programma è l’unico condiviso da quello delle scienze naturali, rappresentando così un ponte tra i due ambiti culturali e disciplinari. L’approccio ermeneutica è invece una categoria omnibus che presenta una minore coerenza interna: esso comprende orientamenti molto diversi, come lo storicismo tedesco del 19 secolo, la fenomenologia sociale o gli approcci materialistico-dialettici, che non accettano l’idea di metodo delle scienze sociali propugnato dal positivismo e dalle sue successive trasformazioni Questi due grandi programmi di ricerca, però, tagliano trasversalmente le stesse scuole teoriche in cui si organizza la sociologia Facendo riferimento alle teorie sviluppatesi a partire dal 20 secolo possiamo dire che : -Lo strutturai-funzionalismo rientra quasi integramente nel programma di ricerca positivista -l’interazione simbolico in quello ermeneutico -la teoria del conflitto è una tradizione teorica dove troviamo studiosi che fanno appello all’uno o all’altro programma. Secondo Piergiorgio Corbetta vi sono dei principi fondamentali che caratterizzano questi due grandi programmi di ricerca alla luce di 3 dimensioni: ontologica, epistemologica, metodologica Anche in questo caso vi sono vari tipi di teorie e di metodi utilizzati: Vi è la teorie scientifica ossia un insieme di concetti legati tra loro da specifiche relazioni, che punta a offrire una spiegazione razionale di uno o più fenomeni e che può essere sottoposta a controllo empirico. Possiamo invece concepire il metodo come un percorso sistematico attraverso il quale una teoria è messa alla prova, mediante procedure codificate. Nella dimensione introduttiva vi sono due grandi approcci alla questione dell’utilizzo del metodo della ricerca scientifica: quello deduttivo e quello induttivo. L’approccio deduttivo, che va dal generale al particolare, in cui la teorizzazione precede la prova empirica, indirizzando l’intera attività di

-principio causa effetto che lega e spiega tutti i fenomeni collettivi -l’applicazione del metodo sperimentale e induttivista La ricerca sociale dovrà procede attraverso la formulazione di ipotesi basare sull’osservazione, la loro verifica sperimentale e la formulazione di leggi e teorie generali basate sulla generalizzazione dei risultati così ottenuti. Parlando invece di Emili durkheimer possiamo riportare l’oliamo sociologico Essa era ritenuta uno dei più grandi e consapevoli ricercatori sociali empirici della disciplina, aderì ad alcune posizioni di Comte in particolare al suo intento di costruire una scienza positivista della società pur mantenendo notevolmente proprio dal punto di vista metodologico A questo proposito le sue due opere con maggior importanza furono: -Le regole del metodo sociologico -Il suicidio Per esso la società e i suoi fenomeni sono una realtà dei generis che non può essere ridotta né a fatti psicologici né biologici: la società è un oggetto che esiste al di là degli individui che la compongono e che li trascende pur riguardando ciascuno di loro La società è dunque un meccanismo a sé stante, che determina il comportamento dei singoli individui. Per tale filosofo il mondo sociale è composto da fatti sociali vale a dire dai modi di pensare e du agire indipendenti dalla volontà del singolo individuo. La prima regola del metodo sociologico è dunque considerare i fatti sociali come cose, un’analogia che esso riconnette direttamente ala scienza moderna e alla sua visione della natura, una natura fatta per definizione di cose, ovvero elementi studiatili oggettivamente. La sociologia deve applicare il metodo scientifico per giungere alla rivelazione di quelle legge generali e universali che governano la società, una realtà che funziona allo stesso modo della natura, indipendente cioè dalla volontà e da ciò che vorrebbero i singoli esseri umani. Questo si tratta di un punto molto importante esso formalizza in modo chiaro il cosiddetto olismo sociologico o collettivismo metodologici, atteggiamento intellettuale per cui un fenomeno sociale non può essere spiegato facendo riferimento alle azioni dei singoli individui ma alle strutture, ai meccanismi e alle istituzioni collettive che i singoli individui, come tali, subiscono.

Un’altra regola fondamentale del metodo sociologico di durkheimer è che la causa di un fatto sociale va sempre ricercata in un diverso fatto sociale antecedente Inoltre, vi sono due tipologie di fatto sociale: -normale -patologico Nel primo caso esso si presenta sempre con norma in quale società che appartengono a un determinato tipo Nel secondo non accade. La differenza tra questi due è quindi sempre relativa e definibile solo in riferimento alla collettività il processo di ricerca di durkheimr comprendeva diverse fasi: -osservazione-definizione dei fenomeni sociali tali fenomeni devono essere trattati come fatti sociali, pertanto per osservarli e studiarli occorre tracciarne i contorni -confutazione delle interpretazioni precedenti tale fase consiste nell’esercizio della critica sistematica degli studi che si sono interessati di quel fenomeni mostrandone gli errori -spiegazione sociologica del fenomeno può essere messa in atto solo seguendo lo sviluppo di quel fatto sociale che si intende spiegare attraverso tutti i tipi sociali in sui si presenta. Accanto a questo metodo di ricerca sociologica, il filosofo utilizza anche due espedienti metodologici nella sua concreta pratica di ricerca: -l’experimentum crucis -lo studio semplice per risalire al complesso. Nel primo tipo di strategia consiste nel sottoporre la propria teoria alla prova empirica considerata più ardua, per dimostrarne in modo definitivo la giustezza Il secondo espediente metodo-logico viene utilizzato ne le forme elementari della vita religiosa, in questo testo che costituisce la sua ultima grande opera, egli indica nello studio delle forme più arcaiche e primitive di religiosità un espediente metodologico per cogliere quella conditio sine qua non dell’esistenza del fenomeno. Tale filosofo riteneva che tra filosofia e sociologia vi sia una netta separazione poiché mentre la prima è metafisica e astratta e si muove nel campo del dover essere, la sociologia non partecipa alle grandi controversie speculative ma, si

ricerca empirica ciò che distingue in ultima istanza la scienza dalla non scienza Merton richiama la necessità per la sociologia di elaborare teorie a medio raggio, cioè di essere utilizzate ed empiricamente controllate nella ricerca sociale In particolare nella sua opera in 3 volumi teoria e struttura sociale egli prende le distanza dalla teoria generale elaborata da pardon non per quanto riguarda la centralità del concetto di funzione ma su quei postulati non dimostrabili e non utilizzabili nella ricerca empirica che essa portava con sè. Merton individua 3 postulati dei primi funzionalismi: -postulato dell’unità funzionale tutti gli elementi di una cultura e tutte le attività sociali sono funzionali all’interno del sistema sociale o culturale Merton sottolinea che non tutte le società hanno un certo grado di integrazione -postulato del funzionalismo universale oggi aspetto di un sistema sociale o culturale svolge una funziona positiva nei confronti dell’integrazione sociale La critica di merton si sofferma sul fatto che non è possibile affermare che tutto ciò che esiste abbia una funzione positiva -postulato dell’indispensabilità oggi elemento esistente in una società o cultura è indispensabile per lo svolgimento di una specifica funzione, così come vi sono specifiche funzioni indispensabili al sistema Per merton non è detto che vi siano in ogni società elementi indispensabili per svolgere determinati compiti né che gli stessi elementi svolgano sempre le stesse funzioni. Merton introdusse il concetto di ambivalenza sociologica nella ricerca sociale. Parlando del campo dell’ermeneutica nelle scienze sociali possiamo dire che il termine ermeneutica è una parola che deriva dal greco antico che significa interpretazione, traduzione. Essa nasce originariamente in ambito religioso, con lo scopo di spiegare la corretta interpretazione dei testi sacri. Nel campo delle scienze sociali tale termine designa l’opera di decodifica delle motivazioni e dei significati posti alla base delle azioni sociali degli individui, per scoprire le origini e il funzionamento stesso di un determinato fenomeno sociale al testo

Esaminando tale corrente da un punto di vista ontologico possiamo dire che per gli ermeneutici la realtà sociale è intrinsecamente costruita attraverso l’azione e il pensiero delle donne e degli uomini, e non esiste indipendentemente da loro Mentre analizzandola dal punto di vista epistemologico corrisponde una stretta unità tra soggetto conoscitore e soggetto conosciuto. I due termini si influenzano reciprocamente e non è possibile produrre una conoscenza obiettiva, cioè libera sia dal condizionamento del contesto storico-sociale sia dai valori di chi osserva e di chi è osservato. Nel campo metodologico occorre mettere in atto una sorta di empatia metodologica cioè cercare di comprendere e ricostruire in modo corretto le motivazioni alla base delle azioni degli attori sociali e come queste si combinano. In un contesto storico in questo periodo vi era lo storicismo tedesco Il quale era nato dal dibattito svoltosi in Germania tra la fine del 19 secolo e l’inizio del 20 secolo intorno alle novità apportate dall’emergente economia neo-classica e sullo statuto scientifico delle nuove scienze sociali, erano posti i termini di quella controversia sul metodo. Secondo wilhem windelband una volta ammessa l’innegabile diversi tra natura e spirito non è lecito codificare due vie diverse di conoscenza a seconda che si cerchi di spiegare la natura o di comprendere lo spirito umano. Questa posizione venne ripresa e ribaltata da Wilhelm dilthey secondo il quale esisterebbe una netta separazione tra scienze dello spirito e scienze della natura Le prime devono tener conto della soggettività e della storicità della cultura, mentre le seconde operano in un mondo di oggetti inanimati e senza storia. Ne deriva che le scienze dello spirito producono un sapere sempre relativo e i loro risultati via via acquisiti possono essere utilizzati nel seguito della ricerca Quest’ultima posizione, che coincide con l’avvio dello storicismo tedesco, rende difficile lo stesso concetto di una scienza sociale empirica e Scientific, fu oggetto di riflessione e critica da parte di marx weber. Parlando di quest’ulimo possiamo dire che i suoi principali studi di metodologia che marx weber ha compiuto sono contenuti in una raccolta intitolata il metodo delle scienze storico-sociali