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Riassunto libro Romania, Appunti di Storia dell'Europa Orientale

Appunti sul libro Romania prof Vannini esame Storia Europa Orientale

Tipologia: Appunti

2018/2019

Caricato il 09/02/2019

martina_serra1
martina_serra1 🇮🇹

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I capitolo
1.1 Le prime rivolte, l’autonomia e l’Unione dei Principati (1821-1868)
Instabilità dei grandi imperi plurinazionali, ovvero quello ottomano, russo e asburgico.
Il Congresso di Vienna del 1815, convocato al fine di ricostruire l’assetto europeo dopo la vittoria
su Napoleone, assume tra i criteri quello del principio di legittimità, che reintegra nei molti Paesi i
sovrani allontanati dalle armi napoleoniche. Questo congresso aveva confermato il controllo della
Russia sulla Bessarabia, occupata durante la guerra russo-turca del 1809 – 1812 e aveva assegnato
all’Austria quei territori sui quali Napoleone aveva ricostruito le antiche province illiriche
accorpando i territori di Venezia e della Repubblica di Ragusa.
Nell’area balcanica rimane ancora marcata l’impronta turca e l’Impero ottomano, sostenuto
dall’Inghilterra e Francia, diviene il perno della loro politica di stabilità nell’area in funzione
antirussa e antiaustriaca.
Questa stabilità imposta dall’alto non viene mai accettata e i primi a ribellarsi sono i serbi, che
superando le divisioni interne, si coalizzano e riescono a sconfiggere i turchi (1815) dai quali
ottengono un governo autonomo. E’ l’inizio della “primavera dei popoli” che si ricostruiscono nella
propria identità nazionale e che anelano a divenire soggetti di diritto internazionale con un proprio
Stato, un proprio governo e dei confini stabili.
Negli anni che vanno dal 1821 al 1881 si compiono le tappe di un complesso percorso attraverso il
quale in Romania si attuano cambiamenti importanti prima di tutto sul piano istituzionale.
Nell’insurrezione nazionale di Serbia, guidata da Milos(h) Obrenovìc, spinge le altre nazionalità a
liberarsi del giogo ottomano, con un percorso che prevede il recupero della propria identità
culturale e nazionale e strumenti di lotta come le società segrete.
I greci volenterosi anche loro di libertà, hanno creato delle “eterie”, che si sviluppano in aree meno
sorvegliate, quali sono appunto territori romeni, ancora divisi sotto diverse signorie straniere: i
Principati autonomi di Moldavia e Valacchia tributari dell’Impero ottomano, che esercita
direttamente la propria sovranità sulla Dobrugia, il Banato, la Transilvania e la Bucovina sotto il
dominio degli asburgo e la Bessarabia annessa alla Russia dopo il trattato di Bucarest del 1812.
La rivoluzione greca ha inizio nel 1821 proprio nei principati moldo-valacchi. In Moldavia, presa
dal principe Ypsilani capo delle eterie greche, si configura come movimento ellenico contro i turchi,
mentre in Valacchia la popolazione si solleva sia contro i turchi che contro i greci, qui la rivolta è
animata da Vladimirescu. Queste due rivolte, diventano quasi un guerra interna, dal momento che i
nemici non sono uguali e questo crea inconciliabilità.
La vittoria turca non riesce a spegnere i fermenti rivoluzionari che si sparpagliano su tutto il
territorio romeno con richieste che coinvolgono aspetti economici e sociali al punto che si decide a
negoziare direttamente con i valacchi, riconoscendo porzioni di autonomia ai due Principati. Una
delle svolte decisive è rappresentata dal nuovo scontro tra Russia e Impero ottomano, che si
conclude con il trattato di Adrianopoli (1829). Lo zar Nicola I, salito sul trono di Russia nel 1825,
ha in animo di riprendere la politica di Pietro il Grande e perciò interviene nella questione
d’Oriente, a favore dei greci. Francia e Inghilterra, per non lasciare l’egemonia alla Russia, si
uniscono a essa per sostenere la causa dell’indipendenza greca, l’intervento delle potenze europee
blocca i russi ad Adrianopoli. I Principati ottengono il governo autonomo, ma rimangono sotto
l’alta sovranità dell’Impero ottomano e russo, il dominio turco è quasi nominale, mentre quello
effettivo è russo. La parte positiva è il Regolamento organico, una vera e propria costituzione, che
prevede la separazione dei poteri, un consiglio dei ministri, una milizia nazionale, una burocrazia e
delle finanze organizzate sul modello francese, anche un’Assemblea generale di bojari (nobili).
Alla Russia rimane la Bessarabia, oltre alla completa libertà di navigazione attraverso gli Stretti,
nella quale però entra in diretto contrasto con gli inglesi e francesi.
Il 1848 è l’anno simbolo della lota dei popoli europei verso l’indipendenza e la repressione dei moti
rivoluzionari nei territori romeni come nel resto d’Europa, rappresenta una battuta d’arresto in un
processo comunque inarrestabile, che nella sconfitta assume una sempre maggiore consapevolezza
della propria forza. Nei territori romeni si rafforza nei vari ceti sociali la consapevolezza del
sentimento nazionale, cresce, nonostante i tre anni di doppia occupazione la forza e la
determinazione della classe borghese verso l’unificazione dei due Principati e in Transilvania gli
Asburgo, con i magiari che devono prendere atto ufficialmente della realtà nazionale romena.
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I capitolo 1.1 Le prime rivolte, l’autonomia e l’Unione dei Principati (1821-1868) Instabilità dei grandi imperi plurinazionali, ovvero quello ottomano, russo e asburgico. Il Congresso di Vienna del 1815, convocato al fine di ricostruire l’assetto europeo dopo la vittoria su Napoleone, assume tra i criteri quello del principio di legittimità, che reintegra nei molti Paesi i sovrani allontanati dalle armi napoleoniche. Questo congresso aveva confermato il controllo della Russia sulla Bessarabia, occupata durante la guerra russo-turca del 1809 – 1812 e aveva assegnato all’Austria quei territori sui quali Napoleone aveva ricostruito le antiche province illiriche accorpando i territori di Venezia e della Repubblica di Ragusa. Nell’area balcanica rimane ancora marcata l’impronta turca e l’Impero ottomano, sostenuto dall’Inghilterra e Francia, diviene il perno della loro politica di stabilità nell’area in funzione antirussa e antiaustriaca. Questa stabilità imposta dall’alto non viene mai accettata e i primi a ribellarsi sono i serbi, che superando le divisioni interne, si coalizzano e riescono a sconfiggere i turchi (1815) dai quali ottengono un governo autonomo. E’ l’inizio della “primavera dei popoli” che si ricostruiscono nella propria identità nazionale e che anelano a divenire soggetti di diritto internazionale con un proprio Stato, un proprio governo e dei confini stabili. Negli anni che vanno dal 1821 al 1881 si compiono le tappe di un complesso percorso attraverso il quale in Romania si attuano cambiamenti importanti prima di tutto sul piano istituzionale. Nell’insurrezione nazionale di Serbia, guidata da Milos(h) Obrenovìc, spinge le altre nazionalità a liberarsi del giogo ottomano, con un percorso che prevede il recupero della propria identità culturale e nazionale e strumenti di lotta come le società segrete. I greci volenterosi anche loro di libertà, hanno creato delle “eterie”, che si sviluppano in aree meno sorvegliate, quali sono appunto territori romeni, ancora divisi sotto diverse signorie straniere: i Principati autonomi di Moldavia e Valacchia tributari dell’Impero ottomano, che esercita direttamente la propria sovranità sulla Dobrugia, il Banato, la Transilvania e la Bucovina sotto il dominio degli asburgo e la Bessarabia annessa alla Russia dopo il trattato di Bucarest del 1812. La rivoluzione greca ha inizio nel 1821 proprio nei principati moldo-valacchi. In Moldavia, presa dal principe Ypsilani capo delle eterie greche, si configura come movimento ellenico contro i turchi, mentre in Valacchia la popolazione si solleva sia contro i turchi che contro i greci, qui la rivolta è animata da Vladimirescu. Queste due rivolte, diventano quasi un guerra interna, dal momento che i nemici non sono uguali e questo crea inconciliabilità. La vittoria turca non riesce a spegnere i fermenti rivoluzionari che si sparpagliano su tutto il territorio romeno con richieste che coinvolgono aspetti economici e sociali al punto che si decide a negoziare direttamente con i valacchi, riconoscendo porzioni di autonomia ai due Principati. Una delle svolte decisive è rappresentata dal nuovo scontro tra Russia e Impero ottomano, che si conclude con il trattato di Adrianopoli (1829). Lo zar Nicola I, salito sul trono di Russia nel 1825, ha in animo di riprendere la politica di Pietro il Grande e perciò interviene nella questione d’Oriente, a favore dei greci. Francia e Inghilterra, per non lasciare l’egemonia alla Russia, si uniscono a essa per sostenere la causa dell’indipendenza greca, l’intervento delle potenze europee blocca i russi ad Adrianopoli. I Principati ottengono il governo autonomo, ma rimangono sotto l’alta sovranità dell’Impero ottomano e russo, il dominio turco è quasi nominale, mentre quello effettivo è russo. La parte positiva è il Regolamento organico, una vera e propria costituzione, che prevede la separazione dei poteri, un consiglio dei ministri, una milizia nazionale, una burocrazia e delle finanze organizzate sul modello francese, anche un’Assemblea generale di bojari (nobili). Alla Russia rimane la Bessarabia, oltre alla completa libertà di navigazione attraverso gli Stretti, nella quale però entra in diretto contrasto con gli inglesi e francesi. Il 1848 è l’anno simbolo della lota dei popoli europei verso l’indipendenza e la repressione dei moti rivoluzionari nei territori romeni come nel resto d’Europa, rappresenta una battuta d’arresto in un processo comunque inarrestabile, che nella sconfitta assume una sempre maggiore consapevolezza della propria forza. Nei territori romeni si rafforza nei vari ceti sociali la consapevolezza del sentimento nazionale, cresce, nonostante i tre anni di doppia occupazione la forza e la determinazione della classe borghese verso l’unificazione dei due Principati e in Transilvania gli Asburgo, con i magiari che devono prendere atto ufficialmente della realtà nazionale romena.

La rivoluzione del 1848 – 1849 rappresenta, in positivo, il punto più avanzato verso oriente della diffusione delle idee liberali e borghesi in Europa, in negativo, l’eccezionale rafforzamento dell’Austria asburgica. L’economia di Valacchia, Moldavia e Transilvania si sviluppa grazie all’evolversi del sistema capitalistico. Il problema dell’assegnazione delle terre → la questione viene risolta con i decreti del 1853 e del 1854 che impongono l’applicazione delle leggi del 1848 e dunque riconoscere ai contadini il diritto di proprietà sui terreni in loro uso. Un nuovo ordinamento per regolare i rapporti tra questi e i bojari. Formulate nel 1849 ma varate nel 1852 tali norme riconoscono ai contadini il diritto di abitare liberamente le terre, ferma restando la proprietà dei latifondi ai bojari, aboliscono le corvées in Valacchia e le decime in Moravia. Lo sviluppo al quale si è fatto sinteticamente cenno determina anche la necessità di ampliare la rete stradale. La guerra di Crimea determina una svolta definitiva poiché l’unificazione dei Principati diviene un fattore di equilibrio europeo. La Russia per liberarsi dei vincoli comunque imposti dal Trattato sugli Stretti del 1841, una vera sconfitta diplomatica, così nel 1853 occupa la Moldavia e la Valacchia, potendo contare sull’appoggio dell’Austria e sull'insurrezionismo dei popoli balcanici che mal sopportano il dominio ottomano. Un corpo di spedizione franco-britannico (che comprende anche 15000 uomini italiani) attacca la Crimea e sconfigge la Russia a Sebastopoli. I romeni chiedono a Napoleone III e governi inglese e quello di Cavour, che alla conclusione della pace venga stabilita l’unificazione dei due Principati in un unico Stato indipendente soggetto a un sovrano straniero. Il programma di questo tipo ha l’approvazione delle élites interne ai Principati e viene anche data la possibilità al popolo di esprimere, tramite apposite assemblee, la loro opinione a riguardo. Quest’ultima cosa non viene fatta nel modo trasparente, anzi molto manipolato, Austria affiancata dall’Inghilterra non voleva l’unificazione. Alla chiusura delle due assemblee, la commissione europea di grandi potente e la Sublime Porta (governo ottomano) discutono il rapporto dal quale ovviamente respingono la richiesta di unificazione nazione dei due Principati, ma creano dei statuti interno e internazionale per essi, si mantiene salva l’autonomia delle due regioni e il sultano mantiene potere formale, non potendo però inviarvi delle truppe. La Russia viene ulteriormente colpita dalla resa del Mar Nero liberamente navigabile e traffico anche libero dal punto di vista internazionale. Viene eletto Cuza come “ospodaro” (signore) di Moldavia, egli assume il nome di Alessandro I e la Valacchia elegge lo stesso sovrano, costringendo così le potenze europee ad accettare l’unione. Gli strumenti utilizzati per l’unione sono stati l’omologazione del sistema amministrativo, della moneta, la costituzione di un esercito unico e l’elaborazione di un’unica carta costituzionale. L’impero ottomano non voleva ovviamente dare queste concessioni, ma Cuza minaccia un’unificazione rivoluzonaria e un nuovo richiamo alle potente internazionali. Sul piano interno la cosa più importante da risolvere è la riforma agraria e l’atteggiamento sempre più radicale del movimento contadino. Vengono nazionalizzati i terreni dei conventi ortodossi e si procede, con l’appogio delle autorità ottomane, alla distribuzione delle terre ai contadini. Successivamente, tramite una legge elettorale allargata con l’abbassamento del censo, Cuza riesce a ottenere il consenso della Sublime Porta e riconosce ai romeni la piena autonomia interna e diritto di modificare l’organizzazione dello Stato. 1865 → nuovo codice penale, civile e commerciale, fondazione dell’università di Bucarest, l’abolizione del regime delle capitolazioni e una nuova situazione politica.

1.2 L’Unione dei Principati e il principe Carlo di Hohenzollern Le potenze non hanno accettato le riforme in Romania, anzi, hanno costretto Cuza ad abdicare e con l’appoggio di Bismark, viene eletto principe Carlo di Hohenzollern – Sigmaringen. Questo principe di origine straniera e religione contrastante diviene così il capostipite della dinastia romena. Governo ottomano si mostra apertamente contrario, spiegando di aver accettato l’Unione solo per il principato di Cuza, ma Carlo ha l’appoggio franco-prussiano, quindi mantiene il trono. Egli trasforma la monarchia da elettiva a ereditaria. I problemi sono molti e complessi, c’è bisogno di trasformazioni in ogni campo, riforme istituzionali per diminuire il divario con gli altri paesi europei. Lo sviluppo economico veloce inizia

autonome, ma sotto l’influenza russa: la Bulgaria, la Rumelia e la Macedonia. Per definire il confine tra la Romania e la Bulgaria e quella della Rumelia, il Congresso di Berlino istituisce un apposita commissione militare composta dai rappresentanti di tutte le potenze per fissare sul terreno dei capisaldi dei nuovi confini. Il dato positivo è costituito dal fatto che la Romania ottiene degli importanti sbocchi sul mare, grazie a questi nuovi confini, ma anche Prut e Danubio, seppure ancora con la perdita della Bessarabia. Una questione aperta è quella della Silistria, diventata punto di tensione del confine tra Rumelia e Romania, Il Congresso aveva lasciato la possibilità di costruire un ponte, per dare modo alla Romania di avere un forte strategico al confine con la Silistria, questo problema tra la Bulgaria e la Romania viene risolto solo dopo la Seconda guerra mondiale. Nel 1880 la Romania viene riconosciuta come Stato sovrano indipendente e nel 1881 il principe Carlo viene incoronato re nella cattedrale di Bucarest con il nome di Carol I.

1.6 Il consolidamento dello Stato Avendo raggiunto l’importante traguardo dell’indipendenza, la Romania ora doveva scontrarsi con il complesso obbiettivo dello sviluppo economico, si decide di adottare una politica di tipo protezionistico e le nuove leggi di incentivazione vengono approvate subito nel 1881 per l’industria cartaria e nel 1882 per quella dello zucchero e nel 1887 quelle inerenti alle industrie. I settori trainanti sono quello dell’industria alimentare, estrattiva, raffinazione del petrolio e del legno. Importanti accordi vengono fatti con la Francia, la Russia e l’Impero ottomano, ma non con l’Austria-Ungheria che si rifiutano di collaborare. Le leggi spingono alla redistribuzione dei terreni ai contadini, ma rimane aperto il grande problema dei latifondi, con rapporti ancora semifeudali. Altre innovazioni sono nel mondo della flotta romena, costituita solo ora, come anche costruzioni ferroviarie fino a Costanza, ponte Cernavoda sul Danubio ecc. Lo sviluppo economico insieme all’indipendenza acquisita rafforzano molto il partito liberale che mantiene il governo fino al 1888, ma senza contrasti interni, che costringono Bratianu a cercare l’appoggio dei radicali, che aiutano con il sostenere delle leggi agrarie. Il ministero degli interni viene affidato a Rossetti che promuove una legge per modificare l’esecuzione forzata dei contratti agrari e il sistema di elezione dei giudici. In politica estera, la Romania si sentiva insoddisfatta e penalizzata dalla perdita della Bessarabia, Transilvania e Bucovina.

1.7 La questione sociale e agraria. La rivolta dei contadini del 1907 Le idee socialiste attecchiscono in Romania a causa della diffusione della rivoluzione francese come nel resto del mondo, i contadini hanno condizioni di vita insopportabili, che li portano al sollevarsi e a creare prime forme di sindacalismo, ovvero rivendicazione della libertà di parola, di riunione, di svolgere attività politica, nel 1868 si costituisce l’associazione di Timis(h)oara. Negli anni 80 la stampa socialista svolge un compito molto importante, come un’intensa propaganda, le opere di Marx e Engels vengono pubblicate in lingua romena. I socialisti protestano contro le misure repressive del governo, facendo addirittura degli scioperi e nel 1893 nasce il partito social – democratico degli operai romeno. La lotta è come nel resto del mondo tra conservatori e liberali, Catargiu nel 1891 autorizza le repressioni dei ribelli, favorisce il capitale straniero. L’80 % della popolazione lavora nel settore agrario, con la metà delle terre in possesso loro e l’altra nelle mani dei latifondisti. Lo scontento generale dei contadini, soppressi da affitti alti, da pagamento di decime, sfocia in movimenti che però vengono ogni volta annientati dai conservatori, vengono vietati gli scioperi. A questo punto il popolo vuole una riforma agraria e decide di ottenerla con la forza, usando appunto l’occupazione delle terre come metodo, ma in risposta ottengono un intervento armato. I conservatori non riescono a fronteggiare la situazione, si forma un nuovo governo presieduto dal liberale Sturdza, che promette la riforma, ma in accordo con i conservatori promette di fermare i rivoltosi(uccisi in un bagno di sangue circa 10000 uomini)← 1907 → in questo stesso anno, ma dopo ormai la soppressione della rivolta il parlamento accetta la riforma, senza però un’applicazione vera, senza accontentare il popolo e senza risolvere il problema. Seguono quindi altri scioperi, che fomentano altra lotta contro la proprietà terriera dei latifondi.

Nel 1911 il parlamento vota una nuova legge del lavoro che fissa le ore di lavoro, introduce anche l’assicurazione contro l’invalidità e malattia, nel 1912 emana invece una legge protezionistica che obbliga l’utilizzo di prodotti agricoli romeni. La Romania viene coinvolta nelle guerre balcaniche e nel 1914 Bratianu, dopo aver vinto le elezioni , a capo di un governo liberale, vota una revisioni costituzionale, autorizzando l’esproprio di grandi proprietà terriere, tappe importanti per l’avanzamento della società ed economia romena.

1.8 Le guerre balcaniche ( 1912-1913) La Romania risulta completamente assente, dopo essere stata accusata di aver concluso un accordo segreto con i turchi, la politica intrapresa è assolutamente pacifica, anche se con delle premesse, ovvero se un Paese avesse violato lo status quo nei Balcani, sarebbe intervenuta di conseguenza, nei propri interessi. I primi scontri risultano disastrosi per la Turchia, ma la diplomazia europea ha troppe cose a cui pensare, ad esempio la velocità con cui i piccoli paesi avevano ottenuto successo. La parte che interessa, anche se non direttamente la Romania, sono le vittorie bulgare, che creano un’immagine di sconfitta all’interno del paese. Avendo trascurato sia le proposte degli alleati che quelle provenienti dall’Impero ottomano, capisce che avrebbe perso contro la Sublime Porta, così si mantiene neutrale divisa tra le sue scelte future. Quello che comprende è che deve mantenere una politica di alleanza e amicizia con i popoli slavi, se vuole ottenere la Transilvania. L’impero ottomano chiede l’armistizio verso la metà di novembre, così le ostilità vengono sospese. L’idea di nazione trasformata in nazionalismo e con varie forme di irredentismo produrrà i suoi frutti avvelenati nel XX secolo. I risultati infatti sono assolutamente insoddisfacenti per la Romania, accentuando così il contrasto con la Bulgaria e preparano il terreno per la seconda guerra balcanica, che rovescia le alleanze. La Romania si schiera con l’Impero ottomano per contenere l’espansionismo della Bulgaria, i turchi vogliono i territori macedoni e i romeni la Dobrugia. La pace do Bucarest spezzetta la Grande Bulgaria, i romeni prendono quello che volevano, ma anche la Serbia, e la Grecia e ovviamente la Sublime Porta.

2. La Grande Romania, dalla prima alla seconda guerra mondiale.

Le guerre balcaniche non avevano coinvolto le grandi potenze europee, ma avevano scosso l'equilibrio molto flebile. I due sistemi di alleanza, la Triplice Alleanza e la Triplice Intesa garantivano una "stabilità del sistema" , ma una data decisamente simbolica è stata quella dell'uccisione dell'arciduca Francesco Ferdinando a Sarajevo, sarebbe appunto la stessa in cui nel 1386, nella battaglia di Kosovo i serbi avevano resistito agli ottomani.

Si può dire che in quattro anni la guerra da europea era diventata mondiale, scardinando completamente il sistema internazionale, modificando completamente gli assetti sociali. Anche dopo la sua fine, la pace non era raggiunta, anzi, l'affermarsi dei nazionalismi estremisti, la rivoluzione bolscevica, fanno in modo che la Pace di Verisailles non rappresenti una tappa finale ma piuttosto l'inizio di un'ulteriore disgregazione e crisi nel continente europeo.

La prima guerra mondiale scoppia con l'Austria-Ungheria che dichiara guerra alla Serbia, 28 luglio del 1914, dopo l'Ultimatum. La Gran Bretagna cerca di mediare diplomaticamente, ma si vede costretta ad intervenire quando la Germania invade il Belgio.

La Romania in questa situazione è legata all'Austria-Ungheria e Germania da un'alleanza, il trattato della quale è stato sottoscritto a Corona, nel 1913, in opposizione alle tendenze germanofile. Il re insieme al primo ministro I. C. Bratianu inizia le trattative per un accordo con l'Intesa per poter ottenere i territori di Transilvania e Bucovina, ritenuti romeni, ma sotto l'Impero asburgico.

Per la Romania la situazione appare intricata, specialmente le modalità del suo rientro nel conflitto, il giorno precedente all’armistizio.

Potendo contare su una situazione decisamente favorevole, i Consigli nazionali romeni della Transilvania e della Bucovina hanno votato a favore dell’unione e in Bessarabia, che potrebbe diventare il baluardo dei bolscevichi, il paese gode dell’appoggio della Francia, che vorrebbe anch’essa avere una rappresentanza sul Danubio.

Vengono stipulati cinque trattati di pace:

  • Saint-Germain-en-Laye con l’Austria → 1919
  • Trianon con l’Ungheria → 1920
  • Neuilly-sur-Seine con la Bulgaria → 1919
  • Sevres(1920) e Losanna(1923) con la Turchia.

La Romania vede il proprio territorio ampliato, come anche la popolazione, che raddoppia, un grande successo politico e diplomatico per il paese. Quello di cui si deve occupare ora sono le uniformazione delle leggi e adeguamento delle strutture.

La Grande Romania è quindi un frutto della diplomazia romena nel periodo della Pace di Versailles, in questo periodo il governo è di Bratianu. Egli vuole dare al paese il ruolo di “baluardo” e “frontiera della latinità”, chiede e ottiene molto. Le sfide ora erano sia interne che estere, poiché il paese doveva fronteggiare le relazioni internazionali, ma molto lavoro interno. In Transilvania il governo sceglie un programma che non cerca di conciliare le esigenze delle diverse popolazioni, piuttosto uno che cerchi di snazionalizzare le diversità. Non mancano quindi tensione tra il governo centrale di Bucarest e le province che sono nuove. Nel quadro politico istituzionale il paese è stato costruito su una dinastia “straniera” quindi il riferimento che si fa è alla famiglia Bratianu, che è invece il leader del partito nazionale liberale, così a lui succede suo figlio, generalmente accettato come successo degno, anche se con critiche molto severe. (in politica il controllo di un partito e forza non è ereditario come nella monarchia)

Nei primi anni venti la Grande Romania deve affrontare una crisi dinastica, poiché il figlio di Carol, Ferdinando I ha forti contrasti con il partito liberale.

Sul piano generale molti problemi sembrano irrisolvibili, specialmente quelli di stampo economico e dello sviluppo, la necessità di una riforma agraria è sempre più forte, come anche il miglioramento di vita e del sistema della sanità nazionale. Persino l’unificazione della moneta sembra un problema strutturale, ma il lavoro che il governo compie con la riorganizzazione della rete di trasporti e le leggi sulle miniere cambiano la situazione economica velocemente. Tra gli anni 1923 e 1928 la Romania fa un salto di qualità, raddoppiando la produzione industriale e le estrazioni dei minerali, specialmente petrolio, anche la legna e il gas, che diventano fondamentali per lo sviluppo, ma anche un pericolo. Le “ricchezze” diventano un punto d’attrazione per l’URSS e la Germania, durante la Seconda guerra mondiale.

Il lavoro importantissimo compiuto dal governo del partito nazionale liberale è stato quello della nuova Costituzione del 1923, con punti importanti come “la riconciliazione e unità nazionale”, ma anche trasformazioni come la riforma agraria, libertà di parola, di riunione, di stampa, la parità di

tutti i cittadini, il sistema elettorale hanno portato la Romania a compiere passi importantissimi nel progresso e nella democratizzazione.

Il partito più importante è ovviamente quello nazional-liberale, fondato nel 1875, diventa poi nel 1848 il maggiore sostenitore e protagonista dell’indipendenza e della lotta per l’ottenimento di essa (con Cuza). La leadership va a Bratianu che diventa un simbolo del partito, si fa sentire a livello internazionale e compie gesti che non possono essere che d’ispirazione. Viene succeduto dal fratello, ucciso poi dagli estremisti di destra.

La politica liberale punta sulle difese delle ricchezze nazionali anche con misure protezionistiche, come l’aumento dei dazi doganali, che si rivela una manovra negativa.

Le elezioni del 1920 confermano la leadership di Averescu (antisemita, anticomunista e antimagiaro) , che viene congedato da re Ferdinando I, che lo sostituire con Bratianu liberale.

Un altro partito è quello conservatore democratico, basato sull’antica tradizione, guidato da Take (Dumitrache) Ionescu, costituisce una delle forze politiche più importanti in Romania fino alla Grande guerra.

Il partito socialista che sorge sulla scena ha poca rappresentanza e importanza in questo periodo, prende il nome socialdemocratico e viene guidato da Petrescu.

La guardia di ferro (estremisti di destra, fortemente antisemita) ha come massimo esponente Antonescu, si dedica più all’eliminazione dei nemici che alla politica.

La Seconda guerra mondiale, pone le scelte politiche internazionali su un piano superiore rispetto a quelle interne. La Romania deve fronteggiare situazioni diverse dotandosi di una politica estera che le consenta di consolidare il suo status, considerando che può contare solo sull’aiuto francese.

I sovietici hanno strane pretese, nel 1937 secondo loro i confini romeni sono “da regolare”.

La Romania stava già subendo delle crisi interne al governo, con Duca a capo di esso (1930-1932), egli ha una forte politica contro il movimento della Guardia di ferro e del suo leader Codreanu, che assasina Duca nel 1933.

I re Carol II ha una politica molto autoritaria, tanto da essere definita “dittatura monarchica”, imprime nella vita politica romena un partito unico ( il Fronte della rinascita nazionale).

In politica estera la Romania deve continuamente guardare alla difesa delle proprie frontiere, nel 1933 firma a Londra il patto di non aggresione russo-romeno, insieme alla Cecoslovacchia. Il ministro degli esteri romeno (Titulescu) è condizionato fortemente dalla Germania e URSS, continua a rafforzare le difese. Egli vuole un accordo diretto con l’Unione Sovietica e sa che deve affrontare la questione della Bessarabia, Mosca non vuole riconoscerla come territorio romeno, in risposta Titulescu non può permettere il “passaggio” delle truppe in territorio romeno, non c’è abbastanza fiducia per un accordo del genere, anche se Francia e Cecoslovacchia cercavano di aiutare solo URRS attaccata dalla Germania. Nel 1936 Titulescu viene allontanato per queste opposizioni troppo evidenti, molte potenze iniziano a sospettare che la Romania sia più incline verso la Germania, lo dimostrerebbe con le proprie scelte troppo autonome. La Romania vede positivi i rapporti con l’Italia, che supporta la pretesa sulla Bessarabia dell’altra, ma tutto ciò viene vanificato dalla guerra con l’Etiopia, che vanifica l’alleanza. ( Italia ha altro a cui pensare) I tedeschi appoggiavano la rivendicazione ungherese della Transilvania, entrando quindi in conflitto

Il gabinetto Groza può essere considerato come il primo governo socialista della Romania, anche essendo in grande minoranza, erano riusciti a salire al potere utilizzando i metodi tipici della sovietizzazione, come “la censura rossa” ovvero l’eliminazione degli oppositori, oppure tramite le forti divisioni interne ai partiti e anche con il referendum dell’abolizione della monarchia del 1947. La fonte principale del loro potere è l’appoggio dell’armata rossa.

L’effetto prodotto dalle pressioni psicologiche e materiali, individuali e collettive, è dimostrato dal numero di iscritti al partito che in breve tempo aumenta di quaranta volte la propria consistenza.

Quella che la Romania deve affrontare è una situazione sempre peggiore, dopo la Seconda guerra mondiale ha perso quasi tutti i territori acquisiti dopo la guerra precedente. Particolare è la situazione con l’URSS che si tiene la Bessarabia, ma anche riparazioni che la Romania deve versare ad essa. Anche dopo il COMECON (1949) l’Unione Sovietica preferisce accordi bilaterali, come quello con la Romania, che prevede la creazione di società miste russo-romene come la Sovrom- Petrol per gestire il settore petrolifero.

Le elezioni del novembre del 1946 permettono al governo comunista di ottenere il 79 % di voti, di conseguenza anche il controllo del paese intero, specialmente dopo il referendum del 1947 con cui allontanano il giovane monarca.

Il processo di statalizzazione si allarga a macchia d’olio e viene esteso a tutti i settori economici, primo tra tutti quello industriale (con maggiore profitto). Per rafforzare sempre di più il sistema del partito unico si applica l’eliminazione dei rivali, primi fra tutti i liberali. ( Modalità di eliminazione era accusare di piccole infrazioni o errori questi soggetti politici e poi spedirli nei gulag per rieducarli, quando il motivo vero era semplicemente togliere di mezzo e mandare a morte gli opponenti.)

Nel 1947 viene proclamata la costituzione della Repubblica Popolare Romena con la progressiva instaurazione del regime socialista in maniera irreversibile e sistematica. Il partito unico si realizza con la fusione del Partito socialdemocratico con quello comunista quando nelle elezioni del 1948 ottengono il 98% di voti.

Sotto il stretto controllo di Mosca viene votata la nuova Costituzione, con tutte le conseguenti scelte per “sovietizzare” il paese, come la privatizzazione di tutte le industrie, delle miniere, banche, territori, tutto quello che poteva dare profitto.

In Romania si procede per gradi, sapendo già che ci sono state varie rivolte in passato, la sovietizzazione è lenta e subdola sulla popolazione, con molto lavoro di propaganda e controllo da ogni lato. La NEP ( nuova politica economica) fallisce non solo in Russia, ma in ogni dove, toccando anche alla Romania, nella quale la produzione non cresce a livello agricolo, ma sul piano manifatturiero abbastanza da ottenere dei veri risultati, tuttavia non mancano sprechi distributivi.

Nel 1950 viene approvato un piano quinquennale per favorire le imprese statali e nel ‘52 viene varata una riforma monetaria.

Nel periodo di Stalin, in tutti i paesi affini all’URSS accadono continui fallimenti, imprevisti e uccisioni misteriose, il regime di terrore che ne deriva governa nelle menti delle persone, unite alla povertà che in Romania è molto diffusa.

Il partito dei lavoratori nel 1965 cambia anch’esso in comunista, per cercare consenso interno perché la politica di terrore non è sempre sufficiente.

La prima fase di destalinizzazione apre speranze e alimenta illusioni circa una possibile riformabilità del sistema sovietico. Con l’avvento della nuova dirigenza sovietica di Dej, si nota quanto il regime sia ormai radicato nel Paese, ora nemmeno c’è bisogno delle truppe rosse in territorio, che erano rimaste in esso fino al 1958 con la scusa della firma del trattato con l’Austria avvenuto nel 1955, ora erano solo le società miste a controllare vagamente la situazione. In un certo senso questo nuovo leader riesce a fermare la destalinizzazione sostenendo che coloro che dovevano essere eliminati, erano già stati fatti fuori nel 1952.

L’era di Ceaucescu viene quando la Romania cerca di ottenere autonomia maggiore, la dirigenza si scrolla di dosso le grinfie dell’URSS quando egli sale al potere, consolidando un regime personale, famigliare e carismatico.

L’Ungheria esce dal patto di Varsavia nel 1956, Mosca reagisce militarmente senza l’aiuto dei paesi satelliti, in pochi giorni “normalizza tutto”, in Romania tutto questo non accade, il governo si muove cautamente, anche se non mancano proteste, tutto cambia a prende un impronta più nazionalista e violenta verso le minoranze, in complesso si comporta come una marionetta russa, sul piano internazionale non apre nessuna pretesa che vada in contrasto con voleri sovietici.

Nel 1965 Ceaucescu assume la carica del segretario generale del partito, cambiando radicalmente le cose, personalizza il governo, autonomizza la Romania e inizia a stabilizzare sul piano internazionale le relazioni del Paese. Cambia il nome, togliendo “popolare” , condanna l’invasione della Cecoslovacchia e tende a rafforzare la componente patriottica del proprio regime.

Per marcare di più la distanza da Mosca, Ceaucescu chiede e ottiene la visita del presidente americano Nixon, la prima in un paese socialista. Una manovra molto abile per porre in secondo piano il partito comunista. Con il coinvolgimento personale della moglie, crea un regime del tuto personale e famigliare, ogni famigliare diventa parte integrante della politica romena degli anni ‘80. Si impegna a impadronirsi di tutti i meccanismi del potere, in primo luogo la polizia segreta, distrugge la società civile, e crea una fase talmente drammatica da superare gli altri paesi dell’est europeo, una in cui i romeni devono scegliere se essere vittime o complici.

Nel 1974 ottiene dagli USA la clausola della “nazione più favorita” sul riconoscimento del piano economico che consolida il suo ruolo di dittatore.

Nel 1975 si riunisce a Helsinki la Conferenza per la sicurezza e la cooperazione europea e anche se la Romania partecipa e non è tra i grandi fautori della conferenza, si apre una grande questione sui diritti umani che ha un effetto destabilizzante sul regime. Il terremoto del 1997 crea una sorta di rinnovata unità nazionale che pone in secondo piano tutti i dissensi, ma tuttavia sul piano economico la dittatura conosce i maggiori insuccessi. Le condizioni di vita sono penose, provocano proteste e scioperi, nascosti ovviamente all’opinione pubblica. Il prodotto interno lordo è sostanzialmente alto, ma non mostra la vera situazione, a tutto si aggiunge la stagnazione economica del periodo di Breznev, diminuisce così anche il peso internazionale del dittatore romeno.

Ceaucescu inizia a cercare di riottenere il consenso internamente, con propaganda assurda alla quale la popolazione non crede, con repressioni continue e obbliga anche le persone a spostarsi in città per averle maggiormente sotto il controllo, fingendo che sia per ricostruzione delle abitazioni urbane e per migliorare le condizioni di vita.

Mitterand (presidente francese) è il primo tra i capi di Stati occidentali a fare visita nel paese post comunismo, seguito dal generale della NATO Worner.

Roman emerge sul piano internazionale molto positivamente a differenza di Iliescu, anche se la politica del “premier” viene criticata dal liberali interni, che lo costringono a dimettersi, sminuendo la Romania sul piano internazionale, ponendo a capo di governo Stolojan.

Al suo governo, nel 1992, segue quello di Vacaroiu, un economista indipendente che in opposizione ha Coposu, un discepolo di Maniu. Questo governo inizia con una strategia di riforma e si distingue particolarmente in politica estera, poiché nel 1994 la Romania è il primo paese ad aderire al Partenariato per la pace con gli USA, creando basi per una buona alleanza atlantica.

Alle elezioni successive vince come presidente Costantinescu e premier Ciorbea, l’ex re Mihai continua però ad essere importante e con le varie visite nelle case regnanti si occupa della Romania sul piano internazionale. Il premier cambia nel 1998, sale Vasile, che cerca di mantenersi in carica accontentando i partiti interni.

Questi continui cambi di governi sono causati dalle situazioni interne del paese, da scioperi e manifestazioni.

Nonostante le instabilità e problemi interni la Romania viene inclusa nella lista dei paesi candidati all’adesione alla UE, cosa non di poco conto. Nel 2004 essa entra nella comunità europea, avendo comunque delle importanti modifiche da applicare, una tra le cose più importanti sono gli accordi con Sofia ( dati i conflitti precedenti con la Bulgaria).