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Riassunto libro Umani e animali, Sintesi del corso di Bioetica

Umani e animali Pollo Libro che tratta delle interazioni fra umani e animali e il tipo di trattamenti che gli umani dovrebbero riservare agli animali. Con gli animali abbiamo quotidianamente diversi tipi di interazioni e per citare Darwin essi sono “fratelli, compagni e schiavi”. Queste diverse modalità di relazione devono essere oggetto di una riflessione morale (concetto diffuso in epoca moderna)--> e ne occupa l’analisi filosofica in modo sistematico, istituendo il proprio dominio di ricerca.

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 21/07/2020

Magico_Mushu
Magico_Mushu 🇮🇹

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Umani e animali Pollo
Libro che tratta delle interazioni fra umani e animali e il tipo di trattamenti che gli umani dovrebbero riservare agli
animali. Con gli animali abbiamo quotidianamente diversi tipi di interazioni e per citare Darwin essi sono “fratelli,
compagni e schiavi”. Queste diverse modalità di relazione devono essere oggetto di una riflessione morale (concetto
diffuso in epoca moderna) se ne occupa l’analisi filosofica in modo sistematico, istituendo il proprio dominio di
ricerca con il nome di etica animale.
Libro che ha 3 scopi: 1. Offrire un quadro sistematico e realistico e informativo di alcuni fatti che riguardano il rapporto
Homo sapiens e altre specie animali; 2. Si presentano posizioni teoriche del passato e alcune contemporanee
mostrando come si costituisce il campo dell’etica animale; 3. Discutendo le categorie più importanti di relazioni con gli
animali (uso animale, scopo sperimentale e tutela animali selvatici).
Prospettiva dominante nel lavoro dei fondatori del dibattito etico contemporaneo (spazio ricerca etica animale +
rivitalizzato il dibattito) ovvero Peter Singer e Tom Regan, il loro approccio teorico: l’etica filosofica deve ambire a
produrre concezioni normative in grado di guidare e uniformare secondo criteri univoci la condotta umana nella
varietà di relazioni con gli animali. Il libro va invece verso il metodo naturalistico ovvero una metodologia interessata
a elaborare analisi filosofiche e posizioni teoriche partendo da fatti esperiti dal senso comune e prodotti dalla
conoscenza scientifica (ricostruzione relazioni da un punto di vista storico, genealogico e scientifico) riflessione dal
basso e dall’interno della varietà di pratiche, le diversità di forme di interazioni son lo sfondo dove nasce la riflessione
morale.
Punto centrale del metodo naturalistico: teoria dell’evoluzione Darwiniana miglior strumento di comprensione dei
dati sugli esseri viventi, in questo caso serve per una comprensione realistica delle relazioni tra umani e animali non
umani e comprensione dell’esperienza morale umana e delle sue possibilità mette in discussione, con un punto di
vista neutralizzato sulla psicologia morale, le pretese delle concezioni normative dominanti critica ambizioni
antispecista, razionalista si elabora una prospettiva differente di natura sentimentalista (al centro i sentimenti e
l’empatia) abbandonando così una visione antropocentrica antiantropocentrismo sentimentalista è consapevole
che il cambiamento può essere effettuato solo da un punto di vista umano tenendo conto dei suoi limiti libro che
fornisce strumenti teorici per riflettere criticamente sulle relazioni.
1. Umani grazie agli animali
Gli animali sono ovunque Gli animali sono negli oggetti e nelle pratiche della vita quotidiana della maggior parte
delle persone che non riterrebbe implicarne l’uso. Sfuggente è la pervasività della presenza degli animali nelle nostre
vite quotidiane e anche la loro entità (numero di animali anche di quelli di cui abbiamo consapevolezza (alimentari))
statistiche (UE 2011 animali per sperimentazione erano 12 milioni di animali (roditori e conigli). Sono ovunque e sono
molti, la loro presenza è un fatto. Le vite umane oggi sono molto intrecciate con specie diverse di animali, esperimento
mentale proposto del far sparire in una notte tutti gli animali coinvolti nelle pratiche umane tutto sarebbe molto
differente (alimentazione), restituisce la pervasività della loro presenza ancora in modo non adeguato! Se si provasse a
riscrivere la storia umana senza animali l’umano starebbe allo stato primitivo, siamo umani grazie agli animali (nel
corso dell’evoluzione biologica hanno integrato gli animali allevandoli, mangiandoli, usandoli per relazioni affettive).
Un’evoluzione comune Sulla Terra tutti gli esseri viventi hanno relazioni con animali non della loro specie in modo
diretto o meno (preda/predatore o fotosintesi), interdipendenza delle specie viventi l’una dall’altra è un fatto su cui si
fonda l’ecosistema e la sua nozione, questo accade anche con gli umani ma le relazioni che avvengono a volte hanno
dei tratti peculiari come la pratica della domesticazione ( confinare altri animali modificandone i caratteri per propri
scopi, atteggiamento non naturale). Questa evidenza ci conferma il carattere biologico (non intenzionale) della pratica
della domesticazione e ci permette di comprendere il legame profondo tra umani e animali . Per migliaia di anni la
selezione è avvenuta per incrocio riproduttivo degli animali che presentavano le caratteristiche desiderate
(osservazione fenotipi; oggi avviene attraverso tratti genetici individuati).
Il sistema di mutue interazioni che caratterizza gli esseri viventi implica che gli organismi siano in relazione e si
modifichino a vicenda in una specie di adattamento reciproco chiamato coevoluzione e possono essere di tipo
agonistico (preda e predatore sviluppano caratteristiche che consentono di sopravvivere in modo più efficacie, si
configura quasi come una corsa agli armamenti in cui l’adattamento della specie favorisce un contro adattamento
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Umani e animali Pollo

Libro che tratta delle interazioni fra umani e animali e il tipo di trattamenti che gli umani dovrebbero riservare agli animali. Con gli animali abbiamo quotidianamente diversi tipi di interazioni e per citare Darwin essi sono “fratelli, compagni e schiavi”. Queste diverse modalità di relazione devono essere oggetto di una riflessione morale (concetto diffuso in epoca moderna) se ne occupa l’analisi filosofica in modo sistematico, istituendo il proprio dominio di ricerca con il nome di etica animale. Libro che ha 3 scopi: 1. Offrire un quadro sistematico e realistico e informativo di alcuni fatti che riguardano il rapporto Homo sapiens e altre specie animali; 2. Si presentano posizioni teoriche del passato e alcune contemporanee mostrando come si costituisce il campo dell’etica animale; 3. Discutendo le categorie più importanti di relazioni con gli animali (uso animale, scopo sperimentale e tutela animali selvatici). Prospettiva dominante nel lavoro dei fondatori del dibattito etico contemporaneo (spazio ricerca etica animale + rivitalizzato il dibattito) ovvero Peter Singer e Tom Regan , il loro approccio teorico : l’etica filosofica deve ambire a produrre concezioni normative in grado di guidare e uniformare secondo criteri univoci la condotta umana nella varietà di relazioni con gli animali. Il libro va invece verso il metodo naturalistico ovvero una metodologia interessata a elaborare analisi filosofiche e posizioni teoriche partendo da fatti esperiti dal senso comune e prodotti dalla conoscenza scientifica (ricostruzione relazioni da un punto di vista storico, genealogico e scientifico) riflessione dal basso e dall’interno della varietà di pratiche, le diversità di forme di interazioni son lo sfondo dove nasce la riflessione morale. Punto centrale del metodo naturalistico : teoria dell’evoluzione Darwiniana miglior strumento di comprensione dei dati sugli esseri viventi, in questo caso serve per una comprensione realistica delle relazioni tra umani e animali non umani e comprensione dell’esperienza morale umana e delle sue possibilità mette in discussione, con un punto di vista neutralizzato sulla psicologia morale, le pretese delle concezioni normative dominanti critica ambizioni antispecista, razionalista si elabora una prospettiva differente di natura sentimentalista (al centro i sentimenti e l’empatia) abbandonando così una visione antropocentrica antiantropocentrismo sentimentalista è consapevole che il cambiamento può essere effettuato solo da un punto di vista umano tenendo conto dei suoi limiti  libro che fornisce strumenti teorici per riflettere criticamente sulle relazioni.

1. Umani grazie agli animali

Gli animali sono ovunque  Gli animali sono negli oggetti e nelle pratiche della vita quotidiana della maggior parte delle persone che non riterrebbe implicarne l’uso. Sfuggente è la pervasività della presenza degli animali nelle nostre vite quotidiane e anche la loro entità (numero di animali anche di quelli di cui abbiamo consapevolezza (alimentari)) statistiche (UE 2011 animali per sperimentazione erano 12 milioni di animali (roditori e conigli). Sono ovunque e sono molti, la loro presenza è un fatto. Le vite umane oggi sono molto intrecciate con specie diverse di animali , esperimento mentale proposto del far sparire in una notte tutti gli animali coinvolti nelle pratiche umane tutto sarebbe molto differente (alimentazione), restituisce la pervasività della loro presenza ancora in modo non adeguato! Se si provasse a riscrivere la storia umana senza animali l’umano starebbe allo stato primitivo, siamo umani grazie agli animali (nel corso dell’evoluzione biologica hanno integrato gli animali allevandoli, mangiandoli, usandoli per relazioni affettive). Un’evoluzione comune  Sulla Terra tutti gli esseri viventi hanno relazioni con animali non della loro specie in modo diretto o meno (preda/predatore o fotosintesi), interdipendenza delle specie viventi l’una dall’altra è un fatto su cui si fonda l’ecosistema e la sua nozione, questo accade anche con gli umani ma le relazioni che avvengono a volte hanno dei tratti peculiari come la pratica della domesticazione ( confinare altri animali modificandone i caratteri per propri scopi, atteggiamento non naturale). Questa evidenza ci conferma il carattere biologico ( non intenzionale) della pratica della domesticazione e ci permette di comprendere il legame profondo tra umani e animali. Per migliaia di anni la selezione è avvenuta per incrocio riproduttivo degli animali che presentavano le caratteristiche desiderate (osservazione fenotipi; oggi avviene attraverso tratti genetici individuati). Il sistema di mutue interazioni che caratterizza gli esseri viventi implica che gli organismi siano in relazione e si modifichino a vicenda in una specie di adattamento reciproco chiamato “ coevoluzione ” e possono essere di tipo agonistico (preda e predatore sviluppano caratteristiche che consentono di sopravvivere in modo più efficacie, si configura quasi come una corsa agli armamenti in cui l’adattamento della specie favorisce un contro adattamento

dell’altra) o mutualistico (gli individui adattano la reciproca convivenza, orchidea e insetto adatto ad impollinarla poiché molto particolare quindi con dei tratti specifici  interrelazioni producono modifiche del carattere genetico delle specie in relazione). La coevoluzione è uno dei modi con cui la selezione naturale può operare su una specie. Probabilmente all’inizio c’è stato un rapporto tra Homo sapiens e animali di tipo coevolutivo (selezione naturale, meccanismi non intenzionali di prova ed errore) quindi non c’è stata l’intenzione di sfruttare la vita animale, probabilmente i progenitori della specie umana si sono trovati in contatto casualmente con altre specie e ciò abbia causato una relazione vantaggiosa per entrambe le specie Caso del canis familiaris diventati tali perché all’inizio esemplari di canis lupus meno timorosi della loro specie che sarebbero entrati in contato con gruppi di umani (cibandosi dei loro scambi in cambio di un aiuto nella caccia o nel fare da sentinella). Vicinanza delle due specie per ragioni contingenti coevoluzione (solo poi vi sarà una selezione intenzionale dei tratti del cane da parte degli umani), questo accadde anche con i bovini (i più docili confinati in spazi chiusi e accuditi il prezzo da pagare era essere abbattuti ma questo accadeva solo dopo più cicli riproduttivi  vantaggio per quegli individui visto il pericolo in natura). La domesticazione sembra avere avvio con animali con caratteristiche che li rendevano più propensi al contatto con gli umani e accadde lo stesso con gli umani: entrare in relazione con gli animali richiede capacità che sono il prodotto dell’evoluzione biologica (oggi giorno scontate), le intenzioni dietro il comportamento di un animale domestico sono accessibili all’uomo (postura, versi), capacità di comprensione antica che ha consentito le relazioni strette con gli animali. I nostri progenitori primati erano fruitori come la maggior parte dei primati il consumo di carne si presenta nella storia evolutiva più tardi (in più ominidi carenti delle caratteristiche dei carnivori) grazie allo spoglio di carcasse di animali abbattuti da predatori efficienti di animali piccoli, la predazione efficacie e sistematica di animali grandi divenne possibile attraverso la svolta cognitiva della fabbricazione di utensili. Per caciare senza armi da fuoco c’è bisogno di un lavoro di gruppo coordinato e intelligente, altre e più elevate facoltà cognitive che consentono la comprensione traspecifica fra gli omini per coordinarsi in un gruppo di cacciatori e una interspecifica per anticipare i comportamenti delle prede e anticiparne le mosse. Senza quelle abilità non saremmo potuti diventare cacciatori e allevatori poi (allevamento è vita stanziale e allargamento di comunità, uso alimentare sistematico e b migliorano le condizioni di vita animale, allungamento vita-> tempo fiorire trasmissione culturale) , abilità poi trasmesse per molte generazioni finché non sono divenute stabili nella natura umana universale (essere umani= essere capace di comprendere gli altri animali) capacità di comprensione delle menti dei nostri conspecifici (migliorando il linguaggio e le capacità simboliche) Relazioni profondeLa civiltà umana è in debito con gli animali, il loro ruolo ha condizionato la civilizzazione umana e sono “dentro” la natura in tutti i sensi. Hanno reso possibile la vita simbolica e culturale (immagini grotte di Lascaux risalenti a 17.500 anni fa sono tra i primi dipinti prodotti e la maggior parte dei soggetti sono animali  avevano un ruolo considerevole  animali che fanno parte di religioni; animali come protagonisti delle fiabe), e abitano la nostra cultura in molti modi. Considerazione importante da far avanzare: non riducibilità delle relazioni a un rapporto di solo sfruttamento (quadro inadeguato); il tema della riflessione filosofica sulle questioni morali delle relazioni con gli animali ha conosciuto fortuna nel XX secolo ma è una questione presente fin dagli esordi del pensiero filosofico occidentale.

2. Etica e animali prima di Darwin

Le relazioni umani/ animali e l’etica  Il rapporto con gli animali presenta numerose declinazioni in particolare poniamo l’attenzione al come gli umani hanno affrontato e affrontano la questione nella prospettiva della riflessione filosofica e come si sia arrivati a concepire una morale da riservare al mondo animale. Gli animali sono stati visti anche come soggetti del rispetto ai quali interrogarsi circa la sfera morale molte posizioni teoriche nel mondo occidentale e tassonomie ma in questo caso è scelto un filo conduttore (consente un lavoro analitico che muove dalle riflessioni antiche a quelle più recenti che hanno sistematizzato la discussione filosofica). Parte da un’assunzione metodologica implicita: riconoscere una priorità all’esperienza morale rispetto alla riflessione filosofica (che non crea dimensioni di esperienza inedite ma le analizza e contribuisce a una loro revisione quindi la riflessione filosofica ha preso atto che non esiste solo lo sfruttamento ma gli animali a volte vengono visti come senzienti)  riflessione denominata nel tempo etica animale, la riflessione contemporanea organizza in modo nuovo lo spazio di discussione e introduce questioni inedite ma getta le radici nell’esperienza morale. Anche in passato autori come Aristotele, Cartesio e Kant hanno affrontato la questione dello status animale ma non per questo le loro opinioni sono riconducibili ai dibattiti contemporanei che hanno delle questioni del tutto inedite si scelgono episodi con metodologia teorica (rivolta alla

percezione del dolore ciò fornisce ragioni per affermare doveri di giustizia verso animali in virtù delle loro capacità evitando di cibarsene e in oltre insiste sugli effetti dannosi dell’alimentazione carnivora sugli umani  ricerca di purezza come forma di perfezionamento di sé, la protezione degli animali discende dal rispetto e dalla cura di sé (non universalismo, etico). Astinenza dagli animali come forma di purezza personale raccomandata ai saggi (che non vuol dire non uccidere gli animali), argomento a favore del vegetarianismo ampliando diversamente la condotta moral umana. Forme di condotta rispettosa possono derivare dalla coltivazione degli interessi umani è esclusa dalla contemporanea etica liberazionista, oggi le scelte alimentari come il vegetarianismo e il veganesimo sono riconducibili alla coltivazione di stili di vita improntate all’attenzione verso il perfezionamento di sé. Altra possibile declinazione teorica: se la discontinuità in base alla metafisica creazionista portava Tommaso a negare doveri diretti verso gli animali tuttavia tale discontinuità può essere sostenuta aprendo lo spazio di riconoscimento di obblighi diretti nei confronti degli animali  Humphyry Primatt in The duty of mercy and the sin of cruelty to brute animals che rappresenta uno sviluppo per il pensiero reologico cristiano sul tema animale. In Primatt la superiorità umana (no umani al vertice della scala dei viventi) non è una giustificazione a esercitare un dominio arbitrario su tutti gli altri viventi bensì una ragione per sentirne il carico della responsabilità poiché l’umano può invocare la giustizia e la violenza ma gli animali no. Gli animali provano dolore e il provocare del male per esibire il potere o gratificare la crudeltà o esseri ingiusti non ha nessuno scopo. Gli animali sono vulnerabili poiché inferiori; l’incapacità di avere cognizione del bene e del male, motivo di esclusione morale per Aristotele degli animali, è per Primatt la ragione per porgli un’attenzione particolare, gli animali posso essere uccisi ma avendone rispetto e compassione. «Legati in un’unica rete »  Jeremy Bentham e Herny Salt argomentazioni antecedenti all’etica animale contemporanea. Con Charles Darwin c’è il punto di svolta cruciale per l’analisi etica delle relazioni con gli animali, mostra 3 esiti fondamentali: 1. continuità umani/animali, 2. smentisce interpretazioni finalistiche del mondo vivente confutando le pretese antropocentriche e 3. in fine promuove la ricerca scientifica sul comportamento e sulla mente animale istituendo l’etologia. Ma prima di parlare di ciò sono necessarie 2 precisazioni: A. statuto teoria darwiniana corpus-teorico empirico che da Darwin si è prodotto e raccolto sotto la definizione di “nuova sintesi” essendo una teoria è una spiegazione coerente e sostenuta da prove empiriche ma non è la verità assoluta bensì l’unica spiegazione (attualmente) plausibile ed è confermata da tantissime prove empiriche. La teoria darwiniana è la spiegazione di un pezzo del mondo vivente a cui si deve far affidamento per un’immagine scientificamente accettabile. B. La teoria non dice nulla su come l’uomo dovrebbe comportarsi nei confronti degli animali rende solo disponibili o no le premesse fattuali di alcuni argomenti morali da riservare a gli animali e fornisce uno scenario di riferimento per elaborare le riflessioni morali. Ciò che ha innescato la ricerca è l’origine delle varietà delle specie viventi (questione discussa all’epoca, si discuteva sul fissismo ovvero ce i viventi fossero creati una volta per tutti e che le specie fossero immutabili nel tempo oppure si potessero evolvere  ipotesi dai fossili che poi escludono il fissismo) però era oscuro come potesse funzionare il meccanismo di trasformazione dei viventi, Darwin rispose al problema individuando come motore principale del processo di speciazione la selezione naturale. Grazie a prove empiriche e sperimentali Darwin avanza l’idea che gli organismi danno vita a nuove specie mediante l’accumulo di variazioni casuali (vantaggiose per sopravvivere) e che conferiscono al portatore più opportunità di trasmettere la prole processo per generazioni varietà di specie e come si estinguono i viventi. Il processo di speciazione agisce a partire da un’origine condivisa ovvero un antenato in comune dal quale si sono diversificate e ognuna accumulando delle caratteristiche peculiari. Rivoluzionario perché altre teorie a Darwin contemporanee affermavano la speciazione con sviluppo separato originate indipendentemente. Al contrario Darwin riduce tutto un immagine particolare: un corallo che ha molte ramificazioni in ogni direzione e possono essere percorse a ritroso fino a un punto centrale tutti i viventi imparentati tra loro e nessun sostegno empirico per affermare distinzioni ontologicamente radicate negli uomini, le differenze tra specie sono frutto del percorso storico della trasformazione biologica dei viventi e sono contingenti. Nei suoi taccuini troviamo l’affermazione “ potremmo esser tutti collegati da un’unica rete ” (oltre che gli animali non hanno un’anima e sono fratelli in dolore, schiavi e compagni di svago) come se egli stesso fosse consapevole delle conseguenze per il rispetto morale per gli animali (gli animali non li consideriamo uguali a noi), rimando al razzismo schiavista che anticipa l’antispecismo , preoccupazione secondaria che i sostenitori dello schiavismo volessero dimostrare la sussistenza dell’idea e che europei e africani fossero diversi nella specie  mentalità antirazzista e antischiavista con la quale rompe le tesi dello schiavismo e dei sostenitori di discontinuità tra umani e animali (contro

il creazionismo perché la natura ha il meccanismo di selezione naturale ed è frutto del caso). LE variazioni sottoposte alla pressione della selezione naturale sono casuali, logica fondata sulla contingenza (casuali le variazioni genetiche come la pelliccia o i denti o il colore della pelle), la presenza degli umani non è progettata né necessaria quindi il mondo non è fatto per rispondere ai nostri bisogni l’umano non è al centro del mondo, espulsione del finalismo e dell’antropocentrismo. Dopo Darwin l’antropocentrismo è senza basi empiriche, impraticabile è anche la concezione giudaico-cristiana è rivoluzionario, punto di svolta perché mette in discussione vecchie convinzione e l’ambito della teoria darwiniana tocca nel modo più profondo la questione etica, ha trasformato le scienze biologiche introducendo nuovi metodi di ricerca e lo studio del comportamento animale come disciplina autonoma (prima dell’etologia K. Lorenz, Tinbergen, Eibl-Eibesfeldt se ne sono occupati attraverso una raccolta aneddotica di osservazioni). Nell’etologia, come scienza sistematica a sé si studia il comportamento animale e secondo Lorenz consiste nell’applicazione al comportamento degli animali e delle persone quei metodi usuali dopo Darwin con riformulazioni secondo lo stesso criterio. Corpus di conoscenze oggi diffuse grazie alla divulgazione scientifica fotografica e audiovisiva era limitato dal comportamento osservabile e decritta a partire dalle 4 domande di Tinbergen, la ricerca scientifica nel campo del comportamento animale consiste nel cercare una risposta a: 1. Causazione (cosa lo provoca),

  1. Funzione (valore di sopravvivenza), 3. Ontogenesi (come si sviluppa nel corso della vita dell’organismo), 4. Filogenesi (quale sia la sua storia evolutiva). Non c’era l’idea che la mente animale possa essere un oggetto di interesse scientifico e non indagava quindi le capacità mentali attraverso i comportamenti e un passo in questa direzione era bollato come “antropomorfizzazione”. Non tutti non hanno riconosciuto l’esistenza degli stati mentali animali e allo stesso modo non c’è sempre stato un atteggiamento compatto di negazione della mente animale. All’inizio la biologia e la psicologia si schierano contro lo studio della mente animale come oggetto proprio di ricerca scientifica o negandone l’esistenza nonostante Darwin e George Romanes non dubitassero della continuità tra umani e animali. Oggi esiste la etnologia cognitiva a cui si devono dati importantissimi che rende infondata la negazione di capacità emotive animali

3. Etica animali, antispecismo, uguaglianza

Verso l’etica animale  L’etica animale nasce per un insieme di cause storiche che appartengono alla filosofia accademica (XX scolo) ma è fondata per la promozione di trasformazioni sociali (cambiamento condotta), ai suoi esordi si caratterizzava per due motivi: argomento che sostengono forme i ugualitarismo tra animali e umani e che affermano la necessità di mutamenti sociali su queste forme/tesi. Vengono prodotte delle tesi filosofiche che sostengono la doverosità della liberazione animale (moralmente oppressi dagli umani), si chiede di trasformare la propria condotta individuale e sociale, richieste che di presentano come concezioni etiche normative (convincere alla correttezza delle idee), in questo l’etica della liberazione è un fenomeno intellettuale e sociale inedito. Con Herny Salt e Jeremy Bentham troviamo esaltati l’ugualitarismo e la riforma sociale (autori antecedenti all’etica animale). Con Jeremy Bentham (utilitarismo) nell’Introduzione ai principi della morale e della legislazione afferma che il cuore della moralità sono il piacere e il dolore (specie umane come schiavi, più inferiori degli animali, un giorno tutti gli animali acquisiranno i loro diritti, avere delle caratteristiche fisiche diverse ma essere senzienti non vuol dire essere inferiori e non è giusto lasciare gli animali al loro destino, neonato meno razionale di un cane adulto quindi la domanda non è se posso parlare o ragionare ma soffrire). La condotta moralmente corretta consiste nella promozione della maggior utilità possibile (più piacere e meno sofferenze, considerati dal punto di vista quantitativo)  Singer sarà un protagonista autorevole dell’utilitarismo. Estensione diritto morale animale di provare piacere e dolore come conseguenza e nel testo sono esposte 3 idee che costituiscono l’etica della liberazione di Singer: 1. Affermazione capacità del provare come criterio per l’attribuzione di uno status morale; 2. Irrilevanza come criterio per riconoscimento morale e giuridico dell’appartenenza della specie (prelude l’antispecismo); 3. la questione animale non è di responsabilità individuale ma sono materia di giustizia scoiale e di diritti garantiti legalmente. Herny Salt autore di Diritti degli animali (a un secolo di distanza di Bentham a cui fa riferimento e d mezzo di inserisce la rivoluzione darwiniana) sostiene argomenti a favore di uno jus animalium (riconoscimento giuridico) e parte proprio dall’ugualitarismo (si applica sia a gli uomini che agli animali la giustizia), argomento di Salt è concentrato sull’estensione (le vite degli animali non sono prive di scopo o strumenti umani, realizzare la propria individualità vivendo la propria vita è il fine morale più alto dell’uomo e dell’animale; “Essi hanno individualità, carattere e ragione e averle vuol dire avere diritto di esercitarle”). Salt si oppone alla concezione di animali come macchine di Cartesio: in quanto individui dotati di scopi propri agli animali va riconosciuta la protezione dei diritti come quelli umani, Salt distingue il caso degli animali domestici da quelli selvatici ed esaminarli separatamente, parla di alimentazione

vista etico normativo utilitarista e rimane centrato sull’idea che la capacità essenziale per l’inclusione alla sfera morale sia la considerazione di provare piacere e dolore. Nella teoria di Singer sono gli interessi, di cui sono portatori gli individui, ad essere importanti e l’unica caratteristica che consente differenze legittime è il peso che questi interessi hanno, l’identità dell’individuo non è importante ma lo è il suo interessa a non soffrire e a rimanere in vita(antispecismo). Attenzione morale per gli essere sensienti è forma del consequenzialismo utilitarista che ritiene che la condotta morale obbligatoria sia quella che ha come risultato il maggior beneficio complessivo e quindi tutte le pratiche di relazione devono essere messe sotto un processo di critica e riforma. L’uso a scopo alimentare attuale non è giustificato perché implica la frustrazione di interessi degli animali rispetto ai benefici apportati ai consumatori. In oltre è possibile concepire casi, nella sperimentazione animale, ove il sacrificio limitato dei soggetti a scopo di ricerca è controbilanciato dai benefici ottenuti e Singer chiarisce meglio la sua posizione nell’argomento dei casi marginali che è formulato in Etica pratica: Si chiede se sia giusto salvare migliaia di vite mediante un singolo esperimento su un animale e gli anti specisti risponderebbero che è come farlo sugli orfani con gravi danni cerebrali quindi è negata la disponibilità nell’usare gli animali non umani sembra una discriminazione sulla specie, non ci sono caratteristiche moralmente rilevanti che distinguono gli animali dagli umani  eliminare la propensione del salvaguardare la propria specie porta a una riduzione degli esperimenti animali. Una lettura all’istigazione di umani disabili e sperimentazione su di essi è sempre errata! Singer vuole estendere agli animali la protezione morale garantita perfino alle persone disabili. L’argomento rimane esemplare perché in esso si manifestano i tratti del razionalismo e di teoricità che caratterizzano l’approccio di Singer ovvero le valutazioni morali sono l’esito di un processo di un ragionamento imparziale e la ragione dev’essere il centro della riflessività morale, in oltre mostra come opera una riflessività morale razionale e quali scopi persegua il lavoro teorico sull’etica, la valutazione morale deve procedere dal punto di vista dell’universo che si distacca da elementi moralmente non rilevanti (emozioni). La preferenza di sperimentare sugli animali e non su bambini disabili hanno motivi storici, biologici e personali diversi ma se si preferisce una morale razionale questi non contano, approccio differente che non ricorre a un principio per esaminare diversi contesti di relazione umana/animale. Diritti animali  un analogo monismo è espresso dal secondo fondatore dell’etica animale ovvero Tom Regan nella sua prospettiva teorica si possono osservare gli esiti di una concezione normativa razionalista. L’idea di uguaglianza è una teoria deontologica dei diritti e non ammette transazioni, è assoluta (non come in Singer). Il possesso di determinate capacità attribuisce a un individuo (si esso capace di moralità attivamente o passivamente e che sia umano o no) lo status di soggetto di vita e quindi un valore inerente -> eliminazione distinzione tra agenti e pazienti  uguaglianza (lettura testo se il valore degli agenti morali è inerente lo stesso vale per i pazienti e tutti gli animali sono uguali quindi è qualcosa o che sia ha o no si ha è categoriale, tutti hanno lo stesso valore). Conclusioni che arrivano dal “principio del rispetto” quindi gli individui non devono essere danneggiati, aiutati in caso di danno, il diritto fondamentale è quello di essere trattati con rispetto e può essere violato ma non per ottenere qualche beneficio (autodifesa). L’uguaglianza non ammette deroghe e alcune pratiche devono essere moralmente proibite come lo scopo alimentale e sperimentale. Le posizioni di Regan e Singer hanno una distanza teorica facendo così del primo l’iniziatore di una concezione Welfarista (teoria che ammette, in alcune circostanze, alcune pratiche di uso animale purché il loro benessere venga salvaguardato) e del secondo di una Abolizionista (i diritti come protezione assoluta)  entrambi sono accomunati da un monismo razionale e un ugualitarismo radicale (Singer gli interessi e Regan gli individui). L’idea di uguaglianza qualifica l’etica animale come un’etica di liberazione (abolizione pratiche che causano la prigionia, compito individuale e collettivo per una società giusta).

4. Liberare gli animali?

Animali e schiavitù  Singer e Regan partire dallo specismo elaborano teorie normative per l’inclusione degli animali e prescrivono una trasformazione radicale nelle condotte umane portata avanti dalla liberazione animale che garantisce il rispetto agli animali. In queste eriche gli animali vengono rappresentati come repressi e sfruttati ed è paragonata frequentemente alla schiavitù, entrambi umani e animali hanno il diritto a vivere liberi sono comunque utilizzati come strumenti per fini umani (idea efficace retoricamente, richiamata anche da Darwin e da Bentham)  la discussione dell’idea dello schiavismo sugli animali permetto di esaminare l’approccio dominante, monista e razionalista, dell’etica animale e introdurre un’alternativa. Nel dibattito contemporaneo l’idea del percorso di liberazione è stata data da Gary Francione.

Fondamentale è la sua argomentazione dell’inclusione degli animali nella sfera morale che si realizza solo se pone fine alla pratica di rendere gli animali degli oggetti di proprietà umana (testo animali trattati come gli oggetti inanimati, hanno prezzi di mercato, nascono da noi per essere uccisi da noi, sono venduti nei negozi, l’animale non ha dei propri interesse bensì è solo una merce). Francione traccia una linea protezionista sugli animali come proprietà e si distingue da posizione welfariste; posizione che sostengono la possibilità di riformare dall’interno le diverse modalità di utilizzo degli animali tutelandone il benessere e che hanno come obiettivo il riconoscere agli animali un rispetto morale attraverso un cambiamento dall’interno. Il fallimento di questo approccio sarebbe teorico ed empirico in quanto non afferma l’unica posizione accettabile ovvero la teoria rigida dei diritti animali; la teoria dei diritti animali di Francione si distingue da quella di Regan per l’ampiezza maggiore: Regan valore inerente e quindi diritti a soggetti con capacità cognitive complesse VS Francione essere senziente basta per godere di tutti i diritti  ampliamento status morale e conferma per l’animale di non essere fatto strumento umano, godimento del diritto come condizione preliminare e necessaria. Nelle posizioni welfariste si ammette la possibilità di continuare le attuali pratiche di uso animale auspicando che ciò conduca a una condizione diversa per gli animali; per Francione il diritto a non essere fatto oggetto è inderogabile e non può essere negato oggi per, forse, essere riconosciuto in futuro. Per un cambiamento è necessario un accumulo di riforme per agire al più presto e bisogna che queste affermino il diritto animale, la trasformazione delle relazioni deve passare per le proibizioni di alcune pratiche in modo che conducano alla sua abolizione (non miglioramenti del benessere nelle pratiche!), deve passare per divieti specifici attivi (NON GUARDA AL BENESSERE DELLE PRATICHE PE GLI ANIMALI MA SI CONCENTRA SULLE RIFORME CHE POSSONO DARE LA LIBERTÀ ALL’ANIMALE ORA). La teoria di Francione rappresenta il monismo razionalista e i termini di confronto con cui ci si deve misurare; la sua operazione teorica mira a individuare e isolare alcuni specifici elementi rilevanti (soggetto morale) ed elaborare una prospettiva teorico-normativa quindi ci si può chiedere se la mossa teorica che descrive la forma di relazioni come schiavitù sia una rappresentazione adeguata, come queste relazioni sono definite schiavitù? La schiavitù è un’istituzione umana antica e pervasiva (dalle prime pratiche di domesticazione) ed è diffusa quanto l’uso degli animali. L’abolizione della schiavitù è avvenuta negli U.S.A nel XIX secolo e oggi è proibita universalmente con leggi nazionali e internazionali, allargare il cerchio morale e applicare l’uguaglianza affermata vuol dire liberare gli animali dallo schiavismo. Nelle teorie come quella di Francione le due pratiche di schiavismo umano e uso animale sono assimilabili e sottoposti alla stessa critica morale sottolineando le somiglianze ma non sottolineano le differenze  strada alternativa: 1° modo: di sottolineare le differenze mostrando una varietà di interazioni umano/animale che vengono categorizzate come schiavitù con Francione (anche le relazioni con animali di compagnia perché selezionati per essere amichevoli e servili) scomparsa schiavismo e animali da compagnia (metodologia riduzionista), anche se sono fonte di benessere umano e per gli animali stessi! Niente è rilevante rispetto al principio di uguaglianza. Solo perché è una pratica in uso da sempre non si deve continuare a praticarla e non importa se fanno parte i un entità biologica umana (che in realtà rappresenta un vincolo perché il piacere dello stare insieme sono connaturati nel nostro percorso evolutivo e in quello dell’animale) non è pertinente come non lo è l’alimentazione: perché gli animali sono usati a scopo strumentale e il comportamento libero animale è mancante attualmente negli allevamenti industriali, non c’è affetto e sono soggetti ad abusi però anche di questa pratica bisogna mostrare le distinzioni. Mente gli umani sono utilizzati nella manodopera gli animali vengono utilizzati come cibo (e a volte come messi di trasporto che però è un sottoprodotto della domesticazione dall’Homo Sapiens), i meccanismi che hanno portato alle pratiche sono differenti: la domesticazione è frutto della coevoluzione non intenzionale mentre la schiavitù è avvenuta con le guerre e con i conflitti. Altra differenza sta nell’allevamento si animali appunto selezionai artificialmente per presentare caratteristiche che li rendono adatti a scopi umani ma non accade con lo schiavismo (schiavismo nord americano è un fatto episodico, il tentativo di selezione e allevamento di schiavi non conferma che gli animali sono trattati come schiavi ma che gli umani sono stati trattati come animali d’allevamento.  Osservazioni preliminari con una metodologia diversa da quella di Francione ma per essere in sintonia con lui sarebbe bene emendare l’argomento e di affermare l’esistenza di differenti forme di schiavismo distinguendo tra quelle umane e quelle animali, correggendo l’argomento affermando che la schiavitù si presenta in modi differenti e che il compito della riflessione filosofica è di mostrare questa varietà di ingiustizie ma si comunque incorrerebbe in una semplificazione enorme. Dal basso e dall’interno  Impoverita esperienza reale = riflessività morale (semplificazioni rapporto animali in schiavitù o guerra), efficacia retorica che mette in evidenza la sofferenza degli animali nella nostra quotidianità ma non

interspecifica appare irraggiungibile, è una conclusione buona in teoria ma non totalmente raggiungibile in pratica soprattutto se solo grazie alla scala della ragione invocata da Singer per tale motivo che l’argomento dei casi marginali non può essere trattato come vorrebbe una concezione razionalista. La mente umana manifesta resistenza all’uguaglianza tra le specie ed è parte costitutiva del nostro punto di vista morale; l’ampliamento di questo punto di vista passa attraverso una trasformazione riflessiva. L’estensione della considerazione in senso antropocentrico dovrebbe partire dalla consapevolezza che questa si muove da un punto di vista umano, ciò che è raggiungibile sono superamenti parziali di questi vincoli e il superamento va in direzione degli animali non umani attraverso la centralità dei sentimenti (simpatia e immaginazione). Sviluppare una prospettiva dal basso è una ricostruzione empirica dei meccanismi della psicologia morale mettendo in luce lo specismo come parte della psicologia umana ma anche la continuità fra esseri umani e non umani. Gli umani simpatizzano con gli animali e da qui si innesca una possibile considerazione morale degli animali, il nucleo originario dell’attenzione morale sono i sentimenti di approvazione e disapprovazione per i piaceri e sofferenze degli umani che ci sono più vicini e anche degli animali. Da questo contatto e i sentimenti che derivano sono spesso un dato (comune che ci sia un rapporto di simpatia tra umani e animali almeno una volta nella vita), gli incontri simpatetici sono una premessa per una considerazione morale. Ciò ci è esemplificato da Diamond e dalla sua idea di animale come “creatura simile” (distanza da Singer sottolineando come la possibilità di inclusione è l’esito di esperienze) (testo: Attribuire agli animali i modi di pensare tipici dell’uomo è complesso, per esempio abbiamo l’idea dell’animale come compagno di vita spingendoci per forme di carità, giustizia ed equità, la nozione di creatura è labile e anche la nozione di indipendenza può essere estesa come l’idea di rispetto dell’animale ad essere indipendente). Il riconoscimento di animali come nostri simili può essere parte dell’esperienza comune umana e fa sì che ad essi si estendano sentimenti pratiche che appartengono alla vita morale. L’opera di riflessività parte da uno scenario di molteplici esiti delle esperienze del riconoscimento nella storia dell’umanità altre etiche come quelle della cura, femministe. Famiglia di analisi accomunate da come la rilevanza degli aspetti sentimentali nella psicologia morale e critica all’universalismo razionalista. Simpatia e sentimenti sono il cuore della vita morale; il compito della riflessività morale è quello di ponderare, estendere e trasformare quei sentimenti n3lla direzione di quello che in termini humiani si caratterizza come un punto fermo, dev’essere un’attività di revisione e trasformazione del proprio carattere. L’impostazione sentimentalista qui assunta si centra sulla nozione di carattere e di virtù. L’obiettivo di un’etica sentimentalista che persegue l’analisi filosofica è quello di mostrare il modo in cui gli agenti moralmente scrupolosi possono considerare riflessivamente il proprio carattere rispetto alle relazioni con gli animali nella loro varietà. L’analisi filosofica si pone in continuità con la riflessività ordinaria umana, ambisce a introdurre elementi di trasformazione e riforma nella vita morale quotidiana ma non volendo rappresentare una discontinuità con la riflessione umana comune. Obiettivi elaborato caso per caso.

5. Gli animali come cibo

Sentimenti, simpatia e immaginazione  Si mette in discussione come viene condotto l’esame critico dell’appropriatezza morale del modo di considerare gli a animali, la critica a queste pratiche è un dato di fatto nelle nostre vite (revisione vite personali) e l’attenzione morale agli animali si a articola da distinzioni che sono già date e orientate dagli umani duplice acquisizione + direzione riflessione morale trasformativa (non ci aspettiamo spesso che l’sito di una riflessività morale sia di tipo conservativo (restrittivo), il punto di vista morale non è mai definitivamente acquisito ma è sempre messo in dubbio, la riflessività e il punto di vista morale sembrano avere una natura critica). Affermazione del carattere critico del punto di vista morale è la costatazione di una tendenza che gli esseri umani mostrano nel momento in cui delle risorse individuali sono mobilitate dentro dei contesti sociali e in presenza di condizioni di vita specifiche (società che promuovono la libertà personale; l’istruzione…), non è oggetto di constatazione normativa ma è parte di una concezione normativa. L’inclinazione alla critica e alla revisione delle convezioni e degli atteggiamenti sono caratteristiche della moralità, nessuna tesi sulla natura dell’etica è descrittiva ma al tempo stesso normativa. Quando si avanzano tesi complessive sul punto di vista morale (ricostruzione genealogia del punto di vista morale e si ambisce ad enunciazioni descrittive dove si verificano i meccanismi biologici che costruiscono la moralità) ovvero dopo un lungo processo di civilizzazione all’interno di un contesto culturale queste tesi sono un impasto normativo e descrittivo quindi il punto di vista morale ha una natura critica e riformatrice. Quindi qual’ è la metrica della riflessione morale? Ci si muove in un contesto humiano sentimentalista quindi il nucleo centrale ella moralità è nei sentimenti di approvazione e disapprovazione di ciò che è piacevole/utile a sé stesso agli altri; sentimenti messi a lavoro dall’attività

di simpatia e immaginazione. Il compito della riflessione è di esaminare a possibilità di questa inclusione per mezzo di una revisione dei sentimenti morali e di una loro estensione (gli animali inclusi nelle pratiche umano sono esclusi dal punto di vista morale), quindi la simpatia e l’immaginazione possono portare gli animali all’interno di questo punto di vista morale, inclusione che deve essere discussa caso per caso rispetto ai diversi contesti di interazione tra gli umani e gli animali (a causa dell’impostazione scelta). Riconoscimento della capacità degli animali di sperimentare emozioni simili a quelle umane è il nucleo della riflessività orale nel caso degli animali non umani. Prospettiva sentimentalista apparentemente non lontana da Singer (capacità di soffrire e provare dolore fonda il riconoscimento di uno status morale) tuttavia in questa prospettiva tale capacità è ciò che consente l’attivazione di peculiari sentimenti morali e riconoscono nella vita a animale simpatia e immaginazione quindi non si impegna nel perseguimento di un’argomentazione razionale dalla quale dedurre obblighi ni confronti degli animali. Essa è impegnata nel perfezionamento di quei sentimenti e nella formazione di tratti del carattere che ispirino una condotta inclusiva, riflessività che è innescata solo da un’esperienza di relazione diretta con gli animali (o mdi immaginazione per la lontananza di certi animali. La riflessività sentimentalista non è limitata a sentimenti come fatti emotivi crudi, i sentimenti sono ponderati e coltivati e sono implicati anche elementi cognitivi; ricerca di oggettività della riflessione morale è fondamentale se basata su una prospettiva sentimentalista (Darwin nel confutare l’idea di una separazione ontologica umani e animali mostra continuità di capacità). Nel prendere in esame i contesti di interazione con gli animali si userà una prospettiva di analisi filosofica che è un contributo all’elaborazione di un’etica animale della vita comune (interazione quotidiana che non vuol dire diretta ma che implicano il mondo animale come l’alimentazione) L’uso alimentare degli animali  Tra le prime interazioni con gli animali c’è stata l’alimentazione dibattito pubblico possibilità vegetarianismo e veganesimo. Nel passato anche gli uomini erano cibo per animali, oggi il numero degli animali uccisi da umani per divenire cibo è incomparabile agli uomini predati, sproporzione che è indice di “successo” evolutivo che dimostra quanto sia antica la pratica dell’alimentarsi attraverso gli animali (non c’è popolazione che non la pratichi), nascere come umano significa ricevere un’eredità biologica e culturale la cui presenza di cibo di origine animale è inevitabile. Discussione moralità uso alimentare degli animali deve partire da questa osservazione che ha duplice valenza: sgombra il campo dall’idea che la dieta primitiva sia naturale (se il campo metrico usato è quello “naturale” allora cibarsi di animale è raccomandabile) e priva di deviati animali (argomento da Plutarco, vegetarismo e veganesimo). Quello che è messo in discussione è tutto ciò che rappresenta nella forma della vita umana e nelle vite individuali il cibo, ci si distanzia da un trattamento che del tema fa l’etica animale standard che conferma anche in questo caso la propria tendenza alla semplificazione. Per Singer nessuna forma di produzione di cibo che implichi la sofferenza di animali senzienti è giustificata nel contesto delle società economicamente progredite, essendoci fonti alternative di cibo e facilmente accessibili, gli interessi umani non sono sufficientemente pesanti da controbilanciare la sofferenza implicata. Quindi come dal paradigma utilitarista il comportamento alimentare degli umani deve essere orientato a ottenere migliori conseguenze e a non causare sofferenze degli animali impliciti nei processi di produzione alimentare. L’errore morale di questa pratica sta nelle conseguenze nel mondo, sono solo gli effetti della nostra condotta a dare un senso alla rinuncia alla carne, se non facesse differenza non ci rinunceremmo (decade l’obbligo morale se la nostra scelta è troppo marginale ma la nostra scelta si somma a quella di molte altre persone pertanto faremo la differenza anche se non quantificando gli effetti totali), rimane comunque un buon esempio da seguire. Regan ritiene che sia moralmente proibito ogni uso di animali a scopo alimentare che violi i diritti fondamentali di esseri doti di valore inerente, le conseguenze sono irrilevanti: rinunciare a una bistecca non salva un animale ma è dovuto in quanto cibarsene violerebbe un diritto fondamentale dell’animale ucciso, alimentarsene è sempre sbagliato a meno che non sia una situazione di necessità. Tanto la rilevanza delle sofferenze degli animali quanto l’idea che l’uso strumentale degli stessi sia una violazione morale sono presenti nella riflessione de nella psicologia morale di umani che cambiano quotidianamente le proprie abitudini alimentari però nelle due teorie questi elementi vengono isolati e resi gli unici criteri per la condotta all’interno di una dimensione riflessiva depurata dalle varietà del contesto reale in cui le scelte hanno luogo. Sono l’esito di una valutazione razionale dove l’interesse per gli animali viene da una connessione più emotiva inadeguata degli approcci di Singer e di Regan e mostrare una via differente.

sperimentate da noi stessi (fonte comprensione scientifica, Darwin la continuità), c’è ancora l’idea di discontinuità tra noi e gli animali e di uno specismo VS la comprensione Darwiniana toglie elementi a sostegno di abitudini tradizionali e giustifica le ragioni per la trasformazione della condotta. Distanza e opacità sembrano rappresentare un problema in questo caso (la simpatia non indirizzabile verso un animale non identificato) ma è anche vero che la concezione sentimentalista sembra poterlo superare Il lavoro dell’immaginazione consente di rappresentarsi quali possano essere le esperienze degli animali implicati in pratiche alimentari indipendentemente dalla loro identità l’immaginazione consente questo allargamento (dalle esperienze vicine ai soggetti lontani) e ad essere rilevante è il percepire la somiglianza on le nostre emozioni ed esperienze (ma è da escludere la simpatia). L’immaginazione può ridescrivere delle disposizioni che ci portano a alimentarci nel modo tradizionale (causate dall’abitudine e incorporate acriticamente nel nostro carattere, immaginazione e simpatia possono portare una loro rilettura in termini, per esempio, di crudeltà). In questo senso le trasformazioni delle abitudini alimentari rappresenta unna forma di perfezionamento di sé perché applica un’attenzione al proprio carattere e al suo miglioramento (vegetarianismo e veganesimo). La prospettiva che considera la revisione critica delle abitudini alimentari come una forma di perfezionamento di sé un pluralismo che non è accessibile ad altre concezioni teoriche ma conduce a un esercizio riflessivo. Altre fonti significative per la condotta alimentare come quella di Carol J. Adams che ha mostrato la concettualizzazione nella nostra società della cultura gastronomica della carne incorpori elementi di maschilismo e è in continuità con le discriminazioni di genere, abbandono prodotti di origine animale vuol dire fare più attenzione allo status quo sociale di un individuo e può rappresentare una forma di attenzione per l’ambiente e le generazioni future (anche di animali). Il pluralismo di una concezione basata sul perfezionamento di sé riguarda anche gli esiti nella condotta. Per la concezione di Singer l’appropriatezza morale è data da una sola declinazione della condotta quella che minimizza del tutte le conseguenze per gli animali o che ne rispetta i diritti VS considerare il cambiamento delle abitudini alimentari come unna forma di perfezionamento di sé consente d’includere una varietà di comportamenti. La distinzione tra chi ritiene che l’alimentazione di origine animale richieda una riflessione morale e una qualche trasformazione della condotta e chi mantiene del tutto esclusa dall’attenzione morale questa area della condotta e le proprie disposizioni in merito. Il modellare l’alimentazione vegana e vegetariana su quella tradizionale non è superficiale ma l’indice di quanto profondamente quelle abitudini trasmesse determinino il nostro modo di sentire, pensare e godere il cibo. La questione può essere affrontata da un punto di vista di etica pubblica (come gli animali dovrebbero essere protetti dalla società recuperando attenzione morale dei singoli individui), auspicando una particolare attenzione al benessere animale. Il tema della macellazione dovrebbe considerare in modo più radicale la necessità di eliminare le sofferenze psichiche e fisiche degli animali destinati all’abbattimento andando oltre le pratiche di stordimento attuali (soluzione alternativa sostanze neurotrope per rendere l’animale inconsapevole).

6. La sperimentazione animale

Gli animali nella scienza  Uso degli animali nella scienza (animali impiegati a scopo alimentari sono più numerosi circa 330 milioni nel 2014 in Europa escludendo il pesce, ma è anche la pratica più antica e diffusa, contro 12 milioni per scopi sperimentali nel 2011) è il più discusso nel dibattito pubblico attuale, prima bisogna ricostruire la natura di questa pratica. Quando si parla di ricerca sugli animali si parla di ricerca scientifica che è indicata come invasiva ciò sono tuti quegli usi che non si limitano alla sola osservazione dell’animale ma prevedono la somministrazione di sostanze o interventi chirurgici ed eventualmente l’uccisione dell’animale al termine dell’esperimento (prove di tossicità), pratiche soprannominate vivisezione ma che in realtà non sono tali! Fa riferimento a procedure antiche di dissezione animali vivi e coscienti, impiego degli animali a scopo di ricerca è già antico di per sé e l’interesse intellettuale per gli animali prende forma in Grecia del Vi secolo a.C. (vivisezione e dissezione). In età moderna si gettano le basi per la pratica sperimentale che implica un nuovo uso degli animali a partire da scienziati come William Harver e Claude Bernard (la sperimentazione animale ha permesso il trapianto e l’espianto di organi e molte terapie più comuni). È frequente che l’argomento morale si intrecci con quello empirico (sperimentazione sugli animali è sbagliata + non è affidabile) ma è errato sostenere una inattendibilità della ricerca solo per alcuni fallimenti, in generale il metodo scientifico può non dare i risultati sperati ma questo non centra con gli animali; efficacia non è accettabilità morale. Sperimentazione e ricerca animale producono conoscenze teoriche e applicative (che non escludono un uso alternativo di soggetti), in alcuni settori della scienza la sperimentazione sugli animali è un fatto strutturale, una ricerca

senza animali è una ricerca con altri soggetti sperimentali ripensamento dei metodi della biologia e della medicina  focus etica collettiva. Sperimentazione e tutela degli animali  Esame delle trattazioni che hanno impostato la discussione sul tema attuale. L’utilitarismo di Singer ammette che si diano soluzioni in cui il beneficio di un certo numero di senzienti giustifica l’uso a scopo sperimentale di altri esseri senzienti, possibilità che rimane nel requisito antispecista ma si dà la possibilità di sperimentazioni moralmente accettabili. Al contrario Regan sostiene, con la teoria dei diritti, che in nessun circostanza si possa sperimentare su soggetti dotati di valore inerente e non consenzienti. In entrambi la teoria argomenta a favore di una riforma della scienza abolendo qualsiasi forma di uso invasiva sugli animali. È difficile rimanere imparziali nella declinazione dell’uguaglianza assoluta della teoria dei diritti nell’ambito di sperimentazione quando ci sono in gioco benefici umani, difficilmente la tutela assoluta sulle sperimentazioni sugli animali può apparire come una ragione difendibile per interrompere le ricerche che portano risultati su umani (praticato lo specismo), non è immaginabile l’esclusione degli animali dalla sperimentazione sotto il registro di completa uguaglianza. Il vincolo della socialità si costruisce su forme di cooperazione e reciprocità tra umani e convenzioni. Se in un modello di giustizia contrattualista le regole di giustizia e l’ordinamento sociale sono l’esito di una deliberazione razionale fra contraenti liberi, in una prospettiva convenzionalista le “virtù artificiali” della giustizia sono l’esito di processi di accumulo di convenzioni non totalmente intenzionali. In questa prospettiva la pretesa del riconoscimento di un’uguaglianza radicale fra umani è praticabile nella misura in cui è la prescrizione di un’astratta procedura deliberativa razionale; è possibile un ampliamento della sfera della giustizia, sul modello humiano-convenzionalista, per gli animali ma può avvenire solo attraverso uno stratificarsi di trasformazioni locali in contesti specifici. Nell’EU l’ambito di ricerca sugli animali è il settore di interazione nel quale alla legislazione è più avanzata. La normativa europea incorpora un modello di riforma della sperimentazione conosciuto come il metodo delle 3R: per ogni domanda scientifica la risposta può essere trovata sostituendo il modello animale (replacement), bisogna poi ridurre al minimo il numero di animali utilizzati (reduction) e in fine bisogna tutelarli da sofferenze (refinement)  ambisce a tutelare gli animali coinvolti nella sperimentazione attraverso delle alternative alla sperimentazione (replacement) e nella sperimentazione (ripensamento di protocolli di ricerca, reduction e refinement). Metodo impostazione etica conseguenzialista e utilitarista perché nei suoi obiettivi c’è il numero di animali utilizzati e migliorare le loro condizioni di benessere. La trasformazione in atto appare più consonante con il modello teorico utilitarista di Singer che con la prospettiva dei diritti. Rispetto al modello di Singer ci sono degli elementi di frizione: se la concezione utilitarista di Singer riconosce l’ammissibilità di ricerche solo dove vi sia la certezza di conseguenze positive. La revisione della sperimentazione attualmente in atto ammette margini di incertezza, accettazione è inevitabile nella misura in cui il tipo d chiarezza rispetto alle conseguenze che l’utilitarismo di Singer pretende è incompatibile con la ricerca scientifica come ha luogo nel mondo reale. Secondo elemento di frizione riguarda il mantenimento delle preferenze di specie, se l’argomento dei casi marginali si Singer ammette casi di sperimentazione moralmente giustificata dove si è disposti a condurre una ricerca del genere indifferentemente dai soggetti con le stesse capacità cognitive, l’attuale pratica della sperimentazione continua a orientarsi in modo preferenziale sui soggetti non umani. Tale parzialità è uno degli elementi sui quali ci si può aspettare un qualche tipo di cambiamento secondo il modello progressivo humiano (arrivati al riconoscimento dell’apprezzabilità morale, dall’espianto di organi da esseri umani in condizione di morte cerebrale, potrebbe essere plausibile in futuro il riconoscimento dell’accettabilità dell’uso di umani in condizione di morte cerebrale come soggetti per sperimentazioni salvaguardando le vite degli animali). Ultimo elemento di frizione riguarda la definizione delle conseguenze benefiche della sperimentazione e della ricerca che utilizzano animali. Nella prospettiva utilitarista di Singer questi effetti positivi sono individuati in incrementi del benessere e soddisfazione di interessi nel maggior numero di esseri senzienti. Le conseguenze benefiche e moralmente approvabili che possiamo aspettarci dalla sperimentazione sono identificabili in terapie efficaci e in ricadute applicative che hanno un effetto sulla qualità della vita dei senzienti  procedura teorica che semplifica eccessivamente poiché esprime una concezione discutibile della relazione tra scienza e etica secondo la quale la riflessione morale dovrebbe occuparsi di regolamentare la scienza ma appunto descrive erroneamente la scienza come un terreno discontinuo e privo di significati morali propri, impresa conoscitiva (scienza) Vs dimensione prescrittiva (riflessione). In realtà concetti come fiducia, verità e autorevolezza vivono nella comunità scientifica questo non vuol dire che sia una scienza buona e che i risultati conseguiti siano sempre apprezzabili. Non si può ridurre la dimensione morale della scienza alla quantificazione dei suoi effetti benefici in termini di interessi soddisfatti.

vuol dire acquisire una posizione antiantropocentrica (che non sottoscrive l’antispecismo) non equivale a un impegno per l’affermazione dell’uguaglianza morale interspecifica come nell’antispecismo ma implica solo una revisione del punto di vista morale delle nostre risposte e un ridimensionamento di queste. Intervenire sulla vita selvatica degli animali appare come una dissonanza con la reale collocazione degli umani sulla Terra, la definizione di rispetto è in sintonia con la comprensione darwiniana, ricostruzione genealogica della nozione di rispetto mostra connessione costante con il riconoscimento morale dell’individualità e la libertà di altri soggetti. Se collochiamo questo riconoscimento in un quadro sentimentalista si può dire che esso è l’espressione di uno specifico sentimento di approvazione per la libera espressione delle vite dei senzienti. La simpatia ci mette in connessione con la soggettività dei senzienti indipendenti Lo scenario darwiniano permette di collocare il sentimento del rispetto in una comprensione più grande del posto tra le due specie (animali all’interno rispetto perché indipendenti, animali in casa dimensione della cura e bel benessere) rispetto  prima indicazione per la condotta personale e social: richiesta di rispettare la libertà degli animali selvatici e lasciare che le loro esigenze facciano il loro corso, indicazione che deve essere messa alla prova articolata in diversi casi. Pratiche incompatibili con l’espressione del sentimento di rispetto ovvero 1. la caccia sportiva e 2. il circo 1. Se è “sportiva” non risponde a nessuna esigenza umana di sussistenza non è fondamentale per cibarsi quindi non ha una dimensione identitaria e ci sono degli elementi criticabili moralmente come trovare piacere nel causare la morte gratuita ad esseri senzienti e non è leale (sproporzione mezzi e non c’è il patto libero da entrambe le parti), lo stesso vale per la corrida. 2. Attività che non soddisfa bisogni primari umani e non esprime beni meritevoli di considerazione, debole tradizione di collocazione e non favorisce tratti del carattere apprezzabili infatti limita la libertà di animali selvatici costringendoli a comportarsi in modo strano, confinandoli in condizioni inadeguate (abuso e crudeltà)  somiglianza plausibile tra schiavitù umana e animale perché privare gli animali selvatici della libertà e della possibilità di vivere con le proprie necessità biologiche per intrattenimento umano è una riduzione alla schiavitù (in oltre gli animali cercano di sottrarsi a queste pratiche con atti di ribellione o evasione). La conservazione della vita selvatica  Si raccomanda la non interferenza, il rispetto per gli animali selvatici non è un valore assoluto (soccorrere un animale in difficoltà istintivamente interferendo con il predatore)  eventualità della metrica del rispetto che possa richiedere qualche intervento umano come quello della conservazione delle specie (condotta sociale), si intrecciano l’etica animale e quella ambientale. A volte ci sono delle frizioni tra l’etica animale e il pensiero ambientalista, in particolare John B. Callicott, esponente di etica ambientale, ci racconta di come l’attenzione per l’ambiente implica una prospettiva olistica perché si indirizza verso unità composite (ecosistemi e specie) VS l’etica animale rappresenta una prospettiva individualista, preferenza sugli individui è definita da Regan come un fascismo individualista. La nozione di rispetto è individualista (parte di una concezione sentimentalista in cui la simpatia è indirizzata solo a individui senzienti), ma prende anche in considerazione le esigenze di tipo olistico. Tema della conservazione molto discusso per via degli effetti della condotta umana sulle altre specie viventi (inquinamento, estinzione) qui sorgono richieste di politiche di conservazione e di revisione e delle condotte. Osservazione contesto filosofico dallo scenario naturalistico darwiniano: nell’accezione comune pratiche di conservazione = salvare vite individuali in pericolo, proteggono l’idea di natura per così com’è tutelandola delle azioni distruttive umane, non si può chiarie un assetto della natura in modo definitivo (sradicamento finalismo nella trasformazione di vita), essere viventi sono contingenti. A caratterizzare la comprensione darwiniana della vita è l’assenza di finalismo e la costante trasformazione delle specie; se la conservazione non è finalistica forse consiste nella protezione dei meccanismi di trasmissione e modificazione dei viventi come vengono descritti nella teoria dell’evoluzione. Quindi la conservazione dovrebbe essere una non interferenza che consenta alla natura di fare il suo corso. Ridefinire questi termini di conservazione implicherebbe accettare l’idea che le specie scompaiono ma è proprio ciò che le politiche di conservazione vogliono evitare! Corto circuito ciò potrebbe appellare l’estinzione per cause esterne e cause umane altri problemi (empiricamente non possiamo benissimo distinguere le due cause e carattere teorico ovvero la distinzione tra le due cause ripropone la separazione tra ambito umano e artificiale che sarebbe dominio dell’uomo), non possiamo distinguere le azioni e le condotte umane come ontologicamente differenti rispetto ad altre cause (fabbriche frutto dell’evoluzione come le dighe dei castori). Osservazioni che mirano al ripensamento della nozione di conservazione, comprensione naturalistica che abbandona l’antropocentrismo per l’inclusione degli animali selvatici a livello morale con il rispetto ma ciò non implica una prospettiva morale non umana. È una decisone umana conservare alcuni animali ed ecosistemi. Compito della riflessione ordinaria morale è di portare alla luce il punto di vista umano che accompagna le considerazioni morali

antiantropocentriche e sottoporlo a una critica revisione. Interventi per riequilibrare alcuni ecosistemi è da porre sotto analisi (rimuovere razze aliene in territori che minacciano le specie autoctone). Oggetto di protezione non sono i meccanismi naturali ma l’interesse umano nel preservare determinate specie ed ecosistemi (ritenuti tradizionali o particolari), anche qui un approccio caso per caso è il più adeguato ma a livello generale bisogna osservare che situazioni come queste mettono in evidenza interessi umani nelle politiche di conservazione e non implicano sempre conseguenze migliori per gli animali coinvolti.