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riassunto "Mafie del Nord", Sintesi del corso di Sociologia criminale

riassunto completo e dettagliato del libro "Mafie del Nord"

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021

In vendita dal 22/11/2021

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laura1234-11 🇮🇹

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MAFIE DEL NORD: strategie criminali e contesti locali
-R. Sciarrone
Le mafie, il Nord e l’area grigia
AREA GRIGIA: spazio di azione e campo organizzativo rilevante per lo sviluppo e la riproduzione di peculiari
“aggregazioni” criminali. È dal funzionamento degli assetti istituzionali e dei processi di regolazione tra
economia e politica che prende forma l’area grigia. Essa è il fattore che più di altri mette in luce i
meccanismi e le dinamiche che sono alla base dei processi di riproduzione delle mafie, e della loro
espansione nel Centro e Nord Italia.
In molti casi l’area grigia non è generata dai mafiosi, ma essi la trovano già predisposta e funzionante. Vi
apportano quindi loro specifiche risorse e competenze, allargando così lo spettro delle sue potenzialità e
opportunità.
Il capitale sociale delle mafie. Una ricerca nelle regioni del Centro e Nord Italia
Il fenomeno mafioso si è sviluppato storicamente in aree circoscritte del Mezzogiorno:
- Sicilia occidentaleCosa nostra
- Calabria meridionale’ndrangheta
- NapoletanoCamorra
Sin dall’inizio, i gruppi criminali più strutturati rivelano la capacità di impegnarsi in attività sovralocali e
anche in traffici di lunga distanza. I processi di vera e propria espansione territoriale, a parte il caso
emblematico di Cosa nostra americana, si verificano soprattutto a partire dal 2° dopoguerra.
Le organizzazioni mafiose ricavano dall’area grigia le risorse di capitale sociale necessarie per estendere le
proprie reti e ottenere sostegno e legittimazione.
Combinando legami forti, che assicurano lealtà e senso di appartenenza, con legami deboli, vale a dire
laschi, flessibili e aperti verso soggetti esterni all’organizzazione, i mafiosi possono contare su un ampio ed
eterogeneo serbatoio di risorse relazionali, grazie al quale sono in grado di riprodurre la loro rete criminale
nei contesti di radicamento originario e di estenderla in nuovi territori.
L’espansione può realizzarsi per via imprenditoriale (Camorra), seguendo la logica degli affari, oppure per
via organizzativa (‘ndrangheta), seguendo la logica dell’appartenenza. Sono questi due tipi di mafia ad
essere maggiormente presenti nelle aree non tradizionali.
Con la fine del tradizionale modello di integrazione tra economia e società, nella nuova fase della
competizione internazionale sono venuti meno anche i fattori che assicuravano “protezione”. Si è così
generata una domanda di questo bene che, in alcuni ambiti economici e sociali, i mafiosi hanno cercato di
esaudire. L’offerta dei loro servizi ha trovato acquirenti disponibili. È il caso delle imprese più colpite dalla
crisi e più a rischio di sopravvivenza, soprattutto quelle di dimensioni ridotte e maggiormente esposte alla
concorrenza, o attive in settori che hanno accusato di più i contraccolpi della recessione, come ad esempio
nella filiera dell’edilizia.
La situazione rilevata nella sfera economica trova una sua corrispondenza in quella politica, dove si assiste
alla pervasività crescente del denaro, che finisce per mutare nella sostanza il meccanismo stesso della
rappresentanza, le sue logiche e i suoi codici. I mafiosi trovano così spazio nei processi di finanziarizzazione
dei circuiti del sostegno elettorale, come rilevano i casi di scambio politico-mafioso emersi in diverse
regioni del Centro e del Nord-Italia.
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MAFIE DEL NORD: strategie criminali e contesti locali

- R. Sciarrone

Le mafie, il Nord e l’area grigia AREA GRIGIA: spazio di azione e campo organizzativo rilevante per lo sviluppo e la riproduzione di peculiari “aggregazioni” criminali. È dal funzionamento degli assetti istituzionali e dei processi di regolazione tra economia e politica che prende forma l’area grigia. Essa è il fattore che più di altri mette in luce i meccanismi e le dinamiche che sono alla base dei processi di riproduzione delle mafie, e della loro espansione nel Centro e Nord Italia. In molti casi l’area grigia non è generata dai mafiosi, ma essi la trovano già predisposta e funzionante. Vi apportano quindi loro specifiche risorse e competenze, allargando così lo spettro delle sue potenzialità e opportunità. Il capitale sociale delle mafie. Una ricerca nelle regioni del Centro e Nord Italia Il fenomeno mafioso si è sviluppato storicamente in aree circoscritte del Mezzogiorno:

  • Sicilia occidentale→Cosa nostra
  • Calabria meridionale→’ndrangheta
  • Napoletano→Camorra Sin dall’inizio, i gruppi criminali più strutturati rivelano la capacità di impegnarsi in attività sovralocali e anche in traffici di lunga distanza. I processi di vera e propria espansione territoriale, a parte il caso emblematico di Cosa nostra americana, si verificano soprattutto a partire dal 2° dopoguerra. Le organizzazioni mafiose ricavano dall’area grigia le risorse di c apitale sociale necessarie per estendere le proprie reti e ottenere sostegno e legittimazione. Combinando legami forti, c he assicurano lealtà e senso di appartenenza, con legami deboli , vale a dire laschi, flessibili e aperti verso soggetti esterni all’organizzazione, i mafiosi possono contare su un ampio ed eterogeneo serbatoio di risorse relazionali, grazie al quale sono in grado di riprodurre la loro rete criminale nei contesti di radicamento originario e di estenderla in nuovi territori. L’espansione può realizzarsi per via imprenditoriale (Camorra), seguendo la logica degli affari, oppure per via organizzativa (‘ndrangheta), seguendo la logica dell’appartenenza. Sono questi due tipi di mafia ad essere maggiormente presenti nelle aree non tradizionali. Con la fine del tradizionale modello di integrazione tra economia e società, nella nuova fase della competizione internazionale sono venuti meno anche i fattori che assicuravano “protezione”. Si è così generata una domanda di questo bene che, in alcuni ambiti economici e sociali, i mafiosi hanno cercato di esaudire. L’offerta dei loro servizi ha trovato acquirenti disponibili. È il caso delle imprese più colpite dalla crisi e più a rischio di sopravvivenza, soprattutto quelle di dimensioni ridotte e maggiormente esposte alla concorrenza, o attive in settori che hanno accusato di più i contraccolpi della recessione, come ad esempio nella filiera dell’edilizia. La situazione rilevata nella sfera economica trova una sua corrispondenza in quella politica, dove si assiste alla pervasività crescente del denaro, che finisce per mutare nella sostanza il meccanismo stesso della rappresentanza, le sue logiche e i suoi codici. I mafiosi trovano così spazio nei processi di finanziarizzazione dei circuiti del sostegno elettorale, come rilevano i casi di scambio politico-mafioso emersi in diverse regioni del Centro e del Nord-Italia.

1.Tra Sud e Nord. Le mafie nelle aree non tradizionali Contagio, invasione, trapianto Circa la presenza delle mafie nelle regioni del Centro-nord si ravvisano due opposte tendenze e due relativi modelli interpretativi:

  • Minimizzazione : il fenomeno mafioso incontra seri ostacoli a espandersi al di fuori delle aree di genesi storica;
  • Allarmismo: si diffonde con relativa facilità in territori nuovi. Altre tesi: contagio, invasione, conquista →hanno tutte in comune il fatto che la diffusione mafiosa è rappresentata come un’aggressione che proviene dall’esterno nei confronti di un’area che la subisce e ne è vittima, in quanto caratterizzata dall’assenza di efficaci anticorpi o dall’incapacità di valutarne il pericolo e di contrastarlo. Ricorrendo al linguaggio delle scienze sociali, potremmo dire che in gran parte delle interpretazioni correnti la mafia è considerata sempre una variabile indipendente, cosicché si corre il rischio di proporre spiegazioni tautologiche (l’obiettivo è spiegare la mafia, ma alla fine si ritiene che sia la mafia a spiegare tutto). Si tratta di un vizio di fondo: considerare la mafia prevalentemente come un explanans , una variabile in grado di spiegare qualche altro fenomeno, piuttosto che un explanandum di cui analizzare logiche e meccanismi specifici. Diffusione tra reti sociali, contesti e strategie

Elevati livelli di opacità nel funzionamento delle istituzioni, insieme a orientamenti particolaristici nella gestione delle risorse pubbliche, costituiscono ingredienti indispensabili per sviluppare relazioni di collusione e complicità, ovvero per strutturare quell’area grigia che rappresenta il principale punto di forza delle organizzazioni mafiose. Soggiorno obbligato: trasferimento imposto da una decisione dell’autorità giudiziaria. Il trasferimento è indotto, ma il luogo di arrivo non lo è sempre. Infatti spesso viene selezionato e scelto sulla base delle reti sociali. Dunque, il soggiorno obbligato non può essere considerato una causa determinante dei processi di espansione mafiosa, al più esso può essere stato un fattore che in combinazione con altri ha potuto creare condizioni favorevoli per il loro sviluppo e il loro consolidamento. Spesso l’espansione territoriale è la conseguenza di una strategia economica, innanzitutto quando i mafiosi cercano di allargare il loro raggio di azione nel campo dei traffici illeciti (stupefacenti, anni ’70 sequestri di persona), che per alcuni gruppi criminali hanno svolto una vera e propria funzione di accumulazione originaria di capitali, successivamente investiti in altre attività. →espansione per via imprenditoriale È molto frequente che lo spostamento verso altre zone apra opportunità di carriera a soggetti che occupano una posizione defilata o di livello inferiore nei ranghi dell’organizzazione criminale. Nelle aree non tradizionali può essere infatti relativamente più facile acquisire uno status più elevato all’interno del gruppo criminale di appartenenza. Fattori intenzionali e non intenzionali si intrecciano a vicenda: la loro combinazione avviene grazie alle risorse e competenze di cui dispongono i mafiosi.

Discontinuità, ambivalenze e logiche di azione È importante cogliere linee di continuità e di discontinuità su diversi piani: a livello temporale (dimensione storica); a livello spaziale (dimensione geografica e territoriale); a livello organizzativo e funzionale (configurazione dei reticoli mafiosi e dei campi di attività). Livelli di azione e di organizzazione dei gruppi mafiosi Livelli di azione Attori Principio di regolazione di relazioni e transazioni Tipo di legami Logica di azione prevalente Espansione Individuale Singoli mafiosi Mercato Personali Affari Economica Di gruppo Famiglia o cartello di affari Clan Personali Affari Economica Organizzativo Gruppo formalizzato, cosca, impresa mafiosa Gerarchia Organizzativi Affari e appartenenza Economica e organizzativa Inter- organizzativo Confederazione, organismo sovraordinato Associazione Organizzativi Appartenenza Organizzativa Nei casi concreti possono coesistere e combinarsi insieme diversi livelli di azione e di organizzazione. I processi di espansione territoriale possono riguardare individui, gruppi od organizzazioni e possono avvenire →per via economica: logica degli affari. Più agevole nelle aree non tradizionali →per via organizzativa: logica dell’appartenenza. Questa è la via che più si realizza in aree contigue a quelle tradizionali, dove le organizzazioni mafiose si difendono attraverso un’estensione dei confini originari, ma può avvenire anche in aree distanti quando esse riescono a instaurare una qualche forma di regolazione e controllo – attraverso l’offerta di protezione – in contesti territoriali circoscritti oppure in specifici settori di attività legali o illegali. Se nel territorio di nuova espansione sono attivi altri gruppi criminali, l’organizzazione mafiosa può avere il problema di trovare o farsi “spazio”, optando per una strategia di aggressione violenta oppure per la ricerca di un accordo più o meno pacifico.

Fattori di contesto Il territorio è uno degli attori in campo nei processi di espansione mafiosa, che contribuisce a definire il sistema di vincoli e opportunità con cui gli attori criminali devono confrontarsi e, al contempo, che da questi è influenzato. Un aspetto rilevante è relativo alle condizioni economiche e produttive dei territori. A tal proposito è utile indagare la relazione tra alcuni indicatori di fonte istituzionale associati alle dimensioni dello sviluppo, del dinamismo e della struttura produttiva, da un lato, e gli indici di presenza mafiosa, dall’altro. I tre indicatori della dimensione dello sviluppo economico sono: Pil pro capite, reddito disponibile pro capite e tasso di occupazione totale. Notiamo che la densità mafiosa appare più consistente laddove vi sono condizioni meno favorevoli di sviluppo economico, specialmente per quanto riguarda le aree non tradizionali. Questo conferma che la mafia non si concentra necessariamente nelle province centro-settentrionali più ricche in termini assolute. Dimensione del dinamismo economico: approfondita in relazione all’evoluzione imprenditoriale dei territori e al rapporto tra mercati locali ed esteri. Tre indicatori:

  • Tasso di nati-mortalità delle imprese, dato dal saldo tra cancellazioni e nuove iscrizioni nei registri delle Camere di commercio, industria, artigianato, agricoltura;
  • Tasso di apertura dei mercati, che indica il rapporto fra transazioni con l’estero, in entrata e in uscita, e valore aggiunto;
  • Tasso di propensione alle esportazioni, che esprime lo stesso rapporto concentrandosi però solo sui flussi in uscita. I dati mostrano che i territori in cui vi è una maggiore esposizione ai mercati internazionali sono meno interessati da presenze mafiose di tipo strutturato. Questa tendenza è confermata per le aree che costituiscono un possibile bacino di espansione delle mafie, mentre non è significativa per i territori di radicamento originario. I mercati con una forte proiezione verso l’estero sono sistemi complessi, a cui non è facile accedere in assenza di competenze elevate. Inoltre, essi risultano meno influenzati dai processi di regolazione locale, all’interno dei quali i gruppi mafiosi sono abili a inserirsi e operare. D’altra parte, le inchieste giudiziarie e studi di caso rivelano che anche le aree caratterizzate da economie fortemente orientate all’export non sono immuni dal rischio di infiltrazioni mafiose. Infatti vi sono organizzazioni mafiose attive in zone della Lombardia (Brianza), del Piemonte (Canavese), e della Toscana (Prato), ma anche dell’Emilia-Romagna e del Veneto. Anche in questi contesti i mafiosi riescono a trovare spazio nei segmenti più bassi e tradizionali dei sistemi produttivi locali. Nelle province non tradizionali emerge una relazione positiva tra nati-mortalità delle imprese e densità mafiosa. In queste aree la presenza di criminalità organizzata di tipo strutturato è associata a una certa vivacità imprenditoriale, a un tessuto economico capace di creare opportunità che gli attori mafiosi sono poi in grado di cogliere. Essendo il fattore delle costruzioni estremamente rilevante per la mafia nelle aree tradizionali, è stato costruito un indicatore capace di esprimere l’entità delle opere di edilizia civile e industriale svolte nei diversi territori. A questo scopo, sono stati usati i dati Istat relativi ai permessi per costruire concessi dai comuni. Pur non essendoci un’associazione significativa dell’indicatore ottenuto né con l’indice di P.S. né con quello di E.S., esso fornisce un quadro territoriale interessante da un punto di vista descrittivo. Sia nel 2016 che nel 2011, le tre province maggiormente interessate dalle attività edili sono Monza e Brianza, Milano e Napoli.

Sono interessanti i reati associati al cosiddetto ciclo del cemento , che comprende tutte le fasi che vanno dall’escavazione del materiale per la produzione del calcestruzzo fino all’eventuale costruzione di immobili abusivi e infiltrazione in appalti pubblici. Il rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente approfondisce questo aspetto stilando una classifica delle regioni in cui si osserva il maggior numero di irregolarità (Campania, Calabria, Puglia, Lazio, Lombardia, Toscana). Tra le province specificamente interessate al fenomeno nelle aree del Centro-nord ci sono Perugia e Trento. A ttributi dei territori che possono in ipotesi favorire l’insediamento mafioso e/o le sue possibilità di successo nel tempo:

  • ampiezza demografica comunale: città medie →possibilità di controllare il territorio e di esercitare un’influenza diretta o indiretta sulla P.A. e sulla politica locale, in contesti in cui i livelli di allerta nei confronti della penetrazione mafiosa tendono a essere contenuti. Allo stesso tempo i centri medi offrono maggiori opportunità per l’esercizio di attività lecite o formalmente lecite. È a questo livello comunale che l’influenza della regolazione pubblica sugli interessi privati può assumere proporzioni estremamente rilevanti pur collocandosi in una dimensione locale, all’interno della quale gli attori mafiosi possono agire per condizionare i processi decisionali.
  • dimensione dell’illegalità diffusa di tipo economico-amministrativo: P.A., economia sommersa, evasione fiscale;
  • corruzione. Due fattori frequentemente considerati cruciali per l’espansione mafiosa in aree non tradizionali: i flussi migratori provenienti da zone in cui vi è un’alta densità di criminalità organizzata e il trasferimento forzato in comuni del Centro-nord di boss mafiosi, mediante l’istituto del soggiorno obbligato. →i mafiosi nelle aree di nuova espansione, più che fare affidamento su presunte “comunità naturali”, tendono a costituire “comunità artificiali”, vale a dire costruite intenzionalmente attraverso reti di relazioni e di significati basate sulla riscoperta o la reinvenzione di una specifica tradizione culturale di matrice criminale, con l’intento di produrre o rafforzare legami di identificazione e di lealtà. →il soggiorno obbligato risulta significativo solo in alcune aree e in determinate circostanze, in combinazione con altri fattori sia di contesto sia di agenzia. Fattori di agenzia I mercati illegali attualmente appaiono più destrutturati e subiscono anch’essi gli effetti dei processi di globalizzazione. Ne consegue che gli affari illeciti sono più difficili da condurre a livello centralizzato oppure attraverso la costituzione di grandi cartelli. Al tempo stesso si rileva una maggiore concorrenza di altri gruppi criminali, ma anche una maggiore efficacia dell’azione repressiva. Per fare fronte a queste difficoltà, e soprattutto per rendersi meno vulnerabili alle indagini dell’autorità giudiziaria, alcuni gruppi criminali hanno cercato di accrescere le relazioni inter-organizzative e di creare forme di integrazione di attività economiche condotte in settori o territori specifici. Attualmente, sul versante dei mercati legali continuano a essere privilegiati i settori in cui i mafiosi hanno tradizionalmente più competenze: edilizia e appalti, smaltimento rifiuti, sanità privata, esercizi commerciali (in particolare, bar, ristoranti, alberghi, discoteche e locali notturni, concessionarie automobilistiche, distributori di carburante), compravendita di immobili, trasporti e logistica, cooperative di servizi, agenzie di sicurezza, sale giochi e scommesse. Sia nei contesti di origine sia nelle aree non tradizionali mafia e antimafia vanno analizzate insieme: infatti, la forza delle organizzazioni mafiose e la loro capacità di espansione dipendono in buona parte anche dalla qualità dell’antimafia, intesa nel suo insieme, non solo a livello investigativo e giudiziario, ma anche con riferimento alla sfera politica, a quella economica ed a quella della società civile.

I fattori di attrazione per il reinvestimento sono evidenti anche per quanto riguarda il litorale: il porto di Civitavecchia e l’aeroporto di Fiumicino sono snodi per diversi traffici illeciti. A questo si accompagna un forte sviluppo urbanistico dovuto all’insediamento relativamente recente di nuclei familiari provenienti da regioni limitrofe e dalla periferia romana, in cerca di abitazioni a prezzi di mercato più accessibili. In questa porzione di territorio insiste l’unico comune laziale sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2005 (Nettuno), poi sede – assieme alla vicina Anzio – dell’omonima “Locale di Anzio e Nettuno”. Il caso più eclatante riguarda lo scioglimento, nel 2015, del X Municipio di Roma, ossia Ostia. Storico territorio della Banda della Magliana, in tempi recenti Ostia presenta una realtà criminale complessa, con gruppi tradizionali – i Triassi, proiezione, in territorio laziale, della famiglia mafiosa agrigentina Cuntrera-Caruana – e famiglie autoctone a cui è stato contestato il reato di associazione mafiosa. Nel basso Lazio i gruppi criminali hanno un rapporto molto stretto con i gruppi campani, la cui contiguità territoriale ha giocato un ruolo di grande rilievo. È molto forte la penetrazione dei clan camorristici. L’area del basso Lazio individuata considera le porzioni meridionali delle province di Frosinone e di Latina e può essere distinta in due sub-arre caratterizzate, a partire dal secondo dopoguerra, da processi di sviluppo diversificati cui si collegano tratti peculiari degli insediamenti cui si collegano tratti peculiari degli insediamenti mafiosi:

  • entroterra (Cassino e i comuni limitrofi siti lungo l’Autostrada A1): area cresciuta principalmente attorno al polo industriale della Fiat Auto, che genera un fiorente indotto sfruttando anche la strategica collocazione geografica quale territorio obbligato di transizione lungo la dorsale Sud-Nord. Qui, dal dopoguerra e fino agli anni ’90, assume un ruolo preponderante la Cassa del Mezzogiorno secondo un modello di sviluppo industriale basato sui finanziamenti governativi a forte controllo politico. In quest’area la presenza della criminalità organizzata resta sottotraccia fino a tempi recenti. Entra parzialmente nel settore privato attraverso il riciclaggio e il reinvestimento, ma mantiene un profilo basso dal punto di vista del controllo del territorio e dei mercati, con rari episodi di violenza esplicita. Solo in una seconda fase, coincidente con la crisi dell’industria fordista, si attesta sul ciclo edilizio e degli appalti pubblici per le infrastrutture.
  • litorale compreso tra il Circeo e la foce del Garigliano, limite naturale tra Lazio e Campania: qui l’economia si concentra sull’industria agroalimentare, sui mercati ortofrutticolo e ittico, sul turismo balneare e sul commercio via mare attraverso i porti di Gaeta e di Formia, favoriti da importanti snodi per l’intermodalità (ferrovie e assi viari di raccordo con le aree metropolitane di Roma e Napoli). Soprattutto a partire dagli anni ’70 quest’area vive una crescita relativa di notevole entità, secondo un modello di piccola impresa turistica e terziaria. Proprio qui, oltre alle occasioni di reinvestimento dei profitti illeciti nei settori dell’edilizia, della ristorazione, degli stabilimenti balneari e dei locali notturni, i clan realizzano anche attività di tipo predatorio. Inoltre, nonostante la prossimità ad un’area di forte densità criminale, la presenza mafiosa nel basso Lazio acquista nel corso del tempo caratteristiche proprie, diverse dal territorio di origine dei clan che vi si insediano.

In parte questo è ascrivibile alla pluralità dei gruppi criminali presenti sul territorio, che richiede meccanismi specifici e contestualizzati di regolazione; in parte è dovuto alla stessa fluidità di forme, con spiccata connotazione imprenditoriale, che tradizionalmente caratterizza i gruppi della costellazione camorristica. Le due aree del basso Lazio tendono di recente a convergere verso una medesima configurazione economico-criminale, basata su reti di cointeressenze tra P.A., politica locale, impresa e gruppi di criminalità organizzata in senso proprio. Alla luce di questo processo di mutamento si perdono via via i caratteri predatori originari, e i soggetti e le attività economiche tendono a ricoprire piena titolarità nei mercati legali. Fino ad acquisire, secondo un processo di “ibridazione”, una connotazione ben distinta dalla tradizionale matrice mafiosa, più vicina a configurazioni di impresa politico-criminale, che le stesse fattispecie di reato previste dalla normativa antimafia faticano a inquadrare. Sembra registrarsi una sostanziale continuità storica tra le forme del crimine organizzato rurale, consolidatesi attorno al brigantaggio, e il successivo radicarsi della camorra dei Mazzoni, anch’essa organizzata attorno alla proprietà terriera, con “guardianie campestri” collegate ai proprietari o ai minorenti (=gestore del fondo o difesa, noleggiato da un affittuario che a sua volta lo ha in prestito dal proprietario vero e proprio, che spesso dimora distante dai propri averi, a Roma o a Napoli) delle grandi difese nel territorio che si estende tra il limite nord dell’Agro aversano e la Ciociara. La camorra dei Mazzoni è autonoma dalla delinquenza napoletana; autonomia sancita da accordi interni alla camorra, quando nel 1899 l’aversano Vincenzo Serra viene riconosciuto a capo della Terra di lavoro. La forza dei Mazzoni è riscontrabile anche nei solidi rapporti intessuti con la classe politica già a cavallo del

La camorra dei Mazzoni torna all’attenzione nazionale negli anni ’20. Fino al 1926 i Mazzoni trattengono legami con i podestà e i segretari del Partito fascista e proseguono nelle loro attività criminali. Tuttavia, nel biennio 1926-27 Mussolini dispone una violenta repressione: la provincia di Terra di lavoro viene abolita. In concomitanza vengono fatti interventi di ridefinizione dei confini amministrativi e di riassetto del territorio. Fino al 1927 la Terra di lavoro include anche i comuni attualmente in provincia di Latina tra i quali Fondi, Formia, Gaeta, Minturno e Sperlonga. Nel 1927, con l’obiettivo di reprimere la criminalità locale, il regime fascista aggrega questi comuni alla provincia di Roma; i restanti territori a sud del Garigliano confluiscono nella provincia di Napoli. La bonifica integrale di epoca fascista – 1931 - 37 – rappresenta il principale punto di svolta della geografia socio-economica dell’Agro pontino: una vasta area agricola è resa disponibile per nuove colture, alla cui cura sono coinvolti migliaia di coloni provenienti dal Nord attraverso l’Opera nazionale combattenti. Nel 1934 viene istituita la provincia di Latina, che prende forma attorno alle nuove agro-town. Nel 1945 viene istituita di nuovo la provincia di Caserta, che si estende fino al Garigliano, tra Napoli e Latina. Questi frequenti cambiamenti dei confini amministrativi testimoniano un difficile adattamento dei dispositivi statali alle vicende storiche concrete dei territori. Dal 1944 comincia il fenomeno delle occupazioni delle terre. Nei mutamenti dell’Agro pontino tra gli anni ’30 e ’50 del 900 è possibile scorgere alcuni tratti analoghi ai territori della provincia di Caserta. Anche quest’ultima è caratterizzata fino al 2° dopoguerra da una tradizione di economia rurale povera, basata sul latifondo e sul pascolo di bufali.

Moccia), di ‘ndrangheta (i Tripodo e i Gallace), quindi i clan casertani prima federati quali i Lubrano di Pignartaro Maggiore, gli Esposito di Sessa Aurunca e i Venosa, cui si affiancano i clan già attivi nel basso Lazio prima dell’espansione casalese (i La Torre e i Mendico-Riccardi) e gli stessi Bardellino a Formia. Una siffatta compresenza comporta una gestione plurale dello spazio criminale che presenta elementi di interesse e di originalità de tutto peculiari. Per individuare gli equilibri in questo spazio plurale, ci si può riferire a un continuum contrassegnato da due logiche di espansione: attraverso il potere (logica dell’appartenenza); per via economica (logica degli affari – legali o illegali). Tra i due estremi si registrano molteplici fattispecie intermedie. AFFILIAZIONE: Fino alla metà degli anni ’90 i clan casalesi riescono a controllare il basso Lazio per estendere le attività estorsive, ivi comprese le forme di tassazione delle attività illecite svolte sul territorio (prevalentemente droga, usura e prostituzione). In questa fase l’espansione casalese improntata alla logica dell’appartenenza sembra condurre a una regolazione criminale fortemente centralizzata, in cui i gruppi già operanti in loco vengono affiliati o assoggettati anche tramite azioni intimidatorie e violente. 2° fattispecie: CONFLITTO, cui segue un assetto di subordinazione degli altri gruppi Nel decennio 1996-2006, allorché i Casalesi operano un vasto sforzo di reinvestimento e riciclaggio degli introiti accumulati privilegiando logiche economiche, gli elementi di regolazione tendono a farsi meno rigidi e più intricati. Analiticamente possiamo individuare un continuum compreso tra un modello accentrato e uno plurale, che evidenzia una progressiva “decentralizzazione della governance criminale”. Man mano che si procede verso una logica degli affari, unitamente al crescere della reputazione dei gruppi criminali e all’aumento della numerosità, la regolazione tende a farsi modulare, talvolta cooperativa e in ogni caso solo raramente conflittuale. Pur nella massima integrazione – come si rileva nel mercato delle auto – , non si ha mai tuttavia un’entità univoca, come si lascia spesso intendere – per le aree non tradizionali – quando si ricorre al concetto di “quinta mafia” per indicare un fenomeno mafioso “da contaminazione” che ricomprenderebbe tutti i gruppi, tradizionali e autoctoni. Processi di espansione e forme di insediamento Processi di espansione e forme di mobilità prevalenti →è possibile distinguere fattori non intenzionali e fattori intenzionali. Partendo dai primi, il basso Lazio mostra una casistica molto variegata di presenze criminali trasferitesi a seguito della repressione giudiziaria, di sconfitte subite o di esili forzati.

Va sottolineato che in molti casi la mobilità, pur connessa a fattori non intenzionali, avviene sulla base di precise strategie, traducendosi talvolta in insediamento più o meno stabile. Se si guarda all’espansione connessa a fattori intenzionali, l’elemento della stabilità dell’insediamento dei gruppi nel territorio di arrivo appare più sistematico. Per quanto riguarda le presenze criminali nel basso Lazio, oltre al versante interno, vi sono anche alcuni elementi di contesto esogeni rispetto alle dinamiche del mondo criminale e capaci di influenzare i clan nelle loro strategie espansive e di localizzazione: le traiettorie storiche che hanno segnato lo sviluppo socio- economico dell’area; l’emergere di settori legali di particolare interesse per il reinvestimento (ad es. l’edilizia, Mof, commercio di automobili); la presenza di appalti per grandi infrastrutture; il peso dell’azione giudiziaria in Campania tra i fattori di spinta verso il basso Lazio. Inoltre vi sono alcune forme specifiche di insediamento consolidatesi attorno all’area grigia, che sfruttano disponibilità ai diversi livelli (istituzioni, politica, burocrazia, impresa). Regolazione politica: nel basso Lazio emerge un arroccamento del ceto politico, forte di un consenso elettorale stabile e rivolto alle forze di centro-destra. Dal dopoguerra agli anni ’70 l’ala andreottina della Dc si impone con alcune figure di spicco, calate dall’alto della politica romana, attorno alla gestione del flusso di risorse pubbliche garantito dalla Cassa del Mezzogiorno. Si crea così uno zoccolo duro e fidelizzato che si consolida negli anni ’80 attorno alla coalizione di pentapartito e che poi resiste all’implosione del ceto politico a cavallo tra la 1° e la 2° Repubblica premiando le forze di centro-destra. Si riscontra una continuità di relazioni politiche e fattori di abbassamento dei costi morali che agevola l’espansione criminale in contesti quanto meno non ostili. Mercato autovetture: meccanismo di regolazione basato su accordi simmetrici tra gruppi criminali. Il tutto ruota attorno a transazioni fittizie operate da società d’intermediazione – dette “cartiere” – che importano automobili dalla Germania sfruttando il cosiddetto r egime transitorio che consente l’esenzione Iva per gli acquisti da paesi membri Ue. La cartiera provvede all’immatricolazione in Italia del veicolo importato, emettendo false dichiarazioni in cui risultano assolti gli obblighi Iva. Una volta provviste di carta di circolazione, le automobili, pagate a un costo del 20% inferiore rispetto alle medie di mercato, vengono vendute dalle cartiere ai rivenditori del basso Lazio, ma facendo formalmente comparire nel prezzo la quota Iva in realtà mai versata.

dall’interno della rete di imprenditori dei settori coinvolti (abbigliamento, contraffazione, rivenditori auto), al punto che risulta difficile distinguere i confini tra attori mafiosi e non. Le mafie hanno capacità di regolazione dei mercati attraverso la costruzione di reticoli eterogenei sul territorio. Il contesto locale costituisce un moltiplicatore della diffusione di attività mafiose. La società locale non esercita un ruolo passivo, di vittima soggiogata da una potenza superiore; appare invece in alcuni casi addirittura manipolare le reti mafiose di provenienza esogena favorendone l’attecchimento in sede locale. Il modello di espansione per via economica, riducendo il ricorso alla violenza esplicita, complica il riconoscimento della mafiosità anche per chi proviene dal Sud. Nel 2013 la Commissione antimafia in qualche modo interpreta questa tesi individuando tre forme di espansione mafiosa in aree non tradizionali:

  • colonizzazione nel Nord-ovest;
  • delocalizzazione nel Nord-est;
  • espansione economica nel Centro (Toscana e Lazio). 4.L’area grigia in Lombardia: imprenditori, politici, mafiosi La mafia in Lombardia è un fenomeno datato. Essa si rende evidente a partire dagli anni ’60, con l’emersione di sodalizi di origine siciliana, insediati nella zona di Milano e coinvolti nei sequestri di persona. Dalla 2° metà degli anni ’70 il business dei sequestri diventa appannaggio dei gruppi calabresi, mentre Cosa nostra si dirige verso il traffico di droga; un percorso poi seguito anche dalla ‘ndrangheta. I proventi del traffico degli stupefacenti generano un ingente capitale primario, dirottato nell’economia formalmente legale, in particolare verso settori maturi e legati al territorio: dapprima attività commerciali e, a partire dai tardi anni ’80, l’edilizia. In questi ultimi anni la presenza della ‘ndrangheta risulta nettamente prevalente. Quest’ultima sarebbe stata capace di tessere rapporti con la politica e l’imprenditoria “meneghina”. In alcune zone, come la Brianza e l’alto Milanese, la presenza della mafia ha assunto la forma del radicamento. Per quanto riguarda invece le modalità di azione, abbiamo uno scenario composito. L’esistenza di un livello inter-organizzativo può essere fatta risalire agli anni ’90, quando si è formata in Lombardia una sorta di “federazione delle mafie” dedita a dirimere le conflittualità e a coordinare il traffico di stupefacenti, costituita da gruppi calabresi, catanesi e da alcune frange camorristiche. Con riferimento agli anni 2000 l’inchiesta “Infinito” ha riconosciuto l’esistenza di un livello organizzativo sovraordinato ai singoli Locali di ‘ndrangheta insediati prevalentemente nella zona nord di Milano, denominato “La Lombardia”. Circa le azioni di contrasti, possiamo identificare due fasi:
  1. anni ’90: contraddistinta dal ricorso ai collaboratori di giustizia;
  2. 2° metà degli anni 2000: massiccio ricorso alle intercettazioni telefoniche e a misure di prevenzione personali e patrimoniali. L’operazione “Crimine-Infinito”, condotta dalle Direzioni distrettuali antimafia di Milano e Reggio Calabria a partire dal 2010, è la fonte giudiziaria che ha permesso di ricostruire in modo più organico la presenza mafiosa in Lombardia – segnatamente della ‘ndrangheta – negli anni 2000. L’attenzione al fenomeno mafioso da parte della Procura di Milano è tuttora alta e si è mantenuta concentrata – a partire dal 2014 – sia sul rischio di infiltrazione diffusa nelle micro-realtà imprenditoriali, sia

nei cantieri delle grandi opere e dei mega eventi, sia nelle carriere del personale politico locale. In relazione alle grandi opere vi è la problematicità della catena degli appalti. Da un lato la ‘ndrangheta riesce a infiltrare autonomamente gli anelli di questa catena; dall’altro, questo è possibile perché esistono attori economici disponibili a percepire i capitali mafiosi ed a costituire alleanze con soggetti vicini all’organizzazione mafiosa, in grado di influenzare e condizionare l’allocazione delle risorse economiche. In relazione ad Expo, oltre alla ‘ndrangheta, sono state trovate tracce anche di Cosa Nostra. Altrettanto allarmante è la presenza di attori mafiosi all’interno di tessuti di piccole e medie imprese, che hanno continuato a mostrare una considerevole permeabilità. →l’area grigia comprende, oltre all’infiltrazione mafiosa nella sfera dell’economia legale, della politica e della società civile, un’ulteriore dimensione: l’effetto emergente di interazioni e scambi ripetuti, significativamente partecipati da attori mafiosi. Dunque attiene a una embeddedness relazionale temporale:

  1. Per formarsi richiede tendenzialmente una contiguità duratura;
  2. Essendo un aggregato relazionale composito necessita e genera reciprocità, riconoscimento, istituzionalizzazione;
  3. Dà luogo a un sistema di vincoli, risorse e opportunità per gli attori che partecipano agli scambi. Fare impresa in presenza di mafia Due punti principali dell’analisi:
  4. Dinamica del contatto tra l’attore economico e il mafioso;
  5. Evoluzione della relazione che si instaura. Una prima variante di contatto tra attore economico e mafioso scaturisce dalla pratica dell’estorsione e dalla negoziazione del “contratto” di protezione che ne deriva. Il riferimento è ad un’imprenditoria marginale, che non cerca il contatto con il mafioso negoziando le condizioni, ma che è trovata dall’attore mafioso, da cui subisce – in una prima fase – l’imposizione del pizzo. La transazione con cui si paga il pizzo non ha carattere spot e i benefici che derivano agli attori sono mutevoli: sovente nello scambio tra i contraenti si apre uno spazio di rivendicazione anche per chi subisce l’estorsione-protezione. Vi sono anche situazioni in cui sono gli imprenditori a ricercare in modo attivo l’interazione con i mafiosi, senza transitare dall’estorsione-protezione, dando così vita a un rapporto propriamente collusivo. Costoro dimostrano – quantomeno nelle fasi iniziali dell’interazione – capacità negoziale e di avere intenzione di usare la mafia come risorsa per raggiungere obiettivi imprenditoriali, derivando da tale legame un vantaggio. Queste situazioni generano schemi di interazione che, a causa della loro intrinseca complessità, favoriscono l’ingresso di soggetti terzi nel ruolo di intermediari.

contraddistinto da malaffare endemico in cui bene si inseriscono i mafiosi, con le loro competenze relazionali e di illegalità. L’area grigia nella sfera politica e istituzionale Nell’area grigia ci sono diverse modalità di funzionamento, ma vi è un tratto comune: in tutti i casi la gestione della cosa pubblica si sovrappone al perseguimento spregiudicato di interessi particolari, mentre sembra sfumare la distinzione tra lecito e illecito. Si abbassano gli argini di fronte a pratiche illegali di raccolta del consenso. Trova così spazio e riconoscimento l’azione di gruppi criminali ritenuti in grado di aggregare e vendere al migliore offerente pacchetti di voti che possono risultare cruciali per l’esito elettorale. In alcuni casi appare chiaro come siano gli stessi politici ad attribuire a esponenti conclamati di cosche mafiose lo status di grandi elettori. In altri casi tale ruolo è stato riconosciuto a figure di tipo ibrido, a cui è affidato il compito di procacciare pacchetti di voti della cui composizione il politico non si cura. Capita che il politico si rivolga ad un mediatore per fruire dei servizi elettorali offerti dai gruppi criminali, specificando che non vuole avere contatti diretti, per cautelarsi rispetto a eventuali azioni giudiziarie. Il gioco non sempre riesce: spesso l’attore criminale non si accontenta di una transazione economica una tantum, ma mira a stabilire una relazione duratura. Allora anche il politico non può sottrarsi, ritenendo di non poter fare a meno del sostegno. Anche il tessuto istituzionale delle branche che si occupano della gestione dell’ordine pubblico risulta permeabile alle infiltrazioni criminali. Nel 2011 un filone investigativo connesso all’operazione “Infinito” ha svelato un caso eclatante di cedimento delle istituzioni pubbliche alla pressione mafiosa, in cui sono stati coinvolti rilevanti esponenti della magistratura. Le indagini hanno portato alla luce una concatenazione di relazioni tra Lombardia e Calabria i cui nodi strategici erano costituiti dalla famiglia ‘ndranghetista Valle-Lampada, presente da lungo tempo nelle province di Pavia e Milano, dal consigliere regionale della Calabria Francesco Morelli e da due magistrati attivi anch’essi in Calabria, Giancarlo Giusti e Vincenzo Giuseppe Giglio. All’interno di questo reticolo ciascun attore offre funzioni essenziali per favorire, in modo consapevole, “la crescita economica e sociale del gruppo mafioso”. L’area grigia è composta da attori diversi: accanto a imprenditori e professionisti, sono coinvolti esponenti della politica e delle istituzioni. Dai casi di contiguità caratterizzati da rapporti strumentali in cui i mafiosi sono visti soprattutto come collettori di voti, si passa a veri e propri casi di complicità e collusione, in cui le relazioni diventano più organiche e strutturate. Prevalgono comunque logiche di reciprocità, che cementano legami e scambi. Inoltre è particolarmente rilevante la presenza di mediatori che svolgono funzioni essenziali per la messa in forma dell’area grigia. Costoro fluidificano le relazioni, veicolano informazioni rilevanti, mettono in collegamento reti diverse, garantiscono il rispetto dei patti, regolano e selezionano l’accesso a risorse e opportunità. Attori mafiosi e area grigia a Desio Desio, comune di oltre 40mila abitanti a circa 20 km a nord di Milano, nella provincia di Monza e Brianza, in cui il tessuto sociale della città media si coniuga con l’influenza esercitata dalla vicinanza al capoluogo regionale. Desio costituisce un esempio di radicamento di lungo periodo della ‘ndrangheta al di fuori della sua area tradizionale, al punto di essere considerato “uno dei primi tentativi di esportazione dello schema originale calabrese in territorio del Nord Italia”. Le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno infatti accertato nel comune brianzolo l’esistenza sin dai primi anni ’70 di un Locale di ‘ndrangheta, strettamente legato alla cosca Iamonte di Melito di Porto Salvo.

La compagine mafiosa risulta tuttora attiva e mostra, secondo quanto è emerso dall’inchiesta Infinito, una struttura articolata. La struttura criminale presenta una configurazione peculiare, essendo composta da due distinti gruppi.

  1. Guidato dal capo società Canderolo Pio, è definito dagli inquirenti il “braccio armato” del clan, essendo specializzato in azioni violente volte a mantenere il controllo del settore degli autotrasporti in cui molti degli affiliati operano.
  2. Fa riferimento a Domenico Pio, zio di Candeloro, ed è dedito principalmente ad usura ed estorsione, anche in questo caso rivolte in prevalenza a corregionali. Questo gruppo di norma non fa uso di violenza. Desio ha un particolare tessuto produttivo, che si distingue da quello dei comuni limitrofi, in quanto offre maggiori opportunità di lavoro dipendente non qualificato. In una zona a tradizione artigiana, con prevalenza di piccole e medie imprese, la città è stata si dall’inizio del secolo scorso sede di aziende di grandi dimensioni, in particolare nei settori tessile, alimentare e automobilistico. Inoltre Desio costituisce un caso almeno potenzialmente esemplare, visto il rilevante sviluppo demografico che lo ha contraddistinto sino alla fine degli anni ’70. Esauritasi questa prima fase, la popolazione desiana è tornata a crescere in anni recenti a causa del combinarsi di due fattori: da un lato, la tendenza di individui e famiglie a lasciare Milano per trasferirsi in comuni limitrofi che garantiscono collegamenti efficienti con il capoluogo regionale e in cui i prezzi degli immobili sono meno elevati; dall’altro, la disponibilità a Desio di vaste aree edificabili dove un tempo si trovavano gli stabilimenti produttivi, chiusi o trasferiti altrove in seguito alla crisi del comparto industriale. Il risultato dell’incontro di domanda e offerta abitativa è stato un ulteriore sviluppo urbanistico della città, alimentato anche dalla necessità di provvedere mediante opere di edilizia pubblica alle esigenze della popolazione in crescita e dalla riconversione di alcuni spazi industriali in centri commerciali di grandi dimensioni. Tutto ciò ha portato Desio ai primi posti in Italia per densità abitativa e consumo di suolo. In un contesto siffatto, è facile che si sviluppino tensioni sia interne al settore dell’edilizia, sia legate alle decisioni politiche che possono influenzarne il funzionamento. La capacità di condizionare il “tratto di penna” diventa infatti una risorsa competitiva fondamentale per gli attori del sistema. Questo è vero anche per i mafiosi mossi da interessi economici che, come nel caso dei fratelli Moscato, possono:
  3. Occupare in prima persona cariche pubbliche che permettono di esercitare un controllo diretto su orientamenti e provvedimenti di rilievo;
  4. Ricorrere alle relazioni con soggetti dell’area grigia (in particolare amministratori e funzionari locali) al fine di influenzare l’esito dei processi decisionali. A Desio è all’opera un vero e proprio comitato di affari capace di determinare il funzionamento del comparto edile e di definire un sistema spartitorio fondato su rapporti di cooperazione e collusione tra attori che hanno ruoli e competenze diversi. Tale sistema, a cui partecipano anche esponenti della criminalità organizzata, non sarebbe stato tuttavia strutturato per via mafiosa, né sarebbe governato dai mafiosi. Esso avrebbe origine dalle pratiche di corruzione politico-amministrativa e di malaffare diffuso che coinvolgono la classe dirigente locale e che determinano una permeabilità del tessuto istituzionale nei confronti di interessi particolaristici di tipo improprio. Gli attori coinvolti tendono a perseguire logiche di azione cooperative, atte a garantire la stabilità del sistema, evitando i giochi a somma zero in cui chi vince prende tutto. L’esistenza di un reticolo affaristico-criminale nel territorio brianzolo, con epicentro Desio, ha trovato conferma a livello giudiziario. Tale reticolo presenta una configurazione a geometria variabile, il cui assetto muta a seconda degli interessi e delle risorse in gioco, mostrando così capacità adattiva a fronte dei