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riassunto completo e dettagliato del libro "Mafie del Nord"
Tipologia: Sintesi del corso
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Le mafie, il Nord e l’area grigia AREA GRIGIA: spazio di azione e campo organizzativo rilevante per lo sviluppo e la riproduzione di peculiari “aggregazioni” criminali. È dal funzionamento degli assetti istituzionali e dei processi di regolazione tra economia e politica che prende forma l’area grigia. Essa è il fattore che più di altri mette in luce i meccanismi e le dinamiche che sono alla base dei processi di riproduzione delle mafie, e della loro espansione nel Centro e Nord Italia. In molti casi l’area grigia non è generata dai mafiosi, ma essi la trovano già predisposta e funzionante. Vi apportano quindi loro specifiche risorse e competenze, allargando così lo spettro delle sue potenzialità e opportunità. Il capitale sociale delle mafie. Una ricerca nelle regioni del Centro e Nord Italia Il fenomeno mafioso si è sviluppato storicamente in aree circoscritte del Mezzogiorno:
1.Tra Sud e Nord. Le mafie nelle aree non tradizionali Contagio, invasione, trapianto Circa la presenza delle mafie nelle regioni del Centro-nord si ravvisano due opposte tendenze e due relativi modelli interpretativi:
Elevati livelli di opacità nel funzionamento delle istituzioni, insieme a orientamenti particolaristici nella gestione delle risorse pubbliche, costituiscono ingredienti indispensabili per sviluppare relazioni di collusione e complicità, ovvero per strutturare quell’area grigia che rappresenta il principale punto di forza delle organizzazioni mafiose. Soggiorno obbligato: trasferimento imposto da una decisione dell’autorità giudiziaria. Il trasferimento è indotto, ma il luogo di arrivo non lo è sempre. Infatti spesso viene selezionato e scelto sulla base delle reti sociali. Dunque, il soggiorno obbligato non può essere considerato una causa determinante dei processi di espansione mafiosa, al più esso può essere stato un fattore che in combinazione con altri ha potuto creare condizioni favorevoli per il loro sviluppo e il loro consolidamento. Spesso l’espansione territoriale è la conseguenza di una strategia economica, innanzitutto quando i mafiosi cercano di allargare il loro raggio di azione nel campo dei traffici illeciti (stupefacenti, anni ’70 sequestri di persona), che per alcuni gruppi criminali hanno svolto una vera e propria funzione di accumulazione originaria di capitali, successivamente investiti in altre attività. →espansione per via imprenditoriale È molto frequente che lo spostamento verso altre zone apra opportunità di carriera a soggetti che occupano una posizione defilata o di livello inferiore nei ranghi dell’organizzazione criminale. Nelle aree non tradizionali può essere infatti relativamente più facile acquisire uno status più elevato all’interno del gruppo criminale di appartenenza. Fattori intenzionali e non intenzionali si intrecciano a vicenda: la loro combinazione avviene grazie alle risorse e competenze di cui dispongono i mafiosi.
Discontinuità, ambivalenze e logiche di azione È importante cogliere linee di continuità e di discontinuità su diversi piani: a livello temporale (dimensione storica); a livello spaziale (dimensione geografica e territoriale); a livello organizzativo e funzionale (configurazione dei reticoli mafiosi e dei campi di attività). Livelli di azione e di organizzazione dei gruppi mafiosi Livelli di azione Attori Principio di regolazione di relazioni e transazioni Tipo di legami Logica di azione prevalente Espansione Individuale Singoli mafiosi Mercato Personali Affari Economica Di gruppo Famiglia o cartello di affari Clan Personali Affari Economica Organizzativo Gruppo formalizzato, cosca, impresa mafiosa Gerarchia Organizzativi Affari e appartenenza Economica e organizzativa Inter- organizzativo Confederazione, organismo sovraordinato Associazione Organizzativi Appartenenza Organizzativa Nei casi concreti possono coesistere e combinarsi insieme diversi livelli di azione e di organizzazione. I processi di espansione territoriale possono riguardare individui, gruppi od organizzazioni e possono avvenire →per via economica: logica degli affari. Più agevole nelle aree non tradizionali →per via organizzativa: logica dell’appartenenza. Questa è la via che più si realizza in aree contigue a quelle tradizionali, dove le organizzazioni mafiose si difendono attraverso un’estensione dei confini originari, ma può avvenire anche in aree distanti quando esse riescono a instaurare una qualche forma di regolazione e controllo – attraverso l’offerta di protezione – in contesti territoriali circoscritti oppure in specifici settori di attività legali o illegali. Se nel territorio di nuova espansione sono attivi altri gruppi criminali, l’organizzazione mafiosa può avere il problema di trovare o farsi “spazio”, optando per una strategia di aggressione violenta oppure per la ricerca di un accordo più o meno pacifico.
Fattori di contesto Il territorio è uno degli attori in campo nei processi di espansione mafiosa, che contribuisce a definire il sistema di vincoli e opportunità con cui gli attori criminali devono confrontarsi e, al contempo, che da questi è influenzato. Un aspetto rilevante è relativo alle condizioni economiche e produttive dei territori. A tal proposito è utile indagare la relazione tra alcuni indicatori di fonte istituzionale associati alle dimensioni dello sviluppo, del dinamismo e della struttura produttiva, da un lato, e gli indici di presenza mafiosa, dall’altro. I tre indicatori della dimensione dello sviluppo economico sono: Pil pro capite, reddito disponibile pro capite e tasso di occupazione totale. Notiamo che la densità mafiosa appare più consistente laddove vi sono condizioni meno favorevoli di sviluppo economico, specialmente per quanto riguarda le aree non tradizionali. Questo conferma che la mafia non si concentra necessariamente nelle province centro-settentrionali più ricche in termini assolute. Dimensione del dinamismo economico: approfondita in relazione all’evoluzione imprenditoriale dei territori e al rapporto tra mercati locali ed esteri. Tre indicatori:
Sono interessanti i reati associati al cosiddetto ciclo del cemento , che comprende tutte le fasi che vanno dall’escavazione del materiale per la produzione del calcestruzzo fino all’eventuale costruzione di immobili abusivi e infiltrazione in appalti pubblici. Il rapporto Ecomafia 2018 di Legambiente approfondisce questo aspetto stilando una classifica delle regioni in cui si osserva il maggior numero di irregolarità (Campania, Calabria, Puglia, Lazio, Lombardia, Toscana). Tra le province specificamente interessate al fenomeno nelle aree del Centro-nord ci sono Perugia e Trento. A ttributi dei territori che possono in ipotesi favorire l’insediamento mafioso e/o le sue possibilità di successo nel tempo:
I fattori di attrazione per il reinvestimento sono evidenti anche per quanto riguarda il litorale: il porto di Civitavecchia e l’aeroporto di Fiumicino sono snodi per diversi traffici illeciti. A questo si accompagna un forte sviluppo urbanistico dovuto all’insediamento relativamente recente di nuclei familiari provenienti da regioni limitrofe e dalla periferia romana, in cerca di abitazioni a prezzi di mercato più accessibili. In questa porzione di territorio insiste l’unico comune laziale sciolto per infiltrazioni mafiose nel 2005 (Nettuno), poi sede – assieme alla vicina Anzio – dell’omonima “Locale di Anzio e Nettuno”. Il caso più eclatante riguarda lo scioglimento, nel 2015, del X Municipio di Roma, ossia Ostia. Storico territorio della Banda della Magliana, in tempi recenti Ostia presenta una realtà criminale complessa, con gruppi tradizionali – i Triassi, proiezione, in territorio laziale, della famiglia mafiosa agrigentina Cuntrera-Caruana – e famiglie autoctone a cui è stato contestato il reato di associazione mafiosa. Nel basso Lazio i gruppi criminali hanno un rapporto molto stretto con i gruppi campani, la cui contiguità territoriale ha giocato un ruolo di grande rilievo. È molto forte la penetrazione dei clan camorristici. L’area del basso Lazio individuata considera le porzioni meridionali delle province di Frosinone e di Latina e può essere distinta in due sub-arre caratterizzate, a partire dal secondo dopoguerra, da processi di sviluppo diversificati cui si collegano tratti peculiari degli insediamenti cui si collegano tratti peculiari degli insediamenti mafiosi:
In parte questo è ascrivibile alla pluralità dei gruppi criminali presenti sul territorio, che richiede meccanismi specifici e contestualizzati di regolazione; in parte è dovuto alla stessa fluidità di forme, con spiccata connotazione imprenditoriale, che tradizionalmente caratterizza i gruppi della costellazione camorristica. Le due aree del basso Lazio tendono di recente a convergere verso una medesima configurazione economico-criminale, basata su reti di cointeressenze tra P.A., politica locale, impresa e gruppi di criminalità organizzata in senso proprio. Alla luce di questo processo di mutamento si perdono via via i caratteri predatori originari, e i soggetti e le attività economiche tendono a ricoprire piena titolarità nei mercati legali. Fino ad acquisire, secondo un processo di “ibridazione”, una connotazione ben distinta dalla tradizionale matrice mafiosa, più vicina a configurazioni di impresa politico-criminale, che le stesse fattispecie di reato previste dalla normativa antimafia faticano a inquadrare. Sembra registrarsi una sostanziale continuità storica tra le forme del crimine organizzato rurale, consolidatesi attorno al brigantaggio, e il successivo radicarsi della camorra dei Mazzoni, anch’essa organizzata attorno alla proprietà terriera, con “guardianie campestri” collegate ai proprietari o ai minorenti (=gestore del fondo o difesa, noleggiato da un affittuario che a sua volta lo ha in prestito dal proprietario vero e proprio, che spesso dimora distante dai propri averi, a Roma o a Napoli) delle grandi difese nel territorio che si estende tra il limite nord dell’Agro aversano e la Ciociara. La camorra dei Mazzoni è autonoma dalla delinquenza napoletana; autonomia sancita da accordi interni alla camorra, quando nel 1899 l’aversano Vincenzo Serra viene riconosciuto a capo della Terra di lavoro. La forza dei Mazzoni è riscontrabile anche nei solidi rapporti intessuti con la classe politica già a cavallo del
La camorra dei Mazzoni torna all’attenzione nazionale negli anni ’20. Fino al 1926 i Mazzoni trattengono legami con i podestà e i segretari del Partito fascista e proseguono nelle loro attività criminali. Tuttavia, nel biennio 1926-27 Mussolini dispone una violenta repressione: la provincia di Terra di lavoro viene abolita. In concomitanza vengono fatti interventi di ridefinizione dei confini amministrativi e di riassetto del territorio. Fino al 1927 la Terra di lavoro include anche i comuni attualmente in provincia di Latina tra i quali Fondi, Formia, Gaeta, Minturno e Sperlonga. Nel 1927, con l’obiettivo di reprimere la criminalità locale, il regime fascista aggrega questi comuni alla provincia di Roma; i restanti territori a sud del Garigliano confluiscono nella provincia di Napoli. La bonifica integrale di epoca fascista – 1931 - 37 – rappresenta il principale punto di svolta della geografia socio-economica dell’Agro pontino: una vasta area agricola è resa disponibile per nuove colture, alla cui cura sono coinvolti migliaia di coloni provenienti dal Nord attraverso l’Opera nazionale combattenti. Nel 1934 viene istituita la provincia di Latina, che prende forma attorno alle nuove agro-town. Nel 1945 viene istituita di nuovo la provincia di Caserta, che si estende fino al Garigliano, tra Napoli e Latina. Questi frequenti cambiamenti dei confini amministrativi testimoniano un difficile adattamento dei dispositivi statali alle vicende storiche concrete dei territori. Dal 1944 comincia il fenomeno delle occupazioni delle terre. Nei mutamenti dell’Agro pontino tra gli anni ’30 e ’50 del 900 è possibile scorgere alcuni tratti analoghi ai territori della provincia di Caserta. Anche quest’ultima è caratterizzata fino al 2° dopoguerra da una tradizione di economia rurale povera, basata sul latifondo e sul pascolo di bufali.
Moccia), di ‘ndrangheta (i Tripodo e i Gallace), quindi i clan casertani prima federati quali i Lubrano di Pignartaro Maggiore, gli Esposito di Sessa Aurunca e i Venosa, cui si affiancano i clan già attivi nel basso Lazio prima dell’espansione casalese (i La Torre e i Mendico-Riccardi) e gli stessi Bardellino a Formia. Una siffatta compresenza comporta una gestione plurale dello spazio criminale che presenta elementi di interesse e di originalità de tutto peculiari. Per individuare gli equilibri in questo spazio plurale, ci si può riferire a un continuum contrassegnato da due logiche di espansione: attraverso il potere (logica dell’appartenenza); per via economica (logica degli affari – legali o illegali). Tra i due estremi si registrano molteplici fattispecie intermedie. AFFILIAZIONE: Fino alla metà degli anni ’90 i clan casalesi riescono a controllare il basso Lazio per estendere le attività estorsive, ivi comprese le forme di tassazione delle attività illecite svolte sul territorio (prevalentemente droga, usura e prostituzione). In questa fase l’espansione casalese improntata alla logica dell’appartenenza sembra condurre a una regolazione criminale fortemente centralizzata, in cui i gruppi già operanti in loco vengono affiliati o assoggettati anche tramite azioni intimidatorie e violente. 2° fattispecie: CONFLITTO, cui segue un assetto di subordinazione degli altri gruppi Nel decennio 1996-2006, allorché i Casalesi operano un vasto sforzo di reinvestimento e riciclaggio degli introiti accumulati privilegiando logiche economiche, gli elementi di regolazione tendono a farsi meno rigidi e più intricati. Analiticamente possiamo individuare un continuum compreso tra un modello accentrato e uno plurale, che evidenzia una progressiva “decentralizzazione della governance criminale”. Man mano che si procede verso una logica degli affari, unitamente al crescere della reputazione dei gruppi criminali e all’aumento della numerosità, la regolazione tende a farsi modulare, talvolta cooperativa e in ogni caso solo raramente conflittuale. Pur nella massima integrazione – come si rileva nel mercato delle auto – , non si ha mai tuttavia un’entità univoca, come si lascia spesso intendere – per le aree non tradizionali – quando si ricorre al concetto di “quinta mafia” per indicare un fenomeno mafioso “da contaminazione” che ricomprenderebbe tutti i gruppi, tradizionali e autoctoni. Processi di espansione e forme di insediamento Processi di espansione e forme di mobilità prevalenti →è possibile distinguere fattori non intenzionali e fattori intenzionali. Partendo dai primi, il basso Lazio mostra una casistica molto variegata di presenze criminali trasferitesi a seguito della repressione giudiziaria, di sconfitte subite o di esili forzati.
Va sottolineato che in molti casi la mobilità, pur connessa a fattori non intenzionali, avviene sulla base di precise strategie, traducendosi talvolta in insediamento più o meno stabile. Se si guarda all’espansione connessa a fattori intenzionali, l’elemento della stabilità dell’insediamento dei gruppi nel territorio di arrivo appare più sistematico. Per quanto riguarda le presenze criminali nel basso Lazio, oltre al versante interno, vi sono anche alcuni elementi di contesto esogeni rispetto alle dinamiche del mondo criminale e capaci di influenzare i clan nelle loro strategie espansive e di localizzazione: le traiettorie storiche che hanno segnato lo sviluppo socio- economico dell’area; l’emergere di settori legali di particolare interesse per il reinvestimento (ad es. l’edilizia, Mof, commercio di automobili); la presenza di appalti per grandi infrastrutture; il peso dell’azione giudiziaria in Campania tra i fattori di spinta verso il basso Lazio. Inoltre vi sono alcune forme specifiche di insediamento consolidatesi attorno all’area grigia, che sfruttano disponibilità ai diversi livelli (istituzioni, politica, burocrazia, impresa). Regolazione politica: nel basso Lazio emerge un arroccamento del ceto politico, forte di un consenso elettorale stabile e rivolto alle forze di centro-destra. Dal dopoguerra agli anni ’70 l’ala andreottina della Dc si impone con alcune figure di spicco, calate dall’alto della politica romana, attorno alla gestione del flusso di risorse pubbliche garantito dalla Cassa del Mezzogiorno. Si crea così uno zoccolo duro e fidelizzato che si consolida negli anni ’80 attorno alla coalizione di pentapartito e che poi resiste all’implosione del ceto politico a cavallo tra la 1° e la 2° Repubblica premiando le forze di centro-destra. Si riscontra una continuità di relazioni politiche e fattori di abbassamento dei costi morali che agevola l’espansione criminale in contesti quanto meno non ostili. Mercato autovetture: meccanismo di regolazione basato su accordi simmetrici tra gruppi criminali. Il tutto ruota attorno a transazioni fittizie operate da società d’intermediazione – dette “cartiere” – che importano automobili dalla Germania sfruttando il cosiddetto r egime transitorio che consente l’esenzione Iva per gli acquisti da paesi membri Ue. La cartiera provvede all’immatricolazione in Italia del veicolo importato, emettendo false dichiarazioni in cui risultano assolti gli obblighi Iva. Una volta provviste di carta di circolazione, le automobili, pagate a un costo del 20% inferiore rispetto alle medie di mercato, vengono vendute dalle cartiere ai rivenditori del basso Lazio, ma facendo formalmente comparire nel prezzo la quota Iva in realtà mai versata.
dall’interno della rete di imprenditori dei settori coinvolti (abbigliamento, contraffazione, rivenditori auto), al punto che risulta difficile distinguere i confini tra attori mafiosi e non. Le mafie hanno capacità di regolazione dei mercati attraverso la costruzione di reticoli eterogenei sul territorio. Il contesto locale costituisce un moltiplicatore della diffusione di attività mafiose. La società locale non esercita un ruolo passivo, di vittima soggiogata da una potenza superiore; appare invece in alcuni casi addirittura manipolare le reti mafiose di provenienza esogena favorendone l’attecchimento in sede locale. Il modello di espansione per via economica, riducendo il ricorso alla violenza esplicita, complica il riconoscimento della mafiosità anche per chi proviene dal Sud. Nel 2013 la Commissione antimafia in qualche modo interpreta questa tesi individuando tre forme di espansione mafiosa in aree non tradizionali:
nei cantieri delle grandi opere e dei mega eventi, sia nelle carriere del personale politico locale. In relazione alle grandi opere vi è la problematicità della catena degli appalti. Da un lato la ‘ndrangheta riesce a infiltrare autonomamente gli anelli di questa catena; dall’altro, questo è possibile perché esistono attori economici disponibili a percepire i capitali mafiosi ed a costituire alleanze con soggetti vicini all’organizzazione mafiosa, in grado di influenzare e condizionare l’allocazione delle risorse economiche. In relazione ad Expo, oltre alla ‘ndrangheta, sono state trovate tracce anche di Cosa Nostra. Altrettanto allarmante è la presenza di attori mafiosi all’interno di tessuti di piccole e medie imprese, che hanno continuato a mostrare una considerevole permeabilità. →l’area grigia comprende, oltre all’infiltrazione mafiosa nella sfera dell’economia legale, della politica e della società civile, un’ulteriore dimensione: l’effetto emergente di interazioni e scambi ripetuti, significativamente partecipati da attori mafiosi. Dunque attiene a una embeddedness relazionale temporale:
contraddistinto da malaffare endemico in cui bene si inseriscono i mafiosi, con le loro competenze relazionali e di illegalità. L’area grigia nella sfera politica e istituzionale Nell’area grigia ci sono diverse modalità di funzionamento, ma vi è un tratto comune: in tutti i casi la gestione della cosa pubblica si sovrappone al perseguimento spregiudicato di interessi particolari, mentre sembra sfumare la distinzione tra lecito e illecito. Si abbassano gli argini di fronte a pratiche illegali di raccolta del consenso. Trova così spazio e riconoscimento l’azione di gruppi criminali ritenuti in grado di aggregare e vendere al migliore offerente pacchetti di voti che possono risultare cruciali per l’esito elettorale. In alcuni casi appare chiaro come siano gli stessi politici ad attribuire a esponenti conclamati di cosche mafiose lo status di grandi elettori. In altri casi tale ruolo è stato riconosciuto a figure di tipo ibrido, a cui è affidato il compito di procacciare pacchetti di voti della cui composizione il politico non si cura. Capita che il politico si rivolga ad un mediatore per fruire dei servizi elettorali offerti dai gruppi criminali, specificando che non vuole avere contatti diretti, per cautelarsi rispetto a eventuali azioni giudiziarie. Il gioco non sempre riesce: spesso l’attore criminale non si accontenta di una transazione economica una tantum, ma mira a stabilire una relazione duratura. Allora anche il politico non può sottrarsi, ritenendo di non poter fare a meno del sostegno. Anche il tessuto istituzionale delle branche che si occupano della gestione dell’ordine pubblico risulta permeabile alle infiltrazioni criminali. Nel 2011 un filone investigativo connesso all’operazione “Infinito” ha svelato un caso eclatante di cedimento delle istituzioni pubbliche alla pressione mafiosa, in cui sono stati coinvolti rilevanti esponenti della magistratura. Le indagini hanno portato alla luce una concatenazione di relazioni tra Lombardia e Calabria i cui nodi strategici erano costituiti dalla famiglia ‘ndranghetista Valle-Lampada, presente da lungo tempo nelle province di Pavia e Milano, dal consigliere regionale della Calabria Francesco Morelli e da due magistrati attivi anch’essi in Calabria, Giancarlo Giusti e Vincenzo Giuseppe Giglio. All’interno di questo reticolo ciascun attore offre funzioni essenziali per favorire, in modo consapevole, “la crescita economica e sociale del gruppo mafioso”. L’area grigia è composta da attori diversi: accanto a imprenditori e professionisti, sono coinvolti esponenti della politica e delle istituzioni. Dai casi di contiguità caratterizzati da rapporti strumentali in cui i mafiosi sono visti soprattutto come collettori di voti, si passa a veri e propri casi di complicità e collusione, in cui le relazioni diventano più organiche e strutturate. Prevalgono comunque logiche di reciprocità, che cementano legami e scambi. Inoltre è particolarmente rilevante la presenza di mediatori che svolgono funzioni essenziali per la messa in forma dell’area grigia. Costoro fluidificano le relazioni, veicolano informazioni rilevanti, mettono in collegamento reti diverse, garantiscono il rispetto dei patti, regolano e selezionano l’accesso a risorse e opportunità. Attori mafiosi e area grigia a Desio Desio, comune di oltre 40mila abitanti a circa 20 km a nord di Milano, nella provincia di Monza e Brianza, in cui il tessuto sociale della città media si coniuga con l’influenza esercitata dalla vicinanza al capoluogo regionale. Desio costituisce un esempio di radicamento di lungo periodo della ‘ndrangheta al di fuori della sua area tradizionale, al punto di essere considerato “uno dei primi tentativi di esportazione dello schema originale calabrese in territorio del Nord Italia”. Le indagini condotte dalle forze dell’ordine hanno infatti accertato nel comune brianzolo l’esistenza sin dai primi anni ’70 di un Locale di ‘ndrangheta, strettamente legato alla cosca Iamonte di Melito di Porto Salvo.
La compagine mafiosa risulta tuttora attiva e mostra, secondo quanto è emerso dall’inchiesta Infinito, una struttura articolata. La struttura criminale presenta una configurazione peculiare, essendo composta da due distinti gruppi.