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appunti sociologia delle mafie sciarrone, Appunti di Sociologia criminale

appunti lezione sociologia delle mafie 2022

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 27/12/2022

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SOCIOLOGIA DELLE MAFIE
Il 2022 è un anno importante per la storia delle Mafie, è un anno di importanti ricorrenze come:
• ventennale delle Stragi di Capaci (23 Maggio 1992)
• ventennale del Processo Mani Pulite (Tangentopoli inizio 17 Febbraio 1992)
• trentunesimo anniversario dell’istituzione dell’Organizzazione Antimafia istituita da Falcone
(DIA→ Direzione Investigativa Antimafia, 29 Ottobre 1991)
• quarantennale dall’omicidio del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa (3 Settembre 1982,
prefetto di Palermo)
• quarantennale dall’omicidio di Pio La Torre (30 Aprile 1982, ex segretario del PCI in Sicilia
impegnato nella lotta contro Cosa Nostra. “Il nostro Paese deve dotarci di un Reato Mafioso
per contrastare la Mafia”→ daranno il suo nome alla legge n. 646, del 13 Settembre 1982)
Pochi mesi dopo l’uccisione di La Torre, vediamo l’assassinio del Gen. Dalla Chiesa, e solo pochi
giorni dopo il Parlamento approverà la Legge “Rognoni-La Torre”, introducendo per la prima volta
nel codice penale la previsione del reato di “associazione a delinquere di stampo mafioso”→ Art.
416 bis C.P.
Rognoni→ democristiano che porta in Parlamento la proposta di legge.
Non possiamo studiare la Mafia senza studiare i fenomeni di contrasto, l’ANTIMAFIA.
“Che cos’è la Mafia?”
La Mafia non è solo un fenomeno di criminalità.
Viene spontaneo chiedersi “Cosa si faceva per contrastare le associazioni di stampo mafioso prima
dell’approvazione della legge “Rognoni-La Torre”, prima del 1982? Come venivano puniti i reati
delle organizzazioni?”
Prima del 1982 la Mafia era vista come un fenomeno di mentalità, possiamo contrastare un
fenomeno di mentalità con il Codice Penale? Ovviamente no, per la Mafia, così come per altri
fenomeni quali migrazioni, tossicodipendenze, ecc. insorge la morale.
Fatto sta che le risposte alla domanda fondamentale sono cambiate e continuano a cambiare nel
tempo e nello spazio→ è importante collegare i fatti avvenuti ai tempi giusti, perché la Mafia non è
ne ferma, né statica indi la collocazione storica e geografica è fondamentale.
Esempio di impossibilità di applicare l’art. 416 bis del codice penale → Mafia Capitale (denominata
anche operazione Mondo di Mezzo), il 22 Ottobre 2019 la Corte suprema di cassazione annulla
l’aggravante mafiosa a carico degli imputati, rilevando invece la presenza di due distinte
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SOCIOLOGIA DELLE MAFIE

Il 2022 è un anno importante per la storia delle Mafie, è un anno di importanti ricorrenze come:

  • ventennale delle Stragi di Capaci (23 Maggio 1992)
  • ventennale del Processo Mani Pulite (Tangentopoli inizio 17 Febbraio 1992)
  • trentunesimo anniversario dell’istituzione dell’Organizzazione Antimafia istituita da Falcone (DIA→ Direzione Investigativa Antimafia, 29 Ottobre 1991)
  • quarantennale dall’omicidio del Gen. Carlo Alberto Dalla Chiesa (3 Settembre 1982, prefetto di Palermo)
  • quarantennale dall’omicidio di Pio La Torre (30 Aprile 1982, ex segretario del PCI in Sicilia impegnato nella lotta contro Cosa Nostra. “Il nostro Paese deve dotarci di un Reato Mafioso per contrastare la Mafia”→ daranno il suo nome alla legge n. 646, del 13 Settembre 1982) Pochi mesi dopo l’uccisione di La Torre, vediamo l’assassinio del Gen. Dalla Chiesa, e solo pochi giorni dopo il Parlamento approverà la Legge “Rognoni-La Torre”, introducendo per la prima volta nel codice penale la previsione del reato di “associazione a delinquere di stampo mafioso”→ Art. 416 bis C.P. Rognoni→ democristiano che porta in Parlamento la proposta di legge. Non possiamo studiare la Mafia senza studiare i fenomeni di contrasto, l’ANTIMAFIA. “Che cos’è la Mafia?” La Mafia non è solo un fenomeno di criminalità. Viene spontaneo chiedersi “Cosa si faceva per contrastare le associazioni di stampo mafioso prima dell’approvazione della legge “Rognoni-La Torre”, prima del 1982? Come venivano puniti i reati delle organizzazioni?” Prima del 1982 la Mafia era vista come un fenomeno di mentalità, possiamo contrastare un fenomeno di mentalità con il Codice Penale? Ovviamente no, per la Mafia, così come per altri fenomeni quali migrazioni, tossicodipendenze, ecc. insorge la morale. Fatto sta che le risposte alla domanda fondamentale sono cambiate e continuano a cambiare nel tempo e nello spazio→ è importante collegare i fatti avvenuti ai tempi giusti, perché la Mafia non è ne ferma, né statica indi la collocazione storica e geografica è fondamentale. Esempio di impossibilità di applicare l’art. 416 bis del codice penale → Mafia Capitale (denominata anche operazione Mondo di Mezzo), il 22 Ottobre 2019 la Corte suprema di cassazione annulla l’aggravante mafiosa a carico degli imputati, rilevando invece la presenza di due distinte

associazioni a delinquere “semplici”. Bisogna allenarsi a distinguere i fenomeni dalle categorie. La categoria analitica di Mafia si applica a persone nate in Calabria, Sicilia e Campania (se cerchiamo il “tipo ideale” di M. Weber) Per lungo tempo si è discusso sul “Cos’è la Mafia?”, “La Mafia è criminale?”Oggi la situazione è paradossale→ viene messo da parte il fattore politico, economico e culturale della Mafia e si parla solo più di Mafia Criminale (stresso discorso per migrazioni, dipendenze, ecc.). Che cos’è la Mafia? Non solo come fenomeno concreto, ma dal punto di vista degli studiosi, in particolare dal punto di vista delle scienze sociali. Partiamo dal campo giudiziario, del contrasto. Rispondiamo dal punto di vista sociologico→ riconoscimento (parola chiave) del fenomeno, degli attori, delle Mafie e dei mafiosi. Mafie e mafiosi sono cose molto diverse seppur due cose collegate Mafia→ fenomeno, ha una sua caratterizzazione Mafiosi→ attori che fanno riferimento a quel fenomeno Come si riconoscono i mafiosi? (anche tra di loro) La reputazione è un fattore importante del problema “riconoscimento”, anche nella costruzione della fattispecie di reato di associazione (è uno degli elementi). Come si costruisce la reputazione? La reputazione si costruisce con l’uso della forza, con la violenza→ elemento strutturale del fenomeno mafioso che nella norma del 416 bis viene esplicitata come forza di intimidazione Il mafioso deve essere in grado di farsi rispettare, di farsi giustizia da se. Per lungo tempo i mafiosi non si riconoscevano come tali, questo termine giunge dall’esterno, l’espressione più rilevante e più usata è “uomini d’onore”→ persone in grado di difendere la propria famiglia, l’onore loro e delle proprie donne, ed era anche un modo per mettere in campo un criterio di distinzione. Si distinguevano con questo termine dai “delinquenti”, dai “criminali. Così facendo costruiscono la loro immagine. Come si diventa mafiosi? In alcuni gruppi mafiosi, soprattutto ‘Ndrangheta e Cosa Nostra (non molto la Camorra, se non i

problema della concentrazione della proprietà terriera→ molto importante nel periodo di genesi della mafia Chi poteva si dotava di guardie private→cercandole nei bravi, nei briganti, persone che sapevano usare la violenzaLa nascente Italia deve affrontare questi problemi e osservare questo fenomeno come responsabilità di enti collettivi, come “associazione dei malfattori”→ forma della setta dedite al delitto, o per fini politici o per l’arricchimento privato (a livello di repressione vengono affrontate con le stesse categorie, dibattito che riguarda quella che poi sarà l’associazione a delinquere di stampo mafioso) gli esponenti della criminalità più di successo vengono portati all’interno delle agenzie di ordine pubblico, “Accolto dalla Camorra in coccarda tricolore”→ con la coccarda garantiscono l’ordine pubblico (impediscono le rivolte) nei confronti di Garibaldi e della sua avanzata. Contrasto: Si invia l’esercito Portare nelle istituzioni legali una parte di delinquenza per reprimere l’altra parte di delinquenza Milizie private al servizio di proprietari terrieri decidono di mettersi in proprio ed esercitare la violenza per conto proprio (passaggio importante per la genesi) → richiamo a 1876, Leopoldo Franchetti “Inchieste in Sicilia”→ nobile toscano, che insieme ad un altro nobile (Sydney Sonnino) fa un viaggio in Sicilia per studiare il sistema produttivo/agricolo siciliano (e ne scrive un libro) e per studiare le condizioni politico amministrative della Sicilia, dove Franchetti si imbatte nel problema della Mafia e si interroga, intervista e chiede per capire Cos’è la mafia?→ persone che sanno usare bene la violenza (inizialmente al servizio dei nobili, reclutati nelle file della delinquenza) che decidono di mettersi in proprio per creare una vera e propria Industria della violenza→ razionalizzano l’uso della violenza e la mettono sul mercato. Violenza molto legata alla protezione. Chiama i mafiosi “facinorosi della classe media” (guanti gialli)→ mettono in atto processi di mobilità sociale ascendente, in origine diventare mafiosi significava avviare tali processi. Uso remunerativo della violenza in ottica esclusivamente predatoria→ creazione della reputazione, non distrugge relazioni, ma le crea. Violenza di relazione, non di distruzione. Mafiosi→ attori in grado di esercitare funzioni positive nei confronti della costruzione dell’ordine sociale→ non per creare disordine ma ordine.

Il fenomeno mafioso nasce e si afferma NON contro lo stato, ma insieme allo stato→ cogestione del potere per istituire l’ordine pubblico. Mafiosi soggetti non solo criminali, ma anche politici→ hanno bisogno del consenso e la negazione della Mafia (non dei mafiosi→ estremi difensori dei valori tradizionali ed erano espressione di onore e famiglia→ cosa che garantisce l’omertà) ha contribuito a garantire questo consenso. Mafioso→ si fa interprete, difensore e portatore di una determinata cultura. Per questa lettura del fenomeno si tende ad escludere il fattore criminalità, si diceva che “anche tra i portatori di questi valori può esserci qualche delinquente”, “i siciliani che si associano? Ma quando mai!” (ipertrofia dell’Io)→ c’era qualcuno che assimilava i mafiosi alle sette Però inizialmente la lettura dell’Onorata società era più culturale che criminale.La mafia esiste come modello di comportamento in questo periodo, non come organizzazione con MODELLI INTERPRETATIVI DELLA MAFIA Ci sono diversi modelli di analisi e interpretazione delle mafie. Non c’è un modello più vero. Questi modelli hanno tutti elementi di plausibilità. La risposta sta in una combinazione di quei modelli. E’ importante capire come un sociologo colloca le diverse interpretazioni su cosa sia la mafia. Più consapevolezza nei dibattiti in cui siamo uditori. I modelli interpretativi sono modi di vedere la mafia che chiamano in causa la posizione dell’osservatore, il p.d.v. di chi risponde alla domanda “cos’è la mafia?”. La posizione dell’osservatore influenza la risposta e dunque gli interventi di contrasto. Un giudice che contrasta la mafia con il codice penale ha una visione che enfatizza aspetti diversi da chi fa altri lavori.

  1. Modello della burocrazia: la mafia è distinguibile, ha confini definiti, come la burocrazia è un modello di organizzazione in cui ci sono regole per accedere, strutture interne e i rapporti interni sono regolati: gerarchie di comando, ruoli precisi, è un modello in cui l’allocazione dei valori e le finalità dell’organizzazione/burocrazia dovrebbero essere chiare. E’ definito anche il confine tra chi sta dentro il modello organizzativo e chi sta fuori. La mafia è, in questa lettura, facilmente riconoscibile. Tuttavia, nella realtà, la mafia ha dei confini ma non è così semplice. I mafiosi vorrebbero averli (es. per risolvere problemi come il riconoscimento, il fatto di distinguersi da chi non è mafioso). Entrare a farne parte significa diventare uomini d’onore. Questo modello potrebbe risultare più funzionale con la visione della magistratura. Per un magistrato non c’è nulla di meglio di una mafia facilmente identificabile. Sarebbe così più facile attivare strumenti repressivi. Approccio organizzativo. Mafia come organizzazione.

organizzata, nella letteratura anglosassone. Lettura che pone il focus sulla dimensione economica. Mafia come organizzazione alla ricerca di profitti. Impresa orientata all’accumulazione della ricchezza, ai profitti e per questa ragione la si analizza come impresa. I profitti predatori non sono esclusi dell’universo mafioso ma non è nemmeno l’elemento che la caratterizza di più: la mafia non si caratterizza per la ricerca di profitti predatori. Weber: esistono 4 tipi di profitti:

  1. predatori (attraverso la rapina, scippo saccheggio)
  2. mediante l’uso della forza (più organizzati dei primi, es. pizzo)
  3. mediante scambio
    • formalmente leciti. I meno importanti per i gruppi consolidati sono i primi. Le mafie perseguono l’accumulazione della ricchezza al pari di altri gruppi di criminalità organizzata ma con modalità specifiche: essere attivi nell’economica illecita ma ancora di più in economia legale. La mafia necessariamente investe nell’economia legale. Opera nei mercati illeciti ma anche in quelli leciti. E lo fa non solo a fini di riciclaggio (pulire denaro ottenuto in mercati illeciti) ma si muove in economia formalmente lecita. E’ il punto di forza della mafia. Loro operano a cavallo di mercati leciti e illeciti. Mafia come impresa. Leopoldo Franchetti: mafia come industria della violenza, capitalizza l’uso della violenza attraverso cui riesce a ottenere profitti economici (visione della mafia come impresa) La mafia ha cominciato a essere oggetto di studio dagli anni ’80 nel nostro paese. Prima era studiata da stranieri. Uno studio che segna una svolta in questo senso fu publicato nel 1983 da Pino Arlacchi, libro: “la mafia imprenditrice - l’etica mafiosa e lo spirito del capitalismo”. Propone un’analisi sociologica della mafia. Si occupa di Cosa Nostra e in parte anche della mafia calabrese (al tempo non si chiamava ancora ‘ndrangheta). Arlacchi porta in Italia il modo d’intendere mafia come impresa. Secondo la sua prospettiva non è un’organizzazione (salva e conferma le interpretazioni di tipo culturalista). La loro caratteristica è una modalità di comportamento ispirata a codici tradizionali, primo tra tutti l’onore. Mafiosi come espressione di società tradizionale in cui le gerarchie sociali hanno anche a che fare con la distribuzione dell’onore. Le persone competono per essere riconosciuti come più onorevoli e aver maggiore considerazione/potere per la società. I mafiosi ricorrono all’uso della violenza per sopraffare gli avversari. Posta in gioco: l’onore. Arlacchi sostiene, nel suo libro, che a partire dagli ani ’70 c’è una mutazione genetica nella mafia. I mafiosi

tendono a diventare imprenditori: passano da un ruolo passivo di mediazione a un ruolo attivo di cumulazione diventando imprenditori economici di successo. Per essere considerati più improntanti riescono a svolgere funzioni remunerative: di mediazione: sono mediatori, risolvono controversie, conflitti. Viene loro riconosciuta la capacità di essere autorevoli ma l’origine del loro potere risiede nella cultura tradizionale. Un ruolo che i mafiosi progressivamente tendono a svolgere li porta ad accumulare ricchezza. La competizione non è più sull’onore e su risorse culturali ma ora avviene sul piano dell’accumulazione della ricchezza e si trasformano in imprenditori capitalistici di tipo schumpeteriano (dal nome di un economista che studia l’imprenditore moderno). Arlacchi ha aperto l’analisi sociologica delle mafie. Evoluzione del dibattito: La mafia anche in origine era organizzata. Non era un comportamento. Poi si dice che non ci sono mutazioni genetiche: sin dall’origine la mafia ha finalità di ricercare ricchezza. La mafia che onorifica non è mai esistita La mafia come impresa cattura solo una della peculiarità della mafia: siamo di fronte a un soggetto che segue la ricchezza ma è anche interessato al potere. Per perseguire l’uno o l’altro ci sono due percorsi diversi e ricadono in sfere d’azione diverse. La ricerca della ricchezza in ambito della sfera economica, la ricerca del potere ricade nella sfera politica. Dunque, la mafia ha una dimensione economia e una politica. Le mafie cercano contemporaneamente la ricchezza e il potere. Sono importanti entrambi e si rafforzano. Se dovessero sacrificare uno dei due aspetti, sacrificherebbero la sfera economica rispetto al potere. Più potere dà più ricchezza e viceversa. Potere come controllo del territorio. I mafiosi hanno la pretesa di esercitare il controllo sul territorio in cui sono insediati e lo fanno con l’estorsione. Controllare un territorio significa sfidare il monopolio dell’utilizzo della violenza legittima come caratteristica del potere statale. Il controllo del territorio ha funzione economica e politica. Nella visone di mafia come impresa si fa riferimento a due autori: 1992 Diego Gambetta “La mafia siciliana - un’industria della protezione privata” propone modello della mafia come impresa diversa. I mafiosi sono imprenditori di uno specifico bene: la protezione privata. Studia Cosa Nostra. In Sicilia c’è un’endemica carenza di fiducia. Cos’è la fiducia? Le società hanno bisogno di fiducia per funzionare. Una definizione della fiducia dice che la fiducia è

economiche (sono due cose diverse) o come organizzazione che sovrintende un sistema economico locale. I quattro gruppi economici di Weber sono tutti coerenti con quello che è la mafia La mafia può essere

  • un’organizzazione economica; - può svolgere attività economiche; -regolarle e governare; - essere un’organizzazione che sovrintende un sistema economico locale (controlla un territorio). I mafiosi perseguono la ricchezza operando in mercati legali e illegali. Rispetto a imprenditori che operano a fini economica legali possono usufruire di vantaggi Vantaggi competitivi tra imprenditore mafioso e non mafioso: scoraggiamento della concorrenza attraverso il ricorso alla violenza Compressione salariale e fluidità della manodopera impiegata (un mafioso si può permettere ben prima di riservare la propria forza-lavoro con una flessibilità sia per remunerazione che per condizioni del lavoro es. sono fuori i sindacati) Disponibilità ingenti risorse finanziare che possano derivare da circuiti esterni da quelli ufficiali del credito, dai traffici illeciti. Mafiosi abili a intrecciare reti di relazioni (aspetto importante), capacità relazionali Ultimo modello vede la mafia come rete. Rete sociale, legami interni. Permette di vedere i legami esterni, le relazioni esterne. Ci sono legami interni tra componenti della mafia (affiliati) ma anche relazioni esterne. La rete permette di vedere la dimensione che richiama ricerca di ricchezza e l’altra dimensione che richiama il potere. Mafia come gruppo di potere. Per Weber un gruppo di potere è un gruppo che sa usare la violenza per il controllo del territorio e sa far rispettare le regole. Mafia come soggetto economico e politico. La mafia è un soggetto capace di azione politica. Entra in rapporto con soggetti politici ma ha soggettività politica, fa politica perché la sua azione è orientata alla gestione di forme di potere. Nella nostra costituzione è previsto che il parlamento istituisca delle commissioni di inchiesta con legge ordinaria (possono essere bicamerali) Era il PC a chiedere le commissioni di inchiesta, si parlava di cosa nostra; istituita dopo la strage di paciulla Ernest Hess tedesco che va in sicilia per studiare la mafia (1970). Approccio culturalista, nel suo libro ‘’Mafia’’ edizione italiana 1973 nella premessa italiana viene riportata ‘’non facevate parte della mafia? Non so che significa’’. La mafia vista dall’estero è costruita. Non c’è l’organizzazione ma ci sono i mafiosi che si

comportano in n certo modo. La mafia non è un’organizzazione, è un modo di agire che combina una certa attitudine psichica più un codice morale L’attitudine si rispecchia nella coscienza del proprio io, nel cavarsela da soli, un mafioso sa farsi rispettare, sa farsi giustizia da sé ma sa usare la violenza. Si tratta in realtà di piccoli gruppi Il codice morale è espressione di una specifica subcultura, il mafioso è uomo di rispetto, non va confuso con il bandito, non vive in una situazione precaria, la sua attività non mira solo a soddisfare i propri bisogni ma ha funzioni di protezione e di mediazione. Egli non cade come il bandito ma si adopera con successo a legalizzare la propria posizione, ciò è possibile perché questo modo di agire incontra la debolezza degli organi dei poteri ufficiali-lo stato è debole Questo modo di comportarsi è espressione di relitti feudali, la società è arretrata, è ancora ancorata al feudalesimo, se superiamo il feudalesimo scompare anche questo fenomeno. Il mafioso è una persona egoista? È un atomo? In questa società non c’è l’azione collettiva? Come si tengono insieme fini individuali e collettivi Alcune risposte strutturano le posizioni politiche, la destra da delle risposte la sinistra altre: democrazia, interessi della comunità, sono possibili risposte nel nostro tempo. Hobbes il leviatano: dobbiamo rinunciare alle nostre libertà-così nasce lo stato Mano invisibile (il mercato) perseguendo gli interessi individuali si perseguono gli interessi collettivi. quando parliamo di nascita questi problemi non spariscono, il mafioso è ego centrata ma fa riferimento ad un gruppo non organizzato (non è costruito in modo artificiale), fa riferimento ai gruppi primari (la famiglia)’’ compari siamo, compari resteremo, quando arriverà la morte ci divideremo’’ familismo amorale:anche chi si comporta da mafioso fa parte di gruppi in modo particolare la famiglia o legami di comparaggio, critica Banfield scienziato politico americano che nel secondo dopoguerra viene in italia a studiare un’area arretrata, va in un paesino della Basilicata chiamato montegrano(nome fittizio per chiaromonte) per verificare una tesi che aveva studiato(studi di comunità per verificare come si avviano i processi di cooperazione quando la situazione socioeconomica è difficile). Pese in estrema miseria. Lui vede che la situazione è molto diversa di quella che ha studiato negli USA. Gli individui invece che coalizzarsi tendevano a chiudersi e a pensare agli interessi materiali e immediati del loro gruppo familiare. Per lui è inconcepibile conia il termine‘ ’familismo amorale’’. Questa ricerca ha una grande risonanza, viene tradotta subito in italiano (1956/58) risultati generalizzanti: tutti i meridionali e poi tutti gli italiani diventano a prescindere familisti amorali. Appare molto plausibile agli esteri e anche paradossalmente agli italiani. La ricerca è stata molto criticata, è una ricerca fatta in un luogo dove la mafia non c’è. Una delle critiche è stata formulata dal sociologo Pizzorno che spiega che in condizioni di miseria è normale pensare alla propria sopravvivenza, chi si trova in basso pensa che non ci sia nulla da fare. Due opzioni che possono esserci: una la rivolta-quello che si aspettava Banfield- e l’altra è scappare (dicotomia tra vois ed exit). Ad un certo punto, infatti, la gente inizierà ad emigrare. Hess dice che Banfield ha mostrato il familismo amorale ma lui dice che è vero fino ad un certo punto perché hanno delle reti sociali che vanno oltre la famiglia, hanno la clientela. Non sono asociali, hanno delle reti sociali ma non sono organizzati. Come sono inseriti nella società in senso ampio? Sono persone che vogliono migliorare il loro stato sociali, è espressione di processi di mobilità sociale ascendente, è possibile individuare una carriera del mafioso. Come migliorano il proprio status? Con la violenza, la collisione con gli organi statali (restare impuniti), riconoscimento da altri detentori di potere informali (chi è già in alto), capacità di incutere timore, riconoscimento da parte degli assoggettati.