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Riassunto Manuale "Gli Etruschi" di Christopher Smith, Sintesi del corso di Archeologia

Riassunto Manuale "Gli Etruschi" di Christopher Smith per esame di etruscologia del prof. Baratto

Tipologia: Sintesi del corso

2020/2021
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Caricato il 14/01/2022

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CAPITOLO 1 – L’ORIGINE DEGLI ETRUSCHI
Sull'origine degli Etruschi esistono due dibattiti distinti:
1. analizza ciò che gli autori antichi pensavano sull'argomento e per quale motivo;
2. mira a individuare la migliore spiegazione del cambiamento del quadro archeologico, soprattutto
nella tarda età del Bronzo e della prima età del Ferro.
Il dibattito sull'origine degli Etruschi è stato innescato dalle indicazioni delle antiche fonti letterarie. Erodoto
narra che i Lidi soffrivano da lungo tempo a causa di una carestia e per questo motivo una parte della
popolazione con a capo il figlio del re (Tirseno) fu mandata in cerca di nuova terra. Questo evento deve aver
avuto luogo prima della guerra di Troia. Dionigi di Alicarnasso, che scrisse alla fine del I secolo a.C., fissa che
gli Etruschi non erano i cosiddetti proto-Pelasgi e che c'è motivo di credere che gli Etruschi siano sempre
stati in Italia e che invece non c'è alcun motivo per identificarli con i Lidi.
Pertanto esistono tre teorie:
1. gli Etruschi arrivarono dalla Lidia,
2. gli Etruschi e i Pelasgi erano lo stesso popolo (I Pelasgi erano considerati gli abitanti originari della
Grecia e il nome divenne un’etichetta che accomunava le più antiche popolazioni dell'Egeo. Non
esisteva nessuna conoscenza certa su di loro o sulla loro lingua)
3. Etruschi erano originari dell'Italia.
Massimo Pallottino Studiare la cultura era il compito dell'etruscologia, formazione piuttosto che
provenienza.
Si è provato a utilizzare il DNA per trovare una risposta. Una delle analisi sui resti umani ha suggerito
continuità a partire dal Neolitico, un'altra contatti con l'Oriente. Tuttavia, l'intervallo cronologico dei
campioni umani analizzati varia tra l’800 a.C. e l’800 d.C. e pertanto il risultato non può essere considerato
come prova definitiva della versione di Erodoto a proposito della migrazione.
La questione delle origini potrebbe essere considerata un problema di prospettiva: se la osservassimo da un
punto di vista di lunga durata che si spinge indietro fino al Paleolitico, ci aspetteremmo un continuo
spostamento di popolazioni. Il problema che rimane irrisolto è come le rivoluzioni nella lingua e
nell'agricoltura si siano diffuse nel Neolitico.
Alla fine del II millennio a.C. sono strette le connessioni tra quello che avviene a nord e a sud delle Alpi;
inoltre, l'unica lingua in Italia che sembra avere una qualche somiglianza con l'etrusco (lingua NON
INDOEUROPEA) è il retico, parlato da una popolazione stanziata sulle Alpi nord-orientali. Se c'è stato un
qualche movimento migratorio può collocarsi solo intorno o prima del 1200 a.C.
CAPITOLO 2 – LA LINGUA ETRUSCA
L'etrusco non era una lingua indoeuropea, per questo motivo è difficile da capire, ma è comunque possibile
leggerlo. A partire dall'V III secolo a.C., gli Etruschi hanno usato un tipo di alfabeto derivato dal modello
fenicio e utilizzato in tutto il bacino del Mediterraneo. Nel caso dell'etrusco, comprendiamo l'alfabeto ma
non sempre riusciamo a riconoscere le parole con esso composte.
La maggior parte della documentazione in lingua etrusca si conserva sotto forma di iscrizioni incise su pietra
o metallo, oppure dipinte su ceramica. Si tratta per lo più di dediche, ma abbiamo anche iscrizioni più
lunghe: tra queste figurano le lamine d'oro di Pyrgi con un testo parallelo in lingua fenicia, che si riferiscono
alla dedica di un santuario e di un edificio di culto. Si conservano anche due calendari rituali.
La maggior parte delle parole contenute nelle iscrizioni etrusche, però, sono nomi personali. Fino all'VIII
secolo a.C., gli individui sono designati soltanto con un nome. Dopo l'VIII secolo a.C. e la fase di transizione
verso la strutturazione degli insediamenti urbani, due nomi diventano la prassi nella maggior parte
dell'Italia centrale → l’aggettivo patronimico diventa un nome gentilizio.
Le formule onomastiche evidenziano anche la presenza di schiavi, che sono designati con il solo nome
personale in associazione a quello del loro padrone.
Fu la crescente influenza dei coloni latini a rendere l'etrusco meno attraente o forse meno agevole da
utilizzare.
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CAPITOLO 1 – L’ORIGINE DEGLI ETRUSCHI

Sull'origine degli Etruschi esistono due dibattiti distinti:

  1. analizza ciò che gli autori antichi pensavano sull'argomento e per quale motivo;
  2. mira a individuare la migliore spiegazione del cambiamento del quadro archeologico, soprattutto nella tarda età del Bronzo e della prima età del Ferro. Il dibattito sull'origine degli Etruschi è stato innescato dalle indicazioni delle antiche fonti letterarie. Erodoto narra che i Lidi soffrivano da lungo tempo a causa di una carestia e per questo motivo una parte della popolazione con a capo il figlio del re (Tirseno) fu mandata in cerca di nuova terra. Questo evento deve aver avuto luogo prima della guerra di Troia. Dionigi di Alicarnasso, che scrisse alla fine del I secolo a.C., fissa che gli Etruschi non erano i cosiddetti proto-Pelasgi e che c'è motivo di credere che gli Etruschi siano sempre stati in Italia e che invece non c'è alcun motivo per identificarli con i Lidi. Pertanto esistono tre teorie:
  3. gli Etruschi arrivarono dalla Lidia,
  4. gli Etruschi e i Pelasgi erano lo stesso popolo (I Pelasgi erano considerati gli abitanti originari della Grecia e il nome divenne un’etichetta che accomunava le più antiche popolazioni dell'Egeo. Non esisteva nessuna conoscenza certa su di loro o sulla loro lingua)
  5. Etruschi erano originari dell'Italia. Massimo Pallottino → Studiare la cultura era il compito dell'etruscologia, formazione piuttosto che provenienza. Si è provato a utilizzare il DNA per trovare una risposta. Una delle analisi sui resti umani ha suggerito continuità a partire dal Neolitico, un'altra contatti con l'Oriente. Tuttavia, l'intervallo cronologico dei campioni umani analizzati varia tra l’800 a.C. e l’800 d.C. e pertanto il risultato non può essere considerato come prova definitiva della versione di Erodoto a proposito della migrazione. La questione delle origini potrebbe essere considerata un problema di prospettiva: se la osservassimo da un punto di vista di lunga durata che si spinge indietro fino al Paleolitico, ci aspetteremmo un continuo spostamento di popolazioni. Il problema che rimane irrisolto è come le rivoluzioni nella lingua e nell'agricoltura si siano diffuse nel Neolitico. Alla fine del II millennio a.C. sono strette le connessioni tra quello che avviene a nord e a sud delle Alpi; inoltre, l'unica lingua in Italia che sembra avere una qualche somiglianza con l'etrusco (lingua NON INDOEUROPEA) è il retico, parlato da una popolazione stanziata sulle Alpi nord-orientali. Se c'è stato un qualche movimento migratorio può collocarsi solo intorno o prima del 1200 a.C. CAPITOLO 2 – LA LINGUA ETRUSCA L'etrusco non era una lingua indoeuropea, per questo motivo è difficile da capire, ma è comunque possibile leggerlo. A partire dall'V III secolo a.C., gli Etruschi hanno usato un tipo di alfabeto derivato dal modello fenicio e utilizzato in tutto il bacino del Mediterraneo. Nel caso dell'etrusco, comprendiamo l'alfabeto ma non sempre riusciamo a riconoscere le parole con esso composte. La maggior parte della documentazione in lingua etrusca si conserva sotto forma di iscrizioni incise su pietra o metallo, oppure dipinte su ceramica. Si tratta per lo più di dediche, ma abbiamo anche iscrizioni più lunghe: tra queste figurano le lamine d'oro di Pyrgi con un testo parallelo in lingua fenicia, che si riferiscono alla dedica di un santuario e di un edificio di culto. Si conservano anche due calendari rituali. La maggior parte delle parole contenute nelle iscrizioni etrusche, però, sono nomi personali. Fino all'VIII secolo a.C., gli individui sono designati soltanto con un nome. Dopo l'VIII secolo a.C. e la fase di transizione verso la strutturazione degli insediamenti urbani, due nomi diventano la prassi nella maggior parte dell'Italia centrale → l’aggettivo patronimico diventa un nome gentilizio. Le formule onomastiche evidenziano anche la presenza di schiavi, che sono designati con il solo nome personale in associazione a quello del loro padrone. Fu la crescente influenza dei coloni latini a rendere l'etrusco meno attraente o forse meno agevole da utilizzare.

CAPITOLO 3 – VERSO LA FORMAZIONE DELLE CITTA’-STATO ETRUSCHE

La vecchia divisione tra età della Pietra, del Bronzo e del Ferro è stata sviluppata nel XIX secolo ed è tutt’ora utilizzata. Spesso esiste un sito-chiave che fornisce informazioni particolarmente affidabili per una determinata fase e che dunque diventa un punto di riferimento "tipologico". In Etruria, un esempio di sito che ha dato il proprio nome alla tipologia è la necropoli di Villanova, vicino Bologna, scoperta nel 1853, che comprende 200 sepolture prevalentemente a cremazione, con ceneri deposte all'interno di vasi. Ci si accorse che il sito testimoniava un costume funerario che in Italia poteva essere rintracciato altrove, su un ampio areale, che prese il nome di villanoviano. Nel 1 937, al fine di differenziare una fase leggermente precedente, di transizione a quella villanoviana, si coniò il termine di "proto-villanoviano". Non esiste il popolo dei "villanoviani", il termine indica uno schema di comportamento culturale. La cultura proto- villanoviana e villanoviana possono essere riconosciute in gran parte dell'Italia, fino alla Calabria, anche se la versione di Veio e la versione di Tarquinia sono leggermente differenti. Attualmente identifichiamo gli Etruschi soltanto con le loro manifestazioni di tipo pienamente urbano, cioè con le città-stato (modello greco). Gli insediamenti degli inizi dell'età del Bronzo sorgevano su siti aperti e pianeggianti; nel Nord dell'Italia questa cultura è denominata Terramare e comprendeva villaggi assai regolari. Più a sud i villaggi erano più irregolari e meno organizzati. Dal XIII secolo a.C. in poi, assistiamo a uno spostamento verso siti più difendibili. Altrove in Italia possono essere osservati cambiamenti più drastici→ completa scomparsa della cultura delle Terramare avvenuta intorno al 1200.  Sito di Sovana → sono state rinvenute tracce che attestano come fosse frequentato sin da epoche molto precedenti l'età del Bronzo, ma è soltanto a partire dalla fine dell'età del Bronzo che vi troviamo testimonianze di un insediamento stabile. L'insediamento si interruppe intorno al 900 a.C. per poi essere rioccupato nel VI secolo sotto il controllo di Vulci.  Luni sul Mignone→ presenta una fase di occupazione più consistente e chiara databile dalla metà del II millennio, quindi in un periodo successivo un'analoga concentrazione della popolazione su un'area difendibile, infine un abbandono all'inizio del I millennio. CAPITOLO 4 – LA RIVOLUZIONE VILLANOVIANA Rivoluzione villanoviana → fenomeno complesso che affonda le sue radici alla fine dell'età del Bronzo e ha tratti comuni nella maggior parte dell'Italia. I siti scelti per gli insediamenti sono vasti, occupano posizioni strategiche:  Veio: i primi insediamenti su quell'altopiano risalgono alla prima età del Ferro, com'è dimostrato dalla presenza di gruppi sparsi di abitazioni capannicole. L'insediamento è circondato da diverse necropoli.  A Tarquinia e Cerveteri si ha prova di una presenza già dalla fine dell'età del Bronzo, che precede l'importante sviluppo durante la prima età del Ferro. Si nota una tendenza generale: nel territorio etrusco, i reperti che risalgono alla prima età del Ferro sono più concentrati rispetto a quelli della fine dell'età del Bronzo. Possiamo trovare un indizio nell'aumento della popolazione rurale verso la fine dell'età del Bronzo; la crescita della popolazione e degli insediamenti potrebbe aver consentito e/o favorito la concentrazione. Le tombe, in fosse o altre cavità, coperte e protette, sono più resistenti delle capanne e delle case di argilla o materiali deperibili. I sepolcreti sono perciò fondamentali per comprendere le società antiche, anche se dal punto di vista metodologico non sono prove inequivocabili: non necessariamente il modo in cui un individuo o un gruppo desidera essere rappresentato in occasione dei funerali corrisponde alla situazione in vita. La sepoltura formale in una specifica località può essere stata riservata soltanto ad alcuni membri della società. Pertanto, può darsi che, dal punto di vista archeologico, stiamo osservando una frazione della società, probabilmente l'élite. I corredi funerari sembrano riflettere i ruoli sociali basilari. La maggior parte delle sepolture tra XII e IX secolo a.C. erano cremazioni. Le ceneri del morto erano poste in un contenitore e sepolte insieme ad altri oggetti in ceramica e metallo. In seguito la cremazione lascia largamente posto all'inumazione. I resti umani possono essere analizzati in base al genere: tendenzialmente gli oggetti che

→ La tendenza isomorfica della società villanoviana è ormai alle spalle, e l'Etruria diventa una terra di aristocratici competitivi e molto in vista. Da questo momento gli studiosi cominciano a parlare di Etruschi. Gli Etruschi non sono apparsi nell'VIII secolo: sono sempre stati nei paraggi per almeno due secoli. Gli etruschi e il mare Cerveteri, Tarquinia, Vulci, Roselle, Vetulonia e Populonia si trovavano nell'immediato entroterra; Veio e Volterra erano collegate al mare rispettivamente attraverso i fiumi Tevere e Cecina. Sia Cerveteri sia Tarquinia disponevano di porti nel loro territorio - Pyrgi e Gravisca. Già prima dell'arrivo dei Fenici e dei Greci, gli Etruschi erano impegnati in scambi e la Sardegna in questa fase rappresentava un elemento cruciale. Inoltre, troviamo forme di produzione insolite e altamente specifiche, e interessanti rapporti con Cipro verso est (risalenti almeno al XIII secolo) e con la Spagna verso ovest. L'Etruria fu coinvolta nel circuito di scambi tra la fine del IX e l'inizio dell'VIII secolo, grazie alla combinazione tra sviluppo socio-economico e disponibilità di materie prime, soprattutto minerarie, che avrebbe reso l'Etruria così appetibile per Fenici e Greci. Non conosciamo la visione del commercio degli Etruschi, ma verso la fine del VII secolo vi fu un'enorme espansione commerciale. Cerveteri e Vulci detenevano il primato e inviavano via mare ceramiche di impasto, bucchero (una caratteristica ceramica etrusca di colore nero) e ceramica etrusco-corinzia. Questi etruschi imitavano non soltanto la cultura materiale dei Greci ma anche il loro comportamento commerciale e ne traevano vantaggio. La nascita delle aristocrazie Quando, attraverso il commercio e lo scambio con l'esterno, divennero disponibili alle élite nuovi beni, questi aumentarono in modo sostanziale la possibilità di competizione. Sia a livello individuale che comunitario, troviamo una marcata tendenza alla rivalità.  concetto di dono → doni potevano creare situazioni di disparità: un dono che non può essere ricambiato porta vergogna e sciagura a chi lo riceve. Tombe con apparati molto simili e lussuosi sono la Tomba Regolini-Galassi a Cerveteri e le Tombe Bernardini e Barberini rinvenute a Praeneste (attuale Palestrina) nel Lazio. Sia gli uomini che le donne sono deposti in tombe con carri, alcuni dei quali erano concepiti per il campo di battaglia. Sia gli uomini che le donne sono rappresentati come partecipanti alla vita comunitaria e coinvolti nelle diverse attività, sia che fossero attività economico-produttive (tessitura), cerimonie e banchetti (competizione sociale) o attività belliche (competizione tra comunità ed esigenze di difesa).  cavalli nell'antichità erano indicatori di prestigio, largamente utilizzati per trasportare i capi guerrieri al campo di battaglia. Il combattimento avveniva ancora a piedi. Stirpi eroiche I racconti omerici e gli altri miti che non hanno a che fare con la guerra di Troia (i Sette contro Tebe; Giasone, gli Argonauti e Medea; Perseo che uccide Medusa; Ercole e le sue fatiche) erano greci, ma esercitavano un grande fascino perché erano storie che potevano essere rappresentate in forma immediata sulle ceramiche dipinte. Gli Etruschi impararono dai Greci l'arte del banchetto e versavano il vino da brocche greche, bevevano vino da coppe greche e mangiavano da piatti greci. L'ideale del festeggiamento è centrale nella vita etrusca e può essere trasferito anche alla sfera funeraria: l'immaginario legato al banchetto si trova spesso sulle pareti delle tombe etrusche → adozione di uno stile di vita per così dire "orientaleggiante", caratterizzato dalla globalizzazione di idee, rappresentazioni.  Murlo → Poggio Civitate (Siena), il sito presenta due fasi (VII e VI secolo) separate da un livello che testimonia una distruzione. Il tetto era decorato con la figura seduta di un uomo barbuto che indossava un alto cappello, insieme ad altre figure umane e a statue di animali fantastici. Murlo può essere stata la sede di una famiglia potente oppure uno spazio rituale dove le persone si riunivano per i festeggiamenti.

Una conseguenza dell'introduzione della scrittura e delle tecniche di rappresentazione nei contesti funerari fu l'apparizione di iscrizioni che menzionavano i nomi dei defunti. Il sistema binomio rifletteva un regime più sofisticato di possesso e trasmissione della proprietà. Lo sfruttamento delle risorse  Populonia è il sito chiave per lo sfruttamento dei giacimenti di ferro, Vulci è nota per la scultura in bronzo, Volterra per la lavorazione dell'alabastro. Se la rivoluzione villanoviana aveva portato al trasferimento di popolazione dalla campagna verso insediamenti centrali, il periodo orientalizzante vide ripopolarsi le campagne, come dimostrano i piccoli insediamenti e le tombe sparse. Dall'VIII fino al VI secolo, lungo le vallate dei fiumi e nelle campagne, assistiamo a uno sviluppo in stabile crescita. Il modello più plausibile per spiegare il periodo orientalizzante è quello di una cultura che, già dimostrando un certo livello di stratificazione sociale e di attitudine a sfruttare le risorse naturali, incontrò nell'VIII secolo una nuova serie di opportunità di commercio, di scambio e di guadagno. Anche se non esisteva ancora una forma di monetazione, ci sono tracce di diverse forme di impiego pre-monetario del metallo. Tutto ciò portò a un incremento nella produzione di risorse. CAPITOLO 6 – LA PITTURA FUNERARIA E L’ARTE ETRUSCA Parlare di pittura tombale etrusca significa prendere in considerazione manifestazioni artistiche distribuite in modo non omogeneo → Il fenomeno è molto circoscritto.  A Tarquinia, la pittura tombale comincia nel VI secolo e continua fino al periodo ellenistico, dal IV al II secolo a.C.  A Chiusi le pitture conservate si datano in un breve periodo del V secolo, altrove appartengono al periodo ellenistico, come le tombe di IV secolo a Orvieto. Le tombe più antiche sono espressione dell'arte orientalizzante. Un esempio scoperto recentemente a Veio è la Tomba dei Leoni ruggenti (700-690 a.C.). Lo sviluppo artistico successivo, documentato dai contesti funerari di Tarquinia, colpisce in quanto indipendente da altre forme artistiche. I caratteri stilistici rispecchiavano anche l'arte ionica: il banchetto e il boschetto sono caratteri del mondo dionisiaco. I satiri e gli otri, lo sport e la musica enfatizzano il mondo di gioco e di gare che in Grecia trova riscontro anche nel teatro e nei rituali. È stato ipotizzato che questo sia il risultato diretto della presenza in Etruria di artisti di area ionica e questo fenomeno è riscontrabile anche nella produzione ceramica e nella pittura su lastre di terracotta a Cerveteri. Si presume in genere un'influenza greca per la decorazione di terracotta. La storia dell'arrivo di Demarato da Corinto narra i movimenti e la mobilità degli artigiani attraverso il bacino del Mediterraneo. Sebbene esistano immagini che derivano dalla mitologia greca queste appaiono però completamente indipendenti da essa. L'arte etrusca tende a essere meno esplicita dell'arte greca. Un modo di distinguere l'arte etrusca da quella greca è quello di esplorare i differenti modi nei quali il mondo reale e immaginario sono rappresentati. Nell'arte etrusca alcuni confini sembrano essere intenzionalmente sfumati → rappresentazione di un banchetto reale o un banchetto nell'aldilà? Dal V e IV secolo, l'immaginario è maggiormente contrastato nelle pitture e la differenza tra i mondi più chiaramente espressa. L'immagine di Charun e dei demoni è caratterizzata e terrificante, mentre il defunto è dipinto in maniera più realistica.  bucchero → ridurre l'apporto di ossigeno nella fornace, così che gli ossidi ferrici di colore rosso nell'argilla diventassero ossidi di colore nero. L'argilla veniva completamente depurata ottenendo una pasta molto raffinata, che dopo la cottura veniva lucidata. Mentre la terracotta e la ceramica non sono riutilizzabili e tendono a conservarsi in gran quantità, gli oggetti in ferro e bronzo possono essere rifusi per riutilizzare il metallo e dunque si conservano raramente. Nonostante questo, ci sono arrivati alcuni straordinari oggetti risalenti all'VIII secolo a.C.

guadagnò il soprannome di Superbo. Suo figlio violentò la virtuosa Lucrezia; nel 509 a.C. Tarquinio e la sua famiglia furono cacciati da Roma e fu istituita la Repubblica. La religione romana era in gran parte derivata dagli Etruschi, ma si pensava che i Romani avessero imparato dagli Etruschi anche il concetto di trionfo, i giochi gladiatori e molte delle loro tecniche artigianali. Le fonti hanno minimizzato la portata della dominazione etrusca, concentrandosi soltanto sulla figura del re. Durante gli scavi a Vulci emerse la cosiddetta “tomba Francois” che contiene un ciclo di affreschi del IV secolo a.C. con didascalie che illustrano come un tale “Mastarna” insieme ad altri due nobili della città combattano e sconfiggano il romano Gneo Tarquinio. Tacito conserva il discorso tenuto in senato dall’imperatore Claudio in cui afferma che Servio Tullio in realtà aveva come nome “Mastarna” (anche se più propriamente è un titolo, il MAGISTER, capo militare) che aiutato da Aulo e Gellio Libella di Vulci si impadronì del potere a Roma scacciando temporaneamente la dinastia dei Tarquini. Quando i focesi furono attaccati dai Persiani, avevano già fondato una colonia a Marsiglia. Tentavano di trovare una nuova patria e il loro obiettivo era la Corsica. Fu intorno al 540 a.C. che i Cartaginesi e gli Etruschi riuscirono a sconfiggere i Focesi e li espulsero dall'area della Corsica: questi ripiegarono verso sud, rifugiandosi a Reggio in Calabria. Si passò dal ritagliarsi aree di influenza all'attacco diretto a Cuma. Le fonti ci dicono che nel 524 a.C. gli Etruschi guidarono un esercito di Umbri, Dauni e molti altri alleati e attribuiscono il motivo di questo alla pressione da parte dei Galli sui possedimenti etruschi settentrionali → i Galli non era così importanti. Cuma era ben difesa e in battaglia Aristodemo guadagnò il favore popolare. Questo riflusso di tensione del popolo contro gli aristocratici riaffiora più e più volte: quando Lars Porsenna mandò il figlio Arunte ad Ariccia a sconfiggere la città latina, questa si rivolse a Cuma. Il governo inviò Aristodemo con un contingente molto scarso, sperando chiaramente in una sua sconfitta, ma egli vinse, guadagnandosi un prestigio ancora maggiore e prendendo il potere. È curioso che Aristodemo divenne in seguito erede dei Tarquini e che, mentre Cuma aveva sostenuto Roma con forniture di grano quando si trovava sotto pressione da parte di Lars Porsenna, questo aiuto fu rifiutato nel 492 a.C. Si dice che Aristodemo avesse portato il lusso in città, incoraggiando i giovani uomini ad arricciarsi i capelli con l'intento di fiaccare il loro spirito maschile, ma probabilmente è indizio dell'influsso dei costumi etruschi e dell'incremento di ricchezza dovuto a una florida produzione agricola, ottenuta costringendo i giovani nobili ad arare i campi. Alla fine, questi giovani nobili e altri cumani in esilio a Capua unirono le forze, irruppero in città, torturarono a morte Aristodemo e la sua famiglia e restaurarono il governo aristocratico. Il tentativo di fiaccare i Cumani attraverso lavori pesanti trova un parallelo nei Tarquini a Roma. A Cuma riscontriamo una netta divisione tra una élite presumibilmente greca e la popolazione. Cuma può non avere voluto una Roma forte sotto un re etrusco, ma non sembra aver gradito nemmeno una Roma forte sotto un regime repubblicano.  474 gli Etruschi sferrarono un attacco insieme ai Cartaginesi. Cuma chiese aiuto a Gerone, il tiranno di Siracusa, che prestò la sua flotta. Arrivo dei Sanniti → Capua fu conquistata nel 423 e Cuma nel 421, ma questi eventi sono il risultato di movimenti di popolazioni di lunga durata e di cambiamenti interni, che portarono ondate di coloni fino alle pianure costiere. Nel V secolo la competizione sui mercati divenne intensa e gli Etruschi persero terreno. Stretti tra le pressioni interne di una società in rapida evoluzione, dove il potere era limitato a pochi ma reclamato da molti, gli etruschi si ripiegarono su loro stessi nel V e IV secolo. Quando i benefici del commercio internazionale diminuirono, fu necessario cercare nuove soluzioni e l'archeologia mostra gli adattamenti sociali che si dovettero compiere. Ciascuna città-stato ebbe un suo proprio sviluppo, intrattenendo brevi collaborazioni e relazioni commerciali a lungo termine, ma con scarsa consapevolezza che le confederazioni dei 12 o 15 popoli fossero poco più che istituzioni simboliche per scopi rituali. CAPITOLO 8 – LA RELIGIONE ETRUSCA

Sembra che gli Etruschi avessero scritto moltissimo sulle loro pratiche divinatorie e su ciò che avveniva dopo la morte. Santuari e templi testimoniano un notevole dispendio per la loro realizzazione a partire dalla fine del VI secolo. Abbiamo due tipi di testimonianze che sono significative e anche tipicamente etrusche:

  1. reperti provenienti dalle sepolture
  2. specchi Il funerale sembra essere stato l'occasione in cui si esprimeva gran parte di pratiche e pensiero religiosi.  VIII secolo la cultura villanoviana prevedeva lo svolgimento di banchetti nel corso di funerali. Non è certo se gli Etruschi, in questo periodo, immaginassero le loro divinità in forme umane. I primi Etruschi potrebbero essersi interessati molto di più ai fenomeni naturali. Etruschi concepivano le loro divinità, per lo meno a partire dal VII secolo. Senza perdere di vista le specificità della loro stessa religione, gli Etruschi sembrano aver trovato appropriati alla loro stessa concezione alcuni aspetti del mondo mitologico greco, per esempio l'antropomorfismo. Un altro prestito greco potrebbe essere stato l'elaborato rituale del sacrificio.  indeterminatezza delle divinità etrusche → Alcune divinità hanno una versione sia femminile che maschile.  Di Involuti ( = dei ignoti) erano abbastanza potenti perché persino Tinia dovesse richiedere il loro permesso, ma sono per il resto del tutto misteriosi.  Di Consentes, dodici divinità consigliere, erano egualmente indistinti.  Aiser può essere un altro nome collettivo: sappiamo che questo termine si collega a un dio, perché dopo la morte di Giulio Cesare un'iscrizione che lo nominava fu colpita da un fulmine, che eliminò la lettera C lasciando una parola abbastanza simile a quella etrusca designante una divinità. Nell'arte etrusca, gli dei sono regolarmente raffigurati a consiglio o insieme. Gli Etruschi affermavano che la religione era stata loro rivelata (vedi Tagete e Tarconte). Sembra che gli Etruschi abbiano sviluppato un presentimento sulla loro stessa fine: la loro teoria dei saecula predice alla fine del X un momento di rovina. È possibile che si tratti di una profezia elaborata dopo la conquista romana, quando era chiaro che l'autonomia etrusca aveva raggiunto il proprio limite. Sappiamo qualcosa delle credenze etrusche sui fulmini perché nel I secolo d.C. ne parlarono Seneca e Plinio il Vecchio → gli Etruschi pensavano che le nuvole si scontrassero per produrre i tuoni e i fulmini. Molti degli eventi presagiti sono relativi a disordini politici, altra indicazione sulla preoccupazione che gli Etruschi nutrivano per le loro indisciplinate comunità. Il volo degli uccelli, osservato dagli auguri, era molto importante a Roma: senza l'interpretazione favorevole degli auspici, nessun atto pubblico poteva cominciare e nessuna carica essere assunta. Simili pratiche possono aver avuto luogo anche in Etruria. L'intera arte degli auspici dipendeva dalla divisione dello spazio visibile in quadranti ed era decisivo in quale quadrante gli uccelli comparissero. Nell'ambito di tale ripartizione, gli dei potevano essere posizionati per poter stabilire più accuratamente la loro area di influenza. L'aspetto meglio conosciuto è la specialità etrusca dell'aruspicina, cioè la divinazione attraverso l'osservazione del fegato di una pecora. L'attenzione etrusca nei confronti del fegato delle pecore può essere osservata nel modello in bronzo proveniente da Piacenza, realizzato forse alla fine del III o nel II secolo a.C., che reca iscritti i nomi di diverse divinità.  Gli aruspici costituivano un ordine di sessanta esperti. Il rapporto tra le credenze etrusche sulle divinità e quelle sull'oltretomba non è chiaro. Gli uomini vengono accompagnati da dei e demoni in un altro mondo. Sembra che gli Etruschi abbiano considerato il passaggio a un'altra vita o a un altro mondo come un viaggio. Alcune tombe databili tra la fine del VI e l'inizio del V secolo presentano una porta dipinta sulla parete di fondo; e in pitture tombali più recenti troviamo raffigurati personaggi volutamente terrificanti come Charun che sembrano nell'atto di scortare le anime.  forte attaccamento ai propri antenati.

Il motivo per il quale la resistenza poté durare tanto a lungo è l'inespugnabilità delle città etrusche → città in posizione troppo ben difendibile ma la combinazione di incursioni galliche e depredazioni romane stava avendo un impatto disastroso. I Romani intervenivano principalmente attraverso la confisca dei territori etruschi.  Volsinii → Le classi subalterne erano state ammesse nell'esercito dopo ripetuti rovesci contro i Romani e acquistarono rapidamente potere. Gli aristocratici si rivolsero ai Romani (e furono giustiziati per il loro tradimento) ma i Romani approfittarono del vantaggio e sferrarono un attacco. La loro vittoria nel 264 a.C. portò ai primi giochi gladiatori a Roma e 2000 statue bronzee furono prese dalla città. Resistenza durante la guerra annibalica → Annibale si sia reso impopolare per la sua abitudine di fare razzie e saccheggi a sostegno del proprio esercito, ma una delle due grandi sconfitte di Roma, al lago Trasimeno, avvenne in Etruria. Se la presenza di Roma in Etruria fosse stata universalmente avversata, gli Etruschi avrebbero contribuito maggiormente alla campagna di Annibale. A titolo di contributo, nel 225 a.C. i Sabini e gli Etruschi fornirono 4000 cavalieri e 50.000 fanti contro i Galli e gli Umbri 20.000 fanti; nel 205 a.C., quando Scipione cominciò a radunare una flotta per concludere la guerra, Cerveteri offrì grano e vettovaglie, Populonia ferro, Tarquinia lino per le vele, Volterra grano e rifornimenti. All'inizio del II secolo, il controllo romano in Italia fino alla Pianura Padana era estremamente forte. Non c'è ragione di pensare che i Romani avessero una politica culturale. La conseguenza della conquista della Grecia fu il completo rimodellamento delle modalità di pensare ed esprimere concetti, attraverso l'adozione di alcune prassi e del rifiuto di altre. Alcune città proseguirono con tradizioni indipendenti nella scultura funeraria; molte città etrusche offrono minori reperti tra il III e il II secolo a.C. L'altro principale indicatore del potere culturale di Roma è l'adozione della lingua latina.  Guerra sociale (98-91) → possibilità degli ltalici di condividere equamente i benefici economici del nascente Impero romano e la preoccupazione che le continue assegnazioni di terra dai Romani ai Romani avrebbero lasciato gli ltalici senza casa e mezzi di sostentamento. È difficile valutare il danno arrecato all'Etruria dalla Guerra sociale, perché essa fu rapidamente seguita da altri conflitti.  In Etruria, la massiccia espropriazione di terre per ricompensare i seguaci di Silla alla fine dell' a.C. rimase per decenni un problema.  Nel 41-40 a.C., Lucio Antonio, il fratello minore di Marco Antonio, fu assediato dall'erede di Cesare, Ottaviano, a Perugia. Lucio Antonio si arrese, ma gli abitanti della città furono massacrati.  Nel 29 a.C. circa 120.000 veterani si erano già insediati e alla fine del suo regno 300.00 avevano ricevuto terra o denaro. La terra fu prevalentemente distribuita attraverso le colonie e i territori più colpiti furono quelli dell'Etruria e della Campania. CAPITOLO 10 – L’ABBIGLIAMENTO E IL CORPO DEGLI ETRUSCHI La nudità non era normale per gli Etruschi, neppure durante l'esercizio fisico, e ciò li distingue nettamente dai Greci. Gli uomini indossavano per lo meno pantaloni corti o perizomi, spesso abbinati a pesanti cinture. Le donne portavano vesti di lino. Entrambi indossavano come soprabito un mantello di lana, che veniva fermato sulla spalla destra con una fibbia. Le calzature erano un prodotto tipico degli Etruschi → si conservano sandali con la suola in legno e bronzo. Nell'abbigliamento e nelle calzature si può riscontrare l'influsso della moda ionica, ma i cappelli e le acconciature etrusche sono un'elaborazione indipendente. La cosmetica e le acconciature erano particolarmente mutevoli e curate. Il corpo di uomini e donne etruschi veniva unto con l'olio, profumato, depilato e pulito accuratamente. È documentata persino la cura dentale.  gli Italici rappresentavano normalmente madri nell'atto di allattare, tema che non troviamo in Grecia.  gli Etruschi perseguivano il realismo nel ritratto, tendenza che non fu mai marcata dai Greci, ma che influenzò fortemente l'estetica romana.  gusto nel ritrarre gli uomini defunti come ben nutriti e talvolta obesi

Attraverso tutta la storia etrusca possiamo trovare segni del rispetto verso le donne, di simboli dell'autorità femminile, della loro alfabetizzazione intesa sia come capacità effettiva di leggere e scrivere, sia in termini di capacità di utilizzare e apprezzare il contenuto altamente allusivo del mito etrusco. Non sappiamo quasi nulla della capacità giuridica delle donne etrusche e su questioni come la proprietà, ma il fatto che incontriamo regolarmente la rappresentazione di singole donne sui sarcofagi potrebbe implicare che una donna poteva costruirsi una vita indipendente senza nascondersi. CAPITOLO 11 – L’EPILOGO IMPERIALE Claudio, sposato con una discendente dei re etruschi scrive un trattato in 20 volumi sulla storia etrusca, andato perduto. Fiesole è uno dei molti esempi di una città che fu etrusca, divenne romana e poi toscana. Dal momento che l'epigrafia si è a volte conservata di più nei contesti funerari delle classi subalterne, potrebbe solo mancarci la documentazione relativa a famiglie che continuarono a esistere.  Verinus → nome etrusco, le tombe della sua famiglia sono in un cimitero cristiano di Chiusi: lo troviamo in Siria ed è ricordato come comandante in una guerra contro gli Armeni all'inizio del IV secolo. Molti imperatori rivendicavano origini etrusche. Tuttavia le famiglie si estinguono e attraverso i legami matrimoniali, i cambiamenti di nome e così via la vecchia aristocrazia etrusca sembra essersi ridotta. All'inizio del periodo imperiale l'edilizia monumentale riceve nuovo impulso. Sono documentati acquedotti, impianti termali, teatri o anfiteatri. L’agricoltura era fondamentale per il sostentamento di qualsiasi insediamento pre-industriale. Si continuò a produrre e distribuire grano, olio e vino; nel I secolo d.C., Plinio menziona i cereali di Chiusi e Arezzo. Recentemente, in Maremma è stato rinvenuto un laboratorio per la lavorazione del vetro, non lontano da Roselle. La villa divenne un elemento fondamentale del paesaggio extra-urbano:  villa di Settefinestre presso Cosa (I secolo a.C.) → attiva nella produzione di olio e vino, probabilmente apparteneva alla famiglia dei Sestii. Atteggiamento culturale che associa l'ozio apparente e la concreta attività produttiva. All'inizio del II secolo d.C. il complesso viene restaurato con l'aggiunta di nuovi edifici termali, ma viene potenziato anche l'aspetto produttivo; abbandono tra la fine del II e l'inizio del III secolo d.C.  villa in località Le Colonne → fase di interruzione nel I secolo a.C., un'altra nel I secolo d.C. e una terza alla metà del III secolo d.C. Dopo ciascuno iato la villa risorge e sopravvive fino al VI e VII secolo d.C. Non sembrano esserci dubbi sul fatto che uno dei problemi principali fosse che le nuove pratiche agricole e i regimi di proprietà esistenti non avevano incoraggiato un'accurata manutenzione dei canali irrigui e questo portò alla ricomparsa della malaria. I primi segnali di malaria in Italia si riferiscono a Gravisca, sulla costa della Maremma laziale. Perché l'Etruria, specialmente l'Etruria costiera, fiorì nel periodo arcaico per collassare poi nel tardo impero? → fallimento della gestione del sistema di drenaggio. Aumento collegamenti commerciali con Africa → malaria. Il crollo del sistema di tassazione romana è in parte il motivo per cui le principali rotte commerciali tra l'Africa e il resto del Mediterraneo subirono un graduale arresto. Ci fu un ritorno alla produzione e al consumo su base locale. Dopo le catastrofi del VI secolo, l'impero longobardo, la conquista franca e le dispute interne resero i siti più difendibili altamente attraenti. Nel mondo etrusco, due fattori emergono in epoca tardo romana e alto-medioevale: il primo è la Chiesa e il secondo è il fenomeno dell'incastellamento (= spostamento verso siti d'altura, spesso occupati dai monasteri e lontani dalle ville di pianura). Già nel IV secolo si inizia a notare lo sviluppo di un'architettura ecclesiastica nei vecchi centri etruschi. Il paesaggio dell'Etruria - ora Toscana - fu trasformato in un paesaggio produttivo inserito all'interno di una nuova serie di rapporti di potere. Esisteva ancora un meccanismo di competizione per i mezzi di sussistenza tra le diverse unità ecclesiastiche, che usavano la loro posizione per assicurarsi i vantaggi territoriali e, nel corso