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Presentazione dei personaggi, svolgimento dettagliato.
Tipologia: Sintesi del corso
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•Il nome della scrittrice è Lucia, ma per tutti è “a picciridda”. Adolescente, viveva con sua nonna, “la gallina nera”, voleva evadere ma niente. La nonna cambiava sempre umore, durante la giornata aveva sfumature di espressione diverse. Lucia mangiava poco, soprattutto quando i suoi genitori se ne andarono e le abitudini a tavola cambiarono. Sua mamma e suo papà erano emigrati in Germania insieme a suo fratello Pietro, per riuscire a guadagnare e comprare una casa a Leto quando sarebbero tornati. A 11 anni, vedere i propri cari andare via è una tragedia, e rimase sola col suo dolore. Il giorno della partenza si sentiva sprofondare e nessuno se ne accorse. Guardava sua mamma come se fosse l’ultima volta, Lucia odiava la Germania e tutto ciò che ne derivava, perché la sua famiglia si dirigeva in un destino cupo. Il tempo non sempre aiutava ad assimilare i dolori. Su quei binari di Leto nasceva il dolore più grande della vita di Lucia, era insieme ai suoi genitori ma già le mancavano, ma questa era l’unica strada che poteva cambiare il loro destino. Il padre le diede mille raccomandazioni, la madre piangeva pensando di doverla lasciare, il fratello aveva otto anni e non comprendeva bene la situazione… in tutto ciò la nonna la teneva per mano. La porta di casa della nonna era sempre aperta perché non aveva paura di niente e nessuno, tutti la rispettavano e non aveva bisogno di chiudere la porta a casa. Quando tornarono a casa, c’era Nora che le aspettava sul terrazzo. I genitori di Nora la facevano vivere come una ragazzina nonostante avesse trent’anni, non aveva mai avuto un ragazzo tranne per un lontano cugino, ma era una cosa combinata e Nora non era d’accordo. La nonna di Lucia era l’unica persona a far ridere Nora. Nel paese la chiamavano “la Sciancata”, tutti nel paese avevano un soprannome. La sera in cui i genitori di Lucia partirono, la casa era vuota, c’erano solo tre donne, quella sera era diversa, lo stato d’animo di Lucia era diverso. Capiva però che la nonna si comportava così per il suo bene… però lei andò in cucina e pianse tantissimo ma in silenzio, per non disturbare la nonna. Nora aveva una cugina che si chiamava Grazia, era stata la prima persona in famiglia a laurearsi, laurea in Lettere con il massimo dei voti. Era professoressa a Torino ed era sposata con un altro prof (Salvatore) di matematica, Lucia pensava che le persone istruite si sposassero tra di loro. Ma Lucia non voleva un marito come Salvatore, il cui volto non faceva trasparire emozioni, era poco affettuoso, non aveva mai gesti dolci per Grazia (al contrario del suo papà con sua mamma). La nonna inizia a raccontare che quando era giovane, tutte le ragazze del paese la invidiavano e la odiavano. Ma quando la nipote Lucia chiese quando potesse fidanzarsi, la nonna risponde che non deve e anzi deve finire gli studi, fare la farmacista, maestra o pediatra, come vorrebbe anche il suo papà, così vedono di chi sono i nipoti di Maria Amoroso! Anche perché, afferma la nonna, che i suoi genitori sono partiti proprio per dare un futuro migliore alla figlia, quindi deve portare al termine bene le cose. Peppina, la madre di Nora, era la fornitrice ufficiale di latte, si chiamava anche “la Donna”, significava che le portavano rispetto e che fece qualcosa di importante. (La mamma di Lucia abortì in metodi rozzi, lei non ebbe mai il coraggio di chiedere perché, ma lo sapeva perché aveva origliato). La nonna svegliava la nipote alle 6 e poi scaldava il latte, stava accanto a lei in silenzio e andavano da donna Peppina. Durante il tragitto Lucia pensa che sono due respiri di due vite affaccendate, di una vecchia e una bambina. La nonna aveva gli occhi verdi e portava i capelli raccolti, in paese tutti la stimavano, anche se in paese aveva pochissime amiche, non aveva mai stretto i rapporti con qualcun altro anzi si limitava ad un saluto, nessuno ha mai scovato bene la sua anima. Lucia sa per certo che tutto ciò che le ha insegnato la nonna è un tatuaggio indelebile. Zia Pina era la moglie del figlio della nonna, e la nonna la odiava perché aveva lasciato lo zio Santo senza un perché, e lui per difendere il suo onore era scappato dal paese e si fece una nuova vita, senza mai più dare notizie. Gli zii si conobbero da piccoli e fecero una fuitina, ebbero due figli, i cugini di Lucia che lei adorava tanto anche se vedeva pochissimo a causa dei problemi tra la zia e la
•La merenda e le serate sul lungomare. Lucia comprava il gelato da Carmelo e la sua macchinetta, le piaceva cambiare gusto di gelato in base all’andazzo della giornata. A Leto c’era gente che camminava vestita in maniera elegante, e chi (come Lucia) con gli stessi stracci, infatti si sentivano spesso scie nauseanti, cosa che alla loro famiglia non accadeva perché la mamma era molto attenta. Dopo la partenza per la Germania, le abitudini di Lucia cambiarono, perse la voglia di stare fuori, tanto che non volle più uscire, era più casalinga, ed era quasi un bene perché stava per ricominciare la scuola. •La prima telefonata. Dopo quattro giorni dalla partenza, i genitori chiamarono alla zia Franca (sorella della mamma) che aveva un negozio. Suo papà in quella telefonata fu molto rapido, aveva chiesto di Lucia. Stranamente quel giorno di settembre la nonna non diede nessuna tumpulata alla nipote (risultato di un rimprovero e uno schiaffo a chi non si può dire nulla). •Parlo con loro. Lucia riconobbe subito la voce nella mamma, molto stranamente la nonna pianse (nonna chiamata anche “la Generala”) e infatti a Lucia sembrava una beffa. La nonna ripeteva alla mamma di non preoccuparsi perché la picciridda era tranquilla. Il telefono era una bella invenzione! •Fine d’estate. Arrivati quasi alla fine del mese di settembre, c’erano ancora turisti, i tedeschi non avevano mai freddo, avevano le loro asciugamani di buona qualità.
Prima lettera che Lucia riceve dalla mamma Cettina, era una busta bianca e stropicciata spedita il giorno del compleanno della mamma. Raccontava: i primi giorni pianse tantissimo, ma aveva trovato lavoro in un posto dove fanno spedizioni, anche il papà Giuseppe aveva trovato lavoro, la raccomandava di studiare e comportarsi bene, sperava che la figlia non dovesse mai emigrare per mangiare. •La scuola. Il primo giorno per Lucia non era andato come previsto, la nonna si era ammalata (pensava che qualcuno glielo aveva gufato) e l’ha accompagnata Nora. Nonostante tutto era molto curiosa. La maestra di italiano (Aida) subito si infuria perché arriva sola, il bidello spiega che verrà più tardi a dirle il motivo, ma insiste e la definisce “Lucia di Florio, quella con i genitori emigrati”. Lucia era senza parole, ma era contenta che per ogni materia c’era un insegnante diverso (a differenza delle elementari) così non vedeva sempre la prof Aida. Fece amicizia con Rita Inculano, la sua compagna di banco dolce ma con uno sguardo che creava disagio. •La professoressa di musica. Rosa Pizzitto, si è rivelata una donna meravigliosa, il bidello la chiamava “signorina” perché era single. Ma per Lucia quella donna era un angolo di paradiso, un rifugio, forse era la musica a piacerle così tanto. Insegnava a suonare il flauto, leggere il pentagramma, le note… però la musica non avrebbe dato un futuro concreto, quindi molti mangiavano panini durante la sua ora (i panini avevano farcitura diversa in base alle possibilità economiche della famiglia). Dopo scuola Lucia aveva l’abitudine di andare a mare e mettere i piedi nella sabbia, alla nonna dava fastidio quel ritardo che faceva, ma lei aveva bisogno di isolarsi e solo in spiaggia stava bene (a volte le faceva compagnia un gatto) e non si era mai sentita sola o infelice. Questo è un rituale che ha sempre fatto, anche da grande. Poi tornava a casa, mangiava e svolgeva le mansioni casalinghe, giocava un po’ (saltare la corda, un due tre stella) e poi studiava. Non giocava con le bambole perché voleva ascoltare la voce di qualcuno, anche solo la sua. A volte invece di giocare, preferiva stare con la nonna e le sue amiche ad ascoltare i racconti. Comunque Lucia andava d’accordo con i suoi compagni, a parte per tre ragazze antipatiche (Angela, Francesca e Melina) che erano molto altezzose. Lucia non ha mai capito se la scuola le piacesse o meno, certe materie le piacevano (italiano, geografia…) ma altre le trovava noiose. Andava molto d’accordo con la sua compagna di banco, Rita, le voleva molto bene. Col passare del tempo, la nonna mantenne le sue abitudini, ma Lucia no.
Lucia ricorda di un episodio in particolare dove litigò con la sorella di Rita: Teresa, frequentava la terza media, si sentiva grande e insultò Lucia dicendo “zitta, figlia di bastardo!”, ma Lucia non sapeva il significato di quella parola. Stanca e agitata, quando tornò a casa chiede alla nonna il significato e questa si infuriò e la picchiò fortissimo, e Lucia andò a letto. Poi la situazione si calmò… •Pidocchi e mal di gola. Avevano chiuso scuola per disinfestazione di pidocchi per tre giorni. La nonna per quei tre giorni pensò che potessero fare cose utili, come mettere a posto la Casa delle galline per l’inverno, costruire una cuccia nuova per Tino (il cane bastardino tutto nero), Lucia così si divertì lavorando, anche se a volte la nonna si arrabbiava e gliele suonava. In quel periodo, però, Lucia capì che non sopporta le situazioni che non ti permettono di scappare o scegliere se vuoi una cosa piuttosto che un’altra (come era capitato al suo papà, che in Germania non voleva andare ma finì per partire). I genitori, comunque, non sapevano delle litigate con la nonna, erano occupati a pensare sempre a quella casa che avrebbero costruito a Leto appena avrebbero avuto i soldi… Lucia nel mentre immaginava una camera tutta per lei. •Il primo turbamento. Un giorno Lucia decise di andare a fare una passeggiata e recarsi verso casa di donna Peppina, però durante il tragitto vide in lontananza una vettura che attirò la sua attenzione. Piano piano decise di avvicinarsi, ad un tratto sentì un lamento, qualcuno che gemeva: vide un uomo denudato che spingeva i fianchi contro una ragazza, nuda anch’essa. Lucia li riconobbe subito, la ragazza era sua cugina Maria (la figlia di zia Pina) e l’uomo era il venditore ambulante di biancheria. Appena i due videro Lucia si spaventarono e urlarono, si diedero una sistemata, la cugina iniziò a piangere e disse che Lucia era una mocciosa, l’uomo promise che non sarebbe più passati da quella via. Lucia capì che fece un guaio e promise di non dire niente a nessuno. Tornò a casa e andò dritta in camera sua, non parlò con nessuno di quanto accaduto ma ci pensò per molto tempo. •San Martino. Ogni tanto la nonna decideva di cambiare umore e diventava gentile, disse Lucia che arrivava la festa di San Martino e che le voleva preparare le zeppole. Annunciò a molti di venirle a trovare per mangiare e bere in compagnia, per la picciridda! Nessuno ebbe il coraggio di lasciarle sole, la tavola era piena di cibo e vino. Zia Franca iniziò a lamentarsi di suo marito, più tardi la nonna fece un discorso a Lucia dicendo di non sognare troppo perché l’amore dura poco, l’importante era avere un ragazzo onesto e lavoratore perché la donna senza omu è donna senza u nomu! Dopodiché Donna Peppina spiega che Nora non era venuta per lavorare a dei ricami per dei clienti inglesi, propose a Lucia di imparare a cucire ma la nonna disse che doveva studiare. La stessa notte qualcuno aveva bussato alla porta di casa della nonna e di Lucia, fuori pioveva e la voce che sentiva Lucia era lagnosa, poi sentì meglio ed era qualcuno che diceva di far presto, Salvatore u barbèri era morto e serviva qualcuno che aiutasse moglie e figli ad affrontare il guaio. La nonna Maria vestiva i morti, era esperta di vestizione dei defunti, aveva un rito con tappe obbligatorie: lavava il corpo, lo vestiva con l’abito più elegante, gli sistemava le braccia incrociate sul petto, gli chiudeva la bocca, dentro le tasche metteva un rosario e anche la foto del matrimonio. Lucia i giorni dopo non voleva che la nonna la toccasse, e neanche i vestiti, perché provava diffidenza a pensare che quelle mani toccarono un corpo senza vita. La nonna aveva un altro grande interesse: le poesie. Sapeva poco di cultura generale ma leggeva le poesie. Ogni tanto trovavamo davanti la porta di casa dei versi trascritti su un foglio stropicciato, questo faceva pensare a Lucia che dietro quel gesto ci fosse un principe azzurro pronto a salvarle la vita. Sin dalla nascita Lucia aveva sempre sofferto di mal di gola e otite; infatti, rimase a casa per due settimane. Le mancò tantissimo la spiaggia, anche se di inverno cambia colore ed è fredda. Mentre era a casa disegnava e pensava che quando starà meglio tornerà in spiaggia. Scrisse una lettera alla mamma raccontandole tutto e chiedendo di Natale. La seconda telefonata del papà arrivò prima del previsto, ma Lucia non c’era. Quando rientrò da scuola, la nonna aspettò che finisse di mangiare e poi le raccontò il tutto.
Lucia si sentiva bella, tornata a casa iniziò a sfogare la sua gioia di questa acconciatura alla moda, ballando e cantando iniziò il suo spettacolo e si sentiva brava! Lei aveva poche informazioni su quello che accadeva fuori dal paese, le trasmissioni che aveva visto erano state una concessione di zia Franca o della moglie del sindaco, in alternativa c'era anche il bar sulla piazza ma quello era un posto da maschi e se si fosse avvicinato una donna sarebbe stata considerata buttana, o un bambino era considerato figlio di una madre poco di buono. Le persone devono essere molto ricche per avere la propria televisione. Lucia adorava Raffaella Carrà e facce allegre in tv, la politica non le interessava. Stava arrivando Natale. La tragedia di Rita aveva fatto passare in secondo piano anche la partenza dei genitori di Lucia: senza Rita si sentiva spezzata in due, aveva un senso di tristezza profonda, tutto aveva perso importanza. A Natale anche le cose belle fecero soffrire Lucia. Pensava che emigrare fosse come perdere l'identità e capiva che essere la figlia di emigrati non è una bella cosa perché è gente disperata che per guadagnare qualcosa andava lontano, bisognava un coraggio da leoni per partire lontano. Anche Nora si ammalò, la gente al paese diceva che era “l'esaurimento”, Lucia un giorno ha sentito il bisogno di rivederla perché tra loro c'era sempre stata una certa confidenza e pensava che certi sentimenti non hanno bisogno di parole. Quando era lì, Nora era calma e sorridente, fu felice di rivedere Lucia e le raccontò tutto, ma Lucia andò via perplessa perché aveva capito il malessere di quella donna. Mentre tornava a casa, ha incontrato sua cugina Maria che sembrava sconvolta e le parlò dicendole di perdonarla per averla chiamata mocciosa, che le voleva bene, che amava quell'uomo anche se era sposato e che sono una coppia sfortunata, ha chiesto se potesse mantenere questo segreto ed è scappata via, Lucia urlò che lo avrebbe fatto e che l’aveva perdonata.
- Parla la nonna. Quando rientra a casa, la nonna le chiese della salute di Nora, Lucia rispose che non voleva più uscire e per questo chiese a sua nonna se fosse normale che quando una persona è triste non voglia vedere nessuno, la nonna capì subito e le fece un discorso: le disse che era troppo buona e che doveva diventare forte, capiva la sua rabbia perché il gesto dei genitori le è sembrato un tradimento, ma bisognava comprendere anche loro perché non hanno soldi, che bisognava accettare le cose che accadono anche contro la nostra volontà, le cose non sono sempre come i nostri occhi vedono perché ci sfugge di vedere il cuore, non possiamo vedere cosa prova la persona che abbiamo davanti, ognuno di noi ha un destino già scritto. Lucia rimase senza parole perché non aveva mai fatto un discorso così lungo. Poi la nonna aggiunse che la gente è invidiosa se le cose vanno bene, ma per fortuna c'era gente diversa che non era così, non sopportava i pettegoli e chi calpesta la sensibilità altrui. Poi iniziò a piangere e ammise che si è pentita solo di una cosa, ma Lucia non capisci mai cosa nonostante pensò alle varie opzioni. Dopo quel discorso, la nonna andò in cucina e cambiò espressione, ha iniziato a preparare la cena. C'erano delle volte in cui Lucia non si sentiva una bambina, poiché faceva pensieri troppo grandi per la sua età (11 anni). A Lucia piaceva accompagnare la nonna in occasioni particolari, come le visite alle famiglie a cui era capitato un lutto. Quando la nonna non era chiamata in veste ufficiale come esperta della vestizione, andava a sostenere la famiglia e a dare consigli, durante le visite Lucia osservava la gente ed era contenta di quello che faceva sua nonna, si chiedeva se qualcuno avrebbe ricambiato tutto quello che faceva lei. Per Lucia era interessante andare a fare visita dopo la nascita di un bambino o a casa delle signorine in procinto di sposarsi. Qualche ragazza, preferibilmente nubile e vergine, aveva il compito di cunzare il letto, e in base alle possibilità economiche c’erano diversi tipi di corredi (sulla coperta qualcuno metteva dei cuori). La futura sposina era sempre sorridente poiché niente era più importante del matrimonio, probabilmente immaginavano il loro futuro felice con una casa e con un marito impiegato e un bambino, il resto non contava. Anche Lucia aveva immaginato di essere sposata, faceva le prove nella sua stanza, era bello avere marito e figli nella sua fantasia. •Piccolo mondo casalingo. La nonna diceva che la coperta del cane andava lavata in una certa maniera, cercando di stimolare la nipote a fare qualcosa, ma per lei la domenica è sinonimo di pigrizia. Il cane stava con lei e si rotolava gioioso. La nonna cercava oggetti accumulati negli anni,
ma quella mattina era di fretta poiché aveva saputo che il figlio avrebbe telefonato dalla zia Franca; quindi, si dovevano preparare velocemente e andare a casa della zia (il negozio era chiuso, avevano una prolunga per usare il telefono a casa). Lucia era gioiosa, desiderava parlare con Pietro, voleva sapere se sarebbero venuti a Natale. La zia stava parlando con sua mamma, poi le passò il telefono e iniziarono a parlare delle solite cose, il freddo il lavoro il fratello, poi Lucia chiese per Natale e la mamma rispose che non poteva per il lavoro, perché i soldi la aiutavano a soddisfare qualche capriccio, Lucia rispose solamente “ok ciao” e diede la cornetta alla nonna… doveva metabolizzare il tutto. Nel frattempo, continuava a pensare a cosa si riferisse “bastardo”, ebbe diverse risposte ma nessuna era plausibile per suo padre, voleva capire a che categoria di bastardo si riferisse, prima o poi lo avrebbe chiesto direttamente a Teresa. Lucia e la nonna litigarono ma fecero subito pace. Lucia sapeva di non essere bella, nessuno glielo aveva mai detto. •Gli altri miei nonni. Un pomeriggio, dopo aver studiato, Lucia decise di andare a trovare i suoi nonni materni. Vivevano in campagna, prima stavano a Melia ma dopo il matrimonio delle figlie, la solitudine li spaventò. La mamma consigliava sempre a Lucia di andarli a trovare più spesso, però lei aveva più confidenza con nonna Maria, si chiedeva perché una persona poteva volere più bene a una rispetto a un'altra, ma probabilmente dipendeva dal carattere dei nonni materni perché erano troppo seri e raccontavano cose tristi, invece nonna Maria era un insieme di tutto, era intensa. Lucia pensava che nonna Maria fosse un po’ gelosa di lei. Nonna Lina le offrì dei biscotti, erano buoni, ma li faceva sempre uguali. La abbracciò e se ne andarono via, nonna Maria per strada aveva sempre qualcosa di negativo da dire, e pensava che fosse cafona. •La zia Pina. La zia Pina era stata male, in paese dicevano che aveva le pietre, la nonna suggeriva la parola giusta da usare “i calcoli”, anche se le non importava della salute di quella, perché “nella vita si paga il male che si fa”. Lucia stava per entrare in un bar, quando sente un calore inatteso sulla testa, era una mano grande, era il “Tamburo Lercio”, il nemico della nonna, non sa perché l'aveva accarezzata, le disse “Ciao picciridda bella”, Lucia sorrise ed entrò al bar, la nonna non lo seppe mai. Tramite Carmelina (la signora che veniva a casa per fare le iniezioni alla nonna) Lucia e la nonna seppero che l'intervento dei calcoli alla zia Pina era andato bene e che doveva rimanere a letto perché non camminava bene. Lucia voleva farle visita, visto che questa volta non poteva mandarla via. Salvatore, il cugino di Lucia figlio di zia Pina, passava tutti i pomeriggi per salutare la nonna, ma non parlavano mai della madre, del papà sempre perché lui lo aspettava, Lucia sottovoce chiedeva della salute di zia Pina e lui rispondeva gentilmente. Zia Pina aveva lasciato un regalo natalizio per Lucia nel negozio della zia Franca, pregandola di farglielo avere subito, Lucia lo disse alla nonna che si infastidì tantissimo perché se Lucia avesse accettato il regalo lei avrebbe perso onore e dignità. Lucia e la nonna erano molto diverse, Lucia non arrivava mai fino in fondo alle cose, ad esempio in classe aveva litigato con Antonino dopo che lui l'aveva offesa ma avevano fatto subito pace perché non sopportava l'idea di avere in classe un nemico. Il padre di Antonino sarebbe emigrato presto in Venezuela da solo, Lucia pensava che fosse più fortunato di lei.
Lettera da parte di Lucia per la mamma “sono arrabbiata ma mi devo rassegnare, mi mancate e mi sento sola, la mia compagna Rita forse esce presto dall'ospedale, la nonna dice che per non ammalarsi mai bisogna bere il latte di donna Peppina, Tino è Il cane più dolce del mondo”. Lucia pensava ai suoi genitori che mandavano il vaglia postale contenente soldi e lettere, era una traccia del loro amore, chissà come si organizzavano… di solito quelle che mandava papà avevano la stessa cifra e lo stesso messaggio; invece, quelle della mamma avevano sempre frasi commoventi; dalla cifra che mandavano dipendeva il loro futuro, Lucia sperava in un cambiamento dell'ultimo momento ma non accadeva mai, per lei quel pensiero era insistente.
torta, ma la cugina Maria non mangiava nulla anzi era molto pallida e si toccava la pancia. Poi hanno brindato e hanno esultato per gli auguri, i bicchieri fecero un tintinnio. Lucia prese il suo pacchetto contenente la borsa comprata a Taormina (le costò) e lo diede alla nonna, quest'ultima si commosse e abbracciò la nipote, cosa mai fatta prima, infatti Lucia si mise a piangere. Verso la fine della festa qualcuno chiese il caffè, lo preparò Lucia ed era fiera di sé stessa perché era molto buono.
- Le cose che non sapevo. Quell'inverno Lucia infilò tante volte i piedi nella sabbia… pensava a come la tristezza e la gioia non si possano pesare sulla bilancia, e quando le chiedevano come stesse rispondeva sempre che stava bene, perché se avesse detto il contrario avrebbero seguito tantissime domande imbarazzanti. Così passarono i giorni, scuola, interrogazioni, viaggi in pullman, la nonna, il pranzo, la cena, zia Franca… Un giorno la nonna diede molte botte alla nipote perché le disse una bugia: la mattina aveva lezione di italiano ma non aveva studiato, decise di non andare a scuola insieme a due compagne e avevano bighellonato, purtroppo però un amico della nonna vide la nipote e glielo raccontò subito… la generala era furibonda! Nora si era aggravata, si era trasformata dalla persona più triste, tanto che questa tristezza le impediva di vivere come una persona normale, e a Lucia questo dispiaceva, le aveva insegnato molte cose e le aveva raccontato esperienze di vita. Un giorno la madre di Lucia in Germania fu accusata di furto nella gioielleria dove andava a pulire la sera e la avevano cacciata via, dopo qualche giorno scoprirono chi fosse il vero ladro e l'avevano richiamata indietro, ma la mamma non ci torno perché era meglio essere povera ma onesta! Lucia la capiva: la sua compagna Mariella Piccione l’aveva accusata di aver rubato un bracciale d'oro in classe. La mamma non si perse d'animo e iniziò a fare pulizie in un supermercato, e siccome era brava il suo datore di lavoro le faceva molti regali (latte, pomodori, patate…). Un giorno Lucia vide piangere la nonna, pensava che fosse arrabbiata, poi però la nonna iniziò a parlare della figlia morta, giovane e bella, ingiustamente sotto la terra, poi le parlò anche dello zio Santo scomparso nel nulla... Poi le dissi dimenticare tutto, e continuò dicendo che era arrivato il momento di parlare di cose serie perché non lo avevano mai fatto “la mattina si ritrova sola e triste, la presenza della nipote è come un miele dolce che le ha curato l'anima, ha saputo colmare quella voragine di solitudine che la affligge da sempre, perché a nessuno piace essere abbandonato e negli anni l’ha sempre saputo camuffare. Ha preferito dare schiaffi alla vita piuttosto che riceverli. Quello che fa Lucia è fonte di gioia ma spesso la fa anche arrabbiare. Apprezza come ha affrontato il dolore così piccola, ha dimostrato tanta maturità, somigliando alla nonna. La nonna sa che la nipote ha sempre avuto rispetto e forse anche paura di lei, perché oltre essere una nonna è anche una persona che ha sofferto molto: il suo secondo marito è morto molto giovane ma il loro non era un matrimonio felice, lui era sempre ubriaco ma per la gente del paese era un brav'uomo (ovviamente così raccontava anche lei perché nessuno doveva sapere i suoi fatti). I suoi genitori fecero di tutto affinché non si sposassero perché ritenevano la nonna una plebea, ed era vero perché veniva da una famiglia molto povera e loro volevano una donna ricca. Erano innamorati e si sposarono lo stesso facendo la fuitina, ma il nonno si mostrò subito per quello che era e la nonna si ammalò di esaurimento. Lui passava le notti in osteria, la picchiava e faceva anche altro… in casa non c'erano soldi, la nonna cercò un lavoro per mantenere la famiglia e andò al lavorare in campagna, faceva la qualsiasi, e il paese iniziò a mormorare cose brutte sul suo conto, dicevano che aveva un amante…ed era in parte vero, un uomo benestante aveva tenerezza per la nonna ma ben presto si mostrò un porco. Dicevano che uscivano di notte, ma questo non era vero, la nonna a volte usciva la sera per fumare-giocare a carte-bestemmiare ma lo faceva in preda a una grande insoddisfazione, perché era sola abbandonata a se stessa, e quello era il suo modo di vivere l'infelicità, si lasciava andare alla vita. Fu allontanata da parenti e amici, quando la nonna scoprì di essere incinta del papà di Lucia il marito la lasciò dicendo che era una poco di buono, ma in realtà era stata la famiglia ad averglielo imposto, disse che stava mettendo al mondo un bastardo, che quel figlio non era suo, ecco spiegate le parole di Teresa, il papà di Lucia ne è a conoscenza ma ha
sempre saputo che il nonno era il vero papà. Poi il nonno morì quando la nonna era all'ultimo mese di gravidanza. Nessuno potrà mai sentirsi un bastardo se ha una mamma per il resto della vita accanto a sé. Lucia doveva costruire una corazza e affrontare il mondo, era meglio, doveva sapere tutto, la nonna sperava Dio che la nipote non potesse mai conoscere il dolore, sperava che le sue regole servissero e la picchiava se non andavano bene… ma un giorno Lucia avrebbe capito, doveva amare le persone pulite e disprezzare quelle irrispettose”. Al termine di questo lungo discorso Lucia aveva smesso di guardarla, sfuggiva i suoi occhi perché sapeva che l'avrebbero messo a disagio… però la nonna le aveva fatto una richiesta d'amore, quella di rimanere sé stessa. Erano in silenzio. La sua rigidità era solo un modo per mettere in guardia Lucia dalle cattiverie del mondo. Dopodiché le disse di andare a giocare. Lettera della mamma a Lucia “vogliono che a luglio venga in Germania, così poi ad agosto scendono tutti insieme, ha tante cose belle per lei”. Lucia non riusciva a riprodurre nella sua testa la voce del papà e del fratello, quella della mamma si, aveva paura di dimenticare il loro volto, per questo aveva tanta voglia di raggiungerli presto. Non avrebbe permesso a nessuno che la sua famiglia si potesse disintegrare. I primi giorni di aprile si festeggiava la Madonna delle Grazie, era una festa importante perché durava una settimana. Lucia iniziò a pensare alle cose in comune che aveva con la Madonna e non capivo perché lei fosse famosa. Quell'anno c'erano tanti eventi in programma, Lucia aveva partecipato a tutte quelle magnifiche passeggiate, Resina era caduta tagliandosi la faccia ma il giorno dopo stava già meglio perché non si sarebbe persa la festa, i festeggiamenti avevano portato tanta gente, l'ultima sera c'era una gara di ballo, c'erano tipi strani-vecchi-signore grasse-ragazze con la maglietta scollata-bambini-venditori ambulanti… la zia Franca stringeva forte la mano della nipote perché aveva paura che andasse con gli zingari. C'erano amici e parenti che chiedevano dei genitori di Lucia, le sue risposte erano tutte uguali. Passò zia Pina con il marito, lei salutò la picciridda. Lucia aveva bisogno di rivedere Rita, così la nonna la accompagnò. Rita stava immobile sul suo letto di ferro, Lucia pensava che i bambini malati avessero più freddo, inoltre Rita era molto dimagrita e questo era il risultato delle sue cure, la mamma di Rita invocava una grazia (Lucia pensava avesse Dio l'avesse ascoltata la sua famiglia sarebbe rimasta a Leto). Mentre Lucia rifletteva, Rita si girava e la fissava chiedendole a come andasse a scuola perché lei voleva molto tornare in classe, ma Lucia era pietrificata, non sapeva che parole usare perché le sembravano tutte inopportune; quindi, le sorrise e le strette a mano, la salutò un bacio in guancia, sua madre aveva chiesto a Lucia di venirla a trovare più spesso. Fuori la nonna la aspettava, Lucia pensava alle tempeste che avrebbe dovuto attraversare Rita.
- Un triste aprile. Un giorno di Aprile del 1962 Lucia vide per la prima volta una bara bianca attraversare le strade del suo paese, lì dentro c'era Rita. Lucia era sbigottita e ha iniziato a pensare alla sua morte, pensando che la primavera fosse la stagione più adatta per morire. Questo funerale era diverso perché nessuno parlava, tutti erano intenti a cercare la madre di Rita che sembrava ripiegata sulle proprie spalle, in chiesa si sentiva solamente l'odore dei fiori. Lucia riusciva a sentire Rita dentro di lei, diceva che era lì e le guardava. •E ancora Nora. Lucia non aveva più visto Nora dall'ultima visita, Donna Peppina diceva bugie dicendo che stava meglio ai compaesani, ma quando andavo a trovare la nonna si sfogava con lei; infatti, Lucia la vide preoccupata e non era un buon segno. Un giorno Lucia andò a fare visita a Nora proponendole di fare una passeggiata per raccogliere i fiori, lei era magrissima e le erano caduti anche i capelli ma accettò, andarono in un campo di fiori vicino casa sua. Lucia fece un paragone tra meccanico e fidanzato che mettono a posto le persone, Nora aveva bisogno di baci. La mamma di Lucia l'aveva chiamata in un giorno in cui Lucia aveva proprio bisogno, la sua voce era troppo desiderata, la nonna in quel periodo non era nella sua forma migliore ma comunque si sedette vicino a Lucia quando ha iniziato a parlare con la mamma. Lucia rassicurò la mamma sull'andamento della scuola e sul suo umore, le raccontò della festa della Madonna delle Grazie, c'erano in realtà poche cose allegre da raccontare, parlavano delle solite cose, la mamma diceva che
Dopo l'inverno la nonna comprava il pesce in spiaggia quasi tutte le domeniche, accompagnata da Lucia. Quel giorno avevano un appuntamento con l'amico di papà che aveva perso la barca, la nonna nascose le chiavi in una fessura del muro e camminarono per 10 minuti mano nella mano, per strada videro il tamburo lercio ma fecero finta di nulla, era una bella giornata. Toccava alle donne occuparsi della casa-spesa-figli, gli uomini a lavorare-portare i soldi-essere severi, la nonna ascoltava solo sé stessa. Scelse con accuratezza il pesce ma i masculini era un regalo per la picciridda, non dovevano insistere! •La promozione. La pagella l'aveva consegnata la prof di italiano, il preside e il vicepreside, erano vestiti in modo elegante, c'era confusione, la prof ha iniziato a dare raccomandazioni inutili a Lucia. C'era Antonino ma non era triste, si definiva rassegnato, ma comunque aveva sua mamma che lo aspettava a casa; Lucia non voleva una nuova compagna di banco a settembre perché pensava a Rita ma non poteva rifiutare. Dopo i saluti tornò a casa e ha fatto vedere alla nonna i risultati come se fosse un trofeo, già Lucia pensava dove andare a studiare per diventare maestra e fare soldi. Voleva chiamare la mamma per la notizia ma la nonna non gliel'ha permesso perché era inutile e doveva aspettare. L'indomani è arrivata una lettera dalla mamma, raccontava del lavoro, nella famiglia greca, di cosa mangiavano, di suo fratello e la sua scuola, del papà soddisfatto del lavoro, di una gita che avevano fatto in un posto bellissimo vicino a un lago, imparava un po’ a parlare tedesco, c'erano due foto bellissime. Lucia era contenta, l'importante è che non l’avessero dimenticata, pensava alla casa. Disgrazia: il treno era partito puntuale pieno di turisti, ma ad un certo punto si è fermato di colpo… Nora si era suicidata, il treno l’ha macellata, c'era sangue ovunque, qualcuno ha visto le gambe altri le braccia, il macchinista era senza parole. Lucia l'ha saputo mentre giocava con il cane e Resina è arrivata a casa urlando il suo nome. Un altro funerale attraversava le strade del paese, Donna Peppina ebbe un mancamento. Lucia era sicura di trovare l'ombra di Nora ma non fu così, sentiva solo il suo profumo. Era stanca di vedere morire le persone a cui voleva bene. In estate di pomeriggio Lucia andava dalle suore per il ricamo e il cucito, non le importava ma era un modo per stare in compagnia, poi faceva merenda e tornava a casa accompagnata da Marilù. Un'altra attività estiva erano le conserve, la nonna lo adorava perché sarebbero servite in inverno, Donna Peppina nel frattempo urlava il suo dolore. •Feste di giugno. Al paese aspettavano la festa di San Giovanni per ufficializzare l'inizio dell'estate, c'era una strana usanza delle vecchie per prevedere il futuro scegliendo il piombo in un pentolino e vedere se c'erano matrimoni in vista. Lucia era felice alla vista delle luminarie lungo le vie, la vita acquistava un sapore dolce ma a casa tornava tutto come prima perché la nonna non amava uscire e divertirsi perché era una perdita di tempo. Di giorno Lucia andava al mare con Emilia, lei parlava sempre di Nora e il suo fidanzato, quell'estate sembrava più carina, raccontava che si sarebbe sposata a breve. Lucia trascorreva i giorni estivi serenamente, pensava all'emozione per la partenza della Germania. Zia Franca l'avrebbe accompagnata ma non era contenta al pensiero di dover lasciare il negozio. Lucia non vedeva l'ora di arrivare. Ad un tratto la nonna sembrava essere invecchiata tutto di colpo. Lucia sperava sempre per il meglio. •La fine di un mondo felice. Lucia aveva deciso di andare a trovare la zia Pina, aveva bisogno di incontrarla, aspettava solo che la nonna se ne andasse perché sapeva che si arrabbierebbe. Lucia sapeva che stava sbagliando, aveva paura che qualcuno lo potesse vedere. Quando la nonna se ne è andata, Lucia è uscita e durante il tragitto pensava a come convincere la zia per entrare a casa, c'era un caldo soffocante. Lucia ha suonato il campanello tre volte, alla quarta volta ha aperto la porta il tamburo lercio, era sudatissimo. Lucia disse che cercava la zia per salutarla prima della partenza, ma lui rispose che era dal dottore ma stava per rientrare e sarebbe stata felicissima, lui invitò ad entrare alla bambina e lei non seppe dire di no. Lucia si siede, e lui accanto a lei inizia a farle complimenti, lei imbarazzata voleva uscire e tornare un'altra volta ma lui insistette chiamandola signorina (sicuramente lo eccitava), subito dopo il corpo di lui si era abbattuto con violenza sopra quella di Lucia. Vide l’agnello arrendersi al silenzio. Sorrideva, lo ha portato all'ebollizione, Lucia
urlava di voler andare via. Lui prese un braccio, poi l'altro, stirò il corpo di Lucia, le accarezzava le gambe dicendo di stare in silenzio e continuava a dire che era bella, le tolse il vestito e le aprì le gambe, Lucia provava dolore lui invece gemeva. Lucia era confusa con un respiro affannato. Lui continuava a spingere. La sporcò. Per un tempo senza tempo, Lucia era sotto di lui. Quando ha finito, si è alzato ed è scappato via in un'altra stanza, poi riapparve con una spugna per pulire. Lucia non parlava, puzzava di dolore, lui invocava il silenzio e minacciava di uccidere la famiglia se parlava. Passava la spugna, rossa di sangue. Lucia aveva solamente tanta paura e sperava che finisse presto, voleva che fosse tutto finto, voleva morire… le faceva male tutto e tremava, non sapeva cosa fosse successo e cosa sarebbe potuto succedere in futuro. Aveva ragione la nonna. Voleva sprofondare nel buio e curare questa ferita. Dopo una settimana, i pensieri vagavano. La nonna ultimava la valigia, dentro c'erano regali per Pietro e scorte di cibo. La valigia era pronta, la zia ne aveva due perché aveva cose in più da portare alla famiglia… non restava che partire, la data era fissata, Lucia provava emozioni analoghe ma dentro di lei sapeva che non era più una bambina e che quello che era successo era una vergogna, si pentiva di non aver dato retta alla nonna. In mezzo alle gambe c'era la prova di un danno irreparabile. L'idea del treno faceva bene perché l'avrebbe portata via da lì. Aveva deciso che non l'avrebbe mai raccontato a nessuno perché aveva paura che quel mostro uccidesse la sua famiglia. Alle 16 era già tutto pronto, anche se ancora mancavano un po’ di ore, la fretta era di famiglia. Lucia osservava la nonna e pensava di quanto fosse bella, l'energia la rendeva bella, ma la nonna non parlava perché era pensierosa; infatti, disse a Lucia che le sarebbe mancata-le dispiace che se ne va-spero che è stata bene con lei. Lucia aveva pensato di raccontarglielo, ma la paura delle conseguenze l'ha bloccata. Andarono in stazione. Lucia ringrazia la nonna per tutto quello che aveva fatto, lei rispose che l'aveva fatto col cuore. Sul treno agitò la mano per qualche minuto ed iniziò il viaggio, con valigie piene di tutto “il necessario” (cibo, posate…).
- In viaggio verso la Germania. Durante il viaggio, Lucia pensava che stava guardando quello che i suoi genitori avevano guardato mesi prima. Nei pressi di Napoli si addormenta e si risveglia a Milano. Era sconvolta dalla stazione che c'era, aveva gli occhi sbarrati, sembrava una città, tutti sembravano ricchi. Si affrettarono per non perdere la coincidenza e andarono verso il treno per Francoforte. La zia faceva fatica a trascinare tutte quelle valigie ma non voleva l'aiuto di Lucia perché era una picciridda. Non davano confidenza a nessuno perché in giro c'è gente pericolosa. Sul treno Lucia continuava a dormire ad intervalli mentre osservava il paesaggio e pensava che il mondo si ripetesse tra collina e montagna. Non fece in tempo a strizzare gli occhi e capire che erano arrivate, che aveva sentito sua mamma urlare il suo nome (e di solito lei non urlava mai). Lucia era felice. La casa aveva tutto, era accogliente, il papà e il fratello facevano tantissime domande. Erano insieme seduti a tavola felici, Pietro stava accanto a sua sorella, si raccontavano le storie. A Florsheim faceva caldo, per godersi il fresco si andava in giardino. Un giorno fecero una gita vicino a un fiume, un posto incantevole, Lucia e il fratello giocarono tutto il pomeriggio. Lucia aveva sottovalutato il fratello, era una grande fonte di affetto e gli voleva tantissimo bene… pensava che in futuro lui poteva occuparsi di quello che aveva combinato il tamburo lercio. •Vita da emigrati. Il sabato la mamma non lavorava, il papà sì ma si prese le ferie per fare una passeggiata in centro. La gente camminava con parti del corpo denudate, ma qui non erano pettegoli. La madre osservava il negozio dove l'avevano trattata come ladra. Poi andarono a fare la spesa nel supermercato dove lavorava la mamma. Sabato e domenica sera si stava in compagnia di altri emigrati, ma Lucia pensava alla sua disgrazia (il papà che poteva morire per mano un nemico, la mamma e la nonna che la ripudiavano…) e rovinava l'armonia del momento. Si sentiva inadeguata. Il macigno di quel segreto la divorava viva, per quanto avesse lottato, le era rimasta qualcosa di lui… ci pensò a lungo e si era illusa che bastasse volontà per cancellare tutto ma non era così, ci pensava sempre e non capiva cosa fosse giusto da fare.
nonna non c'era perché stava raccogliendo le olive… anzi, era quello che credeva fino a pochi giorni fa Lucia. Il vecchio stava tagliando le erbacce, lo trovarono nel campo riverso a terra e le sue spalle erano macchiate di sangue, qualcuno colpendolo aveva deciso che non era più tempo per lui. Il paese fu sgomento. Nei giorni seguenti Lucia guardava la nonna cercando di capire, ma lei non rispondeva ai suoi sguardi, Lucia pensava che non le importasse. La picciridda a quella notizia prima provò stupore, poi compiacimento, paura e orrore. Lucia avrebbe dovuto capire attraverso le parole della nonna che l'omicidio portava la sua firma, ma la giovane età della bambina non permetteva capire certe cose. Dopo quella morte mai spiegata sono seguiti i giorni d'estate per vedere la celebrazione di Sant'Antonio… e poi andarono via, dalla nonna, dal paese, dalla scuola, dalle radici, dalla sabbia, dal mare. Lucia era concentrata sul suo dolore perché voleva un futuro migliore. Lucia pensava spesso la nonna, si rattristava a pensarla sola, le dispiaceva la lontananza, ma continuava a sorridere alla vita ed è cresciuta forte. È stata la nonna Maria… adesso lo sa. Ora Lucia pensa a quell'estate, a quei fotogrammi, quando era ancora la picciridda della nonna, senta l'odore del mare e la voce severa della nonna “non è che adesso che vai in Germania ti dimentichi di me?” e Lucia “nonna ti scriverò tutti i giorni, sarai sempre nel mio cuore”: i loro erano esperimenti unici, Lucia non ha potuto fare a meno di servirsene quando ne aveva bisogno. Resina ed Emilia portarono alla nonna per tantissimi anni e con tanta pazienza le parole che Lucia scriveva, trasferendo fedelmente la nostalgia con cui scriveva, e la nonna lacrimava silenziosa mentre loro leggevano quei fogli. Questi raccontavano le vittorie, i risultati scolastici, le giornate, le nuove esperienze. In pochi anni Lucia ha imparato il tedesco e ha fatto nuove amicizie, senza mai dimenticarsi di Rita. Lucia parlava nel silenzio della notte con l'immagine di Nora. Lucia vedeva quanto era stata dura la vita con i suoi genitori. C'erano giornate in cui l'odore del mare le mancavano tantissimo portandole a tristezza. Non era stato facile abituarsi alla montagna. Non era stato facile oltrepassare la linea del dolore di quel vecchio. Dopo la morte di tamburo lercio, Lucia ha dovuto fare i conti con un fantasma. Nel silenzio delle notti sentiva quella puzza, e non poteva ignorarla, per questo poi Lucia ha scelto la professione di medico. Lucia è ginecologa e insegna all'università. Le sono capitate ferite simili a quella sua. Quando si è laureata, il papà ha pianto due giorni ed era orgoglioso di lei, anche alla mamma lo era. Lucia non sa se è riuscita a far vedere alla nonna di cosa fosse capace la nipote, ma glielo doveva. Dopo la Germania, Lucia è andata a Milano, dove adesso vive col marito dal 1980, si sono conosciuti in un volo per Francoforte, lui è pilota dell'aviazione civile… Lucia l'ha voluto ricordandosi della nonna perché è un bravo uomo-sereno-generoso, con il suo amore non si è più sentito la figlia della gallina nera. Lo zio Santo apparve all'improvviso un giorno d'inverno quando la nonna non lo immaginava più, rimase pochi giorni perché ormai la sua vita era in Argentina (aveva una nuova famiglia), tornava poche volte solo per i figli. I genitori di Lucia tornarono a vivere a Leto, quando ormai lei e suo fratello erano grandi e abitavano in altre città, ma riuscirono a costruire quella benedetta-maledetta, ma quelle stanze rimanevano vuote, poche settimane l'anno ci andavano. Sono diventati grandi in una terra straniera. Pietro è un ufficiale della Marina militare, quando non naviga vive a La Spezia. Con Lucia si vede poco ma usano spesso i telefonini, un'enorme rivoluzione. Pietro ha due figli che adorano Lucia. Prima che la mamma di Lucia morisse, voleva che Lucia sapesse la verità, la loro verità, perché è giusto che lei lo sapesse. In quel letto di ospedale, con sorriso rassegnato, la mamma ha raccontato quello che lei e il papà hanno custodito per lunghi anni in un angolo remoto del loro cuore per non fare male alla loro figlia. Lucia non giudica sua nonna per quello che ha fatto, non potrebbe mai farlo, aveva capito molte cose. Lucia rivede la mano della nonna che colpisce e uccide per amore smisurato. Nonostante la violenza che aveva usato la nonna, nonostante il dolore che aveva procurato, Lucia la perdona. Quel gesto era amore per lei, per la sua picciridda, amore a modo della nonna.
Solo adesso Lucia ha potuto ricostruire un filo logico agli eventi della loro vita: quel mostro aveva già colpito una volta illudendo la nonna e il figlio (il papà di Lucia!) ma quella volta non successe niente e la nonna ha mantenuto il segreto per tutta la vita, finché non arrivò quella seconda volta, il vecchio aveva osato troppo, aveva violato una vita senza colpe-distruggendo l'innocenza di una bambina che era sua nipote. Lucia e suo papà non conoscevano le radici di questo male, la nonna aveva preferito raccontare parzialmente la verità anche a suo figlio per non fargli del male, facendogli credere che suo papà era morto (meglio di uno vivo che se ne fotteva di lui!). Ecco l'odio per Pipina: il suo marito era stato il suo amore segreto in gioventù. Ma la zia aveva sofferto tanto quanto la nonna, era vittima anche lei. Un'altra vittima di un amore sbagliato era la cugina Maria, era rimasta incinta di quell'uomo (poi scappò) e andarono a Roma per farla abortire (questa cosa Lucia l'aveva saputa da poco). Se Lucia guarda indietro rivede l'ombra di quella felice bambina ignara su quella campagna, le capre di Donna Peppina e il latte profumavano di libertà, rivede Rita-zia Franca-i suoi cugini-i nonni paterni-Nora-il papà che le dava un bacio in fronte prima di andare a letto. E la nonna, che non ha mai fatto vacillare la fiducia in Lucia. Se quest'ultima fosse rimasta ferma, non avrebbe saputo approfittare del dolore per crescere più forte e più matura, c'era la firma della nonna in quell’instancabile tenacia di Lucia. Quel famoso giorno al cimitero quando Lucia raccontò dell'accaduto, la nonna sudata la assicurava dicendole “non ti preoccupare picciridda, sistemo tutto io”, l'abbracciava forte, le stringeva le spalle, le batteva il cuore forte, quel giorno sono rientrate nonna e nipote mano nella mano in silenzio. Lucia si sentiva a disagio, non aveva più la stessa leggerezza, adesso era donna nell'impurità. Lucia quando ha detto il segreto alla nonna, era come se avesse perso intensità. Ma una bambina non immaginava che l'amore potesse portare verso atti estremi, a volte non voluti, istanti in cui la mente non fa tempo a suggerire il raziocinio. •Sapore di cose che conoscevo. I bagni al mare, i piedi nella sabbia, la pasta col pomodoro, la decisione di partire tutti insieme… ancora una volta, resta dalla nonna a spingere verso la scelta giusta. La nonna voleva che Lucia si allontanasse da quel posto con l'aria avvelenata, Leto non poteva più essere casa di Lucia. Nessuno riusciva a capire la nonna, ma da un giorno all'altro iniziava a parlare poco, si limitava a borbottare qualcosa. Prima della partenza in Germania, la nonna aveva deciso di raccontare al papà di Lucia quella storia, conficcandogli una lama dentro al petto… in fondo anche la nonna aveva bisogno di parlare con qualcuno. Per lunghi anni tutti hanno vissuto fingendo di non ricordare, tranne Pietro che non sapeva davvero. Lucia si sofferma a osservare l'amore della nonna, l'amore immenso che le ha donato, e lo ha dimostrato con il più tragico dei gesti, ma era amore. Le avevano consegnato un fiore prezioso raccomandando cura, e nonostante le faceva perdere la pazienza, lei lo annaffiava con l'intento che sarebbe diventato il fiore più bello… invece accadde tutto velocemente, una mano sconosciuta lo strappò senza permesso. La foto al cimitero non rendeva giustizia alla nonna, Lucia voleva mettere una foto del suo undicesimo compleanno scattata da zio Mario, aveva fermato un attimo in cui appariva sorridente e felice, era bella e meritava di essere immortalata. Lucia capisce che è difficile crescere-capire-mettere in ordine le cose. Pensava ai giorni in cui voleva fare le valigie e tornare dalla sua nonna, in cui voleva chiedere sui genitori di rinunciare a tutto, ma il papà tornava dal lavoro sempre soddisfatto mentre la mamma lo aspettava. Gente che aspetta anni per permettersi un gabinetto in casa. Storie che nessuno racconta perché magari sono incapaci di scriverle. Ancora oggi da qualche parte, in quest'era splendente, c'è imbozzolata una picciridda pronta per fuori.