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Riassunto Sofisti, Protagora e Gorgia, Appunti di Filosofia

Riassunto della filosofia dei sofisti, Protagora e Gorgia

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 04/04/2022

Francesca.Perrone
Francesca.Perrone 🇮🇹

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I SOFISTI E SOCRATE
La sofistica
Atene, durante l’età di Pericle, diventa un laboratorio non soltanto politico ma anche culturale.
A vivacizzarlo sono soprattutto alcuni intellettuali, per lo più stranieri, che vengono chiamati
«sofisti», ciò è sapienti. Si tratta di uomini di cultura che si distinguono subito per la
spregiudicatezza con cui attaccano e dissacrano i valori della tradizione (motivo per cui
vengono considerati una sorta di illuministi ante litteram).
Ciò che i sofisti prendono a bersaglio è in primo luogo ogni presunta verità assoluta: da qui il
loro relativismo, cioè la convinzione che i valori siano relativi ai diversi popoli e quindi siano
diversi da lis a pòlis, da Paese a Paese. I Ragionamenti doppi (90, 2), di autore anonimo, sono
chiari in proposito: i Persiani, ad esempio, considerano l’incesto una cosa buona, mentre i Greci
ritengono che sia turpe; per i Lidi è una cosa buona che le giovani si sposino dopo aver praticato
la prostituzione, mentre in Grecia tali fanciulle non trovereb bero nessuno disponibile a
sposarle; i Massageti sono convinti che la migliore sepoltura dei genitori sia lo stomaco dei figli,
mentre in Grecia se qualcuno si comportasse in questo modo sarebbe cacciato dalla città come
responsabile di un’azione terribile.
Siamo in presenza, dunque, di filosofi di un genere del tutto nuovo, che offrono l’insegnamento
dietro compenso in denaro, suscitando scandalo.
Il sapere insegnato dai sofisti non ha nulla a che vedere né con la sapienza tradizionale, né con
le conoscenze professionali. Più che un sapere, anzi, il loro, è un «saper fare»: la retorica, vale a
dire l’arte del parlare in pubblico in modo persuasivo, di costruire discorsi capaci di catturare
il consenso. Essi si offrono, in altre parole, come professionisti della parola rispondendo così a
una domanda forte del mercato espressa dalla democrazia: in questa sono gli stessi cittadini
liberi che in assemblea, grazie proprio alla loro capacità di conquistare il consenso, riescono a
far approvare determinate delibere invece di altre. Rispondono, in ultima analisi, a una
imprescindibile esigenza di formazione «politica», una formazione che fornisca ai cittadini gli
strumenti per emergere ovunque: non solo nelle assemblee deputate a prendere decisioni
politiche, ma anche in tribunale e nella stessa conduzione degli affari privati.
Protagora
Protagora nasce ad Abdera, in Tracia, intorno al 490 a. C. Non è certa la data di nascita, come non è certo che
entri in rapporto con i magi persiani e che ne riceva il loro insegnamento, accogliendo da loro l'idea che lo
porterà al relativismo. È certo, invece, che si reca più volte ad Atene, dove stringe amicizia con Pericle. Da
quest'ultimo viene incaricato di redigere la Costituzione della colonia di Turi. Ad Atene, inoltre, entra nella
cerchia degli amici di Callia, uomo ricchissimo, e del tragediografo Euripide. Compie diversi viaggi, tra cui uno
in Sicilia, dove incontra il giovane Ippia. Secondo fonti antiche, durante l'ultimo soggiorno ad Atene viene
accusato e processato per empietà, ma riesce a fuggire alla volta della Sicilia. Durante il viaggio, tuttavia,
secondo alcune fonti tutt'altro che sicure, muore in un naufragio. Di lui possediamo frammenti e testimonianze
intorno a due opere: Le Antilogie e la Verità.
Illuministi
ante
litteram
La relatività
dei valori
Una merce
speciale
Notizie
biografiche
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Scarica Riassunto Sofisti, Protagora e Gorgia e più Appunti in PDF di Filosofia solo su Docsity!

I SOFISTI E SOCRATE

La sofistica

Atene, durante l’età di Pericle, diventa un laboratorio non soltanto politico ma anche culturale.

A vivacizzarlo sono soprattutto alcuni intellettuali, per lo più stranieri, che vengono chiamati

«sofisti», ciò è sapienti. Si tratta di uomini di cultura che si distinguono subito per la

spregiudicatezza con cui attaccano e dissacrano i valori della tradizione (motivo per cui

vengono considerati una sorta di illuministi ante litteram ).

Ciò che i sofisti prendono a bersaglio è in primo luogo ogni presunta verità assoluta: da qui il

loro relativismo, cioè la convinzione che i valori siano relativi ai diversi popoli e quindi siano

diversi da pòlis a pòlis, da Paese a Paese. I Ragionamenti doppi (90, 2), di autore anonimo, sono

chiari in proposito: i Persiani, ad esempio, considerano l’incesto una cosa buona, mentre i Greci

ritengono che sia turpe; per i Lidi è una cosa buona che le giovani si sposino dopo aver praticato

la prostituzione, mentre in Grecia tali fanciulle non troverebbero nessuno disponibile a

sposarle; i Massageti sono convinti che la migliore sepoltura dei genitori sia lo stomaco dei figli,

mentre in Grecia se qualcuno si comportasse in questo modo sarebbe cacciato dalla città come

responsabile di un’azione terribile.

Siamo in presenza, dunque, di filosofi di un genere del tutto nuovo, che offrono l’insegnamento

dietro compenso in denaro, suscitando scandalo.

Il sapere insegnato dai sofisti non ha nulla a che vedere né con la sapienza tradizionale, né con

le conoscenze professionali. Più che un sapere, anzi, il loro, è un «saper fare»: la retorica, vale a

dire l’arte del parlare in pubblico in modo persuasivo, di costruire discorsi capaci di catturare

il consenso. Essi si offrono, in altre parole, come professionisti della parola rispondendo così a

una domanda forte del mercato espressa dalla democrazia: in questa sono gli stessi cittadini

liberi che in assemblea, grazie proprio alla loro capacità di conquistare il consenso, riescono a

far approvare determinate delibere invece di altre. Rispondono, in ultima analisi, a una

imprescindibile esigenza di formazione «politica», una formazione che fornisca ai cittadini gli

strumenti per emergere ovunque: non solo nelle assemblee deputate a prendere decisioni

politiche, ma anche in tribunale e nella stessa conduzione degli affari privati.

Protagora

Protagora nasce ad Abdera, in Tracia, intorno al 490 a. C. Non è certa la data di nascita, come non è certo che entri in rapporto con i magi persiani e che ne riceva il loro insegnamento, accogliendo da loro l'idea che lo porterà al relativismo. È certo, invece, che si reca più volte ad Atene, dove stringe amicizia con Pericle. Da quest'ultimo viene incaricato di redigere la Costituzione della colonia di Turi. Ad Atene, inoltre, entra nella cerchia degli amici di Callia, uomo ricchissimo, e del tragediografo Euripide. Compie diversi viaggi, tra cui uno in Sicilia, dove incontra il giovane Ippia. Secondo fonti antiche, durante l'ultimo soggiorno ad Atene viene accusato e processato per empietà, ma riesce a fuggire alla volta della Sicilia. Durante il viaggio, tuttavia, secondo alcune fonti tutt'altro che sicure, muore in un naufragio. Di lui possediamo frammenti e testimonianze intorno a due opere: Le Antilogie e la Verità. Illuministi ante litteram La relatività dei valori Una merce speciale Notizie biografiche

Il relativismo e il ruolo della retorica Secondo Protagora l’intera realtà ha come suo centro l’uomo, definito «misura» di tutte le cose : «Di tutte le cose

  • scrive Protagora - misura è l’uomo: di quelle che sono, per ciò che sono, di quelle che non sono, per ciò che non sono». Siamo in presenza di una posizione chiaramente relativistica. Ma che cosa intende Protagora per «uomo»? In base al significato che diamo a questo termine, abbiamo interpretazioni diverse della frase di Protagora.
  1. Se riferiamo il termine all ’umanità in generale, allora il sofista di Abdera vuol dire che non esistono verità «divine», verità rivelate da qualche entità superiore, ma solo verità «umane»;
  2. se lo riferiamo all’ individuo , allora Protagora vuol dire che il singolo uomo è l’unico giudice della verità;
  3. se invece riteniamo che «uomo» indichi le diverse comunità , le diverse póleis, allora si afferma che i valori sono relativi a un popolo. Non è improbabile che i tre significati convivano in Protagora. Protagora sostiene l’idea secondo cui niente è assoluto : non esistono valori e verità che si impongono a tutti per la loro evidenza. Tutto è relativo, a qualsiasi livello. In assenza di punti di riferimento assoluti, i sofisti propongono un sapere - la retorica - che è oggettivamente neutro rispetto alla verità, in quanto è un «saper fare», una tecnica. Da qui il metodo delle antilogie , che consiste nel costruire discorsi doppi intorno a uno stesso tema : proprio perché il linguaggio è sganciato dalla verità, occorre esercitarsi a sostenere una tesi e anche la tesi opposta, a sviluppare su un medesimo tema due argomentazioni in contrasto l’una con l’altra. Non si tratta di un esercizio linguistico fine a se stesso. I «punti di vista» - secondo Protagora - esistono, come ha ben sottolineato lo stesso Eraclito quando ha affermato che l’acqua del mare è pura e impura insieme, che la stessa via è all’in su e all’in giù. È evidente, ad esempio, che la malattia è un male per il malato ma un bene per il medico, e che un abbondante raccolto è un bene per l’agricoltore, che ha ricavato molti frutti dal suo lavoro, ma un male per il commerciante, che si vede costretto (considerata l’abbondanza dell’offerta) ad abbassare il prezzo. Anche in un’assemblea pubblica, poi, ci sono diversi punti di vista che si scontrano. Relativismo: È la concezione secondo la quale la verità non è assoluta, ma relativa. Il relativista, cioè, non crede che si possano conoscere verità «assolute», verità sganciate dal punto di vista del soggetto. Il soggetto, per Protagora, è in primo luogo l'individuo, ma può anche essere l'uomo inteso come umanità, oppure una comunità o un popolo.

1) NULLA ESISTE:

Il primo punto è dimostrato per assurdo : se esistesse qualcosa, questo sarebbe o eterno o generato o insieme eterno e generato, tre possibilità che tuttavia sono assurde. Vediamo perché.

  • L’essere non è eterno, perché:
  • se fosse eterno, non avrebbe alcun principio (solo ciò che è generato ha un principio);
  • se non avesse alcun principio, sarebbe infinito;
  • se fosse infinito, non sarebbe in alcun luogo (se avesse un luogo, infatti, tale luogo sarebbe distinto da sé e, quindi, l’essere non sarebbe infinito);
  • se non fosse in alcun luogo, l’essere non esisterebbe: come infatti potrebbe esistere qualcosa che non è in alcun luogo?
  • L’essere non è generato, perché:
  • se l’essere fosse generato, sarebbe generato o dall’essere o dal non essere;
  • se derivasse dall’essere, sarebbe già prima e, di conseguenza, non sarebbe generato; se fosse generato dal non essere, allora si avrebbe l’assurdo che il non essere, pur essendo «non essere», avrebbe la capacità di generare l’essere;
  • la conseguenza è scontata: l’essere non può essere generato. - L’essere non è eterno e generato insieme, in quanto i due termini si escludono a vicenda:
  • se è generato, non è eterno; e se è eterno, non è generato. In conclusione, dato che l’essere non può essere eterno, né generato, né eterno e generato insieme, non esiste.
  1. SE QUALCOSA ESISTESSE, NON SAREBBE CONOSCIBILE: Analizziamo la seconda tesi: se esistesse qualcosa, non sarebbe conoscibile, pensabile. Noi pensiamo, infatti, anche a cose che non esistono, come le chimere, gli ippogrifi ecc. Questo significa che il pensiero non è necessariamente lo specchio della realtà. Dato, quindi, che il pensare non rispecchia necessariamente la realtà, dato cioè che pensare e realtà si collocano a livelli diversi, allora, quand’anche esistesse qualcosa, non sarebbe pensabile, conoscibile.
  2. SE QUALCOSA FOSSE CONOSCIBILE, NON SAREBBE COMUNICABILE: Supponendo pure che l’essere fosse pensabile e conoscibile, non potrebbe essere comunicato ad altri. Noi comunichiamo con la parola, e quando parliamo, non esprimiamo una cosa, ma semplicemente una parola che è altro dalla cosa stessa (concezione convenzionalistica del linguaggio). Ora, poiché la cosa non può mai diventare parola, allora non è mai esprimibile, cioè non è mai comunicabile. Affermare il contrario sarebbe come dire che ciò che è oggetto della vista può essere udito.