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Teorie dell'Apprendimento: Comportamentismo, Cognitivismo e Meta-cognizione, Appunti di Scienze Umane

Le diverse teorie dell'apprendimento, dal comportamentismo alle teorie cognitive, esaminando concetti come il condizionamento classico e operante, l'apprendimento latente, l'insight, l'apprendimento osservativo e la meta-cognizione. Approfondisce come l'esperienza modifichi il comportamento e come l'apprendimento possa avvenire in modo volontario o spontaneo, evidenziando il ruolo delle rappresentazioni mentali e delle strategie di controllo nei processi cognitivi. Anche il metodo scientifico e la sua evoluzione storica, sottolineando l'importanza dell'osservazione e della formulazione di ipotesi.

Tipologia: Appunti

2023/2024

In vendita dal 23/07/2025

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L’APPRENDIMENTO
Con il termine apprendimento, si intende un processo, attivato
dall'esperienza, che produce una modificazione relativamente permanente del
comportamento. La sua funzione è quella di rendere l'individuo
maggiormente adattato all'ambiente in cui vive e può essere presente anche
negli organismi più semplici in forme molto elementari come la
sensibilizzazione e l'assuefazione: in tal caso l'organismo, posto di fronte alla
ripetizione di determinati stimoli, aumenta o diminuisce la propria reattività
ad essi o ad alcune loro caratteristiche. Nelle sue forme più evolute, invece,
prende in considerazione anche il ruolo svolto dall'intelligenza e dalla
creatività. Nell'uomo sono riscontrabili le modalità “primitive” di
apprendimento, affiancate però da altre più complesse che permettono non
solo di acquisire conoscenza, ma anche di tramandarla nel tempo andando a
formare un sistema culturale.
In ambito psicologico, lo studio dell’ apprendimento diventa centrale con
l’avvento del comportamentismo negli anni 1930-1950. Il comportamentismo
definisce l’apprendimento come l’insieme dei cambiamenti osservabili nel
comportamento dell’individuo in seguito a dei cambiamenti prodotti nella
situazione in cui l’individuo si trova. In tal senso, secondo questo approccio vi
è un principio associativo diretto tra stimolo e risposta che sarebbe alla base
degli apprendimenti.
Secondo le teorie cognitive l’apprendimento presuppone la creazione di
rappresentazioni mentali che medino il rapporto tra lo stimolo e la risposta.
Già negli anni 30 Edward Tolman aveva ipotizzato che l’apprendimento non si
manifestasse esclusivamente sul piano dei comportamenti osservabili ma su
quello delle rappresentazioni mentali: l’animale apprende perché si crea una
rappresentazione mentale della situazione e sulla base di questa agisce di
conseguenza.
L’apprendimento è un processo soggettivo, in quanto dipende dalle singole
esperienze che facciamo nel mondo e da variabili personali come la
motivazione, la memoria e le emozioni . Non sempre si apprende in modo
volontario. La memorizzazione programmata è spesso strettamente
specifica per l’ambito scolastico/lavorativo, come quando a scuola ci
chiedevano di imparare una poesia a memoria. Molti degli apprendimenti
avvengono, invece, in modo spontaneo, avvengono cioè al di fuori della
nostra volontà. Basta semplicemente essere vigili, prestare attenzione
all’ambiente intorno a noi, affinché il nostro cervello acquisisca nuove
informazioni.
L’apprendimento può avvenire attraverso due modalità principali:
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L’APPRENDIMENTO

Con il termine apprendimento , si intende un processo, attivato dall'esperienza, che produce una modificazione relativamente permanente del comportamento. La sua funzione è quella di rendere l'individuo maggiormente adattato all'ambiente in cui vive e può essere presente anche negli organismi più semplici in forme molto elementari come la sensibilizzazione e l' assuefazione : in tal caso l'organismo, posto di fronte alla ripetizione di determinati stimoli, aumenta o diminuisce la propria reattività ad essi o ad alcune loro caratteristiche. Nelle sue forme più evolute, invece, prende in considerazione anche il ruolo svolto dall'intelligenza e dalla creatività. Nell'uomo sono riscontrabili le modalità “primitive” di apprendimento, affiancate però da altre più complesse che permettono non solo di acquisire conoscenza, ma anche di tramandarla nel tempo andando a formare un sistema culturale. In ambito psicologico, lo studio dell’ apprendimento diventa centrale con l’avvento del comportamentismo negli anni 1930-1950. Il comportamentismo definisce l’apprendimento come l’insieme dei cambiamenti osservabili nel comportamento dell’individuo in seguito a dei cambiamenti prodotti nella situazione in cui l’individuo si trova. In tal senso, secondo questo approccio vi è un principio associativo diretto tra stimolo e risposta che sarebbe alla base degli apprendimenti. Secondo le teorie cognitive l’apprendimento presuppone la creazione di rappresentazioni mentali che medino il rapporto tra lo stimolo e la risposta. Già negli anni 30 Edward Tolman aveva ipotizzato che l’apprendimento non si manifestasse esclusivamente sul piano dei comportamenti osservabili ma su quello delle rappresentazioni mentali: l’animale apprende perché si crea una rappresentazione mentale della situazione e sulla base di questa agisce di conseguenza. L’apprendimento è un processo soggettivo, in quanto dipende dalle singole esperienze che facciamo nel mondo e da variabili personali come la motivazione, la memoria e le emozioni. Non sempre si apprende in modo volontario. La memorizzazione programmata è spesso strettamente specifica per l’ambito scolastico/lavorativo, come quando a scuola ci chiedevano di imparare una poesia a memoria. Molti degli apprendimenti avvengono, invece, in modo spontaneo , avvengono cioè al di fuori della nostra volontà. Basta semplicemente essere vigili, prestare attenzione all’ambiente intorno a noi, affinché il nostro cervello acquisisca nuove informazioni. L’apprendimento può avvenire attraverso due modalità principali:

L’apprendimento non associativo : ha luogo sulla base delle proprietà di uno stimolo specifico che si presenta a noi più di una volta. Le due forme che assume questo processo sono l’abituazione e la sensibilizzazione.

  1. L’abituazione consiste nella riduzione di una risposta comportamentale involontaria in seguito alla presentazione ripetuta di uno stimolo.
  2. La sensibilizzazione prevede l’ aumento della risposta comportamentale involontaria che viene scatenata da una maggiore varietà di stimoli.  L’apprendimento associativo : Nell’apprendimento associativo si impara la relazione che intercorre tra due eventi. Affinché si verifichi questo apprendimento, l’organismo deve essere esposto a stimoli di diverso tipo, intensi o negativi, proposti in sequenza tra loro. Le due forme di apprendimento associativo sono il condizionamento classico e quello operante.  Nel condizionamento classico l’apprendimento si verifica sulla base di una previsione tra due eventi.  Nel condizionamento operante il soggetto associa un proprio comportamento al verificarsi di un evento immediatamente successivo.

IL CONDIZIONAMENTO CLASSICO

Il primo a condurre ricerche sul condizionamento fu il fisiologo russo Ivan Pavlov (1849-1936) attraverso alcuni studi di carattere fisiologico. L'esperimento più famoso di Pavlov venne condotto sui cani. Egli partì dalla considerazione che la salivazione dei cani di fronte al cibo era un riflesso incondizionato , cioè una risposta innata dell'organismo. Arrivò poi a notare che il cane salivava non solo quando veniva a diretto contatto con il cibo, ma anche semplicemente udendo un segnale acustico che lo sperimentatore aveva fatto in modo di associare costantemente alla consegna del cibo. Questa reazione dell'animale, in assenza dello stimolo relativo, venne denominata riflesso condizionato. Il condizionamento classico prevede quindi uno stimolo incondizionato (nell'esperimento, il cibo), una risposta o riflesso incondizionato (la salivazione), uno stimolo condizionato (il suono) e infine una risposta o un riflesso condizionato (la salivazione anche in assenza di cibo, ma con la sola presentazione dello stimolo condizionato.) Per ottenere l'estinzione della risposta condizionata è sufficiente eliminare l'associazione fra lo stimolo incondizionato e quello condizionato: l'estinzione tuttavia non

Con il concetto di apprendimento latente si fanno strada le teorie cognitive dell’apprendimento, secondo cui vi sarebbero rappresentazioni mentali cognitive che mediano il rapporto tra lo stimolo e la risposta. Se guardiamo il fenomeno dell’apprendimento da una prospettiva più ampia possiamo affermare che in qualsiasi situazione siamo potenzialmente nella condizione di apprendere e imparare in modo consapevole formale esplicito oppure in modo implicito e inconsapevole. Tali apprendimenti impliciti si fondano sulla nostra esperienza. In tal senso già Tolman nel 1932 dimostrò che vi può essere apprendimento senza rinforzo: osservò appunto che i topi ne apprendono la mappa del labirinto e imparano la via d’uscita senza l’introduzione di alcun rinforzo, ma plausibilmente grazie alla formazione di rappresentazioni mentali della mappa del labirinto. Pertanto, attraverso l’esperienza si possono creare nuove strutture cognitive, come ad esempio le mappe di un labirinto sconosciuto. L’APPRENDIMENTO PER INSIGHT Negli anni ’20, Wolfgang Kholer fornisce un interessante contributo al campo dell’apprendimento, introducendo il concetto di apprendimento per insight. Con apprendimento per insight si fa riferimento a un processo di apprendimento caratterizzato da una soluzione che sembra prospettarsi improvvisamente in una situazione di stallo/difficoltà. Kholer si occupava di studiare gli scimpanzè e creò una situazione sperimentale, tale per cui lo scimpanzè vedeva fuori dalla sua gabbia della frutta a una distanza non direttamente raggiungibile; con il braccio poteva però raggiungere un bastoncino, tuttavia troppo corto per raggiungere la frutta. Di fianco, ben visibile, era posto un bastone più lungo ma di nuovo non raggiungibile direttamente ma solo attraverso l’utilizzo del bastone più corto. Dopo un periodo di irrequietezza, l’animale inizia a osservare i dintorni della gabbia per un certo periodo di tempo. Improvvisamente le azioni dello scimpanzè si organizzano in modo consecutivo fino al raggiungimento dell’obiettivo: afferra il bastone più corto con la zampa, recupera il bastone più lungo con l’aiuto del bastone più corto, e finalmente recuperare il cesto di frutta attraverso il bastone lungo. Kohler ne inferisce che lo scimpanzè ha avuto un apprendimento per insight, in cui la soluzione si è prospettata cognitivamente in modo improvviso. Possiamo quindi distinguere delle fasi del processo di apprendimento per insight :

3. Preparazione : la mente si concentra sul problema ed esplora le possibili soluzioni.

4. Incubazione : il problema viene elaborato a livello cognitivo e, da fuori, sembra che la mente si stia semplicemente riposando. 5. Intimazione : si percepisce l’arrivo della soluzione tanto attesa. 6. Insight : si trova la soluzione del problema. Per raggiungere l’illuminazione, occorre utilizzare il pensiero divergente e, quindi, la creatività. 7. Verifica : si elabora e, infine, si applica la strategia selezionata.

L’APPRENDIMENTO OSSERVATIVO

Albert Bandura si discosta dalla concezione comportamentista di apprendimento, in cui si associava l’apprendimento all’esperienza diretta, dimostrando come dei nuovi comportamenti possano essere appresi mediante la semplice osservazione dei comportamenti altrui. L’ apprendimento, dunque, per Bandura si basa sull’imitazione, resa possibile grazie al rinforzo vicario, per cui le conseguenze relative al comportamento messo in atto dal modello, ricompense o punizioni, hanno i medesimi effetti sull’osservatore. Inoltre, Albert Bandura conia il termine modellamento, ovvero la modalità di apprendimento che entra in gioco quando il comportamento di un organismo, che assume la funzione di modello, influenza il comportamento di colui che lo osserva. Già verso i nove mesi il bambino è in grado di imparare in modo volontario determinati comportamenti intenzionali diretti a uno scopo , messi in atto da un adulto: è il cosiddetto apprendimento imitativo , caratterizzato dalla comprensione delle intenzioni che sono implicate nelle azioni che vengono riprodotte. Bandura ha sottolineato che i bambini imparano in un ambiente sociale e spesso imitano il comportamento degli altri, questo processo è noto come teoria dell’ apprendimento sociale.

APPRENDIMETO META-COGNITIVO

Negli anni ’70 l’interesse degli studiosi si è spostato dalle modalità di apprendimento a quelle di controllo del fenomeno stesso. Il primo autore che si è occupato di questi aspetti è stato Flavell seguito successivamente da molti altri, tra i quali il più famoso è probabilmente Cornoldi. La meta-cognizione è la consapevolezza delle strategie applicate nello svolgimento dei processi cognitivi. Si attua attraverso meta-processi di controllo, supervisione e coordinamento che agiscono a livello cognitivo: dispongono, ad esempio, la giusta quantità di memoria e attenzione, compiono eventuali aggiustamenti e fanno previsioni sulla riuscita della performance. Sono competenze di regolazione della propria attività cognitiva, sovraordinate a quelle cognitive. L’ apprendimento meta-cognitivo è, dunque, reso possibile dalla capacità che l’essere umano ha di riflettere sul proprio funzionamento mentale.