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riassunto trifone e palermo, Appunti di Linguistica Generale

utile ai fini dell'esame di linguistica

Tipologia: Appunti

2021/2022

Caricato il 11/02/2026

gio9898-1
gio9898-1 🇮🇹

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Concetto di grammatica e di norma linguistica Grammatica = insieme di regole che
governano l’uso della lingua
Testo scritto che raccoglie le regole che governano l’uso della lingua (non tutte le
lingue hanno una grammatica scritta)
Grammatica teorica = oggetto della linguistica italiana, è volta a spiegare i fatti
linguistici alla luce di una teoria di riferimento o a validare una teoria Grammatica
descrittiva = ha lo scopo di descrivere i fatti linguistici, eclettica perché ha come
oggetto tutta la lingua Grammatica pedagogica = scopo di facilitare l’apprendimento
della lingua sviluppando una conoscenza specifica, ha come oggetto fatti specifici
selezionati secondo le esigenze del destinatario
Regola = principi di funzionamento della lingua che non possono essere violati perché
porterebbero a realizzazioni non identificabili come produzione di quella lingua,
principi che funzionano sempre Norma = uso che i parlanti fanno di una regola
Prescrittiva = usi linguistici che rappresentano un modello a cui ci si deve uniformare
Descrittiva = ciò che è linguisticamente meno marcato Statistica = ciò che è più
frequente negli usi perché vi si attiene la maggioranza delle persone
Le norme hanno delle restrizioni, non possono essere applicate sempre (es. vento-
ventoso / cappello-cappelloso) Parametri per definire le norme linguistiche:  il giudizio
dei parlanti – norma cambia a seconda dei confini e della comunità linguistica
Per l’italiano si parla di un insieme di norme che regolano le interazioni linguistiche
degli italofoni in relazione alle variabili delle situazioni comunicative Zona grigia= fatti
linguistici su cui anche il parlante nativo può avere dubbi Lingua standard
 È codificata
 È una varietà di prestigio
 È utilizzabile per la realizzazione di testi dal contenuto astratto
 Ha la funzione di assicurare la comunicazione tra persone che usano varietà diverse,
facendole sentire membri della stessa comunità linguistica
 È simbolo dell’identità nazionale
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Concetto di grammatica e di norma linguistica Grammatica = insieme di regole che governano l’uso della lingua Testo scritto che raccoglie le regole che governano l’uso della lingua (non tutte le lingue hanno una grammatica scritta) Grammatica teorica = oggetto della linguistica italiana, è volta a spiegare i fatti linguistici alla luce di una teoria di riferimento o a validare una teoria Grammatica descrittiva = ha lo scopo di descrivere i fatti linguistici, eclettica perché ha come oggetto tutta la lingua Grammatica pedagogica = scopo di facilitare l’apprendimento della lingua sviluppando una conoscenza specifica, ha come oggetto fatti specifici selezionati secondo le esigenze del destinatario Regola = principi di funzionamento della lingua che non possono essere violati perché porterebbero a realizzazioni non identificabili come produzione di quella lingua, principi che funzionano sempre Norma = uso che i parlanti fanno di una regola Prescrittiva = usi linguistici che rappresentano un modello a cui ci si deve uniformare Descrittiva = ciò che è linguisticamente meno marcato Statistica = ciò che è più frequente negli usi perché vi si attiene la maggioranza delle persone Le norme hanno delle restrizioni, non possono essere applicate sempre (es. vento- ventoso / cappello-cappelloso) Parametri per definire le norme linguistiche:  il giudizio dei parlanti – norma cambia a seconda dei confini e della comunità linguistica Per l’italiano si parla di un insieme di norme che regolano le interazioni linguistiche degli italofoni in relazione alle variabili delle situazioni comunicative Zona grigia= fatti linguistici su cui anche il parlante nativo può avere dubbi Lingua standard  È codificata  È una varietà di prestigio  È utilizzabile per la realizzazione di testi dal contenuto astratto  Ha la funzione di assicurare la comunicazione tra persone che usano varietà diverse, facendole sentire membri della stessa comunità linguistica  È simbolo dell’identità nazionale

 Non è marcata Fonetica articolatoria Sistema linguistico: insieme di elementi il cui valore dipende dalle relazioni che ciascun elemento ha con gli altri = Sistema parentale: un individuo è definito solo in relazione ad un altro – relazioni paradigmatiche, dentro un paradigma, un insieme Relazioni paradigmatiche: ogni attuazione di un elemento del sistema di segni in una certa posizione nel messaggio implica una scelta. L’elemento che compare effettivamente esclude tutti gli altri elementi che potrebbero comparire in quella stessa posizione e con i quali quel dato elemento ha rapporti sull’asse paradigmatico.  asse delle scelte, dei rapporti in absentia (se c’è uno non c’è l’altro, elementi che non possono coesistere) Relazioni sintagmatiche: l’attuazione contemporaneamente di un determinato elemento in una certa posizione implica il dover tener conto degli elementi che compaiono nelle posizioni precedenti e susseguenti a quel dato elemento. Con tali elementi esso intrattiene rapporti sull’asse sintagmatico. – relazioni di co-occorrenza, es. la scelta del nome vincola la scelta dell’articolo  asse delle combinazioni, dei rapporti in praesentia (i due elementi sono contemporaneamente presenti nella frase) La direzione sintagmatica descrive il rapporto tra un elemento e gli altri elementi che gli sono vicini, la dimensione paradigmatica invece descrive i rapporti tra un elemento e quello che potrebbe essere al suo posto. Fonologia: Studia l’organizzazione e il funzionamento dei suoni nel sistema linguistico

  • Parte dal presupposto che se due suoni pur essendo diversi non hanno valore distintivo (non possono essere usati per distinguere due diverse parole) allora si considerano come varianti dello stesso elemento Fonema: Categoria astratta di suoni simili in relazioni paradigmatiche che ha la funzione di cambiare significato ad una parola se sostituita da un altro fonema
  • Unità fonica individuata in base alla distintività = si oppone sistematicamente ad altri foni nel distinguere e formare le parole
  • Suoni che possiedono valore distintivo e funzionale - Rappresentati attraverso grafemi /kane/ /pane/: coppia minima = differisce per un solo fonema Un fonema è tanto importante quante coppie minime riesce a formare
  • definisce i simboli associati a ciascun suono (seguendo gli abbinamenti fono/simbolo stabiliti dall’alfabeto fonetico internazionale IPA) Apparato fono-articolatorio: L’aria esce dai polmoni, passa nella trachea e di qui, attraverso la laringe, incontra le pliche vocali e poi viene espulsa attraverso la cavità orale o nasale.  La lingua italiana non presenta suoni ingressivi, i suoni dell’italiano sono prodotti solo espirando La differenziazione dei suoni è attuata in massima parte dalle modificazioni dei risonatori superiori, in particolare: cavità nasale, cavità orale e labbra Organi risonatori superiori: glottide, laringe, ugola, palato molle, palato duro, alveoli, denti, cavità nasale, labbra, lingua, pliche (=pieghe della mucosa sui due lati della laringe) Spazio tra le due pliche: “rima vocale” (può essere aperta, semichiusa e chiusa) Lingua: corona, dorso, radice Volta palatale: denti, alveoli, prepalato, palato, velo, ugola La voce è la vibrazione della glottide (ma non tutti i suoni prevedono l’attivazione della vibrazione glottidale) Categorie di suoni linguistici: Suoni vocalici – vocoidi: l’aria in uscita, già messa in vibrazione dalle tensione muscolare nelle pliche vocali, non incontra altri ostacoli al di sopra della glottide Suoni consonantici – contoidi: l’aria in uscita, dopo aver superato l’ostacolo rappresentato dalla chiusura delle pliche vocali, incontra nel tratto superiore dell’apparato fonatorio altre ostruzioni e restringimenti VOCOIDI Posizione delle pliche vocali: a) occlusione b) sordità c) sonorità d) bisbiglio e) mormorio f) respirazione (silenzio) Tutti i suoni vocalici sono una combinazione di: posizione della lingua + posizione delle labbra + punto del velo del palato La lingua Una vocale può essere definita sulla base dello spostamento della lingua verso l’alto, in avanti e all’indietro.
  • In base agli spostamenti verso l’alto: vocali basse, mediobasse, medioalte, alte – la lingua spostandosi verso l’alto riduce l’apertura del cavo orale (ma l’aria fluisce sempre)
  • In base agli spostamenti in avanti e indietro: vocali anteriori (palatali), centrali (prevelari) e posteriori (velari). Combinando i due movimenti si ottiene uno schema ideale di baste formato da 12 posizioni ( 4 asse verticale x 3 asse orizzontale): trapezio vocalico Lungo i lati del trapezio sono collocate le vocali cardinali: articolazioni vocaliche che corrispondono ai quattro angoli del trapezio e alle due posizioni

intermedie lungo i lati  otto vocali cardinali Le labbra Vocali pronunciate senza arrotondamento delle labbra: aprocheile / non labializzate Vocali pronunciate con l’avvicinamento tra i due angoli della bocca: procheile / labializzate Vocali cardinali secondarie = vocali cardinali pronunciate con arrotondamento delle labbra opposto Vocali centrali = [ᵊ] vocale articolata in una posizione intermedia sia sull’asse orizzontale sia su quello verticale Il velo Vocali orali: articolati con il velo in posizione arretrata, cioè con il margine inferiore a contatto con la parete posteriore della faringe, che chiude il passaggio dell’aria verso le cavità nasali Vocali nasali: il velo del palato resta abbassato consentendo all’aria di fuoriuscire contemporaneamente da naso e bocca Vocoidi estremi: /i/ /u/ /æ/ /α/ Italiano: 7 fonemi vocalici (inglese britannico 11, americano 14) ma 9 foni Vocalismo tonico // vocalismo atono: vocale non accentata, in italiano 5 foni (vocalismo pentavocalico) CONTOIDI Parametri per la classificazione dei contoidi:

  • Modo di articolazione: il tipo di rapporto reciproco che assumono gli articolatori - Punto di articolazione: quali articolatori sono coinvolti - Tipo di fonazione: se è prevista o meno la vibrazione laringea Modi di articolazione
  • Occlusivi: viene bloccata completamente l’aria in uscita (l’occlusione si crea abbassando la parte morbida del palato). L’occlusione momentanea totale del tratto fonatorio è seguita da una veloce riapertura del canale dovuta alla spinta dell’aria espiratoria che forza l’ostacolo ed erompe verso l’esterno – fase di esplosione Nella fase occlusiva non viene prodotto alcun suono, che si genera solo nella fase dell’esplosione Italiano- bilabiali PB alveolari TD velari KG
  • Fricativi: suoni prodotti avvicinando gli organi fonatori in modo che venga prodotta una frizione mentre esce l’aria (costrittivo)
  • Affricati: momento occlusivo (senza esplosione) + momento fricativo - Nasali: occlusione orale, l’aria esce dal naso - Laterali: l’aria viene bloccata al centro ed esce lateralmente, passando tra lingua e palato sui due lati del cavo orale - Vibranti: brevissima occlusione completa seguita da una breve e debole esplosione e poi da vari altri cicli di

successivo. Assimilazione regressiva: “con te”, “con voi” - n condiziona v e t Assimilazione progressiva: il precedente condiziona il successivo - dogs cats  Nella realtà parlata abbiamo tutti suoni di coarticolazione La sillaba

  • realtà percepita dai parlanti ed elemento fonico più piccolo in grado di realizzare un enunciato - ha una realtà fonetica e percettiva - realtà fonetica data dal fatto che quando parliamo apriamo e chiudiamo gli organi fonatori La sillaba è un elemento fonico costituito dal fatto che c’è un andamento diverso della sonorità  percepiamo la sillaba perché marcata da una diminuzione di energia In relazione alla sonorità possiamo individuare i limiti delle sillabe: calo di sonorità ogni volta che c’è un’occlusiva = limite della sillaba Scala di sonorità Vocali basse Vocali Medio basse Vocali Medio alte Vocali Alte Approssimanti Vibranti Laterali Nasali Fricative Occlusive La sillaba ha un centro che è il picco della sonorità (IT sempre una vocale) Struttura: TESTA + RIMA (Nucleo + coda) Sillabe scoperte: non hanno la testa, composte solo dal nucleo Sillabe chiuse: si chiudono con consonante / Sillabe aperte: si chiudono con vocale  In Italiano ci sono 26 combinazioni possibili per formare una sillaba Forme più frequenti di testa sillabica in italiano:
  • Nessuna consonante - 1 consonante: caso più frequente (pa.ne) - 2 consonanti: treno
  • 3 consonanti: strada la costrittiva alveolare sonora compare solo in sillabe interne /z/ /’kazo/ = come la laterale palatale, eccetto che nel pronome Accento L'accento si ha perché alcune parole anche se hanno gli stessi fonemi hanno significato diverso a seconda di come sono pronunciati Accento dinamico = aumento della forza espiratoria durante la pronuncia del nucleo vocalico della sillaba  maggiore intensità nella pronuncia della sillaba In italiano il nucleo della sillaba è costituito in modo diverso se è atona o tonica Il vocalismo tonico italiano è eptavocalico, quello atono è pentavocalico PAROLE TRONCHE Ultima sillaba Caffè PAROLE PIANE Penultima sillaba buono PAROLE SDRUCCIOLE Terzultima sillaba Bevono PAROLE BISDRUCCIOLE Quartultima sillaba telefonano L’accento ha valore distintivo Coda sillabica ¾ delle sillabe si chiudono con vocale – sillabe aperte Quasi ¼ delle sillabe hanno una coda monoconsonantica Solo 1% delle sillabe ha una coda biconsonantica Raddoppiamento fonosintattico: pronuncia geminata di un contoide in posizione di inizio di parola Durata: la velocità della realizzazione fonica è detta velocità d’eloquio Allegro: parlato dal ritmo veloce / lento: parlato dal ritmo meno veloce Il parlato allegro può essere ipoarticolato perché presenta fenomeni di coarticolazione più netti // parlato lento: iperarticolato Tono:

modulazione di frequenza a livello di sillaba In italiano il ruolo intonativo è svolto dall’andamento melodico della parte di frase che va dall’ultimo accento di parola alla fine – il tono HA valore distintivo perché ci permette di distinguere tra frase affermativa, interrogativa, esclamativa. Convenzioni che regolano la trascrizione Consonanti geminate o allungate: doppie, rappresentate con crono e semicrono Accento: quello principale va segnalato con un apice alto anteposto alla sillaba tonica, quello secondario può essere segnalato con apice basso Gruppi intonativi: quelli minori vengono segnalati Varietà regionali dell’italiano e trascrizione fonetica Italiano: molte varietà Es. varietà colloquiali o regionali che hanno forte valenza fonetica, ognuno si porta dietro una variazione diatopica della lingua, nessuno nasce parlando italiano standard >In cosa differiscono li italiani regionali rispetto al sistema dello standard? Quasi tutti gli italiani regionali hanno un vocalismo tonico simile a quello dello standard, è diversa la distribuzione delle vocali toniche Negli italiani nord occidentali è ammessa solo la [e] in sillaba tonica di parole sdrucciole e di parole piane davanti a consonanti nasali [‘senti] In Emilia Romagna e Puglia si usa un suono anteriore rispetto alla [a], la [a] tonica viene realizzata come [æ] Gli unici casi in cui non c’è un sistema eptavocalico sono in Sardegna, parte della Sicilia, Calabria e penisola del Salento: sistema pentavocalico, mancano due fonemi: [e] chiusa ed [o] chiusa Nello standard abbiamo cinque fonemi atoni, le uniche varianti sono che in Sicilia e Calabria le vocali sono rappresentate in modo meno chiuso rispetto allo standard Variazioni consonantiche Toscano: >Gorgia – aspirazione o fricantizzazione di p t k in posizione intervocalica – “le cose” >Realizzazione fricativa delle occlusive sonore: b d g vengono realizzate come fricative - “bambini” “ridere” Regioni Centro- Meridionali (Marche, Basilicata) >Parziale sonorizzazione delle occlusive sorde in posizione intervocalica: “guanto” >Realizzazione lunga della occlusiva bilabiale sonora: “probblema” FRICATIVE IT standard: le realizza in alcuni casi come sorda e in altri come sonora Centrali e meridionali: sempre sorda Settentrionali: sempre sonora LUNGHEZZA CONSONANTICA Italiani centrali e meridionali: allungamento di b e g “orologgio” Settentrionali realizzazione: scempia di ts dz Assenza del raddoppiamento fonosintattico in tutte le varietà settentrionali Tendenze del sistema fonetico Nella realtà comunicativa ha subito forte influenza dalle varietà regionali Sistema in evoluzione su

  • Vocalismo tonico: tendenza all’annullamento dell’opposizione fonologica tra e ed o aperte o chiuse, la distintività viene data dal contesto in cui avviene la parola con adozione di soluzioni intermedie
  • Suoni consonantici: annullamento opposizione /S/ /Z/ Pisa Scempiamento di gn sh che nello standard vengono prodotti come se fossero doppie es. figlio Sonorizzazione /dz/ /ts/ es. /dzio/
  • Raddopiamento fonosintattico assente negli italiani del nord, assente anche a Roma dopo da, come, dove - Accento: spostamento accento sulla terzultima sillaba in parole con tre sillabe es. zàffiro  zaffìro

 Con un numero limitato di unità di seconda articolazione si può costruire un numero grandissimo di unità dotate di significato. Struttura morfologica: “bene” “ma” “tra” - morfologicamente invariabili, formati da morfemi lessicali “alber+o” “fior+e” morfema lessicale + morfema flessivo – morfologicamente variabili Flessione: parte della parola sottoposta alle altre parole, porta informazioni grammaticali e segnala attraverso l’accordo i rapporti tra le parole nella frase – economicità del sistema Classificazione morfologica Lingue analitiche: il significato è costituito da un elemento unico che non è scomponibile es. flower L’inglese è prevalentemente analitico Lingue sintetiche: le parole sono formate da più morfemi legati e portatori di significati diversi es. fior+e Lingue isolanti: morfologia molto ridotta es. cinese Lingue agglutinanti: una parola consiste di più morfemi con confini netti ognuno dei quali porta una sola informazione grammaticale Lingue flessive: la parola è formata da una radice lessicale alla quale si aggiungono uno o più morfemi con confini meno netti e più funzioni grammaticali Lingue polisintetiche: è possibile combinare un elevato numero di radici lessicali e morfemi grammaticali in una sola parola, che può corrispondere ad un’intera frase italiana es. groenlandese  Si parla di distanza morfologica tra lingue Italiano: dimensione morfologica più flessiva ereditata dal latino, dimensione moderatamente analitica sviluppata dalle lingue romanze es. preposizioni Morfema = radice + desinenza Morfologia: livello di analisi linguistica che studia le forme delle parole e le modificazioni che possono presentare per assumere valori diversi Morfologia Flessiva: comprende le forme flesse raccolte in paradigmi

  • non cambia il significato lessicale della parola es. cane-cani Morfologia Lessicale: zona grigia tra grammatica e lessicografia, studia la formazione delle parole attraverso la composizione e derivazione
  • attraverso derivazione e composizione consente di formare altre parole es. grande – grandezza Meccanismi di derivazione dell’italiano - Conversione: assegna ad una parola una categoria grammaticale diversa senza modificarne la forma (sapere / il sapere) Verbo  Nome es. il cantante, l’udito, l’agente Aggettivo  Nome es. pieno, il pieno Uso avverbiale degli aggettivi es. andare forte
  • Affissazione

-Suffissazione: consente l’aggiunta di un suffisso alla destra della radice della parola > consente di creare lessemi di categoria grammaticale diversa da quella di base > Può comportare uno spostamento dell’accento della parola es. utile - utilità - Suffissati deverbali - indicano l’azione, l’agente, il luogo es. circolazione, spazzino, copisteria - Aggettivi deverbali es. piacere – piacevole, simulare - simulatore - Verbi denominali, derivano da nomi es. armare, analizzare > Verbi parasintetici: aggiungono alla base un prefisso e una desinenza verbale es. abbottonare, illuminare - Aggettivi denominali es. malattia – malato, male – maligno  Denominali che indicano un’attività considerata con riferimento all’agente: nomi che derivano da altri nomi giornale giornalaio --- economia del sistema  Denominali che indicano un’attività di fabbricazione, vendita, conservazione es merce mercato, gelato gelateria  Denominali che indicano uno strumento es. giorno giornale, occhio occhiale  Denominali che esprimono una quantità es. cucchiaio cucchiaiata, argento argenteria  Denominali nel linguaggio scientifico es. polmone polmonite

  • Verbi deaggettivali es. formale – formalizzare > Verbi parasintetici: allargare, dimagrire, sbizzarrire - Nomi deaggettivali es. furbo – furbizia, fantastico – fantasticheria - Suffissi particolarmente produttivi: -Ista femminista -Ismo decisionismo -Izzare computerizzare -Ale decisionale -Eria creperia -Alterazione: non cambia il significato della parola, non interviene sull’aspetto denotativo ma su quello connotativo. >Può dare valore diminutivo, accrescitivo, vezzeggiativo, peggiorativo es. casa – casetta, una donna – un donnone (in questo caso comporta un cambiamento di genere grammaticale) >Parole alterate con più suffissi es. fiorellino (-ello + -ino) -Prefissazione: non cambia categoria grammaticale, aggiunta di elemento alla sinistra della base della parola es. piacere, dis-piacere Base o forma derivata? La direzione della derivazione dipende dalla categoria semantica della base: Se la base designa un evento primario è il verbo es. arrivare > arrivo Se la base designa un oggetto è primario il sostantivo es. sega > segare Composizione Unione di:  Forme libere = parole che possono essere usate anche da sole es. portaombrelli Forme non libere = parole di origine greca o latina che non possono essere usate da sole es. cardiopatia In Italiano ci sono anche parole che hanno una relazione morfologica non evidente che dipende dalla storia della lingua

rivolgiamo per avere informazioni sul lessico di una lingua Il lessico è fatto da parole vuote: prive di significato semantico ma che danno significato alle altre - insieme chiuso, es. preposizioni E parole piene: significato proprio, insieme aperto L’osmosi lessicale avviene per vie didattiche e principalmente per l’azione dei mass media. Morfologia nominale Genere: maschile e femminile Referente animato genere grammaticale = genere naturale es. gatta, bambino Referente inanimato  genere grammaticale arbitrario es. sedia, divano Individuazione del genere: Femminile > Desinenza -a -ite -itudine -zione -trice > Significato Frutti Continenti, stati, regioni, isole, città Discipline, scienze Maschile > Desinenza -o -tore -one -ore -sore >Significato Giorni, mesi Elementi chimici Alberi, monti, mari, fiumi, laghi Punti cardinali  Nomi con la stessa forma che cambiano di significato al maschile o al femminile es. il panno – la panna  Nomi con la stessa forma al maschile e al femminile: o Nomi che finiscono in –ente, -ante, -ista, -iatra es, pediatra o Nomi che indicano relazioni di parentela, amicizia, vicinanza es. parente, collega, consorte  Nomi che hanno un unico genere o Alcuni nomi che indicano animali es. leopardo o Alcuni nomi che indicano persone es. vittima

Numero: singolare e plurale Arciforma (forma di citazione): singolare maschile es. “il bambino di oggi”  I prestiti dallo spagnolo mantengono a volte la s del plurale (desaparecidos)  I prestiti dal tedesco mantengono a volte il plurale Plurale dei nomi composti: - Cambia la desinenza del primo elemento del composto - Cambia la desinenza del secondo elemento del composto - Cambia la desinenza di entrambi gli elementi del composto - Gli elementi del composto rimangono invariati SINGOLARE PLURALE NOMI INVARIABILI Nomi femminili -a -e Maschili in -a -ca -che Femminili in -o -ga -ghe Nomi in -i -cìa -cìe Femminili in -ie -gìa -gìe Nomi con vocale finale accentata Vocale + -cia -cie Prestiti dal francese e dall’inglese Vocale + -gia -gie Composti verbo + nome fem. o plur. Consonante + -cia -ce Composti verbo + verbo Consonante + -gia -ge Composti verbo + avverbio -scia -sce Composti preposizione + nome Nomi maschili -a -i

V -o/-a Sing m., pl.f VI Varie, invariabile m/f Produttività delle classi: III classe: è ancora produttiva per l’arricchimento del lessico tramite parole derivate con suffissi come –tore, -trice, -zione IV classe: è rimasta produttiva grazie alle nuove parole che finiscono in –ista e ai grecismi terminanti in –a V classe: non è più produttiva è le parole che vi rientrano hanno sviluppato plurali maschili in –i (braccio, -i) VI classe: originariamente composta da monosillabi come re e gru, si è arricchita grazie a prestiti, ai linguaggi specialistici e alle abbreviazioni L’ aggettivo L’aggettivo è una parte variabile del discorso che modifica il significato del nome a cui si riferisce, aggiungendo una qualità o una determinazione. Flessione dell’aggettivo Classe Singolare Plurale Genere I o i m II a e f III e i m/f Aggettivi invariabili: alcuni colori / parole che terminano con vocale accentata (indù) / prestiti da lingue straniere (rock) Accordo dell’aggettivo con più nomi:

  • Tutti maschili: plurale maschile - Tutti femminili: plurale femminile - Maschile o femminile appartenenti a una serie omogenea: singolare (Esame di lingua e letteratura inglese) - Maschile e femminile: plurale maschile  L’aggettivo qualificativo aggiunge un’informazione al nome Funzioni
  • Attributiva La macchina rossa
  • Predicativa La macchina è rossa Gradi - Zero - Comparativo (minoranza / maggioranza / uguaglianza) - Superlativo
  • Relativo: indica che una qualità è posseduta in grado minimo o massimo da un elemento di un insieme - Assoluto: esprime il possesso di un grado massimo o minimo di una qualità senza confronto con altri elementi Comparativi e superlativi sintetici: forme provenienti dal latino, composte da una sola parola - in genere convivono con quelle regolari: Buono, cattivo, grande, piccolo, molto  L’aggettivo determinativo o pronominale aggiunge una determinazione, specifica una caratteristica del nome al quale si riferisce. - Possessivi Indicano il possessore di una cosa e concordano in genere e numero con la cosa posseduta - Dimostrativi Indicano una persona, un animale o un oggetto definendone la posizione nello spazio rispetto a chi parla - Indefiniti Determinano il nome a cui si riferiscono specificando in maniera generica e approssimata una relazione di quantità o di qualità
  • Interrogativi ed esclamativi Servono a porre una domanda, diretta o indiretta, sulla qualità, la quantità o l’identità del nome a cui si riferiscono
  • Numerali Indicano una classificazione numerica precisa - Cardinali: indicano la quantità numerica - Ordinali: indicano l’ordine di successione in una serie - Moltiplicativi: indicano una quantità due, tre o più volte maggiore di un’altra L’articolo Determinativo: introduce un nome noto o presente nel contesto linguistico immediatamente precedente o successivo / introduce elementi considerati unici / designa una classe di persone, animali o cose Indeterminativo: introduce un elemento nuovo o nomina qualcosa o qualcuno in modo generico / designa un elemento non specificato di un insieme / esprime una qualità accidentale Partitivo: indica una parte o quantità di qualcosa Coesione = insieme delle relazioni, rese attraverso mezzi grammaticali, che intercorrono tra le diverse parti di un testo, facendolo percepire come un insieme articolato Preposizioni Semplici: di / a / da / in / con / su / per / tra / fra Articolate: preposizione semplice + articolo Il pronome Funzione:designare qualcuno o qualcosa senza ricorrere a un nome proprio e precisandone alcune caratteristiche Evento comunicativo: comunichiamo in una situazione di comunicazione definita spazio-temporalmente che ha un setting sociale, uno scopo, degli strumenti e una chiave interpretativa Evento comunicativo: SPEAKING

indiretto) Caratteristiche dei pronomi atoni - Precedono o seguono immediatamente il verbo e il nesso pronome verbo non può essere interrotto con l'inserimento di nuovi elementi - Non possono comparire in assenza del verbo Risalita del clitico Devo dirgli una cosa/ Gli devo dire una cosa Quando abbiamo un verbo modale (potere, volere…) ci sono due forme verbali e il parlante ha possibilità di scelta ma nell’italiano contemporaneo il clitico è risalito = nella maggior parte delle comunicazioni si preferisce la risalita Pronome atono o tonico? Cambia completamente la funzione pragmatica (scopo) della comunicazione “Ti parlo”: constatazione o descrizione di un fatto “Parlo a te”: richiamo fatico o rimprovero Il pronome tonico dà maggiore rilievo alla persona, il pronome atono all’azione Complemento di termine: complemento indiretto che indica la persona, l’animale o la cosa su cui ricade l’azione espressa dal verbo – si usa la forma atona che si integra al verbo (Devo comprarle un libro) Forme pronominali dell’italiano neostandard  GLI - Nell’italiano colloquiale si utlizza “gli” anche per il femminile - “Gli” è diventato un clitico “tuttofare” che utilizziamo per il maschile il femminile e il plurale  CI - Ha il valore di “con lui” - Funzione di plurale: non ci puoi contare su lui, su loro  NE - Per esprimere quantità - Sostituisce Di + pronome dimostrativo e Da + pronome dimostrativo (Non ne ho idea / Ne ho sentito parlare = Non ho idea di questa cosa / Ho sentito parlare di lui) Pronomi combinati:mi ti ci vi si gli le diventano me te ce ve se glielo/a/i/e e si combinano con altri pronomi– pronomi clitici combinati Forme univerbate: i pronomi si attaccano al verbo  Infinito  Participio Passato  Imperativo - casi in cui l’unione con il pronome porta al raddoppiamento della consonante (dimmelo)  Gerundio (giocandemelo)  Verbi servili o modali – il pronome si può unire sia al verbo modale che all’infinito a scelta del parlante Funzione dei pronomi nel testo DEITTICA = quando si riferiscono ad una cosa o persona presenti nella situazione comunicativa ANAFORICA = quando si riferiscono ad un elemento antecedente già menzionato nel testo CATAFORICA = quando si riferiscono ad un elemento che comprare successivamente nel testo (utilizzata per creare un’aspettativa nel lettore) – in funzione cataforica si utilizzano solo i pronomi atoni Pronomi allocutivi Pronomi con i quali ci rivolgiamo alle persone Ci sono pronomi per il registro informale (tu, voi) e formale (lei, ella –estremamente formale-, voi – imposto come allocutivo singolare nel periodo del fascismo-, loro) informale formale singolare tu Lei, ella, voi

plurale voi Voi, loro Pronomi doppi Vanno sempre insieme “Chi” e “quanto” vengono chiamati doppi perché possono essere sostituiti da due pronomi insieme, si usano indifferentemente Chi = Colui il quale, Colei che… / quanto = Tutto quello che Pronomi possessivi Esprimono il possesso di un elemento Sono sempre preceduti dall’articolo La radice si accorda in persona e numero al possessore e la desinenza al soggetto. Uso sostantivale del pronome possessivo

  • Indicare una proprietà - Indicare i familiari - Indicare una comunicazione (Rispondo ora alla tua) - Indicare un’opinione Pronomi relativi Introducono proposizioni relative >Sostituiscono il nome e mettono in relazione due proposizioni “Che”, “cui” – invariabili “Cui” si utilizza solo in presenza di preposizioni, quando non è oggetto “Quale” viene usato prevalentemente nello scritto e si accorda in genere e numero con il nome a cui si riferisce, è preceduto dall’articolo e da una preposizione – ha una forma plurale, “quali” Cui e Quale introducono un complemento indiretto Pronomi indefiniti Indicano qualcuno o qualcosa in modo generico o indeterminato Singolativi: indicano una persona o una cosa singola in modo non precisato -alcuni Collettivi: indicano un insieme considerato nella sua totalità o nella sua genericità - tutti Quantitativi: indicano una quantità indeterminata - molti Negativi: negano completamente qualcosa –nessuno Pronomi interrogativi Funzione di porre delle domande Che – invariabile Quale – varia nel numero Quanto – varia in genere e numero Pronomi numerali (=Aggettivi) Morfologia verbale Il verbo Il verbo è la parte variabile del discorso che esprime maggiori informazioni attraverso la flessione (persona, numero, tempo, modo, forma) Flessione verbale  Coniugazione = insieme delle forme flesse che un verbo può assumere per esprimere le diverse caratteristiche Caratteristiche del verbo:
  • Persona - Numero - Modo - Tempo - Aspetto - Diatesi Persona: specifica a quale individuo, tra quelli presenti o assenti dalla situazione comunicativa, si riferisce all’azione espressa dal verbo