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Il paniere di Economia degli Intermediari e dei Mercati Finanziari del corso tenuto dalla professoressa Federico Domenica contiene tutte le risposte aperte compilate, economia, ecampus.
Tipologia: Panieri
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Put quando è superiore. Alla scadenza solo le opzioni in the money conservano valore. Nel valutare il valore di un'opzione dobbiamo distinguere due componenti: il valore intrinseco, determinato dalla distanza del prezzo di esercizio da quello di mercato del sottostante; più precisamente, lo si definisce come il maggior valore tra zero e il valore che l'opzione avrebbe se fosse esercitata immediatamente il valore temporale, legato alla maggiore o minore possibilità di movimenti del sottostante favorevoli al possessore e quindi anche alla più o meno lunga vita residua del contratto: in linea di massima, più lontana è la scadenza, più altoè il rischio assunto dal venditore e quindi, a parità di altre condizioni, il prezzo dell'opzione. Per questo aspetto occorre però distinguere tra opzioni americane ed europee: per le prime una vita residua più lunga determina sempre un prezzo maggiore o almeno uguale rispetto a quello di un'analoga opzione più corta, dato che offre maggiori opportunità di esercizio; per le seconde il prezzo potrebbe invece anche diminuire in presenza di altri fattori, come il pagamento di un dividendo di importo elevato dopo la scadenza più corta (per una Call).
07. COSA OCCORRE TENERE IN CONSIDERAZIONE NEL CALCOLO DEL PREZZO DELLEOPZIONI? Il prezzo di un'opzione è determinato dalla combinazione di sei fattori principali: il prezzo corrente del sottostante, il prezzo di esercizio (strike price), la vita residua, la volatilità del prezzo del sottostante, il tasso d'interesse privo di rischio (risk free), i dividendi attesi lungo la durata del contratto. L'influenza dei primi due fattori è intuitiva: il prezzo corrente è correlato positivamente al prezzo delle Call e negativamente a quello delle Put, mentre l'opposto avviene per il prezzo di esercizio. Il coefficiente che misura la sensibilità del prezzo dell'opzione alla variazione di valore del sottostante prende il nome di delta. Sulla vita residua, oltre alla differenza già illustrata tra opzioni americane ed europee, aggiungiamo che la discesa del valore temporale, soprattutto delle opzioni at the money e out of the money, è tanto più rapida quanto più ci si avvicina alla scadenza (time decay). La volatilità che qui ci interessa non è quella storica, ma quella attesa futura (si parla di volatilità implicita ed esistono complicate formule matematiche per calcolarla); un suo aumento fa crescere il prezzo sia delle Call che delle Put, dato che amplia la possibilità di guadagno senza ovviamente modificare l'eventuale perdita, che corrisponde sempre al premio già pagato. Anche la volatilità si ripercuote in misura assai maggiore sulle opzioni out of the money. L'effetto, peraltro molto limitato, delle variazioni del tasso di interesse risk free sul prezzo delle opzioni, di segno eguale per le Call e contrario per le Put, deriva dal riferimento implicito al mancato reddito altrimenti ricavabile da parte di un possessore di azioni con l'investimento della stessa somma in titoli privi di rischio (tipicamente i titoli di Stato a breve termine): più elevato è il tasso, più convenienti diventano da un lato il rinvio dell'esborso per l'acquisto effettivo di azioni permesso da una Call, che perciò costa e vale di più, e specularmente la liquidazione immediata di una posizione long, con conseguente perdita di valore per le opzioni Put. Con una semplificazione un po' azzardata, ma utile alla comprensione, si può affermare che il tasso risk free rappresenta il "costo" della detenzione di azioni. Anche i dividendi, in quanto riducono il prezzo dell'azione dopo lo stacco senza il compenso del corrispondente reddito per i possessori di opzioni, si riflettono sul prezzo di queste ultime solo in proporzione al loro ammontare, abbassando il valore delle Call e accrescendoquello delle Put (salvo in caso di clausole che prevedano la rettifica dello strike a seguito di dividendi straordinari). Ai fattori di influenza su elencati si può aggiungere anche il valore del cambio quando il sottostante è espresso in una valuta diversa. 7. QUALI SONO LE PRINCIPALI IMPLICAZIONI CHE POSSONO COMPORTARE LEASIMMETRIE INFORMATIVE NEGLI SCAMBI FINANZIARI? Nell’ambito dell’intermediazione finanziaria gli scambi, come nel caso degli scambi creditizi, vengono effettuati in maniera indiretta o intermediata attraverso l’interposizione dell’intermediario finanziario. Tali scambi finanziari si caratterizzano però per la presenza di asimmetrie informative tra l’intermediario
finanziario e il soggetto economico che possono disporre di frammenti informativi diversi. Le asimmetrie informative hanno due principali implicazioni che sono: 1. La selezione avversa (adverse selection) 2. L’azzardo morale (moral hazard).
8. CHE COSA SI INTENDE PER SELEZIONE AVVERSA? La selezione avversa è individuabile nelle maggiori informazioni di cui dispone il soggetto economico (in surplus o in deficit finanziario) rispetto all’intermediario finanziario. Nello specifico, l’intermediario finanziario, prima della stipula di un contratto, non è in grado di definire correttamente la rischiosità della controparte. Pertanto, si forma un prezzo di equilibrio che, da un lato, spinge i soggetti maggiormente espostial rischio ad accettare le condizioni proposte dall’intermediario, dall’altro, invece, incentiva i soggetti meno esposti al rischio ad uscire dal mercato poiché penalizzati da un prezzo non equo. 9. SI DEFINISCA L’ATTIVITA’ DI MONITORING. La possibilità di instaurare relazioni di lungo periodo con i soggetti economici aumenta la disponibilità di informazioni sugli stessi, riducendo le diversità quali-quantitative nelle informazioni disponibili. • Sono gli stessi soggetti economici che desiderano mantenere un elevato livello di confidenzialità con i soggetti del sistema finanziario. • Fornire tutte le informazioni a un intermediario rappresenta una soluzione più conveniente. 10. CHE COSA SI INTENDE PER AZZARDO MORALE? L’azzardo morale è una forma di opportunismo post-contrattuale che si verifica durante il rapporto finanziario che può portare gli individui a perseguire i propri interessi a spese della controparte, confidandonella impossibilità, per quest'ultima, di verificare la presenza di dolo o negligenza. 11. COME POSSONO ESSERE DEFINITI GLI SCAMBI FINANZIARI CHE AVVENGONO ALL’INTERNO DEL SISTEMA FINANZIARIO? Nel sistema finanziario lo scambio finanziario è costituito da prestazioni monetarie di segno opposto e distanziate nel tempo. L’estensione temporale dello scambio finanziario produce necessariamente la conseguenza che le due prestazioni hanno intrinsecamente diverso grado di incertezza. L’incertezza coinvolge particolarmente il datore di risorse finanziarie (investitore o finanziatore). Per una decisione di investimento appropriata occorre disporre ex-ante dell’informazione che deve essere: – maggiore (completezza) – migliore (affidabilità).
obbligazioni le imprese e il settore pubblico ricevono finanziamenti sotto forma di prestiti (attraverso gli intermediari) e sotto forma di azioni e obbligazioni (attraverso il mercato). Gli strumenti finanziari, rappresentano un rapporto di debito/credito tra le parti e sono il frutto di un contratto che disciplina gli impegni e i diritti reciproci. Il processo di intermediazione, È il risultato complessivo del funzionamento del meccanismo del sistema finanziario. Il sistema finanziario è l’insieme complesso e sistematico dei rapporti di debito e di credito che trasferiscono fondi (cioè potere d’acquisto) da un operatore all’altro. Il funzionamento del sistema finanziario fornisce al sistema economico i mezzi di pagamento necessari per assicurare il funzionamento del circuito di produzione e distribuzione del reddito. I circuiti di intermediazione finanziaria , Il trasferimento delle risorse finanziarie dai soggetti in surplus finanziario ai soggetti in deficit finanziario può avvenire attraverso due differenti forme di intermediazione finanziaria 1. Il canale di intermediazione finanziaria indiretto. 2. Il canale di intermediazione finanziaria diretto.
5. QUALI SONO I PRINCIPALI SOGGETTI DEL SISTEMA FINANZIARIO? I principali soggetti del sistema finanziario sono le autorità di vigilanza, gli intermediari e gli utenti finali. 6. CHE COSA RAPPRESENTA IL PROCESSO DI INTERMEDIAZIONE FINANZIARIA? È il risultato complessivo del funzionamento del meccanismo del sistema finanziario. Il sistema finanziario è l’insieme complesso e sistematico dei rapporti di debito e di credito che trasferiscono fondi (cioè potere d’acquisto) da un operatore all’altro. Il funzionamento del sistema finanziario fornisce al sistema economico i mezzi di pagamento necessari per assicurare il funzionamento del circuito di produzione e distribuzione delreddito. **7. ALL’INTERNO DEL SISTEMA FINANZIARIO DOVE SONO COLLOCATI GLIINTERMEDIARI FINANZIARI? LEZIONE 5
la natura del contratto sottostante: credito, partecipazione, assicurazione, gestione del rischio , il tempo , il rischio , l’interesse , l’informazione , la natura monetaria.
17. COSA SONO LE ATTIVITA’ FINANZIARIE? Rapporto contrattuale nel quale entrambe le prestazioni delle parti in causa sono denominate in moneta e scadono in tempi diversi. **LEZIONE 6
Il sistema dei pagamenti comporta: una complessa struttura di procedure concordemente accettate, un’infrastruttura tecnologica, un tempo, un rischio, un regolamento.
15. SI ILLUSTRI LA FUNZIONE MONETARIA. Moneta come unità di conto e misura di valore. La moneta è il comune denominatore in cui si esprimono i rapporti di scambio. Moneta come riserva di valore. La moneta è “qualcosa” che consente al pubblico di separare l’azione di comprare da quella di vendere => “serbatoio temporaneo” di potere d’acquisto. Moneta come intermediario degli scambi : “Moneta Legale” e “Moneta Bancaria”. Moneta legale: È la moneta emessa dalle banche centrali che circola sulla base di un potere attribuito dalla legge. La manifestazione dellasovranità monetaria (il potere di battere moneta) si manifesta nell’obbligo che hanno tutti i cittadini dello Stato di accettare quel genere monetario per l’adempimento di un’obbligazione pecuniaria. Moneta bancaria, Strumenti più sofisticati (assegni, carte di credito, giroconti) che hanno la caratteristica di trasferire potere d’acquisto (incorporato in un conto corrente bancario) da un soggetto a un altro. La nostra economia presuppone una quantità enorme di transazioni e pagamenti relativi a: Beni e servizi che compongono il circuito della produzione e distribuzione del reddito (stipendi, acquisti e vendite tra imprese, consumi finali) Scambi di attività reali e finanziarie (azioni, obbligazioni). “Un sistema di pagamento può essere definito come quel complesso di accordi per l’assolvimento delle obbligazioni assunte dagli operatori economici quando essi acquisiscono diritti su risorse reali e finanziarie”. **LEZIONE 10
Obiettivi Finali: Crescita degli investimenti e del reddito, Piena occupazione, Stabilità dei prezzi (e del cambio), Stabilità ed efficienza del sistema creditizio. Obiettivi intermedi: Tassi di interesse, Quantità di credito, Quantità di moneta. 02 QUALI SONO LE FASI DEL MECCANISMO DI TRASMISSIONE DELLA POLITICAMONETARIA ED ECONOMICA?
03. SI COMMENTI IL MECCANISMO DI TRASMISSIONE DELLA POLITICA MONETARIA. È un sistema di variabili economiche, collegate reciprocamente, che operano insieme per comunicare gli impulsi monetari al settore reale dell’economia. Tale meccanismo ruota intorno al sistema finanziario e, in particolare, al sistema bancario che è: - la controparte principale degli interventi della banca centrale, - fondamentale nel processo di determinazione dei tassi a breve termine e della crescita degli aggregati monetari e creditizi. 04. PERCHE’ IL SISTEMA FINANZIARIO PUO’ ESSERE DEFINITO COME PARTE ESSENZIALE DEL MECCANISMO DI TRASMISSIONE DELLA POLITICA ECONOMICA? Il sistema finanziario può essere definito come parte essenziale del meccanismo di trasmissione della politicaeconomica perché mette a disposizione degli operatori, le attività e le passività idonee agli obiettivi di politica economica. **LEZIONE 13
Attività che la banca svolge per conto di clienti che le affidano i titoli in plico chiuso a semplice custodia, o incaricano la banca di provvedere all’amministrazione degli stessi. In quest’ultimo caso la banca provvede all’incasso delle cedole di cui accredita il valore in conto corrente al cliente tenendo conto del regime fiscale cui i titoli sono sottoposti; chiede autorizzazioni circa l’eventuale esercizio del diritto d'opzione, se trattasi di azioni, e provvede di conseguenza; incassa le obbligazioni estratte, accreditando il relativo importo nel conto corrente del cliente. Le commissioni per il servizio di amministrazione sono, ovviamente, superiori a quelle per il semplice deposito a custodia. La custodia e amministrazione di strumenti finanziari, secondo la più recente terminologia, rappresenta uno dei servizi accessori a quelli di investimento, stante il disposto dall’art. 1, comma 6, lett. a) del TUF. Non essendo più oggetto di riserva di legge, ex art. 18 del Testo Unico citato, anche questo tipo di servizio accessorio può essere liberamente svolto dagli imprenditori commerciali. Con l’avvento della dematerializzazione (dapprima in sede di circolazione, in seguito totale) è prassi, quando non obbligatorio, concentrare il servizio di custodia presso la Monte titoli o le altre società di gestione accentrata. LEZIONE 17
08. QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA I RISCHI CORE E I RISCHI NON CORE? Per quanto riguarda la seconda tipologia di classificazione dei rischi, si è visto che è possibile distinguere tra: Rischi core, ossia rischi che sono radicati nel tipo di attività svolta e non possono essere trasferiti; Rischi non core, ossia rischi cui l’impresa è esposta come conseguenza dell’attività che svolge. Con riguardo ai Rischi core si può fare riferimento ad esempio: - al rischio di credito per le banche, - al rischio di progettazione per un’impresa automobilistica, - alla mancata approvazione di un farmaco sperimentale per un’impresa farmaceutica. Tali rischi non possono essere trasferiti se non abdicando temporaneamente la propria mission aziendale (come fanno le banche nel caso di cessione di crediti attraverso le operazioni di cartolarizzazione). La loro gestione deve quindi tenere conto di scelte strategiche legate, ad esempio, all’individuazione dei mercati e dei settori in cui operare, all’adozione di politiche di integrazione o esternalizzazione. Con riguardoai Rischi non core, si può fare riferimento ad esempio: - al rischio di cambio per un’impresa che esporta con fatturazione in valuta, - al rischio di interesse per un’impresa che ricorre all’indebitamento, - al rischio climatico per un’impresa agricola. Tali rischi, ai quali l’impresa è esposta come conseguenza dell’attività che svolge, possono essere gestiti sia mediante soluzioni che impattano sulla strategia aziendale, sia attraverso strumenti di copertura finanziaria e trasferimento assicurativo. 09. QUALI SONO LE PRINCIPALI DIFFERENZE TRA RISCHI PURI E RISCHI FINANZIARI? Rischi puri (o assicurativi) che si manifestano in caso di eventi che producono esclusivamente effetti negativi(manifestazione unidirezionale). Rischi finanziari (o speculativi) che si manifestano in caso di eventi che producono effetti positivi o negativi di diversa intensità (manifestazione bidirezionale). I rischi puri si manifestano in caso si verifichi un evento futuro sfavorevole, di natura aleatoria, che produce esclusivamenteun danno. Sono definiti anche assicurativi in quanto la loro gestione è oggetto specifico dell’attività assicurativa che è definita come l’attività di trasformazione dei rischi puri per gli assicurati in rischi speculativi per le compagnie di assicurazione secondo una logica di gestione in pool. Il rischio puro è più elevato quanto maggiore è la probabilità di manifestazione dell’evento sfavorevole (frequency) e quanto maggiore è il danno generato dal verificarsi dell’evento aleatorio (impact). I rischi finanziari si manifestano in caso si verifichi un evento futuro incerto che può comportare effetti sia positivi (in termini di guadagni) sia negativi (in termini di danni o perdite). Sono connaturati all’attività finanziaria che implica il trasferimento, nel tempo e nello spazio, di mezzi di pagamento e strumenti finanziari mutevoli. I rischi finanziari sono commisurati non alla probabilità di manifestazione dell’evento aleatorio, ma alla distribuzione del rischio ossia alla variabilità della sua manifestazione (volatilità).
il rischio è la variabilità attesa dei risultati ottenibili da un’attività finanziaria. Ogni attività finanziaria comporta dei rischi a seconda delle condizioni contrattuali che la caratterizzano. Il concetto di rischio è associabile alle condizioni di incertezza nelle quali spesso vengono prese delle decisioni e di conseguenza, ai risultati che ne derivano. LEZIONE 18
08. SI COMMENTI LA TOLLERANZA AL RISCHIO DI UN INVESTITORE. Soggetto neutrale al rischio se è indifferente fra due probabilità uguali di subire una perdita o un guadagno. Soggetto avverso al rischio richiederà che la perdita possibile sia inferiore al guadagno possibile. Soggetto propenso al rischio accetterà di investire anche nel caso in cui la perdita possibile sia superiore al guadagno possibile. 09. QUALI SONO LE PRINCIPALI MODALITA’ DI MISURAZIONE DEL RISCHIO DIATTIVITA’ FINANZIARIE? Durata e duration, Variazione dei rendimenti attesi, Value at risk. Durata e duration. La durata di un’attività finanziaria influisce sulla sua esposizione ai rischi di mercato (un BTP trentennale è soggetto al rischio di interesse in misura superiore rispetto a un titolo a 5 anni). La duration misura la variazione di prezzo di una determinata attività finanziaria rispetto a una variazione unitaria del tasso d’interesse di mercato. Variazione dei rendimenti attesi (varianza). È possibile misurare il rischio calcolando la variabilità e utilizzando questa come proxy dei rendimenti futuri (tenendo conto delle serie storiche di rendimenti offerti dalle singole attività finanziarie). La varianza è una misura statistica di dispersione attorno al valore medio di una genericavariabile casuale. Value at risk (Var) o Valore a rischio. Il Var è un modello per stimare la perdita massima che, con un certo grado di confidenza, potrebbe essere subita da parte di un investimento finanziario nel corso di un determinato orizzonte temporale. 10. QUALI TIPOLOGIE DI RISCHIO SONO CONSIDERATE PIU RISCHIOSE? I rischi puri individuano situazioni che possono risolversi in una perdita ma non in guadagno. Non rispettano la logica rischio-rendimento atteso. **LEZIONE 19
probabilità di insolvenza è inversamente proporzionale al livello del patrimonio – è importante la definizione del livello del patrimonio e la ricerca di proporzionalità tra quest’ultimo e i rischi.
**15. SI DESCRIVANO IL RISCHIO DI LIQUIDITA’ E IL RISCHIO DI INSOLVENZA.
fattore include procedure e controlli interni difettosi o inadeguati (per esempio, al rischio di errori nel calcolodelle imposte dovute dalla banca, nell’esecuzione e/o liquidazione di transazioni in titoli e in divise estere, estere, in errori contabili contabili e di registrazione, registrazione, o, ancora nei sistemi di risk management della banca). 4. Eventi esterni – includono tutte le perdite cagionate da cause esterne, non direttamente controllabili dal management della banca (per esempio, modifice nel quadro politico, regolarmente o legale che comportino nuovi costi o una riduzione dei ricavi aziendali, atti criminali come furti, vandalismo, rapine e terrorismo, terremoti e altre catastrofi naturali).
08. SI ILLUSTRINO IL RISCHIO LEGALE E DI REPUTAZIONE. È il rischio di subire sanzioni o essere condannati al risarcimento di danni per effetto di violazioni di norme e regolamenti di settore. La legislazione italiana (D.Lgs. 231/2001) estende alle persone giuridiche la responsabilità per reati commessi in Italia e all’estero da persone fisiche che operano per la società. Il rischio di reputazione. Tale rischio può essere considerato come un corollario del rischio operativo e del rischio legale. Una banca coinvolta in operazioni irregolari o fraudolente o che non sorveglia in modo adeguato i propri dipendenti incorre in un danno di immagine che può compromettere i rapporti con la clientela. 09. CHE COSA E’ IL RISCHIO LEGALE. Il rischio legale si identifica nel rischio di perdita o riduzione di valore delle attività di portafoglio a causa di contratti o documenti legali inadeguati oppure non corretti, o contenenti cause che si rivelino significativamente onerose. Tale rischio è inteso come una manifestazione del rischio operativo che rende necessario diagnosticare la causa della perdita o della riduzione di valore in portafoglio. 10. SI COMMENTI IL RISCHIO SISTEMICO. La probabilità che si accumulino perdite in conseguenza di un evento che mette in moto una serie di perdite a catena all’interno delle istituzioni che formano il sistema finanziario. Può essere causato, oltre che da una crisi internazionale, anche dal rischio di controparte per una singola istituzione la cui inadempienza nella fase di regolamento può generare altre inadempienze causando maggiori difficoltà finanziarie. La liquidità e la solvibilità possono dare origine a fenomeni di carattere sistemico. La crisi di un istituto può travolgere altriistituti, di per sé sani, in una sorta di reazione a catena che viene definita “effetto domino”. Il dubbio sulla capacità della banca di onorare i propri impegni crea panico tra i depositanti che hanno tutta la convenienza a ritirare, il più presto possibile, i propri fondi. **LEZIONE 23
Le relazioni fra le autorità di vigilanza sul sistema finanziario sono definite all’interno di un’architettura: tale architettura può seguire modelli diversi nella definizione dei ruoli, dei poteri e dei compiti delle diverse autorità. Il modello della vigilanza per soggetti prevede che ciascuna Autorità eserciti l’attività di vigilanza su una tipologia di soggetti/mercati; di conseguenza, l’attività di ciascuna Autorità è focalizzata su intermediari bancari, mobiliari o assicurativi. Tale modello possiede il vantaggio di definire chiaramente gli ambiti dell’azione di ciascuna autorità, favorendo una visione unitaria sul soggetto vigilato, ma, d’altra parte, risulta poco efficace in un contesto dove l’esercizio delle attività finanziare non è in relazione biunivoca rispetto alla tipologia dell’intermediario finanziario. La necessità di garantire la parità concorrenziale nell’esercizio dell’intermediazione finanziaria è alla base del modello di vigilanza per attività : l’Autorità è responsabile del controllo di una particolare attività finanziaria, come ad esempio i servizi di investimento, a prescindere dalla circostanza che tale attività sia esercitata da una banca o da una SIM. Tale soluzione possiede il pregio di prevedere controlli omogenei fra attività finanziarie, anche se esercitate da soggetti diversi, consentendo la specializzazione dell’attività di ogni Autorità di vigilanza. D’altra parte, tale modello può condurre a una significativa frammentazione della responsabilità dei controlli su ogni soggetto, privandoil supervisor di una visione d’insieme sulla gestione del singolo intermediario finanziario. Un terzo modello possibile è rappresentato dalla vigilanza per finalità : ogni Autorità è responsabile del presidio di un obiettivo della vigilanza (stabilità, concorrenza, trasparenza e correttezza dei comportamenti). I pregi di tale modello coincidono con la possibilità per l’Autorità di vigilanza di poter perseguire l’obiettivo finale attraverso il presidio di tutti i controlli strumentali e coerenti. Gli svantaggi sono determinati dalla possibilità che l’assegnazione delle competenze, rispetto al perseguimento degli obiettivi, non sia univoca e onnicomprensiva fra le diverse Autorità di vigilanza. Infatti, le medesime competenze potrebbero essere attribuite alle medesime Autorità e, d’altra parte, alcune aree potrebbero risultare non assegnate, determinando un vuoto di vigilanza. Il rafforzamento della visione unitaria del sistema finanziario e il perseguimento dell’efficienza attraverso la riduzione dei costi sostenuti sia dalle Autorità sia dai soggetti vigilati è alla base del modello di vigilanza regolatore unico : un’unica Autorità di vigilanza è dotata dei poteri di controllo per il perseguimento di tutti gli obiettivi, a eccezione della tutela della concorrenza. Tale modello, tuttavia, può comportare un eccessivo incremento della complessità organizzativa e dei costi fissi dell’Autorità di vigilanza e, inoltre, può esporre il sistema finanziario alla cattura da parte del supervisor. LEZIONE 25
02. SI COMMENTI LA REGOLAMENTAZIONE DEL SISTEMA FINANZIARIO IN ITALIA. La struttura adottata in Italia, è una soluzione ibrida in cui si intersecano elementi di vigilanza per soggetti con elementi di vigilanza per finalità ed elementi di anomali come l’attribuzione dal 1990 al 2005 a banca d’Italia delle competenze in materia di concorrenza nel settore bancario. Dunque si può dire che oggi il principio di finalità sia stato realizzato compiutamente solo nelle materie attinenti ai mercati finanziari. 03. CHE COSA SI INTENDE CON IL PRINCIPIO DELL’HOME COUNTRY CONTROL? Il principio del controllo del Paese di origine ha l'obiettivo di garantire le quattro libertà fondamentali previste dal Trattato costitutivo dell'Unione Europea (libertà di circolazione di persone, merci, capitali e idee) e di impedire all'interno di un mercato comune una discriminazione in base alla nazionalità, vietata dall'art. 12 (ex 6) dei Trattati di Roma. Il principio trova applicazione nei settori bancario e assicurativo. Presuppone il reciproco riconoscimento delle authority degli Stati membri e un minimo di armonizzazione delle loro leggi. Le autority e gli Stati membri accettano in questo modo una notevole ridefinizione della lorosovranità, in genere associata esclusivamente e limitatamente ai confini geografici di uno Stato. 04. SI COMMENTINO LA PRIMA E LA SECONDA DIRETTA IN MATERIA BANCARIAEMANATE IN ITALIA.
Queste due ultime direttive, oggi non più in vigore, hanno costituito una specie di legge bancaria comunitariasopranazionale e sono state denominate anche direttive comunitarie di coordinamento bancario in quanto hanno costituito il quadro di riferimento di diverse altre direttive che hanno proceduto nell’armonizzazione delle normative per l’autorizzazione alla costituzione, l’operatività e la vigilanza degli enti creditizi nei Paesi membri e per promuovere la libera prestazione di servizi bancari transfrontalieri. Definizione di ente creditizio (per l’esercizio congiunto di raccolta di depositi ed erogazione del credito) Esistenza di requisiti soggettivi e oggettivi per l’autorizzazione. Recepimento nel nostro ordinamento attraverso il d.p.r. n.350/1985 => caduta di controlli discrezionali sull’esercizio dell’attività bancaria e sull’apertura di sportelli, carattere imprenditoriale dell’attività bancaria, importanza della concorrenza. La seconda, HOME COUNTRY CONTROL Il paese d’origine della prestazione ha la responsabilità principale della vigilanza su ciascun soggetto e ha il compito di supervisione generale sull’attività del soggetto stesso ARMONIZZAZIONE MINIMA Definizione di standard comuni accanto alle regole prudenziali al fine di garantire protezione degli investitori, concorrenza e stabilità COEFFICIENTE DI SOLVIBILITÀ Individua la dimensione minima del patrimonio di vigilanza a copertura del rischio di credito LEZIONE 26
07. COME SI CHIAMA L’ORGANO CHE VIGILA SUL SISTEMA ASSICURATIVO Ivass (Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni) È stata istituita con il decreto legge 6 luglio 2012 n. 95 (convertito in legge 7 agosto 2012 n. 135). Prima dell’istituzione dell’IVASS l’attività di vigilanza era di competenza dell’Istituto per la vigilanza sulle assicurazioni private e di interesse collettivo (ISVAP), che era stato istituito con la legge n. 576/1982. È un’Autorità dotata di personalità giuridica di diritto pubblico che opera sulla base di principi di indipendenza ed autonomia (finanziaria, normativa, organizzativa e contabile), di trasparenza ed economicità. 08. SI DESCRIVANO I PRINCIPALI ORGANI DI VIGILANZA OPERANTI NEL SISTEMAFINANZIARIO. Cicr (Comitato interministeriale per il credito e il risparmio) È un organismo presieduto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze al quale il TUB attribuisce compiti di alta vigilanza in materia di credito e di tutela del risparmio. Interviene sulla regolamentazione dell'attività delle banche e degli intermediari finanziari, deliberando i criteri che regolano l'attività di vigilanza della Banca d’Italia, su proposta della Banca d'Italia stessa, e sulla trasparenza delle condizioni contenute nei contratti per servizi bancari e finanziari, ancora su proposta della Banca d'Italia d'intesa con la Consob. Ministero dell’Economia e delle Finanze. Adotta con decreto i provvedimenti previsti dalla legge e ha facoltà di sottoporli preventivamente al CICR. In caso di urgenza il Ministro dell'economia e delle finanze sostituisce il CICR. Dei provvedimenti assunti è data notizia al CICR nella prima riunione successiva, che deve essere convocata entro trenta giorni. Banca d’Italia. Formula le proposte per le deliberazioni di competenza del CICR previste nel titolo II. Emana regolamenti nei casi previsti dalla legge, impartisce istruzioni e adotta i provvedimenti di carattere particolare di sua competenza.. Determina e rende pubblici previamente i principi e i criteri dell'attività di vigilanza. BCE. È la banca centrale dei 19 Stati membri dell’Unione europea che hanno adottato l’euro il cui obiettivo principale è mantenere la stabilità dei prezzi nell’area dell’euro e preservare così il potere di acquisto della moneta unica È un’istituzione ufficiale dell’UE che si colloca al centro dell’Eurosistema e anche del Meccanismo di vigilanza unico, per quanto riguarda la vigilanza sulle banche. Consob (Commissione nazionale per le società e la borsa). È stata istituita con la legge 7 giugno 1974, n. 216 È un‘autorità amministrativa indipendente, dotata di personalità giuridica e piena autonomia la cui attività è rivolta alla tutela degli investitori, all‘efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano. Covip (Commissione di vigilanza sui fondi pensione). È un‘autorità amministrativa indipendente della Repubblica Italiana, cui spetta il compito di regolare il mercato della previdenza complementare. La