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Risposte domande aperte Dir. UE, Prove d'esame di Diritto dell'Unione Europea

Diritto Unione Europea Ecampus

Tipologia: Prove d'esame

2019/2020

Caricato il 14/11/2020

Igor76
Igor76 🇮🇹

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LEZIONE 02
QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL METODO DELLA COOPERAZIONE
INTERGOVERNATIVA NELL'AMBITO DEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE
EUROPEA?
Nel 1951 venne firmato il Trattato CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio) o Trattato
di Parigi, seguito nel 1957 dal CEE (Comunità economica Europea) e CEEA o EURATOM
(Comunità europea per l'energia atomica).
L'integrazione tra gli Stati europei (in origine 6: Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio,
Lussemburgo, Paesi Bassi) segue due diversi metodi: uno fondato sulla cooperazione
intergovernativa ed uno cd. comunitario.
Il metodo della cooperazione intergovernativa caratterizzò il primo dopoguerra. Sorsero varie
organizzazione: la OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica) nel 1948, poi
divenuta OCSE; il Consiglio d'Europa nel 1949. Caratteristiche della cooperazione
intergovernativa sono: prevalenti organi di Stati, ossia nei principali loro organi siedono persone
in rappresentanza del proprio Stato seguendo direttive imposte dal loro potere politico; prevalenza
del principio dell'unanimità, ossia ciascun Stato ha diritto ad opporsi alle decisioni (diritto di
veto); rarità o assenza del potere di adottare atti vincolanti, ossia le deliberazioni
dell'organizzazione rappresentano per lo più raccomandazioni e raramente sono vincolanti.
CARATTERISTICHE DELL'INTEGRAZIONE SECONDO IL METODO COMUNITARIO
Il metodo comunitario, alternativo al metodo della cooperazione intergovernativa, ha le seguenti
caratteristiche: prevalenza di organi di individui, ossia le persone che siedono nelle istituzioni
rappresentano se stesse e non il proprio Stato; prevalenza del principio maggioritario, ossia le
decisioni vengono adottate con il metodo della maggioranza; potere di adottare atti vincolanti,
che creano obblighi per gli Stati; sottoposizione degli atti delle Istituzioni ad un sistema di
controllo giurisdizionale di legittimità (Corte, Tribunale,...).
LEZIONE 03
PRINCIPALI INNOVAZIONI INTRODOTTE DALL'ATTO UNICO EUROPEO
Entrato in vigore nel luglio 1987, l’Atto Unico Europeo è definito come l’unione dei tre trattati
CEE, CECA ed EURATOM. Pur essendo un atto dai contenuti prettamente economici, con tale
documento ripresero i dialoghi per una integrazione anche politica. Queste due parti di cui era
sostanzialmente diviso l’Atto (benché unico) avevano in comune lo stesso obiettivo, l’Unione
Europea, nel quale dovevano convivere le due forme di cooperazione fra Stati ed i due diversi
metodi: metodo comunitario per l’integrazione economica e metodo intergovernativo per la politica
estera e di sicurezza.
Gli obiettivi perseguiti dall’Atto Unico erano la realizzazione entro il 1992 del mercato interno,
una maggiore coesione economica, una cooperazione monetaria ed il miglioramento della politica
sociale.
Dal punto di vista istituzionale, l’Atto Unico ha portato al passaggio dall’unanimità alla
maggioranza qualificata nelle decisioni del Consiglio dell’Unione (nei settori mercato interno,
politica sociale, coesione economica e sociale, ricerca), alla istituzionalizzazione del Consiglio
Europeo, alla creazione del Tribunale, al rafforzamento dei poteri del PE (procedura di parere
conforme -vincolante per gli atti del Consiglio- e procedura di cooperazione -potere del Parlamento
di influire nelle deliberazioni del Consiglio-).
LEZIONE 04
CITTADINANZA DELL'UNIONE EUROPEA: REQUISITI STATUS DI CITTADINO,
DIRITTI DEL CITTADINO, CRITICITÀ DELLA NOZIONE DI CITTADINO EUROPEO
Nel 1992 venne firmato il Trattato di Maastricht, che segna il passaggio dalla Comunità Economica
Europea alla Comunità Europea (l’integrazione si estende ad altri settori oltre a quello economico).
Tra le varie innovazioni introdotte dal Trattato quella più importante fu l’introduzione del concetto
di cittadinanza dell’Unione. Poi la creazione della struttura a 3 pilastri (PILASTRO = insieme di
norme giuridiche che disciplinano una o più materie): 1 COMUNITÀ EUROPEA (secondo il
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LEZIONE 02

QUALI SONO LE CARATTERISTICHE DEL METODO DELLA COOPERAZIONE

INTERGOVERNATIVA NELL'AMBITO DEL PROCESSO DI INTEGRAZIONE

EUROPEA?

Nel 1951 venne firmato il Trattato CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio) o Trattato di Parigi, seguito nel 1957 dal CEE (Comunità economica Europea) e CEEA o EURATOM (Comunità europea per l'energia atomica). L'integrazione tra gli Stati europei (in origine 6: Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi) segue due diversi metodi: uno fondato sulla cooperazione intergovernativa ed uno cd. comunitario. Il metodo della cooperazione intergovernativa caratterizzò il primo dopoguerra. Sorsero varie organizzazione: la OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica) nel 1948, poi divenuta OCSE; il Consiglio d'Europa nel 1949. Caratteristiche della cooperazione intergovernativa sono: prevalenti organi di Stati , ossia nei principali loro organi siedono persone in rappresentanza del proprio Stato seguendo direttive imposte dal loro potere politico; prevalenza del principio dell'unanimità , ossia ciascun Stato ha diritto ad opporsi alle decisioni (diritto di veto); rarità o assenza del potere di adottare atti vincolanti , ossia le deliberazioni dell'organizzazione rappresentano per lo più raccomandazioni e raramente sono vincolanti. CARATTERISTICHE DELL'INTEGRAZIONE SECONDO IL METODO COMUNITARIO Il metodo comunitario , alternativo al metodo della cooperazione intergovernativa, ha le seguenti caratteristiche : prevalenza di organi di individui , ossia le persone che siedono nelle istituzioni rappresentano se stesse e non il proprio Stato; prevalenza del principio maggioritario , ossia le decisioni vengono adottate con il metodo della maggioranza; potere di adottare atti vincolanti , che creano obblighi per gli Stati; sottoposizione degli atti delle Istituzioni ad un sistema di controllo giurisdizionale di legittimità (Corte, Tribunale,...). LEZIONE 03 PRINCIPALI INNOVAZIONI INTRODOTTE DALL'ATTO UNICO EUROPEO Entrato in vigore nel luglio 1987 , l’Atto Unico Europeo è definito come l’unione dei tre trattati CEE, CECA ed EURATOM. Pur essendo un atto dai contenuti prettamente economici, con tale documento ripresero i dialoghi per una integrazione anche politica. Queste due parti di cui era sostanzialmente diviso l’Atto (benché unico) avevano in comune lo stesso obiettivo, l’Unione Europea, nel quale dovevano convivere le due forme di cooperazione fra Stati ed i due diversi metodi: metodo comunitario per l’integrazione economica e metodo intergovernativo per la politica estera e di sicurezza. Gli obiettivi perseguiti dall’Atto Unico erano la realizzazione entro il 1992 del mercato intern o, una maggiore coesione economica, una cooperazione monetaria ed il miglioramento della politica sociale. Dal punto di vista istituzionale, l’Atto Unico ha portato al passaggio dall’unanimità alla maggioranza qualificata nelle decisioni del Consiglio dell’Unione (nei settori mercato interno, politica sociale, coesione economica e sociale, ricerca), alla istituzionalizzazione del Consiglio Europeo , alla creazione del Tribunale , al rafforzamento dei poteri del PE (procedura di parere conforme -vincolante per gli atti del Consiglio- e procedura di cooperazione -potere del Parlamento di influire nelle deliberazioni del Consiglio-). LEZIONE 04 CITTADINANZA DELL'UNIONE EUROPEA: REQUISITI STATUS DI CITTADINO, DIRITTI DEL CITTADINO, CRITICITÀ DELLA NOZIONE DI CITTADINO EUROPEO Nel 1992 venne firmato il Trattato di Maastricht, che segna il passaggio dalla Comunità Economica Europea alla Comunità Europea (l’integrazione si estende ad altri settori oltre a quello economico). Tra le varie innovazioni introdotte dal Trattato quella più importante fu l’introduzione del concetto di cittadinanza dell’Unione. Poi la creazione della struttura a 3 pilastri (PILASTRO = insieme di norme giuridiche che disciplinano una o più materie): 1 COMUNITÀ EUROPEA (secondo il

metodo comunitario); 2 PESC; 3 GAI (entrambi secondo il metodo intergovernativo). Benché l’uso del termine cittadinanza sia improprio, poiché esso è inteso come individuo appartenente ad uno Stato e legato ad esso da diritti e doveri, ai sensi del Trattato “ è cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza in uno Stato membro ”. Fu poi precisato con il Trattato di Amsterdam che la cittadinanza dell’Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima. I diritti conferiti ai cittadini sono:

  • diritto di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri;
  • diritto di elettorato attivo e passivo alle elezioni amministrative e del Parlamento europeo alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato;
  • diritto di ricevere la necessaria «tutela da parte delle autorità diplomatiche e consolari di qualsiasi Stato membro, alle stesse condizioni dei cittadini di detto Stato»;
  • diritto di petizione al Parlamento europeo ed il diritto di rivolgersi al Mediatore europeo. La petizione al Parlamento può essere presentata da qualsiasi cittadino dell'Unione, sia collettivamente che individualmente, e può avere a oggetto qualunque cosa purché rientrante nelle materie di competenza dell'Unione. LEZIONE 5 PRINCIPALI ELEMENTI DI INNOVAZIONE INTRODOTTI DAL TRATTATO DI AMSTERDAM Il Trattato di Amsterdam è innanzitutto un trattato di emendamento , ha recato cioè solo aggiunte, modifiche o abrogazioni alle norme dei trattati ai quali rinvia (al contrario dei Trattati costitutivi come quello di Maastricht). Fu firmato il 2 ottobre 1997. I principali elementi di innovazione furono:
  • la “ comunitarizzazione ” di alcune materie passate al pilastro comunitario: visti, asilo, immigrazione, cooperazione giudiziaria;
  • ridenominazione del terzo pilastro in “ cooperazione di polizia e giudiziaria in materia penale ”;
  • integrazione degli accordi di Schengen nei trattati europei (tali accordi furono firmati nel 1985, prevedevano la soppressione graduale dei controlli alle frontiere: si è creato così lo spazio Schengen);
  • introduzione della cooperazione rafforzata : alcuni Stati possono, previa autorizzazione del Consiglio e nelle materie di competenza dell'Unione, avviare vicendevoli forme di integrazione in un determinato settore;
  • codificazione dei valori fondanti dell'Unione: principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti della persona e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto. Viene introdotto così l' art. 6, par. 1 dell'allora TUE “L'Unione si fonda sui principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dello Stato di diritto, principi che sono comuni agli stati membri”. LEZIONE 6 IL TRATTATO COSTITUZIONALE EUROPEO: ITER PER ADOZIONE E CONTENUTO Il trattato che avrebbe adottato una Costituzione per l'Europa, fu firmato a Roma il 29 ottobre 2004, ma non entrò mai in vigore poiché non raggiunse la totalità delle ratifiche da parte degli Stati membri: Francia ed Olanda, infatti, risposero negativamente. L'iter processuale per giungere al trattato costituzionale fu un po' complesso. Nel 2001 a Laeken, il Consiglio decise di delineare i tratti essenziali di una Costituzione europea. Il testo, elaborato dalla Convenzione sul futuro dell'Europa, fu radicalmente modificato nel 2003 dalla Conferenza intergovernativa (benché la struttura rimase pressoché invariata) e fu poi così firmato a Roma nel
  1. Come detto non raggiunse la totalità delle ratifiche. Conseguentemente a tali risultati i Capi di Stato e di governo decisero di avviare un periodo di riflessione che portò sia all'abbandono del trattato “costituzionale” e sia ad un nuovo mandato alla Conferenza intergovernativa di elaborare un ulteriore Trattato di riforma dei trattati esistenti, dato che 22 Stati avevano comunque ratificato il trattato costituzionale. Sulla base del mandato ricevuto dal Consiglio europeo (molto dettagliato che lasciava pochi spazi di manovra, puntualizzando i limiti ed i termini della riforma), la Conferenza

Stati candidati:

  • Turchia: le condizioni non sono ancora mature. Dimensioni territoriali ingombranti, popolazione, peso politico e militare, rappresentano le maggiori criticità;
  • Macedonia (FYROM) : problemi da risolvere: politicizzazione della burocrazia, mancanza di dialogo tra maggioranza ed opposizione. Inoltre la denominazione FYR è provvisoria: la Grecia si oppone all'uso del termine Macedonia ritenendo che essa appartenga alla tradizione storico- culturale greca;
  • Montenegro : ritardi nella realizzazione delle riforme;
  • Serbia: bene le riforme, parziale quella nel sistema giudiziario. Manca la normalizzazione delle relazioni con il Kosovo;
  • Albania: mancano progressi in campo politico ed economico. Soddisfacenti i progressi in seno alla lotta alla corruzione e criminalità; Stati potenziali candidati:
  • Bosnia-Erzegovina: non ha ancora presentato la sua candidatura. Situazione sociale, politica ed economica ancora lontana dagli standard europei;
  • Kosovo: sussistono problemi con riguardo alla corruzione, criminalità organizzata, e standard economici che possano sostenere il mercato unico europeo. LEZIONE 10 L'UE E LA SOGGETTIVITÀ DELLE ORGANIZZAZIONI INTERNAZIONALI L'UE rientra nella categoria delle organizzazioni internazionali. Definirla una organizzazione “quasi federale” o “sovranazionale” non è corretto stante la mancanza di una sovranità tra lo Stato Federale e gli Stati federati. Le organizzazioni internazionali (anche quelle evolute come l'UE e l'ONU) sono prive di soggettività internazionale poiché manca la capacità di esprimere una volontà politica e di imporla ai soggetti internazionali che le compongono. Tali organizzazioni hanno una autonomia normativa ma non una indipendenza politica. Benché una organizzazione come l'UE possa stipulare trattati ed essere destinataria di norme non la qualificano come soggetto giuridico, pur essendo riconosciuta dall'art. 47 del TUE come personalità giuridica, ma solamente per semplificare i rapporti interni ed esterni tra gli stati membri. Le organizzazioni non hanno modificato il modo di essere e di agire degli Stati membri. LEZIONE 11 ELEMENTI DI CRITICITÀ DELLA NOZIONE DI SOVRANAZIONALITÀ DELL'UE La strada della sovranazionalità dell'organizzazione “UE” non è percorribile per varie ragioni:
  • le competenze dell'UE si spiegano in termini di deleghe, peraltro revocabili, da parte degli Stati e non in termini di trasferimenti o cessioni;
  • il diritto prodotto dall'UE non è autonomo ed originale, ma esiste per volontà politica degli Stati membri e va descritto in termini di diritto internazionale e non sovranazionale;
  • la sovranità (potere che lo Stato esercita su tutti coloro che ne fanno parte. “ Sovrano ” significa “ che sta al di sopra ” e non riconosce alcun potere superiore al suo) è un dato politico e non giuridico;
  • la posizione si supremazia nelle fonti del diritto dei Regolamenti, delle Direttive e delle Decisioni nel diritto interno di uno Stato membro è dovuto al fatto che il TFUE prevede un tanto;
  • entrando a far parte dell'UE lo Stato membro assume liberamente gli obblighi internazionali che ne derivano verso gli altri Stati membri, da cui nascono limitazioni della libertà e delle competenze. LEZIONE 12 MECCANISMI DI ADATTAMENTO DELL'ORDINAMENTO ITALIANO AL DIRITTO DELL'UE Adattare le norme di un sistema giuridico in un altro significa immettere ed applicare le norme di uno nell'altro e successivamente coordinarle tra loro. Per quanto riguarda l'ordinamento italiano, l'adeguamento ai trattati è avvenuto con il procedimento speciale dell' ordine di esecuzione , ossia è stato emanato un atto (con legge ordinaria e non costituzionale) con il quale si dava piena ed intera esecuzione al trattato, con rinvio alle norme in esso contenute, senza più necessità di ulteriori atti di adattamento.

Per “ costituzionalizzare ” il diritto comunitario al diritto italiano la Corte Costituzionale distingue i trattati di integrazione dagli altri trattati: protegge quindi il diritto comunitario con l'art. 11 Cost. (si viene a trovare sullo stesso piano della Costituzione; l'incostituzionalità deve essere pronunciata dalla Corte Costituzionale; non possono subire deroghe, però, i principi supremi o fondamentali dell'ordinamento costituzionale; norme interne in contrasto con quelle dell'Unione vengono semplicemente “disapplicate” nell'ambito materiale e temporale in cui vige la disciplina. In ogni caso si ha l'obbligo di ricavare, prima di una eventuale disapplicazione, un'interpretazione della norma interna più conforme a quella dell'Unione) e gli altri con l'art. 117 par. 1 Cost. (si connotano come legge interposta tra legge la Costituzione e la legge ordinaria). LEZIONE 13 ATTRAVERSO QUALI STRUMENTI IL DIRITTO UE VIENE ATTUATO NELL'ORDINAMENTO STATALE E REGIONALE ITALIANO? La partecipazione di uno stato membro all'Unione comporta l'obbligo di attuazione delle norme e delle sentenze dell'Unione nell'ordinamento nazionale e conseguente suo adeguamento. A tale scopo inizialmente era prevista una legge ad hoc, poi si è passati alla Legge Pergola e la Legge Buttiglione che hanno introdotto la “Legge comunitaria”. Il tutto è stato superato dalla Legge 234/2012 che ha introdotto la “ legge di delegazione europea ” (con relazione illustrativa) e la “ legge europea ”, per un periodico adeguamento ; i rispettivi disegni di legge devono essere presentati dal Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per gli affari europei entro il 28 febbraio di ogni anno. Tra le varie disposizioni contenute nella legge di delegazione europea, vi è un espresso riferimento alle regioni e provincie autonome affinché esercitino la propria competenza per recepire o assicurare l'applicazione di atti europei nelle materie di cui all'art. 117, c3° Cost. (anche se le Regioni sono prive di soggettività internazionale, esse partecipano in regime di competenza concorrente ai rapporti internazionali e con l'Unione europea: cd. fase ascendente , nella formazione degli atti normativi europei; cd. fase discendente , con l'attuazione ed esecuzione degli accordi internazionali e negli atti dell'Unione). Affiancata a queste due forme vi è comunque la possibilità per il Governo di adottare misure urgenti per provvedimenti di adeguamento, anche per singoli atti normativi. LEZIONE 14 PRINCIPIO DI ATTRIBUZIONE: DEFINIZIONE E RIFERIMENTI NORMATIVI Il principio di attribuzione è uno dei principi che regolano l'esercizio delle competenze dell'Unione europea. Esso esprime che l 'Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze ad essa attribuiti dagli Stati membri nei trattati costitutivi o di emendamento. Le competenze non attribuitale appartengono agli Stai membri. Il principio impone altresì che nei progetti di atti che l'Unione intende adottare venga fatta specifica menzione della disposizione del TFUE e/o del TUE attributiva di competenza. La rigidità del principio viene mitigata: dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia secondo la quale le Istituzioni europee posso anche avere poteri non previsti dai trattati qualora siano necessari per una compiuta ed efficace manifestazione dei poteri esplicitamente loro attribuiti; dall'art 352 TFUE con il quale il Consiglio europeo può adottare, all'unanimità e previa approvazione del PE, le disposizioni appropriate qualora una azione dell'Unione europea appaia necessaria (si applica solo nell'ambito di materie e politiche già di competenza dell'Unione). PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ E PROPORZIONALITÀ: FUNZIONAMENTO, LIMITI DI APPLICAZIONE E CONSEGUENZE DELLA LORO VIOLAZIONE Il principio di sussidiarietà prevede l' Unione possa intervenire anche nei settori non di sua competenza esclusiva qualora la sua azione sia migliore ai fini del risultato conseguito. I limiti nell'applicazione di questo principio sono previsti in due Protocolli allegati ai trattati: il Protocollo n.1 prevede che i Parlamenti nazionali abbiano un potere di controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà da parte delle Istituzioni; il Protocollo n.2 prevede i suoi limiti di applicazione sia da parte delle Istituzione sia da parte degli Stati membri. La violazione del principio è un vizio rilevabile dalla Corte di giustizia in sede di ricorso di legittimità presentato da uno Stato membro:

confronti della Commissione il controllo è politico e giuridico e la Commissione DEVE rispondere alle interrogazioni presentate dal Parlamento. Il Parlamento ha possibilità di adottare una MOZIONE DI CENSURA verso la Commissione e, se approvata, la Commissione decade;

  • il bilancio dell'Unione (la Commissione elabora un progetto di bilancio europeo ed il Parlamento e il Consiglio possono emendarlo);
  • il funzionamento in generale della struttura burocratico-amministrativa dell'Unione. LEZIONE 18 DESCRIVERE I COMPITI DELLA COMMISSIONE EUROPEA La Commissione (art. 17 TUE e artt. 244-250 TFUE) è l'organo esecutivo (il “Governo”) dell'Unione. E' un organo collegiale composto da tanti commissari (singolarmente alla guida di apparati burocratico-istituzionali per determinate materie) quanti sono gli Stati membri (al momento 28), compreso il Presidente -eletto dal Parlamento su proposta del Consiglio- e l' Alto rappresentante dell'Unione per la Politica Estera e di Sicurezza Comune (in qualità di vice Presidente. Il ruolo di Alto rappresentante fu introdotto dal Trattato di Amsterdam, che insieme al ministro degli esteri del paese che ricopre la Presidenza del Consiglio dell'Unione europea, rappresenta il consiglio dei ministri degli esteri dell'Unione ). I compiti (art. 17 TUE) sono: - adotta le iniziative per promuovere l'interesse dell'Unione; - vigila sull'applicazione dei trattati; - vigila sull'applicazione del diritto dell'Unione sotto controllo della Corte di Giustizia; dà esecuzione al bilancio e gestisce i programmi; - esercita funzioni di coordinamento, esecuzione e gestione; - assicura la rappresentanza esterna dell'Unione; - avvia la programmazione annuale e pluriennale dell'Unione per gli accordi interistituzionali. LEZIONE 19 DESCRIVERE IL POTERE DI INIZIATIVA LEGISLATIVA DELLA COMMISSIONE Il potere legislativo è un potere quasi esclusivamente attribuito alla Commissione. Un atto legislativo può essere adottato solo su proposta (motivata in riferimento a quanto previsto nei trattati; la mancanza della motivazione costituisce un vizio di legittimità con possibilità di annullamento da parte della Corte di Giustizia) della Commissione al Consiglio ed al Parlamento, che lo traducono in atti giuridicamente vincolanti. Le proposte alla Commissione possono pervenire dal Consiglio, dal Parlamento o dai cittadini dell'Unione, che può anche non recepirle. Altra attività dell'Unione è l'adozione di Memorandum e Raccomandazioni, rivolte ad altre Istituzioni o agli Stati membri. LEZIONE 20 CON QUALI MODALITÀ E STRUMENTI SI ESERCITA IL CONTROLLO DELLA CORTE DEI CONTI Organo istituito nel trattato di Bruxelles del 1975, assicura il controllo (di legittimità e di merito) dei conti dell'Unione. I suoi componenti (un cittadino per ogni Stato membro che abbia una qualifica specifica) restano in carica sei anni. Il controllo, in collaborazione con le Autorità nazionali, si esercita sia sui documenti che sul posto, presso le altre Istituzioni o nei locali di qualsiasi organo o organismo che gestisca le entrate e le uscite per conto dell'Unione, o negli Stati membri nei locali di persone fisiche o giuridiche che ricevano contributi dall'Unione. Il controllo implica la trasmissione da parte del soggetto controllato di tutti i documenti o informazioni ritenuti necessari. LEZIONE 21 DESCRIVERE L'EVOLUZIONE DEL SISTEMA GIUDIZIARIO EUROPEO Attualmente il sistema giudiziario dell'UE è composto da: Corte di Giustizia; Tribunale; Tribunali specializzati. La sua evoluzione iniziò nel 1951: nel Trattato CECA gli Stati membri istituirono una Corte , con sede a Lussemburgo, con il compito di assicurare il rispetto del diritto nell'interpretazione e nell'applicazione del Trattato e dei regolamenti di esecuzione. Nel 1957 la Corte di Giustizia divenne l'unico organo giurisdizionale per le tre Comunità (CEE, CECA ed EURATOM). Dato l'ampliarsi dei compiti assegnati alla Corte e ai conseguenti ricorsi che ne ostacolarono l'efficienza e la celerità, gli Stati membri decisero nel 1988 di affiancarle un secondo

organo, rappresentativo delle persone fisiche e giuridiche: il Tribunale di primo grado , che nel 2009 fu poi rinominato Tribunale. Per migliorare ancora l'amministrazione della giustizia, nel Trattato di Nizza del 2001 gli Stati membri previdero la possibilità di istituire dei Tribunali specializzati , con l'incarico di conoscere in primo grado le categorie dei ricorsi proposti in materia specifica (attualmente c'è solo il Tribunale della Funzione Pubblica). LEZIONE 22 DESCRIVERE LA COMPOSIZIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UE La Corte di giustizia si compone di un giudice per ogni Stato membro, mentre il Tribunale di “almeno” un giudice per ogni Stato membro. I giudici sono scelti dai governi degli Stati membri e durano in carica sei anni, non rappresentano gli Stati di cui sono cittadini ed esercitano le loro funzione in regime di imparzialità e secondo coscienza. Gli stessi giudici nominano poi tra loro un Presidente, che dura in carica tre anni. LEZIONE 23 ESISTE LA RESPONSABILITÀ DELLO STATO MEMBRO DI RISARCIRE AL SINGOLO I DANNI PROVOCATI DA UNA SUA VIOLAZIONE DEL DIRITTO DELL'UE? SE SI, DESCRIVERE L'AFFERMAZIONE DELLA NOZIONE E LE CONDIZIONI PER IL SORGERE DEL DIRITTO AL RISARCIMENTO La risposta è si. L'obbligo al risarcimento deriva anche dall' art. 4, par. 3 co. 2 del TUE , che obbliga gli Stati membri ad adottare “ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l'esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle Istituzioni dell'Unione ”. Le persone fisiche o giuridiche lese possono presentare ricorso per l'ottenimento del risarcimento: le modalità della procedura, della forma e della sostanza del risarcimento seguono i principi del diritto interno dello Stato inadempiente. Dalle sentenze della Corte di Giustizia (in particolare la sentenza Francovich del 1992, per mancato recepimento di una direttiva dell'Unione da parte di uno Stato membro, con conseguente danno causato al singolo) emergono le condizioni per il sorgere del diritto al risarcimento:

  • il comportamento lesivo può consistere sia in un atto che in una omissione da parte dello Stato membro;
  • la norma giuridica violata (non solo quella contenuta in una Direttiva, ma qualsiasi norma, anche un Regolamento -che è direttamente applicabile-) deve essere preordinata a conferire diritti ai singoli, ossia la violazione deve riguardare una disposizione che generi diritti che i giudici nazionali devono tutelare, deve avere effetto diretto ed attribuire un vantaggio qualificabile in termini di diritto acquisito, deve tutelare gli interessi dei singoli o implicare l’attribuzione di diritti a favore dei singoli, il cui contenuto possa essere adeguatamente individuato;
  • la violazione deve essere grave e manifesta da parte dello Stato membro (è indipendente da quale organo od articolazione interna derivi: responsabile è in ogni caso lo Stato). La responsabilità dello Stato membro sorge indipendentemente dal fatto che la Corte abbia o meno accertato la violazione del diritto dell'Unione da parte dello Stato; nel silenzio della Corte, il giudice interno può direttamente accertare la violazione e quantificare il risarcimento;
  • deve esistere un nesso causale tra violazione e danno subito. Al diritto dell’Unione è attribuito il compito di stabilire il fondamento della responsabilità (la norma materiale violata e le condizioni sostanziali per il sorgere della responsabilità), mentre ai diritti nazionali l’indicazione del giudice competente e la disciplina delle condizioni procedurali per l’accertamento della responsabilità e dei criteri di quantificazione del danno. Il diritto al risarcimento si prescrive in cinque anni dal momento in cui avviene il fatto. LEZIONE 24 DESCRIVERE LE CARATTERISTICHE DEL REGIME DI IMPUGNAZIONE DINANZI ALLA CORTE DI GIUSTIZIA L'impugnazione dinanzi alla Corte delle sentenze del Tribunale può essere proposta dagli Stati membri e le Istituzioni, parti e/o intervenienti o meno che siano nella controversia dinanzi al

Stati membri ed Istituzioni (Commissione, Consiglio o Parlamento europeo ; -ricorrenti semi- privilegiati ovverosia Corte dei Conti, Banca Centrale Europea, Comitato delle Regioni ; - ricorrenti non privilegiati cioè qualsiasi persona fisica o giuridica che abbia un interesse diretto. LEZIONE 28 QUALI SONO GLI EFFETTI DELL'ILLEGITTIMITÀ DELL'ATTO NELL'AMBITO DEL RICORSO IN ANNULLAMENTO? I vizi di illegittimità sono quattro:

  1. incompetenza: che può essere assoluta (difetto di attribuzione) o relativa (esercitata da una Istituzione, un organo o un organismo che ne è privo) ; a sua volta può essere territoriale, temporale o per materia; territoriale e temporale sono incompetenze relative;
  2. violazione delle forme sostanziali: violazione delle regole preposte a regolare il procedimento di formazione dell'atto (mancata audizione dei soggetti interessati, mancata autenticazione, requisiti di pubblicità, mancata o insufficiente motivazione dell'atto...); sono vizi rilevabili d'ufficio e devono essere di adeguata gravità; 3.violazione dei Trattati o di qualsiasi regola di diritto relativa alla loro applicazione;
  3. sviamento di potere: esercizio di un potere per un fine diverso per cui il potere è stato attribuito; Se diversa è invece la procedura per l'adozione di atti, si tratta di sviamento di procedimento; L ' atto ritenuto illegittimo è dichiarato dalla Corte di giustizia nullo e non avvenuto , con effetti retroattivi (dalla pronuncia della sentenza) o ex nunc (da ora in poi) o perdura sino alla sua sostituzione. Il ricorso non ha di solito effetti sospensivi, salvo diversa disposizione della Corte. LEZIONE 29 CHI E' LEGITTIMATO AD AGIRE NELL'AMBITO DEL RICORSO IN CARENZA? Si ha ricorso in carenza quando una Istituzione (Parlamento europeo, Consiglio europeo, Consiglio o Commissione) o la BCE omettono l'adozione di un atto in violazione del Trattato (non se adottano un atto diverso). Legittimati ad adire alla Corte di giustizia sono gli Stati membri e le Istituzione (soggetti privilegiati) o anche le persone fisiche e giuridiche (soggetti non privilegiati: l'atto deve essere per loro giuridicamente rilevante). La sentenza della corte è di mero accertamento, cui però l'Istituzione, l'organo o l'organismo devono prendere provvedimenti. LEZIONE 30 CHE EFFETTI HA LA SENTENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA QUANDO ESSA SI PRONUNCIA IN VIA PREGIUDIZIALE? La Corte di giustizia dell'Unione europea è competente a pronunciarsi, in via pregiudiziale:
  • sull'interpretazione dei trattati;
  • sulla validità e l'interpretazione degli atti compiuti dalle istituzioni, dagli organi o dagli organismi dell'Unione. Il foro competente è quello della Corte e, in materie specifiche, quello del Tribunale. Quando un organo giurisdizionale si rivolge alla Corte sospende il suo giudizio in attesa della sentenza dichiarativa della Corte stessa, i cui effetti sono generalmente retroattivi. Nel caso delle sentenze pregiudiziali di invalidità alla Corte è consentito precisare gli effetti dell’atto annullato e, quindi, di applicarli ex nunc (da ora in poi). Nel caso delle sentenze pregiudiziali di interpretazione, la Corte tende a disporre l’ efficacia non retroattiva della pronuncia quando il dubbio sull’interpretazione del diritto dell’Unione si legava ad una ambiguità oggettiva delle disposizioni e/o dei comportamenti degli Stati membri e della Commissione. Le sentenze dichiarative sull’interpretazione sono poi vincolanti non solo per il giudice nazionale a quo (il giudice di cui s'impugna la sentenza) ma per tutti gli organi ed articolazioni degli Stati membri. Il rispetto della sentenza dichiarativa sull’interpretazione può determinare anche la non applicazione della norma interna che, in via interpretativa, risulta in contrasto con il diritto

dell’Unione. Questo per l’esigenza di un’applicazione uniforme del diritto dell’Unione ma anche per garantire la certezza del diritto. LEZIONE 31 DESCRIVERE LA PROCEDURA DI REVISIONE DEI TRATTATI ISTITUTIVI Ex art 48 TUE i Trattati posso essere modificati sottoponendoli a revisione ordinaria (o solenne) o semplificata (o speciale). Nella procedura ordinaria l'in iziativa appartiene agli Stati membri, al PE o alla Commissione. Il consiglio, previo parere del PE e della Commissione, adotta a maggioranza un decisione favorevole all'esame delle modifiche. Il Presidente del Consiglio nomina una Convenzione che adotta per consenso una raccomandazione rivolta alla Conferenza dei rappresentanti degli Stati membri che decide sulle modifiche da apportare. Tali modifiche devono poi essere ratificate dall'unanimità degli Stati membri. Nella procedura semplificata non si ricorre alla Convenzione ed alla Conferenza dei rappresentanti Stati membri: il Consiglio europeo, col consenso del PE, decide all'unanimità. LEZIONE 32 COSA SI INTENDE PER PRINCIPI GENERALI DEL DIRITTO DELL'UE? I principi generali del diritto UE sono principi non scritti ma derivati dall'interpretazione della giurisprudenza della Corte di Giustizia, che li trae da sistemi esterni all'Unione e li adatta poi al diritto interno. Sono di rango pari ordinato ai Trattati. Rappresentano dei parametri di legittimità. Vi sono due categorie di principi: quelli enunciati espressamente dai Trattati (principio di attribuzione; principio di sussidiarietà; principio di proporzionalità; principio di leale cooperazione; principio di non discriminazione; principio di uguaglianza dei cittadini dell’Unione...); quelli elaborati dalla Corte di Giustizia nel suo ruolo di interprete del diritto (principio di buona fede; il principio di equità; il principio di non retroattività; il principio di legalità; principio della certezza del diritto...). LEZIONE 33 DESCRIVERE I CARATTERI DEGLI ATTI NORMATIVI VINCOLANTI DI DIRITTO DERIVATO Gli atti normativi vincolanti fanno parte del diritto derivato (o secondario) dell’UE e sono generalmente definiti come atti tipici (ossia sono previsti dai Trattati). Sono i Regolamenti, le Direttive e le Decisioni , che hanno un carattere giuridicamente vincolante. Raccomandazioni e Pareri, non hanno un carattere vincolante, sebbene abbiano un obbligatorietà a livello politico. Gli atti del diritto derivato sono emessi dalle Istituzioni dell’Unione, nell’esercizio delle loro funzioni, per il raggiungimento degli obiettivi previsti dai Trattati. Il Regolamento ha portata generale, e’ obbligatorio in tutti i suoi elementi ed e’ direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. La Direttiva vincola lo Stato a cui e’ rivolta inerentemente al risultato da raggiungere, lasciando discrezionalità allo Stato riguardo ai mezzi ed alla forma. Le Decisioni sono obbligatorie in tutti i loro elementi e può riguardare uno specifico destinatario. Gli atti citati devono essere obbligatoriamente motivati ed avere una determinata forma (elemento essenziale e di legittimità dell’atto). LEZIONE 34 COSA SI INTENDE PER PORTATA GENERALE DEI REGOLAMENTI? Il Regolamento ha tre caratteristiche costitutive, ossia: 1. ha portata generale; 2. è obbligatorio in tutti i suoi elementi; 3. è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Per quanto concerne la portata generale del Regolamento, con essa si intende che l'atto è rivolto qualitativamente al destinatario, ossia viene determinata astrattamente e nel suo complesso la categoria dei destinatari. Non necessariamente,così, il Regolamento si rivolge a tutti gli Stati membri o a tutte le persone fisiche e giuridiche dell'Unione.

LEZIONE 39

DESCRIVERE L’EVOLUZIONE DAL MERCATO COMUNE AL MERCATO INTERNO

L’obiettivo principale dell’UE era ed e’ di stampo prettamente economico con la creazione di un mercato unico al posto delle singole realtà presenti negli Stati membri, un mercato ove fosse libera la circolazione delle persone, dei servizi, dei capitali e delle merci, con un riavvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri e conseguente sviluppo economico armonioso ed uniforme, ed una sempre maggiore stabilità. Dapprima si puntò alla creazione di un mercato comune , mediante:  abolire i dazi doganali e le restrizioni quantitative delle esportazioni e delle importazioni tra gli Stati membri;  istituire una tariffa doganale comune ed una politica commerciale comune verso gli Stati terzi;  eliminare gli ostacoli alla libera circolazione di tutti i fattori produttivi;  creare un regime normativo che impedisse di falsare la concorrenza. Con l’Atto Unico Europeo (1986) si puntò all’obiettivo successivo, cioè la creazione di un mercato interno , definito come uno “spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali”, con l’idea che un mercato libero e concorrenziale è più produttivo. Questo obiettivo era perseguibile mediante:  l'unione doganale: scambi commerciali senza dazi tra gli Stati membri e con tariffe doganali comuni verso gli Stati terzi;  armonizzazione le normative nazionali e loro mutuo riconoscimento;  una maggiore applicazione diretta del regime giuridico-amministrativo europeo al posto di quelli nazionali;  la cosiddetta “quinta libertà”, ossia la libera circolazione delle decisioni, dei provvedimenti e delle sentenze in materia civile e commerciale. LEZIONE 40 DESCRIVERE LA DISCIPLINA DELLA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI PROVENIENTI DA PAESI TERZI La libera circolazione delle merci ed il relativo trattamento giuridico sono garantiti non solo alle merci di origine o provenienza da uno Stato membro, ma anche a quelle provenienti da paesi terzi che si trovano in libera pratica negli Stati membri , ossia che abbiano in tali Stati già adempiuto alle formalità di importazione e siano stati riscossi i relativi dazi doganali e le relative tasse. Gli scambi commerciali tra gli Stati membri ed i paesi terzi (politica commerciale esterna) sono regolati dalla politica commerciale comune (di competenza esclusiva dell’Unione), che prevede l'applicazione, ai prodotti provenienti da Stati terzi, di una tariffa doganale comune per tutti gli Stati facenti parte dell'Unione: il Consiglio ed il PE hanno il potere di adottare le misure necessarie alla sua attuazione. È riservata al solo Consiglio, in accordo con la Commissione e previa approvazione o consultazione del PE, la conclusione di accordi internazionali (inclusi quelli tariffari e commerciali) con Stati terzi ed organizzazioni internazionali. LEZIONE 41 CHI SONO I DESTINATARI DEL DIRITTO DI LIBERA CIRCOLAZIONE PER IL TITOLO IV DEL TFUE? La disciplina giuridica del Titolo IV e’ inerente alle persone intese come esercenti un’attività di lavoro subordinato (detto anche lavoro dipendente) od autonomo , cioè come fattori produttivi del mercato interno. Si intendono così le persone che hanno un’attività’ salariata o stipendiata (i lavoratori), un’attività autonoma in regime di “libertà o diritto di stabilimento ” nel territorio di un altro Stato membro, o un’attività autonoma in regime di “libera prestazione dei servizi ” all’interno dell’Unione europea. Riguardo ai lavoratori, il diritto dell’Unione europea sancisce l’abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.

Il diritto di libera circolazione importa, salvo motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica, il diritto:  di rispondere a offerte di lavoro effettive;  di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri;  di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi un'attività di lavoro, conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che disciplinano l'occupazione dei lavoratori nazionali;  di rimanere , a condizioni che costituiranno l'oggetto di regolamenti stabiliti dalla Commissione, sul territorio di uno Stato membro , dopo aver occupato un impiego. Inoltre le politiche dell’Unione favoriscono, nel quadro di un programma comune, gli scambi di giovani lavoratori. LEZIONE 42 DESCRIVERE LE TAPPE FONDAMENTALI DELL’EVOLUZIONE DEL DIRITTO DI LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI NEL DIRITTO DERIVATO Si sono susseguite fondamentalmente tre fasi nelle quali i lavoratori dipendenti (ed alla fine anche le loro famiglie) potevano liberamente circolare all'interno del territorio dell'Unione ai fini occupazionali. Si inizia nel 1961 con un regolamento CEE che prevedeva la possibilità di assunzione di lavoratori comunitari, previo permesso di lavoro dell'Amministrazione: eventuali lavoratori nazionali avevano però la priorità e la vacanza del posto prevedeva tre settimane di tempo per il reperimento di manodopera nazionale. Erano previste misure antidiscriminatorie, anche nei contratti collettivi od individuali. Nel 1964 si estendevano i diritti anche ai lavoratori frontalieri e stagionali, nonché a quelli che accompagnavano il datore di lavoro che eseguisse un'attività in uno Stato membro. La priorità era ora il mercato comunitario piuttosto di quello nazionale. Il lavoratore comunitario poteva ora occupare un posto vacante immediatamente (senza il lasso temporale di tre settimane per il reclutamento di un lavoratore nazionale) ed aveva diritto ad una istruzione professionale. Dopo tre anni di occupazione il lavoratore comunitario poteva essere anche eletto nelle organizzazioni sindacali. Nel 1968, poi, i diritti di trasferimento e di soggiorno si estendevano anche alle famiglie dei lavoratori. Le normative sono state poi sostituite ed ampliate dalla Direttiva del 2004 e dal Regolamento del

  1. E' stato consentito al lavoratore di trovare occupazione con il solo permesso di soggiorno, valido per 5 anni. LEZIONE 43 DESCRIVERE IL PROCESSO DI PROGRESSIVA ESTENSIONE DEL DIRITTO DI LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI AD OPERA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL’UE La giurisprudenza della Corte di Giustizia ha ampliato via via la nozione di lavoratore ed interpretato in modo più elastico la libertà di circolazione. Lavoratori vengono considerati tutti quelli che hanno una attività lavorativa reale ed effettiva , a prescindere dal tipo di contratto (part-time o a termine) o di retribuzione. Secondo la Corte la nozione di lavoratore va interpretata in modo autonomo secondo il diritto comunitario e non secondo i diritti nazionali del lavoro. Per lavoratore si intende colui che fornisce «per un certo periodo di tempo, a favore di un’altra e sotto la direzione di quest’ultima, prestazioni in contropartita delle quali riceva una retribuzione». Il diritto della libertà di circolazione è stato dibattuto lungamente dalla Corte ed alla fine e’ stato ampliato stante la nozione di cittadino dell'Unione e la sua libertà di circolazione, a prescindere dalla sua posizione di lavoratore o meno. La libertà e’ estesa anche ai suoi familiari. Non tutte le categorie citate, pero’, godono dei medesimi diritti connessi alla libera circolazione: tali diritti cambiano nei contenuti a seconda si tratti di un lavoratore o un semplice cittadino. LEZIONE 44 QUALI SONO I CONTENUTI DEL DIRITTO DI LIBERA CIRCOLAZIONE DEI

Diritto di stabilimento e libera prestazione dei servizi sono disciplinate dalla Direttiva 2006/. La libertà di circolazione si applica anche ai servizi, con la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi. Per libertà di stabilimento s’intende l’esercizio effettivo ed a tempo indeterminato di una attività economica non salariata (attività non come lavoro dipendente bensì autonomo) da parte del prestatore svolta con una infrastruttura stabile (Direttiva 2006/123, recepita dal nostro ordinamento nel 2010). Altresì e’ definito come l'attività autonoma esercitata nel territorio di un altro Stato membro in regime di stabilimento. Le autorizzazioni e le condizioni di rilascio sono previste da detta normativa e vietano ogni discriminazione, salvo motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica. La libera prestazione dei servizi (servizio = attività di carattere industriale, commerciale, artigianale, attività delle libere professioni) avviene quando l'attività e’ esercitata in modo transfrontaliero a favore di un destinatario che si trovi in uno Stato membro diverso da quello dove e’ stabilito chi esercita la prestazione. Per servizio s’intende qualsiasi attività economica non salariata fornita normalmente dietro retribuzione. Le due libertà citate devono realizzarsi in un contesto di semplificazione amministrativa. LEZIONE 48 QUALI SONO LE DEROGHE CHE DISAPPLICANO LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI AI SENSI DELLA DIRETTIVA 2006/123? Le deroghe che disapplicano la libera circolazione dei servizi riguardano: - i SIEG (SERVIZI DI INTERESSE ECONOMICO GENERALE) forniti in un altro Stato membro; - le attività di recupero crediti; - regimi di sicurezza sociale per i lavoratori subordinati, autonomi e loro familiari; - alle formalità amministrative da espletare nello Stato membro dove e’ prestato il servizio; - per i cittadini di uno Stato terzo che si spostano in uno Stato membro per prestare un servizio, per i quali e’ previsto il rilascio di un visto o un permesso di soggiorno a certe categorie o l’obbligo di presentarsi alle Autorità al momento del loro ingresso o successivamente; - per gli atti dove e’ previsto l’intervento di un notaio. LEZIONE 49 TRACCIARE UN QUADRO DELLA DISCIPLINA RELATIVA AL DISTACCO DEI LAVORATORI NELL’AMBITO DELLA LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI L’Unione e’ intervenuta con due Direttive (96/71 e 2014/67). Prima gli Stati membri individuavano autonomamente la legge applicabile sulla base dei diritto internazionale privato. Le Direttive citate hanno come obiettivo quello di garantire il rispetto di un livello di protezione dei diritti dei lavoratori distaccati per una prestazione transfrontaliera, inoltre quello di tutelare il funzionamento del mercato interno creando condizioni di concorrenza leale e facilitando la libertà delle prestazioni di servizi. Il campo d’applicazione e’ relativo alle imprese che distacchino lavoratori in uno Stato membro diverso da dove hanno la sede. Lo Stato ospitante deve tutelare le condizioni di lavoro ed occupazionali dei lavoratori distaccati con disposizioni legislative, regolamentari o amministrative e/o contratti collettivi congrui e non discriminatori, con contenimento del cd. Dumping sociale (per dumping sociale si intende il ribasso dei prezzi mediante l'utilizzo di manodopera a costi inferiori e senza tutele sociali). LEZIONE 50 IN CHE DIREZIONE VA LA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA NEI CASI VIKING E LAVAL? I casi citati riguardavano il bilanciamento da parte della Corte di Giustizia della tutela del diritto alla libera prestazione dei servizi e del diritto di ricorrere ad azioni collettive. La controversia riguardava il fato che in entrambe le circostanze ci furono delle azioni collettive sindacali volte ad impedire l’attuazione di condizioni meno favorevoli per i lavoratori da una parte e la presunta violazione del diritto di stabilimento dall’altra. La Corte si e’ espressa rilevando che il diritto di intraprendere azioni collettive volte a ridurre il fenomeno del Dumping sociale deve essere sì riconosciuto quale diritto fondamentale del diritto comunitario, ma tale diritto può subire restrizioni

qualora il suo esercizio costituisca una limitazione del diritto alla libera prestazione dei servizi. LEZIONE 51 A QUALI CONCLUSIONI GIUNGE LA CORTE DI GIUSTIZIA NEI CASI RUFFORT E COMMISSIONE C. LUSSEMBURGO? LEZIONE 52 DESCRIVERE LA DISCIPLINA IN MATERIA DI LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI E DEI PAGAMENTI Per movimenti di capitali si intendono tutte le operazioni di trasferimento, collocazione ed investimento di denaro. I pagamenti sono i trasferimenti di valuta che costituiscono la controprestazione di una sottostante transazione. Il TFUE, art. 63, vieta le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri, nonché tra questi e Stati terzi. All'art. 63 venne data attuazione con la Direttiva 88/361/CEE che pone alcune eccezioni, elencando nel suo allegato i movimenti di capitali. Tali limitazioni sono citate nell'art. 64. L'art. 65 consente agli Stati membri di applicare la loro legislazione tributaria, mentre l'art. 66 consente di adottare, in casi eccezionali, misure di salvaguardia nei movimenti verso gli Stati terzi o da questi provenienti. Altre due normative limitano i movimenti di capitali per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, anche per quanto riguarda il denaro contante ed il suo trasporto. LEZIONE 53 GLI AIUTI DI STATO SONO AMMESSI? COSA PREVEDE LA DISCIPLINA UE A RIGUARDO? Tendenzialmente il TFUE (artt. 107-109) vieta gli aiuti di Stato quando possano generare una distorsione anticoncorrenziale, ossia quando falsino o minaccino di falsare la concorrenza. A tale disposizione ci sono delle deroghe (art. 107) che consentono l'aiuto statale, che possono essere automatiche o condizionate (necessitano un'autorizzazione della Commissione). Il controllo della Commissione può essere preventivo, continuo o permanente. Nel caso l'aiuto venga ritenuto illecito, esso va restituito integralmente. LEZIONE 54 QUALI SONO LE PRINCIPALI DISPOSIZIONI DEI TRATTATI COSTITUTIVI SULLA POLITICA ECONOMICA E MONETARIA DELL'UNIONE? L' obiettivo finale dei trattati è l' Unione economica e monetaria (UEM) con una moneta unica e stabile, un mercato interno e la promozione del progresso economico e sociale, altresì con un miglioramento occupazionale e della vita dei popoli dell'Unione, stabilità dei prezzi ed un'economia competitiva. Gli Stati membri devono coordinare le loro politiche nazionali seguendo le indicazioni del Consiglio (coadiuvato dalla Commissione) che detta gli indirizzi di massima, al fine di perseguire gli obiettivi dell'Unione. Secondo i principi direttivi gli obiettivi da raggiungere sono: nel breve periodo la stabilità; nel lungo periodo la sostenibilità delle finanze pubbliche. LEZIONE 55 DESCRIVERE LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA POLITICA ECONOMICA DELL’UE E DEL SEMESTRE EUROPEO Gli Stati membri attuano la loro politica economica al fine di realizzare gli obiettivi dell'Unione , secondo i principi di un'economia di mercato aperta e di libera concorrenza, coordinandosi con le raccomandazioni del Consiglio (coadiuvato dalla Commissione). Il coordinamento delle politiche economiche avviene con il cd. Semestre europeo , tramite il quale le Istituzioni europee possono tenere sotto controllo -con ciclo annuale e continuo- il quadro complessivo ed evolutivo delle economie di ognuno dei Stati membri, intervenendo al caso con strumenti idonei sia preventivi che correttivi. La Commissione dopo aver analizzato i bilanci e lo stato dell'economia di ogni Stato membro, in caso di squilibri rivolge agli Stati interessati una serie di raccomandazioni volte a porre dei correttivi che devono essere tenuti in debito conto.

Paesi tersi, diversi dai Paesi in via di sviluppo. Le azioni dell'UE devono rispettare i principi e gli obiettivi dell'azione esterna. PE e Consiglio deliberano a riguardo. UE e Stati membri collaborano con i Paesi terzi e possono formare accordi. LEZIONE 60 QUALI SONO LE SENTENZE PIÙ’ RILEVANTI PER TRACCIARE L’EVOLUZIONE DELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA IN MATERIA DI DIRITTI FONDAMENTALI? Nel 1959, nella sentenza Stork, la Corte di Giustizia si era dichiarata incompetente a pronunciarsi su una eventuale violazione di una norma interna di un diritto fondamentale di una persona da parte del diritto comunitario. Nel 1969, nella sentenza Stauder, la Corte si era espressa utilizzando i diritti fondamentali della persona come parametro di riferimento per la legittimità del diritto comunitario. Successivamente la tutela dei diritti umani ebbe sempre maggior importanza. Nel 1974, nella sentenza Nold, la Corte di Giustizia affermò che i diritti fondamentali della persona fanno parte integrante dei principi generali del diritto, di cui essa garantisce l'osservanza. Nel TUE, più tardi, troverà collocazione il CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo), come fonte d'ispirazione per definire i principi generali del diritto dell'Unione, pur non essendo giuridicamente direttamente applicabile, benché parificata, nel trattato di Lisbona, ai Trattati stessi. LEZIONE 61 QUAL'È’ IL CONTENUTO DELLA CARTA DI NIZZA? La Carta di Nizza, altresì la Carta dei diritti fondamentali dell'UE , venne elaborata da una “Convenzione”, proclamata a Nizza nel 200o, rielaborata nel 2007 ed entrata in vigore col trattato di Lisbona del 2009. Proprio con tale Trattato, gli venne attribuito lo stesso valore giuridici dei trattati. Essa enuncia i diritti che l'Unione deve rispettare nell'applicazione del diritto comunitario, pur con dei limiti e cautele (art. 6, TUE). La Carta elenca diritti, libertà fondamentali e principi, già peraltro contenuti nel patrimonio giuridico dell'UE e degli Stati membri. Diritti : alla libertà umana; alla vita; al rispetto della vita privata e familiare; al lavoro; alla proprietà; di asilo; alla proibizione della tortura; al divieto di qualsiasi forma di discriminazione; di accesso ai documenti; alla protezione dei dati personali; ... Libertà fondamentali : di pensiero, di coscienza e di religione; di espressione e d'informazione; di circolazione e di soggiorno; di riunione e d'associazione;... Principi: uguaglianza davanti alla legge; parità tra donne e uomini; di legalità e proporzionalità dei reati e delle pene; presunzione di innocenza;... LEZIONE 62 DESCRIVERE L’EVOLUZIONE IN MATERIA DI POLITICA ESTERA DI SICUREZZA E DIFESA Nasce nel 1999, con il Consiglio di Colonia , dove si decise di trasferire nelle competenze della UE le missioni Petersberg (comprendono compiti umanitari di salvataggio, di mantenimento della pace, di combattimento nella gestione di crisi, compresi interventi di pace. Sono lo stato embrionale di un corpo di difesa europeo). Da qui nasce la politica di difesa comune. Con il Consiglio di Helsinki si istituisce il Comitato politico di sicurezza, un Comitato militare ed uno Stato maggiore, benché non ci fosse comunque un esercito europeo. Nel dicembre 2001, al Consiglio di Laeken, divenne operativo il PESD , che non prevede un esercito comune bensì una collaborazione coordinata con la NATO. Il Trattato di Nizza del 2003, elimina la UEO (unione europea occidentale) con il passaggio delle competenze militari all'UE, e rafforza il Comitato politico e di sicurezza. LEZIONE 63 QUALI SONO LE PRINCIPALI INNOVAZIONI INTRODOTTE DAL TRATTATO DI LISBONA IN MATERIA DI POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE?

In Trattato di Lisbona ha introdotto la figura del Presidente del Consiglio europeo in modo permanente, eletto per due anni e mezzo. Tra i suoi compiti c'è quello di rappresentanza esterna in materia di PESC , in condiviso con l' Alto Rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza. In materia di PESC svolge un ruolo anche il Consiglio. Riguardo l' Alto Rappresentante, egli guida la politica estera e di sicurezza comune dell'UE e la politica di difesa comune, contribuendo con proposte, votate a maggioranza qualificata dal consiglio. Egli inoltre ha potere d'iniziativa in tale settore. LEZIONE 64 IN MATERIA DI POLITICA DI SICUREZZA E DI DIFESA COMUNE (PSDC) IL TRATTATO DI LISBONA HA APPORTATO RILEVANTI INNOVAZIONI, TRA LE QUALI E’ DA ANNOVERARE L’INSERIMENTO DI DUE CLAUSOLE: QUALI SONO E COSA COMPORTANO? Clausola di legittima difesa collettiva: è un impegno di mutua assistenza. Qualora uno Stato membro subisca una aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri devono prestargli assistenza e aiuto con tutti i mezzi in loro possesso. Gli impegni rimangono conformi alla NATO. Clausola di solidarietà: contro il terrorismo e le catastrofi (naturali o provocate dall'uomo), dove l'UE e gli Stati membri agiscono congiuntamente sia per prevenire che prestare assistenza nel caso di un attacco terroristico o per prestare assistenza in caso di catastrofe. Le modalità sono stabilite con decisione del Consiglio su proposta della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza. LEZIONE 65 QUALE TRATTATO HA PROVVEDUTO A REGOLAMENTARE LA COOPERAZIONE INTERGOVERNATIVA IN MATERIA DI SICUREZZA E AFFARI INTERNI? DESCRIVERE GLI ELEMENTI ESSENZIALI DEL QUADRO GIURIDICO IVI TRACCIATO. Il Trattato di Maastricht del 1992, firmato dai 12 Paesi membri di allora. Esso apporta modifiche al Trattato Istitutivo della Comunità Europea (TCE) e crea un nuovo Trattato, istitutivo dell'UE (TUE). Si hanno tre pilastri : quello comunitario ; quello della Politica estera e di sicurezza comune (PESC); quello della Giustizia e Affari Interni (GAI). Con tale Trattato Giustizia ed Affari Interni (GAI) vengono istituzionalizzati (e non comunitarizzati). Ci sono nove questioni di interesse comune, tra cui: politica di asilo; norme per l'attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri; immigrazione; lotta contro la tossicodipendenza; cooperazione doganale; cooperazione giudiziaria in materia civile e penale; .... La competenza decisionale su tali materie spetta al Consiglio, che delibera all'unanimità. L'obiettivo del Trattato di Maastricht è rimasto però incompiuto a causa di alcune carenze strutturali , dovute proprio al voto all'unanimità , alla mancanza di sanzioni o misure coercitive nel caso di mancato rispetto degli impegni da parte di uno o più Stati membri, impossibilità di intervento giurisdizionale della Corte di Giustizia (impossibilità di un ricorso in carenza). Ogni convenzione deve essere ratificata dall'insieme dei Parlamenti nazionali. A queste carenze si porrà rimedio con il Trattato di Amsterdam. Viene stabilito che il Consiglio può : - adottare POSIZIONI COMUNI; - adottare AZIONI COMUNI , per meglio raggiungere gli obiettivi dell'UE; - elaborare convenzioni. LEZIONE 66 QUALI SONO STATE LE PRINCIPALI REALIZZAZIONI NEL SETTORE DELLA GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI IN VIGENZA DEL TRATTATO DI MAASTRICHT? Durante il periodo di vigenza del Trattato di Maastricht, si sono concordate convenzioni per stabilire norme in materia di estradizione (2 Convenzioni: in materia di estradizione semplificata del 1995, e di estradizione del 1996) ed in materia di diritto penale (incriminazione di condotte di frode per danno al bilancio comunitario, incriminazione per atti di corruzione con coinvolti funzionari comunitari o di altro Stato membro). Stabilite AZIONI COMUNI : - per norme contro la criminalità organizzata; - per istituire i