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Diritto Unione Europea Ecampus
Tipologia: Prove d'esame
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Nel 1951 venne firmato il Trattato CECA (Comunità europea del carbone e dell'acciaio) o Trattato di Parigi, seguito nel 1957 dal CEE (Comunità economica Europea) e CEEA o EURATOM (Comunità europea per l'energia atomica). L'integrazione tra gli Stati europei (in origine 6: Italia, Francia, Germania Ovest, Belgio, Lussemburgo, Paesi Bassi) segue due diversi metodi: uno fondato sulla cooperazione intergovernativa ed uno cd. comunitario. Il metodo della cooperazione intergovernativa caratterizzò il primo dopoguerra. Sorsero varie organizzazione: la OECE (Organizzazione Europea per la Cooperazione Economica) nel 1948, poi divenuta OCSE; il Consiglio d'Europa nel 1949. Caratteristiche della cooperazione intergovernativa sono: prevalenti organi di Stati , ossia nei principali loro organi siedono persone in rappresentanza del proprio Stato seguendo direttive imposte dal loro potere politico; prevalenza del principio dell'unanimità , ossia ciascun Stato ha diritto ad opporsi alle decisioni (diritto di veto); rarità o assenza del potere di adottare atti vincolanti , ossia le deliberazioni dell'organizzazione rappresentano per lo più raccomandazioni e raramente sono vincolanti. CARATTERISTICHE DELL'INTEGRAZIONE SECONDO IL METODO COMUNITARIO Il metodo comunitario , alternativo al metodo della cooperazione intergovernativa, ha le seguenti caratteristiche : prevalenza di organi di individui , ossia le persone che siedono nelle istituzioni rappresentano se stesse e non il proprio Stato; prevalenza del principio maggioritario , ossia le decisioni vengono adottate con il metodo della maggioranza; potere di adottare atti vincolanti , che creano obblighi per gli Stati; sottoposizione degli atti delle Istituzioni ad un sistema di controllo giurisdizionale di legittimità (Corte, Tribunale,...). LEZIONE 03 PRINCIPALI INNOVAZIONI INTRODOTTE DALL'ATTO UNICO EUROPEO Entrato in vigore nel luglio 1987 , l’Atto Unico Europeo è definito come l’unione dei tre trattati CEE, CECA ed EURATOM. Pur essendo un atto dai contenuti prettamente economici, con tale documento ripresero i dialoghi per una integrazione anche politica. Queste due parti di cui era sostanzialmente diviso l’Atto (benché unico) avevano in comune lo stesso obiettivo, l’Unione Europea, nel quale dovevano convivere le due forme di cooperazione fra Stati ed i due diversi metodi: metodo comunitario per l’integrazione economica e metodo intergovernativo per la politica estera e di sicurezza. Gli obiettivi perseguiti dall’Atto Unico erano la realizzazione entro il 1992 del mercato intern o, una maggiore coesione economica, una cooperazione monetaria ed il miglioramento della politica sociale. Dal punto di vista istituzionale, l’Atto Unico ha portato al passaggio dall’unanimità alla maggioranza qualificata nelle decisioni del Consiglio dell’Unione (nei settori mercato interno, politica sociale, coesione economica e sociale, ricerca), alla istituzionalizzazione del Consiglio Europeo , alla creazione del Tribunale , al rafforzamento dei poteri del PE (procedura di parere conforme -vincolante per gli atti del Consiglio- e procedura di cooperazione -potere del Parlamento di influire nelle deliberazioni del Consiglio-). LEZIONE 04 CITTADINANZA DELL'UNIONE EUROPEA: REQUISITI STATUS DI CITTADINO, DIRITTI DEL CITTADINO, CRITICITÀ DELLA NOZIONE DI CITTADINO EUROPEO Nel 1992 venne firmato il Trattato di Maastricht, che segna il passaggio dalla Comunità Economica Europea alla Comunità Europea (l’integrazione si estende ad altri settori oltre a quello economico). Tra le varie innovazioni introdotte dal Trattato quella più importante fu l’introduzione del concetto di cittadinanza dell’Unione. Poi la creazione della struttura a 3 pilastri (PILASTRO = insieme di norme giuridiche che disciplinano una o più materie): 1 COMUNITÀ EUROPEA (secondo il
metodo comunitario); 2 PESC; 3 GAI (entrambi secondo il metodo intergovernativo). Benché l’uso del termine cittadinanza sia improprio, poiché esso è inteso come individuo appartenente ad uno Stato e legato ad esso da diritti e doveri, ai sensi del Trattato “ è cittadino dell’Unione chiunque abbia la cittadinanza in uno Stato membro ”. Fu poi precisato con il Trattato di Amsterdam che la cittadinanza dell’Unione costituisce un complemento della cittadinanza nazionale e non sostituisce quest’ultima. I diritti conferiti ai cittadini sono:
Stati candidati:
Per “ costituzionalizzare ” il diritto comunitario al diritto italiano la Corte Costituzionale distingue i trattati di integrazione dagli altri trattati: protegge quindi il diritto comunitario con l'art. 11 Cost. (si viene a trovare sullo stesso piano della Costituzione; l'incostituzionalità deve essere pronunciata dalla Corte Costituzionale; non possono subire deroghe, però, i principi supremi o fondamentali dell'ordinamento costituzionale; norme interne in contrasto con quelle dell'Unione vengono semplicemente “disapplicate” nell'ambito materiale e temporale in cui vige la disciplina. In ogni caso si ha l'obbligo di ricavare, prima di una eventuale disapplicazione, un'interpretazione della norma interna più conforme a quella dell'Unione) e gli altri con l'art. 117 par. 1 Cost. (si connotano come legge interposta tra legge la Costituzione e la legge ordinaria). LEZIONE 13 ATTRAVERSO QUALI STRUMENTI IL DIRITTO UE VIENE ATTUATO NELL'ORDINAMENTO STATALE E REGIONALE ITALIANO? La partecipazione di uno stato membro all'Unione comporta l'obbligo di attuazione delle norme e delle sentenze dell'Unione nell'ordinamento nazionale e conseguente suo adeguamento. A tale scopo inizialmente era prevista una legge ad hoc, poi si è passati alla Legge Pergola e la Legge Buttiglione che hanno introdotto la “Legge comunitaria”. Il tutto è stato superato dalla Legge 234/2012 che ha introdotto la “ legge di delegazione europea ” (con relazione illustrativa) e la “ legge europea ”, per un periodico adeguamento ; i rispettivi disegni di legge devono essere presentati dal Presidente del Consiglio dei Ministri o il Ministro per gli affari europei entro il 28 febbraio di ogni anno. Tra le varie disposizioni contenute nella legge di delegazione europea, vi è un espresso riferimento alle regioni e provincie autonome affinché esercitino la propria competenza per recepire o assicurare l'applicazione di atti europei nelle materie di cui all'art. 117, c3° Cost. (anche se le Regioni sono prive di soggettività internazionale, esse partecipano in regime di competenza concorrente ai rapporti internazionali e con l'Unione europea: cd. fase ascendente , nella formazione degli atti normativi europei; cd. fase discendente , con l'attuazione ed esecuzione degli accordi internazionali e negli atti dell'Unione). Affiancata a queste due forme vi è comunque la possibilità per il Governo di adottare misure urgenti per provvedimenti di adeguamento, anche per singoli atti normativi. LEZIONE 14 PRINCIPIO DI ATTRIBUZIONE: DEFINIZIONE E RIFERIMENTI NORMATIVI Il principio di attribuzione è uno dei principi che regolano l'esercizio delle competenze dell'Unione europea. Esso esprime che l 'Unione agisce esclusivamente nei limiti delle competenze ad essa attribuiti dagli Stati membri nei trattati costitutivi o di emendamento. Le competenze non attribuitale appartengono agli Stai membri. Il principio impone altresì che nei progetti di atti che l'Unione intende adottare venga fatta specifica menzione della disposizione del TFUE e/o del TUE attributiva di competenza. La rigidità del principio viene mitigata: dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia secondo la quale le Istituzioni europee posso anche avere poteri non previsti dai trattati qualora siano necessari per una compiuta ed efficace manifestazione dei poteri esplicitamente loro attribuiti; dall'art 352 TFUE con il quale il Consiglio europeo può adottare, all'unanimità e previa approvazione del PE, le disposizioni appropriate qualora una azione dell'Unione europea appaia necessaria (si applica solo nell'ambito di materie e politiche già di competenza dell'Unione). PRINCIPI DI SUSSIDIARIETÀ E PROPORZIONALITÀ: FUNZIONAMENTO, LIMITI DI APPLICAZIONE E CONSEGUENZE DELLA LORO VIOLAZIONE Il principio di sussidiarietà prevede l' Unione possa intervenire anche nei settori non di sua competenza esclusiva qualora la sua azione sia migliore ai fini del risultato conseguito. I limiti nell'applicazione di questo principio sono previsti in due Protocolli allegati ai trattati: il Protocollo n.1 prevede che i Parlamenti nazionali abbiano un potere di controllo sul rispetto del principio di sussidiarietà da parte delle Istituzioni; il Protocollo n.2 prevede i suoi limiti di applicazione sia da parte delle Istituzione sia da parte degli Stati membri. La violazione del principio è un vizio rilevabile dalla Corte di giustizia in sede di ricorso di legittimità presentato da uno Stato membro:
confronti della Commissione il controllo è politico e giuridico e la Commissione DEVE rispondere alle interrogazioni presentate dal Parlamento. Il Parlamento ha possibilità di adottare una MOZIONE DI CENSURA verso la Commissione e, se approvata, la Commissione decade;
organo, rappresentativo delle persone fisiche e giuridiche: il Tribunale di primo grado , che nel 2009 fu poi rinominato Tribunale. Per migliorare ancora l'amministrazione della giustizia, nel Trattato di Nizza del 2001 gli Stati membri previdero la possibilità di istituire dei Tribunali specializzati , con l'incarico di conoscere in primo grado le categorie dei ricorsi proposti in materia specifica (attualmente c'è solo il Tribunale della Funzione Pubblica). LEZIONE 22 DESCRIVERE LA COMPOSIZIONE DELLA CORTE DI GIUSTIZIA DELL'UE La Corte di giustizia si compone di un giudice per ogni Stato membro, mentre il Tribunale di “almeno” un giudice per ogni Stato membro. I giudici sono scelti dai governi degli Stati membri e durano in carica sei anni, non rappresentano gli Stati di cui sono cittadini ed esercitano le loro funzione in regime di imparzialità e secondo coscienza. Gli stessi giudici nominano poi tra loro un Presidente, che dura in carica tre anni. LEZIONE 23 ESISTE LA RESPONSABILITÀ DELLO STATO MEMBRO DI RISARCIRE AL SINGOLO I DANNI PROVOCATI DA UNA SUA VIOLAZIONE DEL DIRITTO DELL'UE? SE SI, DESCRIVERE L'AFFERMAZIONE DELLA NOZIONE E LE CONDIZIONI PER IL SORGERE DEL DIRITTO AL RISARCIMENTO La risposta è si. L'obbligo al risarcimento deriva anche dall' art. 4, par. 3 co. 2 del TUE , che obbliga gli Stati membri ad adottare “ogni misura di carattere generale o particolare atta ad assicurare l'esecuzione degli obblighi derivanti dai trattati o conseguenti agli atti delle Istituzioni dell'Unione ”. Le persone fisiche o giuridiche lese possono presentare ricorso per l'ottenimento del risarcimento: le modalità della procedura, della forma e della sostanza del risarcimento seguono i principi del diritto interno dello Stato inadempiente. Dalle sentenze della Corte di Giustizia (in particolare la sentenza Francovich del 1992, per mancato recepimento di una direttiva dell'Unione da parte di uno Stato membro, con conseguente danno causato al singolo) emergono le condizioni per il sorgere del diritto al risarcimento:
Stati membri ed Istituzioni (Commissione, Consiglio o Parlamento europeo ; -ricorrenti semi- privilegiati ovverosia Corte dei Conti, Banca Centrale Europea, Comitato delle Regioni ; - ricorrenti non privilegiati cioè qualsiasi persona fisica o giuridica che abbia un interesse diretto. LEZIONE 28 QUALI SONO GLI EFFETTI DELL'ILLEGITTIMITÀ DELL'ATTO NELL'AMBITO DEL RICORSO IN ANNULLAMENTO? I vizi di illegittimità sono quattro:
dell’Unione. Questo per l’esigenza di un’applicazione uniforme del diritto dell’Unione ma anche per garantire la certezza del diritto. LEZIONE 31 DESCRIVERE LA PROCEDURA DI REVISIONE DEI TRATTATI ISTITUTIVI Ex art 48 TUE i Trattati posso essere modificati sottoponendoli a revisione ordinaria (o solenne) o semplificata (o speciale). Nella procedura ordinaria l'in iziativa appartiene agli Stati membri, al PE o alla Commissione. Il consiglio, previo parere del PE e della Commissione, adotta a maggioranza un decisione favorevole all'esame delle modifiche. Il Presidente del Consiglio nomina una Convenzione che adotta per consenso una raccomandazione rivolta alla Conferenza dei rappresentanti degli Stati membri che decide sulle modifiche da apportare. Tali modifiche devono poi essere ratificate dall'unanimità degli Stati membri. Nella procedura semplificata non si ricorre alla Convenzione ed alla Conferenza dei rappresentanti Stati membri: il Consiglio europeo, col consenso del PE, decide all'unanimità. LEZIONE 32 COSA SI INTENDE PER PRINCIPI GENERALI DEL DIRITTO DELL'UE? I principi generali del diritto UE sono principi non scritti ma derivati dall'interpretazione della giurisprudenza della Corte di Giustizia, che li trae da sistemi esterni all'Unione e li adatta poi al diritto interno. Sono di rango pari ordinato ai Trattati. Rappresentano dei parametri di legittimità. Vi sono due categorie di principi: quelli enunciati espressamente dai Trattati (principio di attribuzione; principio di sussidiarietà; principio di proporzionalità; principio di leale cooperazione; principio di non discriminazione; principio di uguaglianza dei cittadini dell’Unione...); quelli elaborati dalla Corte di Giustizia nel suo ruolo di interprete del diritto (principio di buona fede; il principio di equità; il principio di non retroattività; il principio di legalità; principio della certezza del diritto...). LEZIONE 33 DESCRIVERE I CARATTERI DEGLI ATTI NORMATIVI VINCOLANTI DI DIRITTO DERIVATO Gli atti normativi vincolanti fanno parte del diritto derivato (o secondario) dell’UE e sono generalmente definiti come atti tipici (ossia sono previsti dai Trattati). Sono i Regolamenti, le Direttive e le Decisioni , che hanno un carattere giuridicamente vincolante. Raccomandazioni e Pareri, non hanno un carattere vincolante, sebbene abbiano un obbligatorietà a livello politico. Gli atti del diritto derivato sono emessi dalle Istituzioni dell’Unione, nell’esercizio delle loro funzioni, per il raggiungimento degli obiettivi previsti dai Trattati. Il Regolamento ha portata generale, e’ obbligatorio in tutti i suoi elementi ed e’ direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. La Direttiva vincola lo Stato a cui e’ rivolta inerentemente al risultato da raggiungere, lasciando discrezionalità allo Stato riguardo ai mezzi ed alla forma. Le Decisioni sono obbligatorie in tutti i loro elementi e può riguardare uno specifico destinatario. Gli atti citati devono essere obbligatoriamente motivati ed avere una determinata forma (elemento essenziale e di legittimità dell’atto). LEZIONE 34 COSA SI INTENDE PER PORTATA GENERALE DEI REGOLAMENTI? Il Regolamento ha tre caratteristiche costitutive, ossia: 1. ha portata generale; 2. è obbligatorio in tutti i suoi elementi; 3. è direttamente applicabile in ciascuno degli Stati membri. Per quanto concerne la portata generale del Regolamento, con essa si intende che l'atto è rivolto qualitativamente al destinatario, ossia viene determinata astrattamente e nel suo complesso la categoria dei destinatari. Non necessariamente,così, il Regolamento si rivolge a tutti gli Stati membri o a tutte le persone fisiche e giuridiche dell'Unione.
L’obiettivo principale dell’UE era ed e’ di stampo prettamente economico con la creazione di un mercato unico al posto delle singole realtà presenti negli Stati membri, un mercato ove fosse libera la circolazione delle persone, dei servizi, dei capitali e delle merci, con un riavvicinamento delle politiche economiche degli Stati membri e conseguente sviluppo economico armonioso ed uniforme, ed una sempre maggiore stabilità. Dapprima si puntò alla creazione di un mercato comune , mediante: abolire i dazi doganali e le restrizioni quantitative delle esportazioni e delle importazioni tra gli Stati membri; istituire una tariffa doganale comune ed una politica commerciale comune verso gli Stati terzi; eliminare gli ostacoli alla libera circolazione di tutti i fattori produttivi; creare un regime normativo che impedisse di falsare la concorrenza. Con l’Atto Unico Europeo (1986) si puntò all’obiettivo successivo, cioè la creazione di un mercato interno , definito come uno “spazio senza frontiere interne, nel quale è assicurata la libera circolazione delle merci, delle persone, dei servizi e dei capitali”, con l’idea che un mercato libero e concorrenziale è più produttivo. Questo obiettivo era perseguibile mediante: l'unione doganale: scambi commerciali senza dazi tra gli Stati membri e con tariffe doganali comuni verso gli Stati terzi; armonizzazione le normative nazionali e loro mutuo riconoscimento; una maggiore applicazione diretta del regime giuridico-amministrativo europeo al posto di quelli nazionali; la cosiddetta “quinta libertà”, ossia la libera circolazione delle decisioni, dei provvedimenti e delle sentenze in materia civile e commerciale. LEZIONE 40 DESCRIVERE LA DISCIPLINA DELLA LIBERA CIRCOLAZIONE DELLE MERCI PROVENIENTI DA PAESI TERZI La libera circolazione delle merci ed il relativo trattamento giuridico sono garantiti non solo alle merci di origine o provenienza da uno Stato membro, ma anche a quelle provenienti da paesi terzi che si trovano in libera pratica negli Stati membri , ossia che abbiano in tali Stati già adempiuto alle formalità di importazione e siano stati riscossi i relativi dazi doganali e le relative tasse. Gli scambi commerciali tra gli Stati membri ed i paesi terzi (politica commerciale esterna) sono regolati dalla politica commerciale comune (di competenza esclusiva dell’Unione), che prevede l'applicazione, ai prodotti provenienti da Stati terzi, di una tariffa doganale comune per tutti gli Stati facenti parte dell'Unione: il Consiglio ed il PE hanno il potere di adottare le misure necessarie alla sua attuazione. È riservata al solo Consiglio, in accordo con la Commissione e previa approvazione o consultazione del PE, la conclusione di accordi internazionali (inclusi quelli tariffari e commerciali) con Stati terzi ed organizzazioni internazionali. LEZIONE 41 CHI SONO I DESTINATARI DEL DIRITTO DI LIBERA CIRCOLAZIONE PER IL TITOLO IV DEL TFUE? La disciplina giuridica del Titolo IV e’ inerente alle persone intese come esercenti un’attività di lavoro subordinato (detto anche lavoro dipendente) od autonomo , cioè come fattori produttivi del mercato interno. Si intendono così le persone che hanno un’attività’ salariata o stipendiata (i lavoratori), un’attività autonoma in regime di “libertà o diritto di stabilimento ” nel territorio di un altro Stato membro, o un’attività autonoma in regime di “libera prestazione dei servizi ” all’interno dell’Unione europea. Riguardo ai lavoratori, il diritto dell’Unione europea sancisce l’abolizione di qualsiasi discriminazione, fondata sulla nazionalità, tra i lavoratori degli Stati membri, per quanto riguarda l’impiego, la retribuzione e le altre condizioni di lavoro.
Il diritto di libera circolazione importa, salvo motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica, il diritto: di rispondere a offerte di lavoro effettive; di spostarsi liberamente a tal fine nel territorio degli Stati membri; di prendere dimora in uno degli Stati membri al fine di svolgervi un'attività di lavoro, conformemente alle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative che disciplinano l'occupazione dei lavoratori nazionali; di rimanere , a condizioni che costituiranno l'oggetto di regolamenti stabiliti dalla Commissione, sul territorio di uno Stato membro , dopo aver occupato un impiego. Inoltre le politiche dell’Unione favoriscono, nel quadro di un programma comune, gli scambi di giovani lavoratori. LEZIONE 42 DESCRIVERE LE TAPPE FONDAMENTALI DELL’EVOLUZIONE DEL DIRITTO DI LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI NEL DIRITTO DERIVATO Si sono susseguite fondamentalmente tre fasi nelle quali i lavoratori dipendenti (ed alla fine anche le loro famiglie) potevano liberamente circolare all'interno del territorio dell'Unione ai fini occupazionali. Si inizia nel 1961 con un regolamento CEE che prevedeva la possibilità di assunzione di lavoratori comunitari, previo permesso di lavoro dell'Amministrazione: eventuali lavoratori nazionali avevano però la priorità e la vacanza del posto prevedeva tre settimane di tempo per il reperimento di manodopera nazionale. Erano previste misure antidiscriminatorie, anche nei contratti collettivi od individuali. Nel 1964 si estendevano i diritti anche ai lavoratori frontalieri e stagionali, nonché a quelli che accompagnavano il datore di lavoro che eseguisse un'attività in uno Stato membro. La priorità era ora il mercato comunitario piuttosto di quello nazionale. Il lavoratore comunitario poteva ora occupare un posto vacante immediatamente (senza il lasso temporale di tre settimane per il reclutamento di un lavoratore nazionale) ed aveva diritto ad una istruzione professionale. Dopo tre anni di occupazione il lavoratore comunitario poteva essere anche eletto nelle organizzazioni sindacali. Nel 1968, poi, i diritti di trasferimento e di soggiorno si estendevano anche alle famiglie dei lavoratori. Le normative sono state poi sostituite ed ampliate dalla Direttiva del 2004 e dal Regolamento del
Diritto di stabilimento e libera prestazione dei servizi sono disciplinate dalla Direttiva 2006/. La libertà di circolazione si applica anche ai servizi, con la libertà di stabilimento e la libera prestazione dei servizi. Per libertà di stabilimento s’intende l’esercizio effettivo ed a tempo indeterminato di una attività economica non salariata (attività non come lavoro dipendente bensì autonomo) da parte del prestatore svolta con una infrastruttura stabile (Direttiva 2006/123, recepita dal nostro ordinamento nel 2010). Altresì e’ definito come l'attività autonoma esercitata nel territorio di un altro Stato membro in regime di stabilimento. Le autorizzazioni e le condizioni di rilascio sono previste da detta normativa e vietano ogni discriminazione, salvo motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza e sanità pubblica. La libera prestazione dei servizi (servizio = attività di carattere industriale, commerciale, artigianale, attività delle libere professioni) avviene quando l'attività e’ esercitata in modo transfrontaliero a favore di un destinatario che si trovi in uno Stato membro diverso da quello dove e’ stabilito chi esercita la prestazione. Per servizio s’intende qualsiasi attività economica non salariata fornita normalmente dietro retribuzione. Le due libertà citate devono realizzarsi in un contesto di semplificazione amministrativa. LEZIONE 48 QUALI SONO LE DEROGHE CHE DISAPPLICANO LA LIBERA CIRCOLAZIONE DEI SERVIZI AI SENSI DELLA DIRETTIVA 2006/123? Le deroghe che disapplicano la libera circolazione dei servizi riguardano: - i SIEG (SERVIZI DI INTERESSE ECONOMICO GENERALE) forniti in un altro Stato membro; - le attività di recupero crediti; - regimi di sicurezza sociale per i lavoratori subordinati, autonomi e loro familiari; - alle formalità amministrative da espletare nello Stato membro dove e’ prestato il servizio; - per i cittadini di uno Stato terzo che si spostano in uno Stato membro per prestare un servizio, per i quali e’ previsto il rilascio di un visto o un permesso di soggiorno a certe categorie o l’obbligo di presentarsi alle Autorità al momento del loro ingresso o successivamente; - per gli atti dove e’ previsto l’intervento di un notaio. LEZIONE 49 TRACCIARE UN QUADRO DELLA DISCIPLINA RELATIVA AL DISTACCO DEI LAVORATORI NELL’AMBITO DELLA LIBERA PRESTAZIONE DI SERVIZI L’Unione e’ intervenuta con due Direttive (96/71 e 2014/67). Prima gli Stati membri individuavano autonomamente la legge applicabile sulla base dei diritto internazionale privato. Le Direttive citate hanno come obiettivo quello di garantire il rispetto di un livello di protezione dei diritti dei lavoratori distaccati per una prestazione transfrontaliera, inoltre quello di tutelare il funzionamento del mercato interno creando condizioni di concorrenza leale e facilitando la libertà delle prestazioni di servizi. Il campo d’applicazione e’ relativo alle imprese che distacchino lavoratori in uno Stato membro diverso da dove hanno la sede. Lo Stato ospitante deve tutelare le condizioni di lavoro ed occupazionali dei lavoratori distaccati con disposizioni legislative, regolamentari o amministrative e/o contratti collettivi congrui e non discriminatori, con contenimento del cd. Dumping sociale (per dumping sociale si intende il ribasso dei prezzi mediante l'utilizzo di manodopera a costi inferiori e senza tutele sociali). LEZIONE 50 IN CHE DIREZIONE VA LA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA NEI CASI VIKING E LAVAL? I casi citati riguardavano il bilanciamento da parte della Corte di Giustizia della tutela del diritto alla libera prestazione dei servizi e del diritto di ricorrere ad azioni collettive. La controversia riguardava il fato che in entrambe le circostanze ci furono delle azioni collettive sindacali volte ad impedire l’attuazione di condizioni meno favorevoli per i lavoratori da una parte e la presunta violazione del diritto di stabilimento dall’altra. La Corte si e’ espressa rilevando che il diritto di intraprendere azioni collettive volte a ridurre il fenomeno del Dumping sociale deve essere sì riconosciuto quale diritto fondamentale del diritto comunitario, ma tale diritto può subire restrizioni
qualora il suo esercizio costituisca una limitazione del diritto alla libera prestazione dei servizi. LEZIONE 51 A QUALI CONCLUSIONI GIUNGE LA CORTE DI GIUSTIZIA NEI CASI RUFFORT E COMMISSIONE C. LUSSEMBURGO? LEZIONE 52 DESCRIVERE LA DISCIPLINA IN MATERIA DI LIBERA CIRCOLAZIONE DEI CAPITALI E DEI PAGAMENTI Per movimenti di capitali si intendono tutte le operazioni di trasferimento, collocazione ed investimento di denaro. I pagamenti sono i trasferimenti di valuta che costituiscono la controprestazione di una sottostante transazione. Il TFUE, art. 63, vieta le restrizioni ai movimenti di capitali tra Stati membri, nonché tra questi e Stati terzi. All'art. 63 venne data attuazione con la Direttiva 88/361/CEE che pone alcune eccezioni, elencando nel suo allegato i movimenti di capitali. Tali limitazioni sono citate nell'art. 64. L'art. 65 consente agli Stati membri di applicare la loro legislazione tributaria, mentre l'art. 66 consente di adottare, in casi eccezionali, misure di salvaguardia nei movimenti verso gli Stati terzi o da questi provenienti. Altre due normative limitano i movimenti di capitali per la prevenzione e la repressione dei fenomeni di riciclaggio e finanziamento del terrorismo, anche per quanto riguarda il denaro contante ed il suo trasporto. LEZIONE 53 GLI AIUTI DI STATO SONO AMMESSI? COSA PREVEDE LA DISCIPLINA UE A RIGUARDO? Tendenzialmente il TFUE (artt. 107-109) vieta gli aiuti di Stato quando possano generare una distorsione anticoncorrenziale, ossia quando falsino o minaccino di falsare la concorrenza. A tale disposizione ci sono delle deroghe (art. 107) che consentono l'aiuto statale, che possono essere automatiche o condizionate (necessitano un'autorizzazione della Commissione). Il controllo della Commissione può essere preventivo, continuo o permanente. Nel caso l'aiuto venga ritenuto illecito, esso va restituito integralmente. LEZIONE 54 QUALI SONO LE PRINCIPALI DISPOSIZIONI DEI TRATTATI COSTITUTIVI SULLA POLITICA ECONOMICA E MONETARIA DELL'UNIONE? L' obiettivo finale dei trattati è l' Unione economica e monetaria (UEM) con una moneta unica e stabile, un mercato interno e la promozione del progresso economico e sociale, altresì con un miglioramento occupazionale e della vita dei popoli dell'Unione, stabilità dei prezzi ed un'economia competitiva. Gli Stati membri devono coordinare le loro politiche nazionali seguendo le indicazioni del Consiglio (coadiuvato dalla Commissione) che detta gli indirizzi di massima, al fine di perseguire gli obiettivi dell'Unione. Secondo i principi direttivi gli obiettivi da raggiungere sono: nel breve periodo la stabilità; nel lungo periodo la sostenibilità delle finanze pubbliche. LEZIONE 55 DESCRIVERE LE PRINCIPALI CARATTERISTICHE DELLA POLITICA ECONOMICA DELL’UE E DEL SEMESTRE EUROPEO Gli Stati membri attuano la loro politica economica al fine di realizzare gli obiettivi dell'Unione , secondo i principi di un'economia di mercato aperta e di libera concorrenza, coordinandosi con le raccomandazioni del Consiglio (coadiuvato dalla Commissione). Il coordinamento delle politiche economiche avviene con il cd. Semestre europeo , tramite il quale le Istituzioni europee possono tenere sotto controllo -con ciclo annuale e continuo- il quadro complessivo ed evolutivo delle economie di ognuno dei Stati membri, intervenendo al caso con strumenti idonei sia preventivi che correttivi. La Commissione dopo aver analizzato i bilanci e lo stato dell'economia di ogni Stato membro, in caso di squilibri rivolge agli Stati interessati una serie di raccomandazioni volte a porre dei correttivi che devono essere tenuti in debito conto.
Paesi tersi, diversi dai Paesi in via di sviluppo. Le azioni dell'UE devono rispettare i principi e gli obiettivi dell'azione esterna. PE e Consiglio deliberano a riguardo. UE e Stati membri collaborano con i Paesi terzi e possono formare accordi. LEZIONE 60 QUALI SONO LE SENTENZE PIÙ’ RILEVANTI PER TRACCIARE L’EVOLUZIONE DELLA GIURISPRUDENZA DELLA CORTE DI GIUSTIZIA IN MATERIA DI DIRITTI FONDAMENTALI? Nel 1959, nella sentenza Stork, la Corte di Giustizia si era dichiarata incompetente a pronunciarsi su una eventuale violazione di una norma interna di un diritto fondamentale di una persona da parte del diritto comunitario. Nel 1969, nella sentenza Stauder, la Corte si era espressa utilizzando i diritti fondamentali della persona come parametro di riferimento per la legittimità del diritto comunitario. Successivamente la tutela dei diritti umani ebbe sempre maggior importanza. Nel 1974, nella sentenza Nold, la Corte di Giustizia affermò che i diritti fondamentali della persona fanno parte integrante dei principi generali del diritto, di cui essa garantisce l'osservanza. Nel TUE, più tardi, troverà collocazione il CEDU (Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo), come fonte d'ispirazione per definire i principi generali del diritto dell'Unione, pur non essendo giuridicamente direttamente applicabile, benché parificata, nel trattato di Lisbona, ai Trattati stessi. LEZIONE 61 QUAL'È’ IL CONTENUTO DELLA CARTA DI NIZZA? La Carta di Nizza, altresì la Carta dei diritti fondamentali dell'UE , venne elaborata da una “Convenzione”, proclamata a Nizza nel 200o, rielaborata nel 2007 ed entrata in vigore col trattato di Lisbona del 2009. Proprio con tale Trattato, gli venne attribuito lo stesso valore giuridici dei trattati. Essa enuncia i diritti che l'Unione deve rispettare nell'applicazione del diritto comunitario, pur con dei limiti e cautele (art. 6, TUE). La Carta elenca diritti, libertà fondamentali e principi, già peraltro contenuti nel patrimonio giuridico dell'UE e degli Stati membri. Diritti : alla libertà umana; alla vita; al rispetto della vita privata e familiare; al lavoro; alla proprietà; di asilo; alla proibizione della tortura; al divieto di qualsiasi forma di discriminazione; di accesso ai documenti; alla protezione dei dati personali; ... Libertà fondamentali : di pensiero, di coscienza e di religione; di espressione e d'informazione; di circolazione e di soggiorno; di riunione e d'associazione;... Principi: uguaglianza davanti alla legge; parità tra donne e uomini; di legalità e proporzionalità dei reati e delle pene; presunzione di innocenza;... LEZIONE 62 DESCRIVERE L’EVOLUZIONE IN MATERIA DI POLITICA ESTERA DI SICUREZZA E DIFESA Nasce nel 1999, con il Consiglio di Colonia , dove si decise di trasferire nelle competenze della UE le missioni Petersberg (comprendono compiti umanitari di salvataggio, di mantenimento della pace, di combattimento nella gestione di crisi, compresi interventi di pace. Sono lo stato embrionale di un corpo di difesa europeo). Da qui nasce la politica di difesa comune. Con il Consiglio di Helsinki si istituisce il Comitato politico di sicurezza, un Comitato militare ed uno Stato maggiore, benché non ci fosse comunque un esercito europeo. Nel dicembre 2001, al Consiglio di Laeken, divenne operativo il PESD , che non prevede un esercito comune bensì una collaborazione coordinata con la NATO. Il Trattato di Nizza del 2003, elimina la UEO (unione europea occidentale) con il passaggio delle competenze militari all'UE, e rafforza il Comitato politico e di sicurezza. LEZIONE 63 QUALI SONO LE PRINCIPALI INNOVAZIONI INTRODOTTE DAL TRATTATO DI LISBONA IN MATERIA DI POLITICA ESTERA E DI SICUREZZA COMUNE?
In Trattato di Lisbona ha introdotto la figura del Presidente del Consiglio europeo in modo permanente, eletto per due anni e mezzo. Tra i suoi compiti c'è quello di rappresentanza esterna in materia di PESC , in condiviso con l' Alto Rappresentante dell'UE per gli affari esteri e la politica di sicurezza. In materia di PESC svolge un ruolo anche il Consiglio. Riguardo l' Alto Rappresentante, egli guida la politica estera e di sicurezza comune dell'UE e la politica di difesa comune, contribuendo con proposte, votate a maggioranza qualificata dal consiglio. Egli inoltre ha potere d'iniziativa in tale settore. LEZIONE 64 IN MATERIA DI POLITICA DI SICUREZZA E DI DIFESA COMUNE (PSDC) IL TRATTATO DI LISBONA HA APPORTATO RILEVANTI INNOVAZIONI, TRA LE QUALI E’ DA ANNOVERARE L’INSERIMENTO DI DUE CLAUSOLE: QUALI SONO E COSA COMPORTANO? Clausola di legittima difesa collettiva: è un impegno di mutua assistenza. Qualora uno Stato membro subisca una aggressione armata nel suo territorio, gli altri Stati membri devono prestargli assistenza e aiuto con tutti i mezzi in loro possesso. Gli impegni rimangono conformi alla NATO. Clausola di solidarietà: contro il terrorismo e le catastrofi (naturali o provocate dall'uomo), dove l'UE e gli Stati membri agiscono congiuntamente sia per prevenire che prestare assistenza nel caso di un attacco terroristico o per prestare assistenza in caso di catastrofe. Le modalità sono stabilite con decisione del Consiglio su proposta della Commissione e dell'Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza. LEZIONE 65 QUALE TRATTATO HA PROVVEDUTO A REGOLAMENTARE LA COOPERAZIONE INTERGOVERNATIVA IN MATERIA DI SICUREZZA E AFFARI INTERNI? DESCRIVERE GLI ELEMENTI ESSENZIALI DEL QUADRO GIURIDICO IVI TRACCIATO. Il Trattato di Maastricht del 1992, firmato dai 12 Paesi membri di allora. Esso apporta modifiche al Trattato Istitutivo della Comunità Europea (TCE) e crea un nuovo Trattato, istitutivo dell'UE (TUE). Si hanno tre pilastri : quello comunitario ; quello della Politica estera e di sicurezza comune (PESC); quello della Giustizia e Affari Interni (GAI). Con tale Trattato Giustizia ed Affari Interni (GAI) vengono istituzionalizzati (e non comunitarizzati). Ci sono nove questioni di interesse comune, tra cui: politica di asilo; norme per l'attraversamento delle frontiere esterne degli Stati membri; immigrazione; lotta contro la tossicodipendenza; cooperazione doganale; cooperazione giudiziaria in materia civile e penale; .... La competenza decisionale su tali materie spetta al Consiglio, che delibera all'unanimità. L'obiettivo del Trattato di Maastricht è rimasto però incompiuto a causa di alcune carenze strutturali , dovute proprio al voto all'unanimità , alla mancanza di sanzioni o misure coercitive nel caso di mancato rispetto degli impegni da parte di uno o più Stati membri, impossibilità di intervento giurisdizionale della Corte di Giustizia (impossibilità di un ricorso in carenza). Ogni convenzione deve essere ratificata dall'insieme dei Parlamenti nazionali. A queste carenze si porrà rimedio con il Trattato di Amsterdam. Viene stabilito che il Consiglio può : - adottare POSIZIONI COMUNI; - adottare AZIONI COMUNI , per meglio raggiungere gli obiettivi dell'UE; - elaborare convenzioni. LEZIONE 66 QUALI SONO STATE LE PRINCIPALI REALIZZAZIONI NEL SETTORE DELLA GIUSTIZIA E AFFARI INTERNI IN VIGENZA DEL TRATTATO DI MAASTRICHT? Durante il periodo di vigenza del Trattato di Maastricht, si sono concordate convenzioni per stabilire norme in materia di estradizione (2 Convenzioni: in materia di estradizione semplificata del 1995, e di estradizione del 1996) ed in materia di diritto penale (incriminazione di condotte di frode per danno al bilancio comunitario, incriminazione per atti di corruzione con coinvolti funzionari comunitari o di altro Stato membro). Stabilite AZIONI COMUNI : - per norme contro la criminalità organizzata; - per istituire i