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Esternalizzazione Servizi Socioassistenziali: Comune a In house providing, Sintesi del corso di Economia E Organizzazione Dei Servizi

Questo documento illustra le principali dinamiche organizzative della produzione e esternalizzazione dei servizi socioassistenziali da parte di comuni, con particolare riferimento alle opzioni di produzione diretta, in house providing e esternalizzazione a soggetti privati. Le modalità di in house providing, le tipologie di enti locali che si prestano a questa soluzione e i vantaggi e svantaggi di ogni opzione.

Tipologia: Sintesi del corso

2018/2019

Caricato il 05/05/2019

ilaria-pietraforte
ilaria-pietraforte 🇮🇹

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GRUPPO C
ESTERNALIZZAZIONE DEI SERVIZI (concetti generali)
Questo paragrafo illustra le principali dinamiche di produzione ed esternalizzazione dei servizi
socioassistenziali da un punto di vista organizzativo. L’ente che viene assunto come baricentro di
tali progetti è il Comune, sia nella sua veste “singola”, sia nel quadro di forme di gestione associata
dei servizi. I comuni mantengono infatti la responsabilità della scelta delle modalità di produzione
ed erogazione dei principali servizi socioassistenziali, benché non siano l’unico ente che,
materialmente, provvede a simili compiti
Al riguardo, si possono anzi individuare tre differenti opzioni:
La produzione ed erogazione dei servizi direttamente da parte del Comune;
L’erogazione da parte del Comune attraverso il cosiddetto in house providing;
L’esternalizzazione della produzione ed erogazione dei servizi.
La scelta tra una delle tre modalità può essere compiuta da un singolo comune, oppure dei comuni
associati nelle forme descritte in precedenza. Un comune può erogare direttamente alcuni servizi e
scegliere di esternalizzare la produzione di altri. La prima formula è, per molti versi, la più semplice
da un punto di vista organizzativo. I servizi vengono forniti direttamente dal Comune, facendo cioè
ricorso al proprio personale e utilizzando risorse e strutture. La completa internalizzazione del
processo produttivo riduce il numero (e quindi anche i costi) delle transazioni da compiere con
soggetti esterni al fine di conseguire il risultato atteso.
La seconda opzione, ossia L’ in house providing, prefigura una soluzione ibrida tra la produzione
diretta e l’esternalizzazione dei servizi. Il concetto di in house providing richiama infatti una
situazione nella quale l’ente locale affida la produzione dei servizi a un ente formalmente esterno a
esso, nei confronti del quale esercita tuttavia un controllo completo dal punto di vista della
governance.
I processi di in house providing prevedono che un ente locale costituisca una nuova organizzazione,
sulla quale possa esercitare un completo controllo nella nomina degli organi direttivi, e che a essa
affidi i compiti di produzione dei servizi socioassistenziali, senza che ciò sia oggetto di un bando di
gara aperto ad altri soggetti. Nel campo dei servizi socioassistenziali, si hanno due tipologie di enti
che si prestano a soluzioni di in house providing gestite dai comuni:
L’istituzione
L’azienda speciale
In entrambi i casi, la gestione e la produzione dei servizi vengono affidate a enti che hanno un
proprio organo direttivo e possono definire un proprio statuto, acquisendo altresì discreti livelli di
autonomia amministrativa e finanziaria.
Le soluzioni di in house providing offrono alcuni vantaggi rispetto alla gestione in economia, rintracciabili
gentilmente (gentilmente??? Forse errore di trascrizione o distrazione, direi “principalmente” o altro analogo
avverbio) in un più elevato grado di flessibilità organizzativa degli enti affidatari e, in seconda battuta, nella
possibilità che questi enti perseguano un percorso di specializzazione più mirato.
La terza opzione per la produzione dei servizi assistenziali prevede la loro esternalizzazione a soggetti
privati, può infatti favorire la diffusione di nuove forme di accesso ai servizi, nonché introdurre nuove
istanze di relazione tra utenza e pubblica amministrazione.
L’esternalizzazione dei servizi si può compiere in due forme principali: attraverso il cosiddetto contracting
out o tramite l’accreditamento.
Il contracting out rappresenta la forma più tradizionale di esternalizzazione dei servizi
socioassistenziali. Le procedure di contracting out prevedono generalmente che un ente pubblico,
quale il Comune, assegni l’erogazione di un servizio all’ente privato vincitore di una specifica gara
d’appalto. Attraverso di essa l’organizzazione appaltante valuta diverse offerte e seleziona quella
che ritiene più appropriata rispetto agli obiettivi e alle caratteristiche del servizio che intende
esternalizzare, all’importo richiesto per la sua fornitura e alle esigenze degli utenti.
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GRUPPO C

ESTERNALIZZAZIONE DEI SERVIZI (concetti generali)

Questo paragrafo illustra le principali dinamiche di produzione ed esternalizzazione dei servizi

socioassistenziali da un punto di vista organizzativo. L’ente che viene assunto come baricentro di

tali progetti è il Comune, sia nella sua veste “singola”, sia nel quadro di forme di gestione associata

dei servizi. I comuni mantengono infatti la responsabilità della scelta delle modalità di produzione

ed erogazione dei principali servizi socioassistenziali, benché non siano l’unico ente che,

materialmente, provvede a simili compiti

Al riguardo, si possono anzi individuare tre differenti opzioni:

• La produzione ed erogazione dei servizi direttamente da parte del Comune;

• L’erogazione da parte del Comune attraverso il cosiddetto in house providing;

• L’esternalizzazione della produzione ed erogazione dei servizi.

La scelta tra una delle tre modalità può essere compiuta da un singolo comune, oppure dei comuni

associati nelle forme descritte in precedenza. Un comune può erogare direttamente alcuni servizi e

scegliere di esternalizzare la produzione di altri. La prima formula è, per molti versi, la più semplice

da un punto di vista organizzativo. I servizi vengono forniti direttamente dal Comune, facendo cioè

ricorso al proprio personale e utilizzando risorse e strutture. La completa internalizzazione del

processo produttivo riduce il numero (e quindi anche i costi) delle transazioni da compiere con

soggetti esterni al fine di conseguire il risultato atteso.

La seconda opzione, ossia L’ in house providing, prefigura una soluzione ibrida tra la produzione

diretta e l’esternalizzazione dei servizi. Il concetto di in house providing richiama infatti una

situazione nella quale l’ente locale affida la produzione dei servizi a un ente formalmente esterno a

esso, nei confronti del quale esercita tuttavia un controllo completo dal punto di vista della

governance.

I processi di in house providing prevedono che un ente locale costituisca una nuova organizzazione,

sulla quale possa esercitare un completo controllo nella nomina degli organi direttivi, e che a essa

affidi i compiti di produzione dei servizi socioassistenziali, senza che ciò sia oggetto di un bando di

gara aperto ad altri soggetti. Nel campo dei servizi socioassistenziali, si hanno due tipologie di enti

che si prestano a soluzioni di in house providing gestite dai comuni:

• L’istituzione

• L’azienda speciale

In entrambi i casi, la gestione e la produzione dei servizi vengono affidate a enti che hanno un

proprio organo direttivo e possono definire un proprio statuto, acquisendo altresì discreti livelli di

autonomia amministrativa e finanziaria.

Le soluzioni di in house providing offrono alcuni vantaggi rispetto alla gestione in economia, rintracciabili gentilmente (gentilmente??? Forse errore di trascrizione o distrazione, direi “principalmente” o altro analogo avverbio) in un più elevato grado di flessibilità organizzativa degli enti affidatari e, in seconda battuta, nella possibilità che questi enti perseguano un percorso di specializzazione più mirato. La terza opzione per la produzione dei servizi assistenziali prevede la loro esternalizzazione a soggetti privati, può infatti favorire la diffusione di nuove forme di accesso ai servizi, nonché introdurre nuove istanze di relazione tra utenza e pubblica amministrazione. L’esternalizzazione dei servizi si può compiere in due forme principali: attraverso il cosiddetto contracting out o tramite l’accreditamento****.

Il contracting out rappresenta la forma più tradizionale di esternalizzazione dei servizi

socioassistenziali. Le procedure di contracting out prevedono generalmente che un ente pubblico,

quale il Comune, assegni l’erogazione di un servizio all’ente privato vincitore di una specifica gara

d’appalto. Attraverso di essa l’organizzazione appaltante valuta diverse offerte e seleziona quella

che ritiene più appropriata rispetto agli obiettivi e alle caratteristiche del servizio che intende

esternalizzare, all’importo richiesto per la sua fornitura e alle esigenze degli utenti.

Nelle procedure di contracting out, molti enti locali hanno adottato la strada dell’accreditamento

quale forma di regolazione delle esternalizzazione dei servizi, anche grazie all’impulso dato in tale

direzione dalla legge 328/2000.

Esiste :

-L’accreditamento professionale consiste in una sorta di attività di valutazione che un ente terzo

effettua nei confronti di un’organizzazione, al fine di verificare la conformità delle sue procedure a

criteri protocolli standard definiti antecedentemente. L’esito di questa valutazione è il rilascio di una

certificazione che attesti tale conformità.

-L’accreditamento istituzionale è una pratica che, viceversa, regola direttamente i rapporti tra un

ente pubblico che intende esternalizzare un servizio o un’attività e gli enti privati che si propongono

per la sua realizzazione. Una procedura di accreditamento istituzionale verifica essenzialmente che

un’organizzazione possiede le qualità necessarie per l’erogazione del servizio in questione. L’esito

di tale procedura è il riconoscimento del diritto dell’ente privato a erogare quel servizio in

nome e per conto dell’ente pubblico che lo ha esternalizzato.

ANZIANI

I servizi sociali per gli anziani vengono erogati per lo più dai Comuni, per le prestazioni sanitarie

(es., assistenza infermieristica, medica) dalle Asl, oppure da entrambi (si pensi alla gestione

integrata Comune-ASL), e ancora da strutture private e/o coopperative/associazioni convenzionate

con tali enti. Essi sono destinati, in particolare, a quelle persone in età da pensione che, per vari

motivi, non sono in grado di soddisfare e gestire in modo autonomo le esigenze basilari della vita

quotidiana, ma non hanno né i soldi sufficienti a provvedere con servizi a pagamento, né familiari

in grado di aiutarle. Ciascun Comune segue una propria politica, in questa materia.

Generalmente, i bisogni che i servizi sociali mirano a soddisfare sono:

• bisogno di un’abitazione;

• bisogno di relazioni sociali che superino situazioni di isolamento/emarginazione;

• bisogni alimentari (meglio che “di cibo”);

• bisogno di cura della persona, pratiche igieniche, ecc.;

• bisogno di svago;

• bisogno di fare fronte o prevenire particolari condizioni di disagio.

L'assistenza dei Comuni si rivolge sia agli stessi anziani, sia ai loro familiari.

Il tipo di servizio può essere erogato direttamente (ad esempio aiuto domiciliare); realizzarsi nella

ricerca e/o potenziamento delle risorse disponibili (reti di parentela e/o vicinato, associazioni);

oppure consistere nell’attivazione di servizi quali, ad esempio, l'inserimento in casa di riposo o la

frequenza di un centro diurno.

Tipici servizi che vengono attivati - in base anche alla dimensione del Comune - sono i seguenti:

• strutture residenziali (casa di riposo, Residenza Sanitaria Assistenziale, Residenza Sociale

Assistita, Casa Protetta);

• centri diurni (dove la persona può recarsi di giorno per ricevere servizi di tipo sociale o sanitario);

• pasti (mense, pasti a domicilio);

• soggiorni estivi;

• servizi di emergenza (telesoccorso, numero verde);

• assistenza domiciliare (Assistenza Domiciliare Integrata, Assistenza Domiciliare di base);

• contributi economici (tipo Assegno di cura);

• servizi di trasporto;

• centri sociali anziani;

• affido familiare (l’anziano è affidato ad una famiglia affinché non viva da solo);

• cure familiari (un congiunto si occupa dell’anziano e vien rimborsato per questo).

LE ASL (aziende sanitarie locali) Con la legge 833/1978 le USL (unità sanitarie locali) si trasformano in ASL ( NO, NON CON LA L 833, L’AZIENDALIZZAZIONE AVVIENE PIU’ TARDI, VEDI ALTRI SVILUPPI SUL TEMA NEL LAVORO

Il mondo dell'economia sociale è popolato da organizzazioni di natura diversa che possono essere definite con termini diversi, pur rappresentando la stessa tipologia (TERZO SETTORE, PRIVATO SOCIALE, TERZO SISTEMA) ed hanno tali caratteristiche:

-intento manualistico e/o solidaristico delle attività organizzative -democraticità dei processi decisionali -equità della gestione del capitale economico

Il terzo settore è un insieme eterogeneo di forme organizzative. In questo settore rientrano organizzazioni sia strutturate per lo svolgimento di iniziative imprenditoriali (cooperative sociali, va distinta la cooperativa di tipo A, che può erogare prestazioni assistenziali, dalla cooperativa di tipo B, che deve avere una quota soci in condizione di svantaggio sociale e provvedere all’inclusione sociale di tali soci attraverso inserimenti nel mondo del lavoro; molte le cooperative di tipo A e B al contempo) sia invece per promuovere attività di natura volontaristica (associazioni di volontariato). Si possono identificare tre categorie di funzioni e obiettivi: -funzioni produttive -funzioni erogative di risorse economiche -funzioni di advocacy

In conclusione, le cooperative sociali si concentrano nell'assistenza sociale e protezione civile e le associazioni e organizzazioni di volontariato sul fronte delle attività culturali, ricreative e sportive (anche le associazioni possono svolgere prestazioni socio-assistenziali, purché abbiano il personale qualificato e competente).

LE COMUNITÀ ALLOGGIO

La Comunità alloggio è la soluzione residenziale alla quale si ricorre quando, per persone in particolari condizioni esistenziali, sia impraticabile o improponibile l’ambiente familiare di appartenenza o l’affido familiare e non sia necessario il ricorso a soluzioni residenziali particolarmente protette. La C.A. è da considerarsi ambiente strutturato di vita, temporaneo, caratterizzato da un clima di interrelazioni che permetta la manifestazione di comportamenti differenziati o autonomi, ma ancorati a motivazioni personali o di gruppo. Inoltre, l’inserimento residenziale mira a favorire la gestione di sé, delle relazioni e della propria consapevolezza, che potrebbe consentire un futuro reinserimento domiciliare o in una struttura meno protetta. In tale ambiente strutturato è necessaria la presenza di un certo numero di operatori, che condividano necessità e bisogni sia all’interno della Comunità che nei rapporti col territorio. Sono destinatari della Comunità alloggio minori e persone in difficoltà, soggetti o meno a provvedimenti civili e amministrativi dell’autorità giudiziaria, persone in situazione di devianza e di disadattamento, persone portatrici di handicap, ex degenti degli ospedali psichiatrici, donne maltrattate e/o a rischio di violenza, anziani. Il ricorso alle Comunità alloggio, le ammissioni, le verifiche e le dimissioni sono decise dall’unità operativa di zona, di intesa con il responsabile o coordinatore della Comunità. Ogni C.A. deve ospitare un numero complessivo di persone di ambo i sessi fino ad un massimo di 10, in rapporto alle diverse tipologie di bisogno, alla strutturazione delle relazioni interpersonali in una visione di vita comunitaria, alle risorse educative del servizio e alle dimensioni dell’alloggio. La C.A. ha funzionamento permanente nell’arco delle 24 ore, per l’intera settimana e per tutto l’anno. Nella C.A. si conduce un’esperienza di vita comunitaria in un ambiente in grado di consentire legami duraturi e validi.

La gestione della dinamica del processo educativo avviene su due versanti:

  • all’interno del nucleo comunitario, offrendo quotidianamente agli ospiti stimoli a maturare in senso psicologico, relazionale e sociale o mantenere tali livelli precedentemente acquisiti soprattutto sul versante delle autonomie personali;
  • all’esterno della Comunità, mantenendo rapporti con l’ambiente in generale, compresa la famiglia di origine (ove non esistano controindicazioni), per promuovere concretamente l’integrazione della Comunità nel contesto sociale e poter fruire di tutti i servizi e gli spazi organizzati. Ogni ospite ha diritto al sostegno individuale nell’ambito di percorsi specifici finalizzati al superamento della condizione di esclusione, marginalità, bisogno, dipendenza. Il superamento della condizione è sancito dall’inclusione della persona nei circuiti attivi della Comunità locale: inserimento lavorativo, inserimento in ambienti familiari e/o nella domiciliarità allargata. Per ogni Comunità deve essere nominato un responsabile coordinatore che si occupi delle attività, della loro programmazione, della loro organizzazione interna, del loro coordinamento con l’insieme degli altri interventi zonali, della verifica e del controllo dei programmi attuati. Coerentemente e conseguentemente al compito affidatogli, il responsabile partecipa ai processi di definizione delle strategie e delle modalità di intervento della Comunità alloggio. Gli educatori, fondamentale componente operativa della Comunità, sono gli operatori che, nell’ambito della programmazione generale, danno concreta attuazione ai progetti educativi stabiliti. Essi inoltre gestiscono insieme con gli ospiti, per quanto questi ultimi possano contribuire, e insieme con gli operatori sociali di base, ossia gli assistenti domiciliari e dei servizi tutelari, gli aspetti materiali della vita di comunità. Possono prestare altresì la loro opera nella C.A. altre figure professionali in relazione alle attività e ai programmi di riabilitazione, nella misura ritenuta necessaria (maestri d’arte, animatori di comunità, animatori socioculturali…). Gli assistenti sociali curano le relazioni con l’esterno, i legami con il territorio e con la comunità locale concorrono alla definizione dei programmi di riabilitazione, partecipano alle attività di riabilitazione al pari degli educatori. Ogni C.A., non destinata a dimessi dagli ex ospedali psichiatrici o a disabili psichici, deve avere 1 responsabile per ogni Comunità che con gli educatori e assistenti sociali deve rispettare un rapporto di 1 unità ogni 5 ospiti;

Gruppi Appartamento:

Esistono Gruppi Appartamento (GA) per anziani, pazienti psichiatrici ed altre categorie di utenza; Ciò che differenzia i GA dalle CA è l’offerta di altre opportunità oltre a quelle già previste dalle CA, come una maggiore autonomia nella quotidianità dell’utente, il quale è inserito in una condizione comunque “protetta” ma in uno spazio non istituzionale o (se previsto dalla condizione dell’utente) sanitario (chiarisco: il GA non è un servizio “sanitario”, i suoi ospiti possono essere seguiti da qualsiasi servizio sanitario, ma non confondere la tipologia di intervento: ad es., un paziente psichiatrico che vive in un GA viene seguito dal CSM, ma è come se vivesse in casa propria; diverso è il paziente psichiatrico che vive in CT, in Comunità Terapeutica ci sono un po’ tutte le figure professionali, nel GA la presenza di operatori è limitatissima a prestazioni diurne solo se nenessario. Alcuni GA non prevedono nessun supporto degli operatori. Sono per persone assolutamente in grado di vivere autonomamente) sanitari che e soprattutto da condividere con altra utenza. Il numero degli Utenti è massimo 4 per favorire maggiormente la coesione, la responsabilità e lo sviluppo di aiuto reciproco.