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RISPOSTE COMPARATO
1) CONCRETO FUNZIONAMENTO DELLA FORMA DI GOVERNO BRITANNICO?
Le istituzioni del Regno Unito formano un ordinamento prevalentemente fondato su regole convenzionali privo di costituzione scritta, nel quale la distribuzione del potere fra gli organi non è definita in maniera formale, ma si compone di diversi elementi che si evolvono nel tempo e si precisano anche in rapporto alla personalità politica di chi ricopre gli organi costituzionali. Dal punto di vista costituzionale l’ordinamento britannico, frutto di un’evoluzione storica, risulta caratterizzato da una Costituzione non scritta in senso documentale e convenzionale, fondata sulla “sovranità parlamentare”. Essa si ricava da convenzioni costituzionali, atti legislativi plurisecolari (es. la Magna Charta Libertatum del 1215, il Bill of Rights del 1689) ed altre fonti. Le regole convenzionali sono leggi ordinarie che hanno per oggetto la materia costituzionale e disciplinano ciò che solitamente è disciplinato dalla Costituzione. La forma di governo britannica ha costituito il modello a cui diversi paesi europei ed extraeuropei si sono ispirati nel corso dei secoli. La sua evoluzione ha visto un graduale passaggio da una forma di governo parlamentare classica ad una forma di governo monistica a prevalenza dell’esecutivo, definita forma di governo di Gabinetto o di Primo Ministro anche in relazione al particolare periodo storico. La Gran Bretagna si affaccia alla democratizzazione solo verso la fine dell’800. In Gran Bretagna il potere esecutivo è esercitato dal governo, quello legislativo sia dal governo che dalle due camere del Parlamento (House of Lords e la House of Commons) e quello giudiziario, dal 2005, dalla Corte suprema, indipendente da esecutivo e legislativo. La guida del governo viene affidata al 1° Ministro, ossia al leader del partito uscito vincente dalle elezioni. Nonostante quella del Premier sia una figura centrale nel sistema politico britannico, non è mai stata istituzionalizzata. L’ordinamento costituzionale del Regno Unito rappresenta l’esempio tipico di una forma di governo parlamentare a prevalenza dell’esecutivo noto anche come Modello Westminster, che si fonda essenzialmente sul ruolo preminente che, nell’ambito del Governo, viene attribuito al Capo del Governo. La particolare posizione che assume la figura del Premier deriva da due particolari circostanze: — il sistema partitico, combinato con il sistema elettorale maggioritario uninominale, che porta quasi sempre alla netta affermazione del partito conservatore o di quello laburista, anche se di recente è cresciuto anche il terzo partito (liberale); — la convenzione costituzionale in base alla quale, al termine delle elezioni, il Sovrano nomina Primo Ministro il leader del partito vincente. Con il Modello Westminster non si ha, dunque, un’esplicita investitura popolare del Premier, ma un’investitura implicita: non vi è un’elezione diretta del premier da parte degli elettori, poiché questi votano soltanto il candidato del collegio che li rappresenterà direttamente in Parlamento. Il Monarca nomina il Primo ministro, leader del partito di maggioranza vincitore delle elezioni. A partire dagli anni ‘60 del 20° secolo si è svolto un dibattito dottrinario in Gran Bretagna sulla natura della forma di governo: il potere del 1° Ministro divenne tale che si pensava ad una forma di governo del 1° Ministro fermo restando il legame determinante tra leader e partito, infatti, se il partito di governo non ha più fiducia nel leader, lo può far dimettere ed eleggerne un altro, il quale diviene automaticamente Premier. Nel 1979 le elezioni sono state vinte Margaret Thatcher, appartenente al Partito Conservatore. Tale forma di governo fu definita “governo del 1° Ministro” poiché in quegli anni fu ridotta la collegialità dell’esecutivo. La Thatcher venne poi sfiduciata nel 1990 come leader all’interno del partito.
Successivamente divenne 1° Ministro John Major che ripristinò la forma di governo parlamentare a prevalenza dell’esecutivo. Nel 1997 vi fu la vittoria dei laburisti: divenne 1° Ministro Tony Blair e si ebbe un incremento dello stile presidenziale: ci fu una fase di riforme strutturali che contribuirono a presidenzializzare il governo e a ridurre il ruolo del Gabinetto come centro decisionale. Le decisioni vennero assunte assieme ad un gruppo ristretto di collaboratori. Blair si affiancò al Cancelliere dello Scacchiere, Gordon Brown, costituendo poi un duopolio. Nel 2007 divenne 1° Ministro Brown e si ebbe nuovamente un ritorno alla collegialità del Gabinetto e alla centralità del parlamento. Nel 2010 le elezioni nel Regno Unito hanno visto prevalere il Partito Conservatore di David Cameron, che divenne 1° Ministro senza tuttavia raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi. Si è infatti delineato il cosiddetto hung Parliament (Parlamento sospeso), che ha reso indispensabile il formarsi di un governo di coalizione con i Liberaldemocratici. Con il governo di coalizione Cameron – Clegg: la centralità fu ancora del parlamento: ogni ministro fu affiancato dal vice del partito opposto. Nel 2015 si ebbe la vittoria dei Conservatori: qui Cameron creò un esecutivo diviso sulla questione Brexit. Nel 2017 Theresa May, a causa delle divisioni sulla Brexit, chiese lo scioglimento anticipato della Camera dei Comuni, con la richiesta di un leader forte, ma alle nuove elezioni di giugno del 2017, non si riuscì a raggiungere la maggioranza. Anziché un governo di coalizione, si formò un governo di minoranza assieme al Partito Unionista Nord- Irlandese. La forma di governo negli ultimi due anni ha visto una nuova affermazione del ruolo del parlamento.
- BICAMERALISMO INGLESE? Il Parlamento britannico è figlio del parlamento medievale inglese ed è nato dall’evoluzione del Consiglio del re, ovvero dal gruppo di nobili ed ecclesiastici che coadiuvava il sovrano. Nel corso del 13° sec. si divise in una camera alta (o dei lord), formata da nobiltà e clero, e in una camera bassa (dei comuni), a base territoriale, comprendente cavalieri e cittadini. Quello inglese è chiamato bicameralismo imperfetto. Esso è formato da 2 camere: Camera dei Lord e Camera dei Comuni. I rapporti fra le due camere sono disciplinati dai Parliament Acts 1911 e 1949 e da convenzioni. La Camera dei Comuni è l’unica elettiva e l’unica che concede la fiducia al Governo. E’formata da 650 deputati eletti in collegi uninominali attraverso il sistema plurality ed è articolata in commissioni che si occupano di approvazione di disegni di legge e di controllo dell’esecutivo. Lo Speaker della Camera dei comuni è il Presidente della Camera dei comuni e delle commissioni: questo rimane strettamente super partes, e rinuncia a tutte le affiliazioni con i partiti politici di cui era membro prima di entrare in carica. Inoltre, non prende parte ai dibattiti né vota, se non in rari casi. In origine le due camere avevano eguali poteri, ma con l’espansione del suffragio del 1832, la Camera dei lord perse potere non essendo elettiva. Tale perdita di potere si affermò prima come prassi, poi come legge con i Parliament Acts del 1911 e del 1949. Il provvedimento del 1911 afferma la preminenza legislativa della Camera dei Comuni sulla Camera dei Lord e l’esclusiva approvazione di disegni di legge in materia finanziaria alla Camera bassa. L’unico potere della Camera dei lord è il veto sospensivo (rinvio delle leggi), ma sono sufficienti 3 votazioni dei Comuni in 2 diversi anni per superare l’opposizione dei Lord. Inoltre ci fu una modifica circa la durata in carica del parlamento, la legislatura fu ridotta da sette a cinque anni.
La legge del 2011 ha stabilito che se il Governo viene colpito da una mozione di sfiducia, ed entro 14 giorni non si forma un nuovo esecutivo, è possibile sciogliere la Camera dei comuni.
- SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DELLA CAMERA DEI COMUNI? La titolarità del potere di scioglimento spetta alla Corona e rientra nelle sue prerogative. Alla scadenza della legislatura questa scioglie la Camera dei comuni, ma vi è anche la possibilità di scioglimento anticipato. Nel mondo anglosassone il rifiuto della richiesta di scioglimento anticipato non si è mai presentato, se non in Australia. Fino al 2011 non vi era una disciplina legislativa dello scioglimento anticipato. Nel 2011 il Governo di coalizione ha approvato una legge sulla durata fissa del parlamento con una legislatura di 5 anni. Il Fixed-term Parliaments Act del 2011 ha sottratto al 1° Ministro il potere di scioglimento anticipato dei Comuni prevedendo che esso possa avvenire in due ipotesi tassative:
- un voto a maggioranza qualificata dei 2/3 della Camera dei Comuni -nel caso in cui, a seguito di un voto di sfiducia nei confronti dell’esecutivo, la Camera dei Comuni non riesca, entro 14 giorni, a trovare un accordo sulla formazione di un nuovo governo. Nell’aprile 2017 per la prima volta è stata applicata la legge per sciogliere la Camera dei Comuni ed è stata votata la mozione dell’autoscioglimento con una maggioranza di 522 voti a favore e 13 contrari. La legge del 2017 è stata applicata solo una volta, nel 2017.
- RECENTI RIFORME IN UK? Negli ultimi anni il Regno Unito è stato investitio da numerose riforme, come la devoluzione, l’House of the Lords Act e la riforma sulla legge dei diritti umani del 1998. La legge “Human Rights Act” del 1998 ha incorporato all’interno del diritto britannico la Convenzione europea dei diritti dell’uomo. E’entrata in vigore nel 2000, consente ai giudici - nel caso in cui ritengano la legislazione nazionale incompatibile con la Convenzione europea dei diritti umani del 1950- di emanare una declaratoria di incompatibilità che non incide sulla validità della legge, ma ha il mero scopo di sollecitare Governo e Parlamento ad intervenire. I cittadini possono rivolgersi alle Corti per valutare se una legge è contraria ai diritti dell’uomo. Per renderla compatibile alla sovranità del Parlamento, nessun Parlamento può vincolare il successivo e tutti i giudici devono far approvare le leggi. Si è previsto che quando i giudici dichiarano una legge incompatibile ai diritti dell’uomo, non annullano la legge, ma emanano una declaratoria di incompatibilità. Governo e Parlamento possono intervenire per abrogarla o renderla compatibile con la Convenzione. Tale legge ha portato conflitto in particolare sul tema dell’antiterrorismo. La legge approvata nel 2005, il Constitutional Reform Act, ha separato meglio i poteri dello stato istituendo una Corte Suprema. Precedentemente vi era il Comitato giudiziale della camera dei lord. Il lord cancelliere ora è solo ministro di giustizia. Il Constitutional Reform Act ha ridimensionato le competenze tradizionalmente spettanti al Lord Cancelliere, sottolineando in particolare quelle esecutive. Egli non è più il Presidente della Camera dei Lords, né il vertice del giudiziario. Il suo potere di nomina dei giudici è stato ridotto, dato che è stata introdotta una Judicial Appointments Commission a cui spetta il compito di selezionare i giudici. La legge, poi, ha previsto l’istituzione di una Corte Suprema che ha assunto dal 1 ottobre 2009 le funzioni prima svolte dall’Appellate Committe della Camera dei Lords. Vi è stata un’erosione del principio della sovranità del parlamento verso l’alto. Il referendum elettorale britannico del 2011 è un referendum che si è tenuto nel Regno Unito il 5 maggio 2011 a proposito del sistema elettorale della Camera dei Comuni. La questione posta agli elettori riguardava la possibilità di cambiare il sistema al momento in vigore (il first- past-the-post, maggioritario uninominale a turno unico) con il voto alternativo (AV). Il referendum è stato fissato in seguito all'accordo di coalizione tra il Partito Conservatore e i Liberal
Democratici, stilato a seguito delle elezioni generali del 2010. La proposta di referendum è stata portata in Parlamento nel luglio 2010 ed è stata poi approvata il 16 febbraio 2011, con un'apposita legge. La maggioranza degli elettori ha votato però contro il cambiamento del sistema di elezione del Parlamento.
- EVOLUZIONE 3 E 4 REPUBBLICA FRANCESE? Esiste in Francia all’interno di una forte instabilità costituzionale, l’alternarsi di cicli costituzionali a prevalenza delle Assemblee e dell’esecutivo, infatti, dalla rivoluzione a oggi, si sono susseguite 16 costituzioni e diverse forme di governo. Vi sono state 5 fasi repubblicane: la prima del 1792- la seconda del 1848- la terza nasce con le leggi costituzionali del 1875 la quarta con la Costituzione del 1946 la quinta con la Costituzione del 1958 La Terza repubblica nasce da Tre leggi costituzionali approvate nel 1875 derivanti da un compromesso tra monarchici e repubblicani che danno vita ad una forma di governo parlamentare dualistica e per la prima volta si afferma il principio della responsabilità del governo verso il parlamento. Il Presidente è eletto per 7 anni dalle due camere (unite come Assemblea Nazionale). I suoi poteri sono soggetti alla controfirma ministeriale (sono i ministri ad essere responsabili degli atti del Presidente davanti al Parlamento). Il Presidente può sciogliere il Parlamento. Il Parlamento è bicamerale: la Camera dei deputati è elettiva ed il Senato è eletto indirettamente ed è rappresentativo dei comuni rurali conservatori con alcuni senatori a vita (aboliti nel 1884). Durante la 3 Repubblica vi è prevalenza del parlamento. Nel 1877 il presidente Mac Mahon cerca di imporre al parlamento un ministro di sua fiducia. Alle successive elezioni vince la maggioranza contraria al presidente, che si dimette. L’Assemblea nazionale elegge quindi Grevy. Egli, nel 1879, dichiara che mai entrerà in conflitto con la volontà della nazione espressa dalle camere. La “costituzione Grevy” è la lettura della costituzione a favore della sovranità parlamentare, il potere di scioglimento cade in disuso e il presidente della repubblica svolge un ruolo estraneo all’indirizzo politico (impostazione che durerà fino al 1958-1962). Si tratta di un regime assembleare, nel quale il parlamento domina l’esecutivo. Quarta repubblica: Dopo la parentesi del governo dittatoriale di Vichy nel 1946 si approva, tramite referendum, una costituzione, che da vita ad una forma di governo parlamentare monistica razionalizzata. Ma i tentativi di razionalizzazione falliscono poiché nella prassi i governi sono molto instabili ci sono stati 26 governi in 14 anni. Vi è il passaggio da un bicameralismo paritario ad un bicameralismo imperfetto formato dall’Assemblea nazionale (camera principale ed elettiva) e dal Consiglio della Repubblica (eletto indirrettamente dalle collettività locali). Il governo è responsabile solo di fronte all’Assemblea nazionale e nel procedimento legislativo essa prevale: il Consiglio della Repubblica ha solo un veto sospensivo. Il Presidente della Repubblica è eletto dal parlamento in seduta comune per 7 anni per un massimo di due mandati ed ha poteri limitati. Designa il 1° Ministro. Per la prima volta in Francia prevista una forma di controllo di costituzionalità (molto attenuato e preventivo, cioè prima della promulgazione della legge) grazie al Comitato costituzionale. Il Comitato è composto da 13 membri: 3 di diritto (Capo di Stato e Presidenti delle 2 Camere) e 10 membri (eletti 7 dall’Assemblea Nazionale, 3 dal Consiglio della Repubblica). Il Comitato deve cercare di trovare un accordo tra Assemblea e Consiglio e in caso contrario rinvia all’Assemblea l’esame del testo.
parlamentare. Il sistema – che all'epoca prevedeva l'elezione del capo di Stato da parte di un collegio elettorale comprendente i membri del Parlamento, dei consigli generali, delle Assemblee dei territori d'Oltremare e dei rappresentanti dei consigli municipali – nacque come una forte razionalizzazione della costituzione della Quarta Repubblica, con cui si tendeva porre termine all'instabilità della forma di governo parlamentare che fino ad allora era vigente. Il sistema fu perfezionato nel 1962 con una successiva modifica costituzionale che introduceva l'elezione a suffragio universale diretto del presidente. Il potere esecutivo francese è bicefalo, condiviso tra il Presidente della Repubblica e il 1° ministro, capo del governo. Il presidente nomina il 1° ministro e, su proposta di quest'ultimo, gli altri membri del governo e mette fine alle funzioni del primo ministro o degli altri membri del governo. Il 1° ministro deve avere la fiducia, o almeno il tacito assenso, da parte dell'Assemblea Nazionale. Il Presidente può sciogliere l'Assemblea Nazionale, mentre il Parlamento non può sostituire il Presidente anche se può metterlo in stato d'accusa e destituirlo «in caso di mancanza ai propri doveri incompatibile con l'esercizio del proprio mandato». Qualora l'Assemblea nazionale – che è eletta direttamente dai cittadini con un sistema maggioritario uninominale a doppio turno – presenti una maggioranza parlamentare di colore politico diverso da quello del presidente, (evento verificatosi nel 1986 e 1993 sotto la presidenza Mitterrand e nel 1997 con Chirac), si instaura una forzata coabitazione tra presidente e un 1° ministro a lui ostile. In caso di coabitazione prevale la linea di legittimazione parlamentare. Il semi-presidenzialismo francese può quindi essere definito "ad assetto variabile" alla luce del differente margine d'azione di cui dispone il presidente, a seconda dell'appartenenza politica del 1° ministro. È infatti evidente che se da un lato il medesimo colore politico consente al Presidente l'esercizio di ampi poteri decisionali e relega il 1° ministro ad un ruolo secondario (prassi consolidata nel tempo e poi rafforzata con quinquennato presidenziale); dall'altro, in caso di coabitazione di maggioranze differenti (espresse in sede elettorale presidenziale e parlamentare, non coincidenti), 1° ministro e presidente si "bilanciano" vicendevolmente e la lettura della Costituzione sulla divisione dei poteri si fa più letterale. Allo scopo di rendere più difficile il verificarsi della coabitazione, in Francia a partire dalle elezioni del 2002 (modifica costituzionale del 2000) il mandato presidenziale è stato ridotto a 5 anni, cioè la durata della legislatura, e le elezioni presidenziali si tengono poche settimane prima delle elezioni legislative; in questo modo è improbabile (ma non impossibile) che, con un così breve periodo tra le due elezioni che gli elettori votino eleggano due schieramenti opposti. Questa modifica costituzionale fa sì che il potere presidenziale si espanda a discapito del Governo; tuttavia, la divisione dei poteri, così come previsti dalla Costituzione francese del 1958, non è cambiata e la Francia rimane una repubblica parlamentare a (forte) influenza presidenziale e una definizione più corretta della forma di governo potrebbe essere regime parlamentare presidenzializzato o regime parlamentare birapresentativo, o ancora si può parlare, esclusi i periodi di coabitazione, di lettura presidenziale della Costituzione.
- POTERI DEL PRESIDENTE NELLA 5 REPUBBLICA DI FRANCIA? Il Presidente della Repubblica è la più alta carica della Repubblica Francese. Il presidente viene eletto a suffragio universale diretto con eventuale turno di ballottaggio 14 giorni dopo il primo turno, qualora nessun candidato, al primo scrutinio, abbia ottenuto la maggioranza assoluta. Dal 2002 la sua durata è stata abbreviata da 7 a 5 anni, in modo da ridurre i casi di coabitazione tra un presidente appartenente ad uno schieramento politico e maggioranza dell'Assemblea nazionale di segno opposto. Tale riforma ha reso la durata dell’assemblea nazionale pari alla durata del mandato presidenziale, inoltre anche le elezioni coincidono: si vota il PdR ed il mese successivo l’assemblea nazionale. Il capo dello Stato è: -il detentore del potere esecutivo -il capo delle forze armate francesi
-la più alta carica della magistratura Diversamente dagli altri presidenti europei, in Francia l'ufficio del Presidente della Repubblica detiene un vero potere di indirizzo politico, specialmente nel campo della politica estera. Benché il 1° ministro e il Parlamento detengano la maggior parte del potere legislativo ed esecutivo, il presidente francese mantiene una forte influenza. La costituzione indica che è il presidente a dirigere gli Affari esteri, benché la maggior parte del lavoro ricada nelle competenze del ministro degli Affari esteri. Il Presidente secondo, l'art. 5 della Costituzione francese, è arbitro e capitano della nazione. I suoi poteri sono elencati dall’art 5 all’art 19. Vi sono atti che necessitano la controfirma del 1° Ministro, mentre atti che non necessitano di controfirma. Non è prevista la controfirma per sottoporre qualsiasi disegno di legge relativo ai pubblici poteri a referendum. I poteri principali del Presidente della Repubblica:
- promulga leggi; -ha una limitata forma di veto: può chiedere al Consiglio Costituzionale (Conseil constitutionnel) un ulteriore controllo di costituzionalità di una legge prima della sua promulgazione (controllo di legittimità costituzionale preventivo);
- indice referendum, su proposta del Governo o proposta congiunta delle due assemblee, relativo ad una legge o alla ratifica di un trattato; -può sciogliere l'Assemblea nazionale. La sola limitazione a tale potere è rappresentata dal divieto di scioglimento nell’anno successivo alle elezioni. -può inviare messaggi alle assemblee;
- nomina tre membri del Consiglio costituzionale (incluso il presidente del Consiglio);
- nomina il 1° ministro; -nomina e revoca i membri del Governo su proposta del 1° ministro; -è a capo della diplomazia: riceve gli ambasciatori stranieri; -è comandante delle forze armate e presidente del consiglio superiore della Difesa nazionale; -negozia e ratifica i trattati internazionali; -ha iniziativa sulla revisione della Costituzione su proposta del 1° ministro; -può concedere indulti (non l'amnistia), ed anticamente poteva commutare pene di morte in ergastolo. C'è la tradizione di offrire indulti per piccoli reati dopo l'elezione presidenziale. Ultimamente è stato molto criticata questa abitudine, perché incita la gente a commettere reati durante i mesi prima delle elezioni, ma è anche certo che riduce il sovraffollamento delle prigioni; l'ultimo indulto è stato concesso nel 2002. -in caso di emergenza nazionale, assume i pieni poteri e può legiferare per decreto; in tale situazione eccezionale, tuttavia, il parlamento è automaticamente convocato e non può essere sciolto per nessun motivo.
- RAPPORTI GOVERNO-PARLAMENTO FRANCIA 5 REPUBBLICA? Il Parlamento della Repubblica francese è l'organo costituzionale titolare della funzione legislativa e del potere di controllare l'attività governativa. Ha una struttura bicamerale, ovvero è composto da due Camere: l'Assemblea Nazionale e il Senato. L’Assemblea nazionale viene eletta successivamente alle elezioni del Presidente ogni 5 anni, è composta da 577 deputati ed è eletta direttamente dal popolo ogni 5 anni; mentre il Senato è composto da 348 membri ed è eletto indirettamente dalle diverse collettività territoriali ogni 6 anni. Il rapporto fiduciario lega il Governo solamente all’Assemblea nazionale e questa, ha preminenza legislativa rispetto al Senato. Gli articoli 34 e 37 disciplinano i rapporti fra Governo e Parlamento: l’art 34 stabilisce quali sono le materie di riserva assoluta della legge, le materie su cui interviene il Parlamento e le materie dove la legge stabilisce il quadro generale; l’art 37 disciplina le materie non riservate alla legge di carattere regolamentare. Tali materie possono
potere di controllare l'attività governativa. Ha una struttura bicamerale, ovvero è composto da due Camere: l'Assemblea Nazionale e il Senato. L’Assemblea nazionale viene eletta successivamente alle elezioni del Presidente ogni 5 anni, è composta da 577 deputati eletti direttamente dal popolo in collegi uninominali a doppio turno; mentre il Senato è composto da 348 memebri ed è eletto indirettamente dalle diverse collettività territoriali ogni 6 anni. Il rapporto fiduciario lega il Governo solamente all’Assemblea nazionale e questa, ha preminenza legislativa rispetto al Senato. Il governo è responsabile di fronte all'Assemblea nazionale. I deputati possono formulare una mozione di censura, che è poi posta in votazione. Se la mozione ottiene più della metà dei voti, il 1° ministro deve presentare le sue dimissioni al presidente della Repubblica, che però non è costretto ad accettarle (come è successo nel 1962). L'Assemblea nazionale ha il compito di votare le leggi, insieme con il Senato. Poiché ambedue le camere possono modificare il testo di una legge, può essere necessario che una legge passi in diverse letture prima che si trovi un accordo tra l'Assemblea nazionale e il Senato. Quando le camere non riescono a raggiungere un accordo, il governo può decidere, dopo una procedura chiamata commission mixte paritaire (commissione mista paritaria composta da 14 membri equamente ripartiti tra le due camere), di affidare la decisione finale all'Assemblea nazionale, la cui maggioranza è quella che esprime il governo. Questa procedura non viene intrapresa frequentemente: di solito le camere trovano un accordo oppure il governo ritira il progetto di legge. Tuttavia in questo modo si assicura all'Assemblea nazionale un potere dominante nella formazione delle leggi, particolarmente importante perché è l'Assemblea nazionale a esprimere la fiducia al governo e a potergliela negare con una mozione di censura. Quando l'Assemblea e il Senato hanno maggioranze di diversa tendenza, ci si attende che il Senato tenda ad adeguarsi alle posizioni dell'Assemblea, in modo da ridurre il pericolo di aperti conflitti tra le due camere. Il Senato è inoltre escluso dal voto di fiducia all'esecutivo.
- CONTROLLO COSTITUZIONALITA’ DELLA FRANCIA DELLA 5 REPUBBLICA? Il Consiglio costituzionale è un'istituzione francese prevista nella Costituzione del 1958 (che ha segnato l'inizio della Quinta Repubblica). Tale organo è regolato in Costituzione nel Titolo VII (artt. 56-63) e svolge, tra l'altro, la funzione di controllo di legittimità costituzionale. Il Consiglio costituzionale si compone di 9 membri nominati: 3 nominati dal Presidente della Repubblica (che ne sceglie anche il presidente, il cui voto prevale in caso di parità), 3 nominati dal Presidente dell'Assemblea Nazionale e 3 nominati dal Presidente del Senato. Non è richiesto il requisito della provenienza dalla magistratura, dal foro o dalle università. Il loro mandato dura 9 anni e non è rinnovabile. Tuttavia, in caso di nomina in sostituzione di un membro che non ha potuto portare a termine il suo mandato, il mandato del membro nominato in sostituzione può essere prolungato per la durata di un mandato completo di nove anni se, alla scadenza del mandato del membro sostituito, il suo sostituto non è rimasto in funzione per più di un triennio. Ogni tre anni il Consiglio si rinnova per un terzo. In caso di morte o dimissioni di un componente, il membro che viene nominato resta in carica fino alla scadenza del mandato del predecessore. Ne fanno inoltre parte come membri di diritto gli ex presidenti della Repubblica. Non è possibile essere contemporaneamente membro del Consiglio costituzionale e parlamentare o ministro. La composizione dell'organo è quindi totalmente politica. La natura politica dell'organo costituisce un'eredità della diffidenza nei confronti dei giudici e della convinzione che questi non possano controllare il Legislatore che prende origine già dalla rivoluzione francese del 1789. Le competenze si dividono in 3 aree: la prima riguarda il controllo su tutti gli atti parlamentari, la seconda è il fungere da garante alla conformità alla costituzione di trattati internazionali, la terza è il ruolo consultivo e di controllo. Per atti parlamentari si intendono tutte le leggi ordinarie organiche ed i regolamenti parlamentari (in questo caso si parla di controllo preventivo, ovvero prima della promulgazione). Può essere obbligatorio o facoltativo. L’art. 60 stabilisce che le leggi organiche, prima della loro promulgazione, i regolamenti delle assemblee
parlamentari, prima della loro entrata in vigore, sono sottoposti al Consiglio Costituzionale, che delibera sulla loro conformità alla Costituzione. Agli stessi effetti, le leggi possono essere deferite al Consiglio Costituzionale, prima della loro promulgazione, dal Presidente della Repubblica, dal Primo Ministro, dal Presidente dell'Assemblea Nazionale, del Presidente del Senato, o da 60 deputati o 60 senatori. E’ obbligatorio per le leggi organiche, i regolamenti parlamentari, le proposte di leggi sottoposte a referendum, mentre facoltativo per gli altri atti. Dal 1971 il Consiglio ha scelto di incorporare il Preambolo della Costituzione del 1958 nel “bloc de constitutionnalité”. In questo modo divengono parametro del giudizio di costituzionalità le dichiarazioni dei diritti del 1789 e del 1946. La riforma del 2008 ha introdotto l’eccezione di incostituzionalità delle leggi: si tratta di una prima forma di controllo successivo, in via incidentale, da parte del Consiglio costituzionale sulle leggi in materia di diritti di libertà garantiti dalla Costituzione (art. 61-1) su attivazione del Consiglio di Stato e della Corte di Cassazione.
- CARATTERISTICHE COSTITUZIONE DI WEIMAR? IN GENERALE Nel 1871 ci fu l’unificazione della Germania. Dopo la Prima Guerra Mondiale, nell’anno 1919, nacque la Costituzione di Weimar. Essa rappresenta il prototipo della forma di governo parlamentare razionalizzata e viene realizzata è stata realizzata sotto l’influenza di alcuni importanti giuristi dell’epoca. Si vuole, con questa costituzione, dare vita ad una forma di governo stabile: l’idea è di avere un equilibrio dei poteri con un modello dualistico di forma di governo, cioè con l’elezione diretta del Capo dello Stato e del Parlamento. Tale forma è semipresidenziale. Nonostante le intenzioni dei costituenti, il modello si scontra però con una realtà profondamente disomogenea. Ciò porterà infatti alla crisi della Repubblica di Weimar e all’ascesa di Hitler. Quello di Weimar fu il primo statuto democratico della storia tedesca, a tal proposito l’art. 1 afferma che “il potere statale emana dal popolo”. Il Capo dello Stato e il Parlamento sono eletti direttamente dal popolo e vi è un uso frequente dell’istituto referendario. Si tratta di un federalismo debole: infatti debole è il potere dei singoli Stati rispetto alla Federazione. Il Presidente è eletto direttamente dal popolo e rimane in carica per un periodo di 7 anni e può essere rieletto. Può essere deposto dal Parlamento, in particolare dalla prima camera, il Reichstag. L’art. 43 prevede che il Reichstag possa decidere a maggioranza dei 2/3 di deporre il Presidente. Una volta sospeso della sua carica, il popolo vota nuovamente. Se il popolo rielegge lo stesso Presidente, questo ritorna in carica per un mandato di 7 anni ed il Reichstag viene sciolto. Tale pratica è estranea al sistema parlamentare e semipresidenziale. Rapporti presidente-parlamento: Nell’art. 25 vi è riportata la possibilità di scioglimento anticipato del Reichstag in sostanza senza limiti. Rapporti presidente-esecutivo: Il Presidente nomina il Cancelliere. Cancelliere e Governo sono legati da un rapporto fiduciario con il Reichstag. Il rapporto di fiducia è implicito: il Governo non ha bisogno del voto di fiducia. Il Presidente (art. 48) può emanare proprie ordinanze e gode di ampi poteri che portano la sua figura a prevalere nei confronti degli altri organi costituzionali. Il bicameralismo è imperfetto e vi sono due camere: il Reichstag ed il Reichsrat. Il Reichstag ha una posizione preminente e rappresenta il popolo tedesco, mentre il Reichsrat rappresenta la struttura federale. La prima camera è eletta da tutto il popolo, la seconda rappresenta i governi dei singoli Stati.
“(4) In assenza di elezione entro il predetto termine, ha luogo immediatamente una nuova elezione, nella quale è eletto colui che ottiene il maggior numero di voti. Se l'eletto ottiene i voti della maggioranza dei membri del Bundestag, il Presidente federale lo deve nominare entro 7 giorni” Nel caso in cui tale elezione non avvenga a maggioranza assoluta il Presidente può decidere di nominare lo stesso il Cancelliere o di procedere allo scioglimento del Bundestag. E’senza controfirma. Nella prassi ha avuto applicazione solo il procedimento principale.
- BICAMERALISMO IN GERMANIA? In Germania vi è il bicameralismo imperfetto: le due camere, Bundestag e Bundesrat, hanno poteri differenti sia dal punto di vista legislativo, sia per quanto riguarda il rapporto fiduciario con il Governo. Per quanto riguarda i membri della prima camera, essi sono eletti direttamente dal popolo con un sistema proporzionale razionalizzato. Il rapporto di fiducia è fra Cancelliere e Bundestag. Solo il Cancelliere ha il rapporto fiduciario con l’assemblea. Tale rapporto è stato profondamente razionalizzato. Il Bundesrat è composto da 69 membri nominati dai governi dei singoli Stati ed ognuno di questi può mandare dai 3 ai 6 membri in relazione alle dimensioni dello stato. I rappresentanti degli Stati sono vincolati da un mandato imperativo e devono votare secondo le indicazioni ricevute dallo Stato e votare in blocco. Il Bundesrat funziona se l’attività federale è ridotta. In tal modo aumenta l’attività dei singoli Stati e viceversa. Ci sono leggi per le quali serve l’approvazione di entrambe le camere e altre per cui l’approvazione del Bundesrat non è richiesta.
- FORMAZIONE DELL’ESECUTIVO IN GERMANIA? La Costituzione riconosce al Cancelliere un ruolo di preminenza ed ha anche ulteriori poteri come stabilire il modo in cui si forma il Governo e la fiducia in entrata. Essa è esplicita per cui il voto è esplicito. Si fa riferimento alla parte 6 della Costituzione per quanto riguarda la formazione del Governo, dall’art. 62 al 69. L’art. 63 stabilisce la fiducia in entrata (la quale è esplicita) e pure il voto. Il Presidente federale designa il candidato Cancelliere. Il Bundstag vota per l’elezione del Cancelliere senza dibattito a maggioranza assoluta ed il Cancelliere è sottoposto a voto da parte del Bundestag. Se il Cancelliere non riesce ad ottenere la maggioranza, il Bundestag può eleggere un cancelliere federale a maggioranza assoluta. A questo punto il Presidente nomina il Cancelliere se questo è stato eletto a maggioranza assoluta. Vi è una terza ipotesi citata nell’art. 63: se non si raggiunge la maggioranza assoluta del Cancelliere, il Bundestag rivota per la terza vota o vi sono due possibilità: o ottiene la maggioranza assoluta ed il Presidente deve nominare il Cancelliere; o ottiene la maggioranza relativa ed il Presidente ha il potere di scelta: o nomina il Cancelliere minoritario (non ha maggioranza assoluta) o scioglie il Bundestag e si torna a nuove elezioni.
- SCIOGLIMENTO IN GERMANIA? In Germania ci sono solo 2 ipotesi di scioglimento del Bundestag: una è descritta nell’art. 63, ossia nel caso in cui non si è raggiunta la maggioranza assoluta e avviene lo scioglimento da parte del Presidente: questo è titolare formalmente di tale potere, ma anche dal punto di vista sostanziale (senza controfirma) Tutti gli atti del Presidente necessitano di controfirma, eccetto lo scioglimento (atto presidenziale) e la nomina del Cancelliere.
Una volta nominato il Cancelliere, i ministri sono nominati dal Presidente e possono essere revocati, su proposta del Cancelliere. Il Cancelliere e i ministri prestano giuramento di fronte al Bundestag.
- RAPPORTO FIDUCIARIO IN GERMANIA? La fiducia parlamentare è un atto - espresso sotto forma di votazione - con il quale, in una repubblica o monarchia parlamentare, il Parlamento esprime il Governo o ne controlla l'operato. In Germania vi è la cd sfiducia costruttiva: è quella in uscita ed è quella che permette di l’esecutivo solo se il Parlamento è certo di saper costruire un altro Governo. L’art. 67 disciplina il voto di sfiducia costruttivo: esso è un altro elemento di razionalizzazione, ossia di stabilizzazione dell’esecutivo. Il Bundestag può sfiduciare il Cancelliere solo se nomina un altro Cancelliere. Se la sfiducia non è accolta a maggioranza assoluta, non può esserci la revoca del Cancelliere. Il voto di sfiducia costruttiva è stato utilizzato 3 volte. Nel 1982: vi è stata la sostituzione del Cancelliere con un altro. Le altre 2 volte non aveva la maggioranza assoluta. Art. 68: questione di fiducia: quando l’iniziativa parte dal Cancelliere Nel caso in cui la questione di fiducia venga approvata, il Cancelliere può chiedere al Presidente di sciogliere il Bundestag. Il Bundestag può essere sciolto in 2 circostanze: -se il Cancelliere non ottiene la fiducia (di tipo governativo) dunque la decisione non viene presa dal Presidente, ma dal Cancelliere formalmente è il Presidente, ma sostanzialmente è il cancelliere che indica al presidente l’opportunità di sciogliere il Bundestag.
- scioglimento del Bundestag di tipo parlamentare Nella storia tedesca una disciplina così rigida nello scioglimento ha portato al concludere quando voleva sciogliere il Bundestag. In modo da avviare a sciogliere il bundestag. Il Cancelliere può proporre al Presidente lo scioglimento: NON DEVE. Non esiste un obbligo alle dimissioni. Il bundestag può entro 14 giorni.
- SCIOGLIMENTO ANTICIPATO DEL BUNDESTAG? L’art 81 disciplina lo scioglimento anticipato, il quale deve essere letto insieme all’art 68 della Costituzione. Se il Cancelliere decide di continuare a governare nonostante la sfiducia e non scioglie il Bundestag, può approvare i suoi disegni di legge. Lo stato di emergenza legislativa (ha durata max di 6 mesi) Se ha presentato la fiducia e viene respinta. Tale disegno di legge viene approvato dal Bundesrat. Dopo 6 mesi o si nomina un altro Cancelliere o si scioglie il Bundestag La prassi è stata in 2 occasioni ll Presidente federale è eletto da un collegio composto dal Bundestag L’assemblea federale è composta dal Bundestag e dal numero pari di persone elette solo allo scopo di eleggere il Presidente, a loro volta elette dalle assemblee dei singoli stati. Il Presidente è eletto per 5 anni con non più di 2 mandati. Voto di sfiducia costruttivo è disciplinato dall’art. 67 cost. La sfiducia è collegata all’elezione a maggioranza assoluta di un altro Cancelliere. L’altra ipotesi di scioglimento prevista è quella legata alla questione di fiducia ed è prevista dall’art. 68. “Articolo 68 [Mozione di fiducia, scioglimento del Bundestag] (1) Se una mozione di fiducia presentata dal Cancelliere federale non raccoglie l'approvazione della
-il giudizio nei confronti dei giudici federali per violazione dei princìpi della Legge fondamentale o dell'ordinamento costituzionale di un Land -il procedimento di decadenza dai diritti fondamentali: la Costituzione tedesca infatti prevede una serie di meccanismi per proteggere la democrazia. -la valutazione sulla incostituzionalità di un partito politico -il ricorso contro le pronunce del Bundestag circa la verifica delle elezioni e il mantenimento della qualità di deputato -l'accertamento dell'appartenenza di una norma di diritto internazionale al sistema del diritto federale e della sua efficacia diretta nei confronti del singolo -la decisione in merito ai contrasti che, sull'interpretazione della Legge Fondamentale, possano sorgere tra il Tribunale costituzionale federale e il Tribunale costituzionale di un Land o tra i Tribunali costituzionali di Länder diversi -le controversie relative alla sopravvivenza di leggi anteriori come diritto federale L’art 21 attribuisce al tribunale il potere di sciogliere i partiti politici che per i loro obiettivi o per il comportamento dei loro aderenti vanno a pregiudicare o sovvertire la forma di stato liberldemocratica.
- COSTITUZIONE SVIZZERA? COME FUNZIONA LA SVIZZERA? FORMA DI GOVERNO SVIZZERA? La Costituzione svizzera nasce da un processo aggregativo che portò alla Confederazione Elvetica, pur essendo uno stato federale. La prima costituzione svizzera è quella del 1815 , la seconda del 1848 , in seguito quella del 1874 e del 1999. La forma di governo è direttoriale, si basa su un bicameralismo paritario e non esiste in nessun altro paese. Le camere sono: il Consiglio Nazionale (camera bassa) ed il Consiglio degli stati (camera alta) Non vi è un rapporto fiduciario né scioglimento anticipato. Il Direttorio è l’esecutivo e prende il nome di Consiglio Federale. Le due camere si riuniscono a inizio legislatura ed eleggono il Consiglio Federale. Le camere riunite prendono il nome di Assemblea Federale. Il Direttorio rimane in carica 4 anni. L’Assemblea sceglie quale dei componenti deve svolgere la funzione di Capo dello stato e allo stesso tempo il Capo del governo. Per un anno si fa a turno. E’ un sistema politico molto stabile ed omogeneo. Ci sono 4 partiti che concorrono a formare l’esecutivo. Per dare vita all’esecutivo bisogna mantenere equilibri fra i cantoni, fra le lingue, le religioni. Tra i 7 componenti dell’esecutivo vi devono essere differenze linguistiche, religiose etc. e vengono riconfermati di legislatura in legislatura. Lo stato svizzero è federale. I singoli stati prendono il nome di cantoni e sono 26 tra cantoni e mezzi cantoni. C’è un federalismo che prevede una grande collaborazione tramite una consultazione diretta dei vari cantoni o consultazione all’interno del Parlamento. I residui spettano ai cantoni e ci sono ambiti cantonale. L’uso del referendum è molto frequente sia a livello federale, sia a livello cantonale. Vi è una forma di democrazia diretta molto forte. Nel 1971 si concesse il voto alle donne. Vi è un tribunale federale per ridurre le controversie tra cantoni e stato.
- COSTITUZIONE E FORMA DI GOVERNO DEGLI STATI UNITI? LA SUA EVOLUZIONE? Quella del 1787 non è la prima costituzione degli Stati Uniti, prima di questa ci fu la Costituzione del 1777 che però non aveva dato vita ad una struttura federale, ma ad una confederazione. Le 13 ex colonie dopo l’indipendenza dalla madre patria nel 1777 si erano date una prima costituzione chiamata “Articoli della Confederazione”.
Gli Articoli, tuttavia, esclusero la possibilità per il Secondo Congresso di poter promulgare leggi valevoli per tutti i cittadini degli Stati della Confederazione: ogni singolo Stato mantenne il diritto di promulgare proprie leggi in qualsiasi materia. Nel 1787 a Philadelphia si riunirono i delegati dei singoli stati per dare vita ad un’altra costituzione, questa volta di stampo federale. La costituzione degli Stati Uniti del 1787 è:
- breve, composta da 7 articoli a cui si aggiungono 27 emedamenti.
- rigida: l’art. 5 prevede un meccanismo complesso per la modifica del testo della costituzione che comporta il coinvolgimento dei singoli stati. (è stato utilizzato solo 27 volte). Vi sono inoltre degli emendamenti che non vanno a modificare il testo, ma si aggiungono ad esso e devono essere letti congiuntamente. -è elastica poiché è scritta in maniera molto generica. Nel corso dei decenni, infatti, essa è stata interpretata in maniera differente. Ogni organo dello stato ha poteri espliciti, ossia indicati dalla costituzione ed impliciti, ovvero derivanti da una lettura elastica del testo costituzionale. La costituzione statunitense si fonda un una serie di compromessi messi in atto dai delegati dei diversi stati alla Convenzione di Philadelphia al fine di far coinciliare le differenti esigenze dei singoli stati. Il primo compromesso è quello che porta a trovare una soluzione fra le esigenze degli stati più grandi e quelli più piccoli. Gli Stati più grandi volevano un parlamento composto in modo proporzionale alle dimensioni degli stati. Gli stati più piccoli volevano una rappresentanza paritaria. Il compromesso, che prende il nome di “Compromesso del Connecticut” è dato dalla struttura del Congresso, infatti, questo è comporto da 2 camere: la Camera degli rappresentanti ed il Senato. La Camera dei rappresentanti è composta in modo proprorzionale alle dimensioni di uno Stato mentre il senato è composto da 2 senatori per ogni stato indipendentemente dal numero della popolazione. Un altro compromesso è quello che viene trovato fra le esigenze degli stati schiavisti e le esigenze degli stati non schiavisti. La questione si fondava su come calcolare il numero degli schiavi all’interno della popolazione. I contrasti non riguardavano la sua abolizione, ma come conteggiare gli schiavi all’interno della popolazione, che rappresentavano il 40% della popolazione negli Stati del Sud. Questi ultimi chiedevano che fossero conteggiati come popolazione per stabilire il numero di rappresentanti da mandare alla Camera bassa del Congresso e come proprietà nel caso in cui il governo avesse approvato delle tasse sulla base della popolazione di ciascuno Stato; gli Stati del Nord volevano invece il contrario. La questione fu risolta con la clausola dei 3/5: Il numero degli schiavi doveva essere calcolato per i 3/5. In tal modo si aggiunsero i 3/5 nel ripartire i tributi e i rappresentanti che spettavano ad ogni stato. Alla fine della guerra di secessione si abolì la schiavitù. Altro compromesso è quello che vede gli stati federalisti a quelli antifederalisti. Questi ultimi temono conferire troppi poteri alla federazione soprattutto in tema di commercio porti ad un’espansione dei poteri della federazone nell’attività degli stati e perciò di introduce nel testo costituzionale un limite temporale nell’esercizio di alcuni poteri: si stabilisce che fino al 1808 il Congresso federale non potrà intervenire in materia di immigrazione e di imposizione delle tasse in modo da limitare il potere federale. Un altro limite ai poteri della federazione è contenuto dai primi 10 emendamenti del testo costituzionale. I 7 articoli della Costituzione non prevedevano dei diritti, questo perché ogni singolo stato aveva già un Bill of rights. Nel processo di ratifica vengono però elaborati anche i 10 emendamenti del testo costituzionale ed entra in vigore nel 1791 Bill of rights (ossia la carta dei diritti della costituzione statunitense). La carta dei diritti viene letta come un limite al potere della federazione a tutela dei diritti degli stati e rappresenta la vittoria degli stati antifederalisti. I diritti elencati nei 10 emendamenti sono diritti negativi propri dello stato liberale e diritti di natura processuale propri del common law. Tale lettura del Bill of rights cambierà con il 14esimo emendamento approvato dopo la guerra di secessione che consente di dare un interpretazione differente ai primi 10 emendamenti: i 10 emendamenti non sono tanto a tutela dei singoli stati nei confronti della federazione, quando dei cittadini nei confronti di leggi federali e leggi statali.
riuniranno e voteranno per il presidente. Non è un’elezione diretta, ma indiretta con il filtro dei Grandi elettori. Essi sono eletti su base statale e il loro numero è 538, pari alla somma dei senatori (100, due per ogni Stato), dei deputati (435, assegnati proporzionalmente al numero di abitanti residenti in ciascuno Stato). Il Presidente entra nella pienezza delle sue funzioni il 20 gennaio dell’anno successivo alle elezioni e da quel punto inizia il suo mandato. Il Presidente svolge la funzione sia di capo di stato, sia di capo di governo, perciò ha tutto il prestigio che di solito è riservato al capo dello stato, anche come ruolo simbolico di rappresentanza della nazione e tutto il potere effettivo che spetta al capo del governo. Come tutti i poteri dello stato, anche il potere esecutivo presenta poteri espliciti elencati nel testo costituzionale ed impliciti. Impliciti: poteri che servono al presidente per esercitare i poteri espliciti (cioè poteri che sono attribuiti dalla costituzione) Vi sono poi i poteri emergenziali o di prerogativa, che osno tutti quei poteri che il presidente può adottare in circostanze eccezionali/emergenziali. Nel 800 Nel corso del 900 il potere esecutivo del pr è stato considerato in maniera molto più ampia Nella sezione seconda viene detto che il Presidente è a capo delle forze armate: ciò ha permesso di espandere il suo potere anche nei confronti degli altri organi che compongono il potere esecutivo. Vi è poi il potere di guerra, diviso fra Congresso e Presidente. Il Congresso ha il potere di dichiarare guerra, il presidente ha il potere di condurre le operazioni militari. Tale forma di freni e contrappesi ha visto opporsi Presidente e Congresso poiché sono stati molto frequenti iniziative di dichiarazione di guerra da parte del Presidente. Solamente 5 casi hanno visto una formale dichiarazione preventiva del Congresso. Nel 73 il Congresso ha approvato una legge che ha imposto al Presidente di sottoporre al Congresso, entro 48 ore dall’impiego delle forze armate una richiesta di autorizzazione votata dal Congresso e poi riconfermata periodicamente. Un altro potere solo presidenziale è quello di concedere la grazia anche a persone ancora non condannate, ossia durante lo svolgimento di un processo (per evitare un processo). Es. Nixon quando venne sostituito da Ford, Ford lo graziò prima che avvenisse il processo. Bush padre graziò alcuni finanziari dell’amministrazione Regan. Essendo coinvolto negli scandali, graziò anche se stesso. Vi furono così anche casi di self-pardon. Vi è poi attribuito al Presidente il potere estero di stipulare i trattati internazionali con il potere ed il consenso di 2/3 del Senato (freno previsto all’interno della Costituzione) poiché il Senato è la camera rappresentativa, è composta in modo paritario. Ciò implica anche un aumento dei poteri interni del Presidente. Nella storia, tale potere è stato aggirato dal Presidente con accordi dell’esecutivo che sono immediatamente esecutivi poiché non rientrano nella categoria di trattati internazionali. Il Presidente nomina poi i funzionari, previo consenso del Senato. I rapporti fra Presidente e Congresso nel processo legislativo: il Presidente deve dare l’informativa sullo stato dell’Unione annualmente per comunicare al Congresso quelli che sono i disegni di legge che vuole far adottare. Il Presidente ha il potere di impulso legislativo: comunicare al Congresso la volontà dell’esecutivo e sarà un rappresentante o un senatore a presentare il disegno di legge al Congresso. Al Presidente è conferito intervenire attraverso il potere d’impulso. Le leggi approvate devono essere eseguite dall’amministrazione. Non è possibile essere nell’esecutivo e contemporaneamente rappresentante o senatore. Vi è il caso di conflitto di interpretazione delle leggi fra Presidente e Congresso: spesso il Presidente ha dato una sua particolare interpretazione alle leggi approvate. Un altro esempio di freni e contrappesi è quello dato dall’impeachment: si stabilisce che il Presidente, il vicepresidente ed i funzionari possono essere rimossi dal Congresso dai loro uffici nei casi di tradimento Vi è un differenza in questo nel ruolo delle 2 camere: la camera dei rappresentanti deve formulare l’accusa mentre il Senato è chiamato a decidere in merito. Tale potere è stato esercitato nei confronti di giudici federali, nei casi dei Presidente è stato utilizzato nel
1868 e nel 1998 L’impeachment se viene votato porta alla dimissione del Presidente e alla sua sostituzione con il Vicepresidente. Gli emendamenti della Costituzione il Presidente e il Vicepresidente non possono risiede nello stesso stato, devono essere votati insieme (ticket). In caso di morte o dimissioni il vicepresidente diviene presidente. In caso di malattia il vice può comunque assumere la carica di presidente protempore. Il vicepresidente è presidente del Senato. Il potere esecutivo è affidato al Presidente, il quale è però affiancato da organi che coadiuvano, sia dai ministri che o cmpongono l’esecutivo. I ministri prendono il nome di segretari e ono nominati dal presidente con il parere del senato e non sono responsabili nei confronti del Congresso, ma esclusivamente nei confronti del Presidente, il quale li può dimettere. All’intero del potere esecutivo vi sono poi numerose agenzie amministrative indipendenti che hanno il compito di esercitare tutte le complesse funzioni esecutive.
- BICAMERALISMO NEGLI STATI UNITI? Il Congresso è disciplinato dall’art. 1 della Costituzione degli Stati Uniti. Esso è articolato in 2 camere: la Camera dei rappresentanti ed il Senato. Si tratta di un bicameralismo parzialmente differenziato: il bicameralismo è sostanzialmente paritario, ma vi sono alcune differenze fra le camere. La prima differenza riguarda il mandato: la Camera dei rappresentanti è eletta per 2 anni, il Senato per 6 anni. 1/3 dei Senatori viene rinnovato ogni 2 anni. I rappresentanti sono in perenne campagna elettorale. Alcune competenze sono esclusive: il Senato approva i trattati internazionali con la maggioeranza di 2/3 e approva le nomine dei funzionari compresi i giudici della Corte suprema, i giudici federali e i ministri dell’esecutivo. L’iniziativa legislativa in materia finanziaria spetta solo alla Camera dei rappresentanti. Vi sono poi competenze concorrenti: il potere di Impeachment (procedimento d'accusa contro un alto funzionario o un uomo politico (in particolare il capo dello Stato), sospettato di aver violato la legge nell'esercizio delle proprie funzioni). La Camera dei rappresentanti formula l’accusa ed il Senato ha il ruolo di decidere. Pur non essendoci un rapporto fiduciario, il Congresso ha il potere di istituire commissioni d’inchiesta sull’esecutivo che possono portare anche a svolgere inchieste sull’operato dell’esecutivo. Il potere principale del Congresso è il potere legislativo: anche le leggi possono presentare i disegni di leggi in Parlamento. Il procedimento di approvazione delle leggi è molto complesso poiché all’interno del Congresso vi sono commissioni con potere molto forte nella disamina e nella selezione dei disegni di legge. Solamente il 5% supera la fase delle commissioni. Il disegno di legge per divenire legge deve essere approvato da entrambe le Camere.
- Una volta che il disegno di legge viene approvato, il Presidente promulga la legge e questa entra in vigore.
- Il Presidente non firma, né rinvia il disegno di legge e trascorsi 10 giorni il disegno di legge diviene legge anche senza il bisogno di promulgazione presidenziale. Nel caso in cui questi 10 giorni coincidano con un aggiornamento delle sedute del Congresso, il Presidente non ha il modo di rinviare la legge al Congresso poiché questo non è riunitoq. In questo caso, trascorsi i 10 giorni, il disegno di legge non entra in vigore. Tale ipotesi prende il nome di Pocket veto. La corte suprema ha stabilito che
- La terza ipotesi è che il Presidente quando riceve il disegno di legge, lo rinvia e lo rimanda alle camere. Il Cogresso deve riapprovare il disegno di legge su cui il Presidente ha posto il veto con una maggioranza di 2/3 con entrambe le camere.