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Saggio finale del master, Dispense di Filosofia

Saggio finale del master in " Filosofia e scienze umane " mnemosine

Tipologia: Dispense

2023/2024

Caricato il 11/10/2024

stellassa82
stellassa82 🇮🇹

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Associazione Mnemosine
MASTER DI I LIVELLO ANNUALE IN FILOSOFIA E
SCIENZE UMANE
SAGGIO FINALE
Modulo 5: La crisi dell'Io
Candidato:
Ilenia Di Franco
A.A. 2021/2022
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Associazione Mnemosine

MASTER DI I LIVELLO ANNUALE IN FILOSOFIA E

SCIENZE UMANE

SAGGIO FINALE

Modulo 5: La crisi dell'Io

Candidato:

Ilenia Di Franco

A.A. 2021/

INTRODUZIONE

Nel periodo compreso tra fine Ottocento e inizio Novecento si verifica una vera e propria rivoluzione che colpisce diversi campi del sapere e stabilisce il passaggio dall' uomo moderno all' uomo contemporaneo. Questa svolta epocale può essere definita con il termine " crisi delle certezze dell’uomo " , in quanto vengono messi in discussione tutti i valori della ragione classica : non si crede più a un mondo necessario , alla centralità dell' uomo e all' esistenza di una verità assoluta , unica e conoscibile. La cultura della crisi sostituisce a questo insieme di valori una molteplicità di prospettive , una pluralità di punti di vista , cioè si entra nell' ambito di un totale relativismo. Il passaggio a questa nuova epoca è molto brusco perchè coinvolge ogni tipo di indagine dell' uomo sulla realtà e su se stesso , e questi passaggi non sono semplici evoluzioni delle varie discipline , ma vere e proprie rivoluzioni che minano alle fondamenta delle conoscenze precedenti. In filosofia , con Schopenhauer, Kierkegaard, si ha una profonda critica dei valori dominanti , soprattutto nei confronti dell' ottimismo sociale , del positivismo , del finalismo storico e del cristianesimo. A questi valori si sostituiscono concezioni filosofiche della vita e dell' essere fondate sul concetto di volontà , che vedono la nuova strada per l' uomo in una accettazione passiva della vita. Con l' avvento di Freud e della psicanalisi , l' uomo scopre di conoscere solo una minima parte della propria personalità : ciò di cui si ignora l' esistenza e di cui non si ha controllo , contribuisce fortemente , in un continuo gioco dialettico con la coscienza, a determinare i nostri comportamenti nell' arco di tutta la vita.

nutrirsi. Il mondo è, dunque, volontà e rappresentazione. Dio è stato creato dagli uomini per “mascherare” la crudele verità sul mondo: la vita non ha senso, non esiste un fine, né un destino; tutti gli esseri viventi, siano essi vegetali o animali, non vivono con altro scopo che vivere e proseguire la specie. Tutto il mondo è investito dalla sofferenza: volere significa essere mancanti di qualcosa, perciò essere in uno stato di tensione. Quando un desiderio viene appagato sopraggiunge la noia, e il ciclo ricomincia, perché per ogni brama sedata ne scaturiscono altre; il piacere inoltre, non è che temporanea e fugace cessazione di dolore, dunque funzionale e dipendente da esso. Non può verificarsi il caso contrario perché un individuo può sperimentare una serie di dolori senza essere preceduti da piaceri, invece ogni piacere nasce alla fine di un particolare dolore. La vita è un pendolo che oscilla tra il dolore e la noia. La legge che regola il mondo è quella del più forte: la lotta per la sopravvivenza spinge a crudeltà ed egoismi: il male, infatti, non appartiene al mondo, ma è il Principio che lo porta avanti. In questa prospettiva, ogni potere, ogni prerogativa è sottratta all’uomo: il libero arbitrio, l’esistenza (e la sopravvivenza post-mortem) dell’anima, l’amore. Schopenhauer afferma che la vita è dolore , e che l' esistenza , in virtù del dolore che la costituisce , risulta tal cosa che si impara poco per volta a non volerla. Si potrebbe quindi pensare che il pensiero di questo autore porti ad una filosofia del suicidio universale ; invece il filosofo rifiuta il suicidio per due motivi :

  1. perché " il suicidio , lungi da essere negazione della volontà , è invece un atto di forte affermazione della volontà stessa " , in quanto " il suicida vuole la vita ed è solo malcontento delle condizioni che gli sono toccate" ;
  2. perché il suicidio uccide solo una manifestazione fenomenica della Volontà di vivere, lasciando intatta la cosa in sé , che pur morendo in un individuo rinasce in mille altri. Per Schopenhauer la risposta al dolore del mondo sta non nel suicidio ma nella liberazione dalla Volontà di vivere ; questo processo salvifico avviene in tre tappe : l' arte , la morale e l' ascesi. L' ARTE , per Schopenhauer , è conoscenza libera e disinteressata che si rivolge alle idee , cioè alle forme pure delle cose : questo avviene perché nell' arte questo amore, questa guerra , questo dolore diventano l' amore , la guerra , il dolore , ovvero l' essenza immutabile di tali fenomeni. Per questo suo carattere contemplativo e per questa sua capacità di muoversi nel mondo delle forme eterne , l' arte sottrae l' individuo alla catena dei bisogni e dei desideri quotidiani : di conseguenza l' arte, secondo Schopenhauer , risulta catartica per eccellenza perché l' uomo , grazie ad essa , più che vivere contempla la vita , elevandosi al di sopra della volontà , del dolore e del tempo.

LA MORALE : la morale , per Schopenhauer , è un tentativo di superare l' egoismo e di vincere la lotta interminabile degli individui tra di loro , che costituisce un' ingiustizia ed è una delle maggiori cause di dolore. Essa non nasce da un imperativo categorico dettato dalla ragione , ma da un sentimento di pietà attraverso cui sentiamo come nostre le sofferenze altrui. Quindi la pietà non nasce da una logica astratta , ma dall' esperienza vissuta , che ci accomuna agli altri e permette di identificarci con i loro tormenti. La pietà si concretizza nelle virtù della giustizia , che consiste nel non fare a gli altri ciò che non vorremmo fosse fatto a noi , e della carità, che consiste nel fare del bene al prossimo. LA NOLONTA ’ : La soppressione della Volontà è l' unico atto di libertà concesso all' uomo : quando si raggiunge questo obiettivo non si raggiunge l' estasi , come accade per il misticismo cristiano , ma l' esperienza del nulla , cioè di negazione del mondo. Schopenhauer quindi, ne Il mondo come volontà, e rappresentazione (1818) riduce il soggetto umano a semplice manifestazione di un principio metafìsico, impersonale e del tutto irrazionale: la volontà di vivere. Da ciò scaturiscono due conseguenze:

  1. la razionalità viene considerata come uno strumento dell'istinto di sopravvivenza;
  2. l'agire del soggetto umano viene considerato come un prodotto dei bisogni e delle pulsioni naturali in cui si manifesta la volontà. Se è vero che in Schopenhauer è presente anche una valorizzazione dell'io - in quanto capace di seguire un difficile cammino di liberazione dalla volontà, è altrettanto vero che l'obiettivo finale di questa liberazione consiste nella rinuncia stessa all'individualità, nel suo annullamento attraverso un percorso che conduce all'ascesi. Meno drastica, ma non meno incisiva, è la soluzione che viene dal filosofo danese Soren Kierkegaard (1813-1855).

Oppure l'esteta può pervenire alla disperazione vera che, mostrandogli la vanità delle sue esperienze, lo induce a compiere il salto verso un genere di vita superiore, retto da principi completamente estranei alle regole dell'estetica; in questa situazione il singolo giunge allo stadio etico. Tra i due stadi, comunque, non c'è alcuna forma di mediazione. Il passaggio dalla disperazione finita (estetica) alla disperazione infinita (etica) è un salto che può essere compiuto solo in base alla libera scelta del singolo. Lo stadio etico trova la sua migliore rappresentazione nella figura del marito o più in generale, nel personaggio del Consigliere di Stato Guglielmo, la cui esistenza è circoscritta dalle sfere del matrimonio, della famiglia, della professione, della fedeltà allo Stato. Se l'esteta trapassa di istante in istante senza impegnarsi mai in nulla, la vita dell'uomo etico è invece contrassegnata dalla scelta. In primo luogo, egli compie la scelta fondamentale tra bene e male; in secondo luogo, una volta scelto un determinato bene, una certa sposa, una certa professione,ecc. egli conferma in ogni momento la sua scelta, tornando a scegliere in ogni istante ciò che ha già scelto per sempre. L'uomo etico, a differenza dell'esteta, non teme dunque la ripetizione, anzi la ama, vedendo in essa una continua riconferma della sua decisione iniziale. Se la vita dell'esteta si frantuma in una miriade di istanti privi di storia, quella dell'etico si sviluppa nella continuità del tempo. All' esasperata ricerca dell'eccezionalità da parte dell'esteta egli contrappone la tranquilla universalità del dovere, di cui l'esistenza etica è una continua realizzazione. Ma per l'uomo etico il dovere non è un'imposizione esteriore (come sarebbe per l'esteta), bensì un concreto dovere coniugale, professionale o civile che egli spontaneamente riconosce come la propria condizione. Il dovere morale non è altro che "il compito che si è a se stessi", ciò che ciascuno ha deciso di diventare in virtù della sua libera scelta. Anche la vita etica, tuttavia, appare limitata. Se sceglie se stesso fino in fondo, l'individuo raggiunge la propria origine, cioè Dio, ma poiché di fronte alla maestà di Dio l'unico sentimento che l'uomo può provare è quello della propria inadeguatezza morale, cioè della propria colpevolezza, l'esito finale della vita etica è il pentimento. L'uomo etico viene così messo di fronte al peccato, il quale però non è più una categoria etica, bensì una determinazione religiosa. Con il pentimento, dunque, si esce dalla sfera dell'etica, per entrare in quella della religione, sebbene, anche in questo caso, il passaggio non sia automatico, ma comporti un salto ancora più radicale di quello che divideva l'ambito etico da quello estetico. Lo stadio religioso è descritto in

"Timore e tremore", opera che già nel titolo esprime la natura dell'atteggiamento che l'uomo religioso deve avere nei confronti del divino. Nella sfera etica l'individuo vive nell'ambito dell'universale: ciò che è bene e ciò che è male, ciò che è dovere e ciò che è colpa, sono noti a tutti. Nella sfera della religione, invece,il "cavaliere della fede" è assolutamente solo: il suo unico rapporto è quello con Dio. La dimensione religiosa comporta una sospensione dell'etica, poiché essa si appoggia esclusivamente sulla volontà di Dio, che può anche divergere dalle leggi dell'etica. La figura emblematica di questa condizione è Abramo, che per obbedire a Dio non esita a sacrificare l'unico figlio Isacco. Dal punto di vista morale, egli ha soltanto un dovere, quello di essere un buon padre: l'etica, dunque, lo condanna irrimediabilmente come un assassino. La giustificazione della sua intenzione di uccidere Isacco risiede tutta nella volontà di Dio, la quale si esprime esclusivamente nel rapporto interiore tra il singolo Abramo e la divinità. Nessuno lo può capire in base alle regole dell'etica, ed egli stesso non può essere certo di non sbagliare: la fede è rischio. La condizione di insicurezza, di inquietudine e di travaglio è l'oggetto dei due scritti che, accanto alle "Briciole" e alla "Postilla", costituiscono il nucleo più prettamente filosofico del pensiero di Kierkegaard: "Il concetto dell'angoscia" (1844) e "La malattia mortale" (1849). L'angoscia è la "vertigine"che scaturisce dalla possibilità della libertà. L'uomo sa di poter scegliere, sa di avere di fronte a sé la possibilità assoluta: ma è proprio l'indeterminatezza di questa situazione che lo angoscia. Egli acquista la coscienza che tutto è possibile: ma, quando tutto è possibile, è come se nulla fosse possibile. La possibilità non si riveste di positività, non è la possibilità della fortuna, della felicità, e; è la possibilità dello scacco, la possibilità del nulla. L'angoscia è la condizione naturale dell'uomo. Essa non è presente nella bestia che, priva di spirito, è guidata dalla necessità dell'istinto, né nell'angelo che, essendo puro spirito, non è condizionato dalle situazioni oggettive. L'angoscia è propria di uno spirito incarnato, quale è l'uomo, cioè di un essere fornito di una libertà che non è né necessità, né astratto libero arbitrio, ma libertà condizionata dalla situazione, cioè appunto dalla possibilità di ciò che può accadere. E' la possibilità di poter agire in un mondo in cui nessuno sa che cosa accadrà. E' l'angoscia provata da Adamo posto di fronte al divieto di gustare i frutti dell'albero della conoscenza: egli non sa ancora in che cosa consista la conoscenza, non conosce la differenza tra il bene e il male, non comprende il senso del divieto stesso. Egli non sa che cosa accadrà, eppure è chiamato a scegliere tra l'obbedienza e la disobbedienza.

rinunci a ogni garanzia fornita dalla razionalità. Può sembrare un clamoroso paradosso culturale che, pochi anni dopo, Sigmund Freud (1856-1939) arrivi a formulare tesi molto vicine a quelle di Nietzsche non solo senza mai averne letto - per scelta intenzionale - le opere, ma addirittura partendo da presupposti culturali antitetici e cioè da una cultura positivista e da una formazione medica. In realtà, ciò rappresenta un segno evidente che la crisi delle certezze era ormai un fenomeno epocale, l'espressione di una situazione storico-culturale.

SIGMUND FREUD E LA PSICOANALISI

La medicina ufficiale ottocentesca tendeva infatti ad interpretare tutti i disturbi della personalità in chiave somatica e quindi a non prendere “sul serio” quegli stati psiconevrotici in cui non fossero rintracciabili lesioni organiche corrispondenti. La scoperta dell’inconscio segna l’atto di nascita della psicoanalisi, che si configura infatti come una psicologia del profondo. Secondo Freud, la maggior parte della vita mentale si svolge non nella coscienza ma al di fuori di essa, nell’inconscio, il quale costituisce la realtà abissale primaria di cui il conscio è solo una manifestazione visibile. Il conscio è come la punta di un iceberg (iceberg = inconscio), costituisce il 90% della psiche umana. L’inconscio diventerà il punto di vista privilegiato da cui osservare l’uomo. L’inconscio si divide in: Preconscio: ricordi momentaneamente inconsci che possono diventare consci a seguito di uno sforzo dell’attenzione Rimosso : è l’inconscio in senso stretto, costituito da elementi psichici stabilmente inconsci che sono mantenuti tali da una forza specifica (la rimozione) che può essere superata solo tramite tecniche apposite. Attraverso le associazioni libere, si può portare alla luce il rimosso, le quali consistono nel mettere il paziente in condizione di rilassarsi e abbandonarsi al corso dei propri pensieri facendo si che tra le parole da lui pronunciate si instaurino delle catene associative collegate con il materiale rimosso che si vuole portare alla luce. Ma affinché questo metodo funzioni deve esserci la collaborazione del paziente stesso. Il transfert è il trasferimento sulla persona dell’analista di stati d’animo ambivalenti (amore e odio) provati dal paziente durante l’infanzia nei confronti delle figure genitoriali. Il paziente vede l’analista come la reincarnazione di una persona importante della sua infanzia. Di solito l’analista viene visto come uno dei genitori. Sotto l’influenza della traslazione, l’Io indebolito si rafforza e riesce a far cose che altrimenti gli sarebbero impossibili.

La scomposizione psicoanalitica della personalità

La psiche umana è stratificata e Freud individua tre metaforici luoghi psichici. L’Es è la forza impersonale e caotica che costituisce la matrice originaria della nostra psiche, non conosce né il bene né il male, né la moralità (non ha un’etica) ma obbedisce solo al principio del piacere. E’ un egoistico e caotico insieme di impulsi che sono soprattutto sessuali (impulsi della libido, indipendenti dalla procreazione).

soggetto avviene in tre fasi:

1. fase orale (dai primi mesi di vita sino a 1 anno e ½ ): la zona esogena è la bocca ed è connessa al poppare (attività privilegiata del bambino) 2. fase anale (da 1 anno e ½ ai 3 anni): la zona erogena è l’ano ed è collegata alle funzioni escrementizie (che danno piacere e interesse al bambino) 3. fase genitale (inizia dalla fine del terzo anno): ha come fattore erogeno la zona genitale e si articola nelle sottofasi fallica (la scoperta del pene costituisce oggetto di attrazione e curiosità, dà luogo al “complesso di castrazione” e viene riconosciuto come organo di eccitamento sessuale) e genitale in senso stretto (va dal quarto o sesto anno alla pubertà, è caratterizzata dall’organizzazione delle pulsioni sessuali sotto il primato delle zone genitali). Il complesso di Edipo consiste in un attaccamento libidico verso il genitore di sesso opposto e un atteggiamento ambivalente verso il genitore di egual sesso. Si ispira alla vicenda del personaggio greco (Edipo) destinato dal Fato ad uccidere il padre e a sposare la madre. Questo complesso si sviluppa fra i 3 e i 5 anni (fase fallica) e a seconda della sua risoluzione determina la futura strutturazione della personalità. Le rappresentazioni religiose non sono “precipitate dall’esperienza o risultati finali del pensiero”, ma illusioni, appagamenti dei desideri più antichi, più forti, più pressanti dell’umanità. Tali desideri sarebbero quelli tipicamente infantili di sentirsi protetti contro i pericoli della vita. Dio è la proiezione psichica dei rapporti ambivalenti con il padre terreno. E’ la proiezione del Super-io interiorizzato all’esterno di noi. Viene da un bisogno umano di protezione e sicurezza con un Super-io collettivo, incarnato da una serie di norme e divieti. Realismo pessimistico : la sofferenza è componente strutturale della vita, che ci costringe a patire nel corpo e nella psiche, a decadere e a morire (simile a Schopenhauer). Politicamente parlando, Freud è favorevole a uno stato che, pur non escludendo regole e sacrifici, cerchi nel limite del possibile, di ridurre gli spazi di repressione e di sofferenza, facendo in modo che l’inevitabile prezzo da pagare allo stato civile risulti meno oneroso. Negli ultimi scritti, Freud divide le pulsioni in due specie, quelle che tendono a conservare e a unire (erotiche, sessuali) e quelle che tendono a distruggere e uccidere (aggressive, distruttive). Nella lotta tra Eros e Thanatos Freud ha visto condensata l’intera sorte del genere umano. La società con le sue norme può essere fonte di sofferenza (perché trattiene molti istinti della libido) ma preserva l’uomo dall’autodistruzione. Freud scrive che " alla pulsione di morte compete il compito di ricondurre il vivente organico nello stato privo di vita ; l' Eros perseguirebbe invece il fine di complicare la vita , allo scopo naturalmente di conservarla , aggregando in unità sempre più vaste le particelle disperse della

sostanza vivente. Entrambe le pulsioni agirebbero in modo conservativo , nel senso più rigoroso di questo termine , poiché mirerebbero al ripristino di uno stato turbato dall' apparire della vita. L' apparire della vita sarebbe dunque la causa della continuazione della vita e al tempo stesso della aspirazione alla morte ; e la vita stessa sarebbe una lotta e un compromesso fra queste due tendenze ".