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Saggio Portoghese modulo A professore Bertolazzi, Prove d'esame di Lingua Portoghese

Libri a cui fa riferimento: Fernando Pessoa "Mensagem"

Tipologia: Prove d'esame

2020/2021

In vendita dal 11/06/2021

Federicauu
Federicauu 🇮🇹

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Federica Uva 0281014
La lingua è un sistema di comunicazione condiviso da una comunità di parlanti;
essendo un organismo vivo, è soggetto a mutamenti denominati cambiamenti
linguistici.
Da cosa può essere influenzato questo mutamento?
Il popolo in questione, nel corso del tempo, può entrare in contatto con influenze
straniere che possono a sua volta, modificare i campi linguistici di una lingua: la fonetica,
la fonologia, la morfologia, la sintassi e la semantica; giungendo così al cambiamento del
sistema di segni che formano il codice di quell’idioma (la “Langue” di Saussure).
Non tutte le lingue però, sono aperte al cambiamento linguistico, un esempio
lampante è il Portoghese, che inizialmente, con l’intenzione di preservare la purezza della
lingua, rifiuta l’innovazione.
Esso, come tutte le lingue della Penisola Iberica ad eccezione del Basco, deriva
dal latino volgare e per questo denominato “Lingua romanza.
Studiando le sue fasi, possiamo giungere alla suddivisione in quattro archi
temporali: il primo, il periodo preletterario, in cui la lingua parlata è la lingua romanza,
al contrario della scrittura, in cui la lingua prediletta è il latino.
Ci troviamo dunque in una situazione di diglossia: chi scrive non è cosciente del
fatto che sta utilizzando lingue diverse per due finalità differenti; il secondo periodo vede
il XII secolo, come il tempo in cui iniziano a comparire i primi testi scritti in Portoghese
Antico, sviluppandosi così una produzione poetica, nota come “poesia trobadorica; con
il periodo che segue vi sarà la pubblicazione de “Grammatica da Lingoagem Portoguesa
di Fernão de Oliveira, trattando cosi la fase del Portoghese Medio.
Risentendo del periodo che vede nascere l’Illuminismo (1700), fino alla fine del
XVII secolo, si ha l’ultima fase, con la definizione della lingua nazionale come modello
linguistico: il Portoghese Classico.
In esso possiamo notare alcuni cambiamenti linguistici come:
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La lingua è un sistema di comunicazione condiviso da una comunità di parlanti; essendo un organismo vivo, è soggetto a mutamenti denominati “ cambiamenti linguistici”. Da cosa può essere influenzato questo mutamento? Il popolo in questione, nel corso del tempo, può entrare in contatto con influenze straniere che possono a sua volta, modificare i campi linguistici di una lingua: la fonetica, la fonologia, la morfologia, la sintassi e la semantica; giungendo così al cambiamento del sistema di segni che formano il codice di quell’idioma (la “Langue” di Saussure). Non tutte le lingue però, sono aperte al cambiamento linguistico, un esempio lampante è il Portoghese, che inizialmente, con l’intenzione di preservare la purezza della lingua, rifiuta l’innovazione. Esso, come tutte le lingue della Penisola Iberica ad eccezione del Basco, deriva dal latino volgare e per questo denominato “Lingua romanza”. Studiando le sue fasi, possiamo giungere alla suddivisione in quattro archi temporali: il primo, il periodo preletterario, in cui la lingua parlata è la lingua romanza, al contrario della scrittura, in cui la lingua prediletta è il latino. Ci troviamo dunque in una situazione di diglossia : chi scrive non è cosciente del fatto che sta utilizzando lingue diverse per due finalità differenti; il secondo periodo vede il XII secolo, come il tempo in cui iniziano a comparire i primi testi scritti in Portoghese Antico, sviluppandosi così una produzione poetica, nota come “ poesia trobadorica ”; con il periodo che segue vi sarà la pubblicazione de “ Grammatica da Lingoagem Portoguesa ” di Fernão de Oliveira, trattando cosi la fase del Portoghese Medio. Risentendo del periodo che vede nascere l’Illuminismo (1700), fino alla fine del XVII secolo, si ha l’ultima fase, con la definizione della lingua nazionale come modello linguistico: il Portoghese Classico. In esso possiamo notare alcuni cambiamenti linguistici come:

o La palatalizzazione della sibilante implosiva a fine sillaba o parola, a fricativa che si articola come una palatale sorda (se precede una consonante sorda) o sonora (se precede una consonante sonora), o La monottongazione del dittongo /ow/: nelle varietà regionali centro-meridionali e insulari del Portogallo; diversamente dalla monottongazione del dittongo [ej], innovazione meridionale, o L’innalzamento e la centralizzazione delle vocali atone che interesserà anche le vocali , che subendo la centralizzazione diventerà [ɐ] ed che invece, subirà un innalzamento in [i] e una successiva centralizzazione in [ɨ], o In contesto pretonico, le vocali anteriori e posteriori semiaperte e semichiuse e la vocale centrale /a/, /o/ e /ɔ/, /e/ e /ɛ/ iniziano ad essere articolate, rispettivamente, come /ɐ/, /ɔ/, /u/ e /ɨ/ interessando esclusivamente il portoghese europeo. Ricadendo sul punto di vista storico e trattando in maniera riavvicinata la romanizzazione, il 218 a.C. e per i seguenti due anni, segnano l’inizio della Seconda Guerra Punica che vede l’entrata del popolo romano nella Penisola Iberica, con l’obiettivo di affermare il proprio dominio con l’adozione del diritto romano e della lingua latina, conquista lenta, durata quattro secoli a causa della resistenza dei popoli indigeni che vi vivevano. L’avvenuta conquista dividerà la Penisola in due province: a nord-est l’Hispania Citerior che diventerà provincia autonoma con il nome di Gallaecia nel 216 d.C. e a sud- ovest l’Hispania Ulterior, che verrà divisa dall’imperatore Augusto in: Lusitania e Betica nel 27 a.C. Uno dei primi cambiamenti linguistici che possiamo riscontrare a seguito di questa influenza, è il cambiamento dell’accento tonale con un accento intensivo tra vocali brevi e lunghe per vocali aperte e chiuse: questo compromette la nascita di un nuovo sistema vocalico in cui le vocali brevi acquisiscono un tono più aperto e le vocali lunghe, un tono più chiuso. D’altro canto, il sistema consonantico si arricchisce grazie a nuovi processi:

(determinata dalla stratificazione in classi sociali), la variazione diafasica (determinata dai rapporti fra gli interlocutori), la variazione diamesica (relativa al canale della comunicazione: scritto e parlato). In riferimento alle variazioni diatopiche, Luís Lindley Cintra (figura di rilievo nella filologia e linguistica portoghese) indentifica tre macroaree di gruppi dialettali: o Dialetti galeghi (non appartenente alla sfera linguistica), o Dialetti portoghesi settentrionali o Dialetti portoghesi centromeridionali Da cosa nasce questa distinzione? Essa nasce dalla differenza in cui le sibilanti sono realizzate nelle varie regioni: nei dialetti galeghi non esistono le sibilanti sonore /z/ né [z], come anche la palatale sonora /ʒ/ che è presente solo nella sua corrispondente sorda /ʃ/; nei dialetti portoghesi settentrionali, al contrario, esistono sibilanti sorde e sonore che predominano le sibilanti apicoalveolari; nei dialetti portoghesi centromeridionali sono presenti solo le sibilanti predorsodentali. Luís Lindley Cintra considera le sibilanti come il principale tratto che caratterizza la provenienza regionale di un interlocutore portoghese, ma anche altri tratti fonetici possono aiutare questa caratterizzazione come: o La pronuncia come occlusiva bilabiale [b] o come fricativa bilabiale [β] della lettera v nei dialetti settentrionali. o La pronuncia come affricata palatale [ʧ] della grafia, che nella lingua standard e nei dialetti centromeridionali corrisponde alla fricativa [ʃ], o La conservazione, tipica dei dialetti settentrionali, dei dittonghi [ow] e [ej], in contrasto con la loro monottongazione in [o] e [e] nei dialetti centromeridionali. Sei secoli dopo l’arrivo dei Romani, all’inizio del V secolo, ondate di invasori germanici (gli svevi e i vandali) iniziarono ad invadere la Galizia e la Betica ponendo lentamente fine all’Impero Romano. Con il loro arrivo, influenzarono il lessico, arricchendolo con:

o Dittongazione delle vocali toniche aperte: /ɛ/ e /ɔ/, che contribuisce la differenziazione tra la lingua portoghese e quella castigliana; o Patronimici, un suffisso nel nome o nel cognome del nascituro, derivato dall’appellativo del padre per rappresentarne l’appartenenza; o Frammentazione linguistica: divisione dell’impero in area occidentale e area orientale. Per tre lunghi secoli e indebolendosi solo nel 711, la Penisola Iberica fu governata dai visigoti, i quali apportarono cambiamenti nella lingua come nella Galizia ad esempio che, essendo poco romanizzata, assumerà tratti particolari a causa dei sostrati. Cosa rappresenta realmente quella data e quali saranno le conseguenze? Nel 711 il popolo arabo invade la penisola, facendo rifugiare i visigoti nella parte settentrionale della Penisola Iberica per dare poi vita alla “ Reconquista”. Con questo termine ci si riferisce ad un processo (dal IX al XII secolo), di espansione dei regni cristiani del nord della Penisola Iberica nei territori arabi dal nome “ al-Andalus ”; in altri termini si intende un ampliamento dei regni cristiani in tutta la Penisola con l’obiettivo di sottrarre territori ai musulmani fino all’espulsione definitiva nel XV secolo. Il periodo di soggiorno dei mozarabi si traduce in ampliamento lessicale in vari ambiti, con la seguente conoscenza di tecniche, strumenti e prodotti prima d’ora sconosciuti. Possiamo così parlare di adstrato : strati linguistici che si influenzano reciprocamente arricchendosi, il tutto facilitato con l’unione delle due culture grazie a matrimoni misti, cui segue il bilinguismo. Durante questo processo di estensione della lingua portoghese, dobbiamo distinguere due situazioni diverse: o L’affermazione della lingua portoghese che si sovrappone alle varie lingue autoctone; o La formazione di Creolo di base portoghese, favorita dalle navigazioni per la costa africana e il commercio verso l’Oriente con la seguente nascita di porti marittimi.

Per Portoghese antico s’intende il periodo storico che inizia con i primi documenti in volgare e che si prolungheranno fino alla fine del XVI secolo, attraverso di essi è possibile percepire la presenza copiosa di sequenze di iati, risultati dalla sincope delle occlusive sonore e di /n/ e /l/ in posizione intervocalica. Il sistema consonantico invece, vede presente una quantità innata di affricate, processo che si attua a seguito della risoluzione degli iati latini con la dittongazione. Altri cambiamenti che intercorrono: o Dal punto di vista morfologico il genere di molti sostantivi non coincide con l’odierno. o Possiamo riscontrare due forme per il possessivo: una atona ( ma, ta, sa ) e una tonica ( meu, teu, seu ); quest’ultime essendo più frequenti, cominciano a sostituirle. o Per quanto riguarda le forme verbali, troviamo un cambiamento nella seconda coniugazione del participio passato, che termina con - udo. In portoghese esistono tre desinenze per il participio passato: - ado, - ido, - udo , tra queste, la seconda è il risultato dell’unione di due coniugazioni latine: la seconda in - ĒRE e la terza in - ĚRE (alcuni di questi verbi però, vengono integrati nella terza coniugazione portoghese). Come possiamo distinguerli? Dal XVI secolo, i participi dei verbi con vocale tematica - e, ricadranno nell’utilizzo della terminazione - ido , che originariamente era la desinenza utilizzata per i verbi con vocale tematica - i. Altro cambiamento linguistico che ha attraversato la storia del portoghese è sicuramente la collocazione dei pronomi atoni o clitici. Nel portoghese antico il pronome atono poteva essere collocato prima o dopo il verbo anche se la posizione più frequente era la seconda, processo che prenderà il nome di: enclisi ; tra il XIII e il XVI secolo, costatiamo però un cambiamento, che prenderà il nome di proclisi : pronomi atoni in posizione preverbale.

Al contrario, per Gallego-portoghese (chiamato anche galiziano-portoghese) s’intende una lingua iberica occidentale parlata nel periodo del Medioevo (rispettivamente dal XI-XII secolo) nel nord- ovest della penisola iberica. Esso si sviluppa nella zona della Gallaecia romana, dal latino volgare introdotto dai soldati e coloni romani durante l’era imperiale, contatto che condusse un periodo di bilinguismo, seguito dall’estinzione delle lingue native e dallo sviluppo di una nuova varietà di latino con un accento più regionale. Documentazione del gallego-portoghese possiamo riscontrarlo nella letteratura dei regni cristiani dell’Iberia medievale, grazie a fonti di poesia lirica come i quattro manoscritti delle “ Cantigas de Santa Maria ” (canti monofonici spagnoli del XIII secolo in onore della Vergine Maria e dei suoi miracoli, il tutto racchiuso in un codice musicale). Il documento più antico conosciuto in quest’idioma è stato ritrovato nel Portogallo settentrionale e ad oggi conservato all’Archivio Nazionale della Torre del Tombo, intitolato “ Doação à Igreja de Sozello” dell’870 d.C. Il portoghese come lingua scritta viene adottata a partire dal 1214, nell’ambito della cancelleria e testimoniato da documenti come: o “ Noticia de Torto ”, manoscritto in cui è presente l’impegno dei notai per creare un nuovo sistema grafico con nuovi fonemi della lingua che ascoltano, in un modello latino, o “ Testamento de Afonso II ”, prodotto che testimonia scelte uniformi che preannunciano la stabilità di una costituzione di norme grafiche. Nel momento in cui viene sancita la divisione tra gallego e portoghese, il gallego viene modellato sullo standard egemone castigliano, al contrario del portoghese, orientato verso sud, subisce un processo di elaborazione: stabilisce i modelli di riferimento e seleziona tratti fondamentali, eliminando quelli dialettali. Quest’elaborazione linguistica si concretizza dunque, nell’arricchimento del lessico del portoghese medio e classico con l’utilizzo di neologismi nella maggior parte latini.

Sarà il XVI secolo a fornirci testimonianze sui cambiamenti linguistici, tenendo conto di “ A Grammatica da Lingoagem Portuguesa ” di Fernão de Oliveira del 1536: o Propone la grafia per rappresentare la semivocale, portando come esempio forme come seyo (senu > sẽ - o > seio), o La risoluzione di altri iati tipici del portoghese antico mediante: la crasi delle due vocali, la dittongazione con semi vocalizzazione o ancora, ricorrendo all’epentesi consonantica a una consonante palatale, o Le antiche desinenze nasali sono confluite in una sola terminazione: il dittongo [aw], crea un’asimmetria tra singolare e plurale. Anche se divenuta una lingua ufficiale, la lingua d’insegnamento è ancora il latino: in ambito universitario, lo studio della grammatica consiste nell’imparare a leggere e scrivere il latino creando nella mente dello studente un modello linguistico latino. Il castigliano viene continuato ed esser parlato come seconda lingua dai portoghesi colti, grazie al legame politico assestato tra Portogallo e Castiglia. Allo stabilirsi dell’evento politico della pace con la Castiglia, il Portogallo è ormai già un regno antico con frontiere delimitate, se non è dunque permessa l'espansione territoriale, la posizione geografica della Penisola favorisce, l'espansione marittima. Le avventure marittime portoghesi sono dedite alla ricerca di nuovi domini e ricchezze, portandoli così in Africa e nelle isole atlantiche nel XV e XVI secolo. È con la conquista di Ceuta nel 1415 che si può parlare della prima fase espansionista: l'occupazione militare del Nord Africa farà parte del programma politico della nobiltà fino alla disfatta di Alcacer Quibir. Conseguenze di questo progetto espansionista saranno la scoperta dell’isola di Porto Santo e la colonizzazione dell’isola di Madeira. Durante il regno di D. Duarte, si apre la strada per una politica di espansione marittimo-commerciale che porterà nel 1500, Pedro Alvares

Cabral alla scoperta di un territorio che diventerà la più grande colonia portoghese: il Brasile. Nonostante il motore principale delle scoperte è di natura economica, ci sono tuttavia conseguenze ignorate: la diffusione della cultura e della lingua portoghese indurrà la sostituzione di lingue autoctone e la comparsa di nuove lingue veicolari, i creoli. Agli inizi del XVI secolo, Il Portogallo si è trasformato in uno dei più prestigiosi stati d'Europa, nonostante il numero ancora ristretto di abitanti. Poco dopo la disfatta di Alcácer Quibir e dell'unione delle corone portoghese e spagnola durante i regni dei tre Filippi, lo stato aumenta il prelievo fiscale: la persecuzione degli ebrei e la confisca dei loro beni finiranno per tradursi in una fuga di capitali. La crisi finanziaria così si amplia sempre di più, fino a quando verso la fine del XVII secolo, si tenta di attuare una riforma commerciale, la scoperta dell'oro in Brasile però genererà una nuova chimera di ricchezza (opulenza). Obiettivo principale dei grammatici in questo periodo è la standardizzazione di una varietà linguistica che si tradurranno in interesse per l'insegnamento della lingua portoghese: moltiplicano le grammatiche, e i libri didattici (“ cartinhas ”): verso la fine del XVII secolo, il portoghese è una lingua in fase di espansione. Il XVIII secolo è un periodo storico in cui il portoghese (denominato anche portoghese moderno) come tutto il Portogallo, si trova diviso tra l'Europa e il Brasile che vedono centrali correnti di pensiero conservatrici e progressiste: o In Europa, le innovazioni tecnologiche stimolano il sapere scientifico, o In Brasile, l'agricoltura e i giacimenti minerari attraggono flussi migratori, o In Portogallo, troviamo un quadro politico particolare: una monarchia assolutista e un'aristocrazia nobiliare e clericale. Nel definire i tratti che appartengono alle due varianti nazionali, vediamo come la variazione interna della lingua portoghese sia abbastanza ridotta e semplificata, al contrario della variante brasiliana, che nel periodo legato allo sfruttamento della terra, ha una dimensione legata alle varie etnie che tendono ad arricchirla: l’incrocio con gli