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Salvatore Quasimodo: Vita e Poetica, Appunti di Letteratura Italiana

Quasimodo - Saba

Tipologia: Appunti

2011/2012

Caricato il 08/06/2012

chiara.89.
chiara.89. 🇮🇹

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SALVATORE QUASIMODO
LA VITA
Salvatore Quasimodo nacque a Modica (Ragusa) il 20
agosto del 1901 e trascorse gli anni dell'infanzia in
piccoli paesi della Sicilia orientale, seguendo il padre
che era capostazione delle Ferrovie dello Stato. Subito
dopo il catastrofico terremoto del 1908 andò a vivere
a Messina, dove il padre fu chiamato per riorganizzare
la locale stazione. Quasimodo studiò fisico-
matematica ma coltivò contemporaneamente l’amore
per la letteratura e la filosofia. Dopo essersi diplomato
nel 1919 presso l'Istituto Tecnico "A. M. Jaci", decise di lasciare la Sicilia per andare
a Roma, dove fu costretto a lasciare gli studi e trovare lavori saltuari per le sue
precarie condizioni economiche. Ma l'attività di geometra, per lui faticosa e del tutto
estranea ai suoi interessi letterari, sembrò allontanarlo sempre più dalla poesia e,
forse per la prima volta, Quasimodo dovette considerare fallite per sempre le proprie
ambizioni poetiche. In seguito si recò a Firenze su invito di amici legati all’ambiente
della rivista Solaria, sulla quale pubblicò le prime poesie. Entrò in contatto con
esponenti del mondo letterario, come Montale, Carocci e Bonsanti che intuirono
subito le doti del giovane siciliano: uscì così nel 1930 il primo nucleo di Acque e
terre, il primo libro della storia poetica di Quasimodo. Nel 1934 si trasferì a Milano
dove riuscì a trovare un’attività come giornalista. Nel 1941 gli venne concessa, per
chiara fama, la cattedra di Letteratura Italiana presso il Conservatorio di musica "G.
Verdi" di Milano. Insegnamento che terrà fino all'anno della sua morte.
Quando scoppia il conflitto mondiale Quasimodo divenne bersaglio degli attacchi
della cultura del regime, a causa delle sue idee politiche ermetiche, iscrivendosi al
Partito Comunista. Ciò provocò polemiche e risentimenti nel mondo letterario.
Quasimodo espresse la necessità per un poeta di essere un protagonista attivo del
proprio tempo e prodigarsi per il miglioramento della società. Durante questi anni,
nonostante mille difficoltà, continuò a lavorare instancabilmente, furono
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SALVATORE QUASIMODO

LA VITA

Salvatore Quasimodo nacque a Modica (Ragusa) il 20 agosto del 1901 e trascorse gli anni dell'infanzia in piccoli paesi della Sicilia orientale, seguendo il padre che era capostazione delle Ferrovie dello Stato. Subito dopo il catastrofico terremoto del 1908 andò a vivere a Messina, dove il padre fu chiamato per riorganizzare la locale stazione. Quasimodo studiò fisico- matematica ma coltivò contemporaneamente l’amore per la letteratura e la filosofia. Dopo essersi diplomato nel 1919 presso l'Istituto Tecnico "A. M. Jaci", decise di lasciare la Sicilia per andare a Roma, dove fu costretto a lasciare gli studi e trovare lavori saltuari per le sue precarie condizioni economiche. Ma l'attività di geometra, per lui faticosa e del tutto estranea ai suoi interessi letterari, sembrò allontanarlo sempre più dalla poesia e, forse per la prima volta, Quasimodo dovette considerare fallite per sempre le proprie ambizioni poetiche. In seguito si recò a Firenze su invito di amici legati all’ambiente della rivista Solaria, sulla quale pubblicò le prime poesie. Entrò in contatto con esponenti del mondo letterario, come Montale, Carocci e Bonsanti che intuirono subito le doti del giovane siciliano: uscì così nel 1930 il primo nucleo di Acque e terre, il primo libro della storia poetica di Quasimodo. Nel 1934 si trasferì a Milano dove riuscì a trovare un’attività come giornalista. Nel 1941 gli venne concessa, per chiara fama, la cattedra di Letteratura Italiana presso il Conservatorio di musica "G. Verdi" di Milano. Insegnamento che terrà fino all'anno della sua morte. Quando scoppia il conflitto mondiale Quasimodo divenne bersaglio degli attacchi della cultura del regime, a causa delle sue idee politiche ermetiche, iscrivendosi al Partito Comunista. Ciò provocò polemiche e risentimenti nel mondo letterario. Quasimodo espresse la necessità per un poeta di essere un protagonista attivo del proprio tempo e prodigarsi per il miglioramento della società. Durante questi anni, nonostante mille difficoltà, continuò a lavorare instancabilmente, furono

numerosissime le sue traduzioni. Nel 1958 il poeta fu colpito da infarto e venne curato a Mosca. Ritornò in Italia e il 10 dicembre 1959, a Stoccolma ricevette il premio Nobel per la letteratura ed altri riconoscimenti. Nel 1967 l'Università di Oxford gli conferì la laurea honoris causa. Colpito da ictus il 14 giugno 1968 ad Amalfi, dove si trovava per presiedere un premio di poesia, morì sull'auto che lo trasportava a Napoli.

LA POETICA DI QUASIMODO

Quasimodo figura tra i maggiori interpreti della condizione dell'uomo moderno. Egli svolse una funzione significativa nella letteratura del Novecento, come dimostrano i numerosi riconoscimenti a lui attribuiti dalla cultura internazionale. Nella sua opera letteraria egli rivelò il suo carattere pensoso e profondamente umano e nello stesso tempo giunse, attraverso un itinerario ricco di svolte e di approfondimenti, a soluzioni originali e ricche sul piano intellettuale ed artistico. Nelle prime raccolte sviluppò i temi connessi con la solitudine, con lo sradicamento dell'uomo, che egli individuava anche nella sua personale condizione di esule profondamente legato al mondo della sua infanzia, ossia ad una dimensione di bontà e di sanità non più raggiungibile. Egli aderì all' Ermetismo spontaneamente, per la sua naturale esigenza di concretezza e perché vide nella nuova poesia un sussidio contro il Romanticismo, il sentimentalismo, l'autobiografismo e qualcosa di utile per il raggiungimento di una più acuta visione delle cose; il suo ermetismo risultò in ogni caso originale, poiché egli aderì ad un linguaggio scarno ma non privo di sfumature musicali e caratterizzato da un velo di tristezza. Le tragiche esperienze del conflitto indussero in particolare il poeta ad allontanarsi dagli aspetti più rigidi dell'Ermetismo, ad abbandonare le meditazioni solitarie e ad avvicinarsi a tutti gli uomini, nel tentativo di aiutarli nella ricostruzione degli antichi valori. Tra gli elementi più importanti di questo periodo appaiono il rinnovamento del linguaggio ed un arricchimento dei temi, nell'ambito dei quali trovano posto importanti istanze sociali. È significativa inoltre la volontà dell'autore di agire per la trasformazione della realtà e per la realizzazione di un mondo migliore.

LA POESIA IN QUASIMODO

profonda riflessione sui campi di concentramento e sugli orrori della guerra. L'opera La terra impareggiabile (1958) è una rappresentazione di Milano che è parte di una «civiltà dell’atomo», nella quale la solitudine colpisce tutti gli uomini e il poeta sente il desiderio di parlare e confrontarsi con altri uomini, tutti legati dal dolore profondo. L'ultima raccolta poetica, intitolata Dare e avere (1966) può essere considerata come un resoconto della sua produzione letteraria, ma anche della propria vita. Qui trova spazio il tema della morte, ma anche riflessioni sull'esistenza.

VENTO A TINDARI

Testo Parafrasi Tindari, mite ti so Tindari, sebbene ti conosco come un luogo mite fra larghi colli pensile sull’acque posta su colline ampie e sospesa di fronte alle acque delle isole dolci del dio, delle belle isole Eolie, oggi m’assali oggi mi vieni alla vista con forza viva e ti chini in cuore. e fai commuovere il mio cuore.

Salgo vertici aerei precipizi, Salgo vette elevate e precipizi assorto al vento dei pini, sono assorbito dal vento che soffia fra i pini, e la brigata che lieve m’accompagna e vedo i miei amici che mi accompagnano lietamente s’allontana nell’aria, e che si allontanano nell’aria, onda di suoni e amore, che porta i loro suoni e il loro affetto, e tu mi prendi e la tua vista mi prende da cui male mi trassi ed io mi allontanai da te a mio danno e paure d’ombre e di silenzi, ma oggi sono preso da paure d’amore e di silenzi, rifugi di dolcezze un tempo assidue che allora erano invece un rifugio di dolcezze assidue e morte d’anima e oggi mi sorge la paura nell’anima.

A te ignota è la terra La terra dove oggi vivo e affondo ove ogni giorno affondo e dove scrivo poesie nascoste E segrete sillabe nutro: ti è ignota. altra luce ti sfoglia sopra i vetri Un’altra luce illumina le tue case nella veste notturna, al tramonto e alla sera, e gioia non mia riposa e una gioia che ora non provo più sul tuo grembo. è rimasta in te.

Aspro è l’esilio, L’esilio è oggi duro e la ricerca che chiudevo in te e la ricerca di felicità che speravo di trovare in te d’armonia oggi si muta oggi si trasforma in ansia precoce di morire; Nella preoccupazione di morire presto e ogni amore è schermo alla tristezza, e ogni amore è soltanto un velo alla tristezza, tacito passo al buio un passo silenzioso nel buio dove mi hai posto nella città dove tu mi hai fatto andare amaro pane a rompere. per comprarmi e spezzare l’amore pane per vivere.

Tindari serena torna; Tindari torna serena; soave amico mi desta un gentile amico mi sveglia dai miei pensieri che mi sporga nel cielo da una rupe per evitare che io mi sporga dalla rupe e io fingo timore a chi non sa e io fingo di avere paura del pericolo a chi non sa che vento profondo m’ha cercato. che mi ha destato da profondi pensieri e da dolci ricordi.

Commento Il tema della poesia è il rimpianto della sua Sicilia e la nostalgia per la fanciullezza ormai trascorsa, a cui viene contrapposta la vita piena di tristezza che il poeta conduce in un’altra città. Il tema centrale della poesia è il contrasto tra il sogno della Sicilia dell’infanzia, luogo mitico di luce e di vita, e la condizione del presente, nella grande città disumana e alienante; contrapposizione resa evidente dall’uso di espressioni come paure, ombre, silenzi, morte, che definiscono la realtà attuale; e da espressioni come mite, rifugi, altra luce, che definiscono il sogno. La vita attuale, afferma il poeta, è ben lontana dai sogni fatti durante la fanciullezza. La vita reale è molto più dura dei sogni e il lavoro impone scelte e partenze dolorose. La tristezza dl poeta è profonda e spesso ritorna in lui la paura della morte; a niente vale l’affetto di coloro che gli sono vicini, perché le amare necessità della vita lo hanno portato in luoghi per lui senza luce. Egli sogna nostalgicamente un ritorno magico alla sua terra; Tindari, identificata con l’infanzia e la giovinezza, diventa così un sogno per evadere la realtà.