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Schema Maritain, Buber, Guardini, Sintesi del corso di Pedagogia

Sintesi di Maritain, Buber, Guardini... Esame di pedagogia generale

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

Caricato il 28/09/2020

Mosbitheclubber
Mosbitheclubber 🇮🇹

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Jacques Maritain (come sviluppare l’intelligenza umana)
Maritain descrive le disposizioni fondamentali che favoriscono, attraverso lo sviluppo del
conoscere sensibile e intellettivo, la piena realizzazione dell’uomo come essere razionale.
L’educazione richiede da parte dell’insegnante simpatia intellettuale e intuito, preoccupazione
costante dei problemi e delle difficoltà con i quali la gioventù è alle prese senza poter dare loro
espressione, prontezza e mettere in opera le lezioni di logica e di ragionamento che invitano
all’azione la ragione non ancora esercitata dall’alunno.
La cosa più importante nella vita della ragione è la percezione intellettuale o intuizione. Questa è
una cosa che non s’impara, per la quale non ci sono ne lezioni ne manuali. Tuttavia se il maestro
tiene fissa la sua attenzione prima di tutto sull’intorno centro di vitalità che opera nelle profondità
preconsce della vita dell’intelligenza, egli può puntare per l’acquisizione delle conoscenze e di una
solida formazione dello spirito sulla liberazione del potere intuitivo che è nel fanciullo e
nell’adolescente.
Vorrei suggerire che, se si svuole liberare la intuizione intellettuale creativa e percettiva, è
necessario che la via attraverso cui essa è naturalmente destata, quella cioè della percezione dei
sensi e dell’esperienza sensibile e dell’immaginazione, sia rispettata e tenuta intelligentemente
aperta dall’insegnante.
Prima di insegnare a un alunno le regole del bello scrivere, diciamogli che non scriva mai nulla
che non gli sembri realmente bello, qualunque possa essere il risultato.
Quando gli si chiede di leggere un libro bisogna incitarlo a intraprendere una vera avventura
spirituale e a incontrarsi, per venire a contatto con esso, con il mondo interiore di un uomo, invece
di scorrere frettolosamente una raccolta di briciole di pensiero e di opinioni morte, considerate dal
di fuori e con triste indifferenza come è orribile abitudine.
Lo spirito che anima l’insegnamento ha qui un importanza decisiva.
Martin Buber (la reciprocità come esperienza educativa)
Ci piace chiamare dialogico un rapporto fra due persone determinato in misura maggiore o minore
dall’elemento della ricomprensione (UMFASSUNG), cioè dell’intimo e reciproco condividere in
maniera attiva un particolare e concreto atto o situazione, riconoscendosi a vicenda come
persone.
Il rapporto dialogico può assumere diverse forme. Esso si manifesta anche nelle conversazioni
autentiche, ma non consiste in esse.
Il RAPPORTO EDUCATIVO è un rapporto puramente dialogico.
Possiamo distinguere tre forme principali del rapporto dialogico:
1. L’una si fonda su un’esperienza di ricomprensione astratta, ma reciproca. L’esempio più chiaro
è una discussione tra due persone fondamentalmente diverse per genere, concezioni,
professione, nel bel mezzo della quale, come per l’intervento di un messaggero tanto
sconosciuto quanto invisibile, accade all’improvviso che l’uno scopa la legittimità dell’altro
insignita di necessità e di senso.
Ho chiamato astratta questa forma perché si riferisce all’uomo solo come a una persona
spirituale e deve prescindere dalla piena realtà del suo essere e della sua vita.
LE ALTRE DUE FORME PARTONO DALLA RICOMPRENSIONE DI QUESTA PIENA REALTA’
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Jacques Maritain (come sviluppare l’intelligenza umana) Maritain descrive le disposizioni fondamentali che favoriscono, attraverso lo sviluppo del conoscere sensibile e intellettivo, la piena realizzazione dell’uomo come essere razionale. L’educazione richiede da parte dell’insegnante simpatia intellettuale e intuito, preoccupazione costante dei problemi e delle difficoltà con i quali la gioventù è alle prese senza poter dare loro espressione, prontezza e mettere in opera le lezioni di logica e di ragionamento che invitano all’azione la ragione non ancora esercitata dall’alunno. La cosa più importante nella vita della ragione è la percezione intellettuale o intuizione. Questa è una cosa che non s’impara, per la quale non ci sono ne lezioni ne manuali. Tuttavia se il maestro tiene fissa la sua attenzione prima di tutto sull’intorno centro di vitalità che opera nelle profondità preconsce della vita dell’intelligenza, egli può puntare per l’acquisizione delle conoscenze e di una solida formazione dello spirito sulla liberazione del potere intuitivo che è nel fanciullo e nell’adolescente. Vorrei suggerire che, se si svuole liberare la intuizione intellettuale creativa e percettiva, è necessario che la via attraverso cui essa è naturalmente destata, quella cioè della percezione dei sensi e dell’esperienza sensibile e dell’immaginazione, sia rispettata e tenuta intelligentemente aperta dall’insegnante. Prima di insegnare a un alunno le regole del bello scrivere, diciamogli che non scriva mai nulla che non gli sembri realmente bello, qualunque possa essere il risultato. Quando gli si chiede di leggere un libro bisogna incitarlo a intraprendere una vera avventura spirituale e a incontrarsi, per venire a contatto con esso, con il mondo interiore di un uomo, invece di scorrere frettolosamente una raccolta di briciole di pensiero e di opinioni morte, considerate dal di fuori e con triste indifferenza come è orribile abitudine. Lo spirito che anima l’insegnamento ha qui un importanza decisiva. Martin Buber (la reciprocità come esperienza educativa) Ci piace chiamare dialogico un rapporto fra due persone determinato in misura maggiore o minore dall’elemento della ricomprensione (UMFASSUNG), cioè dell’intimo e reciproco condividere in maniera attiva un particolare e concreto atto o situazione, riconoscendosi a vicenda come persone. Il rapporto dialogico può assumere diverse forme. Esso si manifesta anche nelle conversazioni autentiche, ma non consiste in esse. Il RAPPORTO EDUCATIVO è un rapporto puramente dialogico. Possiamo distinguere tre forme principali del rapporto dialogico:

  1. L’una si fonda su un’esperienza di ricomprensione astratta, ma reciproca. L’esempio più chiaro è una discussione tra due persone fondamentalmente diverse per genere, concezioni, professione, nel bel mezzo della quale, come per l’intervento di un messaggero tanto sconosciuto quanto invisibile, accade all’improvviso che l’uno scopa la legittimità dell’altro insignita di necessità e di senso. Ho chiamato astratta questa forma perché si riferisce all’uomo solo come a una persona spirituale e deve prescindere dalla piena realtà del suo essere e della sua vita. LE ALTRE DUE FORME PARTONO DALLA RICOMPRENSIONE DI QUESTA PIENA REALTA’
  1. Il rapporto educativo trova il suo fondamento nell’esperienza concreta, ma unilaterale della ricomprensione. Per il fatto che l’educatore ha preso in tal misura il posto del maestro, si è presentato il pericolo che il nuovo fenomeno, la volontà educativa, degeneri in arbitrio, che l’educatore adempia al suo compito di selezione e di influenza a partire da sé e dal concetto che ha dell’educando, e non invece a partire dalla realtà di questi. Ciò dipende quasi sempre da un’assenza o da un temporaneo venir meno dell’atto di ricomprensione, che proprio nell’ambito educativo non è semplicemente regolativo, ma è anche ed essenzialmente costitutivo, per cui l’educativo ricava la sua vera forza peculiare dal continuo ripresentarsi di quest’atto e dall’essergli sempre nuovamente connesso.
  2. Denominata AMICIZIA, fondata sull’esperienza concreta e reciproca della ricomprensione. Essa è il vero ricomprendersi reciproco delle anime umane. Romano Guardini (l’educazione come “incontro”) Il momento dello SVILUPPO significa che quanto è naturalmente dotato di potenzialità intrinseche si attua a partire da un’intima sorgente vitale. Il momento dell’INSERIMENTO significa che l’iniziativa individuale viene introdotta e inscritta nell’ambiente dato, e al tempo stesso però guadagna vera sicurezza e padronanza di sé come tale. Per INCONTRO intendiamo qualcos’altro. In esso, il singolo s’imbatte in uomini, cose, avvenimenti, che non si rapportano affatto a lui secondo coordinate in qualche modo già fisse e prestabilite, bensì gli vengono incontro dallo spazio aperto dell’esistenza. Alla base di tutto ciò sta un atteggiamento aperto verso quanto non è prevedibile: una disposizione capace di essere colpita dal nuovo, di farsi porre in discussione da ciò che si fa avanti, e di dar forma anche a ciò che non è programmato. La capacità d’incontro non è egualmente grande in ciascun uomo. Questi uomini non si aprono in maniera realmente libera all’imprevisto: per loro, tutto deve restare così com’era, tutto deve essere fatto come è sempre stato fatto. Va da sé che anche in questo atteggiamento abbiamo a che fare con dei valori autentici: con quello che si chiama TRADIZIONE. Questo “incontrare” la realtà, comunque deve essere imparato: l’apertura a quanto non è previsto; il coraggio di correre dei rischi; uno sguardo sensibile a quanto è caratteristico e peculiare di quella particolare situazione o circostanza: una reale capacità di giudizio e, dietro a tutto, un fiuto, un vivo intuito del senso di ciò che sta accadendo e della necessità di intervenire, offrendo guida e orientamento. Il processo educativo acquista qui un nuovo carattere. Ora, EDUCAZIONE, significa guidare l’adolescente a un atteggiamento in cui si fondono insieme coraggio dell’avventura e senso dell’esperienza, presa di posizione personale e disponibilità di imparare. Esso mette il giovane in rapporto con la dimensione più profonda e originaria degli eventi, con la libertà sovrana del vivere, con la vastità dell’esistenza e del mondo.