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Storia - Storia
Tipologia: Schemi e mappe concettuali
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Prof.: Alberto Ventura
Testo: “I musulmani nel terzo millennio”
A.A. : 2013/
INTRODUZIONE
L’Europa moderna pareva aver superato i conflitti e le ambiguità che per secoli avevano caratterizzato i rapporti tra politica e religione, attribuendo a ciascun ambito i rispettivi campi d’azione, senza reciproche interferenze e equivoche intrusioni. Tuttavia negli ultimi tempi alcuni fattori sono intervenuti a turbare un sistema che appariva consolidato, e laicità e secolarizzazione sono tornati argomenti di grande attualità. In quest’epoca di intense mobilità umane, quote importanti di popolazioni, provenienti soprattutto dai paesi terzi, approdano nel Vecchio Continente portando con sé, oltre alle speranze, un bagaglio culturale, sociale, politico ed etico-morale specifico; L’Islam soprattutto si connota quale elemento di particolare impatto sul tessuto culturale europeo. Il tema della laicità e dell’Islam nei dibattiti che si sono aperti in modo particolare in Francia, ma anche in Gran Bretagna, Olanda, Germania e Italia, si concentra su argomenti che poco hanno a che fare con percorsi teologici; hanno invece come oggetto la reciproca convivenza e convergono sulla questione dei diritti umani e della tolleranza. Riguardano problematiche alquanto terrene e quotidiane, quali la gestione religiosa delle comunità(ad ES: l’edificazione delle moschee, la scansione dei
tempi lavorativi rispetto all’osservanza, l’uso del velo da parte delle musulmane ecc). Il rapporto tra Islam e modelli civili e istituzionali laici è dunque negli ultimi anni oggetto di attenzione culturale, politica e sociale. Prima di affrontare la questione della laicità e della secolarizzazione in ambito musulmano, è prioritario chiarire alcuni punti sul significato e il valore di questi principi nella stessa Europa che li ha prodotti.
I termini LAICITA’ e SECOLARIZZAZIONE, sono talvolta usati come sinonimi, ma descrivono due fenomeni distinti. La LAICITA’ , intesa quale categoria politologica, indica la separazione dell’ambito religioso da quello politico, concerne i rapporti di potere e determina gli assetti istituzionali. La SECOLARIZZAZIONE indica una desacralizzazione del mondo,intesa come riduzione del portato religioso in favore di quello profano; essa è in principio un fenomeno sociale e culturale che va xrò conseguentemente (e inevitabilmente) a condizionare il campo politico. La Laicità non implica forzatamente una secolarizzazione della società ( anche se nel suo sviluppo storico si è spesso accompagnata dall’anticlericalismo), mentre la Secolarizzazione non necessita di un sistema laico. Il termine LAICITA’, inteso nell’accezione politica, è relativamente recente; fu coniato in Francia alla fine dell’800 per indicare l’emancipazione dell’insegnamento elementare dalla tutela ecclesiastica, e successivamente andò a designare la separazione tra le istituzioni dello Stato e della Chiesa, ratificata dalla legge del 1905. Ma il principio di laicità si impose un secolo prima, quando la Rivoluzione innescò una contesa vitale tra i due poteri forti (Repubblica e Chiesa). In un quadro di emancipazione politica e ideologica dell’ ANCIEN REGIME, nonché dello slancio di progressiva razionalizzazione e desacralizzazione del mondo avviata dall’illuminismo, la Costituzione rivoluzionaria del 1791 sancì il libero esercizio dei culti e istituì il matrimonio civile, e nel 1801 il Consolato e la Santa Sede firmarono il primo CONCORDATO per precisare i rispettivi ambiti di pertinenza. La separazione dello Stato dalla religione, sul piano politico-istituzionale e simbolico, è dunque storia recente e posteriore alla Rivoluzione Francese; nell’Europa pre-rivoluzionaria religione e potere erano strettamente allacciati e spesso i sovrani incarnavano autorità temporali e sacrali: il Papato governava sull’Italia centrale, l’Imperium nationis germanicae era Sacro e Romano, il re di Francia era investito dal Papa, il re d’Inghilterra era (come è tuttora) anche il capo della chiesa anglicana. Nei processi di desacralizzazione e laicizzazione degli Stati conversero parzialmente i percorsi di SECOLARIZZAZIONE. Per quanto elementi di secolarizzazione possano essere rintracciati già nel Rinascimento, anch’essa si sviluppò pienamente nell’età moderna sulla scia dell’illuminismo, positivismo, razionalismo e affiancata dal progresso
La Grecia salda la sua identità attorno all’ortodossia e promulga la Costituzione del 1975 “in nome della Santa Trinità, Indivisibile e Consustanziale”; Le scuole pubbliche dipendono dal ministero dell’Educazione e dei Culti e l’anno scolastico, le nuove sessioni dell’Assemblea o la prima partita di calcio della stagione iniziano con la benedizione religiosa. Solo nel 1982 fu ammesso il matrimonio civile e depenalizzato l’adulterio. In Italia, l’influenza della Santa Sede sul campo politico non è irrilevante; dal carattere di ispirazione cristiana dei partiti cattolici, ai ripetuti dibattiti sulla presenza dei crocefissi nelle scuole, alle sollecitazioni sui temi come divorzio, aborto (legalizzati nel 1970 e 1978) e recentemente sulla biogenetica, la presenza etica e istituzionale cattolica è costante. Anche in Francia, l’unico paese laico della Comunità Europea, che non riconosce alcun culto, il compromesso col cattolicesimo è presente. Dalla Rivoluzione in poi, le tensioni tra laicismo e religione perdurarono per tutto l’800, fino alla legge del 1905 che prevede, che non solo la Repubblica garantisce il rispetto delle istituzioni religiose, ma la matrice culturale cattolica della Francia fu riconosciuta col ripristino del calendario gregoriano (abolito dalla Rivoluzione) e con l’integrazione delle festività cattoliche nelle festività e nelle cerimonie nazionali. Dunque, a fronte di una secolarizzazione avanzata, il fattore religioso rimane saldato alla cultura europea. Inoltre, i processi di secolarizzazione, che producono una riduzione del portato religioso nel tessuto collettivo, nel contempo inducono fenomeni di resistenza e di contro-secolarizzazione. La secolarizzazione non sembra destinata a rimuovere la fede dall’individuo né a estrometterla dalla società, ma certamente a ridefinire i contorni, le modalità, gli utilizzi e gli ambiti di pertinenza.
Quando si considera la laicità nella sua funzione di separazione tra Stato e Chiesa, o ancora nei suoi risvolti anticlericali, si osserva come in ambito islamico non vi possa essere anticlericalismo né laicità in quanto non si dà nessuna istituzione assimilabile a un clero o a una Chiesa. Per la stessa ragione non potrebbe darsi uno scontro tra potere temporale e spirituale, in quanto il potere spirituale, seppur interpretato dagli ULEMA , i dotti religiosi islamici, non risiede in una istituzione ma è consustanziale al Corano. Il capo politico e religioso tradizionale della comunità musulmana, il CALIFFO non è il massimo interprete del testo sacro, ma il garante della sua applicazione, ed egli stesso sottomesso alla sua morale. In sintesi il modello laico francese appare poco adattabile alla realtà musulmana, in quanto non si riscontrano i termini politici, sociali e religiosi a cui questo normalmente si applica. Si delinea qui una questione di fondo incardinata sulla dialettica tra UNIVERSALISMO e RELATIVISMO. Abbiamo visto il fatto che anche i paesi fautori della laicità quale modello politico, nei fatti, operano un compromesso con le istituzioni religiose e soprattutto con la religiosità quale componente sociale. Il modello laico, o secolare, viene promosso dall’Occidente e
principalmente dall’Europa come unico percorribile e misura di paragone dell’evoluzione sociopolitica degli altri sistemi. Per quanto riguarda l’ambito islamico, la tendenza più comune è quella di dare all’Islam un carattere antagonista totalizzante, identificandolo col radicalismo. [ESPOSITO AFFERMA: “ che il presupposto occidentale secolare che permea la nostra visione della vita sia stato il maggiore ostacolo alla comprensione e all’analisi delle politiche islamiche e abbia contribuito a ridurre l’Islam al radicalismo e il radicalismo all’estremismo religioso.”] Se pensare all’Occidente in termini esclusivi di laicità e secolarizzazione,ignorando le complessità che caratterizzano i rapporti tra religione, politica e società, risulta riduttivo, lo è altrettanto pensare all’ambito musulmano come un contesto in cui la religione domini a tutto campo individuo, comunità e politica. Attraverso un analisi orientata verso le prassi dei paesi musulmani, questi si scoprono più secolarizzati di quanto dall’esterno vengano giudicati. Così, nel Mediterraneo musulmano, sebbene prevalgano Stati confessionali, si hanno 2 Stati definiti nelle rispettive costituzioni laici o aconfessionali, ovvero la Turchia e l’Albania. Questo dato avverte come la secolarizzazione abbia operato anche nelle aree a maggioranza musulmana; E’ tuttavia indubbio che essa abbia seguito percorsi e manifestazioni propri, talvolta contraddittori. Il segnale più evidente dei processi di secolarizzazione (o contro secolarizzazione ) è fornito soprattutto dai comportamenti politici e sociali in atto: le istituzioni, il diritto, la scuola, la cultura, i rapporti tra uomini e donne, il modo stesso di vivere la propria fede sono i veri marcatori sociopolitici in grado di dare le indicazioni più importanti delle realtà e dei cambiamenti.
Nel corso della trattazione, per LAICITA’ intenderemo la separazione dell’ambito religioso da quello profano, che non implica la rimozione del fatto religioso; per SECOLARIZZAZIONE intenderemo invece i processi di estromissione del sacro e di avanzamento del profano. L’analisi si focalizzerà sul MEDITERRANEO MUSULMANO, in considerazione delle dinamiche che vedono confluire le popolazioni musulmane del SUD e dell’EST di quest’area verso i paesi europei. Ci occuperemo quindi dei paesi del MAGHREB (Marocco, Algeria, Tunisia, Libia) e quelli del VICINO ORIENTE ( Egitto, Giordania, Libano, Siria, Iraq e Turchia). L’Arabia Saudita è l’unico Stato della penisola araba che prenderemo in esame, in quanto dalla seconda metà del 900 ha un’ influenza determinante sulle politiche dei paesi di nostro interesse. Abbiamo poi inserito l’Albania, xchè sebbene durante il regime comunista abbia conosciuto una fase di de islamizzazione radicale, l’Albania comprende una larga maggioranza di musulmani (ovvero il 70%, mentre il Libano ne conta solo il 60%) e aderisce all’ ORGANIZZAZIONE PER LA CONFERENZA ISLAMICA dal
In tal senso, pur rientrando nei confini dell’area geografica europea, va considerata un paese musulmano, fatto che contraddice la classica contrapposizione tra Oriente e Occidente e conferma che l’Islam attraversa forti diversità culturali e sociali.
Le popolazioni delle fedi riconosciute si identificavano in comunità (religiose) legittimamente rappresentate presso la SUBLIME PORTA , sede del governo: le MILLET. Le MILLET non musulmane non riconoscevano, ovviamente, l’autorità spirituale califfale del sovrano, che si poteva esercitare unicamente sui musulmani, ma ne riconoscevano l’autorità politica, sultaniale. Per quel che concerne gli affari secolari, il sultano assumeva tutte le prerogative dell’autarca, delegando il potere a funzionari di diverso livello. Dal punto di vista amministrativo, esercitava il controllo diretto unicamente sulla penisola anatolica; gli altri territori dell’Impero, divisi in province, erano retti da rappresentanti di Istanbul che godevano di larga autonomia dalla Sublime Porta. I musulmani dunque erano direttamente governati da un apparato istituzionale secolare. Le autorità che si occupavano di tasse, esercito, amministrazione, ordine pubblico erano del tutto prive di attributi o funzioni religiose e secondo le epoche, i luoghi e le cariche assumevano diversi titoli: governatori, ministri. Tuttavia la religione era un elemento centrale della vita pubblica e sociale. Il gran Muftì era il vertice di un sistema che attraverso i funzionari religiosi gestiva una parte fondamentale del settore giudiziario e normativo, ovvero la SCIARIA. Al di fuori degli organi dello Stato, le confraternite islamiche, diffuse su tutto il territorio, regolavano parte della vita sociale come centri di riferimento spirituale, capaci di esercitare un significativo ruolo civile e politico. Gli ULEMA erano responsabili della formazione-educazione, che avveniva nelle moschee ed era centrata sulle discipline islamiche. Parzialmente sotto controllo delle autorità religiose erano anche i beni delle fondazioni pie, che drenavano una percentuale ingente di denaro pubblico e che avevano un ruolo centrale nelle politiche sociali. Nell’ Impero Ottomano del XVIII secolo e fino alla prima metà dell’800, dunque, esistevano forme effettive di LAICITA’ , intesa come separazione dell’ambito religioso e secolare. Importanti settori istituzionali erano secolarizzati e al campo religioso era riconosciuta sostanziale autonomia. Poco importava se il campo religioso era di fatto sottomesso al potere politico (il sultano nominava il gran muftì e non viceversa), finché il sistema sociale islamico era salvaguardato. Il ruolo “islamico” fondamentale del sovrano era garantire l’esercizio della fede; “è meglio un pessimo sovrano che consenta l’esercizio della fede, che il caos”.
All’alba del XIX secolo, l’impianto istituzionale e amministrativo ottomano, non era in grado di sostenere il confronto/scontro con le istituzioni europee. Il sistema mancava di un’efficace ramificazione sul territorio e di reale controllo sui funzionari regionali e locali, i quali favorivano sprechi e corruzione. Era bloccato nella crescita economica e nello sviluppo tecnologico e agricolo, arretrato sul piano fiscale e monetario, dotato di strutture ed equipaggiamenti militari obsoleti. Il processo di riforma dell’amministrazione ottomana, il TANZIMAT , prese avvio con l’editto del 1839. Il provvedimento fu promosso da alti funzionari occidentali con esperienze diplomatiche a Londra e Parigi, consci
dell’arretramento strutturale dell’Impero e ben informati sui sistemi occidentali. L’editto annunciava un rimodernamento interno del modello statuale e amministrativo ottomano, al fine di rafforzare e consolidare l’Impero e potenziarne le risorse. Nel corso di un ventennio fu potenziato l’apparato militare, riformato il governo centrale con l’introduzione di procedure ispirate ai sistemi europei, venne rafforzato il controllo delle province e delle risorse e rinnovato il sistema fiscale, con una crescita dell’apparato burocratico. L’istruzione fu in parte sottratta al controllo religioso e furono istituite scuole statali, principalmente per la formazione militare e medica. Venne anche fondata l’Accademia delle Arti e delle Scienze, uno dei cui compiti era la traduzione in lingua turca delle opere europee. Venne riformulato e modernizzato il codice penale, e fu istituito il codice del commercio. Successivamente, nel 1856, ci fu un altro editto, formulato con la consulenza dei funzionari diplomatici di Francia, Gran Bretagna e Austria; Questo nella sostanza riaffermava e rafforzava la linea riformista, non faceva alcuna menzione del Corano né della legge religiosa, ma poneva l’attenzione sulle riforme strutturali, economiche e giuridiche. L’influenza occidentale divenne più incisiva, era evidente che nella riformulazione del sistema amministrativo andava a calcare la suddivisione francese, ma anche nel sistema giudiziario, nell’istruzione. Ma anche sul piano culturale l’influenza occidentale si avvertiva nella diffusione di usi e costumi europei, specialmente parigini, dal teatro, all’architettura. Ma la ristrutturazione dell’Impero non si realizzò senza resistenze da parte di diversi settori sociali coinvolti se non danneggiati dal processo di occidentalizzazione, quali, ad esempio, le categorie religiose, che si videro sottrarre aree sensibili di competenza giuridica, educativa e istituzionale. Posizioni di dissenso alle TANZIMAT (riforme) emersero nel 1859, quando correnti conservatrici accusarono i riformisti occidentalizzati di violare la legge islamica, ma soprattutto di alienare l’identità ottomana in favore delle politiche espansionistiche europee. L’opposizione si rafforzò nel corso degli anni dando luogo al movimento dei NUOVI OTTOMANI , che criticavano l’eccessiva occidentalizzazione del governo e facevano appello al sentimento nazionalista ottomano. I Nuovi Ottomani non erano tuttavia immuni all’influenza occidentale: si dichiaravano progressisti, aspiravano a un sistema costituzionale con un parlamento eletto e proponevano strumenti e modelli istituzionali occidentali. L’opposizione alla politica sultanale si rafforzò nel clima di crisi economica e finanziaria ch colpì l’Impero negli anni 70 alimentata dalla cattiva amministrazione. La bancarotta del 1876 amplificò le pressioni interne e internazionali inducendo il neosultano ABD AL-HAMID II a promulgare la Costituzione, che rappresentò l’ultimo atto del TANZIMAT. Il nuovo ordinamento dello Stato, influenzato dalla Costituzione belga e da quella prussiana, istituì il Consiglio di ministri, una Camera eletta, un Senato nominato e un sistema giudiziario indipendente; Fu inoltre promulgata la Carta dei diritti dei sudditi, che erano riconosciuti uguali davanti alla legge, indipendentemente dalla confessione.
Il salafismo riformista, che puntava a modernizzare l’Islam, si scontrava sia con le istituzioni religiose che con l’incomprensione delle masse. Le riforme furono volute dall’alto, da una piccola elite occidentalizzata, e le innovazioni istituzionali/tecnologiche precedettero l’evoluzione socio-culturale. L’Algeria, occupata dalla Francia nel 1830, fu la prima provincia ottomana a passare sotto il dominio straniero. L’Egitto cadde nelle mani dei britannici, la Libia divenne italiana e, dopo la I° guerra mondiale, tutto il mediterraneo musulmano, a eccezione dell’Anatolia, era dominato dalle potenze occidentali. La colonizzazione portò alla creazione di un’amministrazione straniera che prendeva il posto di quella locale. Vennero introdotti sistemi fiscali moderni, risanati i conti pubblici, creati dipartimenti e ministeri e fondate scuole europee. Tutto ciò contribuì alla secolarizzazione delle società islamiche; Queste salvaguardarono l’autonomia ma si videro sottrarre ambiti di competenza significativi.
Le ragioni del fallimento delle imprese coloniali erano principalmente dovute al fatto che lo sviluppo era finalizzato a garantire gli interessi delle potenze imperialiste e non delle popolazioni locali. Nel 1930 in Marocco iniziarono le prime manifestazioni anti-francesi di massa organizzate dai militanti nazionalisti. Partirono dalle moschee, luoghi di preghiera, di socializzazione e di incontro per la discussione collettiva. I nazionalisti marocchini trasferirono le rivendicazioni anticoloniali dall’ambito religioso a quello dei diritti civili, passando dalle moschee alle sedi laiche per fondare i primi partiti. Le istituzioni religiose vennero controllate e centralizzate, perdendo autonomia, in seguito alle riforme egiziane e ottomane dell’800. Esse furono sottoposte allo Stato che diventò l’unico organo competente a gestire la vita religiosa dei musulmani Per gli Stati arabi del mediterraneo l’indipendenza segnò una svolta politica cruciale poiché le istituzioni dell’antico impero ottomano furono sostituite da altre di stampo europeo. Sul piano politico le leadership nazionaliste si fecero portavoce di programmi di sviluppo e volevano integrare i paesi nelle strategie politiche internazionali. Le aspettative di democratizzazione, dopo la fase di sottomissione straniera, si infransero a causa dei regimi autoritari, delle monarchie o delle repubbliche, spesso ostaggio degli apparati militari. Dei benefici della modernità godevano solo i ceti dominanti mentre il resto della popolazione era costretta in condizioni di sottosviluppo e arretratezza. La disfatta egiziana del 1967 nella “guerra dei 6 giorni” contro Israele mise in evidenza le gravi carenze del regime. Disorientata dai rivolgimenti socio-economici, la classe media egiziana diede credito ad una nuova corrente politica, il movimento dei Fratelli Musulmani, fondata al Cairo nel 1928 da Hassan al-Bannà. [ Il cambiamento più eclatante precoloniale fu l’introduzione dello Stato- Nazione.
Le amministrazioni coloniali erano molto differenti ( ad es. il Marocco era un protettorato con un’indipendenza relativa, l’Algeria era considerata una periferia francese) ma il colonialismo in generale era tutto uguale. Tra le 2 guerre mondiali gli Stati hanno avuto una formale indipendenza ma quello che è stato più importante è stato il tasso di secolarizzazione. In Marocco negli anni ’30 nacque un movimento indipendentista che partì dalle moschee, luogo di riunione, ma si cambiò quando si capì che non era la tradizione islamica ad essere minacciata bensì i diritti civili. Nacquero così i sindacati, i partiti e vengono importate le ideologie dell’occidente, adeguate alle esigenze e caratteristiche degli stati islamici facendo nascere delle ambiguità e facendo avviare una modernizzazione di facciata. Nei nazionalismi emergenti la religione viene esclusa, si ha un impostazione tendenzialmente laica (ad es. NASSER in Egitto, partito socialista in Siria). L’istruzione non era obbligatoria e riservata solo a un’elite. La situazione non cambiò con il colonialismo perché i coloni non avevano intenzione di incrementare l’istruzione, e in campo sociale, i coloni pensavano ad una formazione solo per loro stessi. La formazione era di tipo secolare (in Arabia solo 4 ore di religione). Negli anni ’70 cambiano le cose, c’è una rinascita riferita alla ripresa di vita, di resistenza dei popoli islamici. I modernisti attraversarono 3 fasi:
Nel 1928 i Fratelli Musulmani nascono in una cittadina periferica, una provincia conservatrice dove le grandi città sono viste come luoghi di perdizione.
Si potrebbe definire come un movimento culturale con l’obiettivo di riformare la società seguendo principi etici. Per loro è importante l’istruzione poiché solo così si poteva cambiare la società. Inizialmente fu un movimento marginale, ritenuto poco interessante.
Durante la II guerra mondiale l’Egitto ottenne l’indipendenza di facciata ma il re dipendeva da Londra dove i Fratelli Musulmani erano marginali; quest’ultimi si allearono con i militari socialisti ma dopo aver preso il
potere furono perseguitati. ]
La Rivoluzione iraniana del 1979 è stata definita come la più grande rivoluzione di un popolo, ha avuto una grande importanza mediatica e il progetto di stato islamico non si è mai verificato in altri paesi. Tutti gli anni ’80 sono stati contrassegnati dal voler allargare una base di consenso per poter abbattere il regime, ma in nessun paese si riesce a creare un movimento insurrezionale. Nel 1981 in Egitto un gruppo che usciva dai Fratelli Musulmani organizzò un attentato con lo scopo di uccidere il Presidente (SCIDAF ???) e dopo cercare di
sollevare la rivoluzione popolare. ]
CAPITOLO 3: GLI STATI NAZIONALI MODERNI Nel mondo musulmano il concetto di nazione come territorio che riunisce sotto un’unica bandiera una popolazione con caratteristiche omogenee si impose solo nel ‘900. Il processo di costruzione dello stato nazionale fu un fenomeno di secolarizzazione in quanto l’appartenenza su base religiosa venne sostituita da quella civile. Alla fine del XVIII secolo nacque il termine WATAN (Patria) inteso in senso nazionalistico. La costruzione di un’identità nazionale forte ha comportato un procedimento di “invenzione della tradizione”. Il primo luogo in cui l’ideale nazionalista si concretizzò in una nuova entità statuale fu la Turchia. Oggi essa è una democrazia repubblicana parlamentare, con istituzioni uguali a quelle dei paesi europei, con un esecutivo composto da un Presidente e un Governo, e un potere legislativo garantito da un Parlamento unicamerale eletto a suffragio universale. E’ il risultato della Rivoluzione dei Giovani Turchi, intellettuali e militari modernisti che nel 1908, con un colpo di Stato, diedero avvio ad una svolta che trasformò la Turchia nell’unico territorio laico della regione. Dopo una fase di instabilità, in cui le forze laiche si scontrarono con quelle conservatrici e religiose, la Grande Assemblea Nazionale, presieduta da ATATURK riunita ad Ankara nel 1920 dichiarò che l’Impero era sotto il controllo degli infedeli e che essa era l’unico organo rappresentativo del nuovo stato, nominato Turchia. Nel 1923 venne proclamata Repubblica, il sultanato soppresso e MUSTAFAA KEMAL nominato capo del Governo e leader del Partito Repubblicano Popolare.
ATTATURK attuò una rivoluzione culturale, puntando a sradicare il sentimento religioso e promuovendo un sistema di vita occidentale/ laico. Non solo fu separata la sfera religiosa da quella temporale ma fu messa in atto un’opera di de islamizzazione della società. Dopo la morte di KEMAL, nel 1948, furono riattivate alcune norme in favore della cultura religiosa e la Costituzione dell’82 reintrodusse la libertà di culto e di fede. La contraddizione istituzionale della Turchia consiste nel fatto che essa si dichiara laica ma riconosce uno statuto privilegiato alla fede islamica, impedendone allo stesso tempo l’autonomia: il Governo mantiene il controllo della sfera religiosa attraverso l’Ufficio di Amministrazione degli Affari Religiosi. Sebbene la sfera politica e religiosa rimangono distinte, non sono gestite come poteri separati. In tutta la regione mediterranea la Turchia è l’unico Paese insieme alla Francia che si proclama laico nella propria Costituzione. L’Albania fu conquistata dagli ottomani nel XV secolo e conobbe un’islamizzazione forzata tra il VXII e XVIII secolo. I nazionalisti albanesi nel 1878 fondarono la “Lega di Prizren” che mirava ad accorpare in un’unica regione autonoma il territorio albanese, promuovendo la lingua e la cultura albanese. Dopo aver sostenuto la Rivoluzione dei Giovani Turchi, i nazionalisti albanesi chiesero al nuovo governo ottomano l’attuazione delle rivendicazioni riformiste e vedendole respinte avviarono una lotta armata che costrinse la Sublime Porta a concedere l’indipendenza nel 1912. Seguì un periodo di instabilità e anarchia in cui si contrapposero il Partito Progressista e quello Popolare. I Cristiani promossero un processo di riforme, ambendo a emanciparsi dal ruolo di comunità subordinata ma coinvolse anche i musulmani. Nel periodo compreso tra l’indipendenza e la fase comunista, l’Albania rimase governata da un’èlite musulmana che garantì la libertà religiosa. Durante la II Guerra Mondiale, i militanti del Partito Comunista albanese (fondato nel 1941) organizzarono la resistenza e portarono il Paese all’indipendenza nel 1944. Nel 1976 fu infine proclamata Repubblica Socialista Popolare di Albania. Le sorti del regime comunista albanese furono segnate dal dissenso interno e dalla caduta del muro di Berlino. Oggi la Repubblica di Albania è una democrazia con debolezze strutturali e politiche e la scena politica è nominata da numerosi partiti. La caduta del comunismo comportò la fine della censura religiosa infatti fu ripristinata la libertà di culto. Nella Costituzione c’è scritto che in Albania non vi è una religione ufficiale. Anche i Paesi arabi del mediterraneo hanno assunto l’indipendenza strutturando le istituzioni sulla base dei sistemi occidentali, attraverso la secolarizzazione. Ad eccezione degli Stati della penisola araba, gli altri come la Siria, l’ Iraq, il Libano, l’Egitto, l’Algeria e la Tunisia, scelsero l’ordinamento repubblicano. La Libia adottò lo “ jamahiriya” che corrisponde al concetto di governo popolare. Le 2 monarchie invece, sono il Marocco e la Giordania, anch’esse investite da un processo di occidentalizzazione. Tutti i paesi del Vicino Oriente e del Maghreb, ad eccezione della Libia, hanno Costituzioni ed istituzioni basate sui modelli europei, con le strutture amministrative ereditate dai colonizzatori. La vita politica è animata da partiti e sindacati e tutti i paesi sono governati da un’intellighenzia laica occidentalizzata quindi hanno la forma delle democrazie
L’Islam in tutti i paesi non determina il funzionamento dello Stato e il Corano non ha un ruolo imprescindibile nel determinare gli assetti socioeconomici dello stato. Tutti questi Paesi sono accomunati dalla distinzione della sfera religiosa da quella politica. Ad eccezione dell’Albania, tutti gli Stati esercitano il controllo sul campo religioso e sui suoi funzionari attraverso specifici ministeri. Eppure la politica, a causa dell’utilizzo del discorso religioso per ottenere consensi, non riesce a svincolarsi dall’Islam. L’unico paese laico, la Turchia, è l’unico paese della regione mediterranea ad avere un Governo di tendenza islamica democraticamente eletto. Questo paese mantiene sia come modello di riferimento culturale che come ambizione politica l’Unione Europea.
[ Il popolo iraniano non capiva l’arabo se non solo per la preghiera. La
differenza tra islamizzazione e arabazizzazione è che quest’ultima ha sempre dovuto combattere con le popolazioni barbare. In Arabia la lingua non è il collante xchè ci sono varianti dialettali molto forti e l’Islam, in quanto elemento identificatorio, continua a essere usato per la legittimazione. Oggi quasi tutti i Paesi hanno un ordinamento repubblicano tranne la Libia dove Gheddafi coniò il termine “ jamahiriya”, che deriva dal termine arabo repubblica, con cui si intendeva un Governo totalmente diretto dal popolo. Non aveva un capo xchè era una struttura basata sui comitati anche se in realtà tutto era nelle mani del colonnello Gheddafi dopo il colpo di stato del
In arabo il re viene chiamato MALIK ma è un termine che non si è mai affermato. Agli arabi non era mai piaciuta la legittimazione religiosa del re, solo con il califfato cambiò un po’ la situazione quindi il re veniva eletto in base alla dinastia di sangue e il califfo veniva eletto attraverso un collegio per far credere di essere stato nominato dal popolo. Sia in Giordania che in Marocco la monarchia costituzionale è una finzione poiché il potere è tutto nelle mani del re. Si diffusero l’autoritarismo, i legami tribali e coranici quindi vi era un’incompatibilità con lo Stato moderno. In Siria all’art. 3 viene stabilito che un sovrano deve essere musulmano ma in realtà fa parte di una setta. Anche
la Turchia, che si dichiara laica, prevede un ministero per gli affari religiosi. ]
CAPITOLO 4: DIRITTO ED ECONOMIA I sistemi giuridici originari delle aree musulmane si svilupparono a partire dal
musulmano in quanto corpus elaborato su base religiosa posto a tradurre la volontà di Dio, comprende sia la normativa civile ( mu’àmalàt) che riguarda il diritto di famiglia e quello commerciale, che la normativa religiosa. I dotti musulmani (ulema) che creano il corpus della sciaria non vanno considerati legislatori, in quanto l’unico legislatore era Dio, ma interpreti della “Legge divina”.
I versetti a carattere legale presenti nel Corano non superano il 3% del totale, sancendo norme che riguardano prevalentemente il diritto di famiglia (matrimoni, divorzi, successioni). Il corpus giuridico religioso, quindi, pur essendo ispirato a principi coranici, è frutto di un’elaborazione e di un’interpretazione in cui convergono anche elementi di natura extraislamica. La Sciaria, tuttavia, rimase vaga in alcuni settori come il diritto commerciale, quello penale e non contemplò l’ambito amministrativo. Inoltre fu elaborato un codice distinto della sciaria: il QàNùN , ovvero un codice di diritto positivo redatto dai sovrani musulmani sulla base del principio giuridico islamico della pubblica utilità. Le normative non dovevano essere in contraddizione con la sciaria e i decreti dovevano essere approvati dagli ulema. Il Qànùn si sviluppò soprattutto nel XVI secolo con Solimano il Magnifico ma rimase sempre subordinato dal punto di vista etico e normativo alla sciaria che rimaneva superiore in quanto di natura divina. Nell’800 una serie di riforme riformulò il Qànùn, modernizzando il codice esistente e seguendo i modelli europei. I codici seguivano il modello francese, adattandosi alle realtà locali. Le riforme del XIX secolo rappresentarono un passaggio importante nella storia del diritto nei paesi musulmani del mediterraneo dal momento che diedero avvio alla secolarizzazione del diritto positivo. La distanza tra quest’ultimo e il diritto religioso si delineò in modo più netto. L’introduzione dei modelli giuridici occidentali non incontrò ostacoli in ambito commerciale, penale e amministrativo già erano di competenza extra- sciaraitica, ma ne incontrò invece nell’ambito del diritto di famiglia che rimase di competenza religiosa. Nella prima metà del 900 il Qànùn indicò il diritto positivo. Tra i paesi musulmani del Mediterraneo solo Albania e Turchia fondarono il loro sistema legale solo sul diritto positivo. L’Albania iniziò a secolarizzare i suoi codici nel 1924, mentre l’Albania iniziò a introdurre i codici europei abolendo quelli di ispirazione religiosa nel 1926 quando adottò un codice penale basato su quello italiano. Negli altri stati rimasero i riferimenti al diritto religioso come fonte giuridica assieme al diritto positivo. Ovunque furono inserite Corti di Giustizia, giudici e ordini di avvocati con formazione e professionalità uguali a quelle degli europei. Il potere legislativo fu attribuito ai parlamenti e i deputati laici erano eletti dal popolo. L’Arabia Saudita, invece, non subì la colonizzazione e qui la sciaria continuò a determinare tutto il campo giuridico attraverso tribunali religiosi. Negli altri paesi, dopo l’indipendenza, diritto positivo e religioso coesistettero. Il processo di adozione dei modelli occidentali accanto al mantenimento della sciaria diede origine a 2 fenomeni:
L’applicazione della sciaira si collocò al centro della propaganda islamista negli anni 80 per la realizzazione dello stato islamico.
prezzo superiore. La differenza di valore costituiva l’interesse dovuto. Tutte le pratiche che servivano ad eludere tale divieto presero il nome di HIYAL e furono tuttavia abbandonate, durante la penetrazione europea, per adeguare le economie dei paesi musulmani al contesto internazionale e renderle concorrenziali. Furono istituiti sistemi bancari e finanziari uguali a quelli occidentali, basati sul credito a interesse. Solo negli anni ’70 emerse il fenomeno delle banche islamiche che sostituirono il prestito a interesse con la partecipazione agli utili. Vennero riadattate le procedure HIYAL, adeguandole alle esigenze del mercato moderno. Un dato importante è che la secolarizzazione dei sistemi bancari e finanziari nei paesi musulmani secondo i modelli occidentali non si è attuata con procedure di riforma della Sciaria bensì ignorandola. I WAQF (o HABOUS) non sono menzionati dal Corano e sono pie fondazioni create grazie alle donazioni (terreni e beni immobili) fatte dai fedeli, le cui rendite contribuivano a fornire ai cittadini i servizi fondamentali come la costruzione e il mantenimento di moschee, scuole, ospedali, mense ecc. La cura dei Waqf spettava ai Giudici islamici ma il loro valore economico li rendeva appetibili alle autorità politiche. Dunque l’autonomia delle istituzioni religiose nella gestione di queste fondazioni fu variabili secondo le regioni e le epoche. Attualmente nella grande maggioranza dei paesi i Waqf sono attribuiti agli Affari Religiosi. In conclusione, dunque, alcune disposizioni sono applicate rigidamente (diritto di famiglia), altre aggirate (Ribà) e altre ignorate o lasciate alla libera coscienza (come lo Zàkàt). Nella fase delle riforme secolari, la maggiore o minore aderenza alle disposizioni della sciaria dipese da meccanismi di ordine sociale cioè interesse pubblico, efficacia della norma e gestione del potere.
L’espansione araba che avvenne tra il 633 e il 750, comportò l’inglobamento di culture, etnie, razze diverse sotto un unico impero. Dal punto di vista giuridico e sociopolitico le uniche minoranze riconosciute come tali dalle istituzioni islamiche erano quelle religiose. L’Islam distingueva tra musulmani e non musulmani e tra questi distingue tra MONOTEISTI , tra cui cristiani ed ebrei, chiamati “Gente del libro”, che godevano di una considerazione particolare e di uno statuto giuridico specifico; e musulmani POLITEISTI che andavano convertiti o uccisi. Il patto di DHIMMA (protezione/sicurezza) consiste nella garanzia di protezione dei cristiani ed ebrei conquistati dai musulmani contro aggressioni interne o attacchi esterni, in cambio del riconoscimento della sovranità islamica e di un pagamento specifico. I DHIMMI erano soggetti ad alcune norme come il divieto di sposare donne musulmane, di portare armi, di nuocere ad un musulmano o ai suoi beni o di tentare di allontanarlo dalla fede. Essi, inoltre, non potevano avere accesso alle città sante della Mecca e Medina. In compenso, oltre alla sicurezza e al diritto di proprietà, avevano garantiti la libertà di culto e il diritto di conservare gli edifici sacri, senza xrò costruirne di nuovi. Cristiani ed ebrei nei primi secoli contribuirono alla costruzione di apparati burocratici e amministrativi degli imperi musulmani. Molti DHIMMI furono spinti alla conversione soprattutto per motivi socio- economici e di sicurezza sociale. Essi trovarono condizioni più favorevoli di quelle incontrate dalle minoranze religiose nell’occidente cristiano. Il mondo musulmano, comunque, si divide in 2 comunità principali, ovvero SUNNITI , la comunità più diffusa e culturalmente dominante, e SCIITI , il termine scia significa “partito” ed indica quella fazione di musulmani che alla morte del Profeta ritennero suo unico legittimo erede il nipote ALI’ , generato dalla figlia FATIMA e quindi il parente maschio più prossimo. Lo sciismo si differenziò dal sunnismo soprattutto sul principio dell’imamato, dottrina basata sulla figura dell’imam, guida della comunità discendente del Profeta. La scissione tra sunniti e sciiti fu irrevocabile ma non produsse una spartizione netta nel mondo musulmano. In Europa i cittadini di diversa confessione ottennero parità di diritti nel corso del XIX secolo (in Francia nel 1791) mentre in ambito islamico la percezione delle minoranze era diversa. La convivenza con l’Altro, infatti, era un dato previsto e regolamentato dal Corano; La diversità veniva vista come componente integrante del sistema. Ebrei e cristiani mantenevano i loro costumi e le loro regole per ciò che riguardava matrimoni, divorzi, successioni, crimini penali, atti di culto, il vestiario e l’alimentazione. Questo sistema era discriminato perché manteneva i DHIMMI su un piano di subordinazione rispetto ai musulmani ma, allo stesso tempo, assicurava la convivenza nel pluralismo. Le minoranze religiose dell’Impero furono osservate con attenzione dalle nazioni europee. Inizialmente queste esercitarono pressioni per aumentare i diritti dei sudditi non musulmani, imponendo il principio laico di cittadinanza legata al territorio e non più fondata sulla fede. Le Millet furono rafforzate, riorganizzate e modernizzate con l’indebolimento degli apparati religiosi.