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--- Schopenhauer ---, Schemi e mappe concettuali di Filosofia

Velo di Maya, tutto è volontà, dall'essenza del mio corpo all'essenza del mondo, caratteri e manifestazioni della volontà di vivere, il pessimismo e le vie della liberazione dal dolore

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2021/2022

In vendita dal 05/04/2022

AriannaCiuffreda
AriannaCiuffreda 🇮🇹

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Schopenhauer
La riflessione di Schopenhauer si caratterizza per un totale opposizione alla filosofia idealistica. !
All’ottimismo panlogistico di Hegel, cioè alla concezione della realtà come manifestazione necessaria della
Ragione, Schopenhauer contrappone un pessimismo irrazionalistico fondato su un duplice assunto:!
L’essenza del mondo non è costituita dell’Idea, bensì da una volontà di vivere senza ragione e senza scopo.!
La storia non è progresso continuo, ma ripetizione incessante di un immutabile dramma di dolore.!
Il “velo di Ma"
Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la destinazione kantiana tra “fenomeno” e “noumeno”.!
Fenomeno: È parvenza, illusione e sogno, ovvero ciò che nell’antica sapienza indiana era detto velo di Maya;
# è la rappresentazione soggettiva, cioè esiste solo dentro la coscienza.!
Noumeno: Realtà che si “nasconde” dietro l’ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di
# “s-coprire”.!
Rappresentazione: È la realtà in quanto oggetto di conoscenza da parte di un soggetto, ossia è un’entità #
## che esiste “dentro” la coscienza; essa consiste di due aspetti essenziali e inseparabili: il #
## soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato, e si basa sulle forme a priori di #
# spazio, tempo e causalità.!
Sulle orme del criticismo, ritiene che la nostra mente risulti corredata di una serie di forme a priori;!
a dierenza di Kant, Schopenhauer ammette solo tre forme a priori: spazio, tempo e causalità.!
Causalità: Assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come necessità fisica, #
# logica, matematica e morale, ovvero come principio del divenire, del conoscere, dell’essere e #
# dell’agire.!
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Schopenhauer paragona le forma a priori a vetri sfaccettai, attraverso cui la visione delle cose si deforma, egli
considera la rappresentazione come una fantasmagorica ingannevole, traendo la conclusione che “la vita è
sogno”, cioè un tessuto di apparenze, una sorta di “incantesimo” che la rende simile agli stati onirici.!
La realtà riguardo l’uomo, o meglio il filosofo che è nell’uomo, non può fare a meno di interrogassi.!
L’uomo è un “animale metafisico”, che, a dierenza degli altri esseri viventi, è portato a stupirsi della propria
esistenza e a interrogarsi sull’essenza ultima della vita.!
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Schopenhauer presenta la propria filosofia come un’integrazione necessaria alla filosofia di Kant: egli si vanta
di aver individuato quella via d’accesso che l’autore della Critica della ragion pura aveva precluso.!
Se noi fossimo soltanto conoscenza e rappresentazione non potremmo uscire dal mondo fenomenico.!
Ripiegandoci su noi stessi, ci rendiamo conto che l’essenza profonda del nostro io, o meglio la cosa in sé del
nostro essere globalmente considerato, è la brama, o la volontà di vivere, cioè un impulso prepotente e
irresistibile che ci spinge a esistere e ad agire.!
Volontà di vivere: Indica il noumeno del mondo, ovvero l’essenza nascosta non solo dall’uomo, ma # #
## dall’intero universo. Questa esperienza di base permette all’uomo di rendersi conto del #
## fatto che la cosa in sé è nient'altro che “volontà di vivere”. Essendo al di là del fenomeno e
## delle sue forme costitutive (spazio, tempo e causa), la volontà è unica, a-spaziale, a-#
## temporale e incassata, e si configura come un eterno e cieco impulso, di cui tutto ciò che #
## esiste è manifestazione o oggettivazione.!
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Schopenhauer

La riflessione di Schopenhauer si caratterizza per un totale opposizione alla filosofia idealistica. All’ottimismo panlogistico di Hegel, cioè alla concezione della realtà come manifestazione necessaria della Ragione, Schopenhauer contrappone un pessimismo irrazionalistico fondato su un duplice assunto:

  • L’essenza del mondo non è costituita dell’Idea, bensì da una volontà di vivere senza ragione e senza scopo.
  • La storia non è progresso continuo, ma ripetizione incessante di un immutabile dramma di dolore.

Il “velo di Ma”

Il punto di partenza della filosofia di Schopenhauer è la destinazione kantiana tra “fenomeno” e “noumeno”. Fenomeno: È parvenza, illusione e sogno, ovvero ciò che nell’antica sapienza indiana era detto velo di Maya; è la rappresentazione soggettiva, cioè esiste solo dentro la coscienza. Noumeno: Realtà che si “nasconde” dietro l’ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di “s-coprire”. Rappresentazione: È la realtà in quanto oggetto di conoscenza da parte di un soggetto, ossia è un’entità che esiste “dentro” la coscienza; essa consiste di due aspetti essenziali e inseparabili: il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato, e si basa sulle forme a priori di spazio, tempo e causalità. Sulle orme del criticismo, ritiene che la nostra mente risulti corredata di una serie di forme a priori; a differenza di Kant, Schopenhauer ammette solo tre forme a priori: spazio, tempo e causalità. Causalità: Assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come necessità fisica, logica, matematica e morale, ovvero come principio del divenire, del conoscere, dell’essere e dell’agire. Schopenhauer paragona le forma a priori a vetri sfaccettai, attraverso cui la visione delle cose si deforma, egli considera la rappresentazione come una fantasmagorica ingannevole, traendo la conclusione che “la vita è sogno”, cioè un tessuto di apparenze, una sorta di “incantesimo” che la rende simile agli stati onirici. La realtà riguardo l’uomo, o meglio il filosofo che è nell’uomo, non può fare a meno di interrogassi. L’uomo è un “animale metafisico”, che, a differenza degli altri esseri viventi, è portato a stupirsi della propria esistenza e a interrogarsi sull’essenza ultima della vita.

Tuo è voltà

Schopenhauer presenta la propria filosofia come un’integrazione necessaria alla filosofia di Kant: egli si vanta di aver individuato quella via d’accesso che l’autore della Critica della ragion pura aveva precluso. Se noi fossimo soltanto conoscenza e rappresentazione non potremmo uscire dal mondo fenomenico. Ripiegandoci su noi stessi, ci rendiamo conto che l’essenza profonda del nostro io, o meglio la cosa in sé del nostro essere globalmente considerato, è la brama, o la volontà di vivere, cioè un impulso prepotente e irresistibile che ci spinge a esistere e ad agire. Volontà di vivere: Indica il noumeno del mondo, ovvero l’essenza nascosta non solo dall’uomo, ma dall’intero universo. Questa esperienza di base permette all’uomo di rendersi conto del fatto che la cosa in sé è nient'altro che “volontà di vivere”. Essendo al di là del fenomeno e delle sue forme costitutive (spazio, tempo e causa), la volontà è unica, a-spaziale, a- temporale e incassata, e si configura come un eterno e cieco impulso, di cui tutto ciò che esiste è manifestazione o oggettivazione.

Dall’sza del mio corpo all’sza del mdo

Quando io vivo il mio corpo, lo sottraggo all'approccio fenomenizzante, cioè smetto di usare spazio, tempo e causalità. È corretto parlare di “fenomeni” al plurale, ma di “noumeno” al singolare, perchè in quest’ambito non operano né lo spazio, né il tempo. L’io, per Schopenhauer, si qualifica come la coincidenza di coscienza, volontà e corpo: non vi è dunque la rinuncia ad alcuna delle componenti umane, che vengono invece viste nella loro indistinguibile unità.

Caraeri e miftazii della voltà di vere

Volontà di vivere: È l’essenza della realtà, ed è “al di là” del fenomeno, presenta caratteri contrapposti a quelli del mondo della rappresentazione, in quanto, si sottrae alle forme proprie di quest’ultimo. È un’unica Forza irrazionale che anima ciecamente il Tutto. Si manifesta in tre momenti: - Le idee (modelli eterni della realtà).

  • La gerarchia degli enti naturali.
  • La volontà autoconsapevole nell’uomo. Volontà: Il termine indica il concetto più generale di energia, o impulso. Risulta unica, poiché esistendo al di fuori dello spazio e del tempo, si sottrae costituzionalmente a ciò che i filosofi del Medioevo chiamavano “principio di individuazione”. È eterna e indistruttibile, ossia un principio senza inizio, né fine. Si configura anche come una forza libera e cieca, ossia come energia incausata. Miliardi di esseri non vivono dunque che per vivere e continuare a vivere. È questa, secondo Schopenhauer, l’unica crudele verità sul mondo, anche se gli uomini hanno cercato per lo più di “mascherarne” la terribile evidenza postulando un Dio al quale finalizzare la loro vita e in cui trovare un “senso” per le loro azioni. Dio: Non può esistere e l’unico assoluto è la volontà stessa i cui i caratteri di fondo sono i caratteri che da Dio: sempre i filosofi hanno conferito a Dio e con cui soprattutto i Romantici hanno caratterizzato l’infinito. L’unica e infinita volontà di vivere si manifesta nel mondo fenomenico attraverso due fasi: - La volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili, a-spaziali e a-temporali, che egli chiama idee e che considera alla stregua di archetipi del mondo. - La volontà si oggettiva nei vari individui del mondo naturale. Il mondo della realtà naturali si struttura in una serie di “gradi” disposto in ordine ascendente: il grado più basso è costituito dalle forze generali della natura, i gradi superiori dalle piante e dagli animali. Questa “piramide cosmica” culmina nell’uomo, nel quale la volontà diviene pienamente consapevole. Ciò che essa acquista in coscienza, perde in sicurezza, infatti, la ragione è meno efficace dell’istinto.

Il psimismo

Dolore, piacere e noia Affermare che l’essere è la manifestazione di una volontà infin ita equivale a dire che la vita è dolore per essenza. Volere: Significa desiderare e desiderare significa trovarsi in uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere. Desiderio: È assenza, vuoto e indigenza, ossia dolore. Nell’uomo la volontà è più cosciente che negli altri esseri, proprio l’uomo risulta il più bisognoso e mancante tra loro. Ciò che gli uomini chiamano “godimento” (fisico) o “gioia” (psichica) non è altro che una cessazione di dolore.

L’arte Arte: È conoscenza libera e disinteressata, che si rivolge alle idee, ossia alle forme pure delle cose. Arte: Sottrae l’individuo alla catena infinita dei bisogni e dei desideri quotidiani, offrendogli un appagamento Arte: immobile e compiuto. È catartica per essenza e grazia a essa l’uomo, più che vivere, contempla la vita, Arte: elevandosi al di sopra della volontà, del dolore e del tempo. Costituisce un confronto alla vita. Soggetto che contempla le idee: Il puro soggetto del conoscere, il puro occhio del mondo. Tragedia: Costituisce l’autorappresentazione del dramma della vita. Musica: Nono riproduce mimeticamente le idee, come fanno le altre arti, ma si pone come immediata rivelazione della volontà a se stessa. Ogni arte è quindi liberatrice, poiché il piacere che essa procura è la cessazione del bisogno, raggiunta attraverso lo svincolarsi della conoscenza dalla volontà e il suo porsi come disinteressata contemplazione. Ma la funzione liberatrice dell’arte è pur sempre temporanea e parziale, e ha i caratteri di un gioco effimero, o di un breve incantesimo. L’etica della pietà A differenza della contemplazione estetica, che è un trasognato estraniarsi dalla realtà, la morale implica un impegno nel mondo a favore del prossimo. Schopenhauer sostiene che l’etica non sgorga da un imperativo categorico dettato dalla ragione, né da un ragionamento astratto, bensì da un’esperienza vissuta, ovvero da un sentimento di “pietà”, o di “com-passione”, attraverso cui avvertiamo come nostre le sofferenze degli altri, identificandoci con il loro tormento. Non è la conoscenza a produrre la moralità, ma è la moralità a produrre la conoscenza. Tramite la pietà sperimentiamo quell’unità metafisica di tutto gli esseri. Soltanto per un sogno illusorio il malvagio si crede separato dagli altri e dal loro dolore, ma il rimorso temporaneo e la duratura angoscia che accompagnano i suoi misfatti costituiscono l’oscura consapevolezza dell’unità del volere cosmico. La morale si concretizza in due virtù:

  • La giustizia ha un carattere negativo, poiché consiste nel non fare il male e nell’essere disposti a riconoscere agli altri ciò che siamo pronti a riconoscere a noi stessi.
  • La carità si identifica con la volontà positiva e attiva di fare del bene al prossimo. Morale: Consiste nel far propria la sofferenza di tutti gli esseri passati e presenti, e nell’assumere su di sé il dolore cosmico. L’ascesi Sebbene implichi una vittoria sull’egoismo, la morale rimane pur sempre all’interno della vita e prepone un qualche attaccamento a essa. Ascesi: Nasce dall’“orrore” dell’uomo “per l’essere di cui è manifestazione il suo proprio fenomeno, per la volontà di vivere, per il nocciolo e l’essenza di un mondo riconosciuto pieno di dolore”; si propone di estirpare il proprio desiderio di esistere, di godere e di volere. Il primo giardino dell’ascesi è costituito dalla “castità perfetta”. La rinuncia ai piaceri, l’umiltà, il digiuno, la povertà, il sacrificio e l’automacerazione, tendono tutte al medesimo scopo, che è quello di sciogliere la volontà di vivere dalle proprie catene. La soppressione della volontà di vivere è l’unico vero atto di libertà che è possibile all’uomo. Mentre nei mistici del cristianesimo l’ascesi si conclude con l’estasi nel misticismo ateo di Schopenhauer il cammino verso la salvezza mette capo al nirvana buddista, ovvero dell’esperienza del nulla. Nirvana: È un tutto, cioè un oceano di pace, uno spazio luminoso di serenità, in cui le stesse nozioni di “io” e “soggetto” si dissolvono.