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schopenhauer e il pessimismo, Appunti di Filosofia

il velo ingannatore del fenomeno, tutto è volontà, dall'essenza del mio corpo all'essenza del mondo, caratteri e manifestazioni volontà di vivere, pessimismo, vie della liberazione dal dolore,

Tipologia: Appunti

2020/2021

In vendita dal 25/04/2022

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marta-guaschino 🇮🇹

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SCHOPENHAUER
PUNTI DI PARTENZA
KANT distinzione seppur con diverso significato di noumeno e fenomeno; categorie
PLATONE mito caverna; idee; realtà
FILOSOFIA ORIENTALE (Veda e Purana) cosmo/universo; energia
Svolge quindi una sincretizzazione poiché amalgama queste visioni.
Il velo ingannatore del fenomeno
Il punto di partenza è proprio la distinzione tra fenomeno e noumeno che per il filosofo sono:
- Fenomeno è parvenza, illusione e sogno, ossia il velo ingannatore di cui parla l'antica sapienza indiana, velo di
Maya
- Noumeno è quella realtà che si nasconde dietro l'ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di
s-coprire
Riconduce così il concetto di fenomeno micino alla filosofia indiana e buddista punto il fenomeno di cui lui parla è la
rappresentazione oggettiva, cioè esiste solo dentro la coscienza. Questa rappresentazione ha due aspetti essenziali e
inseparabili:
- da una parte c'è il soggetto rappresentante
- dall'altra e l'oggetto rappresentato
e nessuno dei due precede o può sussistere indipendentemente dall'altro.
Schopenhauer ammette solamente tre forme a priori: spazio, tempo e causalità. Quest'ultima è l'unica categoria sia in
quanto tutte le altre sono a esse riconducibili, sia in quanto la realtà stessa delloggetto si risolve completamente nella sua
azione causale su altri oggetti. La causalità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come:
- PRINCIPIO DEL DIVENIRE necessità fisica: regola i rapporti causali tra oggetti
- PRINCIPIO DEL CONOSCERE necessità logica: regola i rapporti tra premesse e conseguenze
- PRINCIPIO DELL’ESSERE necessità matematica: regola i rapporti spazio-temporali e aritmetico-geometrici
- PRINCIPIO DELL’AGIREnecessità morale: regola i rapporti tra motivazioni e azioni
Egli considera la rappresentazione come inganno, tre indurrà conclusione che la vita è un sogno c'è un tessuto di
apparenze. Al di là del sogno l'uomo è un animale metafisico ed è portato a stupirsi della propria esistenza e a interrogarsi
sull'essenza ultima della vita.
Tutto è volontà
Egli si vanta di avere individuato la via d'accesso al noumeno. Se noi fossimo soltanto conoscenza rappresentazione non
potremmo uscire dal mondo fenomenico ma poiché siamo dotati a noi stessi come anche corpo non ci limitiamo a vederci
dal di fuori ma ci viviamo anche dal di dentro godendo e soffrendo. È proprio questa esperienza di base che permette
all'uomo di squarciare il velo del fenomeno, ovvero ideologie e credenze, e di afferrare la cosa in sé. Infatti, ci rendiamo
conto che la cosa in sé del nostro essere globalmente considerato è la volontà di vivere, cioè un impulso irresistibile che
ci spinge a esistere e ad agire. Il nostro stesso corpo non è che la manifestazione esteriore dell'insieme delle nostre brame
interiori e l'intero mondo fenomenico è il modo in cui la volontà si manifesta o si rende visibile a sé stessa nella
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Anteprima parziale del testo

Scarica schopenhauer e il pessimismo e più Appunti in PDF di Filosofia solo su Docsity!

SCHOPENHAUER

PUNTI DI PARTENZA

 KANT distinzione seppur con diverso significato di noumeno e fenomeno; categorie  PLATONE  mito caverna; idee; realtà  FILOSOFIA ORIENTALE (Veda e Purana)  cosmo/universo; energia Svolge quindi una sincretizzazione poiché amalgama queste visioni.

Il velo ingannatore del fenomeno

Il punto di partenza è proprio la distinzione tra fenomeno e noumeno che per il filosofo sono:

  • Fenomeno è parvenza, illusione e sogno, ossia il velo ingannatore di cui parla l'antica sapienza indiana, velo di

Maya

  • Noumeno è quella realtà che si nasconde dietro l'ingannevole trama del fenomeno e che il filosofo ha il compito di s-coprire Riconduce così il concetto di fenomeno micino alla filosofia indiana e buddista punto il fenomeno di cui lui parla è la rappresentazione oggettiva, cioè esiste solo dentro la coscienza. Questa rappresentazione ha due aspetti essenziali e inseparabili:
  • da una parte c'è il soggetto rappresentante
  • dall'altra e l'oggetto rappresentato e nessuno dei due precede o può sussistere indipendentemente dall'altro. Schopenhauer ammette solamente tre forme a priori: spazio, tempo e causalità. Quest'ultima è l'unica categoria sia in quanto tutte le altre sono a esse riconducibili, sia in quanto la realtà stessa dell’oggetto si risolve completamente nella sua azione causale su altri oggetti. La causalità assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera, manifestandosi come:
  • PRINCIPIO DEL DIVENIRE necessità fisica : regola i rapporti causali tra oggetti
  • PRINCIPIO DEL CONOSCERE  necessità logica : regola i rapporti tra premesse e conseguenze
  • PRINCIPIO DELL’ESSERE necessità matematica : regola i rapporti spazio-temporali e aritmetico-geometrici
  • PRINCIPIO DELL’AGIRE necessità morale : regola i rapporti tra motivazioni e azioni Egli considera la rappresentazione come inganno, tre indurrà conclusione che la vita è un sogno c'è un tessuto di apparenze. Al di là del sogno l'uomo è un animale metafisico ed è portato a stupirsi della propria esistenza e a interrogarsi sull'essenza ultima della vita.

Tutto è volontà

Egli si vanta di avere individuato la via d'accesso al noumeno. Se noi fossimo soltanto conoscenza rappresentazione non potremmo uscire dal mondo fenomenico ma poiché siamo dotati a noi stessi come anche corpo non ci limitiamo a vederci dal di fuori ma ci viviamo anche dal di dentro godendo e soffrendo. È proprio questa esperienza di base che permette all'uomo di squarciare il velo del fenomeno, ovvero ideologie e credenze, e di afferrare la cosa in sé. Infatti, ci rendiamo conto che la cosa in sé del nostro essere globalmente considerato è la volontà di vivere , cioè un impulso irresistibile che ci spinge a esistere e ad agire. Il nostro stesso corpo non è che la manifestazione esteriore dell'insieme delle nostre brame interiori e l'intero mondo fenomenico è il modo in cui la volontà si manifesta o si rende visibile a sé stessa nella

rappresentazione spazio-temporale. Afferma poi che la volontà di vivere è l'essenza segreta di tutte le cose, ossia la cosa in sé dell'universo finalmente svelata. Dall’essenza del mio corpo all’essenza del mondo Quando io vivo il mio corpo lo sottraggo dall'approccio fenomenizzante, smetto di usare spazio, tempo e causalità. In tal modo mi privo degli strumenti che individuano gli oggetti e per questo l’essenza che riscontro nel mio corpo ha perso i limiti dell'individualità. Quindi bisogna parlare di fenomeni al plurale, poiché spazio-tempo distinguono le cose molteplici, ma di noumeno al singolare, poiché non operano né lo spazio né il tempo. L'io schopenhaueriano si qualifica come la coincidenza di coscienza, volontà e corpo e non vi è dunque la rinuncia ad alcune delle componenti umane che vengono invece viste nella loro indisgiungibile unità. I caratteri e le manifestazioni della volontà di vivere

1 - La volontà primordiale è inconscia poiché la consapevolezza e l'intelletto ne costituiscono soltanto delle possibili

manifestazioni secondarie, indica il concetto più generale di energia o impulso.

2 - risulta unica in quanto al di fuori dello spazio e del tempo, quindi si sottrae al principio di individuazione

3 - è eterna e indistruttibile essendo oltre la forma del tempo, quindi è principio senza inizio né fine

4 - è una forza libera e cieca essendo al di là della categoria di causa, quindi è un'energia incausata senza un perché e

senza uno scopo. Infatti, la volontà primordiale non ha alcuna meta oltre sé stessa: la vita vuole la vita, la volontà vuole la volontà. La volontà di vivere si manifesta nel mondo fenomenico attraverso due fasi:

  • La volontà si oggettiva in un sistema di forme immutabili, a-spaziali e a-temporali, che egli chiama IDEE e che considera alla stregua di archetipi del mondo.
  • La volontà si oggettiva nei vari individui del mondo naturale che non sono nient'altro che la MOLTIPLICAZIONE DELLE IDEE. Tra gli individui e le idee esiste un rapporto di coppia-modello per cui i singoli esseri risultano semplici riproduzioni di un prototipo originario che è l'idea. Il mondo delle realtà naturali si struttura a propria volta in una serie di gradi disposti in ordine ascendente: questa PIRAMIDE COSMICA culmina nell’uomo nel quale la volontà viene pienamente consapevole ma ciò che essa acquista in coscienza perde in sicurezza: infatti la ragione è meno efficace dell’istinto. IL PESSIMISMO La vita è dolore per assenza: volere significa desiderare e questo significa essere in una tensione per la mancanza di ciò che si vorrebbe avere. Dato che l’uomo è quello la cui volontà è più cosciente, risulta essere il più bisognoso. Inoltre, la gioia è cessazione di dolore, ciò presuppone che perché ci sia piacere sia necessario un precedente stato di dolore: questo è una funzione derivata del dolore. Accanto a questi pone la noia che subentra quando viene meno il motivo del desiderio, cessano il frastuono delle attività e lo stimolo delle preoccupazioni. La vita risulta così un’oscillazione tra dolore e noia, passando tramite l’intervallo fugace della gioia. Dato che tale volontà è cosmica, il dolore risulta riguardare non solo l’uomo ma ogni creatura: crea così una delle forme più radicali di PESSIMISMO COSMICO e afferma che il male è il principio stesso da cui il mondo dipende. In questa vicenda l’individuo però sembra essere un mero strumento della specie che ha come fine la sopravvivenza, questo si manifesta nell’ AMORE che è uno dei forti stimoli dell’esistenza. Il fine dell’amore però è soltanto l’accoppiamento ed è per questo che l'atto sessuale accompagnato da un particolare piacere. (Mantide femmina). se l'amore è un semplice strumento per la sopravvivenza della specie allora non c'è amore senza sessualità ed è per questo chiamare procreativo è avvertito come peccato e vergogna e l'unico amore di cui si può tessere l'elogio e quello disinteressato della pietà.