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Schopenhauer, il mondo come volontà e rappresentazione, il velo di maya, il dolore, le vie per la liberazione dal dolore Feuerbach, il progetto filosofico, la religione, la religione come forma di alienazione -spiegato in modo semplice
Tipologia: Appunti
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Nasce nel 1788 a Danzica in una famiglia borghese > agiato ma odia la società borghese. Grazie alle sue condizioni economichepadre commerciante) ha la possibilità di viaggiare molto > colto. Pubblica “ Il mondo come volontà e rappresentazione ” ma non ha successo. Lo ripubblica dopo qualche anno con qualche modifica ma continua a non avere successo. Diventa docente universitario nella stessa università dove lavora Hegel (che odia, S. considera H. un ciarlatano). Il suo piano è di rubare gli studenti a Hegel, ma non ci riesce. Demoralizzato si trasferisce a Francoforte insieme a Fatma(cagnolina, unica creatura che ama, è un misantropo) In vecchiaia Schopenhauer scrive dei libri di aforismi che avranno successo. Muore a Francoforte nel 1860.
Nella sua opera “ Il mondo come volontà e rappresentazione ” si chiede che cos'è il mondo? Risponde che il mondo è sia rappresentazione che volontà di vivere.
La rappresentazione è la conoscenza che facciamo del mondo attraverso le nostre strutture mentali (spazio tempo, causalità). Questa non ci fa conoscere il mondo come è veramente, ma solo l'apparenza, la superficie. In realtà noi conosciamo il velo di Maya , un velo ingannatore e illusorio che nasconde la vera realtà, infatti dietro questo si nasconde la volontà di vivere , cioè la vera realtà del mondo. Leggenda > La divinità che creò il mondo si rese conto che l’umanità soffriva, motivo per cui posò un velo che nascondendo la realtà, alleviava le sofferenze.
La volontà di vivere è una forza irrazionale, libera, inconsapevole, che vuole solo vivere e continuare a vivere. La volontà non è presente solo nell'uomo, ma in ogni cosa: è il principio che governa tutto l'universo.
Secondo Schopenhauer il dolore deriva dalla volontà di vivere perchè volere significa desiderare e il desiderio nasce da una condizione di mancanza , quindi di sofferenza. Finchè il desiderio non è soddisfatto l'uomo soffre. Ma il desiderio soddisfatto produce un piacere temporaneo che è il punto di partenza di un nuovo desiderio.
Per questo afferma che la vita dell'uomo è come un pendolo che oscilla tra : il desiderio > che genera dolore perchè ci manca quello che desideriamo il piacere > momentaneo che proviamo quando un desiderio viene soddisfatto la noia > una sensazione di vuoto che ci prepara ad un nuovo desiderio
Schopenhauer critica le varie forme di ottimismo che dominavano all'epoca: L’ottimismo metafisico > l'infinita bontà di Dio non si concilia con l'infinita sofferenza sulla terra L’ottimismo sociale > non esiste la bontà sociale fra gli uomini ma il conflitto e la sopraffazione reciproca L'ottimismo storico > Questo è convinto che di epoca in epoca l'uomo cambi, in realtà Schopenhauer sostiene che i caratteri essenziali dell'uomo, ovvero, nascita sofferenza e morte con cambino mai.
Secondo Schopenhauer possiamo liberarci dal dolore solo se riusciamo ad eliminare la volontà di vivere, cioè passare dal volere al non volere(bisogna smettere di desiderare).
Tre vie possono liberare dalla volontà (sofferenza): la via dell' arte , la via della compassione , la via dell' ascesi.
L'arte > è una via di liberazione al dolore perchè quando contempliamo un'opera d'arte ci identifichiamo con le idee eterne che l'artista ha raffigurato nella sua opera, viviamo le emozioni che l'opera raffigura e così ci allontaniamo momentaneamente dal nostro dolore.
partecipiamo al dolore degli altri L'ascesi > è l'unica via che ci libera dal dolore. Infatti attraverso le pratiche ascetiche (il digiuno, la castità, la povertà e altre pratiche di mortificazione) noi costringiamo il corpo a non desiderare più. Solo così l'uomo può eliminare la volontà di vivere e raggiungere il Nirvana , cioè una condizione in cui non si prova più nessun desiderio e dove c'è solo il nulla.
liberare l'uomo dal vincolo e dall'oppressione della religione che lo disumanizza offrire una visione nuova dell'uomo inteso come un essere naturale e corporeo. Un essere sociale che si confronta con gli altri uomini attraverso il rapporto Io-Tu
Nella sua opera “ L'Essenza del cristianesimo ” Feuerbaach svolge un'analisi della religione , affermando che non è Dio che ha creato l'uomo, ma è l'uomo che ha creato Dio.
L'uomo infatti: “inventa” un'entità divina in cui “proietta” tutte le migliori qualità della specie umana, potenziate all'infinito. immagina una divinità capace di soddisfare tutti i suoi desideri.
Feuerbach definisce la religione una forma di alienazione. Questo termine significa “estraniazione” “scissione” “separazione”. L'uomo alienandosi si divide, separa cioè da se le sue qualità migliori (le perfezioni) e le proietta (le trasferisce) in un essere perfetto che lui stesso ha creato: Dio. Le qualità, le “perfezioni” che animano l'uomo: la ragione (il sapere), la volontà (il potere), il cuore (la bontà, l'amore), nell'uomo rimarranno sempre finite , limitate , invece in Dio si amplificano al massimo grado. Infatti Dio è onnisciente, onnipotente, infinitamente buono.
Più divinizziamo Dio , più più l'uomo diventa impotente , misero e sottomesso ad una potenza che lui stesso ha creato. Questo determina, secondo Feuerbach, la necessità dell'ateismo , ovvero la negazione di Dio. Solo così l'uomo può recuperare il suo valore e la sua dignità. L'ateismo si presenta come un dovere morale e anche come la proposta di una nuova divinità: l'Uomo. L'amore per Dio va quindi sostituito con l'amore per l'uomo.
Una volta cancellata l'immagine di Dio l'uomo ritorna ad essere un uomo autentico fatto di corpo, di mente di emozioni. Secondo Feuerbach la filosofia dell'avvenire deve valorizzare la corporeità dell'uomo e i suoi bisogni. “L'uomo è ciò che mangia” nel senso che una buona alimentazione contribuisce a rendere migliore l'uomo anche spiritualmente. Inoltre la filosofia dell'avvenire deve poggiare sull' amore , perchè attraverso l'amore si crea il rapporto tra l'io e il tu , cioè fra un individuo concreto e altri individui concreti.