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HEGEL : S. si pone in contrapposizione ad Hegel, definendolo “ ciarlatano idealista ” e “Mistificatore”: se Hegel infatti crede che la realtà sia razionale, S. crede invece che la realtà sia irrazionalità e che si tratti dunque di una Mistificazione (alterazione del pensiero e delle idee). Nella filosofia di S. confluiscono molte filosofie diverse tra loro: PLATONE : la teoria del divenire, ossia il concetto delle idee come modelli immutabili della realtà KANT : soggettivismo gnoseologico (la conoscenza è l’incontro tra soggetto conoscente e oggetto conosciuto) ROMANTICISMO : l’irrazionalismo, l’esaltazione dell’arte e della musica, il dolore, ma ne ripudia l’ottimismo in quanto filosofo pessimista che, a differenza di Leopardi, non trova una soluzione FILOSOFIA ORIENTALE : ne mutua molti concetti:
S. si considera l’unico vero continuatore di Kant essendo riuscito a sanare la dicotomia massima tra Fenomeno e Noumeno. Egli infatti, pur mantenendo i nomi usati da Kant, ne modifica la valenza: Per Kant il Fenomeno è l’unica vera realtà di cui possiamo essere certi e il Noumeno è una x sconosciuta Per S. invece il Fenomeno è apparenza e illusione (“ velo di Maya ”), mentre il Noumeno è quella realtà che si nasconde dietro il Fenomeno e che il filosofo ha il compito di scoprire. Se Kant sosteneva che il Fenomeno fosse l’oggetto della rappresentazione, ne “ Il mondo come volontà e rappresentazione ” invece S. sostiene che il Fenomeno è la rappresentazione , cioè la realtà come oggetto di conoscenza da parte del soggetto (“tutto ciò che esiste è oggetto in rapporto al soggetto”). La rappresentazione ha due aspetti inseparabili: il soggetto rappresentante e l’oggetto rappresentato , il cui incontro è per K. E S. la conoscenza. Come per Kant, anche per S. esso avviene tramite le forme a priori : Per Kant sono spazio, tempo e le 12 categorie Per S. sono spazio , tempo e causalità (che assume forme diverse a seconda degli ambiti in cui opera). S. considera però le forme a priori dei vetri attraverso cui la visione delle cose si deforma e per questo considera la vita un sogno, un’illusione, un’apparenza. S. attribuisce l’intelletto e la capacità di intuire la realtà anche agli animali, i quali però, a differenza dell’uomo non possiedono la ragione, che ci permettere di accedere al Fenomeno, ma non al Noumeno, conoscibile solo attraverso il corpo , che ci permette di viverci da dentro, squarciando così il velo di Maya e trovando la volontà di vivere , cioè un impulso che ci spinge ad agire e a esistere. La Volontà di vivere è: Inconscia : impulso inconsapevole Unica : al di là del principio di spazio Eterna : al di là del tempo Incausata : al di là della casualità (senza un perché o uno scopo).
S. riprende da Platone il concetto delle idee , intermediario tra la volontà di vivere e le cose del mondo. Vi è però una differenza tra S. e P: per P. l’essenza ultima delle realtà sono le idee, mentre per S. l’essenza ultima della realtà è la volontà di vivere , che si esprime attraverso le idee, le quali si articolano nel mondo attraverso 3 cose: forze della natura, vita vegetale e animale e vita umana.
Nella visione pessimista di S. vi è una contraddizione con Hegel: se per Hegel infatti “ciò che è razionale è reale e ciò che è reale è razionale” (la realtà è intrinseca di razionalità), per S., invece, la realtà è irrazionalità. Avendo posto come archè la volontà di vivere, egli elabora la tesi secondo cui “ vivere è soffrire e tutto è dolore ”. Per S. infatti volere significa desiderare, cioè trovarsi in uno stato di tensione per la mancanza di qualcosa che si vorrebbe avere. “ Godimento ” o “ gioia ” non sono altro che cessazione del dolore : senza il dolore (mancanza di qualcosa) non esisterebbe il piacere (appagamento momentaneo di quel desiderio): il piacere esiste solo in funzione del dolore. S. sostiene tuttavia che sia meglio che ci manchi qualcosa piuttosto che aver raggiunto tutti i nostri obiettivi sennò subentrerebbe la noia. S. sostiene dunque che la vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la noia con intervalli fugaci e illusori di piacere dati dalla cessazione del dolore.
Poiché la volontà di vivere si manifesta sotto forma di Sehnsucht (desiderio inappagato), il dolore non riguarda soltanto l’uomo, ma ogni creatura. Nell’uomo il desiderio, e di conseguenza il dolore, è maggiore poiché egli ha più consapevolezza rispetto agli altri esseri viventi. Con S. si passa dunque da: Pessimismo cosmico o metafisico : tutta la realtà è intrisa di dolore Pessimismo esistenziale : la vita dell’uomo è un pendolo Pessimismo storico - sociale : la storia è pura irrazionalità.
Una delle consapevolezze di S. tuttavia è che neanche l’amore può salvare l’uomo da questo dolore. Egli vede l’amore con l’unico scopo di procreare e continuare la specie. L’uomo infelice cerca un sollievo nell’amore, da lui rivestito di romanticismo, che in realtà non è altro che: pura illusione, una realtà utopica il maggiore dei delitti: procrea creature destinate a soffrire due infelicità che si incontrano e che creano una terza infelicità.
Data la concezione pessimista di S., si potrebbe pensare che la soluzione ultima sia il suicidio. In realtà, S. si schiera contro il suicidio poiché la volontà di vivere continuerebbe a perpetuare se stessa e chi si suicida non rifiuta la vita, ma quella vita. S. infatti sostiene che la vera risposta al dolore non sia l’eliminazione di una o più vite attraverso il suicidio, ma la liberazione dalla volontà di vivere. S. propone delle vie di liberazione dal dolore: ARTE : ha un ruolo catartico poiché sottrae l’uomo alla catena infinita di desideri quotidiani, film, libri, musica e ogni forma di arte ci aiutano a risollevarci dal dolore e l’uomo, immedesimandosi nei personaggi, riesce a trovare una soluzione; la liberazione raggiunta tuttavia è temporanea. ETICA : si esplica attraverso la compassione nei confronti degli altri e si articola in: o Giustizia: è la volontà di non fare male agli altri (etica in negativo) o Carità: è la volontà di fare del bene agli altri, patisci con l’altro e cerchi di farlo stare bene riuscendo in tal modo a stare bene in primis tu (etica in positivo). Anche l’etica, tuttavia, è momentanea ASCESI : è composta da castità perfetta, digiuno e povertà; dovrebbe portare dalla voluntas alla noluntas , cioè l’annullamento della volontà di vivere, che implica a sua volta il NIRVANA. È importante fare però una differenza tra il Nirvana Buddista e il Nirvana di S.: il primo, infatti, è inteso come il raggiungimento di uno stato assoluto di pace; il secondo invece è l’annullamento della volontà di vivere e dunque il raggiungimento di esso, essendo la volontà di vivere unica, significherebbe l’annullamento del mondo poiché tutto è frutto della volontà di vivere. Per S. il raggiungimento del Nirvana, con il conseguente annullamento del mondo, non è negativo poiché la volontà di vivere porta alla sofferenza.