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Schopenhauer: Il Mondo come Illusione e la Conoscenza del Noumeno, Dispense di Filosofia

La filosofia di schopenhauer, che ritorna alla concezione del mondo pre-hegeliana di kant. Schopenhauer inizia la teorizzazione del mondo partendo dal fenomeno, distinguendo tra fenomeno e noumeno. Il fenomeno è un'illusione e ci permette di conoscere il noumeno, che per schopenhauer è la volontas, un'attività completamente irrazionale. Per conoscere la volontas, schopenhauer suggerisce di distaccarci dall'individualismo e dall'egoismo, attraverso la conoscenza universale, che si può ottenere contemplando l'arte, in particolare la musica. Tuttavia, il vero modo per emanciparsi dalla volontas è attraverso la negazione, ovvero il percorso di ascetismo.

Tipologia: Dispense

2021/2022

Caricato il 19/06/2022

giorgia.2022
giorgia.2022 🇮🇹

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SCHOPENHAUER
Schopenhauer ritorna a Kant, ovvero ad una concezione del mondo pre-hegeliana. Per lui bisogna iniziare a
teorizzare sul mondo partendo dal fenomeno.
Fenomeno apparare delle cose
Noumeno ciò che la realtà è ma nessuno vede
Se per Kant il fenomeno è derivante dal noumeno (che è la “la cosa” sottostante ad ogni fenomeno, che non possiamo
conoscere) ed è soggettivo ma comune a tutti (è soggettivo perché ogni soggetto ne fa esperienza ma è comune a tutti
perché tutti facciamo la stessa esperienza) e ci permette di conoscere una realtà “oggettiva”, per Schopenhauer no.
Schopenhauer ritiene che il fenomeno sia un’illusione e che esista la possibilità di conoscere il noumeno.
Per Schopenhauer il mondo, ovvero la totalità di tutti i fenomeni, non è nient’altro che una mera illusione
che sperimentiamo vivendo; quasi come fosse un grande insieme di ombre o sogni.
Ciò che non ci permette di vedere il mondo in sé è il cosiddetto velo di maya, che Schopenhauer riprende
dalla filosofia induista e buddista. In sostanza il velo di maya è una metafora che sta ad indicare il carattere
illusorio dei fenomeni, come se quando facessimo esperienza della realtà non potessimo percepire le cose
reali (noumeno) perché coperte da una, metaforica, coperta di illusione (fenomeno).
Per Schopenhauer il noumeno è, come per Kant, ciò che vi è dietro ad ogni fenomeno. Ma se per Kant
esistevano vari noumeni, per Schopenhauer esiste un solo noumeno che sta dietro a tutti i fenomeni: la
voluntas. Essa non è una cosa, non è una sostanza, ma è attività. Essa si presenta come magnetismo,
gravità, istinto di sopravvivenza negli animali, è la spinta fondamentale che permea il tutto; è
completamente irrazionale, al di fuori dello spazio e del tempo ed unica. Negli uomini si manifesta come
volontà di autoaffermazione e volontà di soddisfare i propri desideri. Ma dato che quella soddisfazione non
è mai raggiunta, essa diventa fonte di dolore. (collegamento Leopardi)
Che differenza c’è tra lo Spirito di Hegel e la Voluntas di Schopenhauer? La sostanziale differenza sta nel
fatto che lo Spirito di Hegel è razionale, ovvero persegue uno scopo ben identificato con un percorso ben
delineato; e tutto rientra in questo suo enorme piano. La Voluntas di Schopenhauer è puramente
irrazionale, essa non ha alcuno scopo preciso e nessun piano preciso, se non quello di affermare sé stessa.
Per Schopenhauer la voluntas si deve oggettificate per autoaffermarsi
Le idee rappresentano il primo modo per farlo. Esse sono universali e non appartengono al mondo
sensibile; si manifestano nello spazio-tempo e danno origine a tutti i fenomeni.
Per Schopenhauer serve distaccarci dall’individualismo ed egoismo e attingere ad una conoscenza
universale, cioè serve conoscere la voluntas. come? contemplando l’arte: l’arte espone le idee,
ovvero la prima oggettificazione della voluntas.
Tra le arti la musica ha un posto di rilievo: la musica non rappresenta le idee, ma la voluntas stessa,
poiché la musica raggiunge il massimo grado di astrazione e quindi di universalità.
Tuttavia, anche se ciò può “distrarci” dal nostro dolore, lo fa solo temporaneamente. L’unico modo per
emanciparsi dalla voluntas è la sua negazione, ovvero la noluntas (“non-volontà”). Ovvero fare un percorso
di ascetismo (ateo, non religioso) e liberarsi completamente della materialità della vita e dagli impulsi
individuali vede dissolversi i fenomeni, la molteplicità, il tempo e lo spazio; comprende l’assoluto.
Ciò che rimane dalla sparizione del mondo come rappresentazione è il nulla, il vero avversario e vincitore
della voluntas.

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SCHOPENHAUER

Schopenhauer ritorna a Kant, ovvero ad una concezione del mondo pre-hegeliana. Per lui bisogna iniziare a teorizzare sul mondo partendo dal fenomeno. Fenomeno  apparare delle cose Noumeno  ciò che la realtà è ma nessuno vede Se per Kant il fenomeno è derivante dal noumeno (che è la “la cosa” sottostante ad ogni fenomeno, che non possiamo conoscere) ed è soggettivo ma comune a tutti (è soggettivo perché ogni soggetto ne fa esperienza ma è comune a tutti perché tutti facciamo la stessa esperienza) e ci permette di conoscere una realtà “oggettiva”, per Schopenhauer no_._ Schopenhauer ritiene che il fenomeno sia un’illusione e che esista la possibilità di conoscere il noumeno. Per Schopenhauer il mondo, ovvero la totalità di tutti i fenomeni, non è nient’altro che una mera illusione che sperimentiamo vivendo; quasi come fosse un grande insieme di ombre o sogni. Ciò che non ci permette di vedere il mondo in sé è il cosiddetto velo di maya, che Schopenhauer riprende dalla filosofia induista e buddista. In sostanza il velo di maya è una metafora che sta ad indicare il carattere illusorio dei fenomeni, come se quando facessimo esperienza della realtà non potessimo percepire le cose reali (noumeno) perché coperte da una, metaforica, coperta di illusione (fenomeno). Per Schopenhauer il noumeno è, come per Kant, ciò che vi è dietro ad ogni fenomeno. Ma se per Kant esistevano vari noumeni, per Schopenhauer esiste un solo noumeno che sta dietro a tutti i fenomeni: la voluntas. Essa non è una cosa, non è una sostanza, ma è attività. Essa si presenta come magnetismo, gravità, istinto di sopravvivenza negli animali, è la spinta fondamentale che permea il tutto; è completamente irrazionale, al di fuori dello spazio e del tempo ed unica. Negli uomini si manifesta come volontà di autoaffermazione e volontà di soddisfare i propri desideri. Ma dato che quella soddisfazione non è mai raggiunta, essa diventa fonte di dolore. (collegamento Leopardi) Che differenza c’è tra lo Spirito di Hegel e la Voluntas di Schopenhauer? La sostanziale differenza sta nel fatto che lo Spirito di Hegel è razionale, ovvero persegue uno scopo ben identificato con un percorso ben delineato; e tutto rientra in questo suo enorme piano. La Voluntas di Schopenhauer è puramente irrazionale, essa non ha alcuno scopo preciso e nessun piano preciso, se non quello di affermare sé stessa. Per Schopenhauer la voluntas si deve oggettificate per autoaffermarsi  Le idee rappresentano il primo modo per farlo. Esse sono universali e non appartengono al mondo sensibile; si manifestano nello spazio-tempo e danno origine a tutti i fenomeni.  Per Schopenhauer serve distaccarci dall’individualismo ed egoismo e attingere ad una conoscenza universale, cioè serve conoscere la voluntas. come? contemplando l’ arte : l’arte espone le idee, ovvero la prima oggettificazione della voluntas.  Tra le arti la musica ha un posto di rilievo: la musica non rappresenta le idee, ma la voluntas stessa, poiché la musica raggiunge il massimo grado di astrazione e quindi di universalità. Tuttavia, anche se ciò può “distrarci” dal nostro dolore, lo fa solo temporaneamente. L’unico modo per emanciparsi dalla voluntas è la sua negazione, ovvero la noluntas (“non-volontà”). Ovvero fare un percorso di ascetismo (ateo, non religioso) e liberarsi completamente della materialità della vita e dagli impulsi individuali  vede dissolversi i fenomeni, la molteplicità, il tempo e lo spazio; comprende l’assoluto. Ciò che rimane dalla sparizione del mondo come rappresentazione è il nulla, il vero avversario e vincitore della voluntas.