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SCIENZE terra e terremoti, Schemi e mappe concettuali di Scienze della Terra

tratto la struttura della terra e i terremoti

Tipologia: Schemi e mappe concettuali

2022/2023

Caricato il 07/11/2023

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eva-battaglia-4 🇮🇹

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ERA MESOZOICA
L’Era mesozoica (o Mesozoico), nota anche con il nome di secondaria o Era dei rettili è un lungo lasso di
tempo durante il quale si nota una minore attività orogenetica. Evento fondamentale di questa età è la
frammentazione del supercontinente Pangea, di cui è diretta conseguenza l’aspetto attuale della superficie della
Terra. Il supercontinente iniziò a dividersi gradualmente in blocchi in reciproco allontanamento per l’espansione
di nuovi fondi oceanici (formando quello che diventerà il futuro Atlantico centrale). Verso la metà del Mesozoico
si apre un settore al margine ovest della Tetide noto come Oceano Ligure-piemontese, che presenta resti
sotto forma di ofioliti (frammenti di crosta oceanica basaltica, associata a sedimenti marini).
Gli organismi viventi sopravvissuti alla crisi biologica (che segnò la fine del Paleozoico) iniziarono a
diversificarsi e cominciarono a occupare le nicchie ecologiche vuote. Già a partire dal Triassico si diffondono le
gimnosperme, tra cui troviamo le conifere (imponenti alberi d’alto fusto). Verso la metà dell’era compaiono le
angiosperme, piante in grado di produrre un seme protetto da un involucro e con i fiori che facilitano la
fecondazione. Nei mari c’è una grande diffusione di cefalopodi, molluschi che comprendono le ammoniti.
Il Mesozoico è però soprattutto l’Era dei rettili, i quali, rispetto agli altri animali, presentano un vantaggio, ossia
la possibilità di riprodursi senza bisogno di un ambiente acquatico (capacità di deporre un uovo protetto da un
guscio solido al cui interno l’embrione, immerso in un liquido biologico, e che giunge a maturazione senza
disidratarsi). Tra i vari rettili vi erano numerose forme dei dinosauri (piccoli, enormi, erbivori, carnivori, terrestri,
marini). Tra i rettili marini più diffusi vi erano gli ittiosauri (con arti trasformati in pinne, un corpo a forma di
delfino e una lunga fila di denti appuntiti), poi vi erano rettili volanti come i pterosauri (con una membrana alare
che presenta un’apertura di 7 metri).
Da qualche gruppo di rettili (nel corso del Giurassico) nacquero anche i primi uccelli, che inizialmente
presentavano caratteri rettiliani, ricoperti però di vere piume. L'archaeopteryx è considerato un anello di
transizione tra le due specie.
Nel Mesozoico si originano nuove caratteristiche biologiche e alcune specie sviluppano la capacità di
mantenere costante la temperatura del proprio corpo, caratteristica nota con il termine omotermia, questi sono
i cosiddetti animali a sangue caldo, in contrapposizione ai rettili, ossia animali a sangue freddo. Queste novità
segnano la comparsa dei mammiferi.
L'estinzione in massa di dinosauri e rettili, si è verificata durante un periodo breve di effusione di gigantesche
quantità di lave basaltiche per la risalita di magma attraverso le profonde fratture. La fatturazione portò
all'emissione di espandimenti basaltici accompagnati da sciami di dicchi e filoni-strati.
Vediamo come si arrivò all'estinzione a causa dell'emissione nell'atmosfera di grandi quantità di anidride
carbonica che accentuò l'effetto serra, e il rapido riscaldamento climatico portò alla scomparsa di molte
piante terrestri particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici. L’estinzione può derivare da diverse cause,
dalle variazioni climatiche, da una prolungata serie di eruzione vulcaniche (per lunghi periodi, provocando
un oscuramento del Sole a causa delle polveri emesse, e provocando la precipitazione di piogge acide), o
dall’impatto di un corpo celeste sulla superficie della Terra, che ha provocato il sollevamento di un
gigantesca nuvola di polvere che avrebbe oscurato il Sole (una catastrofe improvvisa).
L’ERA CENOZOICA
L'Era cenozoica (o Cenozoico), o terziaria, o Era dei mammiferi”, suddivisa in tre periodi: il Paleogene (il più
antico), il Neogene e il Quaternario (il più recente). In questo periodo si innalzano usa serie di grandi catene
montuose, cambiando il volto della Terra (orogenesi alpino-himalayana). Dalla deformazione dei due margini
continentali, con la collisione tra India e Eurasia, si arriva alla formazione di un grande edificio montuoso, la
catena himalayana, che salda tra loro i due continenti. Nella collisione, i sedimenti presenti sul fondo degli
oceani andranno a costituire due catene, una estesa dalle Alpi occidentali all’Iran Settentrionale, e l’altra dai
rilievi tunisini ai Tauri (queste due catene si sono poi unite). Lungo i margini verso il Pacifico è proseguita la
subduzione della crosta portando al sollevamento delle Montagne Rocciose.
Gli organismi sopravvissuti all’estinzione, come le angiosperme, le piante con i fiori, continuano a diffondersi e
diversificarsi; gli invertebrati marini assumono aspetti simili alle specie attuali, con le famiglie di molluschi,
echinodermi ecc. I pesci abbondano di esemplari a scheletro osseo. I microscopici foraminiferi, un gruppo di
protozoi tra i quali ricordiamo le nummuliti (ottimi fossili guida presenti in abbondanza nelle rocce calcaree). Il
rinnovamento biologico si trova più in particolare nei mammiferi che si differenziano rapidamente e aumentano
enormemente di numero e in breve tempo diventano i dominatori del globo. Compaiono poi i primi progenitori
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ERA MESOZOICA

L’ Era mesozoica (o Mesozoico), nota anche con il nome di secondaria o “ Era dei rettili ” è un lungo lasso di tempo durante il quale si nota una minore attività orogenetica. Evento fondamentale di questa età è la frammentazione del supercontinente Pangea, di cui è diretta conseguenza l’aspetto attuale della superficie della Terra. Il supercontinente iniziò a dividersi gradualmente in blocchi in reciproco allontanamento per l’espansione di nuovi fondi oceanici (formando quello che diventerà il futuro Atlantico centrale). Verso la metà del Mesozoico si apre un settore al margine ovest della Tetide noto come Oceano Ligure-piemontese , che presenta resti sotto forma di ofioliti (frammenti di crosta oceanica basaltica, associata a sedimenti marini). Gli organismi viventi sopravvissuti alla crisi biologica (che segnò la fine del Paleozoico) iniziarono a diversificarsi e cominciarono a occupare le nicchie ecologiche vuote. Già a partire dal Triassico si diffondono le gimnosperme, tra cui troviamo le conifere (imponenti alberi d’alto fusto). Verso la metà dell’era compaiono le angiosperme , piante in grado di produrre un seme protetto da un involucro e con i fiori che facilitano la fecondazione. Nei mari c’è una grande diffusione di cefalopodi, molluschi che comprendono le ammoniti. Il Mesozoico è però soprattutto l’Era dei rettili, i quali, rispetto agli altri animali, presentano un vantaggio, ossia la possibilità di riprodursi senza bisogno di un ambiente acquatico (capacità di deporre un uovo protetto da un guscio solido al cui interno l’embrione, immerso in un liquido biologico, e che giunge a maturazione senza disidratarsi). Tra i vari rettili vi erano numerose forme dei dinosauri (piccoli, enormi, erbivori, carnivori, terrestri, marini). Tra i rettili marini più diffusi vi erano gli ittiosauri (con arti trasformati in pinne, un corpo a forma di delfino e una lunga fila di denti appuntiti), poi vi erano rettili volanti come i pterosauri (con una membrana alare che presenta un’apertura di 7 metri). Da qualche gruppo di rettili (nel corso del Giurassico) nacquero anche i primi uccelli , che inizialmente presentavano caratteri rettiliani, ricoperti però di vere piume. L' archaeopteryx è considerato un anello di transizione tra le due specie. Nel Mesozoico si originano nuove caratteristiche biologiche e alcune specie sviluppano la capacità di mantenere costante la temperatura del proprio corpo, caratteristica nota con il termine omotermia , questi sono i cosiddetti animali a sangue caldo, in contrapposizione ai rettili, ossia animali a sangue freddo. Queste novità segnano la comparsa dei mammiferi. L' estinzione in massa di dinosauri e rettili, si è verificata durante un periodo breve di effusione di gigantesche quantità di lave basaltiche per la risalita di magma attraverso le profonde fratture. La fatturazione portò all'emissione di espandimenti basaltici accompagnati da sciami di dicchi e filoni-strati. Vediamo come si arrivò all'estinzione a causa dell' emissione nell'atmosfera di grandi quantità di anidride carbonica che accentuò l'effetto serra, e il rapido riscaldamento climatico portò alla scomparsa di molte piante terrestri particolarmente sensibili ai cambiamenti climatici. L’estinzione può derivare da diverse cause, dalle variazioni climatiche, da una prolungata serie di eruzione vulcaniche (per lunghi periodi, provocando un oscuramento del Sole a causa delle polveri emesse, e provocando la precipitazione di piogge acide), o dall’ impatto di un corpo celeste sulla superficie della Terra , che ha provocato il sollevamento di un gigantesca nuvola di polvere che avrebbe oscurato il Sole (una catastrofe improvvisa).

L’ERA CENOZOICA

L' Era cenozoica (o Cenozoico), o terziaria, o “ Era dei mammiferi ”, suddivisa in tre periodi: il Paleogene (il più antico), il Neogene e il Quaternario (il più recente). In questo periodo si innalzano usa serie di grandi catene montuose, cambiando il volto della Terra ( orogenesi alpino-himalayana ). Dalla deformazione dei due margini continentali, con la collisione tra India e Eurasia, si arriva alla formazione di un grande edificio montuoso, la catena himalayana, che salda tra loro i due continenti. Nella collisione, i sedimenti presenti sul fondo degli oceani andranno a costituire due catene, una estesa dalle Alpi occidentali all’Iran Settentrionale, e l’altra dai rilievi tunisini ai Tauri (queste due catene si sono poi unite). Lungo i margini verso il Pacifico è proseguita la subduzione della crosta portando al sollevamento delle Montagne Rocciose. Gli organismi sopravvissuti all’estinzione, come le angiosperme, le piante con i fiori, continuano a diffondersi e diversificarsi; gli invertebrati marini assumono aspetti simili alle specie attuali, con le famiglie di molluschi, echinodermi ecc. I pesci abbondano di esemplari a scheletro osseo. I microscopici foraminiferi , un gruppo di protozoi tra i quali ricordiamo le nummuliti (ottimi fossili guida presenti in abbondanza nelle rocce calcaree). Il rinnovamento biologico si trova più in particolare nei mammiferi che si differenziano rapidamente e aumentano enormemente di numero e in breve tempo diventano i dominatori del globo. Compaiono poi i primi progenitori

dei cavalli, e poi anche i primati (a cui appartiene la specie Homo Sapiens , e tra i quali sono emersi piccoli individui detti Oreopithecus).

IL QUATERNARIO

Il Quaternario è considerato un periodo finale dell’Era cenozoica (sulla base degli studi dell’ Unione Internazionale di Scienze Geologiche ) piuttosto che un’era, in quanto, se considerata come tale era definita con “ era post-terziaria ” per lo sviluppo delle glaciazioni, da qui deriva “Era glaciale”. Il problema stava però nel fatto che le glaciazioni si erano già verificate in altre epoche geologiche. Il clima durante il periodo del Quaternario risulta essere più freddo rispetto ai tempi attuali, fatta eccezione per gli intervalli interglaciali dove il clima risulta essere mediamente più caldo di oggi e le masse ghiacciate estremamente ridotte (in Europa erano presenti più mammiferi, oggi collocati solo in zone come l’Africa o l’India). Queste periodiche oscillazioni termiche derivano da diverse cause astronomiche, la precessione degli equinozi , la variazione dell’eccentricità dell’orbita e il mutamento dell'inclinazione dell’asse terrestre. Quando tutti e tre i movimenti hanno come effetto una diminuzione della radiazione solare estiva, si ha come risultato la fase glaciale, in caso contrario si ha lo scioglimento dei ghiacciai. A medie latitudini, le fasi di crescita dei ghiacciai sono state determinate dall’abbassamento della temperatura estiva di 6-8°C. La curva teorica viene associata alla successione di glaciazioni, dalle quali derivano i nomi dati alle età glaciali: Gunz , Mindel , Riss , Wurm , e in seguito subentra una quinta età detta Donau. A questa divisione in 5 glaciazioni si sono affiancate nuove scale stratigrafiche più dettagliate, basate sull’impiego di isotopi dell’ossigeno , che hanno messo in evidenza numerose oscillazioni climatiche ripetutesi nel corso del Quaternario. Questi isotopi sono impiegati per la ricostruzione di antiche condizione ambientali. Tra le cause principali delle glaciazioni ci sono:

  • i moti millenari;
  • l’estensione globale del manto nevoso, che dipende dalla presenza o meno di alte e giovani catene montuose;
  • la deriva dei continenti, che può far avvicinare o allontanare dai poli le terre, facendo aumentare o diminuire l’estensione dei manti nevosi. Le conseguenze dell’alternanza di puntate fredde o calde furono imponenti, lo vediamo ad esempio con l’abbassamento e l’innalzamento del livello del mare, che portò a grandi spostamenti in tempi brevi delle linee di costa. I sedimenti glaciali più antichi dell’area mediterranea si trovano in Calabria e risalgono a un periodo di clima freddo , data la presenza di abbondanti resti fossili di molluschi detti ospiti freddi , scesi fino al Mediterraneo in cerca di acque meno gelide. I terrazzi marini lungo le coste al di sopra del livello del mare attuale, rappresentano antiche fasce costiere sollevate da movimenti crostali. Questi terrazzi sono formati tramite rocce che rappresentano la funzione di giacimenti caldi, che si riconoscono per i banchi calcarei e non argillosi, e per la presenza di ospiti caldi. A causa delle glaciazioni vediamo come molti territori vennero coperti da calotte di ghiaccio di grande spessore e per questo molti animali si allontanarono dal luogo di origine. Un esempio si trova fra la popolazione degli elefanti, i quali popolavano le pianure dell’Italia peninsulare (Lazio, Toscana, Campania), e scomparvero ben presto da lì, i cosiddetti Elephas meridionalis , sostituito poi dall’ Elephas antiquus che resistette fino all’ultima glaciazione, e dall’ Elephas primigenius (mammut). Verso la fine del Quaternario è frequente la comparsa di faune nane in popolazioni rimaste in condizioni di insularità , cioè confinate in isole abbastanza lontane dal continente da non avere scambi con altre faune. Lo studio dell’evoluzione umana serve per riconoscere, analizzare e stabilire i passi che hanno portato alla nascita della specie dell’ Homo sapiens. Questo studio è basato sul ritrovamento dei reperti fossili e lo studio della genetica, lo vediamo proprio grazie al confronto tra DNA che ci ha permesso di capire come la specie più prossima alla nostra è lo scimpanzè. Alcuni ritengono che la specie Orrorin tugenensis è il nostro più antico antenato bipiede, secondo altri è invece la specie dell’Australopithecus, della quale abbiamo trovato alcuni reperti in Africa e ne sono stati distinti due gruppi: uno con un corpo robusto e uno con un corpo gracile. Circa 2 milioni di anni fa nacque la prima specie del genere Homo che comprende almeno quattro specie:
  1. Homo habilis , riconosciuto come specie umana perché mostra un’espansione del cervello.
  2. Homo ergaster , che ha vissuto in Africa.

crosta continentale si assottiglia rendendo il mare più ampio e profondo, finché alla fine del periodo Giurassico, il processo di apertura si completa con la comparsa sul fondo del mare di una fascia di profonde fessure, da cui traboccano grandi quantità di lave basaltiche. Si originano poi vari tratti di una dorsale oceanica che segna l’asse dell’Oceano Atlantico centrale e dell’ Oceano Ligure-piemontese , compreso tra il bordo dell’Europa centrale, e lungo il quale si accumulavano due grandi prismi sedimentari, separati dalla fascia di crosta oceanica. Sui bassi fondali si svilupparono vaste scogliere e negli spazi di mare più profondo che separavano e circondavano le scogliere si accumulavano rocce sedimentarie di diverso tipo. Nei settori dell’oceano più lontani dalle coste si deposero modesti spessori di sedimenti fini, in genere argillosi. Il continente africano cominciò a muoversi verso l’Eurasia per il progressivo aprirsi dell’Oceano Atlantico meridionale, mentre sul fondo dell’Oceano Ligure-piemontese si originò una fossa di subduzione , dando inizio a un processo di collisione continentale che coinvolse i due prismi sedimentari e la crosta su cui si erano accresciuti. Le rocce sedimentarie dei prismi e quelle metamorfiche e magmatiche della crosta si frantumarono in grandi scaglie, che scivolarono come falde di ricoprimento le une sulle altre, fino ad accumularsi in gigantesche pile. La crosta oceanica venne trascinata in gran parte in profondità, nel mantello, dalla subduzione. La fascia di crosta in corrispondenza della collisione aumentò di spessore e, a causa del conseguente aggiustamento isostatico , si sollevò, dando origine a nuove catene montuose, tra cui le Alpi e gli Appennini. Verso Est nel frattempo, la collisione tra India e Asia portò alla formazione di catene himalayane. Le varie deformazioni nello spazio si sono verificate con il passare del tempo sulla base del modello orogeno-avanfossa-avampaese. Nell’ampio settore di crosta oceanica che separa due placche in collisione cominciano a manifestarsi i primi sforzi della compressione, portando a una deformazione di una parte, formando falde che sovrascorrono le une sulle altre formando una prima cordigliera, e il peso dell’accumulo di falde fa sprofondare il settore di crosta e porta alla formazione di un’ avanfossa , ossia il fondo del mare che si approfondisce. Più a largo la crosta non ancora deformata rimane stabile e costituisce l' avampaese. Il meccanismo si ripete più volte nel tempo, mentre la catena si amplia per l’aggiunta di nuovi settori. Riprendiamo in esame la struttura dell’Italia utilizzando come riferimento il Modello geologico strutturale , dove comprare il termine avampaese più volte, il quale indica la parte di crosta continentale verso la quale, nel corso di una collisione, scivolano e si accostano falde, formando una nuova avanfossa, che raccoglie altri sedimenti. Individuati due diversi tipi di avampaesi, si deve concludere che la collisione tra Europa e Africa ha originato due catene diverse: una scivolata verso l’Europa e l’altra verso l’Africa. Nel mentre che la catena alpina si stava sollevando, è iniziata la deformazione del prisma africano-adriatico, che è scivolato in falde sui margini dell’Avampaese africano-adriatico. Tramite l’osservazione delle finestre tettoniche degli Alti Tauri e dell’Engadina è possibile osservare la sovrapposizione tra le varie falde. Circa 20 milioni di anni fa un frammento dell’antico margine europeo si è poi staccato dal resto del continente ed è ruotato in senso antiorario, portando così alla formazione della posizione attuale del Massiccio sardo-corso. Successivamente 7-8 milioni di anni fa, a Est del Massiccio sardo-corso la crosta ha cominciato ad assottigliarsi e a distendersi formando un altro bacino, il Mar Tirreno. Queste rotazioni ed espansioni di ampi settori di crosta hanno modificato e completato la struttura della catena appenninica.