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terremoti scienze della terra.
Tipologia: Sbobinature
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I terremoti rappresentano rapide vibrazioni della superficie terrestre, manifestazioni visibili di forze enormi che deformano e spostano blocchi rocciosi all'interno della crosta terrestre. L'origine dei terremoti è legata alla liberazione di energia accumulata a profondità variabili fino a 700 km nella crosta terrestre, dovuta ai movimenti dei blocchi rocciosi. Questa energia si propaga in onde dall'ipocentro, il punto di origine sotterraneo, verso la superficie, centrata sull'epicentro. La teoria del rimbalzo elastico, formulata nel 1911 dal sismologo H.R. Reid, spiega che le rocce sottoposte a compressioni si comportano come molle cariche di energia che, superato il limite di rottura, si rompono o facilitano lo spostamento improvviso lungo una faglia, liberando energia sismica. Questo modello chiarisce anche la periodicità dei terremoti in alcune aree, in cui la roccia accumula a più riprese energia. Il comportamento delle rocce varia a seconda della loro natura: rocce duttili si deformano plasticamente, mentre rocce fragili tendono a rompersi dopo una breve deformazione. Tali comportamenti dipendono anche da pressione e temperatura. La maggioranza dei sismi ha origine tettonica, quindi legata agli spostamenti delle placche terrestri e alle faglie nei margini attivi. Terremoti di crollo avvengono per sprofondamento del terreno dovuto a cavità sotterranee; quelli vulcanici sono collegati all’attività magmatica, mentre raramente i terremoti sono causati da frane. Alcuni fenomeni premonitori possono anticipare un sisma: deformazioni del suolo, cambiamenti nella portata e turbidità di sorgenti e pozzi, emissioni di radon e alterazioni del campo elettrico e magnetico. Un terremoto si manifesta con una scossa principale e successive repliche, accompagnato spesso da boati. Sul terreno si formano crepacci, dislivelli, voragini e possono comparire o scomparire sorgenti. L'ipocentro può essere superficiale (fino a 70 km), intermedio (fino a 300 km) o profondo (fino a 700 km). I terremoti a ipocentro superficiale generano scosse più intense e localizzate, rispetto a quelli con ipocentro profondo. Dal punto di vista fisico, i terremoti producono onde sismiche che si propagano in ogni direzione dall'ipocentro. Queste onde si distinguono in onde P (primarie) e onde S (secondarie). Le onde P sono longitudinali, molto veloci e causano compressioni e dilatazioni nel terreno; attraversano solidi, liquidi e gas, aumentando la velocità con la densità. Le onde S, più lente, provocano oscillazioni perpendicolari alla direzione di propagazione, modificano la forma della roccia ma non si propagano nei fluidi. Le onde P ed S, giunte alla superficie in prossimità dell'epicentro, producono oscillazioni verticali percepite come scosse sussultorie. A distanze maggiori emergono le onde superficiali, che causano movimenti ondulatori del terreno, distinguibili in onde L (Love), con vibrazioni trasversali, e onde R (Rayleigh), che inducono movimenti ellittici delle particelle. Le onde superficiali sono responsabili dei danni maggiori, sono più lente ma possono percorrere lunghe distanze e anche compiere più volte il giro della Terra. Quando onde sismiche attraversano strati con diversa densità, subiscono riflessioni e rifrazioni, alterando traiettorie e velocità. I discontinuità come le
superfici tra crosta e mantello o tra mantello e nucleo causano il frazionamento delle onde in raggi riflessi e rifratti. Esiste una zona d’ombra sismica compresa tra 103° e 142° dall’ipocentro in cui non arrivano né le onde P né le S; questo avviene perché il nucleo terrestre liquido devia le onde P per rifrazione e impedisce il passaggio delle onde S. Tra 142° e 180°, solo onde P sono registrate. Queste osservazioni hanno permesso di scoprire la struttura interna della Terra, con nucleo solido interno e nucleo liquido esterno. Il rilevamento dei terremoti avviene tramite sismografi, strumenti composti da una massa sospesa collegata a un pennino che traccia su carta rotante le oscillazioni del terreno, generando il sismogramma. Il tracciato sismico presenta una prima fase con onde P e S, una seconda con onde superficiali e una conclusiva con onde attenuate. Per determinare l’epicentro servono almeno tre sismografi e la differenza temporale d’arrivo tra onde P e S. L’epicentro si individua tracciando cerchi con raggio uguale alla distanza dalla stazione su una mappa; l’intersezione indica il punto di origine. La magnitudo è la scala usata per quantificare l’energia liberata dal terremoto, mentre l’intensità indica gli effetti al suolo. La scala Richter calcola la magnitudo dai sismogrammi, confrontando l’ampiezza delle oscillazioni massime con un terremoto di riferimento, normalizzato a un valore di ampiezza minima. La scala è logaritmica: un incremento di un punto corrisponde a trenta volte più energia liberata. Ad esempio, un sisma di magnitudo 6 libera circa mille volte più energia di uno di magnitudo 4. La scala Mercalli-Càncani-Sieberg misura invece gli effetti distruttivi attraverso 12 gradi romani, dai meno avvertiti ai devastanti. Le isosisme sono linee che congiungono punti con uguale intensità e permettono di costruire mappe dei danni. L’effetto più visibile di un terremoto è il movimento del suolo che può causare danni alle costruzioni, con l’entità influenzata da durata, intensità, natura del terreno, profondità e distanza dall’epicentro. I terremoti possono produrre dislocazioni di terreno lungo faglie e, in aree montuose, possono innescare frane. Anche la liquefazione del terreno rappresenta un grave fenomeno: l’acqua nei pori dei sedimenti viene spinta via, trasformando il terreno solido in melma incapace di sostenere edifici. Gli incendi possono seguire alle scosse, causati da cavi elettrici o esplosioni di tubature di gas. L’attività sismica si concentra principalmente lungo la cintura di fuoco del Pacifico, una fascia attiva di vulcani e terremoti. Una seconda fascia segue le catene montuose dal Mediterraneo all’Himalaya con eventi a ipocentri intermedi, mentre la terza è lungo le dorsali oceaniche, con epicentri superficiali. Tra le cause di maremoti vi sono spostamenti di placche, eruzioni sottomarine e frane sottomarine, che producono onde anomale (tsunami) alte decine di metri che si innalzano significativamente in prossimità delle coste causando danni catastrofici. Tra i terremoti più potenti nella storia ci sono quello in Cile nel 1960, magnitudo 9,5, che generò uno tsunami con onde di 10 metri, quello devastante del 2004 in Indonesia, magnitudo 9,1, con circa 250.000 vittime, e il sisma del 2011 in
rocce più antiche e dense nella crosta continentale. Il mantello si estende fino a circa 2900 km di profondità, ha una parte superiore solida che insieme alla crosta forma la litosfera, un'area intermedia di rocce parzialmente fuse (astenosfera), e una zona inferiore nuovamente solida. Il nucleo, con raggio di 3470 km, comprende un nucleo esterno fluido e un nucleo interno solido, composto principalmente da ferro e nichel. La conoscenza di questi strati si basa anche sulle superfici di discontinuità come quelle di Mohorovicic, Repetti, Gutenberg e Lehmann, che separano crosta, mantello e nucleo. Il principio dell’isostasia descrive l’equilibrio della crosta terrestre che galleggia sul mantello sottostante, simile a un iceberg nell’acqua. La crosta più spessa affonda più a fondo nel mantello. Questo equilibrio si modifica nel tempo, ad esempio per orogenesi o erosione, determinando spostamenti verticali e orizzontali di masse superficiali e profonde. Due modelli teorici interpretano l’isostasia: quello di Pratt, basato su crosta a densità variabile poggianti su un livello di base uniforme a diverse profondità, e quello di Airy, che ipotizza densità costante della crosta e variazione di profondità di appoggio determinata dall’altezza del prisma di crosta, simile all’equilibrio dei ghiacci galleggianti. Non è ancora stabilito quale modello descriva con maggiore accuratezza la realtà. Infine, principi geologici e sismologici consentono di analizzare i terremoti, prevederne probabilità e adottare efficacemente misure di prevenzione, riducendo danni e perdite umane con progettazione antisismica, piani di emergenza e cultura della sicurezza. La conoscenza scientifica sulle dinamiche degli eventi sismici rappresenta la base per affrontare questi fenomeni naturali inevitabili ma gestibili con consapevolezza.