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._wm. da Scritti corsari : IIRZ) Rimpianto del mondo contadino 10 1. dottor Hy e omologazione contemporanea Riportiamo una pagina che testimonia significativamente l'aspra polemica condotta da Pasolini negli anni Settanta contro la società del benessere e dei consumi. L'articolo era comparso su “Pae- se sera” l'8 luglio 1974, sotto forma di lettera aperta a Italo Calvino. lo so bene, caro Calvino, come si svolge la vita di un intellettuale. Lo so perché, in par- te, è anche la mia vita. Letture, solitudini al laboratorio, cerchie in genere di pochi ami- ci e molti conoscenti, tutti intellettuali e borghesi. Una vita di lavoro e sostanzialmente perbene. Ma io, come il dottor Hyde!, ho un’altra vita. Nel vivere questa vita, devo rom- pere le barriere naturali (e innocenti) di classe. Sfondare le pareti dell’Italietta2, e sospin- germi quindi in un altro mondo: il mondo contadino, il mondo sottoproletario e il mon- do operaio. L'ordine in cui elenco questi mondi riguarda l’importanza della mia esperienza personale, non la loro importanza oggettiva. Fino a pochi anni fa questo era il mondo preborghese, il mondo della classe dominata. Era solo per mere ragioni razio- nali, o, meglio, statali, che esso faceva parte del territorio dell’Italietta. Al di fuori di que- sta pura e semplice formalità, tale mondo non coincideva affatto con l’Italia. L'universo de: allude al romanzo di Robert Louis Stevenson (1850-1894), o strano caso del dottor Jekyll e del signor Hyde (1886), in cui uno scien- Ziato trova un filtro che fa emergere la parte malvagia celata in lui: pertanto Îl colto e civile dottor Jekyll si trasforma nel bestiale signor Hyde. 2.Italietta: l'italia piccolo borghese e benpensante, dagli orizzonti ristretti. 15 20 25 30 35 45 55 3. De Martino: Ernesto De Martino contadino (cui appartengono le culture sottoproletarie urbane, e, appunto fino a pochi anni fa, quelle delle minoranze operaie, ché erano vere e proprie minoranze, come in Russia nel ’17) è un universo transnazionale: che addirittura non riconosce le nazioni Esso è l’avanzo di una civiltà precedente (o di un cumulo di civiltà precedenti tutte mol- to analoghe fra loro), e la classe dominante (nazionalista) modellava tale avanzo secon- do i propri interessi e i propri fini politici (per un lucano — penso a De Martino? — la na- zione a lui estranea, è stato prima il Regno Borbonico, poi l'Italia piemontese, poi l’Italia fascista, poi l’Italia attuale: senza soluzione di continuità). È questo illimitato mondo contadino prenazionale e preindustriale, sopravvissuto fino a solo pochi anni fa, che io rimpiango (non per nulla dimoro il più a lungo possibile, nei paesi del Terzo Mondo, dove esso sopravvive ancora, benché il Terzo Mondo stia an- ch'esso entrando nell’orbita del cosiddetto Sviluppo). Gli uomini di questo universo non vivevano un'età dell’oro, come non erano coinvolti, se non formalmente con l’Italietta. Essi vivevano quella che Chilanti* ha chiamato l’età del pane. Erano cioè consumatori di beni estremamente necessari. Ed era questo, forse, che rendeva estremamente necessaria la loro povera e precaria vita. Mentre è chiaro che i be- ni superflui rendono superflua la vita (tanto per essere estremamente elementari, e con- cludere con questo argomento). Che io rimpianga o non rimpianga questo universo con- tadino, resta comunque affar mio. Ciò non mi impedisce affatto di esercitare sul mondo attuale così com'è la mia critica: anzi, tanto più lucidamente quanto più ne sono staccato, € quanto più accetto solo stoicamente di viverci. Ho detto, e lo ripeto, che l'acculturazione del Centro consumistico ha distrutto le varie culture del Terzo Mondo (parlo ancora su scala mondiale, e mi riferisco dunque appun- to anche alle culture del Terzo Mondo, cui le culture contadine italiane sono profonda- mente analoghe): il modello culturale offerto agli italiani (e a tutti gli uomini del globo, del resto) è unico. La conformazione a tale modello si ha prima di tutto nel vissuto, nel- l’esistenziale: e quindi nel corpo e nel comportamento. È qui che si vivono i valori, non ancora espressi, della nuova cultura della civiltà dei cons umi, cioè del nuovo e del più repressivo totalitarismo che si sia mai visto. Dal punto di vista del linguaggio verbale, si ha la riduzione di tutta la lingua a lingua comunicativa, con un enorme impoverimento dell’espressività. I dialetti (gli idiomi materni!) sono allontanati nel tempo e nello spazio: i figli son costretti a non parlarli più perché vivono a Torino, a Milano o in Germania. Là dove si parlano ancora, essi hanno totalmente perso ogni loro potenzialità inventiva. Nessun ragazzo delle borgate romane sarebbe più in grado, per esempio, di capire il ger- go dei miei romanzi di dieci-quindici anni fa: e, ironia della sorte!, sarebbe costretto a consultare l'annesso glossario come un buon borghese del Nord! [...] Tu dirai: gli uomini sono sempre stati conformisti (tutti uguali uno all’altro) e ci sono sempre state delle élites. Io ti rispondo: sì, gli uomini sono sempre stati conformisti e il più possibile uguali l'uno all’altro, ma secondo la loto classe sociale. E, all’interno di ta- le distinzione di classe, secondo le loro particolari e concrete condizioni culturali (regio- nali). Oggi invece (e qui ca de la «mutazione» antropologica) gli uomini sono conformi- sti e tutti uguali uno all’al tro secondo un codice interclassista (studente uguale operaio, operaio del Nord uguale operaio del Sud): almeno potei nzialmente, nell’ansiosa volontà di uniformarsi. PP. Pasolini, Saggi sulla politica e sulla società, Mondadori, Milano 1999 indagato le culture contadine del Sud. d giornalista e scrittore antifascista. (1908-1965), studioso di etnologia che ha 4. Chilanti: Felice Chilanti (1914-1982),