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Se una notte d'inverno un viaggiatore - Calvino, Appunti di Letteratura Italiana

analisi libro 'Se una notte d'inverno un viaggiatore' Vari incipit, tipologia di romanzo, scene culminanti

Tipologia: Appunti

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SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE
– CALVINO
Il libro è composto da undici brani, dieci dei quali sono inseriti all'interno di una cornice: infatti sono costituiti da dieci
incipit di altrettanti romanzi. La storia della cornice, che si sviluppa parallelamente alla lettura dei diversi incipit, narra
invece del Lettore (chiamato esplicitamente Lettore) e Ludmilla (la Lettrice), e della loro storia d'amore, che segue uno
schema narrativo tradizionale in cui non manca il lieto fine.
In questo libro si alternano capitoli del racconto dell’avventura del Lettore e della Lettrice a 10 incipit diversi.
I 10 incipit sviluppano, secondo modalità diverse, un nucleo comune.
Questo romanzo appartiene al genere del METAROMANZO, un romanzo che si interroga sulla sua stessa natura.
L’innovativo romanzo di Italo Calvino ci presenta fin da subito le notevoli peculiarità rispetto alla precedente
tradizione; esso mira, essenzialmente, a porre in evidenza il piacere della lettura, anche quella più irragionevole e
misteriosa, da parte di coloro che ne condividono le finalità.
Ciò che colpisce, a partire dal primo capitolo, è come questo sia il “romanzo del tu”: attraverso la voce narrante in
seconda persona, il Lettore viene posto al centro della narrazione, ed ecco che inevitabilmente ti fai travolgere dalle
vicende che accadono nel racconto, decidi inconsapevolmente il destino degli altri personaggi, sei l’autore e il
principale personaggio di questa storia.
Italo Calvino ci vuole mostrare l’altro aspetto della letteratura: quell’aspetto ignoto ad un lettore comune, poiché chi
legge prova ad immedesimarsi nei personaggi, ma al termine della lettura ogni cosa torna alla normalità.
In questo caso non è propriamente così: la tua vita è quella raccontata dall’autore, egli opera con estrema argutezza un
piacevole doppio gioco: da una parte, egli intende mettere a nudo la nostra identità, i nostri comportamenti quotidiani e
le abitudini comuni a tutti gli uomini; dall’altra, si può facilmente notare l’assoluta riservatezza di questo romanzo; solo
chi ama evadere dalla realtà ed entrare nell’essenza del racconto può capire le sensazioni di chi compie le azioni.
La costruzione del romanzo, composta da diverse storie che si intersecano, rivela fin da subito le intenzioni dell’autore:
diversi punti di vista, diverse idee e modi di pensare, differenti modi di vivere ci fanno riflettere sulla molteplicità degli
aspetti reali, ci portano a considerare non un unico modo oggettivo di osservare ciò che ci circonda, ma ci rendono
partecipi di un lavoro di intersecazione tra visione soggettiva e ottica oggettiva per adempiere ad una visione completa
ed eterogenea di ciò che può essere la realtà.
Calvino, ama penetrare nel fondo delle situazioni e non restarne in superficie, non fa distinzione tra finzione “letteraria
e finzione “realee , a mio avviso, tra le due, preferisce di gran lunga la prima. In fondo, è questo uno dei principali
scopi di chi produce letteratura: inventare una realtà parallela a quella che si vive è un modo per fuggire da ciò che la
vera realtà ci offre.
Lo sciogliersi della narrazione procede di pari passo con quello della vita reale, cosicché diventa ancora più complicato
fare una distinzione netta. È un romanzo che abbraccia l’intera realtà, che cerca la sua autentica forma e prova a darsene
un’altra, è una storia che racchiude innumerevoli storie di innumerevoli persone tutte diverse tra di loro. È da questo
momento che si sente l’esigenza di mettere in discussione l’intero sistema romanzesco così come era andato
stabilendosi, si rifiutano le regole, vi è il bisogno di evadere e fare propria la storia in cui ci si butta a capofitto e
adattandola alle proprie esigenze, così come si crede che accada nella vita reale.
Il Lettore e la Lettrice si trovano spaesati di fronte a questa continua ricerca di diverse trame, tanto che ad un certo
punto della narrazione sorge spontaneo chiedersi se veramente esista un finale ad ogni storia, o se ogni storia sia mai
iniziata e abbia un reale sviluppo; la loro rincorsa simboleggia nient’altro che la necessità di avere un quadro
organico e coeso della realtà ed esprime ciò che l’autore vive e sente e che crede che il lettore a cui rivolge tale
romanzo, possa provare in egual modo.
I dieci titoli degli incipit ed una frase aggiuntiva, insieme, compongono un altro incipit romanzesco:
«Se una notte d'inverno un viaggiatore, fuori dell'abitato di Malbork, sporgendosi dalla costa
scoscesa senza temere il vento e la vertigine, guarda in basso dove l'ombra s'addensa in una rete di
linee che s'allacciano, in una rete di linee che s'intersecano sul tappeto di foglie illuminato dalla
luna intorno a una fossa vuota – Quale storia laggiù attende la fine? – chiede, ansioso d'ascoltare il
racconto.».
In realtà Calvino ha trovato anche una struttura di questi incipit; qualche anno dopo dice che il modo in cui ha costruito
questi incipit dei romanzi rimanda ad altri generi romanzeschi (dove c’è una trama e si intersecano personaggi e storie)
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SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE

– CALVINO

Il libro è composto da undici brani, dieci dei quali sono inseriti all'interno di una cornice: infatti sono costituiti da dieci incipit di altrettanti romanzi. La storia della cornice, che si sviluppa parallelamente alla lettura dei diversi incipit, narra invece del Lettore (chiamato esplicitamente Lettore) e Ludmilla (la Lettrice), e della loro storia d'amore, che segue uno schema narrativo tradizionale in cui non manca il lieto fine. In questo libro si alternano capitoli del racconto dell’avventura del Lettore e della Lettrice a 10 incipit diversi. I 10 incipit sviluppano, secondo modalità diverse, un nucleo comune. Questo romanzo appartiene al genere del METAROMANZO , un romanzo che si interroga sulla sua stessa natura. L’innovativo romanzo di Italo Calvino ci presenta fin da subito le notevoli peculiarità rispetto alla precedente tradizione; esso mira, essenzialmente, a porre in evidenza il piacere della lettura , anche quella più irragionevole e misteriosa, da parte di coloro che ne condividono le finalità. Ciò che colpisce, a partire dal primo capitolo, è come questo sia il “ romanzo del tu ”: attraverso la voce narrante in seconda persona, il Lettore viene posto al centro della narrazione, ed ecco che inevitabilmente ti fai travolgere dalle vicende che accadono nel racconto, decidi inconsapevolmente il destino degli altri personaggi, sei l’autore e il principale personaggio di questa storia. Italo Calvino ci vuole mostrare l’altro aspetto della letteratura : quell’aspetto ignoto ad un lettore comune, poiché chi legge prova ad immedesimarsi nei personaggi, ma al termine della lettura ogni cosa torna alla normalità. In questo caso non è propriamente così: la tua vita è quella raccontata dall’autore, egli opera con estrema argutezza un piacevole doppio gioco : da una parte, egli intende mettere a nudo la nostra identità, i nostri comportamenti quotidiani e le abitudini comuni a tutti gli uomini; dall’altra, si può facilmente notare l’assoluta riservatezza di questo romanzo; solo chi ama evadere dalla realtà ed entrare nell’essenza del racconto può capire le sensazioni di chi compie le azioni. La costruzione del romanzo, composta da diverse storie che si intersecano, rivela fin da subito le intenzioni dell’autore: diversi punti di vista, diverse idee e modi di pensare, differenti modi di vivere ci fanno riflettere sulla molteplicità degli aspetti reali, ci portano a considerare non un unico modo oggettivo di osservare ciò che ci circonda, ma ci rendono partecipi di un lavoro di intersecazione tra visione soggettiva e ottica oggettiva per adempiere ad una visione completa ed eterogenea di ciò che può essere la realtà. Calvino, ama penetrare nel fondo delle situazioni e non restarne in superficie, non fa distinzione tra finzione “letteraria” e finzione “reale” e , a mio avviso, tra le due, preferisce di gran lunga la prima. In fondo, è questo uno dei principali scopi di chi produce letteratura: inventare una realtà parallela a quella che si vive è un modo per fuggire da ciò che la vera realtà ci offre. Lo sciogliersi della narrazione procede di pari passo con quello della vita reale, cosicché diventa ancora più complicato fare una distinzione netta. È un romanzo che abbraccia l’intera realtà, che cerca la sua autentica forma e prova a darsene un’altra, è una storia che racchiude innumerevoli storie di innumerevoli persone tutte diverse tra di loro. È da questo momento che si sente l’esigenza di mettere in discussione l’intero sistema romanzesco così come era andato stabilendosi, si rifiutano le regole, vi è il bisogno di evadere e fare propria la storia in cui ci si butta a capofitto e adattandola alle proprie esigenze, così come si crede che accada nella vita reale. Il Lettore e la Lettrice si trovano spaesati di fronte a questa continua ricerca di diverse trame, tanto che ad un certo punto della narrazione sorge spontaneo chiedersi se veramente esista un finale ad ogni storia, o se ogni storia sia mai iniziata e abbia un reale sviluppo; la loro rincorsa simboleggia nient’altro che la necessità di avere un quadro organico e coeso della realtà ed esprime ciò che l’autore vive e sente e che crede che il lettore a cui rivolge tale romanzo, possa provare in egual modo. I dieci titoli degli incipit ed una frase aggiuntiva, insieme, compongono un altro incipit romanzesco: «Se una notte d'inverno un viaggiatore, fuori dell'abitato di Malbork, sporgendosi dalla costa scoscesa senza temere il vento e la vertigine, guarda in basso dove l'ombra s'addensa in una rete di linee che s'allacciano, in una rete di linee che s'intersecano sul tappeto di foglie illuminato dalla luna intorno a una fossa vuota – Quale storia laggiù attende la fine? – chiede, ansioso d'ascoltare il racconto.». In realtà Calvino ha trovato anche una struttura di questi incipit; qualche anno dopo dice che il modo in cui ha costruito questi incipit dei romanzi rimanda ad altri generi romanzeschi (dove c’è una trama e si intersecano personaggi e storie)

e non letterari (qualsiasi cosa si racconta). Il mondo continua, non c’è una chiusura. Gli incipit non finiscono e Calvino dice “l’incipit non ha una lunghezza, ma con l’incipit si vuole catturare il lettore e tenerlo stretto alla storia”. È un iper-romanzo perché ha due strutture diverse che convivono:

1. Struttura dei vari incipit che hanno un valore allegorico : si vuole alludere all’impossibilità di un senso compiuto del romanzo tradizionale. Struttura aperta, complessa, sfuggente, problematica, a tratti incomprensibile. 2. Tutto ciò è però inserito in un’altra struttura che fa da cornice : l’avventura del Lettore e della Lettrice, una storia molto più tradizionale, chiusa, a lieto fine. La particolarità del libro di Calvino è che questa struttura è inserita in una struttura chiusa che sono i singoli capitoli e fanno da cornice al resto. Questa struttura che va dai capitoli 1 al 12 viene chiamato RACCONTO PRIMO e che finisce nel modo più classico del racconto tradizionale (lettore e lettrice si sposano). Riferimento alla pop culture già nel titolo: Snoopy “Era una notte buia e tempestosa…”. VARI TIPI DI NARRATORE  Il Racconto Primo è un raro esempio di narrazione in seconda persona (tu come alter ego del narratore), come invito al Lettore.  Fa però eccezione il Capitolo VIII, dove la voce narrante è lo scrittore Silas Flannery. Capitolo più studiato per la storia della letteratura in quanto sembra il più vicino alla poetica di Calvino.  I 10 Incipit sono raccontati in prima persona (c’è un “io” narrante ) che può essere ricondotto ai singoli personaggi della storia narrata. Non all’autore o al Lettore del Racconto Primo.  Problematica sospensione del senso dei 1 0 incipit. (i personaggi scompaiono, non si più dove vanno a finire). Calvino ci pone dinanzi un mondo in cui le storie cominciano e non finiscono. La ricerca del romanzo compiuto fallisce, come fallisce la ricerca di un significato complessivo da dare alla vita e al mondo. Fallisce la ricerca del romanzo? Siamo sicuri che questo libro nel racconto primo fallisce? Sì e no, nel senso che il romanzo finisce con il Lettore e Ludmilla che sono nel letto e stanno finendo di leggere “Se una notte d’inverno un viaggiatore”, ma è come se fosse una messa in scena della propria vita. Infatti, il problema epistemologico di fondo è il contatto con la realtà. Il Capitolo VIII ci fa capire che questo non è solo un romanzo sulla lettura, ma anche sulla scrittura ; Calvino esprime le sue difficoltà attraverso le parole del diario di Silas Flannery: il ruolo e l’impiego dello scrittore in una società in rapido cambiamento. CRITICA – L’UTOPIA DISCONTINUA LO SPECCHIO DEL ROMANZO Calvino ha posto al centro del testo una meditazione sull'arte dello scrivere romanzi , una forma straordinariamente compiuta di ciò che già ritroviamo con Gide nei Faux-Monnayeurs, la quale usa l'espressione mise en abyme , poi ripresa da Calvino per riferirsi al racconto speculare. In questo romanzo compare la tesi secondo cui la verità dell'arte sarebbe sempre in contrapposizione con la verità della vita (mentre lo scienziato cerca, l'artista trova, mentre secondo Calvino cercano entrambi). Calvino in sé in una notte, al contrario, offre il riassunto per porre in risalto il disegno unitario a cui fa capo la struttura binaria del libro, solo in apparenza disarticolata: cornice e microstorie si ricompongono in un modello chiuso e calcolato, dove chiusura e calcolo indicano la verità opposta a quella rassicurante che la propria forma sembra significare, cioè comunicano il senso di un mondo precario. Il rapporto tra l'architettura del racconto e la sua genesi^1 viene spiegato così: a Calvino viene l'idea di scrivere un romanzo fatto solo di inizi di romanzo, con protagonista un Lettore che viene continuamente interrotto. La tendenza dell’opera a riflettersi infinitamente su sé stessa non coincide con un narcisismo (attribuito a Irnerio), ma risponde ad un’ attitudine autocritica rafforzata dalla consapevolezza che tra testo e fuori-testo esiste un’interdipendenza non pacifica. Il rapporto fra l’atto della scrittura e quello della lettura resta problematico. Silas Flannery scopre che non può vivere la propria attività come Fondazione, se non la vive anche come un abbandono necessario: è inquieto perché il mondo non può che restituirgli le sue opere come estranee, poiché il potere della (^1) Data dalla mise en abyme con cui si chiude il diario di Silas Frannery.

  • tale crisi d'identità coincide con una ossessione spazio-temporale: appuntamenti mancati, attese deluse (fuori dell’abitato di Malbork), vecchie storie e passati molteplici (Guarda in basso dove l’ombra s’addensa);
  • percezione e memoria finiscono col sopraffarsi a vicenda perché i protagonisti non sono in grado di compiere lo sforzo necessario per passare consapevolmente da un piano all'altro;
  • Uomini alienati ed estraniati, impoveriti nell’immaginario, i personaggi aspirano obiettivi minimi o megalomani, rivelandosi sempre incapaci di istituire confronti critici e azzardare ipotesi alternative: non sanno porre in questione se stessi;
  • narrando in prima persona, i personaggi si servono di frasi fatte o locuzioni di cui non colgono mai il significato indiziario, ad esempio nel primo incipit romanzesco (primo incipit); In questa situazione o le immagini si succedono alle immagini su un medesimo piano di coscienza oppure singoli particolari si confondono nel l'ineluttabile trascorrere del tutto (es. Intorno a una fossa vuota, situazioni e vicende che perdono ogni contorno specifico dissolvendosi in un eterno ritorno, impossibile stabilire un principio e una fine). L'ossessione spazio-temporale dei protagonisti è la metafora di un'ossessione storica  STATO DI ALIENAZIONE DELL’UMANITA’ CONTEMPORANEA LE CUI SORTI APPAIONO A CALVINO PRECARIE E PREGIUDICATE. A porre in risalto questa correlazione sono i richiami all'attualità della cornice e le microstorie ambientate su uno sfondo rivoluzionario o post-rivoluzionario. Qui emerge la vena del grande moralista con accanimento derisorio e ironia, con la quale bersaglia la faciloneria del costume collettivo, specie tra i figli della nuova borghesia che popolano le istituzioni culturali: nell'università, si contrappone l’ideologismo esasperato degli studenti, rappresentati tutti riuniti in un assurdo seminario, alle beghe dei docenti (Uzzi-Tuzii e Galligani) che sono divisi da odii meschini. Altrove la satira investe il terrorismo, la repressione e la censura, il moderno sviluppo capitalistico (In una rete di linee che si intersecano, dove il fondatore di un grande impero finanziario diventa vittima della sua propria capacità di moltiplicare le imprese). Fatti e situazioni sono visti per di più con gli occhi dei personaggi, incerti e timorosi. Dalle vicende politiche e sociali vengono messi in evidenza soprattutto le aspetti negativi, angosciosi e razionali. LA SFIDA DELL’IMMAGINARIO Come non deve abbandonarsi al fluire della Storia , visto che ogni speranza riposta nelle magnifiche sorti e progressive sarebbe soltanto una pericolosa illusione, allo stesso modo l’uomo non può chiedere conforto alla Natura. Ma questo non significa che si debba guardare sconcertati alle vicende del potere politico o al destino incombente sulla nostra specie, subendoli in modo passivo come beffe crudeli. Da Se una notte scaturisce il monito ad affrontare con dignità la caduta dei falsi ideali, a rifiutare ogni determinismo totalizzante: sia quelli della Storia che della Natura , che non devono decidere per noi. Sta a noi interpretare e distinguere, circoscrivere i problemi di cui vogliamo tentare la soluzione nel nostro tempo. Per fare ciò bisognerà essere capaci di assumere un punto di vista volta a volta alternativo, un atteggiamento di critica non meramente distruttiva, e ciò ricedere un certo grado di immaginazione. Bisogna ricercare una via d’uscita dalle prigioni del già noto verso un’utopica “città invisibile”. A riassumere queste convinzioni, avvalorandole sul piano estetico provvede l’ultimo incipit romanzesco (Quale storia laggiù attende la fine?  il risultato è che il mondo sembra finito davvero, solo l’amore può far sì che esso ricominci ad esistere). Si può agevolmente interpretare il racconto come un apologo sul tema dell’intellettuale contemporaneo : un intellettuale deluso che, dopo aver sperato nell’edificazione di una città futura, è stato indotto dal disgusto a ridurre progressivamente lo spazio dell’utopia, a cancellare dal proprio orizzonte un obiettivo dopo l’altro. Si potrebbe forse anche leggere il racconto come una sorta di autobiografia, intesi a satireggiare l’immobilismo distruttivo di certa politica. Bisogna ribadire come la critica del burocratismo si risolva nell’esaltazione dell’immaginario logico, contrapposto alla passività formalistica e al sentimento arreso. Ce ne dà conferma, nell’ambito della cornice, il personaggio di Ludmilla , che riesce a sottrarsi a ogni sovradeterminazione temporale proprio perché “lettrice di più libri alla volta”. Questo libro è un elogio alla letteratura. EROS All’inizio del settimo capitolo la Lettrice, la donna desiderata dal Lettore, lo invita a casa sua per la prima volta, ma non si fa trovare e lui rimane lì ad aspettarla.

L’uomo trascorre l’attesa curiosando nelle stanze: prova a ricostruire la vita della donna e a farne una lettura attraverso gli oggetti che fanno parte della sua quotidianità. L’assenza di Ludmilla – la Lettrice – e il tentativo del Lettore di trovare tracce della sua personalità nelle cose che possiede aumentano il desiderio che l’uomo aveva già iniziato a provare nei capitoli precedenti. Questa scena di assenza funge anche da collettore di una serie di temi erotici peculiari del romanzo. In primo luogo, è fondamentale il parallelo tra ricerca/attesa della donna e ricerca/attesa del libro; in secondo luogo, è ricorrente un’alternanza tra novità e delusione, collegata alle aspettative del Lettore; in terzo luogo, Calvino si sofferma con particolare insistenza sul tema dell’incomunicabilità tra gli amanti. Mentre il Lettore è in giro a curiosare in casa di Ludmilla, cerca indizi sulla personalità e sulla vita della donna e si imbatte in una vasta quantità di libri, che lo fa riflettere sulla condizione di solitudine in cui ci si trova quando si è immersi nella lettura. L’uomo si sente rassicurato dalla possibilità che questa solitudine comporti l’assenza o la marginalità di un’altra presenza maschile nella vita della donna. Queste riflessioni associano al personaggio di Ludmilla i temi dell’eros e della solitudine : il primo tema si concretizza nella personificazione di una fantomatica figura maschile con un ruolo di amante potenziale, il secondo – collegato al tema dell’assenza – si riproporrà anche nel rapporto sessuale tra la donna e il Lettore, il suo futuro amante reale. Il legame tra Ludmilla, l’eros e la solitudine inizia a imporsi con evidenza a partire dal cap. VI: il Lettore è in una casa editrice, alla ricerca della continuazione di uno dei romanzi interrotti in cui si è imbattuto. Finisce invece a leggere una serie di lettere inviate alla casa editrice da un certo Ermes Marana, che vi lavora in qualità di traduttore. Nelle sue lettere Marana descrive un variegato insieme di lettrici. Il Lettore, che sta leggendo, le immagina come se fossero sempre la stessa persona, ovvero Ludmilla (ma lo erano anche per Marana, come si scoprirà in seguito). La Lettrice – che in seguito si rivelerà essere una vecchia conoscenza di Marana – appare e riappare nelle sembianze di tante lettrici diverse. Si incarna per esempio nella figura di una Sultana, la quale riesce a trovare conforto alla propria solitudine soltanto nella lettura. Si intravede la Lettrice nella giovane donna immersa nella lettura durante un dirottamento aereo, del quale Marana è vittima. Anche lei è associata alla solitudine e, come già per la Sultana, di nuovo la lettura diventa una protezione e un’ àncora di salvezza. Infine, un esempio evidente dell’accostamento tra Lettrice ed eros in questo capitolo è rappresentato dalla bagnante nuda che legge un libro dello scrittore Silas Flannery. Quest’ultimo fa la sua prima apparizione proprio in questo capitolo e subito è associato, con Marana, alla lettrice nuda, probabilmente per far presentire la situazione di desiderio e di tensione erotica in cui, da lì a poco, si capirà che si trovano tutti i personaggi maschili nei confronti della Lettrice. Tutti e tre gli uomini sono ossessionati dall’«autore che continua a entrare nell’intimità di questa giovane donna», con il quale lei intrattiene un rapporto privilegiato. Tutti e tre sono tormentati dalla paura di non poter reggere il confronto. In particolare, Calvino sottolinea l’esistenza di un’affinità tra il desiderio del Lettore e quello di Marana (la Lettrice si nasconde da loro che la inseguono). Dunque, il Lettore, sia durante la lettura delle lettere sia in casa di Ludmilla, è sempre più ansioso di scoprire tutti gli indizi e i dettagli che possano avvicinarlo alla sfuggente figura femminile con cui ha a che fare. La frequente assenza di Ludmilla non fa che accrescere il suo desiderio e aumentare la tensione. Il meccanismo che spinge il lettore è lo stesso che scatta quando si trova nella casa vuota di Ludmilla: cerca di trarre il massimo del godimento dall’assenza dell’evento che sta aspettando, probabilmente anche per paura che l’evento vero e proprio possa deludere le sue aspettative. GLI INCIPIT Se una notte d’inverno un viaggiatore (romanzo della nebbia)  Fuori dall’abitato di Malbork (Tazio Bazakbal) (romanzo dell’esperienza corposa) (romanzo cimmerio)  Sporgendosi dalla costa scoscesa (Ukko Athi) (romanzo simbolico interpretativo) (traduzione orale) (romanzi cimmeri sono tutti incompiuti) (cimbro Vorts Viljandi) (Lotaria)  Senza Temere il vento e la vertigine (romanzo politico esistenziale) (redattore Cavedagna) (Ermes Marana)  Guarda in basso dove l’ombra s’addensa (Bertrand Vandervelde, scrittore belga ma in francese) (romanzo cinico- brutale) (Padre dei Racconti) (lettere di Marana) (APO)  In una rete di linee che s’allacciano (Silas Flannery, scrittore irlandese) (romanzo dell’angoscia) (casa di Ludmilla) (Irnerio) (lettura dei corpi)  In una rete di linee che s’intersecano (Silas Flannery) (romanzo logico-geometrico) (speechi e duplicazioni) (diario di Flannery)  Sul tappeto di foglie illuminato dalla luna (Takakumi Ikoka) (romanzo della perversione) (allontanamento da entrambe le donne) (lettura compulsiva sui mezzi pubblici) (Corinna – ingrid – Lotaria, gioco d’identità) (censura)  Intorno a una fossa vuota (Calixto Bandera) (romanzo tellurico primordiale) (ripetizione, destino) (missione in Ircania)  Quale