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Seconda Guerra Mondiale, Sintesi del corso di Storia

Dall'1 settembre 1939 fino al nuovo assetto politico dopo il patto Atlantico

Tipologia: Sintesi del corso

2019/2020

In vendita dal 04/11/2020

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LA PRIMA FASE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE
Hitler da inizio all’espansione 1938: Nel 1938 Hitler passò all’offensiva: prima annetté
l’Austria alla Germania senza incontrare alcuna resistenza e l’annessione Anschluss fu ratificata
con un referendum in cui l’approvarono per ben il 97 %. Poi occupò i Sudeti, una regione della
Cecoslovacchia abitata in prevalenza da tedeschi.
Il 29-30 settembre 1938 fu organizzata a Monaco di Baviera una Conferenza alla quale
parteciparono Inghilterra (Chamberlain), Francia (Daladier), Italia (Mussolini) e Germania (Hitler).
Da questo accordo Hitler ottenne la cessazione dei Sudeti ed ebbe la conferma che la Francia e
l’Inghilterra non intendevano ricorrere alla guerra per fermarlo.
Ottenuto l’assenso di Francia, Gran Bretagna e Italia alla conferenza di Monaco, occupò e
successivamente smembrò la Cecoslovacchia, costituendovi un nuovo Stato, la Slovacchia, e
trasformando il resto del paese, la Boemia e la Moravia, in un protettorato tedesco. Infine, chiese
alla Polonia una striscia di terra, dove sorgeva la città di Danzica, che separava la Prussia orientale
dal resto della Germania, chiamata il «corridoio polacco».
Inizialmente la reazione dei paesi occidentali fu debole a causa della politica di pacificazione del
primo ministro inglese, Chamberlain. All’origine di questa linea politica c’era la convinzione che
Hitler volesse solo attuare parziali modifiche ai trattati di pace e che non avesse intenzione di
arrivare a una guerra, invece la situazione iniziò a sfuggire alle mani degli occidentali. Il 22 maggio
del 1939 Hitler strinse il PATTO D’ACCIAIO con Mussolini e decise di risolvere la questione
dell’isolamento della Prussia orientale. Per la politica estera Hitler non aveva conquistato paesi
stranieri ma aveva annesso alla Germania territori i cui abitanti tedeschi non consideravano i
soldati del Terzo Reich come conquistatori ma come liberatori.
Il 23 agosto del 1939 Hitler concluse con Stalin un inaspettato accordo di non aggressione della
durata di 10 anni, il Patto Molotov-Ribentrop, così chiamato dal nome dei ministri degli esteri
sovietico e tedesco che lo firmarono a Mosca.
L’inizio del secondo conflitto mondiale: Nella primavera del 1939 Hitler riteneva di potersi
impadronire di Danzica e del “corridoio polacco”, e riteneva che la Polonia avrebbe ceduto alle sue
richieste, come la costruzione di un’autostrada o di una ferrovia nel territorio di Danzica per avere
un controllo assoluto, e che un’eventuale guerra non si sarebbe estesa al di là dei suoi confini. Ma
il governo polacco respinse le sue richieste, dunque Hitler decise di invadere anche questo paese e
il 3 aprile ordinò alle forze tedesche di prepararsi. L’1 settembre 1939 l’esercito tedesco
(Wehrmacht) varcò la frontiera polacca, avanzando rapidamente nelle retrovie nemiche.
Hitler era convinto che anche questa volta non vi sarebbe stata alcuna reazione da parte dei
governi inglese e francese, che invece, il 3 settembre, decisero d’intervenire a fianco della Polonia,
dichiarando guerra alla Germania. L’Italia dichiarò la «non belligeranza». Contro la Polonia le
truppe tedesche attuarono un Blitzkrieng (guerra –lampo), attacco in profondità con una rapida
avanzata, infatti nel giro di poche settimane le truppe polacche furono annientate dai carri armati
tedeschi e la Germania occupò la parte occidentale del paese, compresa la capitale Varsavia;
mentre quella orientale venne occupata dalle truppe russe, sulla base del patto di non
aggressione.
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LA PRIMA FASE DELLA SECONDA GUERRA MONDIALE

Hitler da inizio all’espansione 1938: Nel 1938 Hitler passò all’offensiva: prima annetté

l’Austria alla Germania senza incontrare alcuna resistenza e l’annessione Anschluss fu ratificata con un referendum in cui l’approvarono per ben il 97 %. Poi occupò i Sudeti, una regione della Cecoslovacchia abitata in prevalenza da tedeschi. Il 29-30 settembre 1938 fu organizzata a Monaco di Baviera una Conferenza alla quale parteciparono Inghilterra (Chamberlain), Francia (Daladier), Italia (Mussolini) e Germania (Hitler). Da questo accordo Hitler ottenne la cessazione dei Sudeti ed ebbe la conferma che la Francia e l’Inghilterra non intendevano ricorrere alla guerra per fermarlo. Ottenuto l’assenso di Francia, Gran Bretagna e Italia alla conferenza di Monaco, occupò e successivamente smembrò la Cecoslovacchia, costituendovi un nuovo Stato, la Slovacchia, e trasformando il resto del paese, la Boemia e la Moravia, in un protettorato tedesco. Infine, chiese alla Polonia una striscia di terra, dove sorgeva la città di Danzica, che separava la Prussia orientale dal resto della Germania, chiamata il «corridoio polacco». Inizialmente la reazione dei paesi occidentali fu debole a causa della politica di pacificazione del primo ministro inglese, Chamberlain. All’origine di questa linea politica c’era la convinzione che Hitler volesse solo attuare parziali modifiche ai trattati di pace e che non avesse intenzione di arrivare a una guerra, invece la situazione iniziò a sfuggire alle mani degli occidentali. Il 22 maggio del 1939 Hitler strinse il PATTO D’ACCIAIO con Mussolini e decise di risolvere la questione dell’isolamento della Prussia orientale. Per la politica estera Hitler non aveva conquistato paesi stranieri ma aveva annesso alla Germania territori i cui abitanti tedeschi non consideravano i soldati del Terzo Reich come conquistatori ma come liberatori. Il 23 agosto del 1939 Hitler concluse con Stalin un inaspettato accordo di non aggressione della durata di 10 anni, il Patto Molotov-Ribentrop, così chiamato dal nome dei ministri degli esteri sovietico e tedesco che lo firmarono a Mosca.

L’inizio del secondo conflitto mondiale: Nella primavera del 1939 Hitler riteneva di potersi

impadronire di Danzica e del “corridoio polacco”, e riteneva che la Polonia avrebbe ceduto alle sue richieste, come la costruzione di un’autostrada o di una ferrovia nel territorio di Danzica per avere un controllo assoluto, e che un’eventuale guerra non si sarebbe estesa al di là dei suoi confini. Ma il governo polacco respinse le sue richieste, dunque Hitler decise di invadere anche questo paese e il 3 aprile ordinò alle forze tedesche di prepararsi. L’1 settembre 1939 l’esercito tedesco ( Wehrmacht ) varcò la frontiera polacca, avanzando rapidamente nelle retrovie nemiche. Hitler era convinto che anche questa volta non vi sarebbe stata alcuna reazione da parte dei governi inglese e francese, che invece, il 3 settembre, decisero d’intervenire a fianco della Polonia, dichiarando guerra alla Germania. L’Italia dichiarò la «non belligeranza». Contro la Polonia le truppe tedesche attuarono un Blitzkrieng (guerra –lampo), attacco in profondità con una rapida avanzata, infatti nel giro di poche settimane le truppe polacche furono annientate dai carri armati tedeschi e la Germania occupò la parte occidentale del paese, compresa la capitale Varsavia; mentre quella orientale venne occupata dalle truppe russe, sulla base del patto di non aggressione.

Hitler a questo punto propose subito delle trattative di pace, ma Gran Bretagna e Francia rifiutarono, convinti che la Germania avrebbe avanzato nuove rivendicazioni. Nel corso dell’inverno gli eserciti tedesco e anglo-francese restarono fermi nelle formidabili fortificazioni che erano state costruite, da una parte e dall’altra, sulla frontiera tra Francia e Germania. Infatti si parlava di “Strana Guerra”. Il 30 novembre del 1939 l’Unione Sovietica attaccò la Finlandia per modificare le frontiere, ma la guerra, pur vittoriosa, fu difficile, e mise in cattiva luce l’efficienza dell’Armata rossa. Nell’aprile del 1940 la Germania attaccò e conquistò sia la Danimarca sia la Norvegia, prendendo di sorpresa la numerosa flotta inglese.

La resa della Francia e l’intervento dell’Italia: Il 10 maggio 1940 Hitler ordinò di invadere

l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo (stati neutrali) e di entrare in Francia aggirando il fronte franco- tedesco (linea di Maginot). Le truppe tedesche intrappolarono le armate anglo-francesi a Dunkerque. Tuttavia grazie a un rallentamento dell’offensiva ordinato da Hitler per favorire un eventuale negoziato con l’Inghilterra, circa 350.000 soldati riuscirono a imbarcarsi a Dunkerque e a raggiungere la costa inglese. La manovra ebbe successo, perché l’attacco tedesco risultò travolgente: il 14 giugno fu occupata Parigi e il 22 giugno la Francia chiese l’armistizio. Con l’armistizio la Francia fu divisa in due parti: quella settentrionale e atlantica fino alla frontiera spagnola, occupata e governata dai tedeschi, e quella meridionale, con i domini coloniali, governati dal maresciallo Petain (eroe della battaglia Verdun, nella prima guerra mondiale) e la capitale venne spostata a Vichy. Il 10 giugno anche l’Italia era entrata in guerra, con l’intenzione di conquistare Nizza, la Corsica, la Tunisia e Malta e di estendere l’influenza italiana sulla penisola balcanica e in Africa. L’avanzata tedesca aveva diffuso l’idea che la guerra sarebbe terminata presto. Mussolini voleva ottenere una vittoria militare. L’intervento italiano sulle Alpi, contro una Francia ormai piegata dai tedeschi, non ebbe alcuna importanza dal punto di vista militare. Il 10 maggio 1940, in Gran Bretagna, si era formato un governo di unità nazionale, presieduto dal conservatore Winston Churchill. I tedeschi, intanto, stavano preparando un piano per l’invasione dell’Inghilterra (operazione Leone Marino), che doveva essere preceduto da un completo dominio dei cieli. Infatti ebbe inizio una battaglia aerea, chiamata la «battaglia d’Inghilterra» nell’agosto 1940, in cui vennero bombardate Londra e altre città. Ma gli inglesi riuscirono ad abbattere molti aerei tedeschi, grazie all’uso dei radar, e a colpire sia alcuni territori occupati sia la stessa Germania, forti della vastissima retrovia di cui disponevano nelle colonie e nei dominions e degli aiuti ricevuti dagli Stati Uniti. Invece contro la superiorità della flotta marina inglese (Royal Navy), la Germania combattè una guerra sottomarina. Fu chiamata la battaglia dell’Atlantico. Il 27 settembre 1940 Germania, Italia e Giappone stipularono il Patto tripartito, con il quale stabilirono le rispettive zone d’influenza. Dall’altra parte, nell’agosto del 1941, Roosevelt e Churchill firmarono una dichiarazione, chiamata Carta atlantica, in cui proclamarono i princìpi ai quali ispirarsi per un nuovo ordine internazionale.

LA FINE DEL CONFLITTO

La svolta della guerra: nella seconda metà del 1942, gli Alleati passarono all’offensiva su tutti i

fronti. Infatti, le forze dell’Asse cominciarono a subire una serie di sconfitte:  Nell’Oceano Pacifico gli Stati Uniti ottennero due grandi vittorie navali nel Mar dei Coralli e presso le isole Midway. Con la conquista di Guadalcanal, gli Americani passarono all’offensiva e i Giapponesi, nei due anni successivi, furono costretti a ritirarsi da tutti i territori precedentemente occupati.  Nel Nord Africa il generale inglese Montgomery, dopo la vittoria ottenuta a El-Alamein in Egitto, costrinse Rommel a ripiegare fino a Tripoli. Lo sbarco degli anglo-americani del generale Eisenhower in Marocco e Algeria obbligò poi le truppe italo-tedesche ad abbandonare l’Africa settentrionale (maggio 1943).  Sul fronte russo venne sferrata nel 1942 dai Tedeschi una seconda offensiva, che però fu fermata a Stalingrado nel febbraio 1943, la cui difesa divenne un punto d’onore per l’Armata Rossa. Agli inizi del 1943 gli Anglo-americani e i Sovietici erano passati all’attacco su tutti i fronti. Una parte rilevante della popolazione dei paesi occupati combatté contro i tedeschi non solo in nome della patria: la Resistenza europea, infatti, si basò su ideali di giustizia sociale e di democrazia. In Jugoslavia e nelle repubbliche sovietiche la Resistenza ebbe un peso militare rilevante, in quanto rese molto insicure le retrovie ai tedeschi, influenzando le operazioni al fronte.

Le armi: La seconda guerra mondiale ebbe come fattori decisivi soprattutto il potenziale

industriale e quello economico: il conflitto venne vinto, infatti, dalle potenze che riuscirono a sostenere un’elevata produzione bellica. In questo settore gli Stati Uniti furono decisamente superiori rispetto al Giappone e alla Germania sia in quantità sia in qualità. Nel 1942 il presidente degli Stati Uniti, Franklin Delano Roosevelt, allarmato dai servizi segreti di un possibile impiego militare dell’energia atomica da parte dei tedeschi, autorizzò la costruzione della bomba atomica. L’operazione, chiamata progetto Manhattan , ebbe come capo il generale Groves e come responsabile scientifico il fisico Robert Julius Oppenheimer. Alle ricerche diede un importante contributo anche il fisico italiano Enrico Fermi.

La caduta di Mussolini e lo sbarco anglo-americano: Nell’autunno del 1942 il fronte

interno italiano, sotto i massicci bombardamenti anglo-americani, stretto dalla fame, cedette. Il malcontento aumentò nei primi mesi del 1943 e vi furono numerosi scioperi nelle città dell’Italia settentrionale. Intanto Roosevelt e Churchill nel gennaio 1943 alla conferenza di Casablanca (Marocco) avevano stabilito che , concluse le operazioni in Africa, le truppe anglo-americane avrebbero attaccato l’Italia. Nella notte tra il 9 e il 10 luglio gli Alleati sbarcarono in Sicilia (operazione Husky) con il generale inglese Montgomery e il generale americano Pattorn, occupandola in poche settimane e incominciando a risalire la penisola, contrastati dalle truppe italo-tedesche, ma senza incontrare

alcuna opposizione da parte della popolazione, che anzi li accoglieva come liberatori. Nel frattempo aerei statunitensi bombardavano Roma e Frascati, sedi del comando tedesco in Italia. Nonostante l’incapacità degli italiani di difendersi da soli, in un primo momento Hitler aveva negato i rinforzi militari all’alleato. Quando, però, nell’incontro da lui avuto con Mussolini a Feltre il 19 giugno 1943, Hitler intuì che c’era chi stava pensando di ritirarsi dal conflitto, con o senza il consenso tedesco. Così incominciò a far affluire soldati in Italia, preparandosi all’immediata occupazione militare della penisola in caso di ritiro italiano dalla guerra (Piano Alarico). I gerarchi fascisti decisero di tentare di salvare il fascismo liquidando Mussolini, che nella notte tra il 24 e il 25 luglio ricevette un voto di sfiducia dal Gran Consiglio e Dino Grandi presentò un ordine del giorno, con il quale si chiedeva la soppressione delle istituzioni del regime. Il giorno seguente Mussolini fu arrestato, per ordine di Vittorio Emanuele III. Il re incaricò Pietro Badoglio di guidare il nuovo governo e comunicò ai tedeschi che la guerra sarebbe continuata al loro fianco. Contemporaneamente vennero fatte trattative segrete con gli anglo-americani, che si conclusero il 3 settembre, con la firma dell’armistizio a Cassibile, in Sicilia, reso pubblico l’ settembre via radio.

L’Italia divisa in due: L’8 settembre, mentre il re e il generale Badoglio abbandonavano Roma

per trasferirsi a Brindisi, l’esercito italiano si dissolse. L’Italia settentrionale e centrale furono occupate dai tedeschi. Mussolini, liberato dall’esercito tedesco, fondò la Repubblica sociale italiana (RSI) con capitale a Salò, sul lago di Garda. Il fronte a questo punto si stabilizzò sulla linea Gustav che si estendeva da Gaeta fino a Pescara. Così l’Italia si trovò divisa in due: il Sud, dove sopravviveva il Regno d’Italia, appoggiato dagli Anglo-Americani e, il Centro-Nord occupato dai nazisti e retto da un governo fascista. L’11 ottobre del 1943 il governo Badoglio dichiarò guerra alla Germania, spedendo reparti italiani al fronte. Ma nell’aprile del 1944 nacque un governo di «unità nazionale», grazie al comunista Palmiro Togliatti che, tornato dall’Unione Sovietica, aveva invitato tutti i partiti a unirsi. Nel gennaio del 1944 era nato a nord il CLNAI (Comitato di liberazione nazionale per l’Alta Italia) per organizzare la resistenza contro tedeschi e fascisti. Nella lotta contro i tedeschi e la RSI, la Resistenza ricevette un valido sostegno da parte della popolazione, soprattutto nelle regioni dell’Italia settentrionale e centrale. Dopo una serie di violentissimi scontri, durati mesi, nel maggio del 1944 le truppe anglo-americane sfondarono la linea Gustav avanzando verso Nord. Il 4 giugno 1944, dopo la battaglia di Montecassino, Roma e Firenze erano libere. Nel frattempo il 12 aprile 1944 Vittorio Emanuele III si preparava ad abdicare a favore del figlio Umberto di Savoia (svolta di Salerno). Il 24 aprile nacque il primo governo di unità nazionale, presieduto da Badoglio ma composto dai rappresentanti dei diversi partiti che avevano costituito il CLN. Era un segno tangibile del cambiamento in atto, con il progressivo ritorno al pluripartitismo. Il 5 giugno 1944 mentre le truppe alleate erano appena entrate a Roma, Umberto di Savoia assunse la lungotenenza generale del regno, mentre Badoglio si dimise come presidente del Consiglio sostituito da Ivanoe Bonomi.

La seconda guerra mondiale ha visto pagine tremende della storia dell’umanità: l’uso della bomba atomica, i campi di sterminio, i bombardamenti a tappeto, le stragi di civili. Le responsabilità di questi orrori sono da attribuirsi a entrambi gli schieramenti ma soprattutto a Hitler, che volle e iniziò la guerra. I gerarchi nazisti sopravvissuti furono processati a Norimberga e quasi tutti condannati a morte, con l’accusa di genocidio, per le stragi, soprattutto di ebrei, avvenute nei campi di sterminio, che presero il nome di Olocausto. In Italia le più atroci stragi di civili vennero compiute presso le Fosse Ardeatine, a Roma (24 marzo 1944) e a Marzabotto, vicino Bologna (ottobre 1944). Un processo simile a quello di Norimberga si svolse a Tokyo, dove però furono messi sotto accusa soltanto alcuni generali. I trattati di pace firmati a Parigi nel febbraio del 1947 sancirono sul piano diplomatico la situazione già determinata dalla guerra. L’Italia perse la Libia, l’Etiopia, l’Eritrea e la Somalia e dovette subire una lieve correzione della linea di frontiera con la Francia, mentre una parte dell’Istria fu assegnata alla Jugoslavia. Trieste venne divisa in due zone, una occupata dagli anglo-americani, l’altra dagli jugoslavi; soltanto nel 1954 sarebbe tornata all’Italia. Non ci furono trattati di pace con la Germania. La Prussia orientale fu attribuita alla Polonia e all’Unione Sovietica che, da parte sua, si annetteva una parte della Polonia orientale. La Germania fu occupata da sovietici, americani, inglesi e francesi e divisa in quattro parti; il Giappone rimase sotto l’occupazione dell’esercito statunitense.